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Martedì, 17 Ottobre 2017 23:01

Eventi Video

In questa pagina troverete eventi video riguardanti diverse tematiche, dalle Sante Messe in orari particolari o particolari funzioni religiose durante l’anno liturgico, alla preghiera comunitaria, ad interventi video su tematiche teologiche. In Questo spazio sarà anche utilizzato per trasmettere particolari eventi dal vivo.


ll concetto della verità in Tommaso d’Aquino — Lectio magistralis, 4 ottobre 2016 — Prof. P. Giovanni Cavalcoli o.p. — Conferenza richiesta dal Prof. Alessandro Beghini (Verona).
 

Pubblicato in Preghiera

1. Maria nella fede della Chiesa

Noi non sappiamo nulla di Maria al di fuori di quanto ci racconta­no i Vangeli. È vero che nei primi secoli della Chiesa sono circolati altri racconti che parlano di lei — i cosiddetti vangeli apocrifi — ma queste composizioni, successive alla stesura dei Vangeli canonici e spesso assai fantasiose, vogliono riempire gli spazi vuoti della storia e rispon­dere alla curiosità popolare. Ritornano alla mente le parole di Thomas Merton, teologo e mistico: «Tutto ciò che si è scritto intorno alla Vergine Maria prova che la sua santità è la più nascosta di tutte. Poiché — visto che Dio ci ha rivelato assai poco su di lei — gli uomini, cercando di aggiungere altro, manifestano soltanto se stessi…» (in Semi di con­templazione, 1949).

 

La storia e la fede

Tutto ciò che è detto di Maria nei Vangeli può essere riassunto così: Maria, del tutto disponibile a Dio, nella fede, è diventata madre di Gesù. E tutto ciò non è detto in una prospettiva storica, ma viene dalla fede.

Anzi, per essere ancora più chiari: di Maria niente sarebbe stato ricordato se degli uomini e delle donne non fossero stati conquistati da Cristo, trasformati dall’incontro con Gesù crocifisso e risorto. È que­sto il punto di partenza della fede. Da queste esperienze i discepoli par­tirono per annunciare dovunque che «Cristo è morto per i nostri pec­cati ed è risorto per la nostra giustificazione» (1Cor 15,18). Questo è il loro annuncio. A partire da qui le prime comunità cristiane comin­ciarono a scrutare la vita, i gesti e le parole di Gesù di Nazaret, sco­prendo come in lui Dio si era fatto incontrare e riconoscere.

 

Maria, madre di Gesù… e di Dio

È in questo contesto che i discepoli hanno parlato della madre di Gesù, da cui il figlio ha preso la sua piena umanità. E Maria ha preso, progressivamente, un posto significativo nella proclamazione della fede nascente. Ma anche assai di­screto perché al centro della fede non c’è lei ma suo Figlio, il Verbo che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Meditando queste realtà profon­damente umane e, nello stesso tempo, totalmente aperte a Dio, i credenti scoprirono poco a poco Maria come «madre di Dio».

Una volta accolto Gesù come pienamente uomo e pienamente Dio, il cammino della fede li condusse a comprendere Maria alla luce di que­sto mistero e a venerarla come madre di Dio. Il Concilio di Efeso del 431, uno dei primi grandi concili ecumenici, darà a Maria il titolo di «theotokos, madre di Dio».

 

Presente alla nascita della Chiesa

Abbiamo già accennato alla discrezione delle fonti evangeliche. Giovanni ricorda la presenza di Maria ai piedi della croce e le parole di Gesù che la riguardano. Con pochi cenni, l’evangelista mostra come Maria, madre di Gesù, è data come madre alla Chiesa che, in quel momento, sta per nascere dalla vita del Cristo offerta per la moltitudine (Gv 19, 26). Allo stesso modo Luca, all’inizio degli Atti degli Apostoli, presenta Maria che veglia in preghiera con i discepoli nell’attesa del dono dello Spirito da cui, nella Pentecoste, nasce la Chiesa (Atti 1,14).

Una tradizione ulteriore ricorderà la morte, la dormitio di Maria a Gerusalemme, dove la sua tomba è ancora venerata, mentre un’altra tra­dizione conduce ad Efeso, accanto all’apostolo Giovanni. Ma queste tradizioni sono fragili. Il volto di Maria si dissolve nel momento in cui nasce la Chiesa.

 


2. Alle fonti dell’Ave Maria

L» Ave Maria prende forma nel medioevo. Essa nasce poco a poco, come una meditazione gioiosa sul mistero, come una preghiera che abita il cuore e si mormora con le labbra. San Bernardo, una delle gran­di figure di questo periodo, ha alcune parole su Maria, cesellate come un poema: seguendola non si smarrisce la via; pregandola non si dispe­ra; pensando a lei non ci si inganna. Se ti tiene per mano non cadrai; se ti guida non conoscerai la fatica; se è con te sei sicuro di giunge­re a buon fine». L’Ave Maria è una preghiera semplicissima. Nessun’altra, probabilmente, se si eccettua il Padre Nostro, è così cono­sciuta e diffusa. Si dice spesso che è la preghiera dei poveri ed è proba­bilmente vero. La si chiama, talvolta, il «saluto angelico», perché ini­zia con le parole rivolte dall’angelo a Maria.

 

L’origine dell’Ave Maria

Nelle prime parole dell’Ave Maria, noi ripetiamo le prime paro­le del saluto dell’angelo Gabriele a Maria: «Ave, piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), intrec­ciate a quelle di Elisabetta in oc­casione della Visitazione: «Tu sei benedetta fra tutte le donne e bene­detto il frutto del tuo seno» (Lc 1,42). I due saluti sono stati riuniti in una stessa preghiera nel IV o V secolo, in particolare nelle liturgie greche dette di san Giacomo, di san Basilio e di san Marco che, dopo la parola «Ave», inseriscono il nome di Maria. Le Chiese d’Oriente aggiungono assai presto a questo primo saluto: «perché hai generato il Salvatore delle nostre anime». Questa pre­ghiera contempla Maria e medita il mistero dell’accoglienza della paro­la, del dono inaudito di Dio che la sceglie perché ha creduto.

La prima parte dell» Ave Maria entra nella liturgia latina nel VI seco­lo, nell’antifona offertoriale di una Messa d’Avvento attribuita a Gregorio Magno. Diventa una preghiera più personale nel VII seco­lo, ma il suo uso al di fuori della liturgia resta raro fino al 1198.

A quest’epoca il vescovo di Parigi Oddone di Seliac prescrive ai preti in cura d’anime di esortare i fedeli alla sua recita insieme con il Padre Nostro e il Credo. E a partire dal XIII secolo, l’uso si diffonde largamente: in Francia, in Spagna, in Inghilterra, in Germania. Anche gli ordini religiosi, come i Cistercensi, i Certosini, i Domenicani e molti altri la prescrivono. Ma in quest’epoca l» Ave Maria termina con le paro­le di Elisabetta a Maria: «E benedetto il frutto del tuo seno»; spesso si recita accompagnata da un inchino o da una genuflessione, o viene ripetuta più e più volte come gesto di penitenza. Papa Sisto IV (+ 1484) concederà un’indulgenza di 30 giorni a coloro che concluderanno que­sta preghiera aggiungendo le parole: «Gesù Cristo. Amen».

Un po» alla volta nasce, dunque, il bisogno di completare questo saluto con una supplica o una preghiera. E molti lo fanno, liberamente, spontaneamente. Così san Bernardino da Siena, prima del 1440, in un ser­mone che conclude con l’Ave, scrive: «E io non posso impedirmi di aggiungere: Sancta Maria ora pro nobis peccatoribus, Santa Maria prega per noi peccatori!». Già un breviario certosino del XIII secolo aggiun­geva: «Sancta Maria, ora pro nobis, Santa Maria prega per noi». Verso il 1500, infine, molti breviari in differenti luoghi d’Europa (Francia, Italia…) aggiungono: «Ora e nell’ora della morte. Amen!». E nel 1568, il papa Pio V prescrisse ai sacerdoti di iniziare la recita del breviario con il Pater e l» Ave nella forma che utilizziamo oggi. All’inizio del XVII seco­lo, l» Ave Maria, così come la conosciamo, è ormai in uso in tutta la Chiesa.

«Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te»

Il Vangelo di Luca si apre con le parola dell’angelo di Dio a Zaccaria, marito di Elisabetta, sacerdote del tempio di Gerusalemme, per annun­ciargli che sua moglie — la sterile! — concepirà e darà alla luce un figlio. E subito dopo «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. En­trando da lei, disse: Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,2628). Anche a Maria — giovane donna di una borgata lontana da Gerusalemme, l’angelo annuncia una cosa inaudita: l’incarnazione del Figlio di Dio nel suo seno. Attraverso di lei, umile, Dio viene ad «abita­re» in mezzo a noi.

 

Rallegrati…

“Ave Maria piena di grazia il Signore è con te”
«Ave…» dice l’angelo nella traduzione latina del Vangelo che è entrata nella nostra preghiera. Cioè «Ti saluto…». O meglio, secondo le parole che il Vangelo di Luca trasmette in greco, «Rallegrati».

Per Luca, la gioia è sinonimo di salvezza; è il tratto distintivo di Dio quando interviene a favore dell’uomo. La gioia percorre, da parte a parte, tutto il suo Vangelo: da Maria ai pastori di Betlemme, fino al pubblicano Zaccheo. Quando Dio interviene è un momento di gioia straordinaria.

 

…piena di grazia

Maria è colmata di grazia… E la parola impiegata da Luca per dire «piena di grazia» è assai rara. La si ritrova solo un’altra volta in tutto il Nuovo Testamento, nella Lettera di Paolo agli Efesini.

Là, contemplando il dono straordinario che ci è fatto, Paolo assi­cura che «Dio ci ha destinati a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lo­de e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto» (Ef 1,56).

