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Speciale SINODO sulla Famiglia 2014/15

   
Venerdì, 16 Ottobre 2015 00:00

I divorziati risposati che vivono "more uxorio" non possono ricevere l'Eucaristia. Mia risposta a p. Cavalcoli, e implicitamente, a molti altri con lui. In evidenza

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Parlando riguardo alla questione dei divorziati risposati e della possibilità che il Papa dia ad essi l’Eucaristia P. Cavalcoli afferma, tra l’altro, in un articolo

“L’attuale disciplina che regola la pastorale e la condotta dei divorziati risposati è una legge ecclesiastica, che intende conciliare il rispetto per il sacramento del matrimonio, la cui indissolubilità è un elemento essenziale, con la possibilità di salvezza della nuova coppia. La Chiesa non può mutare la legge divina che istituisce e regola la sostanza dei sacramenti, ma può mutare le leggi da lei emanate, che riguardano la disciplina e la pastorale dei sacramenti.Dobbiamo quindi pensare che un eventuale mutamento dell’attuale regolamento sui divorziati risposati, non intaccherà affatto la dignità del sacramento del matrimonio, ma anzi sarà un provvedimento più adatto, per affrontare e risolvere le situazioni di oggi». ”

http://it.aleteia.org/2015/10/16/comunione-risposati-non-toccare-dottrina-ma-disciplina/

Caro p. Cavalcoli le consiglio di andarsi a rivedere quello che afferma il Concilio di Trento in modo cogente e assoluto: per ricevere il Sacramento della Confessione occorre: odio al peccato, dolore per il peccato commesso e proposito di non più peccare; se la persona non ha questa disposizione non può ricevere l’assoluzione; questa dottrina è immodificabile. Se non c’è la reale conversione la persona non può essere assolta. Si vedano i testi del Denzinger 1676 ss … Il Catechismo del Concilio di Trento dice la stessa cosa e precisa che come dobbiamo amare Dio soprattutto così dobbiamo odiare il peccato soprattutto. Il peccato grave è sommo male che ha determinato la Passione di Cristo ed è offesa di Dio che è causa di dannazione eterna  e va ripudiato radicalmente

S. Giovanni Paolo II afferma nella Reconciliatio e Paenitentia “Ma l’atto essenziale della penitenza, da parte del penitente, è la contrizione, ossia un chiaro e deciso ripudio del peccato commesso insieme col proposito di non tornare a commetterlo, per l’amore che si porta a Dio e che rinasce col pentimento. Così intesa, la contrizione è, dunque, il principio e l’anima della conversione, di quella «metanoia» evangelica che riporta l’uomo a Dio come il figlio prodigo che ritorna al padre, e che ha nel sacramento della penitenza il suo segno visibile, perfezionativo della stessa attrizione. Perciò, «da questa contrizione del cuore dipende la verità della penitenza» («Ordo Paenitentiae», 6c). Rimandando a tutto quanto la Chiesa, ispirata dalla parola di Dio, insegna circa la contrizione, mi preme qui sottolineare un solo aspetto di tale dottrina, che va meglio conosciuto e tenuto presente. Non di rado si considerano la conversione e la contrizione sotto il profilo delle innegabili esigenze, che esse comportano, e della mortificazione che esse impongono in vista di un radicale cambiamento di vita. Ma è bene ricordare e rilevare che contrizione e conversione sono ancor più un avvicinamento alla santità di Dio, un ritrovare la propria verità interiore, turbata e sconvolta dal peccato, un liberarsi nel più profondo di se stessi e, per questo, un riacquistare la gioia perduta, la gioia di essere salvati, che la maggioranza degli uomini del nostro tempo non sa più gustare. ”

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma ai nn. 1451 ss

1451 Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire» [Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1676].

 1452 Quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta «perfetta» (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1677].

1453 La contrizione detta «imperfetta» (o «attrizione») è, anch’essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un’evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l’azione della grazia, dall’assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza [Cf Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1677].

1454 E» bene prepararsi a ricevere questo sacramento con un esame di coscienza fatto alla luce della Parola di Dio. I testi più adatti a questo scopo sono da cercarsi nel Decalogo e nella catechesi morale dei Vangeli e delle lettere degli Apostoli: il Discorso della montagna, gli insegnamenti apostolici [Cf Rm 1215; 1Cor 1213; 1454 Gal 5; Ef 46 ]. ”

…e a riguardo dei divorziati risposati s. Giovanni Paolo II ha detto in questa linea nella  “Familiaris Consortio” al n.84 :  “La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. (…). La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Giovanni Paolo PP. IIOmelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082).”

