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Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   
Cosa disse Giovanni Battista a Erode, adultero? .… Continua così la misericordia di Dio è grande ? No!!
 
» 3Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. 4Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». 5Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
6Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode 7che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. 8Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 9Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data 10e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. 11La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. 12I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.» (Mt. 14)
 
Lo Spirito Santo spinge i suoi profeti a parlare per la conversione dei peccatori, perché questi ultimi si liberino dal peccato specie se grave , il demonio invece spinge i suoi ministri a giustificare chi vive in peccato grave e a tenerlo ben stretto ad esso …così se lo porta con certezza all’inferno …
Pubblicato in Sana Dottrina
Mercoledì, 02 Settembre 2015 00:00

Cos'è il peccato contro lo "Spirito Santo"?

È un tema antico ma altrettanto misterioso, cos’è davvvero il peccato contro lo Spirito Santo? Il solo, biblicamente parlando, a cui sembra che anche Dio ponga un limite alla sua infinita Misericordia?

Inziamo guardando alla Sacra Scrittura che dice:

«Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.» (Matteo 12, 3132)

«In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno; sarà reo di colpa eterna.» (Marco 3, 2829)

 «Inoltre vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato.» (Luca 12, 810)

Stando quindi a quanto la stessa Parola di Dio ci rivela c’è un peccato che non sarà mai perdonato e che supera in gravità persino le offese a Dio come la bestemmia o chi attacca il «Figlio dell’uomo».
La Bestemmia a Dio può assumere diverse forme e nel contesto biblico dell’Antico Testamento ha un significato ben diverso da quello che significa oggi per noi, dove bestemmiare Dio è rivolgergli insulti, offese, parolacce.
   Viene detto anche che «chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato».  In questo contesto il Figlio dell’Uomo è Cristo stesso. 

     S. Agostino davanti a questi passi evangelici commentava: “Grande è l’oscurità di questo problema. Perciò chiediamo a Dio la luce per esporlo. Confesso alla vostra carità che in tutte le Sante Scritture non c’è forse un problema più grave e più difficile”. Sembra infatti opporsi alla infinita ed eterna misericordia di Dio. Dio stesso in Cristo ci ha garantito che se vi è pentimento non esiste peccato dai cui non possa liberarci, assolverci, salvarci.

     «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.» (Is.1,18)

Ecco quindi che, dal momento che Dio è somma Verità, e che come Padre desidera che tutti gli uomini siano salvati, la giusta interpretazione va cercata non in Lui e nei suoi attributi ma proprio nell’uomo, in noi, chiamando in causa quel concetto che passa sotto il nome di «libero arbitrio».

 Dio non s’impone su nessuno. Egli non costringe l’uomo ad amarlo e di conseguenza mette nelle mani dell’uomo stesso un immenso potere, quello definitivo di sceglierLo o rifiutarLo.
 
Con l’espressione «bestemmia contro lo Spirito» non s’intende quindi l’atto di dire alcune parole contro lo Spirito Santo né di fare azioni particolari, ma piuttosto un atteggiamento interiore di opposizione allo Spirito, che può condurre conseguentemente a compiere gesti malvagi o a dire parole menzognere. Quest’atteggiamento è dato dallo spirito umano che si pone contro lo Spirito di Dio cioè contro lo Spirito Santo. Ora lo Spirito Santo è il dono dell’amore misericordioso del Padre ed è lui che rivela la verità salvifica di Gesù nostro unico Salvatore. Quando lo spirito umano assume una posizione contraria all’amore del Padre e alla verità di Cristo, esso cade nella bestemmia contro lo Spirito Santo e commette un peccato imperdonabile.
     La bestemmia contro lo Spirito, il quale, come si è detto, è il Dono dell’amore supremo del Padre e del Figlio, nega o rifiuta precisamente quest’amore e chiude l’uomo in se stesso, nella propria durezza di cuore. Per questa ragione non è perdonabile, non perché Dio non lo voglia o non lo possa perdonare, Lui che è la fonte del perdono, ma perché l’uomo crede di non poter essere perdonato e si rende perciò irraggiungibile e inafferrabile dal perdono divino; resta come totalmente impermeabilizzato all’acqua viva che sgorga dal cuore trafitto di Gesù e, attraverso di Lui, dall’amore infinito del Padre, cioè dallo Spirito Santo.