Così l’espressione «piena di grazia» designa la pienezza dell’a­more di Dio quando esso tocca l’uomo. E quando Gesù aprirà la sua predicazione nella sinagoga di Nazaret tutti, dice Luca, «gli ren­devano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca» (Lc 4,22). La grazia rappresenta il mistero di Dio che sfiora, con delicatezza, l’umanità per inserirla nel suo mistero di salvezza.

 

… il Signore è con te!

Si può, forse, rivolgere un saluto più bello di questo ad un uomo o ad una donna? «Il Signore — dice l’angelo a Maria — è con te»: Dio si è fatto prossimo, vicino, ti ha raggiunta sulla tua strada, ti ha scelto…

L’espressione viene da lontano. Già nell’Antico Testamento, quando l’angelo del Signore chiama un uomo perché realizzi il pro­getto di Dio, gli assicura la sua presenza con questa formula benau­gurante. Il saluto dell’angelo, in questi casi, esprime la realtà del­l’impegno di Dio e della sua presenza accanto all’uomo. Quando chia­ma qualcuno a portare il suo progetto nel cuore della storia, Dio si impe­gna accanto all’uo­mo, in modo totale. …Un esempio?

Un giorno, l’an­gelo del Signore parlò così a Ge­deone, mentre bat­teva il grano nel tino per sottrarlo ai Madianiti. L’angelo del Signore si rivol­se allora a Gedeone con le stesse paro­le che risuoneranno a Nazaret: «Il Signore è con te!».

E gli affidò il com­pito di diventare, nel nome di JHWH, giudice e liberatore del suo popo­lo (Gdc 6,12).

 

Un immenso progetto di Dio

Le parole dell’angelo risuonano, all’interno della grande tradizio­ne biblica, come l’apertura insieme familiare e solenne di un racconto di vocazione. Si capisce che qui Dio apre un momento inedito della sto­ria di salvezza.

L’angelo chiama Maria, da parte di Dio, per un progetto che la supe­ra immensamente, un progetto di benevolenza per l’umanità tutta inte­ra: «Maria, il Signore è con te…»

Rileggendo queste parole del Vangelo, ciascuno di noi vi sente l’eco di altre pagine bibliche, come il canto straordinario di Sofonia: «Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!» (Sof 3,1417). È questo canto che noi con­dividiamo con meraviglia quando preghiamo umilmente l’Ave Maria! «Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno»

Con le parole del saluto angelico riprese integralmente all’inizio dell’Ave Maria, la preghiera intreccia le parole di Elisabetta a sua cugi­na: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). Come se queste parole continuassero senza interruzione le parole dell’angelo.

Luca insiste, qui, sul posto centrale occupato dallo Spirito Santo. È lui che realizza in Maria la parola annunciata dall’angelo.

È Lui che si manifesta in Elisabetta quando il bambino trasalisce di gioia nel suo seno. È lui che interviene ancora per ispirare le paro­le di Elisabetta che si uniscono con grazia, nel soffio della stessa fede, a quelle dell’angelo: «Benedetta tu fra le donne». Parole che ven­gono direttamente dal cuore di Dio.

 

Un incontro indicibile

L’incontro tra le due donne, carico di tenerezza e di grazia infini­ta, ha ispirato una grande varietà di dipinti e di icone di ogni epoca. Maria è giovane e porta in sé la vita del Figlio che Dio dona all’umanità. L’anziana Elisabetta, considerata sterile, ora conosce la giovinezza infinita di una gravidanza ritenuta impossibile.

L’incontro delle due donne è di straordinaria intensità, perché entrambe si sentono toccate da Dio e dai suoi progetti. L’una e l’altra sono benedette e colmate della vita che viene da Dio.

Il trasalimento di Giovanni nel ventre di Elisabetta professa già la fede del profeta: Giovanni Battista riconosce e annuncia il Figlio di Dio.

La sua testimonianza profetica che, ai confini del deserto di Giuda, sarà rude ed impietosa, in questi primi istanti si esprime come un immenso giubilo. L’esultanza di Giovanni Battista nel grembo della madre altro non è che il segno della venuta del Messia. Fin dal grembo materno — lascia intendere l’evangelista — Giovanni è il pre­cursore.

Anche Elisabetta è invasa dallo spirito profetico e si meraviglia: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?».

 

“Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù”
Benedetta tu…
Le parole di Elisabetta nel suo incontro con Maria ispireranno tutte le parole della Chiesa su Maria. Luca — come anche Matteo nel suo rac­conto centrato su Giuseppe e tuttavia così delicato verso Maria (Mt 12) — le ha ricevute da una comunità credente che aveva contempla­to Maria e le ha scolpite per sempre nel suo Vangelo.

«Benedetta sei tu tra tutte le donne», esclama Elisabetta. Nella tradizione biblica, «benedire» non è tanto una parola ma un gesto con il quale colui che benedice trasmette la vita, dono di Dio. Così Giacobbe benedice i suoi figli quando sente che i suoi giorni sono compiuti. E in essi sono benedette le dodici tribù d’Israele (Gen 49). E poiché Dio è, per eccellenza, colui che benedice, la proclamazione di Elisabetta assicura che Dio stesso offre a Maria il dono eccezionale della vita che germoglia in lei.

 

…tra le donne

Proclamare che Maria è benedetta significa sottolineare la sua con­dizione con un superlativo. Anche qui Luca ha di certo in mente le Scritture quando scrive queste parole. Forse pensa al libro di Giuditta. Lo ricordate?

In questo antico racconto epico che esprime il Credo d’Israele nel Dio che salva, il popolo eletto è spinto sull’orlo del baratro da Nabucodonosor e dal suo esercito. Giuditta utilizza la sua bellezza, ma soprattutto la sua fede, per affrontare Oloferne, il capo dell’esercito nemico, e ucciderlo riportando al suo popolo la testa del tiranno. Questa storia assicura che Dio salva il suo popolo.

Davanti a Giuditta, il popolo salvato loda il Signore con gran­de allegria. E le sue parole ci mostrano cosa vuol dire che una per­sona è benedetta tra le donne: «Tutto il popolo era oltremodo fuori di sé e tutti si chinarono ad adorare Dio, esclamando in coro: «Benedetto sei tu, nostro Dio, che hai annientato in questo giorno i nemici del tuo popolo».

Ozia a sua volta disse a Giuditta: «Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra e benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra è ti ha gui­dato…

Davvero il coraggio che hai avuto non cadrà dal cuore degli uomini, che ricorderanno sempre la potenza di Dio». E tutto il popolo esclamò: «Amen! — Amen!» (Gdt 13,14.1720).

Sì, «benedetta tra le donne»! Anche Maria si rende disponibile al proget­to di Dio per entrare in una storia di salvezza. Per que­sto il bambino che nascerà da lei si chiamerà «Gesù» che significa «Il Signore salva… egli — infatti — salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21).

Dire che Maria è benedetta tra le donne significa benedire il Signore, l’Altissimo, che ha creato il cielo e la terra e che la sostiene. E riconoscere che l’uomo vive del progetto di Dio e della sua bontà infinita.

Elisabetta, dunque, con il suo «benedetta tra le donne», ricono­sce l’immensità del dono di Dio che scende ad altezza d’uomo.

 

… benedetto il frutto del tuo seno

«Benedetto il frutto del tuo grembo!» dice Elisabetta. Come se Maria fosse la sola a dare la vita a Gesù. Come se fosse suo figlio, e lo è veramente! Ma tutto il racconto sottolinea (e Matteo lo dice forse, ancora più chiaramente) che Gesù è figlio di Dio, concepito dallo Spirito Santo (Mt 1,1825; Lc 1,35). Proprio quello che Elisabetta pro­clama con una sola parola: «Benedetto il frutto del tuo seno»!

Così Gesù nasce pienamente uomo — il frutto del tuo seno -, ma anche pienamente Dio («A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?»). Gesù, figlio di Maria, è benedetto.

Ma questo figlio viene da Dio, è di Dio, è Dio. La devozione della Chiesa e la teologia approfondiranno all’infinito queste affermazioni evangeliche, discrete e illuminanti, che conducono nel cuore della fede.

 

…Gesù

L’abbiamo già ricordato: l’Ave Maria è apparsa progressivamen­te nella fede e nella preghiera della Chiesa. Alle parole dell’Angelo e di Elisabetta, che la fede ha velocemente intrecciato, è stato aggiunto successivamente il nome di Gesù.

Pronunciare questo nome nella preghiera significa ridire, qui anco­ra come si fa nel Credo, che Gesù è al centro della fede. In lui siamo salvati.

 

«Santa Maria, Madre di Dio»

La seconda parte dell’Ave esprime la preghiera della Chiesa e si apre con una professione di fede: «Santa Maria madre di Dio». Maria è entrata nella fede cristiana grazie all’incarnazione del Verbo. Ma per forgiare le parole della fede in Cristo, la Chiesa ha impie­gato quasi cinque secoli e diversi «concili cristologici» che hanno per­messo di comprendere progressivamente l’identità di Gesù, tra tensioni e tentazioni che conosciamo anche oggi.

Così, nel 325, al concilio di Nicea, la Chiesa affermò con forza che Gesù è nello stesso tempo vero uomo e vero Dio. In seguito, nel con­cilio di Efeso del 431, venne proclamata la divina maternità di Maria. Maria è «madre di Dio» (theotokos) non perché il Verbo di Dio ha preso da essa la sua natura divina, ma perché è da lei che Egli ha preso il corpo per cui «nacque secondo la carne».

Con questo grido della fede, maturata attraverso i secoli dalle comu­nità cristiane d’Oriente e d’Occidente, inizia la seconda parte dell’Ave Maria: «Santa Maria madre di Dio…».

 

Santa Maria, madre di Dio…

La Chiesa ama dire che Maria è «santa». E ama ripetere conti­nuamente nella sua preghiera, Santa Maria… Afferma così che Maria è segnata da Dio in modo straordinario.

E che questa traccia di Dio la abita; che tutto, in lei, è disponibi­lità all’Altissimo. Per questo nel suo grembo, il Verbo si fa carne. E la santità, pur supponendo il consenso dell’uomo, è esclusivamente l’opera di Dio in noi.

