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Giovedì, 30 Gennaio 2014 06:10

LE APPARIZIONI MARIANE DAL PUNTO DI VISTA STORICO, TEOLOGICO, CANONISTICO

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E’ indubbio che l’argomento apparizioni è tornato di attualità, anche se non è mai passato del tutto di moda, almeno a livello di cultura popolare. Diciamo piuttosto che ha acquistato una maggiore cittadinanza mediatica, nel senso che, mediaticamente parlando, le apparizioni, insieme agli angeli, ai demoni, allo spiritismo e a tutto ciò che riguarda l’invisibile in generale, fanno notizia e, quindi, ascolti.  Non che non fosse così anche prima, soprattutto negli anni ’60-’80 del Novecento in Europa. Come anticipa il titolo, questo articolo intende dare un piccolo chiarimento appunto storico, teologico e canonistico, va da sé che, esclusivamente per le apparizioni ad oggi riconosciute dalla Chiesa, se la Madre di Dio sceglie la via delle apparizioni soprannaturali questo accade per volontà di Dio e quindi deve far riflettere tutti noi e la stessa Chiesa sul perché ricorre a tali espedienti e cosa vuole comunicarci. È deleterio per tutta la Chiesa non porre la giusta considerazione a tali eventi e coinvolge tutti i credenti ad un profondo esame di coscienza.
     

Le apparizioni nella storia

Sembrerà strano, ma il fenomeno delle apparizioni è una costante nella storia della Chiesa. Non solo, ma esse hanno sempre “costretto” la Chiesa ad esercitare il ministero del discernimento, per indirizzare sicuramente i suoi fedeli al divino, al soprannaturale, al trascendente e allontanarli invece dal male, dalla tenebra, dalla cattiveria.

Già lo storico Sozomeno (+450 d.C.) testimonia chiaramente, nel V° secolo, il fenomeno delle apparizioni nella Chiesa antica con parole valide ancora oggi: [Sozomeno sta parlando della chiesa di Anastasìa in Costantinopoli al tempo del vescovo (S.) Gregorio di Nazianzo (379381)]:

Successivamente questa si distinse…, ma anche per i continui benefici derivanti dalle visibili apparizioni… Si crede che (la potenza divina che appare) sia la santa Vergine Maria Madre di Dio. Si dice infatti che essa sia solita fare delle apparizioni” (Sozomeno, Storia ecclesiastica, in De Fiores S., Maria Madre di Gesù, 138139; anche in Toniolo E. e altri, Testi Mariani del Primo Millennio, I, 522).

    Anche se si riferisce alla sola città di Costantinopoli, il passo è estendibile a tutta la Chiesa e non deve trarre in inganno il «si crede», il «si dice». Come storico Sozomeno non ha altre prove, almeno così sembra, che la testimonianza della gente, cioè il sensus fidelium, però egli riporta il fatto delle apparizioni come vero, reale e, anche se preceduto dal si crede, egli afferma la presenza del divino attraverso la presenza di Maria, e non in maniera sporadica, ma piuttosto frequente (sia solita).
   E non è detto che egli, come persona, non ci creda; solo che come storico, quindi avvezzo a una mentalità scientifica, deve pronunciare un giudizio di prudenza. Ma che si tratti di Dio e della Vergine Maria è chiaro e inequivocabile nel suo scritto. Di fatto, è anche il giudizio della Chiesa attuale!

     Allo storico Sozomeno per i primi secoli del Cristianesimo si affiancano altre due testimonianze, di due Padri della Chiesa (PP.), Gregorio Taumaturgo (215270 ca.) e Severiano di Gabala (+ dopo il 408 d.C.).     L’apparizione della Vergine al giovane vescovo di Cesarea è raccontata un secolo dopo da Gregorio di Nissa (335395 ca.) e gode del primato di essere la prima apparizione della storia testimoniata da fonti scritte, mentre il secondo ci racconta una serie di apparizioni mariane nel corso del IV secolo.

