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Lunedì, 26 Settembre 2016 20:39

Trattato di Mariologia (parte 7)

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DAL FINIRE DELLETA» PATRISTICA FINO AL 1958

Primo periodo (fino all’VIII secolo)

Sul finire dell’età patristica noi assistiamo a un graduale e continuo sviluppo della dottrina mariana in Oriente, mentre in Occidente notiamo all’inizio una certa stasi, con alcune eccezioni, come quella di Ildefonso di Toledo († 667), che scrive un trattato sulla verginità di Maria e introduce la formula «servire Dio e Maria» (Servire Deo et Mariae), che avrà una grande importanza nella spiritualità medievale.

Ciò che caratterizza in modo particolare questo periodo, soprattutto in Oriente, è lo sviluppo del culto mariano con l’introduzione di nuove feste. A quelle che venivano già celebrate, come il Natale e l’Ipapante (cioè l’incontro con Simeone nel tempio), se ne aggiungono gradualmente altre, come «Il giorno di Maria Theotókos», comune a quasi tutti i riti orientali e posta o dopo il Natale o dopo l’Epifania. Il 15 agosto si celebrerà la festa della Dormizione, o Assunzione. Seguono la Natività di Maria (8 settembre), la sua Concezione, nove mesi prima (9 dicembre); la Presentazione di Maria (che verrà definitivamente fissata per il 21 novembre).
In Occidente il nucleo essenziale delle celebrazioni mariane è il Natale (Roma, fine III secolo), attorno al quale si raggrupperanno altre feste. Quattro vengono importate dall’Oriente: L’Ipapante (2 febbraio), la Dormizione o Assunzione (15 agosto), verso il 650, l’Annunciazione (25 marzo), poco più tardi, e infine la Natività di Maria (8 settembre) poco prima della fine del VII secolo. La seconda e la quarta di queste feste riguardano strettamente la persona di Maria, mentre la prima e la terza all’inizio erano cristologiche, ma col tempo acquisteranno anche una caratterizzazione mariana. 

Per quanto riguarda la teologia distinguiamo in Occidente S. Beda il Venerabile († 735) e Ambrogio Autperto († 781), ritenuto da alcuni come il più grande mariologo della Chiesa latina prima di S. Bernardo1. Cominciano in questo periodo e proseguiranno in seguito le discussioni sull’Assunzione, e i teologi si divideranno per così dire in due partiti, quello degli «agnostici» (guidati dallo Pseudo-Gerolamo con la lettera Cogitis me, ritenuta autentica) e

quello dei «favorevoli» (guidati dallo Pseudo-Agostino col suo celebre trattato De assumptione B. M. Virginis2, ritenuto anch’esso autentico, e che è un vero capolavoro teologico sull’Assunzione).

Per un certo periodo questi due partiti si fronteggiano senza vinti né vincitori, ma alla fine prevarrà il secondo.
 

Secondo periodo (secoli IX-XV)

In Oriente il pensiero mariologico si consolida senza scosse, grazie soprattutto alle feste liturgiche, mentre in Occidente troviamo nel IX secolo alcune discussioni, come quella fra Ratrammo di Corbie († 868) e Pascasio Radberto († 865) sul modo in cui avvenne il parto verginale di Maria3. Da parte sua Pascasio Radberto afferma che «Maria fu esente da qualsiasi macchia di peccato originale».4 In ciò questo monaco benedettino precorre il suo confratello Eadmero († 1134). Rabano Mauro († 856) ci lascia poi numerosi sermoni mariani.

Verso la fine dell’XI secolo si assiste in Occidente al trionfo della tesi assunzionista e al grande apporto dato alla teologia mariana da S. Anselmo d’Aosta (10331109), il quale unisce alla solidità dogmatica anche una grande tenerezza filiale nei riguardi di Maria. Probabilmente è in questo secolo che sboccia la bellissima preghiera Salve Regina, attribuita al monaco benedettino Ermanno Contratto († 1054).

Il periodo aureo del Medioevo ha inizio in Occidente nel XII secolo, soprattutto con la grande figura di S. Bernardo di Chiaravalle (1090 1153), detto il «dottore mariano» e il «dottore mellifluo». I suoi scritti mariani constano di diciannove omelie, alle quali bisogna aggiungere la lettera 174 ai canonici di Lione e alcuni frammenti di altre sue opere. Ma alla quantità piuttosto esigua dei suoi scritti si contrappone la densità della dottrina e la precisione delle formule, a cui si associano anche alcuni spunti innovatori. Per questo motivo S. Bernardo esercitò un grande influsso sui teologi dei secoli seguenti5.

