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Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

Domenica, 13 Dicembre 2015 00:00

Dialogo tra credenti

Rispondo qui a Gaetano Saracino perché la risposta è troppo lunga e non sono riuscito ad inserirla in nessun modo, nel gruppo facebook «Dialogo tra credenti» riportava queste affermazioni:

Con la sola scrittura e la buona volontà TUTTI gli evangelici comprendono che:
– l’uomo è per natura figli d’ira e separato da Dio, quindi ha bisogno di ravvedersi;
– che il ravvedimento è la nuova nascita, mica il pedo-battesimo come insegna il cattolicesimo;
– che siamo salvati per grazia mediante la fede in Cristo;
– che la sola fede basta e avanza per salvarci, senza le opere;
– che le opere sono eventuali PREMI che NULLA hanno a che vedere con la salvezza gratuita;
– che la vera fede(non quella morta, ovvero MAI rigenerata) è accompagnata dalle opere e dai frutti dello Spirito Santo;
– una volta sperimentata la nuova nascita in Cristo possiamo testimoniarlo con il battesimo in acqua;
– che non esiste nessun purgatorio
– che le preghiere vanno rivolte solamente a Dio;
– il cristiano ha la certezza della salvezza, e quando muore va in paradiso, in attesa della risurrezione, quando il Signore tornerà per rapire la sua chiesa;

Sulle cose fondamentali per la SALVEZZA siamo tutti perfettamente d’accordo. 
Io posso divergere quanto vuoi dalle adi, essendo delle assemblee dei fratelli, ma sono stato ad una evangelizzazione adi dove abito io a Carpi, e il messaggio che hanno dato è stato S T U P E N D O ! Il pomeriggio è stato meraviglioso. Quando sento predicare il messaggio della salvezza dalle chiese evangeliche diverse dalla mia sento LO STESSO MESSAGGIO.
Le differenze tra di noi sono un falso problema per quanto riguarda la salvezza. 
Poi, alcune dottrinalmente sono davvero messe maluccio, ma sono fratelli e saranno cmq salvati, cosa che non posso dire di voi cattolici poichè predicate un vangelo totalmente diverso da quello delle scritture, basti pensare alla nuova nascita, dove il cattolicesimo non ha capito NULLA.

Qui sotto la mia risposta:

Quello scritto da Gaetano non è la vera Fede in Cristo ma una delle sue tante varianti umane, tra le tante migliaia presenti nel mondo protestante/ evangelico (abbiamo abbondantemente superato le cinquantamila denominazioni cristiane e ne sorgono di nuove ogni giorno) incapace da sé di Salvare. Non solo, ma per molti aspetti elencati, è persino anti-biblica perché i testi nel loro contesto e con una sana ermeneutica dicono ben altro, come testimoniato fin dai padri della Chiesa che ne capivano di Sacre Scritture certamente molto più di qualsiasi pastore evangelico, studiandole nelle lingue originarie e appronfondendole per un intera vita. Vogliamo credere che erano tutti degli «inetti» incapaci di comprendere le Scritture nel giusto modo? non credo proprio. 
Affermare poi che le differenze tra chiese diverse sono un falso problema è davvero assurdo in quanto le differenti posizioni, spesso divergenti tra loro, fanno di queste chiese una dimostrazione oggettiva delle «combinazioni» quasi infinite di dottrine che è possibile trovare nel mondo evangelico e di cui in italia ve n’è solo una piccola parte. Se Dio è uno solo, se Uno è Cristo il nostro Salvatore, una è la retta via e la dottrina riguardo ad ogni cosa. Non ci si salva l’anima con il «sensazionalismo» presente in certe manifestazioni negli incontri evangelici, in particolare nel mondo pentecostale; non ci si salva perché si canta più forte del vicino o ci si lascia andare al «sonno dello spirito». Queste sono amenità, concretamente mai presenti nelle comunità antiche, sono degli «accidenti» che nulla hanno a che vedere con la «sostanza» della salvezza. Vorrei ora analizzare le affermazioni fatte da Gaetano: 

-  l’uomo è per natura figlio d’ira e separato da Dio, quindi ha bisogno di ravvedersi; 
RISPOSTA: non serve la Bibbia per raggiungere questa verità infatti la quasi totalità dell’antica filosofia riconosceva l’uomo come corrotto e in cerca di liberazione dal mondo e dalle sue stesse passioni. Non è un caso che in seguito alcune di queste filosofie siano sfociate in vere e proprie religioni, in particolare nel mondo orientale (induismo, buddismo ecc.) che proponevano un ascesi dell’uomo per affrancarsi dal proprio stato. Di per sé non è nemmeno un dato oggettivo del cristianesimo in quanto lo stesso ebraismo predicava questa verità che rimase presente nel giudaismo anche dopo Cristo. 

-  che il ravvedimento è la nuova nascita, mica il pedo-battesimo come insegna il cattolicesimo; 
RISPOSTA: Biblicamente parlando la vera rinascita del Cristiano non si ha nel ravvedimento, chiamata da alcuni anche «conversione», questa situazione è propedeutica per il vero ingresso nella grazia di Dio che avviene solo e soltanto per mezzo del battesimo. Lasciamo ora perdere se sia legittimo quello degli infanti o meno, ma tale fu sempre riconosciuto non solo nella pratica effettiva ma altrettanto nella dialettica teologica anche del protestantesimo storico. Quindi la «nuova rinascita» stando alle scritture del nuovo testamento è completa ed effettiva solo dopo il battesimo non certo nel semplice ravvedimento: 
    Gesù esprime un comando perentorio «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.» (Mt 28,19) Non posso non notare la conclusione :»…insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.» non dice «scrivendo tutto e lasciando loro questi scritti così che ognuno sarà in grado di capire da sé.» 
     Pietro stesso in Atti ribadisce con forza questa necessità: ««Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo.[…] Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone.» (At. 2,3841). Da notare che così fecero da subito e sempre tutti i cristiani. Nel testo della «Didaché» che è praticamente contemporaneo alla redazione degli ultimi vangeli troviamo scritto: «Riguardo al battesimo, battezzate così: dopo aver esposto tutte queste cose, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in acqua corrente. Se non hai acqua corrente, battezza in altra acqua; se non puoi in acqua fredda, battezza in acqua calda. Se non disponi né dell’uno né dell’altra, versa per tre volte sul capo nel nome di Padre, Figlio e Spirito Santo. Prima del battesimo digiunino colui che battezza, il battezzando e, se lo possono, anche alcuni altri. Ordina però, che chi deve ricevere il battesimo digiuni un giorno o due prima. (Didaché, VII, 14) In documenti posteriori ma non di molto possiamo trovare descrizioni dettagliate sui catecumeni che attendevano il battesimo e nei primi padri apostolici vi è già la spiegazione dell’importanza del Battesimo come sacramento da Gesù stesso istituito per l’ingresso nella Fede e nella vita cristiana (leggere Giustino, Ireneo, il Pastore di Erma, Papia ecc). Quindi biblicamente il battesimo è necessario per la nuova nascita come cristiani. La tradizione poi e la storia stessa testimoniano abbondantemente questo. 

- che siamo salvati per grazia mediante la fede in Cristo; 
RISPOSTA: Sostanzialmente vera questa affermazione, sarebbe da approfondire dialetticamente con chi professa la Fede evangelica perché molto spesso il senso teologico di «grazia» differisce e non poco nel significato inteso dal cattolico e dall’evangelico/protestante. Certo non ci sono dubbi nell’affermare che la Salvezza è un dono esclusivo di Dio e che l’uomo non ne ha alcun diritto né merito. Da qui però ad intendere quella «grazia» come qualcosa di acquisito e di cristallizzato che non necessita di essere accresciuta significa vivere la Fede in Cristo in modo assolutamente passivo e di sotterrare quei talenti ricevuti piuttosto che farli fruttificare per la nostra salvezza.

-  che la sola fede basta e avanza per salvarci, senza le opere;
RISPOSTA: la Scrittura e tutta la tradizione cristiana hanno abbondantemente dimostrato la falsità di questa affermazione. Ovviamente servirebbero pagine e pagine solo per analizzare questo punto ma la Sacra Scrittura è valida tutta non solo nei versetti che più ci aggradano. Le lettere paoline, anch’essa Parola di Dio ispirata, non potranno certamente essere in contrasto con il resto della Scrittura. Bisogna come sempre analizzare ogni contesto e fare un analisi approfondita dei destinatari, dei generi letterari ecc. tutte cose che chi studia Teologia Biblica ben conosce e che non si possono liquidare con un colpo di spugna solo perché non si sono fatti certi studi. 
“La fede senza le opere è morta”. (Gc 2,26)
“Insensato! Vuoi renderti conto che la fede senza le opere non ha valore?” (Gc 2,20)
“Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta”. ( Gc 2,26)
“Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi. Perché se uno ascolta soltanto e non mette in pratica la parola, somiglia a un uomo che osserva il proprio volto in uno specchio: appena s’è osservato, se ne va, e subito dimentica com’era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla” (Gc 1,2225)
 Anche questa è Sacra Scrittura e qualsiasi cosa si possa dire a favore o contro si ricadrà sempre nell’interpretazione perché «scritturalmente» il testo è più che chiaro. Quindi chi ha il potere di interpretare rettamente la Sacra Scrittura? Ogni persona che possiede una Bibbia? Cosa ha mostrato la stessa vita di San Paolo. Non si è forse affidato anche alle opere? Eccome. Questo perché nella Fede autentica le due cose sono «inseparabili». Se hai Fede in Cristo questa Fede si tramuterà anche in opere che avranno valore agli occhi di Dio seppur scaturite da una Fede che è dono e grazia. 
     Nel famoso giudizio del Vangelo di Matteo al capitolo 25 non sono le opere elencate da Cristo a fare la differenza tra i beati e i maledetti?
     «Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.  Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,  nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi[…] Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.  Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;  ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.» Ecco che la Scrittura va analizzata e valutata nel suo insieme e non solo ma uno sguardo va anche a tutti quelli che ci precedettero nella Fede per valutare come accolsero la Scrittura. 
   Ma veniamo a San Paolo che è principalmente citato nel mondo evangelico per giustificare l’esclusività della «Sola Fede» ma che ricorda che dopo aver ricevuto la Fede, che è certamente grazia ma questo la Chiesa cattolica non lo ha mai negato, essa va accompagnata dalla carità che si pratica per mezzo delle opere:
“E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla” (1 Cor 13,2).
“Poiché in Cristo Gesù ciò che conta… è la fede che opera per mezzo della carità. (Gal 5,6). Quindi? Qui cosa ci dice San Paolo? Che certamente conta la Fede, ma in che modo? Nel modo che opera per mezzo della carità ecco perché poco sopra ho detto che Fede e opere sono tra loro inseparabili, San Giacomo ben ricordava, come il corpo è unito allo spirito.
La legge che Cristo ci ha portato è la legge dell’amore (Rm 13,8) e l’amore si mostra attraverso le opere (Rm 2,6).
In conclusione: Ovviamente la Fede è indispensabile e le opere da sole non bastano ma non basta nemmeno la Fede da sola perché essere partecipi del Sacrificio di Cristo comporta l’essere operativi nella Fede non solo per le opere di misericordia corporali come aiutare i poveri piuttosto che visitare i carcerati, ma non dimentichiamo che opere «sono» anche l’osservanza dei comandamenti di Dio:
“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” (Gv 14,21).
“Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui” (1 Gv 2,4).

