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Giovedì, 08 Gennaio 2015 00:00

Gesù Bambino di Praga

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Il culto all´infanzia di Gesù nella comunità cristiana risale a più di un millennio fà e il suo contenuto rimanda essenzialmente alla contemplazione del mistero della Incarnazione del nostro Dio e Signore Gesù Cristo. Il primissimo interesse per l’infanzia di Gesù è dimostrato già da san Matteo e da san Luca nei vangeli dellInfanzia, seguiti subito dopo dai vangeli apocrifi (ad es. lo Pseudovangelo di Giacomo o di Tommaso). Alcuni Padri della Chiesa venerarono Dio sotto forma di bambino, come ad es. sant´Atanasio e san Girolamo. Fra i grandi promotori di una teologia dell´Infanzia e dell´Incarnazione troviamo san Bernardo di Clairvaux, san Francesco di Assisi e sant’Antonio da Padova. Successivamente poi santa Teresa d´Avila, la quale aveva sempre con sè una statua del Santo Bambino Gesù nelle sue fondazioni di nuovi monasteri di monache carmelitane Scalze. Proprio nella Spagna di questo periodo la sottolineatura della Incarnazione di Cristo e di conseguenza il culto per la sua infanzia trovò una profonda risonanza.

Nella spiritualità del Carmelo il mistero dell’incarnazione è considerato come il più grande miracolo con cui la gloria di Dio scende sulla terra e l’amore misericordioso abbraccia tutto il genere umano, Dio si fa uomo, diventa il nostro fratello, il nostro grande Amico che viene per incontrare ciascuno nel proprio essere, per liberarlo dal peccato, donargli una vita nuova (redenta) e fargli sentire il suo amore.
     Nella storia del Carmelo la devozione a Gesù Bambino è un capitolo che si dovrebbe inserire nella cristologia dell’Ordine. È una devozione che presuppone un orientamento spirituale verso l’Umanità di Cristo, come viene insegnato da Santa Teresa di Gesù e da San Giovanni della Croce.

STORIA DELLA DEVOZIONE

Il 22 settembre 1624, i Padri Carmelitani, originari della Spagna, avevano fatto il loro ingresso nel convento fondato da Ferdinando II° a Praga. L’Imperatore e il consiglio municipale della città consegnarono loro la chiesa della SS. Trinità (un tempio ex protestante) con gli edifici annessi, di cui i Carmelitani cambiarono il titolo in quello di Nostra Signora della Vittoria. Al nuovi arrivati la situazione si presentava oltremodo difficile. In quell’epoca, infatti, Praga era ancora in gran parte luterana, e gli eterodossi — che sotto Federico del Palatinato detto » lo Scricciolo » si erano ribellati contro il loro legittimo sovrano, l’imperatore Ferdinando II, e in seguito alla sconfitta del Weisson Berg erano stati costretti a sottomettersi — guardavano astiosamente il nuovo convento, il cui nome » S. Maria della Vittoria » ricordava sin troppo palesemente il loro smacco.
     Quasi non bastasse, vi si aggiungeva anche il fatto che i Padri, ignari delle condizioni locali, si erano ostinati a far rimanere il convento privo di qualsiasi rendita fissa, affidato unicamente alle elemosine di generosi benefattori.
Fintanto che l’imperatore soggiornò a Praga, alla nuova fondazione non mancò mai il necessario sostentamento. Ma non appena egli ebbe trasferito la sua sede a Vienna, cominciò un amaro periodo di duri stenti per il convento. Le scarse elemosine che giungevano or da una parte or dall’altra non erano mai sufficienti nemmeno per ovviare ai più elementari bisogni. » Molti giorni, i Padri si dovevano contentare solo di pane e frutta «, si legge nella «Cronaca» della provincia Carmelitana austriaca, scritta dal ven. P. Cirillo della Madre di Dio.
     E la situazione non migliorò affatto dal 1624 in poi, allorché si affiancarono a loro altri Padri. Il Priore, P. Gianluigi dell’Assunta, si rifugiò nella preghiera. Educato a Roma alla scuola del ven. P. Giovanni di Gesù Maria, aveva portato con sé l’eredità più preziosa del Carmelo: la devozione all’infanzia di Gesù, sorgente inesauribile di forze spirituali e di abbandono illimitato al Padre nei cieli.
     La «Cronaca» racconta che in quel momento di «estrema penuria e indigenza», della quale era afflitta la sua religiosa famiglia, il Signore gli fece intendere quanto fosse utile, per superare quel periodo di difficoltà economica, invitare i religiosi all’imitazione e al culto di Gesù Bambino.
     Ordinò quindi al Sottopriore e Maestro dei Novizi, il P. Cipriano di S. Maria, di procurare una statua o immagine che rappresentasse le sembianze di Gesù Bambino, ciò sarebbe anche servito grandemente per l’educazione e per la formazione dei nuovi religiosi.
     Volle che tale statua fosse collocate nell’oratorio comune, luogo dell’orazione mentale, perché nel vederla tutti si sentissero più portati a comprendere l’umiltà del nostro Salvatore Gesù, fondamento di tutte le altre virtù. Gesù infatti aveva detto: «imparate da me, perché sono mite ed umile di cuore» e ancora: » se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli «.

