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Speciale SINODO sulla Famiglia 2014/15

   
Martedì, 24 Marzo 2015 00:00

Card. Burke: Noi resisteremo!

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Il porporato americano, a cui il Papa ha affidato l’incarico onorifico di patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, ha affermato: «Non posso accettare che si possa dare la comunione a una persona che sta vivendo un’unione irregolare perché è adulterio. L’unione tra omosessuali non ha niente a che fare col matrimonio»

Resisterò al Papa se ci saranno le aperture ai divorziati risposati e ai gay. Non posso fare altro”. Queste le parole del cardinale statunitense Raymond Leo Burke, tra i principali oppositori, anche nel Sinodo dei vescovi sulla famiglia dell’ottobre 2014, della linea aperturista incoraggiata da Bergoglio. Burke, classe 1948, nativo di Richland Center nel Wisconsin, viene nominato vescovo da san Giovanni Paolo II che lo ordina personalmente nella Basilica Vaticana il 6 gennaio 1995. Ma è Benedetto XVI a imporgli la berretta cardinalizia nel 2010 e ad affidargli il prestigioso ruolo di prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, la “Cassazione vaticana”. Ruolo dal quale Bergoglio lo ha rimosso, subito dopo il Sinodo, per affidargli l’incarico onorifico di patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Per il porporato, infatti, “non c’è dubbio che quello che stiamo vivendo è un tempo difficile, doloroso e preoccupante. Io non vorrei – sottolinea Burke – fare del Papa un nemico”. Anche se la sua opposizione alla linea di Bergoglio è netta e chiara: “Non posso accettare che si possa dare la comunione a una persona che sta vivendo un’unione irregolare perché è adulterio. E la questione delle unioni tra persone omosessuali non ha niente a che fare col matrimonio. Questa è una sofferenza che alcune persone hanno di essere attratte sessualmente, contro la natura, da persone dello stesso sesso”. Per il cardinale, quindi, nessun tipo di apertura per i divorziati risposati e nemmeno per gli omosessuali, nonostante Francesco abbia affermato, pochi mesi dopo la sua elezione: “Chi sono io per giudicare un gay?”. E alla vigilia del primo Sinodo sulla famiglia abbia chiesto di “prestare attenzione ai battiti di questo tempo”.

Per Burke, però, nonostante questo acceso dibattito, “la Chiesa non è minacciata perché il Signore ci ha assicurato, come ha detto a san Pietro nel vangelo, che le forze del male non prevarranno, non praevalebunt come diciamo in latino, che non avranno la vittoria sulla Chiesa”. Eppure gli attacchi del porporato contro Papa Francesco si intensificano e si fanno sempre più pesanti. “Molti – aveva raccontato Burke dopo il primo Sinodo – mi hanno manifestato preoccupazione in un momento così critico, nel quale c’è una forte sensazione che la Chiesa sia come una nave senza timone, non importa per quale motivo”.

E su Bergoglio aveva precisato: “Ho tutto il rispetto per il ministero petrino e non voglio sembrare di essere una voce contraria al Papa. Vorrei essere un maestro della fede con tutte le mie debolezze, dicendo la verità che oggi molti avvertono. Soffrono un po’ di mal di mare perché secondo loro la nave della Chiesa ha perso la bussola”. 

In un recente viaggio a Vienna per presentare la traduzione di un nuovo libro al quale ha contribuito, Remaining in the Truth of Christ (Rimanere nella verità di Cristo),Il testo è frutto della collaborazione di cinque cardinali di Germania, Italia e Stati Uniti ed è una riposta al discorso del cardinale Walter Kasper al concistoro straordinario del febbraio scorso, nel quale ha proposto di permettere ad alcuni divorziati risposati di accedere alla Santa Comunione. Il Cardinale Burke ha messo in guardia contro i tentativi di alcuni membri del Sinodo dei vescovi di cambiare le verità immutabili della Chiesa. Malgrado i recenti resoconti dei media in base ai quali il porporato starebbe guidando l»“opposizione conservatrice” all»“agenda riformista” di papa Francesco, il cardinale statunitense insiste sulla sua fedeltà al papa come Vicario di Cristo e Successore di San Pietro.

Cosa sta insegnando realmente la Chiesa?” E la mia risposta è sempre stata che conosciamo l’insegnamento della Chiesa: è nel Catechismo, è nella Tradizione, e dobbiamo semplicemente aggrapparci a questo, e in questo modo sappiamo che stiamo facendo la cosa giusta.




