Google+
Apologetica Cattolica,Apologetica,Papa Francesco,Papa,chiesa cattolica,bibbia,sacre scritture,sacra scrittura,cristiani,chiesa,cattolici,religione,chiese,evangelici,testimoni di geova,protestanti,eresie,Dio,Gesù,Maria,Madonna Visualizza articoli per tag: teologia mariana

Messa in diretta live  

Clicca qui, e scorri in fondo alla pagina per la diretta video


   

Adorazione Perpetua Online  

Adorazione di Gesù Eucarestia perpetua online


   

Bibbia Online  

Leggi la Bibbia online: Dopo l’apertura della pagina potete anche ascoltare i passi cliccando su questo simbolo:

Cerca nella BIBBIA
Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

Mariologia articoli

   
Martedì, 08 Marzo 2016 00:00

Trattato di Mariologia (parte 3)

MARIA NELLA SACRA SCRITTURA

 ISAIA 7, 14 (LA PROFEZIA DELLEMMANUELE)
«Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
     Il profeta Isaia aveva ricordato al re Acaz che la salvezza sta nella fede nel Signore: «Se non crederete non avrete stabilità» (7, 9). Propone quindi al re di chiedere un segno, ma Acaz si rifiuta di chiederlo (poiché ciò lo obbligherebbe a cambiare i suoi piani). Non vuole «tentare Dio». Isaia lo rimprovera e dice appunto: «Il Signore stesso vi darà un segno…».
L’interpretazione di questo passo è difficile, e ha suscitato e suscita molte discussioni. Una sintesi molto chiara è data dalla nota della Bibbia di Gerusalemme, che riportiamo: «Il segno che il re Acaz ha rifiutato di chiedere gli è dato da Dio. E la nascita di un figlio, il cui nome, Emmanuele, cioè «Dio con noi» (cf. 8, 8. 10), è profetico
(cf. 1, 26) e annunzia che Dio sta per proteggere e benedire Giuda.
     In altri testi (9, 16; 11, 19) Isaia svelerà con più precisione certi aspetti della salvezza apportata da questo figlio. Queste profezie sono un’espressione del messianismo regale, già abbozzato dal profeta Natan (2 Sam 7) e che sarà ripreso più tardi da Mi 4, 14; 5, 3Ez 34, 23; Ag 2, 23 (cf. Sal 2; 45; 72; 110). E mediante un re, successore di Davide, che Dio darà la salvezza al suo popolo; è sulla persistenza della stirpe davidica che riposa la speranza dei fedeli di jahvè.

     Anche se Isaia ha in vista immediatamente la nascita di un figlio di Acaz, per esempio Ezechia (come sembra probabile a dispetto delle incertezze della cronologia, e come sembra aver compreso il testo greco leggendo al v. 14: «Tu gli metterai nome»), si intuisce dalla solennità data all’oracolo e dal senso forte del nome simbolico dato
al figlio che Isaia intravede in questa nascita regale, al di là delle circostanze presenti, un intervento di Dio in vista del regno messianico definitivo. La profezia  dell’Emmanuele sorpassa quindi la sua realizzazione immediata, e legittimamente gli evangelisti (Mt 1, 23, citando Is 7, 14; Mt 4, 1516 citando Is 8, 239, 1), poi tutta la tradizione cristiana, vi hanno riconosciuto l’annunzio della nascita di Cristo».
Secondo la Bibbia di Gerusalemme possiamo dunque dire che il segno dato ad Acaz è secondo il senso letterale immediato la nascita di Ezechia, ma nel senso pieno o profetico, già intravisto dallo stesso profeta, è la nascita del Messia. Altri autori invece sostengono, con buoni argomenti, che il segno si riferisce al Messia già secondo il suo senso letterale immediato.
     La differenza fra le due diverse interpretazioni (che però, come abbiamo visto, sono concordi nell’affermare il valore messianico del testo) si ripercuote anche sul senso che viene dato alla parola «vergine», in ebraico almah. Sentiamo come si esprime su questo punto la Bibbia di Gerusalemme. La nota citata così prosegue: «La traduzione greca porta «la vergine», precisando così il termine ebraico almah, che designa sia una giovane sia una donna appena sposata, senza esplicitare ulteriormente. Ma il testo dei Settanta è un testimone prezioso dell’interpretazione giudaica antica, che sarà consacrata dal Vangelo: Mt 1,23 troverà qui l’annunzio della concezione verginale di Cristo».
     Quindi possiamo dire che anche su questo punto il senso proprio di «vergine» apparterrebbe al senso pieno e profetico del testo, esplicitato dallo stesso Vangelo: la concezione verginale del Messia è espressa così già nell’Antico Testamento, letto secondo il suo senso pieno. Anche qui però vi sono degli autori che vedono il senso forte della parola «vergine» contenuto nel testo di Isaia letto anche secondo il senso letterale immediato. Essi insistono sul fatto che la parola almah implicherebbe sempre, almeno indirettamente, la verginità.
(Si veda, ad esempio, la trattazione di J L. BASTERO DE ELEIZALDE, in Maria, Madre del Redentor, Edizioni Università di Navarra 2004, pp. 9092). Possiamo concludere questo punto affermando che il testo di Is 7,14, secondo il senso pieno ma forse anche secondo il senso letterale immediato, si riferisce al Messia e al suo concepimento e nascita da una Vergine. Maria è quindi certamente implicata.
 

