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Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

Parlando riguardo alla questione dei divorziati risposati e della possibilità che il Papa dia ad essi l’Eucaristia P. Cavalcoli afferma, tra l’altro, in un articolo

“L’attuale disciplina che regola la pastorale e la condotta dei divorziati risposati è una legge ecclesiastica, che intende conciliare il rispetto per il sacramento del matrimonio, la cui indissolubilità è un elemento essenziale, con la possibilità di salvezza della nuova coppia. La Chiesa non può mutare la legge divina che istituisce e regola la sostanza dei sacramenti, ma può mutare le leggi da lei emanate, che riguardano la disciplina e la pastorale dei sacramenti.Dobbiamo quindi pensare che un eventuale mutamento dell’attuale regolamento sui divorziati risposati, non intaccherà affatto la dignità del sacramento del matrimonio, ma anzi sarà un provvedimento più adatto, per affrontare e risolvere le situazioni di oggi». ”

http://it.aleteia.org/2015/10/16/comunione-risposati-non-toccare-dottrina-ma-disciplina/

Caro p. Cavalcoli le consiglio di andarsi a rivedere quello che afferma il Concilio di Trento in modo cogente e assoluto: per ricevere il Sacramento della Confessione occorre: odio al peccato, dolore per il peccato commesso e proposito di non più peccare; se la persona non ha questa disposizione non può ricevere l’assoluzione; questa dottrina è immodificabile. Se non c’è la reale conversione la persona non può essere assolta. Si vedano i testi del Denzinger 1676 ss … Il Catechismo del Concilio di Trento dice la stessa cosa e precisa che come dobbiamo amare Dio soprattutto così dobbiamo odiare il peccato soprattutto. Il peccato grave è sommo male che ha determinato la Passione di Cristo ed è offesa di Dio che è causa di dannazione eterna  e va ripudiato radicalmente

S. Giovanni Paolo II afferma nella Reconciliatio e Paenitentia “Ma l’atto essenziale della penitenza, da parte del penitente, è la contrizione, ossia un chiaro e deciso ripudio del peccato commesso insieme col proposito di non tornare a commetterlo, per l’amore che si porta a Dio e che rinasce col pentimento. Così intesa, la contrizione è, dunque, il principio e l’anima della conversione, di quella «metanoia» evangelica che riporta l’uomo a Dio come il figlio prodigo che ritorna al padre, e che ha nel sacramento della penitenza il suo segno visibile, perfezionativo della stessa attrizione. Perciò, «da questa contrizione del cuore dipende la verità della penitenza» («Ordo Paenitentiae», 6c). Rimandando a tutto quanto la Chiesa, ispirata dalla parola di Dio, insegna circa la contrizione, mi preme qui sottolineare un solo aspetto di tale dottrina, che va meglio conosciuto e tenuto presente. Non di rado si considerano la conversione e la contrizione sotto il profilo delle innegabili esigenze, che esse comportano, e della mortificazione che esse impongono in vista di un radicale cambiamento di vita. Ma è bene ricordare e rilevare che contrizione e conversione sono ancor più un avvicinamento alla santità di Dio, un ritrovare la propria verità interiore, turbata e sconvolta dal peccato, un liberarsi nel più profondo di se stessi e, per questo, un riacquistare la gioia perduta, la gioia di essere salvati, che la maggioranza degli uomini del nostro tempo non sa più gustare. ”

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma ai nn. 1451 ss

1451 Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire» [Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1676].

 1452 Quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta «perfetta» (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1677].

1453 La contrizione detta «imperfetta» (o «attrizione») è, anch’essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un’evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l’azione della grazia, dall’assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza [Cf Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1677].

1454 E» bene prepararsi a ricevere questo sacramento con un esame di coscienza fatto alla luce della Parola di Dio. I testi più adatti a questo scopo sono da cercarsi nel Decalogo e nella catechesi morale dei Vangeli e delle lettere degli Apostoli: il Discorso della montagna, gli insegnamenti apostolici [Cf Rm 1215; 1Cor 1213; 1454 Gal 5; Ef 46 ]. ”

…e a riguardo dei divorziati risposati s. Giovanni Paolo II ha detto in questa linea nella  “Familiaris Consortio” al n.84 :  “La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. (…). La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Giovanni Paolo PP. IIOmelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082).”

