Google+
Apologetica Cattolica,Apologetica,Papa Francesco,Papa,chiesa cattolica,bibbia,sacre scritture,sacra scrittura,cristiani,chiesa,cattolici,religione,chiese,evangelici,testimoni di geova,protestanti,eresie,Dio,Gesù,Maria,Madonna Non possiamo mettere da parte la Scrittura, la s. Tradizione e le definizioni dei santi Concili! Mia riflessione su un testo raccomandato dal Papa a proposito della “Amoris Laetitia”.

Messa in diretta live  

Clicca qui, e scorri in fondo alla pagina per la diretta video


   

Vedi anche…  

   

Adorazione Perpetua Online  

Adorazione di Gesù Eucarestia perpetua online


   

Bibbia Online  

Leggi la Bibbia online: Dopo l’apertura della pagina potete anche ascoltare i passi cliccando su questo simbolo:

Cerca nella BIBBIA
Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

Speciale SINODO sulla Famiglia 2014/15

   
Giovedì, 19 Maggio 2016 00:00

Non possiamo mettere da parte la Scrittura, la s. Tradizione e le definizioni dei santi Concili! Mia riflessione su un testo raccomandato dal Papa a proposito della “Amoris Laetitia”.

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

Non possiamo mettere da parte la Scrittura, la s. Tradizione e le definizioni dei santi Concili!

Mia riflessione su un testo raccomandato dal Papa a proposito della “Amoris Laetitia”.

Il Papa nel viaggio di ritorno da Lesbo ha raccomandato di leggere le parole del card. Schönborn per capire se coloro che vivono in situazioni irregolari possono ricevere l’Eucaristia, dopo l’Esortazione “Amoris Laetitia”. In tale viaggio al Papa fu presentata la seguente domanda:

“Alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l’accesso ai sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così. Altri sostengono invece che molto sia cambiato e che vi sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, per un cattolico che vuole sapere: Ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’Esortazione, o no?” .

Il Papa ha risposto ha tale domanda dicendo:

“Io posso dire: “si”. Punto. Ma sarebbe una risposta troppo piccola. Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è stato segretario [in realtà ne è stato e ne è solo membro — ndr] della congregazione per la dottrina della fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta. ”

Ecco dunque le parole del card. Schönborn nella presentazione della Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” proprio circa l’acceso ai Sacramenti per coloro che vivono in situazioni “irregolari”.

Si pone naturalmente la domanda: e cosa dice il Papa a proposito dell’accesso ai sacramenti per persone che vivono in situazioni “irregolari”? Già Papa Benedetto aveva detto che non esistono delle “semplici ricette” (AL 298, nota 333). E Papa Francesco torna a ricordare la necessità di discernere bene le situazioni, nella linea della Familiaris consortio (84) di San Giovanni Paolo II (AL 298). “Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio” (AL 305). E Papa Francesco ci ricorda una frase importante che aveva scritto nell’Evangelii gaudium 44: “Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà” (AL 304). Nel senso di questa “via caritatis” (AL 306) il Papa afferma, in maniera umile e semplice, in una nota (351), che si può dare anche l’aiuto dei sacramenti “in certi casi”. Ma allo scopo egli non ci offre una casistica, delle ricette, bensì ci ricorda semplicemente due delle sue frasi famose: “Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore” (EG 44) e l’eucarestia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (EG 44).

Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il “discernimento delle situazioni” non è regolato in modo più preciso? Papa Francesco conosce questa preoccupazione: “comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione” (AL 308). Ad essa egli obietta dicendo: “poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo” (AL 311).

Il mio commento alle affermazioni del card. Schönborn:

1) Le parole di Papa Benedetto vanno intese considerando che lui stesso aveva dato principi molto chiari con documenti fondamentali su questo tema, si veda il testo dei documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede a firma del card. Ratzinger in si cui parla precisamente della pastorale dei divorziati risposati e delle regole da osservare a tale riguardo

