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Martedì, 01 Marzo 2016 00:00

Trattato di Mariologia (Parte 1)

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Introduzione

La teologia, come è noto, è una scienza unica, però in essa si possono distinguere vari trattati. Ora, si pone inevitabilmente la domanda: la Mariologia costituisce un trattato a sé, oppure i problemi mariologici vanno esaminati nel contesto di altre tematiche? Per esempio S. Tommaso d’Aquino li esamina all’interno della Cristologia, però vi sono dei temi mariani che potrebbero essere studiati anche all’interno di altri contesti, come nei trattati sulla Redenzione, sul peccato originale, sulla Chiesa, sull’escatologia.
Generalmente, prima del XVI secolo si è seguita appunto questa via, cioè si è parlato della Beata Vergine all’interno di trattati separati.
 Sarà il grande teologo gesuita Francesco Suarez († 1617) che, in base all’eccelsa dignità della Madre di Dio, affermerà la necessità di consacrarle una trattazione a parte, nella quale tutte le verità che a Lei si riferiscono vengano raccolte in un’unica sintesi.
     Le due vie presentano ciascuna vantaggi e svantaggi, anche se ai fini didattici sembra preferibile la forma del trattato separato. I «Trattati di Mariologia» fioriranno soprattutto nella prima metà del XX secolo, mentre nella seconda metà, anche prima del Concilio, cominciano ad affiorare delle perplessità, forse più che sull’idea del trattato in se stesso, sull’impostazione che bisognava dargli. Infatti le opere di questo genere uscite in questi ultimi anni risultano molto diverse da quelle di stampo classico e molto diverse tra di loro. Si può dire che attualmente siamo in fase di ricerca.
     È sotto gli occhi di tutti che oggi siamo di fronte a una gravissima crisi di valori: valori civili, morali, religiosi, e in particolare valori di fede. Papa Benedetto XVI, nel suo celebre libro in cui viene intervistato da Vittorio Messori, propone, fra gli altri, un rimedio «che ha mostrato concretamente, egli dice, la sua efficacia lungo tutti i secoli cristiani. Un rimedio il cui prestigio sembra essersi oscurato presso alcuni cattolici, ma che è più che mai attuale. Tale rimedio ha un nome breve: Maria».
(V. MESSORI-J. RATZINGER, Rapporto sulla fede, Paoline, Cinisello Balsamo MI 1985). 

     Prendendo lo spunto da quanto dice il Pontefice vorrei accennare brevemente ad alcuni mali del nostro tempo e all’efficacia del rimedio indicato.
a) Vi è innanzitutto, ai nostri giorni, su un piano dottrinale, un oscuramento della coscienza di fede nei riguardi della divinità di Gesù. Ora, la Vergine Maria è denominata nel popolo cristiano soprattutto con l’appellativo sublime di Madre di Dio. Questa meravigliosa formula, nella sua brevità, riassume tutta la dottrina cristologica (Gesù vero Dio e vero uomo), come avremo modo di costatare a suo tempo nel corso della trattazione di questo argomento.
     Del resto, a parte la formula, è chiaro che il solo fatto di venerare in modo specialissimo la Beata Vergine perché è madre di Gesù ed è a questo titolo che Ella è venerata dai fedeli — non può che rafforzare i fedeli stessi nella convinzione che Gesù non è un uomo come gli altri, ma è un personaggio unico, straordinario: in una parola, che 
è Dio. Si aggiunga, a modo di conferma, che non è difficile costatare come laddove si è indebolita la devozione alla Beata Vergine Maria si è pure indebolita la fede nella divinità di Gesù.

b) Vi è poi, su un piano esistenziale, il pericolo di cadere in un eccessivo astrattismo per quanto riguarda la vita di fede. L’insistenza sullo studio scientifico della Bibbia, per cui sembra che interessi di più conoscere che cosa gli Evangelisti pensassero di Gesù che non conoscere Gesù in persona, l’introduzione in teologia di filosofie moderne astruse e complicate, l’eccessiva importanza data alla sociologia, rischiano di far dimenticare che la vita di fede è innanzitutto un rapporto personale con una persona viva: Gesù di Nazaret, figlio di Maria, nato, morto, risorto, salito al cielo. E non solo, si noti bene, il Signore glorioso — che può essere inteso come una realtà evanescente, o, come si dice oggi, pneumatica -, ma Gesù uomo come noi, che sua madre, la Vergine Maria, ha dato alla luce a Betlemme, ha avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia (cf. Lc 2, 7) e che, secondo una pia tradizione, è stato deposto nelle sue braccia quando venne schiodato dalla croce.
     Anche qui non è difficile vedere come un’adeguata rivalutazione della dottrina mariana nel quadro più ampio della dottrina cristiana globale costituisca per natura sua un antidoto contro il pericolo suaccennato. Il rapporto con Maria, infatti, è quasi per necessità di cose un rapporto fra persona e persona: anche il rapporto con Gesù diventa allora rapporto con Colui che è suo Figlio, con una persona viva. In tal modo, come per incanto, tutto il mondo interiore della fede si rianima, assume vita e concretezza in modo da coinvolgere non solo la mente, ma anche il cuore e gli affetti.
     Si tratta, in altre parole, di «restaurare» quella devozione all’umanità di Cristo che, soprattutto da S. Bernardo in poi, ha sempre costituito un patrimonio preziosissimo della nostra civiltà occidentale. Questa devozione è necessariamente collegata, con vincolo indissolubile, alla devozione mariana: Ave verum corpus, natum de Maria
Virgine
. Il santo Rosario, nel quale i misteri della vita, morte e risurrezione di Gesù diventano quelli di Maria, sua madre, lo prova in modo significativo.