La provvidenza venne incontro.

Un giorno la principessa Polissena di Lobkowitz, una grande benefattrice dei frati, regalò loro una statuetta di Gesù Bambino. Nel consegnarla al P. Priore gli disse: «Padre mio, vi consegno ciò che ho di più caro. Onorate questo simulacro, e non mancherete mai di nulla». Era l’anno 1628. P. Gianluigi preparò a Gesù Bambino una solenne accoglienza e lo sistemarono nell’oratorio, facendogli presenti con filiale fiducia le grandi strettezze della casa e supplicandolo di aiutarli. E l’aiuto sarebbe loro ben presto venuto.
     L’Imperatore Ferdinando nel 1628 dispose che ai Padri venisse trasmessa una quota mensile per i restauri del convento nonché una abbondante provvigione di viveri. Purtroppo la venerazione del prodigioso Bimbo non doveva durare a lungo. A seguito dei continui torbidi militari, i Superiori si videro costretti a sfollare a Monaco di Baviera i Novizi, che erano i più fedeli devoti di Gesù Bambino.
     Il 15 novembre 1631 piombò in Boemia il principe elettore di Sassonia con la sua armata, e pose l’assedio a Praga. Il 1° gennaio 1632 calarono dalla Sassonia i propagandisti protestanti, i cosiddetti predicanti, entrarono di prepotenza nella chiesa di S. Maria della Vittoria e incominciarono a tenervi le loro funzioni.
     Tutti i Carmelitani erano fuggiti, tranne il Sottopriore e un fratello laico. Ma era impossibile che essi potessero opporsi alla violenza scatenata. Gli eretici saccheggiarono chiesa e convento, incarcerando anche i due coraggiosi Carmelitani. Passata la buriana, la statua di Gesù Bambino venne trovata in un ripostiglio, con le manine mozze, ricoperta di ogni sorta di immondizia e di ciarpame.
    Dal momento in cui la devozione al munifico Gesù Bambino era quasi del tutto scomparsa dal convento, anche ogni benedizione di Dio sembrava sparita da quella fondazione. La sovvenzione annuale decretata da Ferdinando Il per terminare il convento venne abolita. Una spaventosa miseria s’era abbattuta sul convento e avversità d’ogni genere ne colpivano gli abitanti. 1 Padri chiedevano continuamente di essere mandati in altri conventi. Nessuno però sospettava perché mai il favore di Dio si fosse così visibilmente ritirato da loro.
     Nell’anno 1637 — dopo sette anni d’assenza — per ordine dei Superiori tornò a Praga il P. Cirillo della Madre di Dio, che da novizio era stato tanto devoto di Gesù Bambino ed aveva avuto modo di sperimentare spesso il suo benefico aiuto. Ma era appena entrato nella capitale boema, quando irruppero nuovamente gli Svedesi e assediarono le mura della città.
     Villaggi e castelli in fiamme, che segnavano la via da essi battuta, non lasciavano dubbi sulla sorte che attendeva la popolazione. In questo frangente così pericoloso per tutti, il Priore del convento esortò i suoi sottoposti a placare con la preghiera e la penitenza l’ira di Dio, supplicandolo a stornare l’incombente sciagura. Questa rappresentò per il P. Cirillo anche la migliore occasione per riportare in onore il suo prediletto Gesù Bambino che, dopo lunghe ricerche, era stato finalmente ritrovato dietro un altare, carico di polvere e di sudiciume.

