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(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

IL PAPAINFALLIBILE IN CERTE OCCASIONI, NON SEMPRE, E NONIMPECCABILE .… TROVATE IN QUESTO ARTICOLO VARI CASI DI COMPROVATI ERRORI PAPALI RICONOSCIUTI AMPIAMENTE .

 

 La teologia cattolica non è un gioco da ragazzi, è complessa e va studiata a fondo altrimenti per difendere qualcosa di apparentemente vero si devono negare tante cose vere e ci si allontana dalla Verità! Alcuni , p. es., interpretando male la dottrina cattolica pensano che il Papa sia sempre infallibile … NONVERO!! IL PAPAINFALLIBILE IN CERTE OCCASIONI E NONIMPECCABILE … Ecco come la Scrittura stessa documenta, un errore di un Papa … Galati 2:11 Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Galati 2:12 Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. Galati 2:13 E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, al punto che anche Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Galati 2:14 Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei? Galati 2:15 Noi che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, Galati 2:16 sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno». NE» PIETRO NE» I SUOI SUCCESSORI SONO SEMPRE INFALLIBILI EDPROPRIO QUESTO CIO» CHE DICE LA CHIESA NELLA PASTOR AETERNUS : «Questa Santa Sede ha sempre ritenuto che nello stesso Primato Apostolico, posseduto dal Romano Pontefice come successore del beato Pietro Principe degli Apostoli, è contenuto anche il supremo potere di magistero. Lo conferma la costante tradizione della Chiesa; lo dichiararono gli stessi Concili Ecumenici e, in modo particolare, quelli nei quali l’Oriente si accordava con l’Occidente nel vincolo della fede e della carità. Proprio i Padri del quarto Concilio di Costantinopoli, ricalcando le orme dei loro antenati, emanarono questa solenne professione: «La salvezza consiste anzitutto nel custodire le norme della retta fede. E poiché non è possibile ignorare la volontà di nostro Signore Gesù Cristo che proclama: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa», queste parole trovano conferma nella realtà delle cose, perché nella Sede Apostolica è sempre stata conservata pura la religione cattolica, e professata la santa dottrina. Non volendo quindi, in alcun modo, essere separati da questa fede e da questa dottrina, nutriamo la speranza di poterci mantenere nell’unica comunione predicata dalla Sede Apostolica, perché in lei si trova tutta la vera solidità della religione cristiana» [Ex formula S. Hormisdae Papae, prout ab Hadriano II Patribus Concilii Oecumenici VIII, Constantinopolitani IV, proposita et ab iisdem subscripta est]. Nel momento in cui si approvava il secondo Concilio di Lione, i Greci dichiararono: «La Santa Chiesa Romana è insignita del pieno e sommo Primato e Principato sull’intera Chiesa Cattolica e, con tutta sincerità ed umiltà, si riconosce che lo ha ricevuto, con la pienezza del potere, dallo stesso Signore nella persona del beato Pietro, Principe e capo degli Apostoli, di cui il Romano Pontefice è successore, e poiché spetta a lei, prima di ogni altra, il compito di difendere la verità della fede, qualora sorgessero questioni in materia di fede, tocca a lei definirle con una sua sentenza». Da ultimo il Concilio Fiorentino emanò questa definizione: «Il Pontefice Romano, vero Vicario di Cristo, è il capo di tutta la Chiesa, il padre e il maestro di tutti i Cristiani: a lui, nella persona del beato Pietro, è stato affidato, da nostro Signore Gesù Cristo, il supremo potere di reggere e di governare tutta la Chiesa». Allo scopo di adempiere questo compito pastorale, i Nostri Predecessori rivolsero sempre ogni loro preoccupazione a diffondere la salutare dottrina di Cristo fra tutti i popoli della terra, e con pari dedizione vigilarono perché si mantenesse genuina e pura come era stata loro affidata. È per questo che i Vescovi di tutto il mondo, ora singolarmente ora riuniti in Sinodo, tenendo fede alla lunga consuetudine delle Chiese e salvaguardando l’iter dell’antica regola, specie quando si affacciavano pericoli in ordine alla fede, ricorrevano a questa Sede Apostolica, dove la fede non può venir meno, perché procedesse in prima persona a riparare i danni [Cf. S. BERN. Epist. CXC]. Gli stessi Romani Pontefici, come richiedeva la situazione del momento, ora con la convocazione di Concili Ecumenici o con un sondaggio per accertarsi del pensiero della Chiesa sparsa nel mondo, ora con Sinodi particolari o con altri mezzi messi a disposizione dalla divina Provvidenza, definirono che doveva essere mantenuto ciò che, con l’aiuto di Dio, avevano riconosciuto conforme alle sacre Scritture e alle tradizioni Apostoliche. Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede. Fu proprio questa dottrina apostolica che tutti i venerabili Padri abbracciarono e i santi Dottori ortodossi venerarono e seguirono, ben sapendo che questa Sede di San Pietro si mantiene sempre immune da ogni errore in forza della divina promessa fatta dal Signore, nostro Salvatore, al Principe dei suoi discepoli: «Io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede, e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». Questo indefettibile carisma di verità e di fede fu dunque divinamente conferito a Pietro e ai suoi successori in questa Cattedra, perché esercitassero il loro eccelso ufficio per la salvezza di tutti, perché l’intero gregge di Cristo, distolto dai velenosi pascoli dell’errore, si alimentasse con il cibo della celeste dottrina e perché, dopo aver eliminato ciò che porta allo scisma, tutta la Chiesa si mantenesse una e, appoggiata sul suo fondamento, resistesse incrollabile contro le porte dell’inferno. Ma poiché proprio in questo tempo, nel quale si sente particolarmente il bisogno della salutare presenza del ministero Apostolico, si trovano parecchie persone che si oppongono al suo potere, riteniamo veramente necessario proclamare, in modo solenne, la prerogativa che l’unigenito Figlio di Dio si è degnato di legare al supremo ufficio pastorale. Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa. Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema.» Dato a Roma, nella pubblica sessione celebrata solennemente nella Basilica Vaticana, nell’anno 1870 dell’Incarnazione del Signore, il 18 luglio, venticinquesimo anno del Nostro Pontificato. E NEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA SI AFFERMA “L’infallibilità si attua quando il Romano Pontefice, in virtù della sua autorità di supremo Pastore della Chiesa, o il Collegio dei Vescovi in comunione con il Papa, soprattutto riunito in un Concilio Ecumenico, proclamano con atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale, e anche quando il Papa e i Vescovi, nel loro ordinario Magistero, concordano nel proporre una dottrina come definitiva. A tali insegnamenti ogni fedele deve aderire con l’ossequio della fede” (Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 185). “Di questa infallibilità il Romano Pontefice, capo del Collegio dei Vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio, quando, quale supremo Pastore e Dottore di tutti i fedeli, che conferma nella fede i suoi fratelli, proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale. L’infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel Corpo episcopale, quando questi esercita il supremo Magistero col Successore di Pietro soprattutto in un Concilio Ecumenico. Quando la Chiesa, mediante il suo Magistero supremo, propone qualche cosa da credere come rivelato da Dio e come insegnamento di Cristo, a tali definizioni si deve aderire con l’ossequio della fede. Tale infallibilità abbraccia l’intero deposito della rivelazione divina” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 891) .…. DUNQUE IL PAPA NONSEMPRE INFALLIBILE!! …INFATTI … la storia della Chiesa riporta vari casi di evidenti errori di Papi. Abbiamo già avuto casi di Papi che hanno affermato cose errate con evidente scandalo, purtroppo, si pensi ai Papi Onorio ( Denz-Hün 550 ss. 561 ss.) Liberio, secondo s. Girolamo, ( cfr. anche Denz-Hün 138 ss.) Giovanni XXII (Denz-Hün 990 s.)