Così, quando preghiamo: «Santa Maria, madre di Dio», noi ridi­ciamo le parole attraverso le quali la Chiesa esprime l’appartenenza totale di Maria a Dio. Ed è questo mistero dell’infinita vicinanza di Maria con il Cristo che noi scrutiamo in queste poche parole che apro­no le umili domande della seconda parte dell’Ave Maria.

 

… prega per noi peccatori

Le due espressioni che chiudono l’Ave Maria sono apparse, come abbiamo visto, progressivamente. In effetti, dopo aver adottato in modo abituale, nella sua preghiera, la prima parte dell’Ave Maria, la Chiesa l’ha un poco prolungata supplicando Maria di intercedere e pregare per noi peccatori.

Perché anche noi siamo sfiorati da questa luce immacolata che sola può penetrare la nostra vita carica di oscurità e di corruzione.

Forse questa insistenza sulla povertà dell’uomo che si riconosce peccatore viene da un tempo in cui, più di oggi, si insisteva sul peccato. E tuttavia, ancora una volta, noi siamo al centro della fede. Infatti il kerygma, il nucleo della fede apostolica, il cuore del Vangelo, è la proclamazione di Paolo: «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato».

Cristo ci ha salvati dal peccato, dalla morte… Si va all’essenziale: chiedendo a Maria di pregare per noi, non le chiediamo la salvezza — noi siamo salvati solo dalla morte di Cristo e trascinati da lui verso la risurrezione! — ma la sua vicinanza materna, la sua intercessione. Come poveri e bisognosi, imbocchiamo il cammino della preghiera a Maria, riconoscendo quanto ci siamo allontanati dal Figlio suo.

Ciò che diciamo, lo si capisce, si inscrive nella grande corrente della tradizione cattolica.

I «protestanti» non farebbero queste stesse affermazioni: solo il Cristo può salvarci; solo a lui possiamo gridare come il cieco sulla stra­da: «Salvaci»! La tradizione cattolica, tuttavia, non ha mai rifiutato l’intercessione di Maria. A lei, madre di Gesù e dell’umanità, noi affi­diamo la nostra debolezza.

 

…adesso e nell’ora della morte

L’ultima supplica dell’Ave Maria è ancora più umile e più fiduciosa. Essa tocca il punto che vorremmo talvolta passare sotto silenzio, quella realtà conclusiva della nostra vita che ci trova totalmente impotenti. Così preghiamo Maria per l’oggi, che conosciamo, e per l’ora della nostra morte che non conosciamo affatto e che, forse, ci piacerebbe dimenticare. La preghiera è verità e qui confessiamo la nostra estrema fragilità.

Molti uomini e donne hanno sperimentato la bontà e la protezione di Maria nei momenti ultimi. Maria, madre di Dio e madre degli uomi­ni, nell’ultimo istante, conduce l’umanità sulle strade illuminate dal suo Figlio. Si è spesso affermato che l’Ave Maria è la preghiera del pove­ro: una preghiera semplice amata da tanta gente, dai piccoli, dai malati, da noi stessi…

Tante persone hanno in mano un rosario quando si mettono in pre­ghiera rivolgendosi verso il cielo. Esse sanno bene che si rivolgono a Dio, ma sono anche consapevoli della vicinanza materna della Madonna. A Lourdes e in tanti altri santuari mariani, la preghiera dell’Ave Maria spinge ad una forte disponibilità interiore e alla fiducia.

 

Amen
Con l’Amen finale noi diamo piena ade­sione all’insieme di questa breve preghiera che riunisce la terra e il cielo nella fiducio­sa supplica alla madre del Salvatore.


L’Ave Maria offre le parole alla pre­ghiera interiore di ciascuno, ripetendo il mormorio evangelico dell’angelo dell’an­nunciazione e di Elisabetta. E con pochi cenni presenta a Dio, per mezzo di Maria, tutte le pagine della nostra vita di pove­ri peccatori. Maria, madre di Dio e madre degli uomini, ci con­duca sul cammino che conduce al suo Figlio.

 

Pubblicato in Apologetica
Domenica, 29 Novembre 2015 00:00

Inizia la Novena all'Immacolata

Con oggi 29 Novembre comincia la Novena alla Madonna Immacolata. Preghiamo con Fede forte e con cuore la Madre di Dio che intercede sempre per tutti i suoi figli.


 

Primo giorno, 29 novembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potente presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
 fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, questo dolce nome m’invita ad avere fiducia in Te, mi porta 
conforto e fortifica la mia Fede. Maria, Madre mia, ho totale fiducia nella Tua potente 
intercessione presso il Signore e Ti chiedo di aiutarmi a conservare sempre accesa in 
mezzo al mondo la fiamma della Fede, che ho ricevuto nel Battesimo. Sii il mio soccorso, 
Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la 
grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 
O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 

Secondo giorno, 30 novembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Tu più di qualunque altra creatura, conosci le mie debolezze 
e viltà. O Maria, aiutami a resistere alle tentazioni e Ti prego oggi in modo particolare 
per tutti quelli che soffrono nello spirito, nel cuore e nel corpo. Sii il mio soccorso, 
Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la 
grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 
 


Terzo giorno, 1 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Tu hai voluto, a Lourdes e a Fatima, indicarmi l’importanza e 
l’efficacia della preghiera e del sacrificio, contribuendo all’opera di salvezza delle anime. 
Dammi oggi una sete ardente di preghiera e sacrificio per amore delle anime più 
bisognose. Sii il mio soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre 
Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 


Quarto giorno, 2 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Madre mia, prendimi per mano, conducimi a Gesù, per 
scoprire, ascoltare e comprendere senza deformazione e in tutta purezza, verità e 
chiarezza, la Parola di salvezza, così come il Tuo Divino Figlio l’ha rivelata. Sii il mio 
soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di 
Tuo Figlio, la grazia di …(esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 

 

Quinto giorno, 3 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Salute degli infermi, che guarisci i malati, prega per loro e 
intercedi per me. O Madre mia, sai bene che inciampo e molte volte cado. Aiutami ad 
alzarmi dalle mie cadute e a continuare il mio cammino, confidando nella tua materna 
sollecitudine. Ti affido oggi specialmente i malati e i disperati. Sii il mio soccorso, 
Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la 
grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale 
 O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 


Sesto giorno, 4 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, insegnami a vivere tutti i momenti della mia vita alla 
presenza di Dio e ad elevare i miei pensieri, il mio cuore e la mia anima al Padre, al 
Figlio e allo Spirito Santo. Ti chiedo specialmente che Tu interceda con il Tuo potere e 
con il Tuo amore materno per la Santa Chiesa, per il Santo Padre e per tutti i pastori. 
Che tutti siano una cosa sola! Sii il mio soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal 
Nostro Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 


Settimo giorno, 5 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Ti chiediamo, oggi, con la semplicità dei bambini che, 
distaccati dai beni materiali e rassegnati alle sofferenze, camminiamo guidati dalla 
pratica delle Beatitudini verso il Regno del Cielo. Così, Madre mia, potremo già su questa 
terra cominciare a conoscere la gioia celeste e cantare, con Te: Magnificat. Sii il mio 
soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di 
Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 


Ottavo giorno, 6 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Consolatrice degli afflitti, guarda le mie sofferenze e i miei 
dolori. Sii Colei che rimane sempre con me, anche quando i miei occhi si chiuderanno a 
questa terra ed io mi presenterò al Tuo Divino Figlio. Madre mia, custodiscimi sempre al 
Tuo fianco e stringimi vicino al Tuo cuore, perché è all’ombra della Croce che sono 
diventato Tuo Figlio. Vergine Maria, aumenta giorno per giorno il mio amore verso di Te 
ed il Tuo Divino Figlio. Sii il mio soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro 
Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 


Nono giorno, 7 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Madre mia, nel vuoto e, molte volte, nell’oscurità della mia 
vita, nell’oscurità del mondo moderno nel quale il male è potente, Ti supplico, portaci 
speranza e restaura la Nostra fiducia. Intercedi per me presso Tuo Figlio misericordioso, 
chiedendoGli il Suo perdono per le mie colpe e per quelle di tutta l’umanità. Sii il mio 
soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di 
Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 

 

CONSACRAZIONE AL CUORE DI MARIA
«O Cuore Immacolato di Maria, ardente di bontà,
 mostra il tuo amore verso di noi.
La fiamma del tuo Cuore, o Maria, scenda su tutti gli uomini.
Noi ti amiamo tanto.
Imprimi nei nostri cuori il vero amore
così da avere un continuo desiderio di te.

 

O Maria, umile e mite di cuore,
ricordati di noi quando siamo nel peccato.
Tu sai che tutti gli uomini peccano.
Donaci, per mezzo del tuo Cuore Immacolato, la salute spirituale.
Fa» che sempre possiamo guardare alla bontà del tuo Cuore materno
e che ci convertiamo per mezzo della fiamma del tuo cuore. Amen».

Pubblicato in Attualità
Lunedì, 30 Marzo 2015 00:00

Preghiera nella settimana Santa

Nella Settimana santa la Chiesa celebra i misteri della salvezza portati a compimento da Cristo negli ultimi giorni della sua vita, a cominciare dal suo ingresso messianico in Gerusalemme.
Il tempo quaresimale continua fino al Giovedì santo. Dalla Messa vespertina “nella Cena del Signore” inizia il Triduo pasquale, che continua il Venerdì santo “nella Passione del Signore” e il Sabato santo ha il
suo centro nella Veglia pasquale e termina ai Vespri della domenica di Risurrezione. Le ferie della Settimana santa, dal lunedì al giovedì incluso, hanno la precedenza su tutte le altre celebrazioni.
E’ opportuno che in questi giorni non si celebri né il Battesimo né la Cresima. (Paschalis Sollemnitatis n. 27)

La Settimana santa ha inizio la domenica delle Palme “della Passione del Signore” che unisce insieme il trionfo regale di Cristo e l’annunzio della Passione. Fin dall’antichità si commemora l’ingresso del Signore
in Gerusalemme con la solenne processione, con cui i cristiani celebrano questo evento, imitando le acclamazioni e i gesti dei fanciulli ebrei, andati incontro al Signore al canto dell’”Osanna”.
I fedeli partecipano a questa processione portando rami di palma o di altri alberi. Il sacerdote e i ministri precedono il popolo portando anch’essi le palme. La benedizione delle palme o dei rami si fa per portarli in processione. Conservate nelle case, le palme richiamano alla mente dei fedeli la vittoria di Cristo celebrata con la stessa processione. La secondo forma di commemorazione è l’ingresso solenne, quando
non può farsi la processione fuori della chiesa. La terza forma è l’ingresso semplice che si fa in tutte le Messe della domenica, in cui non si svolge l’ingresso solenne.