     Chiese al P. Priore di poter ricollocare il Piccolo Gesù al suo posto precedente nell’oratorio: il che gli venne subito concesso volentieri. Pieno di santa fiducia, egli raccomandò a Gesù i confratelli, il bene del convento, della città, e dell’intero paese. Ed ecco che il Santo Bambino esaudì la sua preghiera. Praga rimase immune dall’invasione nemica, in convento tornò la benedizione di Dio, e con essa la tranquillità e la pace.P. Cirillo sentiva in cuore una profonda gratitudine. Si proponeva di onorare sempre più il suo caro Gesù Bambino e di farsi suo apostolo.
     Un giorno, mentre se ne stava inginocchiato davanti a lui in confidente colloquio, gli sembrò di udire dalle sue labbra le seguenti parole cariche di rimprovero «Abbiate pietà di me, ed io avrò pietà di voi!
Ridatemi le manine mozzate dagli eretici.» «Quanto più voi mi onorerete, tanto più io vi favorirò! «

     Solo ora il buon Padre notò che al Santo Bambino erano state effettivamente amputate le mani. Nella immensa gioia provata per il suo rinvenimento, egli non aveva avvertito di aver ricollocato sull’altare il suo Piccolo Gesù senza manine. Si recò immediatamente dal suo Priore e gli mostrò il Bambino mutilato. Eppure, dopo avergli chiesto il permesso di far ricostruire le manine al Bambino Gesù, ne ricevette una risposta seccamente negativa. Le casse del convento erano vuote, e si doveva pensare a faccende assai più urgenti. Profondamente afflitto, il P. Cirillo si volse a chiedere aiuto a Dio, e questo non si fece attendere a lungo. Un pio iscritto alla Confraternita dello Scapolare, un certo Signor Mauskónig di Aussig, consegnò al P. Cirillo cento fiorini, un regalo considerevole per quei tempi. Raggiante di gioia, il P. Cirillo portò l’elemosina ricevuta al suo Superiore. Certo, almeno ora egli non avrebbe respinto la sua richiesta di far restaurare il Bambino Gesù, perché sarebbe bastato appena un fiorino o poco di più per saldare le spese di riparazione. Ma contro ogni sua attesa, il buon Padre ricevette nuovamente una risposta negativa. Desolato e senza aver nulla ottenuto, tornò dal suo piccolo Beniamino…e se lo portò in cella, dove passava lunghe ore prostrato ai suoi piedi chiedendo perdono.
     