Dunque possono essere assolti e ricevere l’Eucaristia solo quei divorziati risposati che hanno vero odio del peccato, dolore per il peccato compiuto e proposito di non peccare più  e quindi sono disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ovviamente se non si può essere assolti tanto meno si può ricevere l’Eucaristia … Infatti Giovanni Paolo secondo ha potuto affermare in Ecclesia de Eucharistia “La celebrazione dell’Eucaristia [—] non può essere il punto di avvio della comunione, che presuppone come esistente, per consolidarla e portarla a perfezione” (n. 35.). Il s. Papa cita poi S. Giovanni

Crisostomo: “«Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa

sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà

mai chiamarsi comunione [—], ma condanna, tormento e aumento di castighi»”.(ibid. n.36) Giovanni

Paolo II conclude dunque solennemente: “Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre

nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione

dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve

premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale». (Ibid. ; cfr. DS 1647, 1661 )

E’ davvero difficile immaginare come questo insegnamento potrebbe essere modificato senza minare la dottrina sull’Eucaristia. Anzi, come dichiarato dalla Commissione Teologica Internazionale (a proposito dell’ammissione dei divorziati risposati alla Comunione), “se essa [la Chiesa] potesse comunicare il sacramento dell’unità a quelli e a quelle che, su un punto essenziale del mistero di Cristo, hanno rotto con lui, essa non sarebbe più segno e testimone del Cristo, ma suo contro-segno e suo contro-testimone”.(Commissione Teologica Internazionale, “Le «sedici tesi cristologiche» di Gustave Martelet, S.I., approvate «in forma generica» dalla Commissione Teologica Internazionale”, La dottrina cattolica sul sacramento del matrimonio (1977), n. 12.)

Perché tutti possano verificare come il cambiamento per il quale i divorziati risposati che vivono al modo di moglie e marito (“more uxorio”) possano ricevere la Comunione e prima l’assoluzione sacramentale è radicalmente contrario alla Legge Divina e dunque inattuabile nella Chiesa vi invito a leggere i testi che qui sotto indico e di cui presento solo delle affermazioni che indicano quello che ho appena detto.

1) S. GIOVANNI PAOLO II (DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

AI PARTECIPANTI ALLA XIII ASSEMBLEA PLENARIA

DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA Venerdì, 24 gennaio 1997)

È in questo ambito chiaramente pastorale, come ben avete chiarito nella presentazione dei lavori di questa Assemblea Plenaria, che si inquadrano le riflessioni del vostro incontro, volte ad aiutare le famiglie a scoprire la grandezza della loro vocazione battesimale ed a vivere le opere di pietà, carità e penitenza. L’aiuto pastorale presuppone però che sia riconosciuta la dottrina della Chiesa chiaramente espressa nel Catechismo: “Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina” (Cathechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640).

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1997/january/documents/hf_jp-ii_spe_19970124_plenaria-pc-family_it.html

 

2) LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (LETTERA

AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA CIRCA LA RECEZIONE

DELLA COMUNIONE EUCARISTICA DA PARTE DI FEDELI DIVORZIATI

RISPOSATI, del 14 Settembre 1994, lettera approvata dal Papa)

Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, che, del resto, non sono affatto esclusi dalla comunione ecclesiale. Essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile con le disposizioni del diritto divino, sulle quali la Chiesa non possiede alcun potere di dispensa(12)

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

 

3) IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI (DICHIARAZIONE

CIRCA L’AMMISSIBILITÀ ALLA SANTA COMUNIONE DEI DIVORZIATI RISPOSATI)

Tenuto conto della natura della succitata norma (cfr. n. 1), nessuna autorità ecclesiastica può dispensare in alcun caso da quest’obbligo del ministro della sacra Comunione, né emanare direttive che lo contraddicano.