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

Da Papa, lo stesso Ratzinger ha ribadito tali direttive nella “Caritatis Sacramentum” al n. 29 confermandole e, con esse, confermando i testi che hanno dato attuazione a tali direttive nelle varie conferenze episcopali come quelle emanate dalla CEI, in Italia. In questo ambito, partendo dalla Scrittura, la Chiesa aveva, d’altra parte, già fissato norme impreteribili con Concili Ecumenici, e in particolare con il Concilio di Trento: norme circa la Confessione, l’Eucaristia etc. … norme di sommo livello magisteriale ribadite dai Papi ( si vedano anche, ad esempio, i Catechismi di Trento e di s. Pio X) e ribadite anche da Giovanni Paolo II in tanti testi, in particolare nella Esortazione “Reconciliatio et Paenitentia”, in un famoso e importante discorso alla S. Rota, nel 1981, e nel Catechismo della Chiesa Cattolica, come si può ben vedere nei documenti citati, e infine ribadite da Ratzinger. La Chiesa ha già parlato chiaramente e non è possibile mettere da parte tutto questo. La Chiesa è stata fondata, 2000 anni fa, e non oggi. Le ricette lasciamole ai farmacisti e ai cuochi, noi dobbiamo impegnarci a ribadire la sana dottrina e le sue sante norme fissate in modo definitivo dalla Chiesa.

2) Le indicazioni definitive che ci vengono dai documenti indicati al primo punto del nostro commento ci dicono che l’Eucaristia va ricevuta stando in grazia, cioè liberi dal peccato grave, si vedano, in particolare, su questo punto le affermazioni di s. Paolo, gli insegnamenti del Concilio di Trento nel Decreto sul Sacramento della Eucaristia, cap. VII, e tanti altri testi magisteriali che trattano di questo tema, si noti in particolare, a riguardo, quello che affermò Giovanni Paolo II in un discorso alla Rota Romana, nel 1981 “vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma inculcata da san. Paolo e dallo stesso Concilio di Trento, per cui alla degna recezione dell’Eucaristia si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale (Concilio Tridentino, Sess. XIII, cap. 7, e can. 11: Denz.-S. 16471661).” http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1981/january/documents/hf_jp-ii_spe_19810130_penitenzieri-roma.html ; si legga anche, in particolare, quello che afferma su questo tema la “Ecclesia de Eucharistia” di Giovanni Paolo II ai nn. 36 s. e la “Sacramentum Caritatis” di Benedetto XVI al n. 29. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 1385 “Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: «Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» ( 1Cor 11,2729 ). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.” Ricevere l’Eucaristia in peccato grave è sacrilegio, peccato molto grave; occorre precisare, nei momenti più decisivi, la sana dottrina cattolica definitiva su questo argomento per chiudere decisamente la porta a peccati gravissimi cioè ai sacrilegi e quindi alla Crocifissione di Cristo e per aprire i cuori all’attuazione della sua volontà salvifica.