- che la vera fede(non quella morta, ovvero MAI rigenerata) è accompagnata dalle opere e dai frutti dello Spirito Santo;
RISPOSTA: Partiamo da un assunto, la Fede è una sola quindi parlare di Fede morta non ha senso, San Paolo dice bene nella sua lettera agli abitanti di Efeso come in Dio vi sia un Unità: «Un solo corpo, un solo spirito, un solo Signore, una sola Fede, un solo battesimo» (Ef. 4,4). Certamente vero che la vita nella Fede in Cristo è accompagnata da opere e da frutti suscitati dallo Spirito Santo ma questi segni sono tanto più autentici quanto più si è uniti a Cristo e tanto più «illusori» quando alla Fede non corrisponde una «vita nella Grazia». Chi vive nel peccato attuale non può essere sotto l’azione dello Spirito Santo perché Dio non tollera «l’empio». Gesù stesso ha chiaramente detto: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.  Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?  Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.»(Mt. 7,21)
      Quindi nel giorno del giudizio molti di coloro che si ritenevano cristiani e che per un intera vita furono convinti di lavorare per Cristo sostenuti da segni e persino miracoli si accorgeranno che non provenivano da Dio ma da colui che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv. 8,44). Sappiamo bene come anche satana compie prodigi pur di confondere l’uomo che cerca Dio. Aggiungo, che se si sostiene l’azione dello Spirito Santo in molte chiese evangeliche e pentecostali dove il «parlare in lingue», per esempio, viene interpretato come azione di questo spirito non possono essere che ancor più veraci le testimonianze in casa cattolica che presentano segni, miracoli, prodigi, ad opera di  tantissimi santi nell’arco di duemila anni di cristianesimo. È assurdo liquidare tutto questo, come ho spesso sentito dire da evangelici come opera di satana. Se quindi sappiamo che vi è un Solo Spirito e questo Spirito è veritiero «perché prenderà del mio e ve l’annunzierà»  (Gv. 16,14) di conseguenza lo Spirito Santo non potrà essere là dove non ci sia «la verità tutta intera» (Gv. 16,13) Cristo non può essere presente in migliaia di «chiese cristiane» che affermano dottrine differenti e che sono apparse all’orizzonte secoli e secoli dopo la venuta di Cristo volendo tutte rimpiazzare una Chiesa già esistente e tutte affermando con sicumera certezza di essere gli unici a saper interpretare correttamente la Bibbia e il volere di Cristo stesso. 

- una volta sperimentata la nuova nascita in Cristo possiamo testimoniarlo con il battesimo in acqua;
RISPOSTA: In parte ho già risposto sopra quando si parlava di Battesimo, ribadiamo che il battesimo, sacramento per eccellenza dell’iniziazione cristiana, è fondamentale per essere veri cristiani e quindi partecipi della vita divina in Cristo. Non è un semplice segno come si vuole far credere ma una necessità «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio.» (Gv. 3,5). Secondo l’apostolo san Paolo, mediante il Battesimo il credente comunica alla morte di Cristo; con lui è sepolto e con lui risuscita: » Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,34). I battezzati si sono « rivestiti di Cristo ». Mediante l’azione dello Spirito Santo, il Battesimo è un lavacro che purifica, santifica e giustifica. Il Battesimo è quindi un bagno d’acqua nel quale «il seme incorruttibile» della Parola di Dio produce il suo effetto vivificante. Sant’Agostino dirà del Battesimo: «Accedit verbum ad elementum, et fit sacramentum»,  «Si unisce la parola all’elemento, e nasce il sacramento».

-  che non esiste nessun purgatorio
Non comprendo bene questa affermazione nel contesto del post comunque non è certo il singolo uomo che si può dire capace di comprendere integralmente le cose di Dio. Come detto più e più volte la Bibbia non è, e non può essere l’unica fonte della norma e della dottrina. Seppur vero che svolge un ruolo particolarissimo in quanto riconosciuta, dalla Chiesa cattolica prima che da qualsiasi altro, come Parola ispirata di Dio, essa nasce nella Chiesa e per la Chiesa. Non può esistere una Sacra Scrittura che si isoli e si estranei da ogni contesto per vivere di vita propria. Infatti proprio quelle comunità che professano la «Sola Scrittura» come riferimento unico di fatto al loro interno vivono con personali regole e con una sorta di gerarchia, che separa i conduttori/pastori dai semplici partecipanti, scimmiottando di fatto quello che la Chiesa cattolica sempre fece. Ogni divina verità ha necessitato di tempo e di sviluppo in seno alle prime comunità cristiane per essere conosciuta e compresa. Come gli stessi testi neotestamentari mai parlano di Dio-Trinità, o dell’unione ipostatica, piuttosto che della piena comprensione di Cristo come Dio, tutte verità che necessitarono di tempo per esplicitarsi, altrettanto vero è per i dogmi cattolici che seppur presenti da sempre nella divina verità non potevano essere compresi dall’uomo tutti in una volta. Lo spiega magistralmente Henry Newman nella sua opera «Sviluppo della dottrina cristiana» che lo vide da vescovo anglicano dopo anni ed anni di approfonditi studi biblici e teologici, entrare nella Chiesa cattolica. Il dogma del purgatorio, come del resto ogni dogma cattolico, si innesta nella verità di Cristo che ha creato la Sua Chiesa, unica Chiesa, e l’ha fondata su Pietro che ne ricevette direttamente «le chiavi» (il mandato) da Gesù in persona. Questo particolarissimo ministero e carisma vede in Pietro il potere di «legare» e «sciogliere» (tralasciando qui il senso che questi termini hanno nel mondo ebraico) la Chiesa ha sempre professato la potestà del Vicario di Cristo di autenticare la sana dottrina cristiana per mezzo dei particolari poteri ricevuti da Cristo.  Allo stesso modo con cui la Chiesa cattolica definì il dogma trinitario e i principali dogmi cristologici, ancora oggi accolti ed accettati dalla quasi totalità della cristianità, definì anche ulteriori dogmi sempre con la stessa assistenza dello Spirito Santo che non può ingannare. Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo. La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un fuoco purificatore:
«Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c’è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro.
Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: «Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato»(2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti:  «Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre,  perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? […] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere». (San Giovanni Crisostomo, In epistulam I ad Corinthios, homilia 41, 5: PG 61, 361.)

- che le preghiere vanno rivolte solamente a Dio;
RISPOSTA: La Chiesa prega sempre e soltanto Dio, la preghiera di intercessione è preghiera rivolta a Dio, non certo ad altro soggetto. Quando si ricorre all’intercessione dei santi lo si fa nella chiara convinzione che ogni credente in Cristo non muore, quindi anche coloro che sono stati sottratti alla nostra vista terrena continuano ad esistere in Dio nella loro piena integrità. Essi che ci hanno preceduto nella Fede vincendo la «dura battaglia», (2Tim 4,7) quindi come fratelli nella Fede presenti a Dio, perché non potrebbero o dovrebbero pregare per noi? In Ap 8,4 si legge che “dalla mano dell’angelo il fumo dagli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi”. Il convincimento che “i santi che regnano con Cristo offrono le loro preghiere a Dio per gli uomini” è presente fin dai primi tempi della religione cristiana, come appare dai padri e dai decreti dei concili. “E quindi è cosa buona e utile invocarli, supplicarli e ricorrere alle loro preghiere e al loro aiuto per impetrare benefici da Dio per il suo Figlio Gesù Cristo Signore nostro, che è l’unico salvatore e redentore” (Concilio di Trento, DS 1821). Come si vede non abbiamo bisogno degli «evangelici» nel 2015 che ci dicono che si prega sono Dio, La Chiesa lo ha sempre predicato e il Concilio a Trento lo aveva già ben definito nel 325 d.C.!

- il cristiano ha la certezza della salvezza, e quando muore va in paradiso, in attesa della risurrezione, quando il Signore tornerà per rapire la sua chiesa;
RISPOSTA: Questa considerazione è in parte collegata a quella sul«purgatorio», e dalla stessa Bibbia, nonché dalla predicazione della totalità dei cristiani di ogni tempo, sappiamo bene che non è affatto vero che il cristiano ha la certezza della Salvezza solo perché è cristiano. I versetti sopra citati della lettera di San Paolo a Timoteo :«Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.» (2Tm 4,6) ci ricordano come si possa perdere la Fede durante la propria vita. Credere a questo poi, vedendo quanto la concupiscenza ed il male hanno influenza sull’uomo anche dopo aver incontrato Cristo, è davvero assurdo pensare che vi sia certezza di Salvezza solo per aver professato la Fede. Sempre san Paolo ricorda  “Chi è in piedi, badi di non cadere” (1 Cor 10,12), chiaro riferimento a come si possa perdere la Comunione con Dio nel proprio cammino di Fede. Anche in questo caso i riferimenti che si potrebbero portare sono parecchi ma credo di aver scritto abbastanza.
 
In conclusione si può dire come la Fede «evangelica» nelle sue migliaia di declinazioni poco o nulla ha a che fare non solo con ciò che insegna la Scrittura ma nei fatti è in pieno disaccordo con l’intera storia di milioni di cristiani del passato. Per chi poi avesse avuto la fortuna e il tempo di studiare un po» queste chiese «evangeliche» si accorgerebbe appunto che sono spesso in contrasto tra loro stesse lanciandosi a vicenda «anatemi». Questo è il frutto della sola Bibbia e tanta buona volontà.