ECCO LA CONDANNA DI PAPA ONORIO NEL CONCILIO DI CONSTANTINOPOLI III .… il santo e universale sinodo disse: Alla perfetta conoscenza e conferma della retta fede sarebbe stato sufficiente questo pio e ortodosso simbolo della grazia divina. Ma poiché non restò inattivo colui che fin dall’inizio fu l’inventore della malizia e che, trovando un aiuto nel serpente, per mezzo di esso introdusse la velenosa morte nella natura umana, così anche ora, trovati gli istrumenti adatti alla propria volontà: alludiamo a Teodoro, che fu vescovo di Fara; a Sergio, Pirro, Paolo, Pietro, che furono presuli di questa imperiale città; ed anche a Onorio, che fu papa dell’antica Roma; a Ciro, che fu vescovo di Alessandria, e a Macario, recentemente vescovo di Antiochia, e a Stefano, suo discepolo; trovati, dunque, gli istrumenti adatti, non si astenne, attraverso questi, dal suscitare nel corpo della chiesa gli scandali dell’errore; e con espressioni mai udite disseminò in mezzo al popolo fedele la eresia di una sola volontà e di una sola operazione in due nature di una (persona) della santa Trinità, del Cristo, nostro vero Dio, in armonia con la folle dottrina falsa degli empi Apollinare, Severo e Temistio; e cercò in tutti i modi di toglier di mezzo con ingannevole invenzione la perfezione dell’incarnazione dello stesso ed unico signore Gesù Cristo, nostro Dio, e introdusse, quindi, funestamente una carne senza volontà e senza operazione propria, benché fornita di vita intellettuale. http://www.intratext.com/IXT/ITA0135/_P1.HTM#BI .…

