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Rubrica: Storia della Teologia

   
Mercoledì, 25 Marzo 2015 00:00

L'entrata in scena dei Latini (parte 4)

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Da due secoli la teologia era stata elaborata in greco. Con Tertulliano (v.160220) si assiste per la prima volta alla elaborazione di un pensiero cristiano nella lingua di Cicerone e di Sallustio, anche se è vero che il primo testo cristiano scritto in latino pare sia quello degli Atti dei martiri scillitani, che risale all’anno 180. Scilli è una città dell’Africa proconsolare, a nord dell’attuale Tunisia. Ed è proprio là, a Cartagine, che è nato del vissuto Tertulliano, figlio di un centurione romano, retore di formazione e convertito ad una fede ardente focoso. Un primo periodo della sua vita (197206), che corrisponde alla sua maggiore fecondità letteraria, gli permette di praticare i generi più diversi, dall’Apologetico già menzionato, al trattato contro giudei (Adversus judaeos), passando per i trattati sulla preghiera (De oratione), sugli spettacoli (De spectaculis), sulla testimonianza data dall’anima alla ragione (De testimonio animae), la pazienza (De patientia), il battesimo (De baptismo), l’acconciatura delle donne (De cultu feminarum), senza dimenticare le opere di controversia, come il De presciptione haereticorum o l’Adversus Hermogenem.
     La riflessione teologica si arricchisce di un ricorso alle pratiche del foro: Tertulliano, lungi dal rinnegare le sue origini, riprende una tecnica che gli era familiare e nega gli eretici il diritto di invocare le Scritture a sostegno delle loro teorie. C’è prescrizione: il termine entro il quale gli si potevano ricorrere alla Scrittura è scaduto, e solo le chiese sono autorizzate ad allegarle, perché esseri possiedono da più tempo che loro. La regola di fede è riaffermata con forza contro le posizioni gnostiche già messi in difficoltà da Ireneo, ma ancora presenti in un Marcione o un Valentino. Nel corso di un secondo periodo della sua vita (206212), Tertulliano ostenta una reale simpatia per le idee le pratiche ascetiche di Montano, sacerdote frigio che finirà per cadere nella follia e considerarsi come organo dello Spirito Santo. Sulle sue orme, Tertulliano rimprovera cristiani la loro tiepidezza e denuncia la loro complicità con lo spirito del mondo. Così egli chiede insistentemente alle vergini di velarsi non appena diventano adulte. È questione di verità, non di costume. Dare lo spettacolo di una vergine senza velo «significa [farla sentire] praticamente svergognata» (virg. vel. 7 [III,4]). In effetti, «la legge che impone di portare il velo [lex velaminis] entrerà in vigore a partire da quell’età dopo la quale le figlie degli uomini [potranno suscitare il desiderio e sarebbero mature per il matrimonio]. Le ragazze infatti cessano di essere vergini a partire dal giorno in cui possono non esserlo più» (11,2).
     Questo palese rigorismo non impedisce all’autore di darsi ad una descrizione molto bella del focolare cristiano. A poco a poco viene elaborata una teologia del matrimonio, di cui due secoli di cristianesimo hanno permesso la fioritura della crescita. Alla sua sposa, che un giorno potrà essere vedova, Tertulliano chiede di non risposarsi. Il motivo è semplice, e bisogna anzitutto escludere una falsa spiegazione: «non credere che, nell’esortarti fin da adesso a conservare il tuo stato di vedovanza, il mio fine sia quello di riservarmi la totale assoluta proprietà del tuo corpo [perché io mi tormenterei al pensiero di essere un giorno sprezzato]» (uxor. I, 1,6). In effetti il vero motivo è il seguente:
     «È necessario che ci tragga via dal mondo colui che c’ha fatto entrare. Dunque, morto il marito per volontà di Dio, anche il tuo matrimonio muore per volontà di Dio. Perché allora vuoi tu ristabilire quello che Dio ha posto fine?[…]sei vincolato, dice la Scrittura, dal matrimonio: non cercare di esserne liberato; sei libero dal matrimonio: non cercare di esserne vincolato» (I, 7,2).
 
tutta la riflessione termina con un elogio molto bello del focolare cristiano unito:
 
«Che unione quella di due fedeli, uniti da una stessa speranza […] da un unico modo di vita, dallo stesso servizio! Entrambi fratelli, entrambi compagni di servitù [al servizio di un unico Signore]; nessuna distinzione nello spirito o nella carne, ma veramente due in una carne sola. E dov’è una carne sola, è anche un solo spirito: pregano insieme, insieme meditano, insieme affrontano i digiuni, si ammaestrano reciprocamente, reciprocamente si esortano, reciprocamente si sostengono. Sono entrambi pari davanti alla Chiesa di Dio, pari al banchetto del Signore […]» (II, 8, 78).
 
Numerosi sono gli ambiti che attirano l’interesse del teologo: in questo periodo semi-montanista, Tertulliano tratta non solo del velo delle vergini, ma anche della carne di Cristo (De carne Christi), della resurrezione della carne (De resurrectione carnis), dell’anima (De anima), del pallio che ormai egli porta (De pallio), della liceità di ricevere una corona di soldato (De corona), dell’idolatria (De idololatria) o della castità da praticare (De exhortatione castitatis). Ovunque, egli ci tiene a ricordare ai cristiani loro doveri in materia di fede o di morale. Un’attenzione tutta particolare è rivolta la purezza della dottrina trasmessa. È per questo che attacca Marcione (Adversus Marcionem) e dedica cinque libri a confutare le tesi di questo «lupo» il quale ha immaginato che all’origine dell’esistenza del mondo ci fossero due dei, uno buono, autore del bene, e uno malvagio, autore del male. La bellezza della creazione che si manifesta in ogni momento, nelle creature più piccole, mostra egli a volte anche con lirismo: «Un solo fiore delle siepi, io credo, non dico dei prati, una sola conchiglietta di un mare, non dico del mar Rosso, una sola piccola penna del gallo, non parlo del pavone, si manifesteranno nel creatore un meschino artefice?» (adv. Marc. I, 13,5). Oltre che moralista, Tertulliano è anche teologo e costruisce nell’Adversus Praxeam una teologia trinitaria che ispirerà più di un Padre a seguirlo. Egli distingue Dio in tre persone che hanno un’unica essenza. Nel Cristo, discerne già la presenza di due nature secondo formule che i concili dei secoli successivi non rinnegheranno.
 
 
 
 
                                                
Letto 805 volte Ultima modifica il Martedì, 08 Marzo 2016 09:07
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Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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