3) La salvezza richiede la conversione della persona e il pentimento e quindi l’odio al peccato, dolore per i peccati fatti e il proposito di non peccare più, questo è un dato praticamente dogmatico fissato chiaramente dalla Tradizione nella linea dell’insegnamento biblico e in particolare presentato dal Concilio di Firenze, Denz. Hun. 1323 e dal Concilio di Trento Denz. Hun. 1526 s., 1543, 1673 e seguenti, specialmente 1676, 1701 e seguenti, tale insegnamento è stato ovviamente riaffermato nel Catechismo di Trento nn. 247 e seguenti, il Catechismo della Chiesa Cattolica riportando un tale insegnamento definitivo ha affermato al n. 1450 «La penitenza induce il peccatore a sopportare di buon animo ogni sofferenza; nel suo cuore vi sia la contrizione, nella sua bocca la confessione, nelle sue opere tutta l’umiltà e la feconda soddisfazione» [Catechismo Romano, 2, 5, 21; cf Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1673]. 1451 Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire» [Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1676].” In questa linea va il testo della Familiaris Consortio, n. 84. Facciamo notare che i testi dei Concili suddetti sono dogmatici, presentano delle definizioni circa la fede e / o la morale. Dice il Concilio Vaticano IIQuantunque i vescovi, presi a uno a uno, non godano della prerogativa dell’infallibilità, quando tuttavia, anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione tra di loro e col successore di Pietro, si accordano per insegnare autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si impone in maniera assoluta, allora esprimono infallibilmente la dottrina di Cristo. La cosa è ancora più manifesta quando, radunati in Concilio ecumenico, sono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e della morale; allora bisogna aderire alle loro definizioni con l’ossequio della fede .” (Lumen Gentium 25) . Le affermazioni sulla contrizione dei suddetti Concili sono state, come visto, anche presentate in testi di Papi e in Catechismi di Papi, dunque possiamo ritenere che siano entrate anche nel Magistero Ordinario Universale. Con tali affermazioni non siamo noi a mettere condizioni alla Divina Misericordia o ad adulterarla, ma è Dio stesso che, attraverso esse, ci fa capire quando accogliamo la Misericordia davvero e quando resistiamo ad essa. Negare che il pentimento vero con l’odio, il dolore e il proposito siano necessari per la salvezza significa cancellare la Bibbia e la Tradizione. Ovviamente è proprio questa negazione del pentimento nei suoi vari aspetti indicati (odio, dolore e proposito) e quindi la negazione della Bibbia e della Tradizione ad annacquare anzi a mettere da parte il Vangelo per realizzare un nuovo “vangelo” nell’anno 2016. Dire solo che «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44:AAS 105 [2013], 1038) e non precisare il resto della sana dottrina per la quale si richiede l’odio dei peccati, il dolore per essi e il proposito di non più peccare appare facilmente fuorviante, specie se, poi, della Familiaris Consortio scritta da Giovanni Paolo II non si riporta integralmente e con precisione l’affermazione secondo cui : “La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La riconciliazione nel sacramento della penitenza — che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico — può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi — quali, ad esempio, l’educazione dei figli — non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Giovanni Paolo PP. IIOmelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082).

Similmente il rispetto dovuto sia al sacramento del matrimonio sia agli stessi coniugi e ai loro familiari, sia ancora alla comunità dei fedeli proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi motivo o pretesto anche pastorale, di porre in atto, a favore dei divorziati che si risposano, cerimonie di qualsiasi genere. Queste, infatti, darebbero l’impressione della celebrazione di nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente in errore circa l’indissolubilità del matrimonio validamente contratto.” …

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: 1650 Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc10,1112), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.”

