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Preghiera

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Lunedì, 30 Marzo 2015 00:00

Il senso della Preghiera

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La Vergine Santa era in continua preghiera, in una incessante contemplazione: «Maria – dice il Vangelo – custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (1).

Vorrei chiedere a Gesù: Quando dobbiamo pregare? Gesù ha già risposto dicendo che si deve «pregare sempre senza stancarsi» (2). E S. Paolo afferma: «State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie»; «pregate senza mai smettere con ogni sorta di preghiera e di suppliche nello spirito»; «perseverate nella preghiera e vegliate in essa», «giorno e notte» (3).

Come farò a stare sempre in preghiera?

Pregare sempre significa: 1 – Pregare frequentemente con la mente, col cuore e con le labbra. 2 – Pregare continuamente con tutta la vita in ogni attività e in tutte le circostanze.

1PREGARE FREQUENTEMENTE CON LA MENTE, COL CUORE E CON LE LABBRA.

Si preghi al mattino, alla sera, a mezzogiorno, come ci esorta la Sacra Scrittura: «Di sera, al mattino, a mezzogiorno mi lamento e sospiro (davanti al Signore) ed egli ascolta la mia voce; mi salva, mi dà pace» (4).

Renzo dei Promessi Sposi del Manzoni, al mattino, ricordando che la sera precedente era andato a riposo senza recitare le abituali preghiere, si vergognò dicendo che «si era addormentato come una bestia». Quante persone si svegliano e si addormentano come animaletti!…

Lodiamo Dio per il dono della vita e per avercela conservata nella notte: l’averci mantenuto nell’esistenza è un dono grande quanto l’averci creato.

Tutte le ore e i minuti della giornata sono di Dio; quindi offriamo a Lui i pensieri, le parole e le azioni di ogni giorno; supplichiamolo perchè ci aiuti a fuggire il peccato e conservi noi e i nostri cari nella sua grazia. Al termine di ogni giornata ringraziamolo di tanti benefici che ci ha elargito; chiediamogli perdono per le offese che gli abbiamo fatto. Uno scrittore Cappuccino, paragona l’anima che sta in preghiera al mattino e alla sera, alla colomba che Noè per la seconda volta, al mattino, manda fuori dell’Arca, e che lungo la giornata vola, vola e va a posarsi sulla terra cercando il suo cibo, ma al cader della sera, stanca, portando in bocca un ramoscello d’olivo con verdi foglie, riprende il volo per far ritorno all’Arca, presso il suo padrone. È figura dell’anima che al mattino si sveglia tra le mani di Dio e vola al suo lavoro, e, alla sera, stanca per le sue fatiche, quando tutto tace e tutto parla, tutto dorme e tutto veglia, dolcemente ritorna tra le mani del Padre celeste e va a riposarsi nell’Arca ossia nella ferita del Cuore di Gesù (5).

Si preghi anche di notte. «Di giorno – esclama il Salmista – il Signore mi dona la sua grazia, di notte per Lui innalzo il mio canto, la mia preghiera» (6). «Nel mio giaciglio di Te mi ricordo, penso a Te nelle veglie notturne, esulto di gioia all’ombra delle tue ali» (7). «Nel cuore della notte mi alzo a renderti Grazie» (8).

Ecco l’esempio di Gesù: «Al mattino si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava» (9). «Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione» (10).

Gli Apostoli e i primi cristiani pregavano moltissimo, particolarmente al mattino, alle tre del pomeriggio (che ricorda l’ora in cui è morto Gesù), e nella notte (11).

Si preghi nell’arco di tutta la giornata. Partecipiamo alla S. Messa e alla S. Comunione immancabilmente ogni domenica e, possibilmente, ogni giorno. Recitiamo la Liturgia delle ore, almeno le Lodi e il Vespro, consapevoli che la preghiera liturgica è l’irruzione dell’eterno nel tempo, del cielo sulla terra, poiché Gesù, la Madonna e tutti gli Angeli e i Santi, in quei momenti, si servono delle nostre labbra per lodare, ringraziare, placare e supplicare il Signore.

