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Speciale SINODO sulla Famiglia 2014/15

   
Mercoledì, 29 Ottobre 2014 00:00

Le dure critiche del Vescovo di Bayonne alla conduzione del Sinodo

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Un lato positivo di questo Sinodo? Sembra che le lingue si siano sciolte e i discorsi siano molto più liberi, chiari e diretti, senza le consuete, avvilenti circonlocuzioni curiali. Non che mons. Aillet, validissimo vescovo di Bayonne, mancasse di sincerità. Ma fa comunque effetto (piacevole) leggere affermazioni così disinibite. Dopo tutto, è quello che Papa Francesco aveva richiesto…

 

 

Cosa ne pensa del Sinodo?

Vorrei iniziare con un aspetto negativo. Una relazione del Sinodo, piuttosto che restare uno strumento interno per guidare la riflessione dei gruppi di lavoro, è stata inopportunamente rilasciata a metà del percorso. Le sue formule, pur se potevano essere generose, erano pericolose e piene di ambiguità. Hanno logicamente prestato il fianco ad un incendio dei media che hanno creduto che la Chiesa ammettesse le coppie dello stesso sesso e l’accesso ai sacramenti ai divorziati risposati. Ognuno si è creduto obbligato a lanciare la sua strofetta sul tema. Ora sarà difficile recuperare questo pasticcio nell’opinione pubblica.


Mons. Aillet viene spesso attaccato e insultato dalle lobbies anticattoliche francesi.
Lei è severo con i media …

Io sono severo con il grano da macinare regalato ai media. Si è dato a persone che mal comprendono la Chiesa, che si basano sul solo criterio dell’evoluzione dei costumi, un testo incompiuto che esse hanno preso per moneta sonante. Le lobbies hanno fatto pressione, pesato sulle nostre riflessioni e messo l’accento su due aspetti propri della cultura più che altro occidentale, edonistica e individualistica: i divorziati risposati e l’unione di persone dello stesso sesso. La nostra comunicazione, la dobbiamo curare. Era meglio non pubblicare nulla e attendere la fine del sinodo; così è da principianti. Detto questo, il Papa ha dato atto delle vivaci discussioni che hanno attraversato l’Assemblea sinodale, affermando che esse sono sane, il che dimostra che la parola è stata libera e costruttiva.

Nonostante questo errore di comunicazione, l’esito del Sinodo è positivo o negativo?

Sono rimasto deluso di non trovare il grande tesoro dell’insegnamento di Giovanni Paolo II sulla famiglia. Anche se è menzionato nella relazione finale, non si ha l’impressione che la teologia del corpo, risultato di una capacità intellettuale e di una esperienza pastorale straordinarie, sia messa a disposizione delle famiglie. Questo è un peccato perché questa teologia, oggi riscoperta da giovani coppie che non provengono necessariamente dal ‘serraglio’, offre un potente aiuto per le relazioni interpersonali, per il linguaggio del corpo, per la relazione intima, fonte di felicità tra relazione sessuale e apertura alla vita, l’amore coniugale e la procreazione.

Cosa pensa del discorso finale del papa che ha biasimato i “tradizionalisti” come  “progressista”?

Questa opposizione dialettica in cui il mondo ci chiude funziona come una trappola. Sembra che non si possa uscire da questa contrapposizione tra dottrina e pastorale. Tra ciò che è vero e ciò che è misericordia. È quasi come se non si potesse uscire da questa contrapposizione tra legge e libertà se non con un compromesso che conduca a “un accordo di essere in disaccordo” – per riprendere la formula del Papa rivolto ai vescovi dell’Asia. Certo, il percorso di cresta è difficile da trovare, ma manca una terza via. Che tuttavia è stata brillantemente spiegata da Giovanni Paolo II in Veritatis Splendor, e ha servito da luce per Familiaris Consortio e Evangelium Vitae e anche al Catechismo della Chiesa cattolica nella sua parte morale. Infatti, egli dice che la verità sul matrimonio, sull’amore coniugale e sulla famiglia, non è in origine una norma esterna che viene imposta alla libertà dell’uomo come un fardello pesante da sopportare, e inserita in una cultura del peccato. Invece, essa è iscritta nel cuore dell’uomo, come un innato senso della bellezza, bontà e verità. La verità morale che brilla nel Verbo incarnato non è solo un’idea, un ideale da raggiungere: essa è già presente nell’intenzione. L’uomo ha bisogno di principi per illuminare il suo cammino e questa strada porta molto meglio di quanto si pensi alle realtà concrete sul terreno. Si tratta di una misericordia che non mortifica la capacità di ogni uomo a raggiungere la perfezione, anche se vive situazioni difficili, e che presenta la legge come un percorso di crescita. […]

Fonte: Famille Chrétienne

Letto 1138 volte Ultima modifica il Sabato, 08 Novembre 2014 06:36
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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