LUNEDI» SANTO

     Il lunedì siamo condotti a Betania, sei giorni prima della Pasqua. Il racconto è in Giovanni (12,111): in casa di amici, ha luogo un banchetto. Marta serve, Lazzaro, che Gesù ha risuscitato, è uno dei commensali; Maria, presa una libbra di nardo puro, cosparge e lava i piedi di Gesù con il profumo che si spande e riempie tutta la casa. Il momento è densamente significativo: alcuni si scandalizzano ma Gesù gradisce molto il gesto d’amore folle della donna: in realtà, quel profumo è per la sua sepoltura. Quando, infatti, egli morirà e sarà sepolto, poiché gli amici non avranno il tempo per tergere il suo corpo e profumarlo come avrebbero voluto, il solo profumo che rimane è quello di Betania. Esso resta anche come segno della dedizione e consegna di Maria al Maestro, come se lei stessa fosse divenuta il profumo di Gesù. La sola unzione che Gesù ha ricevuto in vista della morte, è questa. In questo lunedì leggiamo il primo Canto del Servo del Signore (Is 42,17).

Quali garanzie vorresti Tu dal mio amore per te?
     I giorni di questa settimana, cominciata con la Domenica delle Palme, vengono indicati con l’appellativo di «santi». Si vuole esprimere un sentimento di particolare fedeltà verso Dio, il solo santo, e si vuole anche invitare a vivere la «conformità» a Cristo Gesù con un’attenzione di grande imitazione e di totale dedizione. Ci piace oggi avvicinarci a lui e contemplarlo nel suo silenzio. È impressionante il silenzio o, meglio, la solitudine in cui visse Gesù durante tutta la sua vita sulla terra. Tutti accorrevano da lui e molti lo applaudivano. Ma lui sapeva bene che lo facevano per interesse. Avevano sempre qualcosa da chiedergli non da dargli. Quando scendeva la sera e tutti tornavano a casa, lui restava solo, sul monte o nel giardino o nel deserto. Gli altri, anche i discepoli, dormivano o litigavano pretendendo, spesso, posti d’onore. Ci impressiona il «silenzio odierno» di Gesù. Il «silenzio» a cui viene condannato da quanti che, pur avendo ricevuto da lui il compito di evangelizzatori, parlano di tante cose e non di lui e se parlano di lui lo fanno spesso da saccenti, da grandi professori. Ci sembra che Gesù nel suo silenzio ripeta: «Questo popolo mi adora con le labbra». Gesù taceva. Tacque quando lo condannarono. Tacque quando lo lasciarono solo. Tace oggi, non perché non ama ma perché rimane sempre il «servo», colui che annunzia la sua legge al mondo, ma non viene creduto né amato. Per quel Servo, chiamato Gesù, non ci fu posto nell’albergo, e non ce ne sarà mai finché gli uomini non cacceranno dalla loro casa-santuario tutti i profanatori, i venditori di futilità. Quali dolci e profondi colloqui avevi Gesù con Maria, la Madre tua piena di grazia?
Aiutami, Signore, a rimuovere la pietra sepolcrale che ostruisce la mia casa perché tu possa entrare in me.

Signore, pietà. Signore, pietà

Cristo, pietà. Cristo, pietà

Signore, pietà. Signore, pietà

Cristo, ascoltaci. Cristo, ascoltaci

Cristo, esaudiscici. Cristo, esaudiscici

Padre del cielo, che sei Dio. Abbi pietà di noi

Figlio, Redentore del Mondo, che sei Dio. Abbi pietà di noi

Spirito Santo, che sei Dio. Abbi pietà di noi

Santa Trinità, unico Dio, Abbi pietà di noi

O Dio clemente, che manifesti la Tua onnipotenza e la Tua bontà
abbi pietà di noi

O Dio, che pazientemente aspetti il peccatore
abbi pietà di noi

O Dio, che affettuosamente lo inviti a pentirsi
abbi pietà di noi

O Dio, che tanto gioisci del suo ritorno a Te
abbi pietà di noi

Di ogni peccato
mi pento di cuore, o mio Dio

Di ogni peccato in pensieri e parole
mi pento di cuore, o mio Dio

Di ogni peccato in opere ed omissioni
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Di ogni peccato commesso contro la carità
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Per ogni rancore nascosto nel mio cuore
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Per non aver accolto il povero
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Per non aver visitato l’ammalato ed il bisognoso
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Per non aver cercato la Tua Volontà
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Per non aver perdonato volentieri
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Per ogni forma d’orgoglio e di vanità
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Della mia prepotenza e di ogni forma di violenza
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

D’aver dimenticato il Tuo amore per me
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Di aver offeso il Tuo Amore infinito
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

Perchè ho ceduto alla menzogna e all’ingiustizia
mi pento di tutto cuore, o mio Dio

O Padre, guarda il tuo Figlio morto in croce per me:
è in Lui, con Lui e per Lui che ti presento il mio cuore, pentito di averti offeso e pieno di ardente desiderio di amarti, di meglio servirti, di fuggire il peccato e di evitarne tutte le occasioni. Non rigettare un cuore contrito ed umiliato; ed io spero, con viva fiducia di essere esaudito.

PREGHIAMO:
Manda su noi, Signore, il Tuo Santo Spirito, che purifichi con la penitenza i nostri cuori, e ci trasformi in sacrificio a Te gradito; nella gioia di una vita nuova loderemo sempre il Tuo Nome santo e misericordioso. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Pubblicato in Preghiera
Lunedì, 30 Marzo 2015 00:00

Il senso della Preghiera

La Vergine Santa era in continua preghiera, in una incessante contemplazione: «Maria – dice il Vangelo – custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (1).

Vorrei chiedere a Gesù: Quando dobbiamo pregare? Gesù ha già risposto dicendo che si deve «pregare sempre senza stancarsi» (2). E S. Paolo afferma: «State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie»; «pregate senza mai smettere con ogni sorta di preghiera e di suppliche nello spirito»; «perseverate nella preghiera e vegliate in essa», «giorno e notte» (3).

Come farò a stare sempre in preghiera?

Pregare sempre significa: 1 – Pregare frequentemente con la mente, col cuore e con le labbra. 2 – Pregare continuamente con tutta la vita in ogni attività e in tutte le circostanze.

1PREGARE FREQUENTEMENTE CON LA MENTE, COL CUORE E CON LE LABBRA.

Si preghi al mattino, alla sera, a mezzogiorno, come ci esorta la Sacra Scrittura: «Di sera, al mattino, a mezzogiorno mi lamento e sospiro (davanti al Signore) ed egli ascolta la mia voce; mi salva, mi dà pace» (4).

Renzo dei Promessi Sposi del Manzoni, al mattino, ricordando che la sera precedente era andato a riposo senza recitare le abituali preghiere, si vergognò dicendo che «si era addormentato come una bestia». Quante persone si svegliano e si addormentano come animaletti!…

Lodiamo Dio per il dono della vita e per avercela conservata nella notte: l’averci mantenuto nell’esistenza è un dono grande quanto l’averci creato.

Tutte le ore e i minuti della giornata sono di Dio; quindi offriamo a Lui i pensieri, le parole e le azioni di ogni giorno; supplichiamolo perchè ci aiuti a fuggire il peccato e conservi noi e i nostri cari nella sua grazia. Al termine di ogni giornata ringraziamolo di tanti benefici che ci ha elargito; chiediamogli perdono per le offese che gli abbiamo fatto. Uno scrittore Cappuccino, paragona l’anima che sta in preghiera al mattino e alla sera, alla colomba che Noè per la seconda volta, al mattino, manda fuori dell’Arca, e che lungo la giornata vola, vola e va a posarsi sulla terra cercando il suo cibo, ma al cader della sera, stanca, portando in bocca un ramoscello d’olivo con verdi foglie, riprende il volo per far ritorno all’Arca, presso il suo padrone. È figura dell’anima che al mattino si sveglia tra le mani di Dio e vola al suo lavoro, e, alla sera, stanca per le sue fatiche, quando tutto tace e tutto parla, tutto dorme e tutto veglia, dolcemente ritorna tra le mani del Padre celeste e va a riposarsi nell’Arca ossia nella ferita del Cuore di Gesù (5).

Si preghi anche di notte. «Di giorno – esclama il Salmista – il Signore mi dona la sua grazia, di notte per Lui innalzo il mio canto, la mia preghiera» (6). «Nel mio giaciglio di Te mi ricordo, penso a Te nelle veglie notturne, esulto di gioia all’ombra delle tue ali» (7). «Nel cuore della notte mi alzo a renderti Grazie» (8).

Ecco l’esempio di Gesù: «Al mattino si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava» (9). «Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione» (10).

Gli Apostoli e i primi cristiani pregavano moltissimo, particolarmente al mattino, alle tre del pomeriggio (che ricorda l’ora in cui è morto Gesù), e nella notte (11).