La festa dell’Immacolata Concezione, che cade l’8 dicembre, sancisce tradizionalmente, seppur in maniera indiretta, l’approssimarsi delle festività natalizie, recando con sé l’aura di religiosità e mistero di fede che fanno parte del suo significato più vero e profondo. Di solito, infatti, è proprio a partire da questa data che le case degli italiani (e non solo) iniziano a essere addobbate con i tradizionali albero e presepe e molti di noi, improvvisamente, prendono coscienza del fatto che non restano più molti giorni a disposizione per cercare e comprare i regali, croce e delizia annuale per ritardatari cronici, eterni indecisi e procrastinatori seriali. Certo, ormai il consumismo, coadiuvato da mirate strategie di marketing, ci costringe a fronteggiare l’arrivo delle feste e il dilemma “doni natalizi” già verso la metà di novembre (qualche volta anche prima), ma il popolo di quelli che “attendono il momento giusto”, ovvero subito dopo la Festa dell’Immacolata, è ancora molto numeroso. Questa ricorrenza, però, ha un valore che merita di essere riscoperto, soprattutto di questi tempi e dovrebbe essere vissuta, almeno da chi crede, tenendo ben presente il suo legame innegabile con la fede cristiana e cattolica.


Può sembrare strano, però esistano persone che non conoscono il significato dei termini “Immacolata Concezione” e taluni tendono a pensare che ci si riferisca al concepimento di Gesù da parte di Maria. Immacolata Concezione vuol dire, molto semplicemente, “concepita senza il peccato originale” e il riferimento è al concepimento della Vergine Maria, non del Cristo. Scindiamo bene le due cose: da una parte c’è Maria nata pura, ovvero senza il marchio del peccato che risale ad Adamo ed Eva (Immacolata Concezione, appunto), dall’altra c’è Maria, madre di Gesù, la quale ha concepito suo figlio pur essendo vergine. Entrambi sono dogmi mariani della Chiesa Cattolica, cioè verità di fede, accettate dai credenti in quanto tali. L’Immacolata Concezione, però, è una prerogativa esclusiva della Vergine Maria, in quanto destinata a portare nel suo grembo il figlio di Dio. Chi si riconosce nella fede cristiana e cattolica (lasciamo da parte le altre confessioni, cristiane e non, perché in ognuna differisce il concetto di peccato e, per estensione, di peccato originale) crede che tutti gli uomini nascano portando sulle spalle il fardello di una pesante eredità: la disobbedienza di Adamo ed Eva nei confronti di Dio, narrata nel Libro della Genesi, motivo per il quale i primi esseri umani sono stati cacciati dall’Eden. L’unico modo per lavare via il peccato è il sacramento del Battesimo  con cui lo Spirito Santo discenda sui credenti. Ecco, la Vergine Maria non ha “bisogno” di alcun battesimo, nell’ottica cristiana, ma è già redenta in virtù del futuro sacrificio del Cristo.


L’8 dicembre di ogni anno, quindi, i credenti celebrano questo concepimento già “perfetto” dal punto di vista religioso. La Chiesa Cattolica, però, ha “riflettuto” a lungo prima di pronunciarsi in merito alla natura dogmatica dell’Immacolata Concezione, dimostrando un atteggiamento piuttosto cauto, prudente, benché le dispute in merito non siano mancate. Nel Nuovo Testamento l’Arcangelo Gabriele si rivolge a Maria definendola “piena di grazia” (Luca 1,28) e questa espressione sarebbe un pilastro fondamentale attraverso il quale è possibile definire la Madre del Cristo “Immacolata Concezione”. Di nuovo nella Genesi, quindi Antico Testamento, c’è un altro passaggio importante che, in qualche modo, collega la figura di Eva a quella di Maria, sottolineando la natura femminile di quest’ultima in contrasto con il male rappresentato dal serpente: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3,15). Eva e Maria sono due immagini speculari della femminilità: la prima riceve il castigo divino per la sua ribellione, coinvolge Adamo, cioè l’uomo e lo trascina nella spirale del peccato; la seconda è la personificazione dell’obbedienza “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”, Luca 1, 26-37 e, attraverso lei, l’uomo inizia un cammino di redenzione che culmina con la crocifissione di Gesù. Per questo Maria non può, religiosamente parlando, essere “afflitta” dal peccato originale, proprio in virtù del suo ruolo di guida, di aiuto per l’essere umano prima della venuta del Cristo. Nel Vangelo di Giacomo (redatto in greco tra il 140-170), che fa parte dei cosiddetti Vangeli apocrifi, Maria viene descritta come una fanciulla particolare, quasi una specie di “predestinata”, cresciuta nel Tempio di Gerusalemme. I Vangeli, lo sappiamo, non sono un resoconto storico, né hanno tale pretesa, però lasciano intuire molto bene, come in questo caso, il ruolo dei personaggi fondamentali da cui si originò il Cristianesimo. Sant’Agostino (354-430), fu il primo dottore della Chiesa, filosofo e santo a insistere sulla speciale essenza divina di Maria, contrapponendo la sua “perfezione” “all’imperfezione” del resto dell’umanità, ovvero la santità alla malvagità, la sottomissione a Dio rispetto alla ribellione che genera il peccato.

     L’idea di Immacolata Concezione prende la forma che noi conosciamo con Duns Scoto (1265 ca-1308) il quale affermò che Maria fu concepita senza peccato originale e non redenta in un secondo momento, in quanto con lei comincia ad attuarsi la salvezza dell’uomo per mano di Cristo. La Vergine è, in un certo senso, strumento di Dio e, nello stesso tempo, oggetto dell’azione salvifica come essere umano e in virtù del suo ruolo di Madre del Cristo. Il dibattito, ovviamente, non si esaurì con Duns Scoto, ma continuò ancora a lungo, tra divari, accuse di eresia, conferme e smentite di teorie. La Chiesa cattolica, allo stesso modo, non arrivò immediatamente ad accettare il dogma dell’Immacolata Concezione, Papa Sisto IV (1414-1484; eletto nel 1471) ebbe il merito di istituire la festa liturgica dedicata all’Immacolata, attraverso la bolla Cum Praeexcelsa (1477) e, pur evitando di dare pareri sulla questione dogmatica, riuscì a mettere fine alla diatriba e alle pesanti accuse di eresia che si scambiavano macolisti (che sostenevano la nascita nel peccato e la successiva redenzione) e immacolisti (seguaci della dottrina di Scoto). Papa Alessandro VII (1599-1667; eletto nel 1655) fu il primo a sostenere con forza il concetto di Immacolata Concezione con la bolla Sollicitudo (1661), mentre Clemente XI (1649-1721; eletto nel 1700) va ricordato perché rese la festa dell’Immacolata, all’epoca celebrata solo a Roma e in pochi altri luoghi, una celebrazione destinata a tutta la Cristianità. Fin qui ci sono dei tentativi, lenti ma decisi, di far accettare tanto la celebrazione quanto l’idea stessa della Vergine concepita senza peccato. Oggi ci sembra tutto molto ovvio e normale, ma all’epoca dibattiti come quelli che abbiamo visto potevano portare a un sicuro processo e a una altrettanto sicura condanna per eresia. Gli stessi pontefici furono molto attenti a introdurre questa rivoluzionaria “novità” liturgica e, in seguito, dogmatica, “tastando il terreno” e lo spirito cristiano dei secoli in cui vissero. Nulla, insomma, venne imposto se non nel momento in cui si reputò che i tempi fossero maturi. Per questo non dobbiamo sorprenderci del fatto che la questione si sia trascinata fino al 1848, quando Pio IX (1792-1878; eletto nel 1846), dopo aver ascoltato i pareri contrastanti di vescovi e teologici decise, infine, di accettare senza condizionamenti il dogma dell’Immacolata Concezione. L’8 dicembre 1854 venne promulgato il documento conclusivo di tutta la storia di questa verità di fede riguardante la Madonna, cioè l’enciclica Ineffabilis Deus, nella quale si afferma: “La dottrina che sostiene che la Beatissima Vergine Maria…è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo…per tutti i fedeli”. Secondo l’enciclica e lo stesso dogma, la Madre di Cristo non solo è stata concepita senza peccato, ma durante la sua vita terrena non ha commesso alcuna colpa.


    L’8 dicembre 1857 Papa Pio IX inaugurò, a Piazza di Spagna, il “Monumento dell’Immacolata”, conosciuto anche con il nome di “Colonna dell’Immacolata”. Per la precisione il monumento è situato in Piazza Mignanelli, che è di fianco a Piazza di Spagna e la sua costruzione venne finanziata interamente dal Re delle due Sicilie Ferdinando, per sancire la fine della guerra della chinea. La Colonna è dedicata proprio al dogma dell’Immacolata Concezione, venne progettata dall’architetto Luigi Poletti ed eretta da ben 220 vigili del fuoco. Dal 1923, ogni anno, questi ultimi portano fiori alla statua di bronzo che svetta sulla colonna e dal 1953 anche il Papa partecipa all’offerta e alla cerimonia che rappresenta il fulcro dell’intera giornata. Questa è la parte sacra che vede protagonista il monumento. La parte più profana, invece, narra del leggendario Pasquino che, rivolgendosi alla statua del Mosè che poggia sul basamento di marmo, considerata dai romani non esattamente un esempio di raffinata arte scultorea, disse: “Parla, se ci riesci”. La statua rispose: “Non posso”. Pasquino incalzò: “Allora fischia”. A quel punto la statua replicò: “Certo che fischio, ma lo scultore che m’ha fatto!”. 

Domenica, 29 Novembre 2015 00:00

Inizia la Novena all’Immacolata

Con oggi 29 Novembre comincia la Novena alla Madonna Immacolata. Preghiamo con Fede forte e con cuore la Madre di Dio che intercede sempre per tutti i suoi figli.