Recitiamo l’«Angelo del Signore» quando il suono dei sacri bronzi (o campane), al mattino, a mezzogiorno e alla sera, invita tutti a onorare la Vergine, come scrive il Manzoni: «Te, quando sorge e quando cade il die / e quando il sole a mezzo corso il parte / saluta il bronzo che le turbe pie / invita ad onorarte» (12).

Preghiamo prima dei pasti, all’inizio di viaggi importanti e di lavori impegnativi. Ripetiamo spesso il segno della croce, che contiene le parole più belle, le più sante, le più efficaci. Recitiamo il Padre nostro (che Francesco d’Assisi ripeteva tante volte ogni giorno), l’Ave Maria che è «la più bella preghiera dopo il Padre nostro, è il nemico del diavolo, il martello che lo schiaccia, la santificazione dell’anima, la gioia degli Angeli; è una rugiada celeste che rende l’anima feconda, è un bacio a Maria, è una rosa che le si presenta, è una perla preziosa che le si offre; guadagnerete infallibilmente il suo cuore» (13).

Recitiamo il Magnificat che è «la preghiera composta dalla Vergine Santa o piuttosto da Gesù perchè Egli parlava per bocca di lei; è il più sublime e il più elevato di tutti i cantici» (14). Recitiamo il Credo, il Gloria, l’Eterno riposo, il Rosario insieme alla nostra famiglia, la Via Crucis. Ogni giorno si faccia la Meditazione (indispensabile per il progresso spirituale dell’anima), la Visita all’Eucarestia, l’esame di coscienza, la preghiera comunitaria nella casa, che Gesù raccomanda con queste parole: «Se due di voi, sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre che è nei Cieli la concederà perchè dove sono due o più riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (15).

Si preghi abitualmente durante tutte le ore, anche quando si lavora o si cammina, nella gioia come nella sofferenza, specialmente facendo uso frequente della giaculatoria che Paolo VI chiamava «preghiera scintilla, invocazione quasi esplosiva, grido, gemito dell’anima». Le giaculatorie sono come bigliettini di amore che volano a velocità supersonica verso il Cuore di Gesù.

Stupendo è il celebre libro di spiritualità orientale: «Racconti di un pellegrino russo»: un umile contadino di 33 anni abbandona tutto e si fa poverissimo e va pellegrinando di terra in terra, di paese in paese, vivendo in continua preghiera e contemplazione. Porta con sè solo un poco di pane secco e la Bibbia. Un maestro di preghiera gli ha insegnato soprattutto a pregare così: «Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me!» Ripete continuamente questa invocazione, al ritmo del respiro, con le labbra, a voce bassa, o anche soltanto con la mente e con l’affetto. È «la preghiera del cuore, continua e perpetua»; lo fa crescere sempre più nell’intima unione con Dio e gli porta grande pace e tanta gioia da renderlo quasi insensibile al freddo violento, alla miseria, alle sofferenze.

Il S. Curato d’Ars ricorda con rimpianto gli anni della sua fanciullezza quando faceva l’agricoltore e il pastorello, e riusciva a pregare molto anche durante il lavoro e il riposo: «Come ero felice quando avevo da condurre le tre pecorelle! In quel tempo potevo pregare a mio agio. Se adesso, che curo le anime, io avessi ancora il tempo di pregare e di meditare come quando coltivavo i campi, quanto sarei contento! Anche nella siesta dopo i pasti, steso a terra, facevo finta di dormire e invece pregavo Dio con tutto il cuore».

S. Gerardo, facendo il sarto, a ogni punto recitava una breve giaculatoria.

Il celebre giurista, P. Cappello, gesuita, morto in concetto di santità, ha lasciato scritto: «Durante il giorno coltiverò l’unione con Dio recitando almeno 200 o 300 giaculatorie e facendo 5 o 6 volte la visita al SS. Sacramento» (16).