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html

 

Cristo regni. Don Tullio Rotondo

 

 

 

 

 

Pubblicato in sinodo

Una delle critiche più frequenti a chi si manifesta assolutamente non possibilista sulla Comunione agli omosessuali praticanti è che questa posizione (e quindi la posizione della Chiesa) sarebbe discriminatoria.
Il Dizionario Garzanti definisce «discriminare» come «discernere, distinguere, fare una differenza» e anche «assumere atteggiamenti, comportamenti, provvedimenti che, all’interno di un gruppo o di una società, ne isolano o danneggiano una parte». Possiamo definirla quindi anche come «non permettere l’accesso a diritti che spettano come a tutti gli altri».

NON SI DISCRIMINA NESSUNO SE GLI SI ATTRIBUISCE QUEL CHE MERITA
     Ora, in uno Stato non si è mai sentito (anche se, ultimamente, la certezza della pena, soprattutto per gli stranieri, in Italia è inesistente) difendere uno che commette un reato con l’argomento della discriminazione: «togliergli la libertà è una discriminazione».
L’esempio è ben più calzante di quel che alcuni possono pregiudizialmente pensare, anche se ovviamente l’omosessualità non è un reato civile o penale per la Costituzione italiana, e spiego in che senso. Non si discrimina nessuno se gli si attribuisce quel che merita sulla base della sua condotta (se l’omicida è condannato all’ergastolo, metterlo in galera per il resto della sua vita è un diritto della comunità e la logica conseguenza delle sue azioni). Non vi è nessuna discriminazione, nessuna differenza rispetto a chi ha avuto una condotta diversa (l’uomo o la donna onesti e rispettosi della vita altrui).
Quello che si vuole dire è che non ci può essere discriminazione nel trattare diversamente due situazioni diverse.
Arriveremmo altrimenti ad una contraddizione, nei fatti oltre che in termini. Ed anche ad una vera discriminazione, opposta: quella di chi ha una condotta giusta e non vede punito chi invece non l’ha avuta.
Ecco, proprio questa contraddizione in termini e in fatto vorrebbe introdurre chi continua a urlare ai quattro venti che «la Chiesa deve prendere atto» della situazione odierna e aprire l’accesso ai sacramenti anche alle persone che praticano l’omosessualità. Gravissimo è il sentirlo da sacerdoti, vescovi e cardinali. Agli anticlericali (espressi e non) siamo abituati.
La Chiesa cattolica non discrimina nessuno. Da sempre infatti si distingue tra inclinazione omosessuale (che non è peccato, ma disordine) e pratica omosessuale (che invece è peccato grave). Se dunque una persona con tendenze e pratiche omosessuali si pente, si confessa con il proposito di non peccare più (Catechismo di San Pio X can. 358 e can. 369), quindi non ricade più nella condizione precedente, non ha nessun tipo di problema a ricevere la Comunione (Catechismo della Chiesa Cattolica, can. 1415; Catechismo di San Pio X can. 335). Così come chiunque confessi qualsiasi altro peccato grave.