Vediamo come i dottori della Chiesa e i grandi teologi si sono posti difronte a questo passo biblico:

S. Tommaso riferisce tre interpretazioni, tutte e tre accettabili.

- La prima (Atanasio, Ilario, Ambrogio, Girolamo, Crisostomo): peccati contro lo Spirito Santo sono quelli commessi letteralmente contro lo Spirito Santo, sia che per Spirito Santo si intenda tutta la divinità (il Santo Spirito di Dio), sia la terza Persona divina.

In base a questo si distingue la bestemmia contro lo Spirito Santo da quella contro il Figlio dell’uomo. Il Figlio dell’uomo in quanto tale mangiava, beveva (e per questo lo chiamavano mangione e beone, amico dei pubblicani); ma in quanto Dio, agisce secondo il Santo Spirito di Dio. Perciò coloro che lo bestemmiavano in quanto Dio confondevano le sue opere con quelle di Satana. Si tratta di un peccato imperdonabile non già perché la divina misericordia non lo possa coprire, ma per la perversa cecità e ostinazione nel male di chi lo compie.

- La seconda (S. Agostino): peccato contro lo Spirito Santo è l’impenitenza finale. Pecca contro lo Spirito Santo chi rimane sempre in peccato mortale e non vuole sollevarsi e pentirsi. Gli piace il peccato. Si tratta di un peccato contro lo Spirito Santo perché la grazia e la remissione dei peccati sono opera dello Spirito Santo.

- La terza (Riccardo di S. Vittore): si pecca contro lo Spirito Santo quando si pecca contro la bontà, che è il bene appropriato allo Spirito Santo (come la potenza è appropriata al Padre e la Sapienza al Figlio). Perciò si pecca contro il Padre quando si pecca per fragilità; contro il Figlio quando si pecca per ignoranza; contro lo Spirito Santo quando si pecca per malizia volendo il male per se stesso e disprezzando i mezzi forniti dalla speranza cristiana con i quali lo si poteva impedire.

Abbiamo quindi appreso, seppur da angolazioni diverse, che la radice del peccato contro lo Spirito Santo è nell’uomo e non certo nell’incapacità divina di perdonare. Questo grave peccato non dipende dalla fragilità umana: questo è il suo tratto peculiare e decisivo. Consiste nel rifiuto di Dio, della verità, dell’amore, e quindi anche della grazia. Chi pecca contro lo Spirito preferisce essere condannato piuttosto che riconoscere la paternità di Dio.

Nel Catechismo di Pio X si può leggere: (964) Quanti sono i peccati contro lo Spirito Santo? I peccati contro lo Spirito Santo sono sei: disperazione della salvezza; presunzione di salvarsi senza merito; impugnare la verità conosciuta; invidia della altrui grazia; ostinazione nei peccati; impenitenza finale. (965) Perché questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo? Questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo, perché si commettono per pura malizia, la quale è contraria alla bontà, che si attribuisce allo Spirito Santo.

 il concetto decisivo e terribile qui è quel «si commettono per pura malizia, la quale è contraria alla bontà, che si attribuisce allo Spirito Santo.» Pura malizia: questo è il peccato imperdonabile. E i peccati elencati non sono altro che distinte manifestazioni del medesimo rifiuto di Dio, del medesimo peccato imperdonabile.

Nel tempo la Chiesa cattolica ha sempre confermato questa verità:

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, voluto da Giovanni Paolo II, non dice diversamente:

La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna” (CCC 1864).

E’ a causa della radicalità di questo volontario allontanamento da Dio che S. Giovanni nella sua Prima Lettera scrive: Se qualcuno vede suo fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita; così a quelli che commettono un peccato che non conduce alla morte. Vi è un peccato che conduce alla morte; non è per questo che dico di pregare. Ogni iniquità è peccato; ma ci sono peccati che non conducono alla morte. (5, 1617)

Pregare per questo peccato significherebbe impetrare un’ingiustizia, significherebbe chiedere a Dio di accogliere chi lo rifiuta. Nella realtà di tutti i giorni, non essendo nostra facoltà giudicare, cioè conoscere con certezza assoluta se un’anima sia buona o cattiva, cosa che spetta a Dio, noi possiamo bensì chiedere a Dio di illuminarla, e di condurla sulla retta via se nel suo intimo è disposta al bene, ma non di trasformarla da cattiva in buona: Dio può tutto, ma non entra mai in contraddizione con se stesso.

