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Lunedì, 27 Gennaio 2014 21:11

Trattato della Vera devozione a Maria

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PICCOLA INTRODUZIONE

L’opera principale di S. Luigi di Montfort fu scritta verso la fine del suo breve ministero sacerdotale, di soli 16 anni; egli stesso ci dice, in VD 10, che ciò che sta scrivendo è esattamente ciò che ha predicato per molti anni. Secondo la tradizione, si ritiene che la stesura del Trattato avvenne nell’autunno del 1712, a La Rochelle, dove egli risiedeva in una piccola abitazione chiamata l»»Eremitaggio di S. Eloi».

 

 

Luigi Maria Grignion de Monfort ovvero Louis-Marie Grignion de Montfort (Montfort-la-Cane, 31 gennaio 1673 – Saint-Laurent-sur-Sèvre, 28 aprile 1716), è stato un sacerdote francese, fondatore della Compagnia di Maria e delle Figlie della Sapienza.

     Nominato missionario apostolico da papa Clemente XI esercitò il suo ministero nelle regioni nord-occidentali della Francia: nel Poitou (soprattutto in Vandea) e in Bretagna. Trascorse i primi anni di sacerdozio, occupandosi degli ospedali e dei poveri, mentre dopo l’incontro con il pontefice si dedicò quasi esclusivamente alla predicazione delle missioni. L’attività missionaria lo rese molto popolare e amato dagli abitanti di quelle regioni, nelle quali, con il suo apostolato, diffuse ulteriormente il cattolicesimo ricevendo però aspre critiche dai protestanti e dai giansenisti, con i quali si scontrò più frequentemente.

     Fu autore di diversi testi nei quali presenta la sua dottrina spirituale che predicava nelle missioni. La sua opera principale è il Trattato della vera devozione alla Santa Vergine nel quale espone la sua dottrina mariana: Luigi Maria infatti promosse il culto mariano, nella forma che chiamava «la vera devozione», e la pratica del Rosario.

     Fu proclamato santo da papa Pio XII nel 1947 e nel 2000, sotto il pontificato di papa Giovanni Paolo II, fu aperta una causa, tuttora in corso, per proclamarlo dottore della Chiesa.

Il luogo e la data sono importanti. L’eresia del Giansenismo aveva a quel tempo raggiunto La Rochelle, e con parecchia virulenza. Il Vescovo, insieme con la vicina diocesi di Lucon aveva, nel 1712, pubblicato per la terza volta una istruzione pastorale contro il Giansenismo. Fu quindi nel bel mezzo di uno scontro aperto con il Giansenismo che il Padre da Montfort scrisse la sua opera.

Alcuni aspetti della religiosità Giansenista, se potessero essere separati dagli errori fondamentali sulla grazia e sull’umana libertà, affermavano valori reali: semplicità nel culto, maggiore partecipazione popolare nelle funzioni religiose, amore per la Scrittura e per i Padri della Chiesa, una vita cristiana austera, il senso del peccato e il bisogno di perdono. CIONONOSTANTE, il freddo ultra-rigorismo Giansenista non poteva tollerare la predicazione di S. Luigi di Montfort. La tenerezza di Dio, l’amore infinitamente misericordioso di Gesu», la tenera cura materna di Maria e anche, nel suo stadio piu» avanzato, la assoluta docilità al Magistero della Chiesa, sono aspetti assenti dalla pietà Giansenista.

Il perfetto Giansenista trovava rivoltante l’esaltazione, da parte di S. Luigi di Montfort, della grandezza dell’uomo attraverso la grazia («Colui Che È» ha voluto venire verso «colui che non è», così che «colui che non è» possa diventare «Colui Che è»); la sua insistenza che la scrupolosità, la paura di Dio e gli scrupoli eccessivi sono di grande ostacolo nel nostro cammino verso Gesù, che è tenero e misericordioso; la sua enfasi sulla risoluta obbedianza al Santo Padre, la sua sollecita gentilezza nel confessionale, ecc.

La Vera Devozione non potè mai essere mandata giu» dai Giansenisti. Essi erano, agli occhi di Montfort, dei falsi devoti a Nostra Signora. Sono fra quelli che, come Montfort scrive, «Se
talvolta li si sente parlare di devozione a tua Madre, non è per promuoverla o per convincerne il popolo, ma solo per distruggerne gli abusi. Inoltre allo stesso tempo, per non essere devoti a Maria, costoro mancano di religiosità e di genuina devozione verso di Te (Gesu»)».