 

Primo giorno, 29 novembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potente presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
 fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, questo dolce nome m’invita ad avere fiducia in Te, mi porta 
conforto e fortifica la mia Fede. Maria, Madre mia, ho totale fiducia nella Tua potente 
intercessione presso il Signore e Ti chiedo di aiutarmi a conservare sempre accesa in 
mezzo al mondo la fiamma della Fede, che ho ricevuto nel Battesimo. Sii il mio soccorso, 
Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la 
grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 
O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 

Secondo giorno, 30 novembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Tu più di qualunque altra creatura, conosci le mie debolezze 
e viltà. O Maria, aiutami a resistere alle tentazioni e Ti prego oggi in modo particolare 
per tutti quelli che soffrono nello spirito, nel cuore e nel corpo. Sii il mio soccorso, 
Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la 
grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 
 


Terzo giorno, 1 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Tu hai voluto, a Lourdes e a Fatima, indicarmi l’importanza e 
l’efficacia della preghiera e del sacrificio, contribuendo all’opera di salvezza delle anime. 
Dammi oggi una sete ardente di preghiera e sacrificio per amore delle anime più 
bisognose. Sii il mio soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre 
Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 


Quarto giorno, 2 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Madre mia, prendimi per mano, conducimi a Gesù, per 
scoprire, ascoltare e comprendere senza deformazione e in tutta purezza, verità e 
chiarezza, la Parola di salvezza, così come il Tuo Divino Figlio l’ha rivelata. Sii il mio 
soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di 
Tuo Figlio, la grazia di …(esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 

 

Quinto giorno, 3 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Salute degli infermi, che guarisci i malati, prega per loro e 
intercedi per me. O Madre mia, sai bene che inciampo e molte volte cado. Aiutami ad 
alzarmi dalle mie cadute e a continuare il mio cammino, confidando nella tua materna 
sollecitudine. Ti affido oggi specialmente i malati e i disperati. Sii il mio soccorso, 
Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la 
grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale 
 O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 


Sesto giorno, 4 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, insegnami a vivere tutti i momenti della mia vita alla 
presenza di Dio e ad elevare i miei pensieri, il mio cuore e la mia anima al Padre, al 
Figlio e allo Spirito Santo. Ti chiedo specialmente che Tu interceda con il Tuo potere e 
con il Tuo amore materno per la Santa Chiesa, per il Santo Padre e per tutti i pastori. 
Che tutti siano una cosa sola! Sii il mio soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal 
Nostro Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 


Settimo giorno, 5 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Ti chiediamo, oggi, con la semplicità dei bambini che, 
distaccati dai beni materiali e rassegnati alle sofferenze, camminiamo guidati dalla 
pratica delle Beatitudini verso il Regno del Cielo. Così, Madre mia, potremo già su questa 
terra cominciare a conoscere la gioia celeste e cantare, con Te: Magnificat. Sii il mio 
soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di 
Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 


Ottavo giorno, 6 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Consolatrice degli afflitti, guarda le mie sofferenze e i miei 
dolori. Sii Colei che rimane sempre con me, anche quando i miei occhi si chiuderanno a 
questa terra ed io mi presenterò al Tuo Divino Figlio. Madre mia, custodiscimi sempre al 
Tuo fianco e stringimi vicino al Tuo cuore, perché è all’ombra della Croce che sono 
diventato Tuo Figlio. Vergine Maria, aumenta giorno per giorno il mio amore verso di Te 
ed il Tuo Divino Figlio. Sii il mio soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro 
Padre Celeste, per i meriti di Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 


Nono giorno, 7 dicembre:

Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti 
venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, 
attraverso la Sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. 
Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. 
Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo 
Gesù, sei tutta la mia speranza. 
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, 
Ti supplico di farmi ottenere … (esporre la grazia richiesta). 
Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima,
  fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen! 
 
Orazione del giorno 
O Immacolata Concezione, Madre mia, nel vuoto e, molte volte, nell’oscurità della mia 
vita, nell’oscurità del mondo moderno nel quale il male è potente, Ti supplico, portaci 
speranza e restaura la Nostra fiducia. Intercedi per me presso Tuo Figlio misericordioso, 
chiedendoGli il Suo perdono per le mie colpe e per quelle di tutta l’umanità. Sii il mio 
soccorso, Immacolata Concezione e ottienimi dal Nostro Padre Celeste, per i meriti di 
Tuo Figlio, la grazia di … (esporre la richiesta). Amen! 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 
Preghiera finale
 
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te! 

O Dio, che con l’Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato al tuo Figlio una degna 
dimora e, in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per Sua intercessione, di giungere fino a Te, in purezza di spirito. Noi Te lo chiediamo per il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia! 

 

 

CONSACRAZIONE AL CUORE DI MARIA
«O Cuore Immacolato di Maria, ardente di bontà,
 mostra il tuo amore verso di noi.
La fiamma del tuo Cuore, o Maria, scenda su tutti gli uomini.
Noi ti amiamo tanto.
Imprimi nei nostri cuori il vero amore
così da avere un continuo desiderio di te.

 

O Maria, umile e mite di cuore,
ricordati di noi quando siamo nel peccato.
Tu sai che tutti gli uomini peccano.
Donaci, per mezzo del tuo Cuore Immacolato, la salute spirituale.
Fa» che sempre possiamo guardare alla bontà del tuo Cuore materno
e che ci convertiamo per mezzo della fiamma del tuo cuore. Amen».

BANGUI (Repubblica Centrafricana) - «Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo. L’Anno santo della misericordia viene in anticipo a questa terra».



Alle 17.13 Francesco posa i palmi delle mani sulla porta santa della cattedrale di Bangui e apre i battenti. Poco prima, parlando a braccio alla folla rimasta all’esterno, aveva spiegato il senso della sua scelta di venire qui, in zona di guerra: «Questa terra soffre da diversi anni la guerra, l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace. In questa terra sofferente ci sono anche tutti i paesi del mondo che sono passati per la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale per la preghiera della misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centroafricana e per tutto il mondo, per i paesi che soffrono la guerra, chiediamo la pace». Poi ha alzato lo sguardo, invitando i fedeli a ripetere le sue parole: «Tutti insieme chiediamo amore e pace, tutti insieme: “Ndoye Siriri”. Con questa preghiera cominciamo l’Anno Santo in questa capitale spirituale del mondo oggi». Il tono dell’omelia è solenne: «In questa prima domenica di Avvento, tempo liturgico dell’attesa del Salvatore e simbolo della speranza cristiana, Dio ha guidato i miei passi fino a voi, su questa terra, mentre la Chiesa universale si appresta ad inaugurare l’Anno giubilare della misericordia». Francesco parla del perdono dei nemici che «premunisce contro la tentazione della vendetta e la spirale delle rappresaglie senza fine». Dio è giustizia e amore: «A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte, armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace».

NAIROBI, 26 novembre, 2015

Sono almeno diecimila tra religiosi, sacerdoti e seminaristi, ad ascoltare Papa Francesco nl piovoso pomeriggio keniota. Alla St Mary’s School il Papa è stato accolto, dal Superiore Regionale dei Padri Spiritani che hanno fondato la Scuola e dal Parroco della chiesa di St. Austin che si trova all’interno dell’edificio scolastico.

Sotto un grande tendone nel campo sportivo il Papa ha presieduto una preghiera comune.

E dopo il canto del Padre Nostro sono arrivati i saluti di un Missionario d’ Africa, i Padri Bianchi, Padre Felix J. Phiri, Mafr, Presidente della Religious Superior’Conference of Kenya (RSCK) che ha ricordato l’impegno per la custodia del Creato, della tutela dei minori, alla luce del magistero di Papa Francesco.dopo il saluto di monsignor Anthony Ireri Mukobo, I.M.C., Vicario Apostolico di Isiolo e Presidente della commissione per il Clero e i Religiosi della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Kenya anche la testimonianza anche diSuor Michael Marie Rottinghaus, Presidente della Association of Sisterhoods of Kenya (AOSK) che ha ripercorso l’attività delle migliaia di suore, molte della quali hanno dato la vita fino al martirio.

Come sempre in queste occasioni il Papa ha offerto una riflessione a braccio nel suo stile popolare e ha preso spunto da una frase di San Paolo, quello che Dio inizia lo porta in fondo. E così è per i religiosi e i sacerdoti. Non chiede di essere scelti, è il Signore che sceglie: “ Ci siamo messi in fila e abbiamo inizato il cammino ma il cammino lo ha iniziato lui per noi non siamo stati noi.”

Ripete una frase che ama il Papa: non si entra per la finestra ma per la porta e la porta è Cristo. Dio, spiega il Papa, ci ha scelti come si ricorda nelle pagine del profeta Ezechiele.

E anche se non si comprende il motivo, sarà Dio a spiegarlo. Non si segue Gesù per ambizione o potere, ma si segue per arrivare alla croce “ poi ci pensa Gesù a resuscitare”.

La Chiesa non è una azienda e quando Dio ci sceglie non significa che siamo santi. Il Papa ricorda: “Tutti siamo peccatori io per primo”. E questa consapevolezza ci porta a saper piangere come ha fatto Pietro, unico apostolo che ha pianto. “ E Gesù poi lo ha fatto papa. Chi lo capisce Gesù”.

Un mistero come la Chiesa è un mistero, come il dolore innocente è un mistero. Come lo è la croce di Gesù che un consacrato un religioso un sacerdote non deve mai dimenticare.

Altrimenti “poveretto cade in un peccato molto brutto che fa vomitare Dio,il peccato della tiepidezza”.

Non smettere mai di pregare, preferire la preghiera ad ogni altra attività, sennò, dice il Papa, si finisce ad essere un ramo secco.

E poi servire, e non farsi servire, non servirsi, altro tema che ritorna. Servire gli scartati e “coloro che non hanno coscienza della superbia e del peccato che vivono”.

Il Papa si dice commosso dalla vita di religiosi che hanno dato la vita sempre nello stesso umile servizio e infine ringrazia per “aver il coraggio di seguire Gesù” per ogni carezza, per aver aoutato qualcuno a morire in pace per dare speranza alla vita.

Prima di lasciare il tendone il Papa si scusa di non passare a salutare. Passo a salutare i bambini malati di cancro, dice.

Fonte: ACIStampa

La comunione ai divorziati risposati non si poteva dare prima, non la si può dare oggi, non si potrà domani”: lo dice senza tentennamenti, monsignor Tadeusz Pieronek, già segretario generale della conferenza episcopale polacca, docente di teologia alla Jagellonica, esperto in diritto canonico e soprattutto grande amico di Giovanni Paolo II. Con lui parliamo del recente Sinodo sulla famiglia, per poi passare  anche all’ attualità polacca che si interseca con quella europea.

Monsignor Pieronek, è possibile, dopo il Sinodo, dare la comunione al divorziato risposato civilmente?

No.  Non era possibile prima, non lo è oggi, non lo sarà domani. Il motivo è semplice. La dottrina della Chiesa, su questo punto, è chiara e non modificabile, immutabile. Cambiarla, significa mutare il Vangelo e  sappiamo che questo, salvo cadere in eresia o apostasia, non è pensabile. Cambiarla, inoltre, è un tradimento della tradizione della chiesa cosa che va rispettata gelosamente, e nessuno, sinodo o papa, è autorizzato a fare questo. Noi non possiamo inventare niente, tutto è scritto. Il Sinodo, poi, è un organismo di consultazione senza alcun potere di decisione. In quanto alla comunione al divorziato risposato va detto che il divorzio è rottura col sacramento, dunque come conciliare rottura con la comunione? Chi si divorzia e risposa civilmente avendo chiaro quello che fa, è nel peccato, si ribella a Dio e la comunione a chi non è in stato di grazia non è amministrabile”.

In Polonia aumentano gli esorcisti, sino ad arrivare ad un giornale apposito, come mai?

Oggi il diavolo cammina libero,  è scatenato. Questo dipende dalla fede debole o dai dubbi che abbiamo, e tanto più siamo deboli nella fede, tanto più Satana ne approfitta e si mostra. Lo dimostra la caduta dei valori cristiani specie in Occidente e la progressiva secolarizzazione o peggio scristianizzazione dei costumi, in tanti campi del vivere sociale”.