UN PROBLEMA BEN PIÙ PROFONDO
Il problema, quindi, si sposta ed è ben diverso, e direi anche ben più profondo, della pratica omosessuale.
Quel che conta, e tanto, è il peccato (parola oggi dimenticata), conta lo stato in cui si trova chi si avvicina alla Comunione: se questo è in peccato mortale, non può riceverla. E questo vale per qualsiasi tipo di peccato mortale, non solo per l’omosessuale. Il problema, in sostanza, è la recidiva.
Se una persona non si pente, persevera ostinatamente nel peccato (qualsiasi peccato grave non solo quello della pratica omosessuale), addirittura se ne vanta e ne fa una battaglia, non ha senso dare il perdono. Anzi, non è proprio possibile dare l’assoluzione. E questo per diritto divino.
Viene spiegato chiaramente dal Catechismo di San Pio X che tra gli elementi necessari per una buona Comunione esige l»«essere in grazia di Dio» (Catechismo di San Pio X can. 335; vedi anche Concilio di Trento, Sess. 12, can. 7 e can. 11, che insegna che per ricevere l’Eucaristia si richiede lo stato di grazia). Essere in grazia di Dio significa «avere la coscienza monda da ogni peccato mortale» (Catechismo di San Pio X can. 336). Ancora più efficacemente era stato spiegato da San Paolo quando aveva ammonito che ricevere la Comunione in peccato mortale equivale a mangiare la propria condanna (1Cor 11, 2729).
Piccola parentesi su un altro elemento richiesto dal can. 335 del Catechismo di Papa Sarto: «sapere e pensare Chi si va a ricevere»: sembra sempre più chiaro, purtroppo, che molti non sanno Chi vanno a ricevere, che nella sacra Ostia c’è Nostro Signore Gesù Cristo (Catechismo di San Pio X can. 316 e can. 322). E questo influisce, e tanto.
Alla luce di quanto ricordato (qualcuno dovrebbe proprio imparare…) non ha senso parlare di discriminazione per gli omosessuali nel non poter ricevere la Comunione. Il senso invece è quello che nessuno può avvicinarsi a Cristo in stato di peccato mortale, qualsiasi esso sia. L’omosessuale che abbia compiuto pratiche omosessuali è uguale a chi ha rapporti sessuali al di fuori del matrimonio (adulterio) o a chi ha una vita sessuale disordinata (fornicazione): sono tutti in peccato grave (sebbene con differente gravità) e nessuno può ricevere la Comunione, senza la Confessione.

SE MANCA IL VERO PENTIMENTO
La preclusione non ha luogo perché è omosessuale, ma perché manca il vero pentimento.
Che la pratica omosessuale sia peccato grave (mortale) come gli altri sopra elencati (ed altri ancora) non ci sono dubbi.
La Chiesa lo afferma da sempre. E lo ha ribadito e riassunto nel Catechismo, quando al can. 2357 insegna che «[…] Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (v. Gn 19, 129; Rm 1, 2427; 1Cor 6, 910; 1Tm 1, 10), la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona Humana, 8). Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati».

     Ancora più importante è ricordare che l’atto sessuale tra persone dello stesso sesso rientra nei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, dato che è peccato impuro (fornicazione) contro natura (stesso sesso). Non serve aggiungere altro.
Dai Dieci Comandamenti in poi questo è sempre stato insegnato in modo chiaro e inequivoco da Dio, da Cristo e dalla Sua Chiesa. Chi contestasse l’incontestabile sappia che non si è costretti ad essere cattolici, ma, se lo si vuole essere, si deve seguire quel che Cristo, tramite gli Apostoli e la Chiesa, ha insegnato, e lo si deve seguire integralmente, non manipolandolo a proprio piacimento, secondo quel che fa comodo. I cripto-protestanti possono tranquillamente entrare in una delle tante confessioni figlie di Lutero.
Alla luce di quanto esposto, il non poter assolutamente dare la Comunione a persone non con tendenze, ma con pratiche omosessuali, vi sembra discriminazione o la semplice applicazione delle Leggi di Cristo? Come non si griderebbe alla discriminazione per il ladro messo in galera, perché si dovrebbe credere ad una discriminazione per i peccatori di omosessualità esclusi dalla Comunione? Semmai, ci sarebbe anche qui, se ammessi, una discriminazione al contrario: quella dei fedeli in stato di grazia che non vedono differenza con quelli in peccato grave.
Viene da pensare che questo atteggiamento sia un ulteriore cavallo di Troia da regalare alla Chiesa e a chi propaganda l’omosessualismo.