Si preghi nell’arco di tutta la giornata. Partecipiamo alla S. Messa e alla S. Comunione immancabilmente ogni domenica e, possibilmente, ogni giorno. Recitiamo la Liturgia delle ore, almeno le Lodi e il Vespro, consapevoli che la preghiera liturgica è l’irruzione dell’eterno nel tempo, del cielo sulla terra, poiché Gesù, la Madonna e tutti gli Angeli e i Santi, in quei momenti, si servono delle nostre labbra per lodare, ringraziare, placare e supplicare il Signore.

Recitiamo l’«Angelo del Signore» quando il suono dei sacri bronzi (o campane), al mattino, a mezzogiorno e alla sera, invita tutti a onorare la Vergine, come scrive il Manzoni: «Te, quando sorge e quando cade il die / e quando il sole a mezzo corso il parte / saluta il bronzo che le turbe pie / invita ad onorarte» (12).

Preghiamo prima dei pasti, all’inizio di viaggi importanti e di lavori impegnativi. Ripetiamo spesso il segno della croce, che contiene le parole più belle, le più sante, le più efficaci. Recitiamo il Padre nostro (che Francesco d’Assisi ripeteva tante volte ogni giorno), l’Ave Maria che è «la più bella preghiera dopo il Padre nostro, è il nemico del diavolo, il martello che lo schiaccia, la santificazione dell’anima, la gioia degli Angeli; è una rugiada celeste che rende l’anima feconda, è un bacio a Maria, è una rosa che le si presenta, è una perla preziosa che le si offre; guadagnerete infallibilmente il suo cuore» (13).

Recitiamo il Magnificat che è «la preghiera composta dalla Vergine Santa o piuttosto da Gesù perchè Egli parlava per bocca di lei; è il più sublime e il più elevato di tutti i cantici» (14). Recitiamo il Credo, il Gloria, l’Eterno riposo, il Rosario insieme alla nostra famiglia, la Via Crucis. Ogni giorno si faccia la Meditazione (indispensabile per il progresso spirituale dell’anima), la Visita all’Eucarestia, l’esame di coscienza, la preghiera comunitaria nella casa, che Gesù raccomanda con queste parole: «Se due di voi, sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre che è nei Cieli la concederà perchè dove sono due o più riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (15).

Si preghi abitualmente durante tutte le ore, anche quando si lavora o si cammina, nella gioia come nella sofferenza, specialmente facendo uso frequente della giaculatoria che Paolo VI chiamava «preghiera scintilla, invocazione quasi esplosiva, grido, gemito dell’anima». Le giaculatorie sono come bigliettini di amore che volano a velocità supersonica verso il Cuore di Gesù.

Stupendo è il celebre libro di spiritualità orientale: «Racconti di un pellegrino russo»: un umile contadino di 33 anni abbandona tutto e si fa poverissimo e va pellegrinando di terra in terra, di paese in paese, vivendo in continua preghiera e contemplazione. Porta con sè solo un poco di pane secco e la Bibbia. Un maestro di preghiera gli ha insegnato soprattutto a pregare così: «Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me!» Ripete continuamente questa invocazione, al ritmo del respiro, con le labbra, a voce bassa, o anche soltanto con la mente e con l’affetto. È «la preghiera del cuore, continua e perpetua»; lo fa crescere sempre più nell’intima unione con Dio e gli porta grande pace e tanta gioia da renderlo quasi insensibile al freddo violento, alla miseria, alle sofferenze.

Il S. Curato d’Ars ricorda con rimpianto gli anni della sua fanciullezza quando faceva l’agricoltore e il pastorello, e riusciva a pregare molto anche durante il lavoro e il riposo: «Come ero felice quando avevo da condurre le tre pecorelle! In quel tempo potevo pregare a mio agio. Se adesso, che curo le anime, io avessi ancora il tempo di pregare e di meditare come quando coltivavo i campi, quanto sarei contento! Anche nella siesta dopo i pasti, steso a terra, facevo finta di dormire e invece pregavo Dio con tutto il cuore».

S. Gerardo, facendo il sarto, a ogni punto recitava una breve giaculatoria.

Il celebre giurista, P. Cappello, gesuita, morto in concetto di santità, ha lasciato scritto: «Durante il giorno coltiverò l’unione con Dio recitando almeno 200 o 300 giaculatorie e facendo 5 o 6 volte la visita al SS. Sacramento» (16).

Assaporiamo la gioia di parlare, dialogare quasi del continuo con il Padre celeste, con Gesù, con lo Spirito Santo, con la Madonna, come il bimbo che continuamente chiama papà e mamma e che spesso si getta e si abbandona tra le loro braccia.

2PREGARE IN CONTINUAZIONE CON TUTTA LA VITA IN OGNI ATTIVITA’ E CIRCOSTANZA.

Com’è possibile pregare continuamente? Mediante l’orientamento permanente dell’anima a Dio. Tuttavia non si confondino le cose: si dice che il lavoro, la sofferenza e l’attività umana sono preghiera; ma non lo sono automaticamente; lo diventeranno solamente se il cristiano si abitua a tempi giornalieri di preghiera, se pone la sua anima nello stato di orazione, se unisce la sua volontà alla volontà di Dio e se vive e agisce nell’orbita dell’amore a Gesù. «La continua preghiera – dice S. Agostino – è una continua ricerca di piacere a Dio». In questo modo l’uomo diventa contemplativo nell’azione e la sua preghiera sarà esistenziale poiché si estenderà ad ogni istante della sua esistenza.

Lo Spirito Santo ci insegna: «Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo, per mezzo di lui, grazie a Dio Padre». «Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (17).

S. Francesco d’Assisi nel suo testamento spirituale ha scritto queste sublimi parole: «Coloro ai quali il Signore ha dato grazia di lavorare, lavorino fedelmente e devotamente». Ci esorta a considerare il lavoro come una grazia e ci ricorda che se vogliamo renderlo preghiera dobbiamo compierlo fedelmente e devotamente: a) Fedelmente, ossia con esattezza. S. Ignazio di Loiola chiese a un suo allievo: Questo lavoro per chi lo fai? – Per il Signore! – Ah sì? E lo fai così male? b) Devotamente, ossia in grazia di Dio, base essenziale perchè le nostre opere siano veramente gradite al Signore e diventino meritorie. Inoltre si deve lavorare per amore di Dio e non per vanagloria o per solo interesse terreno.

S. Filippo Neri chiese a un contadino che zappava disperatamente: Perché lavorate e vi affaticate tanto? – Per mangiare, per guadagnare! – Sì, va bene: ma solo per questo? – E per quale altro motivo lo dovrei fare? – Ma… per amore di Dio, per il Paradiso, caro fratello!

S. Girolamo descrive una bellissima scena che dovrebbe realizzarsi in tutti i luoghi di lavoro: «In questa villetta di Cristo (ossia nella zona ove io dimoro) tutto è semplicità, tutto è silenzio, fuorché il canto dei Salmi. Dovunque ti volgi, il contadino che ara, tenendo l’aratro, canta l’alleluia; il mietitore che suda si esprime con i salmi; il vignaiuolo che pota la vite, canta qualche strofa di Davide. Questi sono i canti della campagna; queste, come suol dirsi, le canzoni di amore, questo il fischio dei pastori, queste le armi dell’agricoltura».

Ci sono degli impiegati e professionisti profondamente cristiani che sanno vedere Gesù in ogni cliente, e perciò, in spirito di preghiera, adottano il programma: sempre, subito, con gioia.

Un camionista, in Francia, (testimonianza trasmessa in un documentario televisivo), molto religioso, per ben 14 ore ogni giorno sta alla guida di un grosso camion. Eppure il suo pensiero e il suo cuore sono sempre immersi in Dio, e, gioiosamente, sa elevare a valore di preghiera quel pesante lavoro. È un autentico contemplativo tra il traffico assordante delle strade.

Una Santa dei nostri tempi, S. Bertilla, ha scritto e praticato questi propositi: «Gesù, tutte le mie azioni, per quanto piccole, voglio farle in vostra compagnia e voglio cercare tutti i mezzi per amarvi tanto». E spesso ripeteva: «Facciamo tutto per Gesù!» Queste furono le sue ultime esortazioni, prima di morire: «Lavoriamo solo per Gesù, ché tutto il resto è niente».

Mida, figlio di Gordio, antico Re dei Frigi nella Tracia, (racconta la favola), aveva il potere di convertire in oro tutto ciò che toccava. Ebbene, chi vive nella grazia di Dio e fa tutto per amore del Signore, trasforma ogni azione, piccola o grande, in oro, in tesoro incorruttibile, in gioia infinita per il Regno dei Cieli.

ESEMPIO. La Vergine del «lavoro–preghiera». Quante statue e pitture in onore della Madonna! Sono felice di contemplarla incoronata di gloria, Regina del Cielo e della terra. Tuttavia gioisco assai di più nel contemplarla come umile lavoratrice, sposa di un povero artigiano, Giuseppe, accanto a suo figlio Gesù, umile lavoratore. Con la mente e col cuore la vedo vivere in un villaggio di contadini, a Nazaret, paesello disprezzato dai Giudei per la sua arretratezza. Qual è la sua giornata? Quella di una poverissima casalinga di quei lontani tempi.

Seguiamola: Eccola intenta a preparare il cibo: màcina il grano, setaccia la farina che poi impasta dopo avervi immesso un pezzettino di lievito. Va a raccogliere paglia, foglie secche, sterpi, ramoscelli, legna per scaldare il piccolo forno domestico; accende il fuoco con la lampada che (in mancanza di fiammiferi non ancora inventati) tiene accesa giorno e notte. Nel forno riscaldato cuoce una specie di pane o di focaccia. Ogni giorno, con dura fatica, rifornisce la casa di acqua attingendola all’unica fontana del paese (che c’è ancor oggi), distante 800 metri.