Il demonio è entrato anche nella chiesa cattolica?

L’azione di Satana è volta a distruggere la Chiesa ed ovviamente non ce la farà, ma ci prova sempre. Satana è per natura contro la Chiesa e a volte, come accade, si avvale di uomini di Chiesa per seminare zizzania”.

 In Polonia la chiesa cattolica esercita ancora il suo peso, però..

Io non faccio politica. Penso, tuttavia, alle recenti elezioni nel mio Paese.  Il partito liberale che era al governo, si è appiattito troppo a sinistra, seguendo senza alcuna obiezione le direttive dell’ Europa che oggi non si confanno spesso ai valori cristiani e alla tradizione cattolica e del nostro paese. E noi come polacchi dobbiamo anche guardare alle nostre particolarità. Come cittadini europei abbiamo non solo la facoltà, ma direi anche il dovere di ribellarci pacificamente a questa Europa che oggi è guidata su basi diverse da quelle che volevamo e in opposizione ai valori cristiani, molto attenta  solo alle oligarchie finanziarie, poco ai poveri  veri. Questa Europa non tiene conto dei valori cristiani anche nelle sue leggi. Poi sono riusciti poco alla volta a islamizzare il continente, ci troviamo davanti ad una invasione islamica”.

Orban fa bene?

“Con i suoi tanti limiti, cerca di salvare la cristianità dell’ Europa”.

Il suo pensiero sui diritti alle coppie gay?

” La dottrina e la tradizione sono chiare sul punto, alla pari del catechismo, che andrebbe studiato maggiormente. Chi vive in coppia gay o etero, ma senza matrimonio, sapendo bene quello che fa, è nel peccato. Dunque non può prendere la comunione”.

Fonte: La Fede Quotidiana

Giovedì, 29 Ottobre 2015 00:00

Cos'è il Modernismo.

1. Il modernismo come categoria.

Il modernismo può essere considerato sotto due punti di vista: il primo, in senso stretto e allora esso è l'eresia multiforme ben individuata da San Pio X e riconducibile a ben precisi autori. È "l'indirizzo eterodosso, delineatosi fra gli studiosi cattolici", tra la fine dell'800 e i primi del '900, "che si riproponeva di rinnovare e interpretare la dottrina cristiana in armonia con il pensiero moderno… La gravità dell'errore dogmatico del modernismo è tutta nel suo principio fondamentale. Il modernismo non consiste tanto nell'opposizione all'una o all'altra delle verità rivelate, ma nel cambiamento radicale della stessa nozione di «verità», di «religione» e di «rivelazione»; l'essenza di questo cambiamento è nell'accettazione incondizionata del principio di immanenza", abbandonando "senza residui la verità cristiana alla contingenza della cultura umana e dell'esperienza soggettiva" (1).

Ma il modernismo può essere considerato anche come una categoria: ovvero come una famiglia spirituale di persone, che vogliono restare all'interno della Chiesa, cercando tuttavia di traghettare in essa gli errori dominanti e lo spirito mondano dell'epoca in cui vivono. I modernisti possono essere considerati come coloro che vorrebbero aprire le porte della Chiesa alla Rivoluzione, nella fase storica a loro contemporanea.

Gesù è stato tentato da satana, perseguitato dai nemici, e tradito da Giuda, uno dei "suoi"; analogamente la Chiesa è tentata dalle eresie, perseguitata dai nemici, tradita da parte dei suoi figli. Questo tradimento può essere del singolo (allora abbiamo i peccati personali), ma può essere ordito e attuato scientemente da un gruppo di persone organizzate e associate per contaminare dall'interno la Gerusalemme divino-umana: e costoro costituiscono la stirpe dei modernisti: una sorta di "truppe speciali" comprese nella più vasta "stirpe del serpente" che insidia, dall'inizio della storia, la "discendenza della donna".

2. Il debutto ufficiale: il giansenismo.

Il giansenismo è stata la prima eresia - una forma sofisticata di calvinismo - che ha cercato di attecchire all'interno della Chiesa.
L'essenza teologica del giansenismo, contenuta nell'opera Augustinus - a cui Giansenio (Cornelius Jansen, 1585-1638) aveva lavorato per 22 anni e apparsa postuma nel 1640 - è stata ben sintetizzata in cinque proposizioni, condannate da Innocenzo X, nella Costituzione apostolica Cum occasione (1653). Le proposizioni sono:

1) "Alcuni precetti di Dio sono impossibili agli uomini giusti, nonostante il volere e gli sforzi, secondo le presenti forze; pure manca lo quella grazia, che li rende possibili".
2) "Alla grazia interiore, nello stato di natura decaduta, non si resiste mai".
3) "Per meritare o demeritare, in stato di natura decaduta, non si richiede nell'uomo la libertà dalla necessità, ma è sufficiente la libertà da costrizione [esterna]".
4) "I semipelagiani ammettevano la necessità della grazia interiore preceniente per le singole azioni, anche per l'inizio della fede; e  per questo erano eretici, in quanto pretendevano che quella grazia fosse tale, che la volontà umana potesse resistere e obbedire ad essa".
5) "È semipelagiano affermare che Cristo è morto o avesse versato il sangue assolutamente per tutti gli uomini" (2).

La natura del giansenismo come modernismo - inteso come famiglia spirituale - si rivela in una lettera di San Vincenzo de' Paoli, che narra come Jean-Ambroise Duvergier de Hauranne, abbé de Saint-Cyran (1561-1643) - uno dei padri del giansenismo assieme allo stesso Giansenio e ad Antoine Arnaud (1612-1694) - abbia invano cercato di tirarlo nel suo partito:

"San-Cirano mi parlò un dì in questi termini — Iddio mi ha dato e mi dà ancora grandi lumi mi ha fatto vedere che da cinque o sei secoli non vi ha più Chiesa. Pria di quest'epoca era la Chiesa simigliante a un gran fiume di limpide acque. Ma oggi quella che comparisce per Chiesa non è che un ammasso di loto. Il letto del fiume è sempre lo stesso, soltanto le acque sono mutate. —
Io gli risposi che tutti gli eresiarchi eransi serviti del medesimo pretesto per stabilire i loro errori, e gli citai l'esempio di Calvino. — Egli allora mi soggiunse, che Calvino non si era ingannato in tutte le sue opinioni; il suo errore era stato sul modo di difenderle" (3).

Ecco rivelato l'errore: "Calvino non si era ingannato in tutte le sue opinioni"; ed ecco la nuova strategia: "il suo errore era stato sul modo di difenderle". Bisognava farlo dall'interno della Chiesa, per renderla come era "pria di questa epoca".

Lo stratega massimo del giansenismo fu l'Arnaud: dopo la condanna dell'Augustinus, Arnaud dettò ai suoi - che per altro ritenevano il Papa "incompetente" e inferiore al Concilio ecumenico -, di condannare insieme al Papa le cinque proposizioni; tuttavia di affermare che queste in realtà non si trovano nell'opera di Giansenio, oppure se vi si trovano, erano nel senso dato loro non da Giansenio, ma da S. Agostino, e quindi incondannabili.
A ciò, Arnaud aggiunse l'affermazione che la Chiesa non è infallibile quando giudica sul senso che un autore dà alle sue parole, trattandosi di una "quaestio facti". Pertanto a queste condanne non è dovuto un assenso interno, ma tutt'al più un rispettoso silenzio ("silentium obsequiosum").

Questa tattica - nella sostanza - è adottata dai modernisti di tutte le epoche: ormai è un luogo comune, ad esempio, sostenere che San Pio X non avrebbe compreso quanto affermato in realtà dai modernisti: la tesi, espressa e sostenuta per la prima volta nel Programma dei modernisti (1907; si tratta della risposta - ufficialmente anonima, redatta da Ernesto Bonaiuti (1881-1946) con il contributo di altri - all'enciclica Pascendi) è ormai un ritornello nella pubblicistica cattolica; il "silentium obsequiosum" oggi si unisce alla onni-decisionale coscienza del singolo nella "situazione storica e concreta" etc. etc.

3. Il modernismo

Il modernismo non è altro che il tentativo di traghettare all'interno della Chiesa il pensiero moderno o il principio di immanenza. L'essenza del modernismo in quanto categoria si può riassumere in questa frase di Alfred Loisy: 

"Dobbiamo adattare la Chiesa, la sua costituzione, la sua dottrina, i suoi riti allo spirito  moderno, alla scienza moderna, alla società moderna. Tutta la teologia cattolica, persino nei suoi principi fondamentali, dovrà comparire davanti al Tribunale della Modernità. Il vecchio edificio ecclesiastico dovrà crollare" (4).

Benché i modernisti siano stati abili nel cercare di sfuggire ad ogni etichetta, non accettando integralmente alcun sistema filosofico in forma integrale, in realtà attingono da Kant e da chi è venuto dopo, nella ricerca di una gnosi, ossia della individuazione di un pensiero unico che permetta di interpretare tutto il reale.
Questo principio, che costituisce l'essenza del modernismo, è l'"immanenza vitale", intesa rigorosamente come esperienza privata.

P. Cornelio Fabro ha ben analizzato il processo quasi alchemico di sintesi di pensieri opposti confluenti nel modernismo:

"1) la realtà è impressione di coscienza (Humes, James, Bergson); 2) la verità si risolve nel destino e nello sviluppo della coscienza umana (Hegel); 3) tale coscienza si manifesta e si attesta nell'impressione o percezione intima («sensus» dell'enciclica Pascendi, «Gefühl» di Schleiermacher), quale si dà al singolo volta per volta".
Così i fautori del modernismo hanno potuto protestare di accettare tutta la dottrina della Chiesa, ma in realtà essi respingono ad un tempo: 1) il concetto di «trascendenza ontologica» di Dio rispetto al creato e alla mente finita, così che Dio è sostituito col «divino»; 2) il concetto stesso di soprannaturale cosicché i dogmi sono ridotti a «simboli» e ad «approssimazioni»; 3) il concetto infine di «magistero ecclesiastico, la cui autorità impegna per quel tanto in cui la coscienza privata del singolo si trova in accordo con l'autorità esterna".
Si ha così «la dissociazione della coscienza stessa del cristiano […] fra l’ossequio esterno del credente all’autorità della Chiesa che propone la verità da cedere e la convinzione interiore dello studioso»; «[…] l’unica formula della verità religiosa si risolveva nella struttura che la coscienza dà a se stessa di fronte ai singoli problemi della fede. Giustamente perciò l’enciclica [Pascendi] qualifica il modernismo non tanto di eresia, ma di «compendio di tutte le eresie»: si potrebbe quasi chiamare l»«eresia essenziale», in quanto capovolge e nega la garanzia stessa dell’ortodossia, cioè il supremo magistero che mediante l’assistenza dello Spirito Santo continua nella Chiesa secondo le promessa di Gesù Cristo» (5).