Altri errori papali famigerati sono quelli di Giovanni XXII e di Liberio etc.

S. Atanasio parla di Liberio in particolare in questo testo testi : Historia Arianorum …

http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/02950373,_Athanasius,_Historia_Arianorum_[Schaff],_EN.pdf

insieme con s. Atanasio parlano di Libero e della sua «caduta» a livello dottrinale sia Sozomeno che s. Ilario e s. Girolamo si veda in particolare Denzinger Hunermann nn. 138 ss. in essi risulta che addirittura Papa Liberio scomunicò s. Atanasio, campione della ortodossia nicena e accolse una professione di fede non nicena,

S. Ilario pronunciò l’anatema contro Papa Liberio … Denz. Hunermann 141 .. Lo Jedin (Jedin , Storia della Chiesa, II, p. 49), parla della «caduta» di Liberio e affermò che essa e determinò grossi guai, s. Girolamo disse che Liberio aveva sottoscrittà la malvagità eretica “Liberius

taedio victus exilii, in haereticam pravitatem subscribens Romam quasi

victor intravit;” (Chronicon anno 353), il cedimento suddetto di Liberio indebolì la sua autorità fuori di Roma sicché negli anni successivi egli non ebbe alcun ruolo particolare (Jedin , Storia della Chiesa, II, p. 49)… Su Liberio si veda anche qui … http://www.treccani.it/enciclopedia/liberio_(Enciclopedia-dei-Papi)/

Giovanni XXII – ha scritto il cardinale Schuster – «ha delle gravi responsabilità innanzi al tribunale della storia (…)», perché «offrì alla Chiesa intera lo spettacolo umiliante dei principi, del clero e delle università che rimettono il Pontefice sulla retta via della tradizione teologica cattolica, mettendolo nella dura necessità di disdirsi» (Idelfonso Schuster o.s.b., Gesù Cristo nella storia. Lezioni di storia ecclesiastica, Benedictina Editrice, Roma 1996, pp. 116117). La ritrattazione dei suoi errori rilasciata da Giovanni XXII è in Denz. Hun. 990991.

… inoltre ritrattazioni di loro precedenti affermazioni dovettero eseguire: Pio VII dopo che ebbe firmato il trattato di Fontainebleau e Pasquale II.

http://www.corrispondenzaromana.it/la-filiale-resistenza-di-san-bruno-di-segni-a-papa-pasquale-ii/


 

Per quanto riguarda Pio VII cfr. il testo in Enchiridion dei Concordati. Due secoli dei rapporti Chiesa-Stato, EDB, Bologna 2003, nn. 4455 ; la ritrattazione si ebbe con queste parole «Di quel foglio, benché da noi sottoscritto, diremo a Vostra Maestà quello stesso ch’ebbe a dire il nostro Predecessore Pasquale II nel consimile caso di uno scritto da lui segnato contenente una concessione a favore di Errico V, della quale la di lui coscienza ebbe ragione di pentirsi, cioè ‘come riconosciamo quello scritto per mal fatto, così per mal fatto lo confessiamo, e coll’aiuto del Signore desideriamo che immediatamente si emendi, acciò niun danno alla Chiesa, e niun pregiudizio all’anima nostra ne risulti’» (Enchiridion, cit., n. 45, pp. 1621).