Ora un giorno, poco prima del mattutino di mezzanotte della festa dedicata all’Immacolata Concezione, mentre pregava insistentemente la Madonna che si prendesse a cuore una degna sistemazione della statua del suo santissimo Figlio, vide nel tenue chiarore lunare come una nuvoletta che scendeva lentamente sopra il coro. Questa andò man mano assumendo sempre più chiaramente la figura di una Madonna, circondata da una ghirlanda di stelle. La Vergine allargò le braccia sul coro quasi ad indicare il luogo in cui la statua del suo divin Figliuolo avrebbe dovuto da allora in poi essere venerata. Sotto il governo del nuovo Priore della casa, il P. Cirillo ripeté il tentativo, chiedendogli il permesso di far restaurare il simulacro mutilato di Gesù Bambino. Il P. Domenico non si dimostrò del tutto contrario, ma accennò pure lui alle casse del convento completamente vuote. Alla fine nondimeno gli disse, per consolarlo: «Se il Bambino Gesù ci darà per primo la sua benedizione, io farò riparare la sua statua».
     Il P. Cirillo si recò fiduciosamente a supplicare il suo Piccolo Gesù di far qualcosa. Qualche istante dopo fu improvvisamente chiamato in chiesa: all’altare della Madonna lo attendeva una Dama, la quale gli consegnò una offerta e sparì senza pronunciare parola. Chi era quella sconosciuta? Tutti i tentativi per saperne qualcosa si dimostrarono infruttuosi, talché il buon Padre si convinse fermamente che la sua generosa benefattrice fosse stata la Madonna in persona.
     Raggiante di contentezza, egli portò l’elemosina avuta al suo Priore, ricordandogli la sua promessa. Stavolta ricevette finalmente il sospirato permesso di far restaurare la statua, a patto però che le spese non superassero il mezzo fiorino. Un fratello laico venne incaricato di portare il simulacro da un esperto maestro artigiano. Ma tornò indietro senza aver combinato nulla: mezzo fiorino era troppo poco; il maestro, per il lavoro da farsi, voleva un fiorino intero. Ancora una volta il P. Cirillo si rifugiò nella preghiera.

     Mentre era immerso in orazione, udì una voce sommessa che pareva sussurrargli: «Mettimi all’entrata della sacristia; verrà ben qualcuno che s’impietosirà di me».  Non se lo fece ripetere due volte. Era trascorsa sì e no un’oretta, allorché venne davvero un signore che vide la statua mutilata e s’offrì di far riparare a sue spese il Santo Bambino. Lo sconosciuto signore si chiamava Daniel Wolf. Era stato tempi addietro commissario generale dell’amministrazione imperiale, ed era vissuto in buone condizioni. Ma ora si trovava in cattive acque, tanto che i suoi creditori non si contavano più.
     Quasi non bastasse, da un po» di tempo a quella parte era in perpetua lite con la moglie, al punto di pensare già ad una separazione. Ora, proprio quando si portò a casa la statua di Gesù Bambino, trovò un rescritto della Camera Imperiale che gli assegnava ben 3.000 fiorini per i buoni servizi prestati in precedenza. Più d’una volta aveva sollecitato questa liquidazione, senza mai ricevere nemmeno un cenno di risposta. Al contempo finirono anche i suoi dissapori con la moglie, sicché da allora in poi i due coniugi vissero sempre in ottima armonia. Allorché i restauri al piccolo Gesù furono terminati, egli pieno di gratitudine lo riportò al convento. Lo consegnò al sacrestano, perché lo sistemasse in un posto onorifico.
     Ma poco dopo, per disattenzione, il buon fratello lo lasciò cadere. Il P. Cirillo guardò, profondamente abbattuto, il suo Piccolo Gesù che giaceva ai suoi piedi nuovamente mutilato. Fortuna volle che alla stessa ora giungesse in sacrestia Daniel Wolf, il quale, non appena vide l’accaduto, si offerse generosamente a far riparare la statua un’altra volta. Se la riportò quindi a casa. Appena giunto nella abitazione, trovò ad aspettarlo un funzionario che a tutti i costi volle pagargli i 3.000 fiorini promessigli. Il mattino seguente, Daniel Wolf portò il simulacro di Gesù Bambino da un esperto falegname, intenditore e artista, che abitava nelle vicinanze. Ordinò al contempo una preziosa vetrinetta dalle pareti in cristallo, affinché la statua fosse meglio protetta per il futuro.
     Nel frattempo, la fama del taumaturgo Bambino si era diffusa in città e nei dintorni. La baronessa Kolowrat, malata sul punto di morire, era tornata in vita quando le avevano portato e fatto baciare Gesù Bambino. Il P. Cirillo propose pertanto alla comunità di render accessibile al grande pubblico la statua, esponendola in chiesa alla venerazione di tutti. La sua proposta incontrò l’approvazione dei Padri, sicché durante l’Avvento del 1639 si poté vedere per la prima volta il Piccolo Re esposto sull’altare della Beata Vergine.


Letto 775 volte Ultima modifica il Giovedì, 02 Aprile 2015 12:09
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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