4. Modernismo e giansenismo.

Rispetto al giansenismo, il modernismo è più consapevole di essere un gruppo che lavora segretamente all’interno della Chiesa per portarla sulle sue posizioni. Una prova di quanto affermo ci è offerta da Antonio Fogazzaro (18421911), nel suo romanzo Il Santo (1905): egli teorizza la necessità di dar vita a una vera e propria «Massoneria cattolica». Riporto alcuni stralci dell’opera assai significativi: una scena in casa di tal Giovanni Selva, solito a riunire vari intellettuali per discutere di questioni religiose e, tra queste, soprattutto di una riforma della Chiesa. Fogazzaro si serve dell’abate Marinier, di Ginevra, personaggio timoroso circa l’idea di dare inizio a una «massonera cattolica», per fare da «spalla» a don Clemente, benedettino del monastero di S. Scolastica in Subiaco — personaggio assai grintoso — che energicamente espone il programma dei modenisti.

Abate Marinier: «…Prima dunque di iniziare questa frammassoneria cattolica, io credo che vi converrebbe intendervi circa le riforme. Dirò di più; io credo che anche quando fosse fra voi un pienissimo accordo nelle idee, io non vi consiglierei di legarvi con un vincolo sensibile come propone il signor Selva. La mia obbiezione è di una natura molto delicata. Voi pensate certo di poter navigare sicuri sott’acqua come pesci cauti, e non pensate che un occhio acuto di Sommo Pescatore o vice-Pescatore [S. Pio X e Mons. Benigni o il Card. Merry del Val; n.d.r] vi può scoprire benissimo e un buon colpo di fiocina cogliere. Ora io non consiglierei mai ai pesci più fini, più saporiti, più ricercati, di legarsi insieme. Voi capite cosa può succedere quando uno è colto e tirato su. E, voi lo sapete bene, il grande Pescatore di Galilea metteva i pesciolini nel suo vivaio, ma il grande Pescatore di Roma li frigge.»

[…]

Don Clemente: «…Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivente quanti sentiamo ch’Egli prepara una lenta ma immensa trasformazione religiosa per opera di profeti e di Santi [sacerdoti gnostici modernisti; n.d.r], la quale si opererà con sacrificio, con dolore, con divisione di cuori; quanti sentiamo che i profeti sono sacri al soffrire e che queste cose non ci vengono rivelate dalla carne o dal sangue ma dall’Iddio vivo nelle anime nostre [N.B. Ecco l’immanenza vitale! N.d.r.]! Comunicare, vogliamo, tutti, di ogni paese, ordinare la nostra azione. Massoneria Cattolica? Sì, Massoneria delle Catacombe. Lei teme, signor abate? Teme che si taglino tante teste con un colpo solo? Io dirò: dov’è la scure per un tal colpo? Uno alla volta tutti si possono colpire: oggi il professore Dane, ad esempio, domani don Farè, posdomani qui il padre; ma il giorno in cui quella fantastica fiocina del signor abate Marinier pescasse, attaccati a un filo, laici di grido, preti, frati, vescovi, cardinali fors’anche (come oggi; n.d.r.), quale sarà, ditemi, il pescatore, piccolo o grande, che non lascerà cadere nell’acqua, spaventato, la fiocina e ogni cosa? – Ma poi mi perdoni, signor abate, se io dico a Lei e ai prudenti come Lei: dov’è la vostra fede? Esiterete voi, per paura di Pietro, a servire Cristo? (disprezzo del magistero; n.d.r.) Uniamoci contro il fanatismo che lo ha crocifisso e che avvelena ora la Sua Chiesa…» (6)

Possiamo ancora constatare, che, rispetto al giansenismo, il modernismo ha la coscienza di essere una famiglia spirituale che attraversa la storia; in caso di sconfitta, si deve passare il testimone delle rivoluzione alle generazioni future.

Scriveva George Tyrrel (18611909):

«Quando mi guardo attorno, sono condotto a pensare che questa onda della resistenza modernista sia giunta al limite delle sue forze e abbia dato tutto quel che poteva dare per il momento. Dobbiamo aspettare il giorno in cui, attraverso un lavoro silenzioso e segreto, avremo guadagnato una ben più  grande parte dell’armata della Chiesa alla causa della Libertà» (7).

5. Ai giorni nostri

Dopo la morte di San Pio X, la cultura cattolica dominante considerava il modernismo definitivamente sconfitto (8); invece i sopravvissuti, misteriosamente riabilitati (come non può venire in soccorso della figlioccia «massoneria cattolica» la «madre massoneria tout-court»?) e sottovalutati nella loro pericolosità, hanno raccolto il testimone della stirpe trans-storica, e, favoriti dal fatto che gli uomini si circondano spesso di maestri secondo le loro voglie, hanno riacceso l’incendio.
Abbiamo visto che caratteristica del modernisti è il tentativo di traghettare il pensiero del mondo a loro contemporaneo; negli scorsi decenni, in piena egemonia culturale comunista, il mostro ha preso le teste della teologia della liberazione nei salotti teologici tedeschi e tra il clero latino-americano, e del catto-comunismo in Italia: si tratta del modernismo sociale, il modernismo che coltiva una religiosità debole e solo tra le mura domestiche, che rinuncia al diritto naturale fondato sull’essere esterno al pensiero, e che quindi rende compatibile la falsa fede solo di foro interno con il materialismo storico (fino a vent’anni fa) e (oggi) con il «renzismo».
Si comprende anche il fenomeno dei cattolici vegani e vegetariani, appendice di un modernismo che traghetta il panteismo verde-ecologista, ad esempio quello dell’ultimo Leonard Boff: per lui la vita eterna non è altro che un’evoluzione di questo cosmo verso una forma di vita più complessa. Cito una sua frase giusto per dare un’idea di che cosa si tratta: «Come ha evidenziato Edward Wilson, la vita non è né materiale, né spirituale: la vita è eterna ed è immersa nel processo dell’evoluzione. Ed è quello che afferma il cristianesimo: che tutto è relazionato e che esiste un fine buono per l’umanità e per l’universo. In altre parole, non andremo incontro alla morte termica, ma a forme sempre più complesse e più alte» (9).

Ma i grandi mali di oggi sono il nichilismo e il pensiero debole; il pensiero moderno, dopo aver voluto sottomettere ogni cosa al giudizio del tribunale della ragione e aver poi scoperto (l’acqua calda) che la ragione di fronte all’essere è come il pipistrello davanti alla luce solare, ha realizzato che la dea ragione è in realtà una povera cieca; e nulla può ella per dichiarare una qualunque opzione preferibile ad un’altra.
E così alla fine, all’uomo sballottato e portato qua e là «da ogni vento di dottrina» (Ef 4,14), tagliate le corde delle ancore dell’essere (filosofia perenne) e del magistero (bypassato), tarpate le ali della fede (ridotta a sentimento) e della ragione (privata di ogni intenzionalità nella conoscenza), rimane il puro distillato del veleno modernista, ovvero il principio di immanenza: niente fuori dal mio esistere, niente fuori dal mio mondo soggetttivo… sarete come dei…

6. Somiglianze «materiali».

Le varie fasi del modernismo non si rassomigliano solo per la forma di attacco alla Chiesa portato dal suo interno. Ci sono anche delle rassomiglianze materiali. Comune ai modernisti di tutte le epoche è l’insofferenza per il magistero, che viene ora aggirato, ora contestato, ora sottoposto al giudizio della singola coscienza.
Inoltre è paradossale, ma non del tutto inaspettato, ritrovare le asserzioni del tenebroso giansenismo tra i paladini della misericordia. Se il Card. Kasper afferma che «Non siamo in grado, come esseri umani, di raggiungere sempre l’ideale, la cosa migliore» e «…l’eroismo non è per il cristiano medio» (10), oppure se p. Giovanni Calvalcoli parla di «forza soverchiante della tentazione» (11), non sentiamo qui l’odore della proposizione giansenista condannata come «temeraria, empia, blasfema, condannata con anatema, eretica» (12) che suona: «Alcuni precetti di Dio sono impossibili agli uomini giusti, nonostante il volere e gli sforzi, secondo le presenti forze; pure manca lo quella grazia, che li rende possibili» (13)?
Se al povero «divorziato risposato» non viene proposta la vetta — realmente e concretamente raggiungibile — , e non gli viene annunciato nulla della grazia che sempre lo accompagna, se ci si limita a studiare tutte le attenuanti per scusarlo dal peccato, non lo si abbandona, in fondo, alla concupiscenza invicibile giansenista?
Un buon vaccino contro questo giro mentale ci viene offerto da S. Ignazio di Loyola: tra le regole del discernimento degli spiriti, contenute negli Esercizi spirituali, ve ne è una che fa al caso di tutti coloro che soffrono per non riuscire ancora a vivere in grazia di Dio: «Settima regola [della I settimana]. Chi si trova nella desolazione, consideri che il Signore, per provarlo, lo ha affidato alle sue forze naturali, perché resista alle diverse agitazioni e tentazioni del demonio; e può riuscirci con l’aiuto di Dio che gli rimane sempre, anche se non lo sente chiaramente. È vero, infatti, che il Signore gli ha sottratto il molto fervore, il grande amore e la grazia abbondante; però gli ha lasciato la grazia sufficiente per la salvezza eterna» (14).

7. Fatima e il modernismo

A Fatima sono stati rivelati dalla Madonna tre segreti: il primo è l’inferno dei singoli, castigo per i peccati personali; il secondo segreto è la diffusione del comunismo, vero e proprio inferno delle nazioni, castigo per i peccati sociali; il terzo, un Vescovo vestito di bianco che sale una «ripida salita» in un diluvio di sangue, e che viene ucciso colpito anche da frecce (l’arma «biblica» del traditore); non potrebbe tutto questo significare una sorta di inferno per la Chiesa, ossia il realizzarsi di quella «lenta ma immensa trasformazione religiosa per opera di profeti e santi» nei voti di Fogazzaro, frenata certamente dal «non prevalebunt» giurato dal Salvatore, ma tale da potere disorientare tutta la Cristianità; trascinando nell’abisso dell’eresia «un terzo delle stelle del cielo», «attaccati a un filo, laici di grido, preti, frati, vescovi, cardinali fors’anche», dove il pescatore non è Pietro, ma il demonio?