 

Pubblicato in Sana Dottrina

Parla il prefetto della Casa pontificia e segretario del Papa emerito: «Un pastore non deve decidere in base agli applausi o meno dei media; la misura è il Vangelo, la fede, la sana dottrina»

«È vero che non tutti gli errori vengono» dalla Germania «ma il punto in questione certamente sì: vent’anni fa Giovanni Paolo II, dopo una lunga e impegnativa trattativa, non accettò che i cristiani risposati potessero accedere all’Eucaristia. Ora, non possiamo ignorare il suo magistero e cambiare le cose». È quanto afferma il prefetto della Casa pontificia e segretario del Papa emerito Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein, in una intervista a Zenit, a proposito del sinodo sulla Famiglia che sarà celebrato ad ottobre ed in particolare  sulla situazione delle coppie «irregolari» e del nodo della comunione ai divorziati risposati.
 
 
«Perché alcuni pastori — si chiede mons. Gaenswein — vogliono proporre ciò che non è possibile? Non lo so. Forse cedono allo spirito del tempo, forse si lasciano guidare dal plauso umano causato dai media? Essere critico contro i mass media è certamente meno piacevole; ma un pastore non deve decidere in base agli applausi o meno dei media; la misura è il Vangelo, la fede, la sana dottrina, la tradizione».
 
 
«Una sfida del sinodo,  - osserva mons. Gaenswein — sono certamente i cristiani che si trovano in una situazione matrimoniale, teologicamente detta, «irregolare». Vuol dire persone che hanno divorziato e si sono risposate civilmente. Dobbiamo aiutarle, certamente, ma non in modo riduttivo. È importante avvicinarsi a loro, creare contatto e mantenerlo, perché sono membri della Chiesa come tutti gli altri, non sono espulse tanto meno scomunicate. Essi vanno accompagnati, ma ci sono problemi riguardo alla vita sacramentale. Si deve essere molto sinceri — sottolinea — da parte della Chiesa, anche da parte dei fedeli che vivono in questa situazione. Non si tratta solo di dire: «Possono non possono». E lì, secondo me, si dovrebbe affrontare in modo positivo».
 
 
«La questione dell’accesso alla vita sacramentale — aggiunge — è da affrontare in modo sincero sulla base del magistero cattolico. Spero che nei mesi di preparazione prima del Sinodo si presentino delle proposte che aiutino e servano per trovare le giuste risposte a tali pesanti sfide».

Pubblicato in sinodo

La dottrina magisteriale della Chiesa con cui viene fatto divieto a divorziati risposati che vivono more uxorio di ricevere la santa Eucaristia.
Dossier sulla dottrina della Chiesa riguardo alla ricezione della Comunione Eucaristica da parte dei divorziati risposati, Importantissimo da leggere!!!
Ecco le affermazioni magisteriali sul tema dei divorziati risposati e del loro rapporto con i Sacramenti.

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html


http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html


http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html


http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html


http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/muller/rc_con_cfaith_20131023_divorziati-risposati-sacramenti_it.html


http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html


Ecco la versione integrale del famoso articolo dell’attuale Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede pubblicato poco tempo fa sul tema della cura dei divorziati risposati :

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/muller/rc_con_cfaith_20131023_divorziati-risposati-sacramenti_it.html


http://www.lanuovabq.it/it/articoli-divorziati-risposati-ratzinger-risponde-a-kasper-8634.htm

Ecco la versione integrale del famoso articolo dell’attuale Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede pubblicato poco tempo fa sul tema della cura dei divorziati risposati :

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/muller/rc_con_cfaith_20131023_divorziati-risposati-sacramenti_it.html


http://www.lanuovabq.it/it/articoli-divorziati-risposati-ratzinger-risponde-a-kasper-8634.htm


Eccellente !!!
“Il divorzio – risponde Mueller – non è un cammino per la Chiesa, la Chiesa è per l’indissolubilità del matrimonio. Io ho scritto molto, anche la congregazione per la Dottrina della fede ha fatto tanti documenti, il Concilio vaticano II ha detto molto sul matrimonio e la dottrina della Chiesa è molto chiara”.