4) La linea seguita dal card. Schönborn, famoso teologo, pur affermando che “questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa” (AL 300), anzitutto non riporta nessuna definizione del Papa Francesco su questi temi, né presenta la dottrina papale come basata sulla S. Scrittura o sulla Tradizione, non spiega cosa intende per esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa e allorché va, come visto, a precisare la disciplina circa l’accesso ai Sacramenti di persone che si trovano in situazioni irregolari, non ribadisce i testi magisteriali di altissimo livello, da me indicati nei punti 1 e 2 e altri che presenterò più in basso, alcuni dei quali affermano la derivazione della loro dottrina dalla S. Scrittura e dalla S. Tradizione, ma afferma:“ Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il “discernimento delle situazioni” non è regolato in modo più preciso? Papa Francesco conosce questa preoccupazione: “comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione” (AL 308). Ad essa egli obietta dicendo: “poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo ” (AL 311).” Domando: perché non viene ribadito con chiarezza e precisione quello che la Chiesa ha detto finora? Considerato che su questo tema dell’accesso ai Sacramenti da parte dei divorziati risposati la dottrina della Chiesa era stata ormai fissata in modo fermo e praticamente intangibile e che invece con questo Papa si è voluto discutere su di essa, considerato il fatto che il Pontefice stesso ha fatto tenere al card. Kasper l’intervento introduttivo al Concistoro ( http://www.liturgia.it/matrimoniopub/kasper.pdf ), intervento elogiato dal Papa ( http://www.lastampa.it/2014/02/21/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-elogia-la-teologia-in-ginocchio-di-kasper-PQycdtw2Jkq4gfle1LG6CJ/pagina.html  ), intervento che il card. Kasper ha affermato di avere concordato con il Papa ( http://www.ilfoglio.it/laltro-mondo/2014/09/18/kasper-allattacco-non-mi-trascineranno-in-una-guerra-io-ho-concordato-tutto-con-il-papa___1-vr-121059-rubriche_c140.htm http://ilsismografo.blogspot.it/2014/09/vaticano-il-cardinale-kasper-si-attacca.html  ) ma intervento le cui proposte sono state ampiamente confutate da molti autori cattolici, si legga a riguardo questo ottimo articolo tratto da nvjournal.net http://nvjournal.net/files/essays-front-page/Recenti-proposte-Una-valutazione-teologica.pdf e il testo scritto da ben 5 cardinali di solidissima dottrina intitolato “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e Comunione nella Chiesa Cattolica” ed. Cantagalli, 2014 , considerato anche l’andamento del Sinodo e considerate le parole del card. Kasper dopo l’uscita della Esortazione Apostolica sulla famiglia “Amoris Laetitia” http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-kasper-divorziati-risposati-il-papa-ha-aperto-la-porta-15969.htm#.Vzcm7XRyzqA mi aspettavo parole molto più forti e chiare da parte della S. Sede e affermo che certamente la linea seguita dalle parole del card. Schönborn se mette da parte i testi che qui sto presentando, è gravemente contraria alla sana dottrina. Faccio notare che testi come questo del card. Schönborn sono super preparati da chi li realizza e normalmente sono concordati con il Papa stesso inoltre chi li ha realizzati in questo caso è anzitutto un famoso teologo che conosce bene la dottrina, ogni parola di questi testi è super pesata per non dire di più di quello che si vuole né di meno … perciò la mancata riproposizione e sottolineatura del Magistero che qui presento se vuole significare il reale accantonamento di esso si oppone gravemente alla sana dottrina ed è scandalosa; mettere da parte i testi magisteriali di altissimo livello, da me indicati nei punti 1 e 2 e altri che presenterò più in basso, alcuni dei quali affermano la derivazione della loro dottrina dalla S. Scrittura e dalla S. Tradizione significa evidentemente seguire una linea che devia gravemente dalla sana dottrina. Va precisato che il card. Schönborn presenta con il Papa il testo di Familiaris Consortio n. 84 come decisivo per il discernimento ma cita un passo della “Amoris Laetitia”, n. 298 in cui si vede bene che il Papa ha riportato tale passo nella “Amoris Laetitia” tagliando la parte decisiva da noi riportata più sopra, quella in cui si afferma, tra l’altro, che solo ai conviventi che per ragioni gravi non possono separarsi e si impegnano a vivere come fratello e sorella si può dare l’assoluzione e l’Eucaristia. Noto anche che la linea seguita dal card. Schönborn, pur famoso teologo, che ha collaborato per la stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica, d’altra parte non ribadisce con chiarezza quello che esso dice e con esso la s. Scrittura e la s. Tradizione. Ovviamente il cardinale austriaco sa molto bene che il Catechismo della Chiesa Cattolica, secondo s. Giovanni Paolo II è il frutto di una collaborazione di tutto l’Episcopato della Chiesa Cattolica, il quale ha accolto con generosità il mio invito ad assumere la propria parte di responsabilità in un’iniziativa che riguarda da vicino la vita ecclesiale. Tale risposta suscita in me un profondo sentimento di gioia, perché il concorso di tante voci esprime veramente quella che si può chiamare la « sinfonia » della fede. La realizzazione di questo Catechismo riflette in tal modo la natura collegiale dell’Episcopato: testimonia la cattolicità della Chiesa”. http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19921011_fidei-depositum.html