Quindi peccare contro lo Spirito significa essenzialmente questo: non amare Dio. Tutti gli altri peccati – che tutti, nessuno escluso, si possono perdonare – quando s’innestano in questo peccato  fondamentale, questo peccato fin da principio che è solo in attesa di maturazione, danno forma alle varie manifestazioni del peccato contro lo Spirito, alle sue personificazioni, per così dire. Quando S. Paolo, per esempio, scrive: O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né gli impuri, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né i cupidi, né gli ubriaconi, né i maldicenti, né i rapaci erediteranno il regno di Dio. (1 Corinzi 6, 911) parla appunto di queste personificazioni del peccato contro lo Spirito.

 

 

 

Pubblicato in Sana Dottrina

Quanto è importante il Vangelo di oggi per ogni cristiano. Come è chiaro in questi passi quanto la Chiesa di Dio sia una, e una sola, e quanto tutte le sette che hanno raccolto e raccolgono i secoli altro non siano che un inganno. Ecco che ben comprendiamo come sia stolto dire Cristo sì e la Chiesa no! Chi rifiuta la Chiesa rifiuta Cristo che quella Chiesa ha voluto come prolungamento della Sua opera di Salvezza nella storia fino alla consumazione dei secoli. Tenetelo sempre a mente, chi rifiuta la Chiesa rifiuta Cristo!

Ecco cosa ci dice il vangelo:

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1931.

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi».
Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo;
a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».
Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.
Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.»

Colpisce da subito la Pace che il Signore Gesù rivolge ai suoi per ben tre volte. Essa è frutto della Resurrezione, come frutto è lo Spirito Santo che dal Risorto procede sugli Apostoli. Ecco il frutto della Pasqua : La Pace, e lo Spirito.
Gesù si mostra ai discepoli con le sue piaghe che sono il segno della Misericordia infinita di Dio, del suo amore infinito per l’uomo peccatore. Dopodiché ecco che dice delle parole molto importanti: «Come il Padre ha mandato me, io mando voi!», cioè io mando la Chiesa, ed alitando su di loro dice :«Ricevete lo Spirito Santo, a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati.» Ecco il cuore della Misericordia di Dio, Gesù è venuto a salvare gli uomini dal male e dal peccato e lo fa proprio per mezzo dei suoi Apostoli che nella Chiesa offriranno a tutti i doni di quella Passione e Risurrezione. Lo fa per mezzo della sua Chiesa e nella sua Chiesa.

Questa è l’unica via che Gesù ha stabilito per l’uomo, Le parole di Cristo sono chiare ed inequivocabili. Lui è venuto sulla Terra in obbedienza e sottomissione al volere del Padre che lo ha inviato ed allo stesso modo, con la stessa autorità e potere, Egli manda la sua Chiesa nel mondo a portare la Pace e a rimettere nel Suo nome il peccato.
Allora tu fratello protestante, tu evangelico, tu testimone di Geova, tu cristiano che vuoi seguire Gesù e non riconosci la sua unica Chiesa, apri il tuo cuore alla Parola di Dio! pulisci i tuoi occhi dalle squame che ti rendono cieco e guarda la mirabile opera che Gesù ha operato nei suoi Apostoli.
È nel mistero di Dio che l’uomo passi anche attraverso il ministero ed il mistero della Chiesa per ottenere salvezza e remissione dei propri peccati. Gesù ha voluto la Chiesa e quindi non ci possiamo stoltamente darci il peccato da soli o come molti affermano «io chiedo perdono direttamente a Dio». Il Peccato non è solo una questione tra me e Dio ma riguarda anche gli altri in quanto è una ferita al Corpo della Chiesa che è uno solo, e quindi la riconciliazione passa attraverso la mediazione, il ministero della Chiesa.
In questi pochi passi crolla miseramente ogni teologia protestante, si schianta e perisce tristemente ogni pretesa di sequela di Cristo senza o fuori dalla Sua Chiesa. Essa non è possibile se si vuole rimanere nella Verità. Gesù stesso ci disse che Lui è la Via, la Verità la Vita; ecco allora che fuori dalla Verità si è su una falsa via e questa falsa via non porterà alla Vita bensì alla morte.
Quel potere di amore e di servizio, il Figlio li ha affidati alla Chiesa per la sua missione, che è quella di continuare l’opera di Cristo in ogni tempo e in ogni luogo, quell’opera che il Padre ha affidato al Figlio e che il Figlio affida alla Chiesa. E per quest’opera Gesù-Dio dona il Suo stesso Spirito, «alitò su di loro», affinché abbiano i suoi stessi doni, il suo stesso potere. In un altro brano del Vangelo Gesù disse :«Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni.»
Ogni potere Egli ha ricevuto dal Padre e questo stesso potere per amore divino concede ai suoi apostoli affinché operino nel mondo secondo la sua volontà nel proclamare il Regno di Dio e nel mondare l’uomo dal peccato.