8. Conclusione

Riconsideriamo, pur con grande disgusto, il giorno atteso da Fogazzaro, «il giorno in cui quella fantastica fiocina del signor abate Marinier pescasse, attaccati a un filo, laici di grido, preti, frati, vescovi, cardinali fors’anche, quale sarà, ditemi, il pescatore, piccolo o grande, che non lascerà cadere nell’acqua, spaventato, la fiocina e ogni cosa?»

Fogazzaro non immaginava il pescatore Pio XII, che con l’Humani generis avrebbe intimato l’alt alla Nouvelle théologie; il pescatore Beato Paolo VI che avrebbe difeso — contro tutto e contro tutti — la santità del matrimonio con l’Humane vitae; il pescatore San Giovanni Paolo II che avebbe promulgato la Familiaris Consortio, la Veritatis Splendor, il Catechismo della Chiesa Cattolica (da portarsi dietro nell’arca in caso di diluvio) etc. etc; il pescatore Benedetto XVI, che ancorché costretto a dimettersi, avrebbe fatto in tempo a ridare cittadinanza a quella Messa che è simpliciter l»»ostacolo» (τὸ κατέχον 2 Tess 2,6) al modernismo; quel Joseph Ratzinger che avrebbe ribadito il progresso dogmatico nella riforma e nella continuità, e non nell’alchemico storicizzante dissolvimento della verità cattolica…

Qualcuno potrebbe obiettare che gli argini suddetti non sono riusciti a contenere l’esondazione devastante del fiume modernista. Rispondo, innazi tutto, che questi documenti rimangono un vessillo sopra le nubi, ben visibile per il piccolo resto che «non ha piegato il ginocchio davanti a Baal e non lo ha baciato sulla bocca» (Cf. 1 Re 19,18). Inoltre sono il seme che, proprio in caso di alluvione, l’agricoltore conserva, per quando la piena sarà passata. Il paragone è di Guareschi e bisogna leggere le sue ipsissima verba; Gesù così risponde a don Camillo che gli chiedeva che cosa si poteva ancora fare:

«Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta» (15).

Ebbene, verrà il giorno in cui potremo riseminare l’Humani generis, l’Humanae vitae etc. etc.

E adesso, venenum in cauda, l’ultima obiezione: con l’avvento del Papa Francesco, forse che  Fogazzaro non canta vittoria dal luogo dove si trova? 
Rispondo che per ogni Papa da secoli si prega perché il Signore «non tradat eum in animam inimicorum eius», perché nessun Papa — per la cui fede indefettibile ha pregato Gesù stesso -, possa cadere nel giro mentale dei suoi nemici (che possono essere anche i suoi più stretti collaboratori, o persone che ne godono la fiducia). Alla preghiera di Gesù si aggiunge dunque — ed è un tutt’uno — la preghiera della Chiesa.
Inoltre le promesse del Salvatore «Non praevalebunt» non sono state pronunciate «in campagna elettorale», ma sono promesse umano-divine: di conseguenza crediamo (di fede teologale) — talvolta contra spem (Rm 4,18) — che anche questa volta porteremo a casa la pelle; non so per quale via o per quale martirio, ma la fede della Chiesa non verrà meno.

Ma il trionfo del Cuore Immacolato di Maria non passa solo per un ipotetico Papa salvato dall’eresia o afferrato per i capelli all’ultimo secondo dei tempi supplementari. Ci vogliono profeti e santi di segno contrario a quelli arruolati nell’esercito di Fogazzaro; lui auspicava soldati che disobbedissero a Pietro per obbedire a Cristo; noi crediamo che non si può obbedire a Cristo se non passando per l’obbedienza a Pietro, obbedienza «cum granu salis», ma reale obbedienza.
Inoltre i veri «profeti e santi» saranno — gioco forza — devoti e consacrati, senza limite alcuno, all’Immacolata: saranno il suo calcagno, la parte più umiliata e più disprezzata, più odiata dagli uomini e dall’inferno; ma alla fine saranno vero calcagno, quella parte del Corpo mistico, quella discendenza della Donna, che insieme ad Ella schiaccerà la testa dell’eresia modernista.

Concludo con una frase del Montfort: «Ma quando avverrà tutto questo? Dio solo lo sa. Compito nostro è di tacere, pregare, sospirare e attendere: «Ho sperato: ho sperato nel Signore (Sal 40,2)»» (16).

Fonte: Don Alfredo Morselli

NOTE

(1) Cornelio Fabro, «Modernismo», Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, C.d.V. 1952, coll 11881189 passim.
(2) DS/36 20012005; trad. redazionale.
(3) P. Bernardo Dorée Dalgains d’O., Della devozione al Sacro Cuore di Gesù, con una introduzione sullo spirito del giansenismo, Napoli 1865, p. 27.
(4) Cit. in «La massoneria cattolica», http://www.atfp.it/rivista-tfp/2011/96-marzo-2011/487-la-qmassoneria-cattolicaq.html, visitato il 20-10-2015.
(5) C. Fabro, Ibidem, col. 1193.
(6) Ho consultato l’opera nel formato e-book,  2005/2, digitalizzazione dell’edizione Mondadori 1953, affidabilità buona, p. 24 e 26, grassetto redazionale; testo scaricato da: http://www.classicistranieri.com/liberliber/Fogazzaro,%20Antonio/il_san_p.pdf.
(7) Lettera a un confidente romano del 24-8-1908, citata da E. Bonaiuti e riportata parzialmente in J. Rivière, «Modernisme», DThC X, col. 2042, grassetto e traduzione redazionali.
(8) Cf. J. Rivière, Ibidem, col. 2045.
(9) Chiara Fanti, «La Chiesa e il mondo al bivio: o si cambia o si muore. Intervista a Leonardo Boff», 17-10-2015, https://leonardoboff.wordpress.com/2015/10/19/la-chiesa-e-il-mondo-al-bivio-o-si-cambia-o-si-muore-intervista-a-leonardo/, visitato il 27-10-2015.
(10) «Ecco gli argomenti per la comunione ai divorziati risposati» intervista di A. Tornielli al Card. Kasper, 8-5-2014, http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/kasper-33955/.
(11) «La comunione ai risposati non tocca la dottrina ma la disciplina», intervista di Andrea Tornielli a P. Giovanni Cavalcoli O.P., 17-10-2015,http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-43987/.
(12) DS/36 2006.
(13) DS/36 2001.
(14) Esercizi spirituali, § 320, grassetto redazionale.
(15) Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, p. 3115.
(16) Vera devozione, § 59.

Mercoledì, 21 Ottobre 2015 00:00

Vescovi americani in subbuglio

Il problema americano di Francesco, come era facilmente intuibile(era sufficiente leggere il discorso ai vescovi pronunciato nella cattedrale di Washington) non s’è risolto con il viaggio dello scorso settembre negli Stati Uniti. Mentre al Sinodo romano si duella in punta di fioretto a colpi di teologia sull’annosa questione della riammissione alla comunione dei divorziati risposati – per farsene un’idea basta considerare la mole di interventi sul tema di cui ha dato conto padre Federico Lombardi – oltreoceano c’è chi va avanti per conto suo. L’arcivescovo di Newark, mons. John J. Myers, ha infatti spedito a tutti i sacerdoti della propria diocesi nel New Jersey un documento di due pagine in cui ribadisce che è severamente vietato loro far accostare al sacramento dell’eucaristia quanti si trovano in unioni irregolari (la fattispecie classica è quella dei divorziati e risposati) e contrarie all’insegnamento cattolico. Non solo, perché la comunione non va data neppure a chi sostiene candidati abortisti o che difendono i diritti degli omosessuali, compresa la rivendicazione di poter convolare a nozze. Un’istruzione che ufficialmente è stata inoltrata in vista dell’imminente tornata elettorale, ma che è capitata nel cuore del confronto sinodale, alimentando il dibattito già aspro anche negli Stati Uniti. Mons. Myers si è anche raccomandato che le istituzioni cattoliche poste sotto la sua giurisdizione non ospitino “persone od organizzazioni contrarie agli insegnamenti della chiesa”. Il documento, intitolato “Princìpi d’aiuto nel preservare e proteggere la fede cattolica in mezzo a una cultura sempre più secolare”, datato 22 settembre, è stato spedito solo questa settimana, ha scritto il Religion News Service.


Ma anche a Roma sono gli americani (assieme a polacchi e africani) a far sentire con maggiore forza la propria voce, senza cedere al forbito quanto spesso fumoso linguaggio diplomatico-ecclesiastico. E’ il caso, ad esempio, di quanto scritto sul Wall Street Journal dall’arcivescovo di Philadelphia, mons. Charles J. Chaput, che ha fatto gli onori di casa per l’Incontro mondiale delle famiglie, lo scorso settembre. “Come supremo pastore della chiesa cattolica – ha sottolineato Chaput parlando di Francesco – egli può ascoltare il consiglio (dei padri, ndr), ignorarlo o fare qualcosa tra queste due strade. Ma sarebbe raro che un vescovo di Roma non tenesse in considerazione il consenso dei suoi fratelli”, visto che è così che “i sinodi hanno un valore collegiale”. Chaput è anche il relatore del circolo minore (Anglicus D, moderato dal cardinale canadese Thomas Collins) che più duramente si è espresso contro l’Instrumentum laboris, il testo che fa da guida ai lavori nell’Aula nuova, arrivando a mettere nero su bianco che “l’Instrumentum laboris non offre alcuna definizione di matrimonio” e che questa è “una grave mancanza che provoca ambiguità in tutto il testo”.

Che il cuore del dibattito sia rappresentato dalla questione dei divorziati risposati lo dimostra anche quanto detto dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, che in assemblea plenaria ha ribadito che “si dovrebbe prendere in seria considerazione la possibilità – relativamente al singolo caso e non in modo generalizzato – di consentire ai divorziati e risposati l’accesso al sacramento della penitenza e della santa comunione”. Il vescovo di Orano, Jean-Paul Vesco, ha invitato i padri a prendere atto che “non si riuscirà mai a evitare che alcuni matrimoni falliscano”. Così, ha aggiunto, “dobbiamo guardare in faccia questa realtà”. Dal fronte opposto è arrivata però la netta presa di posizione del prefetto della congregazione per i vescovi, il cardinale Marc Ouellet. Solitamente misurato nei toni e poco propenso a interventi pubblici, il porporato canadese ha detto a Radio Vaticana che “la posizione di Familiaris Consortio è la dottrina tradizionale della chiesa, confermata da san Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI”. “Se il vincolo coniugale e sacramentale indissolubile c’è – ha aggiunto – lì non possiamo, senza cambiare la dottrina, proporre un accesso ai sacramenti, perché questo è un punto dottrinale”.

Fonte: Il Foglio

Dieci prelati africani si sono alzati in piedi contro un approccio pastorale alle nuove sfide per il matrimonio e la famiglia che potrebbe effettivamente modificare la dottrina della Chiesa.