     Le testimonianze di Sozomeno, Gregorio Taumaturgo e Severiano di Gabala ci dicono che anche nei primi secoli della Chiesa, così come oggi, le apparizioni esprimono la certezza che Maria, glorificata, è presente attivamente tra i fedeli di Gesù, così come fu durante la vita pubblica del suo Figlio e a Pentecoste con la Chiesa nascente. Le apparizioni rimandano dunque non alla Maria terrena, ma a quella gloriosa. E non può essere diversamente, perché, se si trattasse solo di una memoria storica della donna Maria, non ci sarebbe alcun fenomeno soprannaturale e il rito del ricordare non sarebbe accompagnato dalla supplica e dalla venerazione. Il Sub tuum praesidium (III secolo d. C.) esprime bene la certezza della Chiesa che la Maria terrena ora è glorificata e, come tale, può e deve essere invocata.
    L’esegesi moderna dei Vangeli ci ha abituati all’affermazione che di Maria si parla poco nel Vangelo. Il che è anche vero, se ci riferiamo a una moderna biografia storico-critica; ma non lo è, se ci riferiamo a una donna del popolo di 2000 anni fa. Di Maria, infatti, si dice molto di più dei milioni di altre donne sue contemporanee, delle quali non sappiamo assolutamente nulla, neppure dove siano state sepolte, se pure lo sono state!
   
     Di Maria si dice che: 1. è la madre di un profeta di nome Gesù, Figlio di Dio; 2. è autrice di una lode(il Magnificat); 3. interviene due o tre volte nella vita del figlio (tempio, Cana, Cafarnao); 4. è presente alla sua morte e il profeta morente la consegna al discepolo prediletto: per la mentalità dell’epoca questo affido è importante, perché significa che Maria, come donna sola non deve tornare alla casa paterna, per essere protetta e guidata, ma le viene data una nuova famiglia, la comunità dei discepoli di suo Figlio.

     Ancora una volta ella deve assumere un ruolo diverso rispetto alla prospettiva immediata che le si apre davanti: è destinata a essere una madre normale e invece deve assumere la maternità del Figlio di Dio; deve tornare alla casa paterna perché lo sposo e il Figlio sono morti e invece deve assumere una nuova famiglia, quella dei credenti. Ecco, annunciazione e sotto la croce sono correlati, si richiamano, sono analoghi; 5. è tra i discepoli di Gesù a Pentecoste, cioè al battesimo della Chiesa. Cosa volete di più? E’ tantissimo per una donna normale, oggi diremmo della classe media, del suo tempo. Cioè, le indicazioni del Vangelo ci dicono di una sua non estraneità alla vicenda di Gesù, anzi! E tuttavia questa sua presenza nella vita del Figlio non è descritta nei minimi particolari. 

    In questo senso, e solo in questo, è corretto il pensiero dell’esegesi moderna!
Perciò, se non fu estranea alla vicenda terrena di Gesù, ora che è glorificata, e con Gesù condivide la vita eterna, non può non essere presente in mezzo ai discepoli di Gesù, ancora pellegrini sulla terra. Come? Anche con le apparizioni. Anche se esse non sono il solo mezzo.

    Quindi, nulla di nuovo sotto il sole! Almeno per il fenomeno in sé.
Nulla di nuovo neanche per le modalità con cui le apparizioni sono accolte dalle persone, che vanno dalla vana creduloneria allo scetticismo più ostinato, passando per tutta una serie di altre posizioni e gradazioni intermedie.
     Allora, perché questa “nuova” bagarre intorno alle apparizioni, se non sono un fenomeno nuovo? Perché è cambiato il contesto, cioè ora siamo nella fase della riammissione della religione, e dei suoi fenomeni, nella agorà, la pubblica piazza, mentre nell’ultimo scorcio del secolo scorso ne era stata esclusa, quasi eliminata.
     Ciò però non significa che tutti stanno ritornando alla religione e alla fede, tutt’ altro!, dato che si sta diffondendo sempre di più uno stile di vita a-religioso, che, di fatto, prescinde, o vuole prescindere, dalla religione, ma solo che ciò che prima era rigettato ora viene riammesso.

     Certo, anche la a-religiosità è un controsenso, perché essa può definirsi solo in rapporto a ciò che esiste: non posso agire o scegliere in opposizione a quello che non c’è. Se mi ci oppongo, significa che esiste! Perciò, nonostante gli atei, gli a-religiosi, gli indifferenti e quant’altri, Dio c’è, eccome! Così pure il legame tra Lui e gli esseri umani, la religione appunto!

     Sono indifferente, ma a chi? Così, astrattamente. Non può essere! Sono indifferente a qualcosa o qualcuno che c’è, che esiste e, dunque, in qualche modo lo riconosco.
Tutto questo per dire che, se c’è il soprannaturale, allora va da sé che esistono anche le sue manifestazioni, di cui le apparizioni sono un elemento, e neanche il principale, in quanto il Dio cristiano predilige la parola e i gesti comunitari, come l’Eucaristia. Non dobbiamo dimenticare che il Dio che si rivela parlando è fondamentale nella Bibbia e che Gesù è la Parola di Dio. Anche nel Corano a volte è detto che Gesù è Parola di Dio, ma lì si capisce che è solo un’affermazione, e basta! 