c) infine, tra i fenomeni più preoccupanti del nostro tempo vi è la crisi della donna. cioè della figura tradizionale della donna. Basta pensare alla crisi della verginità — oggi per lo più ignorata o addiritdisprezzata — e della maternità — spesso solo temuta o comunque vista come un fenomeno secondario e marginale -.
     Le conseguenze di questa mutata mentalità rischiano di essere catastrofiche per la Chiesa, nella quale le vergini consacrate, cioè le suore, e le buone madri cristiane hanno sempre avuto un ruolo di primaria e decisiva importanza. Una Chiesa senza suore e senza madri cristiane non sarebbe più la Chiesa che noi tutti conosciamo, che ci ha dato tanti santi e che per secoli ha forgiato la nostra civiltà. 
     Ebbene, il culto di Maria Santissima ci aiuta a superare la difficoltà mettendo davanti ai nostri occhi questo fatto singolare: la persona creata più nobile e più eccelsa di tutto l’universo è una Donna che è Vergine e Madre.

Dati biografici su Maria
Tenendo conto che la nascita di Gesù viene comunemente fissata fra gli anni 76 avanti Cristo (per alcuni 71 avanti Cristo), e che la Madonna, al tempo d
el suo  fidanzamento con Giuseppe, poteva avere tra i 14 e i 18 anni, secondo gli usi del tempo, la sua nascita può essere collocata fra il 25 e il 20 a. C., oppure, secondo l’altra ipotesi, fra il 25 e il 15 a. C. A quale casato apparteneva Maria? Secondo alcuni apparteneva alla casa di Davide, poiché Gesù è «figlio di Davide». Secondo altri, invece, data la sua parentela con Elisabetta, moglie del sacerdote Zaccaria, Maria sarebbe appartenuta alla tribù di Levi. La discendenza davidica di Gesù sarebbe assicurata in questo caso solo dalla paternità legale di Giuseppe. 
     Dove nacque Maria? Sono state fatte tre ipotesi: Nazaret, Betlemme, Gerusalemme. Nazaret viene proposta in quanto lì è avvenuta l’Annunciazione, ma ciò non prova che Maria vi sia nata, e le fonti che lo affermano sono molto tardive e senza solide motivazioni, Anche Betlemme sembra dover essere esclusa, poiché l’ipotesi è fondata solo sul fatto (non provato) che Maria sarebbe stata della stirpe di Davide. «Più solida sembra la tradizione gerosolimitana, risalente al II secolo (Protovangelo di Giacomo), e riportata dai primi pellegrini di Gerusalemme. Nata presso il tempio, Maria ebbe a che fare con i leviti, sotto la cui protezione rimase fino al tempo del fidanzamento, quando Luca ce la fa trovare a Nazaret».
(Cf. E. TESTA, Voce «Maria di Nazareth», in Nuovo Dizionario di Mariologia pag. 876)
     Nazaret era un paese della Galilea di poche centinaia di abitanti. Il matrimonio fra Maria e Giuseppe seguì la tradizione giudaica: in primo luogo ci furono gli sponsali, che avevano valore giuridico e duravano circa un anno, poi le nozze vere e proprie, con l’introduzione della sposa nella casa dello sposo.
Il resto della vita di Maria lo possiamo conoscere dai Vangeli. Una data quasi certa è quella della morte di Gesù: venerdì 7 aprile dell’anno 30. Gesù poteva avere dai 31 ai 37 anni circa e Maria di conseguenza dai 45 ai 55 anni circa. La Risurrezione di Gesù avvenne domenica 9 aprile, l’Ascensione giovedì 18 maggio e la Pentecoste domenica 28 maggio.
Sappiamo che Maria fu «presa con sé» dal discepolo Giovanni. Dopo la sua partecipazione alla Pentecoste (cf. At 1, 14), di Lei non sappiamo storicamente più nulla. La fede ci insegna che al termine della sua vita terrena fu assunta in cielo in anima e corpo. La tradizione segnala Efeso o Gerusalemme come luogo in cui avvenne l’Assunzione.




Letto 470 volte Ultima modifica il Martedì, 08 Marzo 2016 08:27
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

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Mons. Luigi Negri


   

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