 

Riteniamo che sia un altro evidente errore papale il bacio del Corano da parte di s. Giovanni Paolo II http://apologetica-cattolica.net/magistero/item/156-il-bacio-del-corano-da-parte-di-s-giovanni-paolo-ii-una-riflessione-cattolica

I fedeli sono tenuti a seguire gli insegnamenti del Papa ma ovviamente non devono obbedire ai suoi insegnamenti né accogliere le sue parole se e in quanto conducono a peccare o ad opporsi alla Verità.

Certamente dobbiamo seguire il Papa e obbedirgli ma non quando afferma cose contrarie alla Verità!! Va notato che “Il Romano Pontefice è — come tutti i fedeli — sottomesso alla Parola di Dio, alla fede cattolica ed è garante dell’obbedienza della Chiesa e, in questo senso, servus servorum. Egli non decide secondo il proprio arbitrio, ma dà voce alla volontà del Signore, che parla all’uomo nella Scrittura vissuta ed interpretata dalla Tradizione; in altri termini, la episkopè del Primato ha i limiti che procedono dalla legge divina e dall’inviolabile costituzione divina della Chiesa contenuta nella Rivelazione ( Cf. Dichiarazione collettiva dei Vescovi tedeschi, genn.-febbr. 1875: Denz-Hün, n. 3114. ).” ( n. 7 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE IL PRIMATO DEL SUCCESSORE DI PIETRO NEL MISTERO DELLA CHIESA http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19981031_primato-successore-pietro_it.html ) … Papa Benedetto disse “Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire. La potestà di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dell’obbedienza alla fede. Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo. Lo fece Papa Giovanni Paolo II, quando, davanti a tutti i tentativi, apparentemente benevoli verso l’uomo, di fronte alle errate interpretazioni della libertà, sottolineò in modo inequivocabile l’inviolabilità dell’essere umano, l’inviolabilità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. La libertà di uccidere non è una vera 20 libertà, ma è una tirannia che riduce l’essere umano in schiavitù. Il Papa è consapevole di essere, nelle sue grandi decisioni, legato alla grande comunità della fede di tutti i tempi, alle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il cammino pellegrinante della Chiesa. Così, il suo potere non sta al di sopra, ma è al servizio della Parola di Dio, e su di lui incombe la responsabilità di far sì che questa Parola continui a rimanere presente nella sua grandezza e a risuonare nella sua purezza, così che non venga fatta a pezzi dai continui cambiamenti delle mode. La Cattedra è — diciamolo ancora una volta — simbolo della potestà di insegnamento, che è una potestà di obbedienza e di servizio, affinché la Parola di Dio — la sua verità! — possa risplendere tra di noi, indicandoci la strada.” ( Benedetto XVI, Omelia del 7 maggio 2005 https://w2.vatican.va/content/benedictxvi/it/homilies/2005/documents/hf_ben-xvi_hom_20050507_san-giovanni-laterano.html ). In questa linea affermarono i Vescovi tedeschi: “Il Papa “è soggetto al diritto divino e vincolato dall’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua Chiesa . Il Papa non può modificare la costituzione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore.… La Costituzione della Chiesa appoggia i suoi cardini su un fondamento che viene da Dio e quindi non può essere in balia dell’arbitrio umano.… Come il Concilio Vaticano ha esposto con parole chiare e comprensibili e e come la natura stessa della cosa si manifesta, l’infallibilità è una proprietà che si riferisce solo al supremo Magistero del Papa; e questo coincide precisamente con l’ambito del Magistero infallibile della Chiesa in genere ed è legato a ciò che è contenuto nella S. Scrittura e nella Tradizione, come pure alle definizioni già emanate dal Magistero ecclesiastico”. (Dichiarazione dei Vescovi tedeschi 1875 , Denz-Hün 3114; testo lodato e approvato da Papa Pio IX con la “Mirabilis illa constantia” del 1875, Denz-Hün 3117). … Dio ci illumini e illumini il Papa !