Se, dunque vuole mettere praticamente da parte affermazioni magisteriali di sommo livello che attengono alla legge divina e al diritto divino, come si vedrà più avanti, la linea seguita dal cardinale si oppone gravemente alla dottrina cattolica dogmatica; chi segue tale linea di accantonamento di affermazioni così importanti si carica di una pesantissima responsabilità dinanzi a Dio e si incammina per una strada che, in quanto volontariamente opposta al diritto divino e alle definizioni tridentine, appare gravemente contraria alla sana dottrina; il Vescovo Emerito di Cracovia, Mons. Pieronek, rispose qualche tempo fa a una domanda che gli era stata posta su questo tema, nel modo seguente: “Monsignor Pieronek, è possibile, dopo il Sinodo, dare la comunione al divorziato risposato civilmente?“No.  Non era possibile prima, non lo è oggi, non lo sarà domani. Il motivo è semplice. La dottrina della Chiesa, su questo punto, è chiara e non modificabile, immutabile. Cambiarla, significa mutare il Vangelo e  sappiamo che questo, salvo cadere in eresia o apostasia, non è pensabile. Cambiarla, inoltre, è un tradimento della tradizione della chiesa cosa che va rispettata gelosamente, e nessuno, sinodo o papa, è autorizzato a fare questo.” http://www.lafedequotidiana.it/tadeusz-pieronek-arcivescovo-emerito-di-cracovia-mai-la-comunione-ai-divorziati-risposati/ Si vedano, in questa linea, affermazioni e testi di sommo livello emanati della S. Sede:
A) S. GIOVANNI PAOLO II
È in questo ambito chiaramente pastorale, come ben avete chiarito nella presentazione dei lavori di questa Assemblea Plenaria, che si inquadrano le riflessioni del vostro incontro, volte ad aiutare le famiglie a scoprire la grandezza della loro vocazione battesimale ed a vivere le opere di pietà, carità e penitenza. L’aiuto pastorale presuppone però che sia riconosciuta la dottrina della Chiesa chiaramente espressa nel Catechismo: “Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640).” http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1997/january/documents/hf_jp–ii_spe_19970124_plenaria-pc-family_it.html

“E tenete presente che vige ancora, e vigerà per sempre nella Chiesa l’insegnamento del Concilio Tridentino circa la necessità della confessione integra dei peccati mortali (Concilio Tridentino,Sess. XIV, cap. 5 e can. 7: Denz.-S. 16791683; 1707); vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma inculcata da san. Paolo e dallo stesso Concilio di Trento, per cui alla degna recezione dell’Eucaristia si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale (Concilio Tridentino, Sess. XIII, cap. 7, e can. 11: Denz.-S. 16471661).”

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1981/january/documents/hf_jp-ii_spe_19810130_penitenzieri-roma.html

“In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce: « Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione ».(N. 1385; cfr Codice di Diritto Canonico, can. 916Codice dei Canoni delle Chiese Orientali , can. 711.  ) Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, « si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale ».(Discorso ai membri della Sacra Penitenzieria Apostolica e ai Penitenzieri delle Basiliche Patriarcali di Roma (30 gennaio 1981): AAS73 (1981), 203. Cfr Conc. Ecum. Tridentino, Sess. XIIIDecretum de ss. Eucharistia, cap. 7 et can. 11DS 1647, 1661. )

 

B) LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE 
Di fronte alle nuove proposte pastorali sopra menzionate questa Congregazione ritiene pertanto doveroso richiamare la dottrina e la disciplina della Chiesa in materia. Fedele alla parola di Gesù Cristo(Mc 10,1112: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».), la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione(Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1650; cf. anche n. 1640 e Concilio Tridentino, sess. XXIV: Denz.-Schoenm. 17971812. ). Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, che, del resto, non sono affatto esclusi dalla comunione ecclesiale. Essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile con le disposizioni del diritto divino, sulle quali la Chiesa non possiede alcun potere di dispensa(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640. )”
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

C) IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI 

“La proibizione fatta nel citato canone, per sua natura, deriva dalla legge divina e trascende l’ambito delle leggi ecclesiastiche positive: queste non possono indurre cambiamenti legislativi che si oppongano alla dottrina della Chiesa. Il testo scritturistico cui si rifà sempre la tradizione ecclesiale è quello di San Paolo: «Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11, 2729) (CONCILIO DI TRENTODecreto sul sacramento dell’Eucaristia: DH 16461647, 1661. ).
….. Tenuto conto della natura della succitata norma (cfr. n. 1), nessuna autorità ecclesiastica può dispensare in alcun caso da quest’obbligo del ministro della sacra Comunione, né emanare direttive che lo contraddicano.”
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html

Le affermazioni di questi testi sono evidentemente fortissime comprendono definizioni dogmatiche di Concili Ecumenici che presentano il diritto divino e la legge divina, metterle da parte, abbandonarle è gravemente contrario alla sana dottrina, nessuno può mettersi al di sopra di Dio! Il card. Caffarra disse a questo riguardo: ammettere i divorziati risposati fuori dei casi  previsti da s. Giovanni Paolo II significa mettersi contro la  dottrina della Chiesa sul matrimonio, sulla sessualità umana, sula Sacramento della Eucaristia e sul Sacramento della Penitenza inoltre una tale ammissione farebbe chiaramente pensare che non esiste un matrimonio indissolubile http://apologetica-cattolica.net/speciale-sinodo/il-card-caffarra-la-comunione-ai-divorziati-risposati-non-puo-essere-data-fuori-dei-casi-indicati-da-s-giovanni-paolo-ii.html