Egli insiste sulla mediazione di Maria, che si colloca fra Cristo e la Chiesa. Il suo pensiero è ben riassunto da questa sua preghiera6:
 

«Nostra signora, nostra mediatrice, nostra avvocata,

riconciliaci con tuo Figlio,

raccomandaci a tuo Figlio,

rappresentaci davanti a tuo Figlio».
 

È in questo periodo che si diffonde il titolo di «Mediatrice» attribuito a Maria, come già era avvenuto secoli prima in Oriente.

Il Laurentin scrive riguardo a questo momento storico: «Constatazione basilare: alla fine dell’XI secolo la teologia mariana allarga il suo orizzonte. Prima si considerava Maria essenzialmente nel mistero dell’infanzia di Cristo, e il suo compito sul Calvario e nella vita attuale della Chiesa restava nell’ombra. Questi limiti, talora valicati, cedono ormai ovunque». 

«Ai primi albori del XII secolo la presenza di Maria sul Golgota attira l’attenzion e svela ricchezze sino allora inavvertite. Si scopre la sua compassione, la sua unione attiva all’oblazione del Figlio,l’importanza ecclesiale della sua fede durante il triduum mortis. Si coglie infine il peso della parola di Cristo morente: «Ecco tua madre»(…). Maria risulta costituita madre degli uomini. A poco a poco si fa strada l’idea che ella abbia cooperato, a suo modo, al sacrificio del Calvario».7 Sempre secondo il Laurentin8, l’allargamento di prospettiva riguarda anche il fatto dell’intercessione attuale di Maria. Dal cielo essa interviene continuamente come nostra madre, nostra mediatrice, nostra regina, con la sua preghiera onnipotente sul cuore di Dio. Questo intervento quotidiano di Maria nella nostra storia era un aspetto che rimaneva in ombra nei secoli precedenti, nei quali si insisteva più su quello che Maria aveva fatto al momento dell’Incarnazione, e che influisce ancora oggi, p più che su ciò che ella compie attualmente. Passiamo così al XIII secolo, il secolo d’oro della teologia scolastica in Occidente, il secolo di S. Alberto Magno, di S. Tommaso d’Aquino, di S. Bonaventura.

     L’impulso dato da S. Bernardo al dogma e al culto mariano continua vigoroso in tutto questo secolo, il quale si caratterizza, grazie all’introduzione del pensiero filosofico di Aristotele, per una più rigorosa sistematizzazione di tutta la teologia, e per un più approfondito esame speculativo dei singoli problemi. Bisogna tuttavia riconoscere che questo nuovo metodo di affrontare i problemi teologici non ha favorito in modo particolare la mariologia. Se c’è indubbiamente un modo nuovo di vedere le cose, tuttavia non si assiste più alle scoperte effervescenti del secolo precedente.

Per esempio, a proposito dell’Immacolata Concezione, le intuizioni geniali del monaco benedettino Eadmero († 1134), discepolo di S. Anselmo d’Aosta, non vengono accolte dalla generalità dei teologi, compresi i più grandi. L L’interpretazione corrente di S. Agostino, considerato contrario al riconoscimento del privilegio dell’Immacolata Concezione, e la decisa opposizione di S. Bernardo, pongono un freno al fermento di nuove idee. Sarà solo alla fine del secolo che Guglielmo di Ware († 1300) e il suo discepolo Giovanni Duns Scoto († 1308) faranno fare un deciso passo avanti al riconoscimento di questa prerogativa mariana. 