Il brano si conclude poi con un affermazione importante per capire che la Sola Scrittura è smentita dalla stessa scrittura che afferma:

«Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.
Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.»

Ecco che da qui si può ben comprendere l’importanza della Tradizione, che ha conosciuto e conservato, e tramandato, anche quello che non fu scritto ma che sempre da Gesù proviene e che tanto quanto la sacra scrittura ci porta alla pienezza della Verità nelle cose di Dio.
Grazie allora Signore Gesù per averci donato la tua Chiesa, che lo Spirito Santo possa condurvi in essa sempre più uomini e donne in cerca del senso della vita. Sia lodato Gesù Cristo!

Pubblicato in Apologetica

Mi è stata posta una domanda sul divorzio, mi sembra importante farvela conoscere e rispondere ad essa .…e citarvi la fonte  da cui ho attinto. Domanda: può fare la Comunione il coniuge che ha subito il divorzio, cioè che è vittima innocente di esso ? Risposta: la può fare certamente perché non è peccato essere vittima innocente di un divorzio !!
Infatti il CCC afferma .….
2383 La separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere legittima in certi casi contemplati dal Diritto canonico [Cf Codice di Diritto Canonico, 11511155].
Se il divorzio civile rimane l’unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale.
2386 Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; questi allora non contravviene alla norma morale. C’è infatti una differenza notevole tra il coniuge che si è sinceramente sforzato di rimanere fedele al sacramento del Matrimonio e si vede ingiustamente abbandonato, e colui che, per sua grave colpa, distrugge un matrimonio canonicamente valido [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 84].

  Il divorzio
2382 Il Signore Gesù ha insistito sull’intenzione originaria del Creatore, che voleva un matrimonio indissolubile [Cf Mt 5,3132; Mt 19,39; Mc 10,9; 2382 Lc 16,18; 1Cor 7,1011 ]. Abolisce le tolleranze che erano state a poco a poco introdotte nella Legge antica [Cf Mt 19,79 ].
Tra i battezzati «il matrimonio rato e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte» [Codice di Diritto Canonico, 1141].

2383 La separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere legittima in certi casi contemplati dal Diritto canonico [Cf Codice di Diritto Canonico, 11511155].
Se il divorzio civile rimane l’unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale.

2384 Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l’uno con l’altro fino alla morte. Il divorzio offende l’Alleanza della salvezza, di cui il matrimonio sacramentale è segno. Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente:
Se il marito, dopo essersi separato dalla propria moglie, si unisce ad un’altra donna, è lui stesso adultero, perché fa commettere un adulterio a tale donna; e la donna che abita con lui è adultera, perché ha attirato a sé il marito di un’altra [San Basilio di Cesarea, Moralia, regola 73: PG 31, 849D-853B].
2385 Il carattere immorale del divorzio deriva anche dal disordine che esso introduce nella cellula familiare e nella società. Tale disordine genera gravi danni: per il coniuge, che si trova abbandonato; per i figli, traumatizzati dalla separazione dei genitori, e sovente contesi tra questi; per il suo effetto contagioso, che lo rende una vera piaga sociale.
2386 Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; questi allora non contravviene alla norma morale. C’è infatti una differenza notevole tra il coniuge che si è sinceramente sforzato di rimanere fedele al sacramento del Matrimonio e si vede ingiustamente abbandonato, e colui che, per sua grave colpa, distrugge un matrimonio canonicamente valido [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 84].

Pubblicato in Sana Dottrina
   

Mons. Luigi Negri


   

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