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Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

La comunione della vita divina e l’unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall’Eucaristia. In essa abbiamo il culmine (cioè il momento più alto ) sia dell’azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo. La Chiesa continuamente vive e cresce mediante l’Eucaristia. La celebrazione eucaristica è azione di Cristo stesso e della Chiesa; in essa Cristo Signore, mediante il ministero del sacerdote, offre a Dio Padre se stesso, sostanzialmente presente sotto le specie del pane e del vino, e si comunica in cibo spirituale ai fedeli associati nella sua offerta. Il sacrificio eucaristico, memoriale della morte e della risurrezione del Signore, nel quale si perpetua nei secoli il Sacrificio della Croce, è culmine e fonte di tutto il culto e della vita cristiana, mediante il quale è significata e prodotta l’unità del popolo di Dio e si compie l’edificazione del Corpo di Cristo.  Gli altri sacramenti infatti e tutte le opere ecclesiastiche di apostolato sono strettamente uniti alla santissima Eucarestia e ad essa sono ordinati. Il Sacrificio Eucaristico è offerto a Dio Uno e Trino, e  il sacerdote principale, Sovrano ed Eterno, è Gesú Cristo. È Lui, Pontefice invisibile,  che opera attraverso il ministero del sacerdote che presiede visibilmente come Suo strumento. L’augusto Sacrificio dell’altare non è una pura e semplice commemorazione della passione e morte di Gesù Cristo, ma è un vero e proprio sacrificio, nel quale, immolandosi incruentamente, il Sommo Sacerdote fa ciò che fece una volta sulla Croce offrendo al Padre tutto se stesso, vittima graditissima. Identico, quindi, è il sacerdote, Gesù Cristo; parimenti identica è la vittima, cioè il Divin Redentore. Identici, finalmente, sono i fini, di cui il primo è la glorificazione di Dio. Dalla nascita alla morte, Gesù Cristo fu divorato dallo zelo della gloria divina, e, dalla Croce, l’offerta del sangue arrivò al cielo in odore di soavità. E perché questo inno non abbia mai a cessare, nel Sacrificio Eucaristico le membra si uniscono al loro Capo divino e con Lui, con gli Angeli e gli Arcangeli, cantano a Dio lodi perenni, dando al Padre onnipotente ogni onore e gloria. Il secondo fine è il ringraziamento a Dio. Il Divino Redentore soltanto, come Figlio di predilezione dell’Eterno Padre di cui conosceva l’immenso amore, poté innalzarGli un degno inno di ringraziamento. A questo mirò e questo volle «rendendo grazie», nell’ultima cena, e non cessò di farlo sulla Croce, non cessa di farlo nell’augusto Sacrificio dell’altare, il cui significato è appunto l’azione di grazie o eucaristica, e ciò perché è «cosa veramente degna e giusta, equa e salutare”. Il terzo fine è l’espiazione e la propiziazione. Certamente nessuno al di fuori di Cristo poteva dare a Dio Onnipotente adeguata soddisfazione per le colpe del genere umano; Egli, quindi, volle immolarsi in Croce «propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo». Sugli altari si offre egualmente ogni giorno per la nostra redenzione, affinché, liberati dalla eterna dannazione, siamo accolti nel gregge degli eletti. E questo non soltanto per noi che siamo in questa vita mortale, ma anche «per tutti coloro che riposano in Cristo, che ci hanno preceduto col segno della fede e dormono il sonno della pace»… Il quarto fine è l’impetrazione. Figlio prodigo, l’uomo ha male speso e dissipato tutti i beni ricevuti dal Padre celeste, perciò è ridotto in somma miseria e squallore; dalla Croce, però, Cristo «avendo a gran voce e con lacrime offerto preghiere e suppliche… è stato esaudito per la sua pietà», e sui sacri altari esercita la stessa efficace mediazione affinché siamo colmati d’ogni benedizione e grazia. Ogni s. Messa ha un“ valore oggettivamente infinito” ed ha una singolare efficacia spirituale, perché, se vissuta con attenzione e fede, la santa Messa è formativa nel senso più profondo del termine, in quanto promuove la conformazione a Cristo. Ogni messa, anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non è tuttavia cosa privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale nel sacrificio che offre, ha imparato ad offrire sé medesima come sacrificio universale. Gesù Cristo in terra non fece azione più grande di questa;ogni messa celebrata viene offerta per la salvezza non solo di alcuni ma di tutto il mondo. La messa in somma è l’azione più santa e più cara a Dio che possa farsi, così per ragione dell’offerta, ch’è di Gesù Cristo, vittima d’infinità dignità, come per ragione del primo offerente, ch’è Gesù Cristo medesimo, il quale offre se stesso per mano de» sacerdoti. Tutti gli onori che han dati giammai a Dio gli angeli coi loro ossequii e gli uomini colle loro virtù, penitenze, martirii, ed altre opere sante, non han potuto esser di tanta gloria di Dio quanto è una sola messa: poiché tutti gli onori delle creature sono onori limitati, ma l’onore che si dà a Dio nel sacrificio dell’altare, perché vien dato da una persona divina, è onore infinito. La s. Messa dunque è l’opera la più santa e la più cara a Dio, è l’opera che maggiormente placa l’ira divina contro de» peccatori, che più abbatte le forze dell’inferno, che reca maggior bene agli uomini viventi, che apporta maggior suffragio alle anime del purgatorio; questa finalmente è l’opera in cui consiste tutta la salvezza del mondo. Si deve insegnare ai fedeli che Gesù Cristo è Signore e Salvatore, e che a lui, presente sotto le specie sacramentali, è dovuto lo stesso culto di latrìa o di adorazione che si deve a Dio. L» Eucaristia, che incessantemente ripresenta tra gli uomini il mistero pasquale di Cristo, è fonte di ogni grazia e della remissione dei peccati. Coloro tuttavia che intendono ricevere il Corpo del Signore, per aver parte ai frutti del sacramento pasquale, vi si devono accostare con purezza di coscienza e con buone disposizioni spirituali. Colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al Corpo del Signore senza premettere la confessione sacramentale, a meno che non vi sia una ragione grave e manchi l’opportunità di confessarsi; nel qual caso si ricordi che è tenuto a porre un atto di contrizione perfetta, che includa il proposito di confessarsi quanto prima. L’Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l’agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei malati o il permesso (dispensa) del loro parroco). Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave. La vita morale è un culto spirituale. Noi offriamo i nostri « corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio » (Rm 12,1), in seno al corpo di Cristo, che noi formiamo, e in comunione con l’offerta della sua Eucaristia. Nella liturgia e nella celebrazione dei sacramenti, preghiera ed insegnamento si uniscono alla grazia di Cristo, per illuminare e nutrire l’agire cristiano. Come l’insieme della vita cristiana, la vita morale trova la propria fonte e il proprio culmine nel sacrificio eucaristico. Preghiamo: Signore facci conoscere sempre meglio la grandezza dell’Eucaristia, fa che la prepariamo e la celebriamo con sempre più grande carità e fa, infine, che dopo di essa ci fermiamo a ringraziarti abbondantemente per un così grande dono, traendo da essa la forza per seguirti sempre meglio sulla strada del s. Vangelo. Amen.

Pubblicato in Teologia Sacramentaria
   

Mons. Luigi Negri


   

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