Don Tullio Rotondo 


 

Pubblicato in Sana Dottrina

Non possiamo mettere da parte la Scrittura, la s. Tradizione e le definizioni dei santi Concili!

Mia riflessione su un testo raccomandato dal Papa a proposito della “Amoris Laetitia”.

Il Papa nel viaggio di ritorno da Lesbo ha raccomandato di leggere le parole del card. Schönborn per capire se coloro che vivono in situazioni irregolari possono ricevere l’Eucaristia, dopo l’Esortazione “Amoris Laetitia”. In tale viaggio al Papa fu presentata la seguente domanda:

“Alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l’accesso ai sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così. Altri sostengono invece che molto sia cambiato e che vi sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, per un cattolico che vuole sapere: Ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’Esortazione, o no?” .

Il Papa ha risposto ha tale domanda dicendo:

“Io posso dire: “si”. Punto. Ma sarebbe una risposta troppo piccola. Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è stato segretario [in realtà ne è stato e ne è solo membro — ndr] della congregazione per la dottrina della fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta. ”

Ecco dunque le parole del card. Schönborn nella presentazione della Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” proprio circa l’acceso ai Sacramenti per coloro che vivono in situazioni “irregolari”.

Si pone naturalmente la domanda: e cosa dice il Papa a proposito dell’accesso ai sacramenti per persone che vivono in situazioni “irregolari”? Già Papa Benedetto aveva detto che non esistono delle “semplici ricette” (AL 298, nota 333). E Papa Francesco torna a ricordare la necessità di discernere bene le situazioni, nella linea della Familiaris consortio (84) di San Giovanni Paolo II (AL 298). “Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio” (AL 305). E Papa Francesco ci ricorda una frase importante che aveva scritto nell’Evangelii gaudium 44: “Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà” (AL 304). Nel senso di questa “via caritatis” (AL 306) il Papa afferma, in maniera umile e semplice, in una nota (351), che si può dare anche l’aiuto dei sacramenti “in certi casi”. Ma allo scopo egli non ci offre una casistica, delle ricette, bensì ci ricorda semplicemente due delle sue frasi famose: “Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore” (EG 44) e l’eucarestia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (EG 44).

Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il “discernimento delle situazioni” non è regolato in modo più preciso? Papa Francesco conosce questa preoccupazione: “comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione” (AL 308). Ad essa egli obietta dicendo: “poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo” (AL 311).

Il mio commento alle affermazioni del card. Schönborn:

1) Le parole di Papa Benedetto vanno intese considerando che lui stesso aveva dato principi molto chiari con documenti fondamentali su questo tema, si veda il testo dei documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede a firma del card. Ratzinger in si cui parla precisamente della pastorale dei divorziati risposati e delle regole da osservare a tale riguardo

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

Da Papa, lo stesso Ratzinger ha ribadito tali direttive nella “Caritatis Sacramentum” al n. 29 confermandole e, con esse, confermando i testi che hanno dato attuazione a tali direttive nelle varie conferenze episcopali come quelle emanate dalla CEI, in Italia. In questo ambito, partendo dalla Scrittura, la Chiesa aveva, d’altra parte, già fissato norme impreteribili con Concili Ecumenici, e in particolare con il Concilio di Trento: norme circa la Confessione, l’Eucaristia etc. … norme di sommo livello magisteriale ribadite dai Papi ( si vedano anche, ad esempio, i Catechismi di Trento e di s. Pio X) e ribadite anche da Giovanni Paolo II in tanti testi, in particolare nella Esortazione “Reconciliatio et Paenitentia”, in un famoso e importante discorso alla S. Rota, nel 1981, e nel Catechismo della Chiesa Cattolica, come si può ben vedere nei documenti citati, e infine ribadite da Ratzinger. La Chiesa ha già parlato chiaramente e non è possibile mettere da parte tutto questo. La Chiesa è stata fondata, 2000 anni fa, e non oggi. Le ricette lasciamole ai farmacisti e ai cuochi, noi dobbiamo impegnarci a ribadire la sana dottrina e le sue sante norme fissate in modo definitivo dalla Chiesa.