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/matrimonio-marriage-matrimonio-32349/


http://www.avvenire.it/Chiesa/Documents/GLMueller.pdf


Un gran teologo moralista stronca Kasper .

http://www.cooperatoresveritatis.it/it/creer-en-el-amor


Eccellente articolo del card. Caffarra!!!

http://apologetica-cattolica.net/attualita/item/110-caffarra-matrimonio

Anche Woelcki contro la linea di Kasper:

http://www.cooperatoresveritatis.it/it/woelki-matrimonio

Spero che il card. Kasper e chi lo sostiene legga questo eccellente articolo e la smetta di puntellare le tesi anti-magistero di Kasper .…

http://www.tribunaleecclesiasticoumbro.it/index.php?option=com_content&view=article&id=129%3Ai-divorziati-risposati-e-i-sacramenti-delleucarestia-e-della-penitenza&catid=39%3Adiesannualis&Itemid=110

Due cardinali contro Kasper:

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/05/04/contro-kasper-un-altro-cardinale-anzi-due-de-paolis-e-bassetti/


Altri articoli

http://www.corriere.it/cronache/14_settembre_17/no-comunione-divorziati-cinque-cardinali-contro-aperture-eb6cd766-3e27-11e4-af68-1b0c172fb9a5.shtml


http://asca.it/news-Card__Pell__non_si_puo__dare_la_comunione_ai_divorziati_risposati-1424758-.html


http://blog.messainlatino.it/2014/09/card-martino-il-sinodo-non-puo-tradire.html?showComment=1410965463402&m=1#c8167919918875789778


http://www.asianews.it/notizie-it/Communio:-numero-speciale-per-il-Sinodo-sulla-famiglia-32134.html


http://www.communio-icr.com/issues/view/marriage

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/scola-36388/

Pubblicato in Attualità
Lunedì, 24 Febbraio 2014 13:31

La Comunione Spirituale.


La comunione spirituale


La comunione spirituale è poco conosciuta e poco praticata, eppure è una sorgente speciale e incomparabile di grazie.
«Essa è per se stessa, una delle più grandi potenze della terra».
«Per mezzo di essa, scrive S. Leonardo da Porto Maurizio, molte anime arrivarono a grande perfezione».

In che consiste la comunione spirituale?
Questa comunione non si fa esteriormente come la comunione sacramentale, ma spiritualmente, cioè internamente e mentalmente, senz’alcun atto materiale e corporale: spiritualmente, cioè soprannaturalmente e divinamente.
Si chiama pure comunione interiore, comunione del cuore, comunione invisibile e mistica perché ci unisce a Gesù in modo misterioso e nascosto, senz’alcun segno visibile come avviene nella comunione sacramentale.
Si chiama finalmente comunione virtuale, perché ha la virtù di farci partecipare ai frutti dell’Eucaristia.

Che cosa si deve fare per comunicarsi spiritualmente?

Bisogna formulare espressamente il desiderio di comunicarsi: perché questo desiderio sia sincero, bisogna essere disposti a comunicarsi sacramentalmente, se fosse possibile. Un semplice desiderio, se è vero e profondo, per quanto breve e rapido, basta a realizzare la comunione spirituale. Evidentemente quanto più il desiderio sarà prolungato, tanto più la comunione sarà fruttuosa. Con un semplice slancio del cuore verso Gesù nell’Eucaristia si fa la comunione spirituale e si partecipa alle grazie della comunione sacramentale.
Ecco come questo avviene: Nostro Signore è nell’Eucaristia per noi. Il suo desiderio di venire in noi, di essere tutto nostro, di possederci, di vivere in noi, è vivissimo ed Egli non domanda che di poterlo soddisfare.
«Io ardo di desiderio di darmi a te — diceva Gesù a Giovanna Maria della Croce — e quanto più mi do, tanto più desidero darmi nuovamente. Io sono, dopo ciascuna delle tue comunioni, come il pellegrino divorato dalla sete, al quale si dà una goccia d’acqua e dopo è più assetato ancora. Così io desidero continuamente di darmi a te».
     Gesù rivolge queste medesime parole a ciascuno di noi. Egli vorrebbe venire ogni giorno nel nostro cuore con la comunione sacramentale, ma non gli basta ancora: vorrebbe venire in noi continuamente. Questo desiderio divino si compie con la comunione spirituale. «Tutte le volte che tu mi desideri, diceva Gesù a Santa Matilde, tu mi attiri in te. Un desiderio, un sospiro, basta per mettermi in tuo possesso». Nostro Signore spesso rivelò a innumerevoli anime sante e in maniere diverse, il desiderio ardente che ha di unirsi a noi.


