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Giovedì, 30 Gennaio 2014 11:50

Gregorio Magno e il titolo di "vescovo universale"

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Nel 595 papa Gregorio Magno (540604) entrò in conflitto con il Patriarca di Costantinopoli che aveva assunto il titolo di «ecumenico». Gregorio protestò vivamente inviando molte lettere destinate allo stesso Patriarca e ad altri vescovi. In queste lettere definiva quello di «vescovo universale» come un titolo blasfemo pericoloso per l’unità della Chiesa. Questo fatto è ancora oggi causa di fraintendimento in ambito sia protestante sia ortodosso. Perchè Gregorio rifiutava con tanta forza quel titolo «superbo» anche per se stesso?

Dalle argomentazioni che si leggono nelle sue lettere, si deduce chiaramente che egli per “universale” intendeva «unico»: cioè chi usava quel titolo era come se stesse dicendo che lui era l’unico vescovo della Chiesa e tutti gli altri solo dei suoi delegati. Per questo, ad un vescovo che lo definiva «papa universale» rispose che non era giusto: perché anche lui era vescovo a tutti gli effetti [1]. Tutto questo non influiva minimamente sul ruolo  che Gregorio credeva dovesse avere il vescovo di Roma nella Chiesa. Infatti, come si può leggere nella Treccani egli fu
 

Fermissimo nella difesa dell’ortodossia e della dignità della Chiesa romana, si batté per eliminare lo scisma dei Tre capitoli in Istria e per contestare al patriarca di Costantinopoli il titolo di ecumenico, cioè universale, facendo osservare che tale designazione spettava se mai al solo vescovo di Roma; del resto contrappose a questo titolo quello umile di servus servorum Dei, dopo di lui ripetuto da tutti i suoi successori.

Quindi secondo Gregorio se “universale” era inteso non come «unico» ma in senso gerarchico, allora il titolo spettava al vescovo di Roma. Si tratta di una convinzione testimoniata dalla stessa pastorale di Gregorio Magno che era convinto di essere il vescovo – in quanto successore di Pietro – a cui spettasse la cura di tutta la Chiesa. Per quanto, come oggi, nel rispetto delle prerogative di ogni vescovo nei confronti della sua diocesi. E questo è un concetto ribadito spesso nelle sue lettere:

Per tutti quelli che conoscono il Vangelo, è chiaro che dalla parola del Signore fu affidata la cura della Chiesa universale al santo apostolo Pietro, principe di tutti gli apostoli…Ecco egli riceve le chiavi del regno celeste; a lui è attribuito il potere di legare e di sciogliere; a lui sono affidati la cura e il primato su tutta la Chiesa, e tuttavia non è chiamato apostolo <universale>…[2].

 

E» evidente come Gregorio riconosca il primato petrino e gli attribuisca — di fatto — funzioni universali che non poteva non avere anche il successore del “principe degli apostoli” (espressione che ricorre in moltissime lettere):

La tua dolcissima Santità mi ha parlato molto nella vostra lettera circa la cattedra di San Pietro , il principe degli apostoli , dicendo che lui ora siede su di essa nelle persone dei suoi successori . E anzi io riconosco di essere indegno […] Ma ho accettato volentieri tutto ciò che è stato detto […] Chi ignora che la santa Chiesa è fondata sulla solidità del principe degli apostoli, il quale trasse nel nome la fermezza della sua mente al punto da chiamarsi dalla pietra Pietro? E per lui è detto dalla voce della Verità , A te darò le chiavi del regno dei cieli (Mt XVI. 19 ). E ancora gli si dice, e tu una volta ravveduto convertito, conferma i tuoi fratelli ( XXII. 32 ) . E ancora una volta , Simone, figlio di Giona , mi ami tu? Pasci le mie pecorelle ( Joh. XXI . 17 )[3].

 

E’ vero che Gregorio teneva molto alla collegialità con i patriarchi di Alessandria e di Antiochia (non più esistenti da molti secoli) ma – in questa stessa lettera – specifica che spettava al vescovo di Roma il presiedere perché era quella la sede che san Pietro aveva onorato di più. Tanto che – proprio per la questione del titolo “universale” – poteva rivolgersi loro con queste parole:

Vi esortiamo quindi di nuovo al cospetto di Dio e dei suoi santi che osserviate queste norme con sommo zelo e con tutto l’impegno della vostra mente. Se qualcuno, infatti ciò che non crediamo trascurerà in qualche aspetto la presente lettera, sappia di essere escluso dalla pace con san Pietro, principe degli apostoli[4].

 

Quindi, pur non amando fare uso della sua autorità, non si tirava indietro quando la situazione lo richiedeva. Un altro esempio è quello che si legge in quest’altra lettera:

 

abbiamo ritenuto necessario inviare appositamente questi rigorosi ordini scritti, per cui, con l’autorità del beato Pietro, principe degli apostoli, noi comandiamo che….[5].

 


[1]Epistolario, Libro VIII, Lettera XXX. Alcuni stralci dell’Epistolario si trovano in italiano in rete. Per consultarlo nella sua interezza sono fruibili versioni online in inglese o in latino. La prima può essere letta e scaricata qui.http://www.ccel.org/ccel/schaff/npnf212.html

[2]Lettere, V, 37. Città Nuova Editrice, Roma 1996, p.183.1851869

[3] Register of the Epistles of Saint Gregory the Great, Book VII, Epistle LX, pp. 796797. Traduzione dall’inglese mia.

[4]Epistolario , Libro V; Lettera XLIII.

[5] Register of the Epistles of Saint Gregory the Great, Book IV, Epistle X, p. 661. Traduzione mia.

 

 

Gregorythegreat

 

 

 

Letto 1146 volte Ultima modifica il Lunedì, 03 Febbraio 2014 12:17
Ettore

Ho una laurea triennale in “Scienze storiche” e mi sto specializzando in storia medievale. Sono da sempre appassionato di apologetica e storia della Chiesa.

   

Mons. Luigi Negri


   

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