Inoltre fila il lino, la lana, confeziona la tela col piccolo telaio domestico e la trasforma in abiti per Gesù e Giuseppe. Prepara e cucina i pasti semplici e frugali. Lava, scopa, rammenda. Veste abiti semplicissimi e puliti, consunti dal tempo e scoloriti dal sole. È sempre in movimento, al lavoro, piedi scalzi nel lastricato e tra la polvere, calli nelle mani, sudore in fronte. La immagino molto simile a tante poverissime e infaticabili donnine che ho visto in Terra Santa, in Arabia, in Africa, in Etiopia, in Russia.

Prega lavorando e lavora pregando; ogni istante della sua vita diventa altissima lode al Signore. In tutta la storia dell’umanità non c’è esempio più sublime di continua, incessante e fervorosa preghiera nel lavoro, nelle fatiche, nei brevi tempi di riposo, di giorno e di notte. Imitiamola!

PROPOSITO. Sull’esempio della Madonna pregheremo molto frequentemente, e trasformeremo ogni lavoro, ogni fatica, ogni sofferenza e ogni gioia, ogni attività e ogni respiro in fervente lode al Signore. Così ogni giorno della nostra esistenza diventerà una pagina di «storia sacra» e scriveremo cose meravigliose nel nostro «libro della vita» (18) che verrà aperto nel giorno del Giudizio di Dio per la premiazione eterna.

(1) Lc. 2, 19

(2) Lc. 18, 1

(3) 1 Tess. 5,16 ss.; Ef. 6,18; Col. 4,2; 1 Tim. 5,5

(4) Sal. 55, 18 s.

(5) Cfr. Antonino da Castellamare, «Anima Eucaristica»

(6) Sal. 42, 9

(7) Sal. 63, 7 s.

(8) Sal. 119, 62

(9) Mc. 1, 35

(10) Lc. 6, 12

(11) Cfr. At. 2, 15 e 42; 3, 1; 12, 5 s.; 16, 25

(12) Manzoni, «Il nome di Maria»

(13) Monfort, «Tratt.» 253 s.

(14) Monfort, «Tratt.» 255

(15) Mt. 18, 19 s.

(16) P. Mondrone, «Il Confessore di Roma»

(17) Col. 3, 17; 1 Cor. 10, 31

(18) Cfr. Ap. 10, 12; Dan. 7, 10; 10, 21

Pubblicato in Preghiera
Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Giovanni Paolo II e la preghiera geografica

Giovanni Paolo II aveva un segreto, la preghiera. Ore trascorse nel silenzio, in un dialogo nascosto con Dio dal quale traeva la forza per andare, con efficacia, incontro al mondo.

Della preghiera di Karol Wojtyla hanno scritto in tanti. Una testimonianza significativa in merito l’ha data il 4 novembre 2013 un sacerdote riservato e preparato, che ha avuto la possibilità di frequentare molto il Papa polacco durante i suoi ultimi anni di vita.

Si chiama Pawel Ptasznik. Oggi è il responsabile della sezione polacca della segreteria di stato vaticana. Ai tempi di Giovanni Paolo II era colui che saliva nell’Appartamento papale per aiutare lo stesso Wojtyla nella stesura dei suoi testi. È stata l’assidua frequentazione dell’Appartamento a premettergli di conoscere quel segreto, la preghiera appunto, che ha caratterizzato tutta la vita del Papa che la prossima primavera diviene santo.

Monsignor Ptasznik ha dato la sua testimonianza a Roma, durante la presentazione dell’ultimo libro dell’ex segretario di Wojtyla Stanislaw Dziwisz, una conversazione con Gian Franco Svidercoschi intitolata “Ho vissuto con un santo”.

Questa la trascrizione di quanto ha detto:

«Quella di Wojtyla era una preghiera costante e vera. Anche durante i viaggi normalmente voleva rispettare “l’ora santa” dedicata all’adorazione eucaristica, e così la via crucis del venerdì sera e la Messa. Chi organizzava i viaggi doveva tenere presente queste sue esigenze».

«La segreteria di stato consegnava al Papa la lista con le richieste di preghiere arrivate da tutto il mondo. Pregava consultando quella lista, che spesso aveva degli allegati, delle cartelle che spiegavano meglio la situazione di coloro che chiedevano preghiere».

«Una volta l’ho visto pregare in cappella. Aveva aperto davanti a sé l’Osservatore Romano su una pagina in cui c’erano tutti i nomi dei capi dicastero della Curia Romana con anche gli “officiali” di lingua polacca. Pregava per tutti i suoi collaboratori».

«Sulla sua scrivania aveva un Atlante. Ogni giorno posava lo sguardo su una parte concreta del mondo, per poi pregare per tutta la giornata per le popolazioni di quella stessa porzione. Era la sua preghiera geografica».

«Si confessava ogni due settimane. Una macchina arriva in centro a Roma per “prelevare” monsingor Stanislaw Michalski, il suo confessore, che veniva accompagnato appositamente in Vaticano».

«Quando doveva scrivere un testo faceva tutti i giorni un’ora di meditazione sul camminamento situato sul tetto del palazzo apostolico. Poi scendeva in Appartamento e mi dettava il testo. Citava a memoria passi della Scrittura e dei padri della Chiesa. Dopo un’ora, un’ora e mezza, il testo era pronto».

 

Pubblicato in Attualità
Venerdì, 18 Aprile 2014 00:00

Ti adoro o Croce Santa

Recitata 33 volte il Venerdì Santo, libera 33 Anime del Purgatorio, Recitata 50 volte ogni venerdì, ne libera 5. venne confermata dai Papi Adriano VI, Gregorio XIII e Paolo VI.



PREGHIERA:

Ti adoro, o Croce Santa,che fosti ornata del Corpo  Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue.

Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me.

Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui che è il mio Signore. Amen.

Pubblicato in Preghiera
Venerdì, 11 Aprile 2014 00:00

Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo

Diceva S. Agostino che vale più una sola lacrima sparsa meditando sulla Passione di Cristo, che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed un anno di digiuno a pane ed acqua. Sì, il nostro amante Salvatore ha patito tanto affinché vi pensassimo, poiché pensandovi non è possibile non infiammarsi del divino amore. Gesù da pochi è amato, perché pochi sono quelli che considerano le pene che ha patito per noi; ma chi le considera spesso, non può vivere senza Gesù. Si sentirà talmente stringere dal suo amore che non gli sarà possibile resistere a non amare un Dio così innamorato che tanto ha patito per farsi amare. S. Francesco piangeva nel meditare le sofferenze di Gesù Cristo. Una volta mentre lacrimava gli venne chiesto che problema avesse, egli rispose che piangeva per i dolori e gli affronti dati al Signore e si dispiaceva nel vedere gli uomini ingrati che non l’amano e non lo pensano.

Anime devote […] mettiamoci spesso dinanzi agli occhi, particolarmente nei giorni di venerdì, Gesù moribondo sulla croce; e fermiamoci ivi con tenerezza a contemplare per qualche tempo i suoi dolori e l’affetto che aveva per noi, mentre stava agonizzando su quel letto di dolore. […] Oh che dolce riposo trovano le anime amanti di Dio nei tumulti di questo mondo e nelle tentazioni dell’inferno ed anche nei timori dei divini giudizi, nel contemplare da solo a solo in silenzio il nostro amoroso Redentore, mentre egli agonizzava sulla croce e  il suo divin sangue gocciolava da tutte le sue membra ferite già ed aperte dai flagelli, dalle spine e dai chiodi! Oh come nel pensare a Gesù crocifisso si allontanano dalle nostre menti tutti i desideri di onori mondani, di ricchezze di terra e di piaceri di senso! Allora spira da quella croce un’aura celeste, che dolcemente ci distacca dagli oggetti terreni ed accende in noi una santa brama di patire e morire per amor di colui, che volle tanto patire e morire per amor nostro. E come è possibile che non accenderà l’affetto di tutti i cuori, un Dio che muore in un mare di disprezzi e di dolori per amor delle sue creature? Come poi queste creature possono amare altra cosa all’infuori di Dio? come pensare ad altro che ad esser grate a questo loro così amante benefattore? […] Ah che così han fatto già tanti santi e tanti martiri che han lasciato tutto per Gesù Cristo. O vergogna nostra! Ma come è possibile che a molti Cristiani fa tanto poca impressione la Passione di Gesù Cristo? Ciò avviene, perché poco si fermano a considerare quanto patì Gesù Cristo per nostro amore. 

Cristo è morto in croce per espiare i nostri peccati.

Un Dio morto per gli uomini! Questo pensiero è stato sempre il trattenimento più dolce e più ordinario delle anime sante, e il motivo più forte per amarlo. Il pensiero che il Figlio di Dio è morto in croce per espiare le colpe commesse dal genere umano, è stato sempre la meraviglia e lo stupore degli angeli in cielo. Un Dio morto per gli uomini; questo sarà sempre un grande argomento di confusione e di disperazione ai dannati dell’inferno. Un Dio è morto per me, dirà eternamente il dannato negli abissi: e ciononostante io ardo e mi dispero tra queste fiamme. Al certo non posso dubitare della bontà di Dio per me, e di quella volontà sua sincera che egli ebbe di salvarmi, avendolo veduto morto per me. Dunque se son dannato, contro chi debbo infuriarmi se non contro me medesimo? È vero che è cosa aspra il pensare ad una eternità di pene: ma chiunque penetrerà bene queste poche parole, Iddio morto per l’uomo, non avrà difficoltà a persuadersi questa seconda verità, che l’uomo ingrato e ribelle al suo Dio, venga giustamente punito dallo stesso Dio con una eternità di pene. Quell’uomo che rifiutò d’ardere con fiamme d’amore verso Iddio morto per lui, un tal uomo merita bene di bruciare negli eterni ardori che la giustizia di Dio ha preparato nell’inferno agli ingrati. Con quali di queste due fiamme vuoi che arda il tuo spirito? Nelle fiamme infernali nell’altra vita in pena di non aver amato Dio, oppure nelle fiamme della sua santa carità in questo mondo? Tocca a te lo scegliere e l’adoperarti per concepire nel tuo spirito un vero amore di Dio. Ci riuscirai, se penserai spesso quanto abbia Iddio amato te, se riguarderai spesso l’immagine di Dio crocifisso, con dire tra te stesso: Ecco un Dio su questa croce per amar mio e per mio bene.