 MICHEA 5, 14 (LA PARTORIENTE DI BETLEMME)

«E tu Betlemme di Efrata,
così piccola per essere tra i capoluoghi di Giuda,
da te mi uscirà colui
che deve essere il dominatore in Israele,
le sue origini sono dall’antichità,
dai giorni più remoti.
Perciò Dio li metterà in potere altrui
fino a quando colei che deve partorire partorirà;
e il resto dei tuoi fratelli
ritornerà ai figli di Israele.
Egli starà là e pascerà
con la forza del Signore,
con la maestà del nome
del Signore suo Dio.
Abiteranno sicuri
perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra,
e tale sarà la pace…
».

Questo testo fu scritto una trentina d’anni dopo quello di Isaia che abbiamo appena esaminato, e con buona probabilità si riferisce ad esso: colei che deve partorire è l»«almah» di Isaia, anche se qui non si fa cenno alla verginità. Il testo è chiaramente messianico, e dice sul Messia molte cose interessanti, che si riflettono ovviamente sulla madre. Innanzitutto afferma che egli nascerà a Betlemme. Poi c’è l’espressione suggestiva e misteriosa: «Le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti».
     Qui certamente Michea pensa alle origini antiche della dinastia di Davide, ma forse vi si può vedere anche un riferimento al discendente della donna di Gen 3, 15.
E perché non vedere indicata, secondo il senso pieno, anche l’origine eterna del Verbo dal Padre?

Il Messia non è forse nato dal Padre prima di tutti i secoli, secondo la sua natura divina? In questo senso la profezia indicherebbe in colei che deve partorire non solo la madre del Messia, ma anche la madre di Dio. Si dice poi ancora che il Messia sarà un re pastore, che porterà la pace. Per quanto riguarda infine la madre, notiamo l’espressione solenne con cui viene indicata: «Colei che deve partorire». La madre appare associata alla dignità del Messia.

Alcune osservazioni
A proposito dei tre brani citati il Laurentin
(R. LAURENTIN, Maria, cit., pp. 1718.) fa tre interessanti osservazioni, che riporto quasi ad litteram.

1) Le regine-madri avevano una posizione importante nelle corti orientali, e specialmente in Israele. I loro nomi ci sono conservati con cura nei libri dei Re (1 Re 14, 21; 15, 2. 10; 22, 42. 53; 2 Re 9, 6; 12, 2; 14, 2; 15, 2. 33; 18, 2; 22, 1; 23, 31. 36; 24, 18). Esse portavano il titolo di Gebirah (Regina Madre), ed erano strettamente legate all’onore e alla posizione del monarca. Ciò che contava non era la posizione di moglie del re, ma quella di madre del re. Così, mentre è Betsabea a prostrarsi davanti al re Davide, suo sposo ( 1 Re 1,16. 31), sarà invece suo figlio Salomone che, divenuto re, si prostrerà davanti a lei e la farà sedere alla sua destra (2, 19).
     Ciò premesso possiamo aggiungere che altri due aspetti culturali orientavano questi testi nel senso che hanno preso: la divinità del Messia e la concezione verginale. Infatti:
2) Le civiltà orientali divinizzavano i loro re. Nonostante che questa pretesa esercitasse un’attrattiva, essa era confutata dalla Bibbia. Tuttavia fu ripresa e riconvertita su un altro registro: l’erede promesso a Davide da Natan è un figlio di Dio, e questa figliolanza prende dimensioni trascendenti nel Salmo 2,7 e nel Salmo 110, 3. A questo figlio di Davide si dà persino il titolo di Dio (Is 9, 5; Sal 45, 7).