 

Quello che ho detto riguardo al testo del cardinale Schönborn va esteso alla Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” , visto che il Papa ha elogiato le affermazioni del cardinale in questione e visto che il Papa ha affidato a tale prelato, e quindi a tali affermazioni, la presentazione della suddetta Esortazione. Ricordiamo che Papa è il custode della S. Scrittura e della S. Tradizione e le deve appunto custodire e non mettere da parte né cambiare secondo le sue idee: “Il Papa “è soggetto al diritto divino e vincolato dall’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua Chiesa . Il Papa non può modificare la costituzione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore.… La Costituzione della Chiesa appoggia i suoi cardini su un fondamento che viene da Dio e quindi non può essere in balia dell’arbitrio umano.… Come il Concilio Vaticano ha esposto con parole chiare e comprensibili e e come la natura stessa della cosa si manifesta, l’infallibilità è una proprietà che si riferisce solo al supremo Magistero del Papa; e questo coincide con precisamente con l’ambito del Magistero infallibile della Chiesa in genere ed è legato a ciò che è contenuto nella S. Scrittura e nella Tradizione, come pure alle definizioni già emanate dal Magistero ecclesiastico”. (Dichiarazione dei Vescovi tedeschi 1875 , D. H. 3114; testo lodato e approvato da Papa Pio IX con la “Mirabilis illa constantia” del 1875, D. H. 3117). Abbiamo già avuto casi di Papi che hanno affermato cose errate suscitando in certi casi anche notevole scandalo, purtroppo, si pensi ai Papi Onorio (Denz. Hun. 550 ss. 561 ss.) Liberio, secondo s. Girolamo, ( cfr. anche Denz. Hun. 138 ss.) Giovanni XXII (Denz. Hun. 990 s.) ed altri. Domando che si ribadisca la sana dottrina su questioni così importanti nella s. Chiesa; i veri Pastori devono aiutare i fedeli a non commettere il peccato specie se grave soprattutto se gravissimo, come il sacrilegio; il Papa e i suoi collaboratori ribadiscano con chiarezza e forza la sana dottrina e siano giustamente condannati coloro che diffondono errori nella Chiesa di Dio. Chiedo al Signore Gesù Capo della Chiesa che intervenga perché ovunque sia diffonda la santa Verità per la salvezza delle anime.

Concludo ricordando che la Legge di Dio e la sana dottrina vanno ribadite con santa chiarezza e senza ambiguità o deviazioni specie in questi tempi perché la Dottrina è un corpo unico e togliendo qualcosa di fondamentale si disintegra il tutto e anche perché oggi, data anche la grande perversione che si diffonde nel mondo, ogni cedimento viene facilmente interpretato come crollo totale della morale cristiana, cancellazione della sua verità e perpetuità e quindi apertura ad ogni peccato. La certezza e precisione della sana dottrina rende anche più forti i sacri ministri e tutto il popolo di Dio nello scacciare le tentazioni che spingono a cadere nel peccato, quindi rende più luminosa la testimonianza che la Chiesa dà al mondo e allontana il pericolo di scandali. 

Don Tullio Rotondo 

Dottore in S. Teologia 

Letto 759 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Maggio 2016 19:48
Don Tullio

Don Tullio è un sacerdote di Santa Romana Chiesa, Dottore in teologia morale e laurea in giurisprudenza.

https://www.facebook.com/dontullio.rotondo
   

Mons. Luigi Negri


   

Chi è online  

Abbiamo 61 visitatori e nessun utente online

   

Versetto del giorno  

   

Liturgia del giorno  

   

Catechismo della Chiesa Cattolica  


Clicca sull’immagine

   

Associazione Quo Vadis  


Conosci davvero i testimoni di Geova?
   
   
Sali su
Vai giù
   
hasTooltip