Considera che Iddio è morto per gli uomini suoi nemici ingrati e perfidi. Questo pensiero è un motivo d’amore meraviglioso. Gesù Cristo assicura, che non può darsi dimostrazione d’amore più grande quanto quella di morire per l’amico. Ma il suo amore s’avanza più oltre, perché muore per i suoi nemici medesimi, per nemici vili, insolenti e temerari, che non si curano di lui, né ad altro pensano che ad oltraggiarlo con enormi ingratitudini e pungenti offese. Io sono stato uno di quelli, per i quali Gesù e morto; e dopo averlo visto morto per me, non ho cessato di offenderlo e di disprezzare la sua amabile carità. Egli sapeva prima di morire che dava la vita per me suo nemico; ciononostante amò di darla, e a suo tempo non mancò di farmene godere il frutto, chiamandomi a penitenza, infondendomi il dolore delle mie colpe, applicandomi i frutti copiosi della sua Passione nella grazia, amicizia e figliolanza sua, tante volte restituitami, quante volte l’ho voluta perdere col peccato. Non c’era bisogno che morisse per noi. Poteva riscattarci e redimerci con una goccia sola del suo sangue o con una sola lacrima. Invece ha voluto dare la vita per palesarci l’eccesso dell’amor suo, che va a quest’estremo di dare tutto col mezzo di una morte la più infame e la più crudele per noi suoi nemici ingrati e abominevoli. Svegliamoci una volta per corrispondere a tanta dimostrazione di amore. Risolviamoci una volta di staccare coraggiosamente il nostro amore dalle cose terrene, dalle vanità, dall’ambizione, dalle amicizie, dal nostro corpo, per donare a Dio il maggior amore che possiamo.

Dobbiamo meditare spesso la Passione di Gesù, poiché il nostro amabile Redentore desidera sommamente che noi pensiamo alle atroci sofferenze della sua Passione causata dai nostri innumerevoli peccati. È di fede che i nostri peccati hanno crocifisso il Salvatore. La Sacra Scrittura afferma che le nostre iniquità lo hanno ricoperto di piaghe. Il Salvatore per nostro amore volle espiare al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe. Per gratitudine, cosa dovremmo dare ad un Dio così innamorato di noi? Dio vuole solamente che noi pensiamo qualche volta all’amore che egli ha avuto per noi fino a patire quei tormenti pur di salvarci. Gesù Cristo è morto in croce per noi, ma solo pochi uomini pensano alla sua Passione. Si pensa alle vanità e ai piaceri mondani, ma non si pensa alle sofferenze e all’amore di Gesù per noi. Che ingiustizia! Che ingratitudine! Il ricordo della Passione del Redentore è utilissimo perché ci rende vittoriosi sulle tentazioni. Chi amerà i piaceri illeciti, pensando a Cristo inchiodato sulla Croce? Se mediteremo attentamente il corpo di Gesù ricoperto di piaghe, avremo in orrore i piaceri peccaminosi e condurremo una vita più fedele al Vangelo.

Qui sotto un estratto audio del libro di Sant’Alfonso sulle meditazioni della Passione di Gesù Cristo.


Pubblicato in Preghiera
Venerdì, 11 Aprile 2014 00:00

Santa Veronica Giuliani

* Scorrete a fine articolo se volete ascoltare la biografia come audio

Questa straordinaria mistica è nata il 27-12-1660 a Mercatello sul Metauro, nella diocesi di Urbania (Pesaro), dal capitano Francesco e da Benedetta Mancini. La sua vita fu un susseguirsi di meraviglie. Battezzata con il nome di Orsola, a soli cinque mesi prese a camminare da sola per recarsi a venerare un quadro raffigurante la SS. Trinità. Non aveva ancora sette mesi quando ammonì un negoziante poco onesto: «Fate la giustizia, che Dio vi vede». A due o tre anni cominciò a godere delle frequenti visioni di Gesù e Maria, che le sorridevano e rispondevano dalle immagini appese alle pareti di casa mentre ella esclamava: «Gesù bello! Gesù caro! Io ti voglio tanto bene». Durante la Messa, al momento dell’elevazione, nell’ostia vedeva quasi sempre Gesù che l’invitava a sé. «Oh, bello!… Oh, bello!…» gridava la piccina, e si slanciava verso l’altare. Quando il sacerdote portò il viatico a sua madre, Orsola vide l’ostia sfolgorante di luce. A mani giunte supplicò: «Date anche a me Gesù».

Appena la morente si comunicò, le si pose accanto, sul letto, esclamando:
«Oh, che cosa bella avete voi avuto, mamma! Oh, che odore di Gesù!». Prima di morire la pia genitrice chiamò le sue cinque figlie attorno a sé e a ciascuna assegnò una piaga del crocifisso come rifugio e oggetto particolare di devozione. Ad Orsola, di sei anni, toccò quella del S. Cuore.
Nella fanciullezza, sentendo leggere la vita dei martiri, la santa concepì grande desiderio di patire per amore di Gesù. Una volta mise di proposito una manina nel fuoco di uno scaldino e se la scottò tutta senza versare lacrime. Si disciplinava con una grossa corda; camminava sulle ginocchia; disegnava croci in terra con la lingua; stava lungamente a braccia aperte in forma di croce; si pungeva con gli spini; si costruiva croci sproporzionate alle sue spalle, bramosa di fare tutto quello che aveva fatto il Signore il quale, nella settimana santa, le si faceva vedere coperto di piaghe.
Per amor di Dio, Orsola aveva compassione dei poverelli ai quali donava generosamente quello di cui disponeva. Scriverà più tardi: «Mi pareva di vedere nostro Signore, quando vedevo essi». Col passare degli anni crebbe in lei sempre più la brama di fare la prima Comunione. Supplicava Maria SS.: «Datemi cotesto vostro Figlio nel cuore!… io sento che non posso stare senza di Lui!» Fu soddisfatta il 2-2-1670 a Piacenza, dove suo padre si era trasferito in qualità di Sopraintendente alle Finanze presso la corte del Duca Ranunzio II. Gesù allora le disse: «Pensa a me solo! Tu sarai la mia sposa diletta!». Ma come lasciare il mondo se la sua bellezza le attirava le più vive simpatie di giovani distinti? Al babbo che l’adorava un giorno disse: «Come posso ubbidirvi, se il Signore mi vuole sua sposa?… Anch’Egli è mio padre, e Padre supremo. Non solo gli debbo ubbidire io, ma ancor voi».
Dopo aver mutato il nome di Orsola in Veronica, il 17-7-1677 riuscì a entrare, diciassettenne, nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello (Perugia). E impossibile descrivere il cumulo di grazie, doni, privilegi, visioni, estasi, carismi singolari che Dio elargì incessantemente alla sua «diletta». I fenomeni mistici che in lei si verificarono furono controllati a lungo e severamente dalle autorità competenti. Dal 1695 al 27-2-1727, nonostante la grandissima ripugnanza che provava, la santa scrisse, senza rileggerle, in un Diario le fasi e le esperienze della sua vita interiore per obbedienza al vescovo, Mons. Eustachi, e al confessore del monastero, il P. Ubaldo Antonio Cappelletti, filippino. Riempì 21.000 pagine raccolte in 44 volumi, pubblicati dal 1895 al 1928 dal P. Luigi Pizzicarla SJ., con versioni in francese e spagnolo.
Dopo che Gesù elevò Suor Veronica al suo mistico sposalizio, fu soddisfatta nella sua ardente brama di patire per Lui. In modo misterioso, ma reale e visibile, sperimentò a uno a uno tutti i martiri e gli oltraggi della sua Passione. Di continuo esclamava: «Le croci e i patimenti son gioie e son contenti». Giunse a dire: «Né patire, né morire, per più patire». Accoratamente diceva a Gesù: «Sitio! Sitio! Ho sete non di consolazioni, ma di amaritudine e di patimenti». Si può dire che fin dall’infanzia pregasse: «Sposo mio, mio caro bene, crocifiggetemi con Voi! Fatemi sentire le pene e i dolori dei vostri santi piedi e delle vostre sante mani… Più non tardate! Passate da parte a parte questo mio cuore».

     Nel 1694 divenne maestra delle novizie e ricevette nel capo l’impressione delle spine. Dopo tre anni di digiuno a pane e acqua, il venerdì santo del 1697 le apparvero le stimmate e nel cuore ebbe impressi gli strumenti della Passione. «In un istante, scrisse la santa, vidi uscire dalle sue santissime piaghe cinque raggi splendenti; tutti vennero alla mia volta; e io vedevo i detti raggi divenire come piccole fiamme. In quattro vi erano i chiodi e in uno la lancia d’oro, ma tutta infuocata, e mi passò il cuore da banda a banda, e i chiodi passarono le mani e i piedi». Per questo soffriva talmente, anche in modo visibile agli altri, che veniva chiamata la «sposa del crocifisso».

     Il vescovo di Città di Castello, al corrente dei fenomeni soprannaturali che avvenivano in Suor Veronica, dopo un rapporto al S. Ufficio, ricevette istruzioni che applicò con la più grande severità. Accompagnato da sacerdoti sperimentati, si recò nel monastero e si convinse della realtà delle stimmate. Alcuni medici ne curarono le ferite per sei mesi. Dopo ogni medicazione le mettevano guanti alle mani muniti di sigilli. Ma le ferite, invece di guarire, s’ingrandivano di più. La badessa ricevette dal vescovo ordini destinati a provare la pazienza, l’umiltà e l’obbedienza della santa nella maniera più sensibile. Le fu tolto l’ufficio di maestra delle novizie; fu dichiarata scaduta dal diritto di voto attivo e passivo; le fu proibita ogni relazione con le altre suore; colpita da interdetto non fu più ammessa all’ufficio in coro né alla santa Messa; fu privata persino della Comunione e per cinquanta giorni fu chiusa in una cella simile ad una prigione. Insomma, di proposito, fu trattata come una folle, una simulatrice e una bugiarda. Il Vescovo al S. Ufficio non poté fare altro che scrivere: «Veronica obbedisce ai miei ordini nella maniera più esatta e non mostra, riguardo a questi duri trattamenti, il più leggero segno di tristezza, ma al contrario, una tranquillità indescrivibile e un umore gioioso».