San Luigi de Montfort non potè pubblicare il suo manoscritto a causa dell’esplosione di giansenismo a La Rochelle nel 1712; molto probabilmente lo consegnò al Vescovo locale –un buon amico– perché lo custodisse. Ciò sembra essere quanto è dichiarato al n. 114 del Trattato. Ma che cosa accadde al manoscritto durante il resto del diciottesimo secolo, è più una congettura che un fatto provato. Il Trattato era fra i manoscritti che la piccola Comunità dei Missionari montfortani ha posseduto dopo la sua morte?

Sembrerebbe che il prezioso manoscritto fosse in principio sistemato in una cassa (probabilmente, in un primo tempo, presso la residenza del Vescovo e poi nella casa madre della Compagnia di Maria) e, in seguito, durante la rivoluzione francese, nascosta in un campo non ugualmente lontano dalla casa madre dei missionari a St. Laurent-sur-Sèvre in Vandea.

In ogni caso, la Provvidenza ha ben disposto che venisse alla luce soltanto dopo che la rivoluzione ebbe fine. Nel 1842, un prete della Compagnia di Maria (i missionari Montfortani) stava cercando, nella piccola libreria della Casa Madre, del materiale sullla Madonna per
preparare una novena che aveva in previsione di predicare. Separati dai libri, dei manoscritti –qualcuno assai vecchio — erano stati impilati in fretta e furia su un paio di scaffali, in un angolo della libreria.

Rovistando tra questi, ne trovò uno che sembrava particolarmente bello; infatti conteneva la dottrina della consacrazione totale –la santa schiavitu» di amore– che la Comunità predicava con devozione. La dottrina era Montfort allo stato puro puro. Portò immediatamente il
manoscritto all» ufficio del Padre Generale, che senza alcuna esitazione riconobbe la scrittura a mano come quella del Padre de Montfort. Fu suonata la campana a festa per raccogliere insieme sia i padri che i fratelli della Compagnia di Maria e le Figlie di sapienza, la cui casa madre è adiacente a quella dei missionari

Le sorelle cominciarono immediatamente a copiare il manoscritto originale che fu poi pubblicato in forma di libro nel1843 (127 anni dopo la morte del suo autore!) a cura del rettore del seminario locale, che poco tempo dopo, entrò nella Compagnia di Maria.

Il manoscritto non aveva titolo, dato che le sue prime 90 pagine erano state strappate come pure erano andatete perse alcune pagine alla fine.
L» unico titolo che Montfort fornisce al suo lavoro è in VD 227: «Preparazione per il regno di Gesù Cristo». Tuttavia, il primo editore lo intitolò: Trattato della vera devozione a Maria? E quel titolo riamase fissato.

E così il paragrafo 114 assunse un significato non previsto da S. Luigi di Montfort:

[114] Prevedo che molte bestie frementi verranno infuriate per dilaniare con i loro denti diabolici questo piccolo scritto e colui del quale lo Spirito Santo si è servito per scriverlo, o almeno per seppellirlo nelle tenebre e nel silenzio d’un cofano, perché non sia pubblicato.
Assaliranno anzi, e perseguiteranno quelli e quelle che lo leggeranno e lo metteranno in pratica. Ma non importa! Tanto meglio! Questa visione mi dà coraggio e mi fa sperare un grande successo, cioè la formazione di uno squadrone di bravi e valorosi soldati di Gesù e di Maria, dell’uno e dell’altro sesso che combattano il mondo, il diavolo e la natura corrotta, nei tempi difficili più che mai vicini. «Chi legge comprenda». «Chi può capire, capisca».

A Dio piacendo siamo ora fra coloro che leggono e mettono in pratica quanto esso contiene. Montfort dichiara che il maligno ci attaccherà e perseguiterà per questo nostro agire, tanto potente è questo libro nell» introdurci nella vita della stessa SS. Trinità. Pronti ugualmente per continuare?

   Invito tutti a leggere questa opera meravigliosa, ispirata dallo Spirito Santo, per comprendere appieno Maria la Madre di Dio.

Potete scaricare il libro in pdf a questo link.


Letto 1247 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Gennaio 2014 23:14
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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