Fissiamo ora la nostra attenzione sul più grande dei teologi di questo secolo, S. Tommaso d’Aquino (12251274). La sua mariologia è così ricca da aver dato luogo a ottime monografie.9 Tuttavia non si può dire che essa apporti qualcosa di sostanzialmente nuovo e originale. Siamo così portati ad ammirare soltanto la precisione terminologica, la perfetta integrazione del dogma mariano in una visione completa della teologia, la profondità dell’analisi. S. Tommaso dedica undici questioni all’argomento nella Terza Parte della sua Somma Teologica, e precisamente le questioni 2737, all’interno della cristologia. L’immagine di Maria che ne scaturisce è quella tradizionale (biblica e patristica) con alcune accentuazioni particolari: Maria è Madre di Dio (l’analisi di questo punto è portata avanti dal Dottore Angelico in modo insuperabile), e quindi ella possiede in certo qual modo una dignità infinita.10 Maria è sempre vergine, piena di grazia sin dal seno materno, ma non immune dal peccato originale al momento del suo concepimento. Assunta in cielo in anima e corpo deve essere venerata con culto di iperdulìa (cioè al di là della «dulia», che è riservata ai santi). 
     A differenza della teologia monastica, che ha il suo principale rappresentante in S. Anselmo, egli non parla della maternità spirituale di Maria; afferma però, con una splendida espressione riportata anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 511), che al momento dell’Annunciazione «si attendeva il consenso della Vergine a nome di tutta la natura umana» (S. Th., III, q. 30, a. 1).
Quanto alla pienezza della grazia, egli la intende nel senso che Maria possedeva tutte le grazie necessarie per adempiere perfettamente al suo compito di degna Madre di Dio (cf. S. Th., III, q. 27, a. 6, ad 3). Dice ancora S. Tommaso che Cristo «assunse la natura umana secondo il sesso maschile; ma 
perché non fosse disprezzato il sesso femminile fu conveniente che si incarnasse da una donna». Così tutta la natura umana è stata nobilitata (cf. S. Th., III, q.31, a. 4, ad 1).

Uno scritto particolarmente importante di questo periodo è il famoso Mariale super missus est, ritenuto opera di S. Alberto Magno († 1280) fino al 1954, quando si scoprì la non autenticità di questa attrlbuzione.11 L’Autore cerca di organizzare la mariologia attorno a un principio unico, che è quello dell»«onnicontenenza» della grazia mariana. La grazia dl Maria cioè sarebbe piena in tutti i sensi, anche sul piano conoscitivo, per cui alla Beata Vergine vengono attribuite tutte le conoscenze umane, e anche le proprietà degli angeli e la grazia dei sette sacramenti; ella avrebbe inoltre in modo eminente la dignità, la grazia e il potere del sacerdozio ministeriale. Particolarmente interessante è l’attribuzione a Maria della qualifica di «compagna di Cristo» (socia Christi), e di «aiuto a lui simile» (adiutorium simile cibi), come Eva era stata per Adamo. Il parallelismo Eva-Maria si arricchisce dunque di questo importante elemento. 

Passando al secolo seguente, dobbiamo dire che in Oriente il XIV è un grande secolo della teologia mariana. È il secolo di Gregorio Palamas († 1360), di Nicola Cabasilas († 1371) e di altri celebri autori, i quali fanno a gara nell’esaltare l’Immacolata Concezione e l’Assunzione di Maria. In Occidente invece inizia la decadenza, che si accentuerà ancora di più nel XV secolo, fino a che la reazione al protestantesimo non verrà a rialzare le sorti del pensiero mariologico. 

Continua in questo secolo la discussione sull’Immacolata Concezione. La sentenza favorevole guadagna continuamente terreno, fino a diventare comune presso i Francescani e anche presso altri alla fine del “300, e ancora di più alla fine del secolo seguente, anche per l’influsso della dichiarazione sull’Immacolata del Concilio di Basilea (1439), il quale, sebbene non riconosciuto dal Papa, dava tuttavia un quadro eloquente dell’evolversi della situazione.

 

Terzo periodo (XVI sec. — metà XX sec.)

Nel XVI secolo, al progresso della dottrina sull’Immacolata Concezione in Occidente si contrappone un movimento contrario in Oriente, e sorgono dei teologi che si oppongono a tale privilegio, come ad esempio Damasceno Studita (†1577) e altri. In Occidente il protestantesimo, anche se al principio voleva contrapporsi solo agli abusi del culto mariano, finirà col divenire ostile alla figura stessa della Vergine, considerata come il simbolo del cattolicesimo. Da parte cattolica non mancarono reazioni vivaci, che videro impegnati anche i più grandi teologi del tempo, come il Cardinale Gaetano († 1534) e un poco più tardi S. Pietro Canisio († 1597), che scriverà una grande Apologia mariana dal titolo «De Maria Virgine incomparabili».12 Il Concilio di Trento non ebbe modo di impegnarsi a fondo nella dottrina mariologica, e si limitò a escludere la Vergine dal decreto sul peccato originale e ad affermare la sua esenzione da ogni anche più piccola colpa.