Nel suo discorso alla fine del Sinodo, il papa ha parlato della difesa del deposito della fede. È questo che vuole sottolineare?

Esattamente. E ho detto molto chiaramente nella mia risposta all’intervistatore che non stavo dicendo che questo era ciò che il Santo Padre stava provocando o facendo, ma semplicemente una realtà di oggi.


La settimana scorsa Elton John ha definito papa Francesco un grande eroe per i diritti dei gay. Alcuni lodano questo e si rallegrano che una persona che in genere non guarderebbe alla Chiesa si sia impegnata ora in qualche modo con essa. Altri dicono: sì, persone come Elton John vedono una porta aperta, ma è aprire una porta che conferma che queste persone hanno uno stile di vita peccaminoso. Come può la Chiesa gestire al meglio questa situazione in cui si trova di modo che ci siano sia verità che carità?

Solo con lo sforzo diligente di spiegare con molta attenzione l’insegnamento della Chiesa riguardo agli atti omosessuali e di compiere le giuste distinzioni tra il peccato e il peccatore. È stata una delle difficoltà del Sinodo, è stato tutto confuso ed è stato quantomeno implicato il fatto che potessero esserci elementi positivi in atti che comportano peccato mortale. Sappiamo tutti che non è possibile. Non ci può essere alcun elemento positivo in questo. E così se il papa viene lodato perché tiene profondamente alle persone che soffrono per l’attrazione per le persone dello stesso sesso – e nella società di oggi questo viene rivestito di grande consapevolezza attraverso tutto il movimento per i diritti dei gay –, la preoccupazione del papa per loro è che capiscano che, anche se provano questa attrazione, è un’attrazione ad atti disordinati e hanno bisogno di cercare la guarigione e la grazia necessarie, di ordinare correttamente la propria vita e di affrontare questa sofferenza, che è molto profonda. Non si può vedere la posizione del papa come se in qualche modo la Chiesa ritirasse ciò che non può ritirare, nella fattispecie l’insegnamento per cui è contrario alla natura.


Si parla sempre più della paura di uno scisma, del fatto che se il Sinodo dei vescovi procederà nella direzione che ha intrapreso la situazione peggiorerà. Cosa si potrebbe fare, a suo avviso, per evitarlo?

Dobbiamo essere individualmente sicuri di rimanere in forte contatto con la Tradizione attraverso il nostro studio del Catechismo, soprattutto attraverso la preghiera e anche una giusta direzione spirituale, forti nella nostra fede cattolica e nella nostra testimonianza di questa. E poi dobbiamo usare altre occasioni e opportunità, come la nostra testimonianza personale nei nostri contatti quotidiani, visite alla famiglia e agli amici e così via, per sottolineare la bellezza della verità relativa al matrimonio. Anche eventi come quello di oggi, un convegno sulle questioni sollevate nel Sinodo sulla famiglia e altri argomenti sui quali c’è molta confusione.

Penso, ad esempio, a questo: è possibile che l’insegnamento della Chiesa possa rimanere lo stesso e tuttavia che la Chiesa possa avere una pratica pastorale che sembra contraddirlo? Bisogna affrontare questo genere di argomenti. E anche la confusione che circonda la posizione dei Padri della Chiesa relativamente alla Comunione a coloro che vivono unioni irregolari, o la confusione che circonda la pratica delle Chiese ortodosse e così via, e l’idea che dovremmo adottare la stessa pratica.


Pensa che ci sia un rischio reale di scisma?

Se in qualche modo il Sinodo dei vescovi è stato visto andare in senso contrario a quelli che sono l’insegnamento e la pratica costanti della Chiesa, c’è il rischio perché sono verità che non cambiano e che non si possono cambiare.

Al Sinodo, quando è stato diffuso il rapporto a metà dei lavori, alcuni hanno detto che era un disastro.

È stato un disastro totale.

Il rapporto finale ha sottolineato la necessità di una sensibilità verso gli elementi positivi dei matrimoni civili e, “fatte le debite differenze”, delle convivenze. La Chiesa, afferma, deve indicare “anche elementi costruttivi” in queste situazioni. Il paragrafo in questione, il numero 41, ha ottenuto la maggioranza richiesta di due terzi. Trova preoccupante che questo paragrafo abbia ottenuto questa maggioranza tra i vescovi?