Ecco un esempio di comunione spirituale:

Gesù mio,
io credo che sei realmente presente
nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa
e ti desidero nell’anima mia.
Ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già unito a me,
io ti abbraccio e tutto mi unisco a te;
non permettere che mi separi mai da te,
mio Signore e mio Dio.

Quanto sia stata amata dai Santi la Comunione spirituale non ci vuole molto a intuirlo. Essa soddisfa almeno in parte quell’ansia ardente di essere sempre «un solo spirito» con chi si ama. Gesù stesso ha detto: «Rimanete in Me e io rimarrò in voi» (Gv 15, 4).
   La Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora. Altro mezzo non c’è per placare gli aneliti di amore che consumano i cuori santi. «Come una cerva anela ai corsi delle acque, così la mia anima anela a Te, o Dio» (Salmo 41, 2).
    «O Sposo mio diletto — esclama S. Caterina da Genova — io desidero talmente la gioia di stare con te, che, mi pare, se fossi morta risusciterei per riceverti nella Comunione». E la B. Agata della Croce provava così acuto il desiderio di vivere sempre unita a Gesù Eucaristico, che ebbe a dire: «Se il confessore non mi avesse insegnato a fare la Comunione spirituale, non avrei potuto vivere».

    Quanto sia preziosa la Comunione spirituale lo disse Gesù stesso a S. Caterina da Siena in una visione. La Santa temeva che la Comunione spirituale non avesse nessun valore rispetto alla Comunione sacramentale. Gesù in visione le apparve con due calici in mano, e le disse: «In questo calice d’oro metto le tue Comunioni sacramentali; in questo calice d’argento metto le tue Comunioni spirituali. Questi due calici mi sono tanto graditi».
     Per S. Maria Francesca delle Cinque Piaghe, ugualmente, la Comunione spirituale era l’unico sollievo al dolore acuto che provava nello stare chiusa in casa, lontana dal suo Amore, specialmente quando non le era concesso di fare la Comunione sacramentale. Allora saliva sul terrazzo della casa e guardando la Chiesa sospirava: «Beati coloro che oggi ti hanno ricevuto nel Sacramento, mio Gesù. Fortunate le mura della Chiesa che custodiscono il mio Gesù. Beati i Sacerdoti che sono sempre vicini a Gesù amabilissimo». Solo nella Comunione spirituale si placava il suo desiderio.
     San Pio da Pietrelcina dava a una sua figlia spirituale questo consiglio: «Nel corso del giorno, quando non ti è permesso di fare altro, anche in mezzo a tutte le tue occupazioni, chiama Gesù, con gemito rassegnato dell’anima, ed egli verrà e resterà sempre unito con la tua anima mediante la sua grazia e il suo santo amore. Vola con lo spirito dinanzi al Tabernacolo, quando non ci puoi andare col corpo, e là sfoga le ardenti brame ed abbraccia il Diletto delle anime meglio che se ti fosse dato di riceverlo sacramentalmente».