     A queste sofferenze univa di continuo indicibili penitenze, accesissime preghiere per la conversione dei peccatori. «M’ha costituita mediatrice fra Lui e i peccatori. Questo è il primo offizio che Iddio mi ha dato» scriveva. Continui suffragi offriva alle anime dei defunti. Confidò nel Diario: «Mi ha promesso Iddio la grazia di liberare quante anime voglio dal Purgatorio». Aveva continuamente presenti al suo spirito pure i bisogni di tutta la Chiesa e specialmente dei sacerdoti.
     Sottomessa sempre in vita ai superiori, la santa volle morire il 9-7-1727, dopo 33 giorni di malattia, appena il confessore, il P. Guelfi, le disse: «Suor Veronica, se è volontà di Dio che l’ordine del suo ministro intervenga in quest’ora suprema, vi comando di rendere lo spirito». Quando morì era badessa da undici anni. Nel suo cuore verginale furono trovati scolpiti gli emblemi della passione così come li aveva descritti e persino disegnati per ordine del confessore. Il suo corpo è venerato sotto l’altare maggiore della chiesa delle Cappuccine in Città di Castello. Pio VII la beatificò il 18-6-1804 e Gregorio XVI la canonizzò il 26-5-1839.
  L’opera del suo diario è qualcosa di monumentale, 20 volumi scritti in 34 anni.   

Da lei l’invito a fare della vita un’offerta di riparazione e i espiazione perenne, per salvare in Cristo anche l’insalvabile. Riguardo all’opera del demonio nella vita della santa c’è da osservare che oggi c’è molta incredulità in merito all’esistenza del demonio, degli spiriti maligni e dell’inferno. Tra credenti si arriva a negare l’eternità dell’inferno, oppure lo si considera vuoto, oppure si nega che esistano pene e sofferenze concrete, con la scusa che Dio è misericordioso. Le esperienze della Santa sono una potente conferma della dottrina e dell’insegnamento di sempre della Chiesa. Il Diario è pieno delle sue lotte con i demoni e delle sue visite e descrizioni dell’inferno. I Demoni le strappavano di mano brocche e altri utensili, rovesciavano acqua bollente su di lei in cucina; le strappavano la penna, rovesciavano l’inchiostro, mentre scriveva il Diario.

    Non aveva quasi mai una notte tranquilla: le apparivano in gran numero, in forme orribili, minacciose, oscene, urlavano, bestemmiavano, buttavano fuori odori infetti, gettavano nella sua scodella capelli, ragni, topi morti, la buttavano nel fuoco, la lanciavano contro i muri, le tiravano pietre e le davano delle botte. Le altre suore udivano, certe volte vedevano e la Santa doveva anche incoraggiarle. Tante volte dovevano correre di notte alla sua cella. L’attaccavano, di solito quando compiva il suo ufficio di vittima mediatrice e redentrice, quando pregava e si mortificava per la conversione dei peccatori: “smetti” le urlavano, “smetti subito”. Un giorno le troncarono un piede.

    Portata al confessionale, guarì istantaneamente quando il confessore le impose di chiedere a Dio la guarigione. L’inferno lo vede quasi tutti i giorni, accompagnata dai suoi Angeli Custodi in modo visibile e dalla Madonna in modo invisibile. Una ragione bassa, nera, fetida, piena di urla animalesche e di lampi sinistri. Poi vide una montagna piena di aspidi e basilischi che non potevano liberarsi. I suoi Angeli Custodi le dissero che quello era l’inferno superiore, cioè l’inferno benigno. Allora la montagna si spalancò e nei suoi fianchi c’era una moltitudine di anime e di demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni tormentavano le anime dannate. Nel fondo dell’abisso c’era un trono mostruoso.

Al centro una sedia formata dai capi dell’abisso. Satana vi stava seduta sopra in tutto il suo indescrivibile orrore. Satana vedeva tutti i dannati e questi vedevano Satana: la visione di Satana costituisce il tormento dell’inferno, così come, invece, la visione di Dio costituisce la delizia del paradiso. Gli Angeli dissero, come pure Gesù in altre visioni, che questi supplizi sono per tutta l’eternità. La Santa nota che il cuscino di Satana è formato da Giuda ed altre anime disperate. Quelle anime furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi. Di fronte alla realtà vista, la Santa afferma che ciò che raccontano i predicatori non è niente! Nell’Inferno vide cadere una pioggia di anime.

In altre esperienze, descrive i sette livelli dell’inferno, con le loro rispettive categorie di dannati. Vide un posto più orribile per i religiosi che avevano disprezzato le loro sante regole e un altro per i sacerdoti che non erano stati fedeli all’insegnamento della Chiesa e che per questo sono stati causa di rovina di tante anime. In un luogo appartato vide anche dei dannati in anima e corpo: erano quelli che avevano venduto la loro anima al demonio con patto volontario. Se questo non basta nulla basterà a quelli di cui parla il detto: “Non c’è più cieco di colui che non vuol vedere”.

Per chi lo desidera potete ascoltare qui sotto la sua biografia.


 

Pubblicato in Sana Dottrina
Mercoledì, 26 Febbraio 2014 20:49

Atto solenne di preparazione per morire santamente

Questa preghiera è molto potente e dà grande fastidio a satana …fatela, stampatela e firmatela !!!

«Mio Dio, essendo certa la mia morte, e non sapendo quando sarà, intendo da ora di prepararmi a quella, che è il momento più bello della vita di un cristiano perché attua l’incontro definitivo con Cristo Amore; e perciò affermo di credere quanto crede la S. Chiesa, e specialmente il mistero della SS. Trinità, l’Incarnazione e Morte di Gesu-Cristo, il paradiso e l’inferno, perché tutto l’avete rivelato Voi che siete la stessa Verità. Io merito mille inferni, ma spero dalla vostra pietà per i meriti di Gesu-Cristo il perdono, la perseveranza finale e la gloria gioiosa del paradiso. Vi benedico per quanto mi avete donato finora e per quanto volete donarmi. Affermo che v’amo sopra tutte le cose, perché siete un bene infinito; e perché v’amo, mi pento sopra ogni male di tutte le offese che vi ho fatte, e propongo prima morire e perdere tutto piuttosto che più offendervi. Vi prego a levarmi la vita e tutto quello che ho piuttosto che permettere ch’io v’abbia da perdere con un altro peccato.Vi ringrazio, Gesù mio, di tutte le pene che avete patite per me, e di tante misericordie che mi avete usate, dopo che vi ho tanto offeso.Amato mio Signore, mi rallegro che siete infinitamente beato. Godo che siete amato da tante anime in cielo ed in terra. Vorrei che tutti vi conoscessero e vi amassero. Affermo che qualunque persona m’avesse offeso, io la perdono per amor vostro, o Gesù mio; e vi prego a farle bene fin d’ora. Affermo che desidero in vita ed in morte i SS. Sacramenti; ed intendo da ora di cercare l’assoluzione delle mie colpe, quando in morte non potrò darne segno.Accetto con pace la mia morte e tutti i dolori che l’accompagneranno, in unione della morte e dolori, che patì Gesù sulla croce. Ed accetto, mio Dio, tutte le pene e tribolazioni, che prima di morire mi verranno dalle vostre mani. Fate di me e di tutte le cose mie tutto quel che vi piace. Datemi il vostro amore e la santa perseveranza, e niente più vi domando. Madre mia Maria, assistetemi sempre, ma specialmente nella mia morte; e frattanto aiutatemi a conservarmi in grazia di Dio. Voi siete la speranza mia. Sotto il vostro manto voglio vivere e morire. S. Giuseppe, S. Michele Arcangelo, Angelo mio Custode, soccorretemi sempre, ma soprattutto nell’ora della mia morte. E voi mio caro Gesù, voi che per ottenere a me una buona morte, avete voluto fare una morte così amara, non m’abbandonate allora. Io da ora a Voi m’abbraccio, per morire abbracciato con Voi. Io merito l’inferno, ma mi abbandono alla vostra misericordia, sperando nel sangue vostro di morire nella vostra amicizia e di ricevere da Voi la benedizione, nella prima volta che vi vedrò da misericordioso giudice mio. Nelle vostre mani impiagate per mio amore raccomando l’anima mia. In Voi spero di non essere allora condannato all’inferno e di essere ammesso alla gloria e alla gioia del Paradiso. «In te,Signore , ho sperato, non sia confuso in eterno». Vedo già che la causa delle mie cadute è stata il non ricorrere a voi, quando io ero tentato, a domandarvi la santa perseveranza. Per l’avvenire propongo fermamente di raccomandarmi sempre a voi, e specialmente quando mi vedrò in pericolo di ritornare ad offendervi. Propongo di ricorrere sempre alla vostra misericordia, invocando sempre i Ss. Nomi di Gesù e di Maria:sicuro che pregando non lascerete voi allora di darmi la forza ch’io non ho di resistere a» miei nemici. O Maria, Madre ottenetemi la grazia di raccomandarmi in tutt’i miei bisogni e per sempre al vostro Figlio, ed a voi. O Signore Gesù aiutatemi sempre, e specialmente nella mia morte; fate ch’io spiri amandovi, sicché l’ultimo respiro della mia vita sia un atto d’amore, che mi trasporti da questa terra ad amarvi in eterno nella gioia del paradiso. Gesù, Giuseppe, e Maria, assistetemi nella mia agonia. Gesù, Giuseppe, e Maria, a voi mi dono, e voi ricevete in quel punto l’anima mia.»

Pubblicato in Preghiera
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Mons. Luigi Negri


   

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