2) Le indicazioni definitive che ci vengono dai documenti indicati al primo punto del nostro commento ci dicono che l’Eucaristia va ricevuta stando in grazia, cioè liberi dal peccato grave, si vedano, in particolare, su questo punto le affermazioni di s. Paolo, gli insegnamenti del Concilio di Trento nel Decreto sul Sacramento della Eucaristia, cap. VII, e tanti altri testi magisteriali che trattano di questo tema, si noti in particolare, a riguardo, quello che affermò Giovanni Paolo II in un discorso alla Rota Romana, nel 1981 “vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma inculcata da san. Paolo e dallo stesso Concilio di Trento, per cui alla degna recezione dell’Eucaristia si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale (Concilio Tridentino, Sess. XIII, cap. 7, e can. 11: Denz.-S. 16471661).” http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1981/january/documents/hf_jp-ii_spe_19810130_penitenzieri-roma.html ; si legga anche, in particolare, quello che afferma su questo tema la “Ecclesia de Eucharistia” di Giovanni Paolo II ai nn. 36 s. e la “Sacramentum Caritatis” di Benedetto XVI al n. 29. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 1385 “Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: «Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» ( 1Cor 11,2729 ). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.” Ricevere l’Eucaristia in peccato grave è sacrilegio, peccato molto grave; occorre precisare, nei momenti più decisivi, la sana dottrina cattolica definitiva su questo argomento per chiudere decisamente la porta a peccati gravissimi cioè ai sacrilegi e quindi alla Crocifissione di Cristo e per aprire i cuori all’attuazione della sua volontà salvifica.

3) La salvezza richiede la conversione della persona e il pentimento e quindi l’odio al peccato, dolore per i peccati fatti e il proposito di non peccare più, questo è un dato praticamente dogmatico fissato chiaramente dalla Tradizione nella linea dell’insegnamento biblico e in particolare presentato dal Concilio di Firenze, Denz. Hun. 1323 e dal Concilio di Trento Denz. Hun. 1526 s., 1543, 1673 e seguenti, specialmente 1676, 1701 e seguenti, tale insegnamento è stato ovviamente riaffermato nel Catechismo di Trento nn. 247 e seguenti, il Catechismo della Chiesa Cattolica riportando un tale insegnamento definitivo ha affermato al n. 1450 «La penitenza induce il peccatore a sopportare di buon animo ogni sofferenza; nel suo cuore vi sia la contrizione, nella sua bocca la confessione, nelle sue opere tutta l’umiltà e la feconda soddisfazione» [Catechismo Romano, 2, 5, 21; cf Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1673]. 1451 Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire» [Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1676].” In questa linea va il testo della Familiaris Consortio, n. 84. Facciamo notare che i testi dei Concili suddetti sono dogmatici, presentano delle definizioni circa la fede e / o la morale. Dice il Concilio Vaticano IIQuantunque i vescovi, presi a uno a uno, non godano della prerogativa dell’infallibilità, quando tuttavia, anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione tra di loro e col successore di Pietro, si accordano per insegnare autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si impone in maniera assoluta, allora esprimono infallibilmente la dottrina di Cristo. La cosa è ancora più manifesta quando, radunati in Concilio ecumenico, sono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e della morale; allora bisogna aderire alle loro definizioni con l’ossequio della fede .” (Lumen Gentium 25) . Le affermazioni sulla contrizione dei suddetti Concili sono state, come visto, anche presentate in testi di Papi e in Catechismi di Papi, dunque possiamo ritenere che siano entrate anche nel Magistero Ordinario Universale. Con tali affermazioni non siamo noi a mettere condizioni alla Divina Misericordia o ad adulterarla, ma è Dio stesso che, attraverso esse, ci fa capire quando accogliamo la Misericordia davvero e quando resistiamo ad essa. Negare che il pentimento vero con l’odio, il dolore e il proposito siano necessari per la salvezza significa cancellare la Bibbia e la Tradizione. Ovviamente è proprio questa negazione del pentimento nei suoi vari aspetti indicati (odio, dolore e proposito) e quindi la negazione della Bibbia e della Tradizione ad annacquare anzi a mettere da parte il Vangelo per realizzare un nuovo “vangelo” nell’anno 2016. Dire solo che «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44:AAS 105 [2013], 1038) e non precisare il resto della sana dottrina per la quale si richiede l’odio dei peccati, il dolore per essi e il proposito di non più peccare appare facilmente fuorviante, specie se, poi, della Familiaris Consortio scritta da Giovanni Paolo II non si riporta integralmente e con precisione l’affermazione secondo cui : “La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La riconciliazione nel sacramento della penitenza — che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico — può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi — quali, ad esempio, l’educazione dei figli — non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Giovanni Paolo PP. IIOmelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082).