Assaporiamo la gioia di parlare, dialogare quasi del continuo con il Padre celeste, con Gesù, con lo Spirito Santo, con la Madonna, come il bimbo che continuamente chiama papà e mamma e che spesso si getta e si abbandona tra le loro braccia.

2PREGARE IN CONTINUAZIONE CON TUTTA LA VITA IN OGNI ATTIVITA’ E CIRCOSTANZA.

Com’è possibile pregare continuamente? Mediante l’orientamento permanente dell’anima a Dio. Tuttavia non si confondino le cose: si dice che il lavoro, la sofferenza e l’attività umana sono preghiera; ma non lo sono automaticamente; lo diventeranno solamente se il cristiano si abitua a tempi giornalieri di preghiera, se pone la sua anima nello stato di orazione, se unisce la sua volontà alla volontà di Dio e se vive e agisce nell’orbita dell’amore a Gesù. «La continua preghiera – dice S. Agostino – è una continua ricerca di piacere a Dio». In questo modo l’uomo diventa contemplativo nell’azione e la sua preghiera sarà esistenziale poiché si estenderà ad ogni istante della sua esistenza.

Lo Spirito Santo ci insegna: «Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo, per mezzo di lui, grazie a Dio Padre». «Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (17).

S. Francesco d’Assisi nel suo testamento spirituale ha scritto queste sublimi parole: «Coloro ai quali il Signore ha dato grazia di lavorare, lavorino fedelmente e devotamente». Ci esorta a considerare il lavoro come una grazia e ci ricorda che se vogliamo renderlo preghiera dobbiamo compierlo fedelmente e devotamente: a) Fedelmente, ossia con esattezza. S. Ignazio di Loiola chiese a un suo allievo: Questo lavoro per chi lo fai? – Per il Signore! – Ah sì? E lo fai così male? b) Devotamente, ossia in grazia di Dio, base essenziale perchè le nostre opere siano veramente gradite al Signore e diventino meritorie. Inoltre si deve lavorare per amore di Dio e non per vanagloria o per solo interesse terreno.

S. Filippo Neri chiese a un contadino che zappava disperatamente: Perché lavorate e vi affaticate tanto? – Per mangiare, per guadagnare! – Sì, va bene: ma solo per questo? – E per quale altro motivo lo dovrei fare? – Ma… per amore di Dio, per il Paradiso, caro fratello!

S. Girolamo descrive una bellissima scena che dovrebbe realizzarsi in tutti i luoghi di lavoro: «In questa villetta di Cristo (ossia nella zona ove io dimoro) tutto è semplicità, tutto è silenzio, fuorché il canto dei Salmi. Dovunque ti volgi, il contadino che ara, tenendo l’aratro, canta l’alleluia; il mietitore che suda si esprime con i salmi; il vignaiuolo che pota la vite, canta qualche strofa di Davide. Questi sono i canti della campagna; queste, come suol dirsi, le canzoni di amore, questo il fischio dei pastori, queste le armi dell’agricoltura».

Ci sono degli impiegati e professionisti profondamente cristiani che sanno vedere Gesù in ogni cliente, e perciò, in spirito di preghiera, adottano il programma: sempre, subito, con gioia.

Un camionista, in Francia, (testimonianza trasmessa in un documentario televisivo), molto religioso, per ben 14 ore ogni giorno sta alla guida di un grosso camion. Eppure il suo pensiero e il suo cuore sono sempre immersi in Dio, e, gioiosamente, sa elevare a valore di preghiera quel pesante lavoro. È un autentico contemplativo tra il traffico assordante delle strade.

Una Santa dei nostri tempi, S. Bertilla, ha scritto e praticato questi propositi: «Gesù, tutte le mie azioni, per quanto piccole, voglio farle in vostra compagnia e voglio cercare tutti i mezzi per amarvi tanto». E spesso ripeteva: «Facciamo tutto per Gesù!» Queste furono le sue ultime esortazioni, prima di morire: «Lavoriamo solo per Gesù, ché tutto il resto è niente».

