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Rubrica: Storia della Teologia

   
Martedì, 19 Gennaio 2016 00:00

Filosofia e Teologia (Parte 11)

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Al sinodo della Quercia, che vide la condanna di Giovanni Crisostomo all’esilio, era presente un vescovo di Magnesia di nome Macarios. Egli lasciò un trattato riscoperto nel XIX secolo, Apokriticos o Monoghenes, che si inscrive nella linea di quelle grandi controversie tra pagani e cristiani, le quali, come il Contra Celsum, permettono di continuare a porre senza  posa le questioni del rapporto tra filosofia e teologia, conoscenza naturale di Dio e Rivelazione. Il vescovo di Emesa, in Fenicia, Nemesio (fine del IV secolo) lascia nel suo trattato Sulla natura dell’uomo una serie di riflessioni che suppongono una cultura filosofica molto estesa, nutrita soprattutto di neoplatonismo e di testi di Porfirio. Il loro contemporaneo Sinesio (v. 370415), vescovo di Tolemaide nella Cirenaica, e anche lui nutrito di neoplatonismo grazie alla filosofa Ipazia. Egli lascia un discorso Sulla provvidenza, delle Omelie e degli Inni, nonché il famoso L’elogio della calvizie o alcune Lettere che riguardano la storia e la geografia della Cirenaica. Accanto a loro c’e ancora da far menzione di Mario Vittorino (v. 285370) il quale, dopo aver commentato Aristotele e Cicerone, si converte — come testimonia sant’Agostino nelle Confessioni (VIII, 3) — e redige una serie di trattati antiariani nei quali ricorre a tutte le risorse della sua dialettica.
 

Nell’orbita del concilio di Nicea
 
Il IV secolo a partire dal 325 è ovviamente occupato dalla ricezione movimentata del concilio di Nicea, il cui homoúsios scatena le passioni. Se Atanasio e Ilario sono i nomi più conosciuti di questa lotta accanita, numerosi scrittori meritano di non essere dimenticati. Fervente niceno, il vescovo Osio di Cordova (256357) si oppose fino in fondo alla politica pro-ariana dell’imperatore Costanzo, nonostante l’approvazione data l’anno della sua morte ad una formula contestabile. Eusebio di Vercelli (v. 300370) aveva composto un Commento ai Salmi a partire dai testi di Origene. Zenone di Verona (v. 300380) ha lasciato novantatré Omelie molto segnate dallo studio dell’Antico Testamento e dalla teologia trinitaria di Nicea. Febadio di. Agen (v. 310385) scrive un Contra Arianos che verosimilmente prende ispirazione da Ilario di Poitiers. Lucifero di Cagliari (v. 300370), esiliato per aver difeso Atanasio, lascia una serie di scritti focosi, come il Pro sancto Athanasio e il Moriendum esse pro Dei Filio. Sulle sue orme, Gregorio, vescovo di Elvira (v. 310400) e autore di Tractatus de libris sacrarum scripturarum,  omelie di argomento scritturale, di Tractatus in Cantica canticorum e di un grande trattato De Fide, molto fedele all’homoúsios di Nicea. In Oriente, Alessandro di  Alessandria (v. 260328) lascia due lettere antiariane (redatte da Atanasio?) che segnano una svolta nella storia della controversia, mentre Eustazio di Antiochia (v. 260330) aveva scritto un Contra Arianos in otto libri, oggi perduto, nonché alcuni scritti esegetici sull’Hexaemeron, i Proverbi e i Salmi, di cui non restano ormai che dei frammenti.
Ostile all’homoúsios, ma notevole per l’universalità dei suoi interessi, Eusebio di Cesarea (v. 265340) ha profondamente contrassegnato la vita della Chiesa. Prelato di corte capace di comporre una Vita di Costantino dall’andamento di panegirico calcato, nonché pastore abile nel predicare, teologo specialista delle mozioni di compromesso ed esegeta sottile, egli offre un’opera considerevole dai contorni ancora poco conosciuti. La sua Storia ecclesiastica è l’opera sua più celebre, con i suoi dieci volumi che forniscono una ben ricca raccolta di documenti originali. La sua Preparazione evangelica sviluppa in quindici libri l’idea che il cristianesimo è superiore ai paganesimi, basando la sua dimostrazione su esempi scelti accuratamente, nella linea di ciô che avevano fatto il Protreptico e gli apologisti. Ma egli lascia anche un Commento ai Salmi, un Commento a Isaia, un altro sul vangelo di Luca, nonché una grande opera in una trentina di libri contro Porfirio.
     Provenicnte dalla stessa città, Gelasio di Cesarea (v. 325395), che sembra aver continuato l’opera storica di Eusebio, e il primo di un gran numero di storici e di cronisti dai quali dipendono tutte le fonti necessarie per lo studio di questo periodo dei Padri: accanto a Socrate di Costantinopoli, Sozomeno, Teodoreto di Ciro, si possono menzionare, tra molti altri, Gelasio di Cizico, Teodoro il Lettore, Zaccaria il Retore, Evagrio lo Scolastico, senza parlare dei latini come Mario Mercatore, Marcellino Comite, Iordanes, Vittore di Tunnuna, Vittore di Vita, Mario di Losanna o Dionigi il Piccolo, al quale implicitamente si riferisce ormai ogni essere umano che scrive una data secondo il sistema più comunemente usato.
 
 
 
                                                
Letto 404 volte Ultima modifica il Martedì, 08 Marzo 2016 09:24
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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