Dunque possono essere assolti e ricevere l’Eucaristia solo quei divorziati risposati che hanno vero odio del peccato, dolore per il peccato compiuto e proposito di non peccare più  e quindi sono disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ovviamente se non si può essere assolti tanto meno si può ricevere l’Eucaristia … Infatti Giovanni Paolo secondo ha potuto affermare in Ecclesia de Eucharistia “La celebrazione dell’Eucaristia [—] non può essere il punto di avvio della comunione, che presuppone come esistente, per consolidarla e portarla a perfezione” (n. 35.). Il s. Papa cita poi S. Giovanni

Crisostomo: “«Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa

sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà

mai chiamarsi comunione [—], ma condanna, tormento e aumento di castighi»”.(ibid. n.36) Giovanni

Paolo II conclude dunque solennemente: “Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre

nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione

dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve

premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale». (Ibid. ; cfr. DS 1647, 1661 )

E’ davvero difficile immaginare come questo insegnamento potrebbe essere modificato senza minare la dottrina sull’Eucaristia. Anzi, come dichiarato dalla Commissione Teologica Internazionale (a proposito dell’ammissione dei divorziati risposati alla Comunione), “se essa [la Chiesa] potesse comunicare il sacramento dell’unità a quelli e a quelle che, su un punto essenziale del mistero di Cristo, hanno rotto con lui, essa non sarebbe più segno e testimone del Cristo, ma suo contro-segno e suo contro-testimone”.(Commissione Teologica Internazionale, “Le «sedici tesi cristologiche» di Gustave Martelet, S.I., approvate «in forma generica» dalla Commissione Teologica Internazionale”, La dottrina cattolica sul sacramento del matrimonio (1977), n. 12.)

Perché tutti possano verificare come il cambiamento per il quale i divorziati risposati che vivono al modo di moglie e marito (“more uxorio”) possano ricevere la Comunione e prima l’assoluzione sacramentale è radicalmente contrario alla Legge Divina e dunque inattuabile nella Chiesa vi invito a leggere i testi che qui sotto indico e di cui presento solo delle affermazioni che indicano quello che ho appena detto.

1) S. GIOVANNI PAOLO II (DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

AI PARTECIPANTI ALLA XIII ASSEMBLEA PLENARIA

DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA Venerdì, 24 gennaio 1997)

È in questo ambito chiaramente pastorale, come ben avete chiarito nella presentazione dei lavori di questa Assemblea Plenaria, che si inquadrano le riflessioni del vostro incontro, volte ad aiutare le famiglie a scoprire la grandezza della loro vocazione battesimale ed a vivere le opere di pietà, carità e penitenza. L’aiuto pastorale presuppone però che sia riconosciuta la dottrina della Chiesa chiaramente espressa nel Catechismo: “Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina” (Cathechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640).

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1997/january/documents/hf_jp-ii_spe_19970124_plenaria-pc-family_it.html

 

2) LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (LETTERA

AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA CIRCA LA RECEZIONE

DELLA COMUNIONE EUCARISTICA DA PARTE DI FEDELI DIVORZIATI

RISPOSATI, del 14 Settembre 1994, lettera approvata dal Papa)

Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, che, del resto, non sono affatto esclusi dalla comunione ecclesiale. Essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile con le disposizioni del diritto divino, sulle quali la Chiesa non possiede alcun potere di dispensa(12)

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

 

3) IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI (DICHIARAZIONE

CIRCA L’AMMISSIBILITÀ ALLA SANTA COMUNIONE DEI DIVORZIATI RISPOSATI)

Tenuto conto della natura della succitata norma (cfr. n. 1), nessuna autorità ecclesiastica può dispensare in alcun caso da quest’obbligo del ministro della sacra Comunione, né emanare direttive che lo contraddicano.

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html

 

Cristo regni. Don Tullio Rotondo

 

 

 

 

 

Letto 815 volte Ultima modifica il Domenica, 25 Ottobre 2015 04:40
Don Tullio

Don Tullio è un sacerdote di Santa Romana Chiesa, Dottore in teologia morale e laurea in giurisprudenza.

https://www.facebook.com/dontullio.rotondo
   

Mons. Luigi Negri


   

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