Hanno redatto un testo, pubblicato da Ignatius Press, con il sottotitolo «L’Africa — La nuova patria di Cristo» con la prefazione del cardinale Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino.
     Nel libro, cardinali e vescovi provenienti dalla regione africana, affrontano i principali temi del prossimo Sinodo sulla Famiglia cercando di far luce sulle carenze dell’Istrumentum laboris (documento di lavoro) e sottolineando l’importanza della formazione dei cristiani; affrontando anche temi scottanti per la loro terra come la poligamia e i matrimoni interreligiosi.
     Soprattutto vogliono ribadire l’importanza per il loro continente di affrontare le tendenze della secolarizzazione e affermando che la Fede forte è la migliore risposta.       I collaboratori del libro sono il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino; il Vescovo Barthélemy Adoukonou, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura; l’Arcivescovo Denis Amuzu-Dzakpah di Lomé;il Cardinale Philippe Ouedraogo di Ouagadougou; il Cardinale Berhaneyesus Souraphiel di Addis Abeba; il Cardinale Christian Tumi, l’Arcivescovo emerito di Douala; l’Arcivescovo Antoine Ganye di Cotonou; Il cardinale Théodore-Adrien Sarr, l’Arcivescovo emerito di Dakar; l’Arcivescovo Samuel Kleda di Douala; e il Cardinale Jean-Pierre Kutwa di Abidjan.

    La prima parte del libro è costituita di due saggi del cardinal Sarah e il Vescovo Adoukonou che criticano l’istrumentum laboris dell’imminente Sinodo.
Entrambi hanno evidenziato numerose carenze presenti, a detta loro, in un «linguaggio scivoloso» e in «espressioni traditrici» dove hanno anche sottolineato il ruolo che i media hanno giocato fin dall’apertura del Sinodo.
     Secondo il cardinale Sarah, «la copertura mediatica di questo dibattito dà l’impressione che, da un lato, ci sono quelli che sono a favore della “dottrina chiusa» e, d’altra parte, coloro che sono per “apertura pastorale». »

Ma — ha sottolineato il cardinale — «in realtà, non c’è nessun partito dottrinale contrario ad un partito pastorale; invece, entrambe le parti sostengono di essere attaccati alla dottrina perenne della Chiesa e vogliono una prassi pastorale per esprimere la misericordia di Dio verso tutti … Potrebbe esserci mai qualcuno che sosterrebbe la prosecuzione di una certa prassi pastorale che, se cambiata, significherebbe ipso facto modificare la dottrina?

Il cardinale Sarah ha aggiunto che «i nuovi sviluppi nella pratica pastorale non significherebbero cambiare la dottrina, ma piuttosto permetterebbero alla Chiesa di evidenziare il cuore dell’amore di Dio in modo più evidente e accessibile.» Lui replica, tuttavia, che tali «sviluppi» sarebbero «un sorta di “misericordia» vuota, che non porta a nulla, ma permette di vedere più in profondità il male «.

Il cardinale Sarah ha anche evidenziato alcune «perplessità» sollevate dal documento di lavoro del Sinodo, in particolare quella che sembra proporre il matrimonio civile come una preparazione al matrimonio sacramentale.

Secondo il Cardinale Sarah, «la mancanza di una posizione chiara e tutta la confusione che si nota nella Synodi relatio sono segni evidenti, non solo di una profonda crisi di Fede, ma anche di una crisi altrettanto profonda nella prassi pastorale: i pastori esitano ad affermare chiaramente una direzione. »

L’Instrumentum laboris, ha detto, riflette il malessere della Chiesa in Occidente, e che sono stati la Chiesa per consentire i divorziati e risposati, a ricevere la Comunione, «perché dovremmo rifiutare i fedeli laici che era diventato poligama? Ci sarebbe anche necessario rimuovere “adulterio» dalla lista dei peccati «.

Il vescovo Adoukonou ha scritto che «la limitazione metodologica fondamentale che si osserva nel documento sta nel fatto che essa utilizza le risorse di quasi tutte le scienze umane e sociali per mettere in contesto il tema della famiglia oggi senza portare alla luce lo sfondo più importante, vale a dire, le scelte storiche che hanno portato a questo disastro.»

E ha aggiunto: «Per il bene di attirare le persone, non mettiamoci in situazioni che potrebbero compromettere i nostri valori, sotto l’illusione di essere aperti al mondo in quel modo.»

L’arcivescovo ritiene «inaccettabile» l’idea, contenuta nel documento di lavoro del Sinodo , secondo cui: «Il Vangelo in sé è un peso da cui la Chiesa, per pietà, dovrebbe sforzarsi di alleviare ai nostri poveri contemporanei» si spinge fino a suggerire che una sezione del documento «contiene elementi che sono altamente discutibili e persino in contraddizione con la dottrina cattolica».

Ma la vera, logica finale del libro è quello di impostare il nucleo delle famiglie che vogliono vivere pienamente la loro vocazione come famiglie cristiane.

«Le belle famiglie cristiane che eroicamente vivono i valori esigenti del Vangelo sono oggi le vere periferie del nostro mondo in questa nostra società che sta attraversando la vita come se Dio non esistesse», ha affermato il cardinale Sarah.

Intervistato ieri dal Corriere della Sera, l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha parlato a 360 gradi di Chiesa, Sinodo, famiglia, matrimonio. Quello di Scola è un importante e interessante contributo di pensiero, in un periodo in cui, dice lo stesso cardinale, si tende a «pensare poco».

FRANCESCO E BENEDETTO.
Scola, innanzitutto, smonta la contrapposizione tra i due Papi. «Ratzinger è un “umile servitore della vigna” e Francesco non è per nulla un populista. È un grande uomo di fede che, fin dal primo giorno, ha innovato in due direzioni. Ha capito che se non ci si coinvolge di persona non si risulta autorevoli; per questo papa Francesco dà grande importanza ai gesti».
Piuttosto, prosegue Scola, bisogna stare attenti alle «strumentalizzazioni esterne, che potrebbero reintrodurre nella Chiesa una logica ideologica, in un momento in cui c’è più che mai bisogno di “mescolare le carte”, di superare le sterili dispute, di ascoltarsi reciprocamente. Se invece si ricade nella logica degli schieramenti contrapposti: “Ecco, avevamo ragione noi che dicevamo certe cose prima”, oppure “No, questo non si deve neppure dire”, è finita. Questa è la sfida che tocca alla Chiesa italiana».

COMUNIONE A DIVORZIATI RISPOSATI.
A proposito del recente provvedimento sulla nullità matrimoniale e la questione della riammissione alla comunione dei divorziati risposati, a una precisa domanda, Scola risponde così: «Resta una differenza qualitativa tra i due problemi. Un conto è snellire la verifica di nullità, cosa che il Santo Padre ha già fatto con il motu proprio, un conto è riammettere alla comunione sacramentale i divorziati risposati, perché la verifica della nullità non ha mai un esito scontato. Se si appura che il matrimonio c’era, c’è. Il rapporto tra Cristo e la Chiesa, entro il quale i due sposi esprimono davanti alla comunità cristiana il loro consenso, non è un modello esteriore da imitare. È il fondamento del matrimonio che nasce. Io, sposo, non potrei mai fondare il “per sempre”, l’indissolubilità, sulle sabbie mobili della mia volontà. E come posso fidarmi in maniera definitiva che mia moglie mi sarà fedele sempre? Cosa succede nel consenso reciproco espresso all’interno dell’atto eucaristico? Che io voglio il dovere del “per sempre” e decido non sulla base della mia fragile volontà, ma radicandomi nel rapporto nuziale tra Cristo e la Chiesa. È questo che, attraverso il sacramento, fonda il matrimonio».

FEDE NON È FATTO INDIVIDUALISTICO.
Il giornalista Aldo Cazzullo gli chiede se la nullità del matrimonio legato alla mancanza di fede non sia, di fatto, un «ammorbidimento del vincolo», e il cardinale risponde così: «È chiaro che la dimensione soggettiva della fede non è verificabile: io non mi posso permettere di giudicare quanta fede hai o non hai tu. Però la fede non è un fatto individualistico, è inserita organicamente nella comunione. Gesù ha detto: “Quando due o tre di voi si riuniranno in nome mio io sono in mezzo a loro”. L’Eucaristia è il vertice espressivo di questa natura comunionale della fede. Pertanto, rispettando fino in fondo la coscienza di ogni singolo, si può valutare se egli intende o meno fare ciò che la Chiesa fa quando unisce due in matrimonio. L’urgenza prioritaria, per me, è che il Sinodo possa suggerire al Santo Padre un intervento magisteriale che unifichi semplificandola la dottrina sul matrimonio. Un intervento teso a mostrare il rapporto tra l’esperienza di fede e la natura sacramentale del matrimonio».

CARRON, DIALOGHI E MURI.
Infine, Cazzullo chiede a Scola cosa ne pensi delle parole di don Julian Carron, responsabile di Comunione e liberazione, che in una recente intervista sempre al Corriere, aveva detto, riassume il giornalista, che «sulle unioni omosessuali serve il dialogo, non il muro». L’arcivescovo spiega: «Ho già detto che nel riconoscimento pieno della dignità personale di quanti provano attrazione per lo stesso sesso anche noi cristiani siamo stati un po’ lenti. Ma la famiglia è qualcosa di unico, con una fisionomia molto specifica, legata al rapporto fedele e aperto alla vita tra un uomo e una donna. Non reputo conveniente una legislazione che, nei principi o anche solo nei fatti, possa produrre confusione a questo livello. Tra l’altro non sono molto convinto che lo Stato debba occuparsi direttamente di queste cose e sono anche un po’ seccato di fronte a questo Parlamento europeo, perché non ha il diritto di premere sui singoli Stati in favore di una normativa in campo etico. Ho piuttosto l’impressione che, essendo povero di poteri reali, si occupi di queste cose a sproposito, senza tener conto delle differenze tra gli Stati. L’Italia non è certo la Svezia o l’Olanda».

TESTIMONIANZA PUBBLICA.
Per questo, conclude Scola, i cattolici dovrebbero far sentire di più la propria voce «attraverso la testimonianza, anche pubblica, del bell’amore. Bisogna distinguere bene la questione delle unioni omosessuali dalla famiglia, essendo però estremamente attenti al percorso che le persone con questa attrazione compiono. Qualche giorno fa ho ricevuto esponenti di una associazione molto interessante, Courage, promossa nel 1980 dal cardinal Cooke, allora arcivescovo di New York. Persone che si impegnano a vivere la castità in questo tipo di attrazione…».

Fonte: Tempi.it

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Mons. Luigi Negri


   

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