3) Quanto all’orientamento verso la concezione verginale, le tre profezie trascurano più o meno la parte del padre. Soltanto la madre è presa in considerazione (cf. Gen 4,1 e 25, dove Eva attribuisce la generazione a Dio: «Ho acquistato un uomo dal Signore… Dio mi ha dato una prole»).
     Possiamo concludere che tutti questi testi lasciano intravedere un popolo escatologico nel quale ha grande evidenza la madre del Re-Messia trascendente.

Simboli e figure
Gli autori che vedono Maria indicata in tutte le pagine dell’Antico Testamento non si riferiscono ai pochi passi strettamente mariani, ma alle molte prefigurazioni che vi si possono trovare di lei, o in senso tipico
, o anche, più spesso, secondo certi accostamenti o analogie.

     Il Concilio stesso, come abbiamo già visto, afferma che Maria «primeggia fra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza». Tutto ciò che l’Antico Testamento dice dunque degli anawim, dei poveri di Jahwè, si applica nel modo più alto a Maria. Il Concilio subito dopo, chiamando la Vergine «eccelsa Figlia di Sion», applica a lei tutta la ricchezza della teologia veterotestamentaria racchiusa in questa espressione. Scrive E. G. Mori: «La Vergine Maria realizza il mistero della Chiesa dell’Antico Testamento in attesa di Cristo, come è rappresentato dalla Figlia di Sion; ciò significa che la vocazione della Vergine ha una dimensione ecclesiale, proprio come è prefigurata da tale immagine». (G. Molo, Figlia di Sion e Serva di Jahvé, Dehoniane , Bologna 1969, pp. 121122).

vediamo dunque alcuni fra i testi veterotestamentari che possono essere riferiti a Maria a modo di simbolo o di figura, ispirandoci soprattutto alla liturgia. (Riporto quasi ad litteram l’ottima presentazione di L. Melotti, Maria, la madre dei viventi, Elle Di Ci, Torino 1986, pp. 2729.)

—    Il roveto ardente (Es 3, 2), che arde e non si consuma, è simbolo della verginità di Maria nel concepimento e nel parto. Nei vespri del 1° gennaio leggiamo questa antifona: «Come il roveto che Mosè vide ardere intatto, integra è la tua verginità, Madre di Dio…».
—    Il vello di Gedeone (Gdc 6, 3738) riceve la rugiada dal cielo come Maria ricevette dal cielo il Figlio: «Hai compiuto le Scritture quando in modo unico sei nato dalla Vergine; come rugiada sul vello sei disceso a salvare l’uomo» (Vespri del 1° gennaio).
—    L’Arca dell’Alleanza (Es 25, 1022) era il segno della presenza di Dio; Maria è il Tempio vivo del Dio fatto uomo. L’Arca era di legno incorruttibile: il corpo di Maria fu preservato dalla corruzione del sepolcro. La Messa della vigilia dell’Assunzione ha come prima lettura il passo del Libro delle Cronache (1 Cr 15, 3 ss.; 16, 12) che parla del trasporto dell’Arca nel Tempio di Dio, a cui segue come Salmo responsoriale il Salmo 132, che si cantava per la festa dell’Arca dell’Alleanza. Nelle litanie lauretane Maria è invocata come «Arca dell’Alleanza (Foederis arca)».
—    La sposa del Cantico dei Cantici. Lo Sposo le dice: «Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia» (Ct 4, 7). La Liturgia della festa dell’Immacolata Concezione così adatta il testo a Maria: «Tutta bella sei, o Maria; la colpa originale non ti ha sfiorato». Si noti che l’essere immune da ogni macchia si verifica perfettamente solo in Maria. Quindi il teologo può con fondamento vedervi un senso pieno che risponde al disegno di Dio, Autore principale della Sacra Scrittura.