Mida, figlio di Gordio, antico Re dei Frigi nella Tracia, (racconta la favola), aveva il potere di convertire in oro tutto ciò che toccava. Ebbene, chi vive nella grazia di Dio e fa tutto per amore del Signore, trasforma ogni azione, piccola o grande, in oro, in tesoro incorruttibile, in gioia infinita per il Regno dei Cieli.

ESEMPIO. La Vergine del «lavoro–preghiera». Quante statue e pitture in onore della Madonna! Sono felice di contemplarla incoronata di gloria, Regina del Cielo e della terra. Tuttavia gioisco assai di più nel contemplarla come umile lavoratrice, sposa di un povero artigiano, Giuseppe, accanto a suo figlio Gesù, umile lavoratore. Con la mente e col cuore la vedo vivere in un villaggio di contadini, a Nazaret, paesello disprezzato dai Giudei per la sua arretratezza. Qual è la sua giornata? Quella di una poverissima casalinga di quei lontani tempi.

Seguiamola: Eccola intenta a preparare il cibo: màcina il grano, setaccia la farina che poi impasta dopo avervi immesso un pezzettino di lievito. Va a raccogliere paglia, foglie secche, sterpi, ramoscelli, legna per scaldare il piccolo forno domestico; accende il fuoco con la lampada che (in mancanza di fiammiferi non ancora inventati) tiene accesa giorno e notte. Nel forno riscaldato cuoce una specie di pane o di focaccia. Ogni giorno, con dura fatica, rifornisce la casa di acqua attingendola all’unica fontana del paese (che c’è ancor oggi), distante 800 metri.

Inoltre fila il lino, la lana, confeziona la tela col piccolo telaio domestico e la trasforma in abiti per Gesù e Giuseppe. Prepara e cucina i pasti semplici e frugali. Lava, scopa, rammenda. Veste abiti semplicissimi e puliti, consunti dal tempo e scoloriti dal sole. È sempre in movimento, al lavoro, piedi scalzi nel lastricato e tra la polvere, calli nelle mani, sudore in fronte. La immagino molto simile a tante poverissime e infaticabili donnine che ho visto in Terra Santa, in Arabia, in Africa, in Etiopia, in Russia.

Prega lavorando e lavora pregando; ogni istante della sua vita diventa altissima lode al Signore. In tutta la storia dell’umanità non c’è esempio più sublime di continua, incessante e fervorosa preghiera nel lavoro, nelle fatiche, nei brevi tempi di riposo, di giorno e di notte. Imitiamola!

PROPOSITO. Sull’esempio della Madonna pregheremo molto frequentemente, e trasformeremo ogni lavoro, ogni fatica, ogni sofferenza e ogni gioia, ogni attività e ogni respiro in fervente lode al Signore. Così ogni giorno della nostra esistenza diventerà una pagina di «storia sacra» e scriveremo cose meravigliose nel nostro «libro della vita» (18) che verrà aperto nel giorno del Giudizio di Dio per la premiazione eterna.

(1) Lc. 2, 19

(2) Lc. 18, 1

(3) 1 Tess. 5,16 ss.; Ef. 6,18; Col. 4,2; 1 Tim. 5,5

(4) Sal. 55, 18 s.

(5) Cfr. Antonino da Castellamare, «Anima Eucaristica»

(6) Sal. 42, 9

(7) Sal. 63, 7 s.

(8) Sal. 119, 62

(9) Mc. 1, 35

(10) Lc. 6, 12

(11) Cfr. At. 2, 15 e 42; 3, 1; 12, 5 s.; 16, 25

(12) Manzoni, «Il nome di Maria»

(13) Monfort, «Tratt.» 253 s.

(14) Monfort, «Tratt.» 255

(15) Mt. 18, 19 s.

(16) P. Mondrone, «Il Confessore di Roma»

(17) Col. 3, 17; 1 Cor. 10, 31

(18) Cfr. Ap. 10, 12; Dan. 7, 10; 10, 21

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Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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