Dopo il Concilio di Trento si delinea un grande slancio mariano, che farà del secolo seguente, il XVII, un secolo d’oro della mariologia in Occidente. Alla fine del “500, soprattutto in Spagna, assistiamo a un fiorire di grandi opere, frutto soprattutto dei teologi della Compagnia di Gesù. Ricordiamo Salmerón († 1585), Suarez, che elabora nel 1590 la prima mariologia sistematica, e poi Salazar, che scrive nel 1618 la prima grande opera sull’Immacolata Concezione e la prima esposizione esplicitamente dichiarata sul ruolo di Maria nella Redenzione.

Si può parlare nel “600 di un vero e proprio movimento mariano. Di fronte alle negazioni protestanti si sente il bisogno e il desiderio di reagire esaltando la Vergine Maria. L’aspetto costruttivo di queste opere supera però sempre l’aspetto polemico. Le pubblicazioni si moltiplicano, raggiungendo il massimo fra gli anni 1630 e 1650Il rallentamento che fa seguito a questa data viene superato in conseguenza delle discussioni suscitate dal libretto di stampo giansenista intitolato Avvisi salutari della Vergine ai suoi devoti indiscreti (1673).

I libri di confutazione di questo testo si moltiplicano, e l’opera verrà condannata dal Santo Uffizio nel 1674. Passando al secolo seguente (il XVIII) troviamo un grande avversario del giansenismo in S. Luigi Maria Grignion de Montfort (16731716) con il suo Trattato della vera devozione a Maria. L’opera fu scritta probabilmente nel 1712, dopo una lunga esperienza pastorale, dopo la lettura di molti scritti mariani del suo tempo e la consultazione con persone preparate e maestri di spirito.13 Un’altra opera mariana del Montfort, piccola di mole ma preziosa di contenuto, è Il segreto di Maria. Il pensiero mariano espresso in queste due opere ebbe e ha tuttora grande risonanza nella spiritualità cattolica.

Il best seller dei libri mariani di tutti i tempi è però Le glorie di Maria di S. Alfonso Maria de» Liguori (16961787), pubblicato nel 1750, che ha raggiunto un migliaio di edizioni. La sua caratteristica sta nel presentare Maria come una persona vivente e attiva («la faccendiera del Paradiso»), che interviene misericordiosamente nella vita dei peccatori per strapparli alla disperazione e condurli ai sacramenti e alle opere di carità. In quest’opera traboccante di devozione non manca però mai il rigore teologico, come conviene a un Dottore della Chiesa quale è S. Alfonso.

Se vogliamo a questo punto individuare l’oggetto teologico centrale di questo grande movimento mariano, iniziato nel “600, lo troviamo senza dubbio nella dottrina dell’Immacolata Concezione. È attorno a questo privilegio che si accendevano le più infuocate discussioni. Sì stenta oggi a farsi un’idea della violenza delle passioni che furono allora impegnate pro o contro questa tesi. Il Magistero della Chiesa mantiene sempre una posizione serena e coerente, che gradualmente dà sempre più spazio alla dottrina favorevole al privilegio, riducendo progressivamente al silenzio i suoi avversari e preparando la definizione del 1854. Il secolo XIX è il secolo dell’Immacolata. Dobbiamo però riconoscere che agli inizi la letteratura mariana è molto scadente. I primi trent’anni sono tra i periodi più vuoti della letteratura mariana di tutti i tempi. Ma nel 1830 compare una fatto nuovo: l’apparizione della Madonna a Caterina Labouré, con l’effigie della medaglia miracolosa. «Il fatto resta nascosto, ma determina un vasto movimento di pietà e di conversioni. È sotto il segno della medaglia miracolosa che la Vergine appare ad Alfonso Ratisbonne. Questa medaglia, che mostra la Vergine «concepita senza peccato» e con le mani irradianti, sembra proporre il programma che orienterà il movimento mariano per un secolo: Immacolata Concezione e Mediazione».14

La solenne definizione dell’Immacolata fatta da Pio IX l’8 dicembre 1854 suscitò un’ondata di indescrivibile entusiasmo fra i cattolici, e una vivace reazione fra i protestanti e anche fra gli ortodossi.

La devozione mariana crebbe in estensione e in intensità, sotto la spinta anche di un altro grande fatto miracoloso: l’apparizione della Vergine Immacolata a Lourdes (1858). 

Purtroppo a questa crescente devozione popolare non corrispose una letteratura teologica di pari levatura. Chi fa eccezione è soprattutto Giuseppe Scheeben (18351888), il quale consacrò a Maria le pagine più belle della sua Dogmatica.

