L’ERESIA È IL DUBBIO CHE OFFUSCA RAGIONE E COSCIENZA

Fin dalle sue origini la Chiesa cattolica è stata contrastata con persecuzioni e con l’insorgere di eresie e ancora oggi è esposta alle intemperie delle ideologie relativiste, scismatiche ed eretiche. Il suo trionfo è però una promessa e la vittoria di Cristo è già stata sancita, mentre a noi, uomini e donne di questo tempo, non resta che combattere la buona battaglia in difesa della Verità rivelata, del Magistero, in favore dell’evangelizzazione e ricercando la santità per mezzo della grazia dei Sacramenti e guidati dalla luce della Parola.

Il termine eresia è associato a incredulità, apostasia e scisma termini ben chiariti nell’articolo n. 2089 del Catechismo della Chiesa cattolica (CCC) nel quale si legge: “L’incredulità è la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. L’eresia è l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato; l’apostasia è il ripudio totale della fede cristiana; lo scisma è il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetta.”

Durante i secoli molte ferite sono state inferte all’unità della Chiesa cattolica, che è per definizione universale, una e santa: “sono sorte fin dai primissimi tempi alcune scissioni […] ma nei secoli posteriori sono nati dissensi più ampi e comunità non piccole si sono staccate dalla piena comunione della Chiesa cattolica, talora non senza colpa di uomini d’entrambe le parti”. (CCC817)

Volendo comprendere, dal punto di vista storico, l’origine del problema delle eresie è necessario fare un passo indietro nel tempo quando “le prime eresie più che la divinità di Cristo hanno negato la sua vera umanità (docetismo gnostico). Fin dall’epoca apostolica la fede cristiana ha insistito sulla vera Incarnazione del Figlio di Dio “venuto nella carne”. Ma nel terzo secolo, la Chiesa ha dovuto affermare contro Paolo di Samosata, in un Concilio riunito ad Antiochia, che Gesù Cristo è Figlio di Dio per natura e non per adozione. Il primo Concilio Ecumenico di Nicea nel 325 professò nel suo Credo che il Figlio di Dio è “generato, non creato, della stessa sostanza “homousios” del Padre”, e condannò Ario, il quale sosteneva che “il Figlio di Dio veniva dal nulla” e che sarebbe “di un’altra sostanza o di un’altra essenza rispetto al Padre” (CCC 465)

Un caso di eresia, verificatosi in Svizzera nel XIX secolo, fu trattato da Papa Pio IX con l’emanazione della lettera apostolica “Graves ac diuturnae” firmata il 23 marzo 1875 e volta a mettere in luce e ad arginare l’azione di un gruppo di scismatici ed eretici, attivi soprattutto nella città di Basilea, i quali, scriveva allora il Sommo Pontefice, “col favore dell’autorità civile, esercitano il ministero della condannata loro setta, e, occupate violentemente le parrocchie e le chiese da preti apostati, non tralasciano alcun genere di frode e di artificio per attirare miseramente nello scisma i Figli della Chiesa cattolica. […] Per diffondere poi ampiamente le loro dottrine eretiche, sappiamo pure che alcuni di essi hanno assunto l’ufficio d’insegnare la sacra teologia nell’Università di Berna, sperando in tale modo di potere guadagnare fra la gioventù cattolica nuovi seguaci della loro condannata fazione.”

L’origine di ogni male è dunque sempre il peccato dell’uomo, che è mancanza d’amore verso Dio e verso il prossimo e trasgressione e mancanza di fede nei confronti della verità rivelata e di nostro Signore Gesù Cristo, “le scissioni che feriscono l’unità del Corpo di Cristo (cioè l’eresia, l’apostasia e lo scisma) non avvengono senza i peccati degli uomini.” (CCC 817) Le eresie sono perciò evitabili soltanto se si accetta, per mezzo della fede e della ragione, di restare fedeli alla Chiesa cattolica, in alternativa il cancro delle eresie sarà inarrestabile e presente anche oggi, dopo 2021 anni di storia della Chiesa e in piena epoca relativista. Dunque si rende necessario sempre far luce anche sulle più velate forme di eresia, frutto di dubbio e negazione, che sono da considerarsi ferite inferte all’unità, lesioni a danno dell’anima e della ragione (che talvolta invece di supportare la fede la contrasta), e causa di offuscamento delle coscienze.

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"Fratelli tutti", ecco la nuova enciclica del Papa

Il mese scorso il Vescovo Domenico Pompili ha rivelato che Papa Francesco sta preparando una nuova enciclica papale - la terza del suo papato e la sua prima in cinque anni - per concentrarsi sul cambiamento economico, ambientale e spirituale necessario per affrontare le sfide moderne di oggi. L'enciclica si intitolerà "Fratelli tutti", e verrà firmata dal Papa ad Assisi il 3 ottobre, vigilia della festa di San Francesco d'Assisi proprio presso la tomba del santo. Anche questo titolo, "Fratelli tutti" come fu per "Laudato si" la seconda enciclica sono parole del Santo di Assisi a cui sappiamo che il Pontefice ampiamente si ispira tanto da sceglierne per la prima volta nella storia dei Papi il nome stesso.
       Il direttore della Sala stampa Vaticana, Matteo Bruni, ha riferito che quel "Fratelli tutti", va comunque inteso come "fratelli e sorelle tutti", in italiano è inclusivo. Vedremo come sarà tradotta nelle altre lingue visto che si vogliono evitare inutili accuse sessiste.

        Papa Francesco celebrerà la Messa presso la tomba di San Francesco, e al termine della Messa firmerà l'enciclica. Il Sig. Bruni ha affermato che "a causa della situazione sanitaria", intendendo la pandemia Covid-19 e le relative norme sanitarie, "il Santo Padre desidera effettuare la visita in forma privata, senza la partecipazione dei fedeli". Ha aggiunto che “una volta terminata la celebrazione” il papa tornerà in Vaticano.

Il custode del complesso francescano di Assisi, conosciuto come il “Sacro Convento”, il Rev. Mauro Gambetti, ha dichiarato in un comunicato alla stampa: “È con grande gioia e preghiera che accogliamo e attendiamo la visita privata di Papa Francesco. Un evento che metterà in luce l'importanza e la necessità della fraternità ”.        

        Fonti affermano che l'enciclica si concentrerà sul tema della fraternità umana, ovvero il riconoscimento reciproco come fratelli e sorelle, e l'importanza di questo nel mondo contemporaneo per la promozione della pace, dell'armonia e della solidarietà tra individui e nazioni. Il tema era al centro del documento pionieristico sulla fraternità umana che Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, hanno firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019. Francesco svilupperà questo tema nella nuova enciclica dal punto di vista cristiano, mentre allo stesso tempo si rivolge anche ad altri. 
        
Alcuni teologi avrebbero preferito che Papa Francesco usasse il termine "solidarietà", un suo concetto che sembra però essere più astratto e impersonale rispetto alla "fraternità". "Immagino che una parte importante del desiderio di Francesco sia quella di personalizzare la solidarietà con la fraternità", spiega Vincent Miller, professore di teologia e cultura all'Università di Dayton. "Una volta che spieghiamo la solidarietà, a molte persone piace." Fratello e sorella "funzionano senza spiegazioni".

Francesco vede anche "fraternità" come un termine che trascende le religioni e le culture, come nel documento sopra menzionato che firmò appunto nel 2019 ad Abu Dhabi.

        Il tema assume una particolare rilevanza vista la drammatica situazione nel mondo odierno in cui la pandemia di coronavirus sta causando grandi sofferenze a milioni di persone in più di 188 paesi e territori.



       

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