     S. Angela Merici aveva la passione amorosa della Comunione Spirituale. Non soltanto la faceva spesso ed esortava a farla, ma arrivò a lasciarla come «eredità» alle sue figlie perché la praticassero perpetuamente.
La vita di S. Francesco di Sales fu tutta una catena di Comunioni spirituali. Era suo proposito fare una Comunione spirituale almeno ogni quarto d’ora. Lo stesso proposito l’aveva fatto il B. Massimiliano M. Kolbe fin da giovane. E il Servo di Dio Andrea Beltrami ci ha lasciato una breve pagina del suo diario intimo che è un piccolo programma di vita vissuta in Comunione spirituale ininterrotta con Gesù Eucaristico.           Ecco le sue parole: «Ovunque mi trovi, penserò sovente a Gesù in Sacramento. Fisserò il mio pensiero al S. Tabernacolo anche quando mi svegliassi di notte, adorandolo da dove mi trovo, chiamando Gesù in Sacramento, offrendogli l’azione che sto facendo. Stabilirò un filo telegrafico dallo studio alla Chiesa, un altro dalla camera, un terzo dal refettorio; e manderò più sovente che mi sarà possibile dei dispacci d’amore a Gesù in Sacramento».
     Di queste e simili sante attenzioni i Santi si sono serviti per dare sfogo alla piena del loro cuore che non si saziava mai d’amare Gesù. S. Rocco da Montpellier passò cinque anni carcerato perché ritenuto un pericoloso vagabondo. Nel carcere stava sempre con gli occhi fissi al finestrino, pregando. Il carceriere gli chiese: «Che guardi?». Il Santo gli rispose: «Guardo il campanile della Parrocchia». Era il richiamo di una Chiesa, di un Tabernacolo, di Gesù Eucaristico suo indivisibile amore.
     Anche il S. Curato d’Ars diceva ai fedeli: «Alla vista di un campanile voi potete dire: là è Gesù, perché là un Sacerdote ha celebrato la Messa». E il B. Luigi Guanella, quando accompagnava in treno i pellegrinaggi ai Santuari, raccomandava sempre ai pellegrini di rivolgere il pensiero e il cuore a Gesù ogni volta che vedevano un campanile dal finestrino del treno. «Ogni campanile — diceva — ci richiama a una Chiesa, nella quale è un Tabernacolo, si celebra la Messa, sta Gesù».
     Impariamo dai Santi, ma mettiamoci anche noi all’opera, facendo molte Comunioni spirituali, specialmente nei momenti più impegnativi della giornata. Allora anche in noi avverrà presto l’incendio d’amore, perché è consolantissimo quel che ci assicura S. Leonardo da Porto Maurizio: «Se voi praticate parecchie volte al giorno il santo esercizio della Comunione spirituale, vi do un mese di tempo per vedere il vostro cuore tutto cambiato». Appena un mese: inteso?
     A S. Margherita Maria Gesù disse: «Il tuo desiderio di ricevermi ha toccato così dolcemente il mio cuore, che se non avessi istituito questo Sacramento, lo avrei fatto in questo momento, per unirmi a te».
Nostro Signore incaricava S. Margherita da Cortona di ricordare ad un religioso le parole di Sant» Agostino: «Credi, e tu avrai mangiato»; cioè, fai un atto di fede e di desiderio verso l’Eucaristia, e tu sarai nutrito da questo alimento divino.
     Alla B. Ida da Lovanio, durante una messa in cui essa non aveva potuto comunicarsi, Gesù diceva: «Chiamami, e io verrò!»; «Venite, o Gesù!» esclamò la santa, e si sentì riempire di felicità come se realmente si fosse comunicata.
     Questo desiderio di Gesù, di unirsi a noi, è infinito e onnipotente: non conosce altro ostacolo che la nostra libertà.
Approfittiamo anche noi di questo grande dono. Specialmente nei momenti di prova o di abbandono, che cosa ci può essere di più prezioso dell’unione con Gesù Crocifisso e Risorto, realmente presente nel Santissimo Sacramento, mediante la Comunione Spirituale? Questo santo esercizio può riempirci le giornate di amore, può farci vivere con Gesù in un abbraccio d’amore che dipende solo da noi rinnovare spesso fino a non interromperlo più.
O meraviglioso potere dell’anima umana! O potenza di un desiderio sincero, sostenuto dalla fede e ispirato dall’amore! Potere che permette a ciascuno di noi di fare per sé, in qualche maniera, ciò che il sacerdote fa per tutti i fedeli!



Pubblicato in Teologia Sacramentaria
   

Mons. Luigi Negri


   

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