Con ciò ho risposto alla domanda se esistano le apparizioni: sì, esistono e sono sempre esistite!!

     Sono sempre manifestazione del divino? Stabilire questo è compito della Chiesa, in quanto esercita la sua funzione di discernimento tra ciò che è utile alla fede e ciò che invece le reca danno.    Sono ancora in vigore le regole di Benedetto XIV° (17401758). Se hanno sempre accompagnato la storia della Chiesa, hanno anche avuto sempre la stessa alta frequenza in ogni epoca? E poi, quando parliamo di apparizioni, ci riferiamo sempre e solo a quelle di Maria? E quelle extra-bibliche di Gesù?, o più in generale quelle degli angeli e dei santi? Per bibliche intendo le apparizioni del Cristo Risorto ai suoi discepoli a partire dalla domenica di Pasqua e fino al giorno della sua Ascensione al cielo, le uniche da credersi da parte della Chiesa come autentiche apparizioni divine; mentre per extra-bibliche tutte le apparizioni di Gesù nella storia della Chiesa, soprattutto nel Medioevo.
   

La teologia delle apparizioni

Che senso ha che Maria, la Madre di Gesù, sia protagonista di un presenzialismo a volte tanto sfrenato? Non è sufficiente la Chiesa, con il Vangelo di Gesù, i Sacramenti e tutto l’apparato religioso di cui dispone? Perché questo continuo interventismo?
   Rispondo a queste domande, dicendo innanzitutto che alcuni elementi teologici che soggiacciono alle mariofanìe sono, per così dire, sicuri. Vale a dire:
non appare la Maria storica, ma la Maria glorificata, che vive cioè in paradiso, con la Trinità.
Le sue apparizioni sono legate alla sua Assunzione, in quanto non ha altro modo di rendersi presente accanto ai suoi figli che questo.

Certo, in senso generale Ella è presente ora attraverso la mediazione divina, che costituisce il vero legame tra la trascendenza e l’uomo. E tuttavia Ella deve occuparsi dei suoi figli anche in maniera diretta (“…ecco tua madre”), personale.
    Le sue apparizioni sono legate alla crisi: così pensa il teologo servita C. Boff nella sua ultima opera Mariologia sociale, 2007, quando nel capitolo dedicato alle apparizioni, afferma: “Chi dice apparizioni dice crisi” (ivi, 576).
    Le apparizioni sono figlie della crisi. Perché? Quando Maria appare, è per soccorrere soprattutto nelle situazioni difficili per il popolo di Dio.

Maria appare perché è la Madre della Misericordia.
    Dunque, un primo significato è che le apparizioni sono reattive, cioè reagiscono a situazioni particolarmente gravi per il popolo di Dio, offrendo aiuto, protezione, conforto, sicurezza. Ma Maria non interviene solo reattivamente, ma anche proattivamente, per fornire cioè risposte di senso, come si dice oggi, agendo come elemento critico ai mali del tempo.
    In definitiva, si può affermare che le apparizioni esprimono l’opzione preferenziale per i poveri da parte di Dio e, quindi, di Maria. Intendendo con poveri non solo i poveri economicamente, ma anche tutti gli uomini, sempre bisognosi dell’amore di Dio e della sua attenzione. Insomma, l’uomo che solca i flutti del cosmo e della storia non è mai solo, perché Dio gli si fa concretamente vicino, anche con le apparizioni della Vergine, che si occupa dei fratelli del suo Figlio Gesù, ricordando loro in ogni epoca di fare “ciò che Egli vi dirà”. Perché solo in ciò consiste la vera vita, il vero significato, la vera esaltazione e la vera affermazione di ogni uomo: fare ciò che Egli [Gesù] ci dice. E solo in ciò esiste la salvezza dal peccato e dalla morte.