    La liturgia applica a Maria anche queste altre espressioni del Cantico: «Terribile come schiere a vessilli spiegati» (6, 4); «Chi è costei che sorge come l’aurora?» (6, 10). Maria è l’aurora che precede il vero sole, Gesù.
—    Il giardino chiuso e la fontana sigillata (Ct 4, 12) sono simboli della verginità di Maria.
—    La sapienza (Pr 8, 2236). La sapienza è talvolta personificata, come nel passo indicato. Numerosi testi neotestamentari vi vedranno il Figlio di Dio, Sapienza incarnata. La Liturgia adatta questo testo anche a Maria, in quanto unita nel pensiero divino alla Sapienza incarnata, e predestinata da tutta l’eternità a esserne la Madre.

Numerosi personaggi, soprattutto donne, dell’Antico Testamento, sono visti come prefigurazioni di Maria. In particolare:
—    Sara, la madre di Isacco. Il Signore, nel promettere la nascita di questo suo figlio, dice: «C’è forse qualche cosa di impossibile presso il Signore?» (Gen 18, 14). L’angelo dice a Maria: «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 37).
—    Abramo. «Notevoli sono le somiglianze tra Abramo e Maria, particolarmente per quanto concerne la nascita di Isacco, il figlio della promessa, e la concezione verginale di Gesù, il Figlio santo di Maria. Abramo, l’uomo di fede dell’Antico Patto, illumina la nostra conoscenza del mistero di Maria, la donna di fede del Nuovo Patto; Abramo, nostro padre nella fede, ci insegna molte cose su Maria, nostra madre nella fede». «Come quest’ultimo (Gen 18, 3), Maria ha trovato grazia presso Dio (Lc 1,30); come lui (Gen 12, 3; 18, 18; 22, 18), Maria è una sorgente di benedizioni per tutte le nazioni ed è benedetta da esse (Lc 1, 42.48); come lui ancora (Gen  15, 6), Maria è elogiata per la sua fede in una promessa il cui oggetto era una nascita miracolosa (Lc 1, 45)». Abramo è poi colui che è disposto a sacrificare il figlio Isacco.

     I santi Padri hanno visto nel sacrificio di Isacco la figura della passione di Gesù, il Figlio unico. Ora, Maria presenta al tempio il suo unico figlio Gesù (cf. Lc 2, 22 ss.), e sarà presente al Calvario (cf. Gv 19, 2527), «amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata» (Lumen Gentium 58).
—    Anna, madre di Samuele, ringrazia Dio per il dono della maternità con un cantico che è un anticipo del Magnificat (cf. 1 Sam 2).
—    Giuditta taglia la testa a Oloferne (Gdt 13), e le lodi che il popolo le rivolge per questa vittoria (Gdt 13, 18) sono applicate a Maria da Elisabetta (Lc 1, 42), come anche dalla Liturgia: «Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra…»; «Benedetta sei tu, Vergine Maria, dal Signore altissimo, fra tutte le donne della terra»; «La tua lode non cadrà dal cuore degli uomini, che ricorderanno per sempre la potenza di Dio» (Gdt 13, 19).
—    Ester, la regina sposa del re Assurto, che intercede per la salvezza del suo popolo e la ottiene, è figura dell’onnipotente intercessione di Maria.
Ma fra tutte le prefigurazioni di Maria quella che più realizza il senso tipico vero e proprio è la persona di Eva, secondo il parallelismo Eva-Maria che sarà sviluppato in modo magistrale da S. Ireneo, me avremo modo di vederlo più avanti.




                                                                     

Pubblicato in Trattato di Mariologia
   

Mons. Luigi Negri


   

Chi è online  

Abbiamo 89 visitatori e nessun utente online

   

Versetto del giorno  

   

Liturgia del giorno  

   

Catechismo della Chiesa Cattolica  


Clicca sull’immagine

   

Associazione Quo Vadis  


Conosci davvero i testimoni di Geova?
   
   
Sali su
Vai giù
   
hasTooltip