Nonostante queste deficienze, tuttavia, il movimento mariano si mantiene grazie a vari fattori, come i documenti del Magistero ecclesiastico, ossia le Encicliche dei Papi (dalla Bolla dogmatica Ineffabilis Deus, sull’Immacolata, di Pio IX, alle dieci Encicliche sul Rosario di Leone XIII), la pubblicazione di riviste mariane a carattere divulgativo, la celebrazione di Congressi mariani (da quello di Livorno, del 1895, a quello di Firenze, del 1897, a quello di Torino, del 1898), la fondazione di Accademie mariane, la pubblicazione di vari trattati mariani.

Il movimento è all’inizio tutto proteso verso la definizione del dogma dell’Assunzione, e questo fenomeno prosegue, anzi, si intensifica, nei primi anni del XX secolo. Un grande impulso venne dato dalla celebrazione del cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata, con la mirabile enciclica Ad diem illum del Papa S. Pio X, e con un Congresso mariano internazionale celebrato a Roma nel 1904

Nel frattempo compare anche una nuova tendenza, protesa verso la definizione del dogma della Mediazione universale di Maria, il cui principale rappresentante fu il Cardinale Mercier. Ma alcune resistenze riscontrate da parte delle autorità romane fecero rivolgere nuovamente gli sforzi dei mariologi in direzione della proclamazione del dogma dell’Assunta. Con la pubblicazione delle Petitiones fatte nel 1944 si ebbe un’imponente fioritura di studi assunzionistici, che contribuì non poco alla preparazione della definizione dogmatica.

Questa ebbe luogo il 1° novembre 1950 da parte del Papa Pio XII, ed ebbe un suo prolungamento con l’anno mariano 1954, in cui fu celebrato il centenario della definizione dell’Immacolata e fu proclamata la regalità di Maria. L’anno della morte di Pio XII (1958) fu anche l’anno del primo centenario delle apparizioni di Lourdes.

Era trascorso poco più di un secolo dalla definizione di Pio IX.

Un periodo di tempo senza dubbio «mariano», che ha portato all’apogeo quel movimento che era iniziato nei primi anni del XVII secolo.

 

                                          

NOTE:

1 Egli è fra l’altro il primo ad abbozzare i fondamenti teologici della regalità di Maria (Madre e Sposa del Re dei Re).

2 PL 40, I 141 ss. 3

3 Ambedue questi monaci benedettini sostengono che il parto verginale lasciò del tutto incorrotta la madre, e differiscono solo in base al punto di vista. Sarebbe quindi errato volerli contrapporre tra loro. Cf. S. DE FIORES, voce «Vergine» in NDM, Paoline, Cinisello Balsamo (MI), pp. 14621463.

4 PASCASIO RADBERTO, De partu Virginis, PL 120, 1372.

5 Anche in senso frenante, come nel caso dell’Immacolata Concezione.

6 S. BERNARDO, Sermo II in Adventu Domini, PL 183, 43 C.

7 R. LAURENTIN, La Vergine Maria, Paoline, Roma 1983, pp. 112 ss.

8 Cf. l. cit.

9 Si consideri ad esempio quella di G. ROSCHINI, La mariologia di S. Tommaso, Belardetti, Roma 1950, con abbondante bibliografia.

10 È interessante ricordare a questo punto che S. Tommaso non ritiene, a differenza del filosofo Leibniz, che questo sia il migliore dei mondi possibili; tuttavia

riconosce che vi sono in questo mondo alcune cose, per così dire, insuperabili.

Esse sono: la visione dell’essenza divina a cui sono chiamate, per dono soprannaturale, le creature razionali (angeli e uomini); l’incarnazione del Verbo; la maternità divina di Maria. Cf. S. Th., I, q. 25, a. 6, ad 4.

11 S. ALBERTO MAGNO, Mariale sive CCXXX quaestiones super Evangelium missus est, Vivès, Parigi 1898, t. 37, pp. 1362.

12 BOURASSÈ, Summa Aurea, t. 8.

13 Il manoscritto rimase a lungo dimenticato «nel silenzio di un cofano», secondo una previsione del suo stesso autore (n. 114), e fu casualmente scoperto nel 1842, mancante delle prime e ultime pagine. Nel 1843 fu stampato per la prima volta con un titolo divenuto tradizionale. Forse sarebbe più esatto il titolo Preparazione al regno di Gesù Cristo, come sembra indicare lo stesso Montfort nel corso dell’opera (n. 227).

14 R. LAURENTIN, op. cit., p. 133.

Letto 299 volte Ultima modifica il Lunedì, 26 Settembre 2016 20:48
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

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Mons. Luigi Negri


   

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