    Da ultimo, la Vergine gloriosa che appare ci ricorda che il nostro destino non è terreno, ma celeste; non umano, ma divino. La nostra esistenza da Dio viene e a Dio conduce.
 Non bisogna però dimenticare che: 1. Maria è il solo personaggio, [invero insieme a Gesù o, meglio, alla Trinità], che è presente fisicamente in tutte e tre le età della Storia della Salvezza, cioè A.T., vita terrena di Gesù e il tempo della Chiesa; 2. nella primitiva comunità cristiana di Gerusalemme Maria è presente come con-fondatrice della Chiesa, in quanto testimone, veramente unica, dell’evento dell’Incarnazione del Figlio di Dio. E ciò era necessario, perché, se no, la nascita di Cristo sarebbe stata avvolta nella leggenda e nel mito. Non solo, ma la Pentecoste, evento scaturito dall’azione dello Spirito Santo, vede la presenza della Madre di Dio, che qui assume anche il ruolo di Madre degli uomini. La Pentecoste come l’Incarnazione, anzi la nuova Incarnazione, quella della Chiesa!!.

    Dunque, la presenza di Maria alle origini della Chiesa è una presenza reale, anche se discreta, e non solo simbolica e/o teologica. E’ la presenza significativa della Madre storica, che si fa discepola ma che è anche testimone, innanzitutto dell’Incarnazione del Figlio di Dio e, in secondo luogo, pure della sua Resurrezione dai morti.

3. Le apparizioni nel Codice di Diritto Canonico (C.D.C.)
  Non ci sono molte cose da dire in proposito: basta quello che dice Laurentin nel suo Dictionnaire…,p. 19.

    C’è da precisare che nel C.D.C. [C.I.C.], promulgato nel 1917, il can. 1399, § 5, proibisce le pubblicazioni sulle apparizioni non riconosciute e il can. 3218 commina la scomunica a coloro che non ottemperano alla proibizione. I due canoni vengono aboliti il 14/10/1996 (AAS, [1966], 1186).
    E il nuovo C.D.C.? Parla solo del santuario, definendo che cos’è. Semplicemente non parla più delle apparizioni! Commenta, giustamente, Laurentin: “In una parola, le apparizioni non sono più proibite, ma non sono più argomento di diritto canonico!”. Dunque, per la Chiesa non sono neppure regolamentabili attraverso la legge generale della Chiesa.

Perché questo modo di comportarsi della Chiesa? Per i seguenti motivi:

  • 1. Innanzitutto: “Beati coloro che, senza avere visto, crederanno” (Gv. 20, 29). Queste sono le parole di Gesù Risorto, che esprimono una beatitudine in tutto uguale alle 9 beatitudini classiche (Mt. 5, 312), e la Chiesa non può far finta che non siano state dette o, peggio, che non abbiano nessun valore!
  • 2. Anche quando la Chiesa riconosce un’apparizione, non si rende garante della verità dei fatti (Pio X°, Lettera Enciclica Pascendi dominici gregis, 1907).
  • 3. Riconoscendo un’apparizione, la Chiesa propone, non impone, il suo discernimento. Il riconoscere un’apparizione non attiva un dogma e non impegna il Magistero della Chiesa o la sua autorità.
  • 4. Nessun cristiano è obbligato in coscienza a credere a un’apparizione. Potremmo dire che le apparizioni non obbligano di per sé stesse e il non crederci non è peccato!
  • 5. Come classificare allora questo fenomeno, se non è un locus theologicus, se non è nemmeno un locus juridicum, se non impegna l’autorità della Chiesa e, in fondo, non impegna neppure la fede dei credenti?

    Ecco, mi pare che molti studiosi, tra cui anche Laurentin, che pure è un fautore convinto delle apparizioni, concordino nel definirlo un carisma, ma un carisma profetico. Cioè un “atto efficiente (che costruisce, che ha delle conseguenze) dello Spirito Santo per l’edificazione della Chiesa” (Laurentin, Dictionnaire…,p. 20). Pertanto, si può affermare che, nell’oggi della Chiesa, la questione delle apparizioni viene trattata solo a livello amministrativo, quindi non riconoscendo loro un valore teologico! Non tutti però sono d’accordo, per cui sembrerebbe, secondo gli esperti, che siamo alla vigilia di un cambiamento di prassi. Sembra, cioè, che la competenza sulle apparizioni, fin’ora di spettanza del vescovo diocesano (locale), stia per passare alla Congregazione per la dottrina della fede, perché tanti vescovi sono ritenuti troppo esposti alle pressioni dei fedeli e troppo accondiscendenti all’eccitazione religiosa che il fenomeno comporta e trascina con sé e, quindi, disposti a vedere, sempre e ovunque, realtà soprannaturali.

    

Letto 967 volte Ultima modifica il Giovedì, 30 Gennaio 2014 07:20
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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