Il linguaggio è quantomeno confuso, e temo che alcuni Padri sinodali possano non aver riflettuto a sufficienza sulle sue implicazioni, o forse visto che il linguaggio è confuso non abbiano compreso del tutto ciò che si stava dicendo. Ma per me è preoccupante. E poi l’intera questione: che anche se certi paragrafi sono stati rimossi, in contraddizione con la pratica del passato il documento sia stato stampato con quei paragrafi inclusi, e una persona doveva andare a vedere la votazione per verificare se certi paragrafi erano stati rimossi. È preoccupante per me che perfino quelle sezioni che si è votato di rimuovere abbiano ricevuto un sostanzioso numero di voti.

A livello giuridico, quando quei tre paragrafi non hanno ricevuto la maggioranza di due terzi dovevano essere rimossi dal documento?

Assolutamente sì. Non abbiamo potuto discutere quel testo, ma abbiamo votato paragrafo per paragrafo, e a cosa serve votare paragrafo per paragrafo se non per accettare un paragrafo o rimuoverlo? È solo un altro aspetto preoccupante sul modo in cui è stato condotto il Sinodo dei vescovi.

Pensa che questa agenda proseguirà quest’anno? Non ci saranno cambiamenti di direzione?

No, perché il Segretario Generale si è identificato in modo molto forte con la tesi di Kasper, non esita a dirlo e ha anche pronunciato vari interventi in diversi luoghi. È meno esplicito del cardinale Kasper, ma è chiaro che aderisce a quel pensiero. Per cui andrà tutto avanti, ed è per questo che è importante che continuiamo a parlare e ad agire per affrontare la situazione.

Una domanda sul linguaggio: nel documento di metà sinodo è stata usata ripetutamente la parola “accogliere”, soprattutto nei tre paragrafi relativi all’omosessualità. Come sa, “accogliere” in italiano può significare molte cose. Inizialmente in inglese è stata tradotta con “welcome”, poi, due giorni dopo, è stata cambiata con “provided for”, poi si è tornati indietro. Qual è la giusta comprensione o il giusto modo di rendere “accogliere”, se bisogna usare questo termine?

Non sono sicuro che “accogliere” sia la parola giusta da usare, perché credo – non sono un esperto di italiano – che possa essere intesa nel senso che vengono accolte come persone che vivono in questo modo. Le accogliamo come figli di Dio, come fratelli e sorelle di Cristo, ma non accogliamo il loro stile di vita, per così dire, o il modo in cui vivono. Se ci sono, ad esempio, due uomini o due donne che vivono insieme apertamente in una relazione omosessuale, sì, si ha cura di loro, e forse “curare a livello pastorale” è l’espressione migliore. Si ha cura di loro ma bisogna fare molta attenzione nella comunità cristiana a non dare agli altri fedeli l’impressione che in qualche modo la loro relazione sia moralmente giusta e che la Chiesa accolga anche questa relazione. Non è così. È questo l’aspetto delicato. Ricordo nel nostro piccolo gruppo di discussione che certi vescovi avevano un’obiezione nei confronti della parola “welcome”, e l’ho capito per questa ragione.

Penso che il linguaggio in sé non sia corretto e che dobbiamo trovare una vita diversa. Ancora una volta, non sono italiano, ma non penso che “accogliere” sia il termine giusto.

Al Sinodo non sembra che si sia parlato molto del paradiso o della fine o della vita eterna, dell’inferno o del peccato. Il linguaggio che circondava il Sinodo è sembrato piuttosto orizzontale, ma la comprensione cattolica del matrimonio è intesa alla luce della vita eterna e della realtà a cui punta, ovvero l’unione tra Cristo e la Sua Chiesa e l’amore fedele di Dio per il Suo popolo. Come possiamo tornare a concentrare la nostra attenzione su queste realtà l’anno prossimo?

Nel libro Remaining in the Truth of Christ, al quale ho contribuito anch’io, c’è un compendio del Magistero sul matrimonio in cui si troverà questo tipo di direzione, questo approccio in base al quale tutto deve essere visto e affrontato dalla prospettiva della vita eterna e della salvezza eterna, che viene a noi solo in Gesù Cristo e nella Sua grazia attraverso la quale convertiamo quotidianamente la nostra vita a Cristo e lottiamo ogni giorno per vincere il peccato. E questo vale anche nel matrimonio. La bellezza del sacramento è aumentata dalla lotta dei partner per essere fedeli e generosi in ogni modo.


CLICCA QUI se vuoi vedere l’intervista al Cardinal Burke.
L
’intervista inizia in Francese solo per alcuni secondi, per il resto è tutta in italiano.

Letto 1810 volte Ultima modifica il Martedì, 24 Marzo 2015 15:36
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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