Similmente il rispetto dovuto sia al sacramento del matrimonio sia agli stessi coniugi e ai loro familiari, sia ancora alla comunità dei fedeli proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi motivo o pretesto anche pastorale, di porre in atto, a favore dei divorziati che si risposano, cerimonie di qualsiasi genere. Queste, infatti, darebbero l’impressione della celebrazione di nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente in errore circa l’indissolubilità del matrimonio validamente contratto.” …

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: 1650 Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc10,1112), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.”

4) La linea seguita dal card. Schönborn, famoso teologo, pur affermando che “questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa” (AL 300), anzitutto non riporta nessuna definizione del Papa Francesco su questi temi, né presenta la dottrina papale come basata sulla S. Scrittura o sulla Tradizione, non spiega cosa intende per esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa e allorché va, come visto, a precisare la disciplina circa l’accesso ai Sacramenti di persone che si trovano in situazioni irregolari, non ribadisce i testi magisteriali di altissimo livello, da me indicati nei punti 1 e 2 e altri che presenterò più in basso, alcuni dei quali affermano la derivazione della loro dottrina dalla S. Scrittura e dalla S. Tradizione, ma afferma:“ Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il “discernimento delle situazioni” non è regolato in modo più preciso? Papa Francesco conosce questa preoccupazione: “comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione” (AL 308). Ad essa egli obietta dicendo: “poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo ” (AL 311).” Domando: perché non viene ribadito con chiarezza e precisione quello che la Chiesa ha detto finora? Considerato che su questo tema dell’accesso ai Sacramenti da parte dei divorziati risposati la dottrina della Chiesa era stata ormai fissata in modo fermo e praticamente intangibile e che invece con questo Papa si è voluto discutere su di essa, considerato il fatto che il Pontefice stesso ha fatto tenere al card. Kasper l’intervento introduttivo al Concistoro ( http://www.liturgia.it/matrimoniopub/kasper.pdf ), intervento elogiato dal Papa ( http://www.lastampa.it/2014/02/21/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-elogia-la-teologia-in-ginocchio-di-kasper-PQycdtw2Jkq4gfle1LG6CJ/pagina.html  ), intervento che il card. Kasper ha affermato di avere concordato con il Papa ( http://www.ilfoglio.it/laltro-mondo/2014/09/18/kasper-allattacco-non-mi-trascineranno-in-una-guerra-io-ho-concordato-tutto-con-il-papa___1-vr-121059-rubriche_c140.htm http://ilsismografo.blogspot.it/2014/09/vaticano-il-cardinale-kasper-si-attacca.html  ) ma intervento le cui proposte sono state ampiamente confutate da molti autori cattolici, si legga a riguardo questo ottimo articolo tratto da nvjournal.net http://nvjournal.net/files/essays-front-page/Recenti-proposte-Una-valutazione-teologica.pdf e il testo scritto da ben 5 cardinali di solidissima dottrina intitolato “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e Comunione nella Chiesa Cattolica” ed. Cantagalli, 2014 , considerato anche l’andamento del Sinodo e considerate le parole del card. Kasper dopo l’uscita della Esortazione Apostolica sulla famiglia “Amoris Laetitia” http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-kasper-divorziati-risposati-il-papa-ha-aperto-la-porta-15969.htm#.Vzcm7XRyzqA mi aspettavo parole molto più forti e chiare da parte della S. Sede e affermo che certamente la linea seguita dalle parole del card. Schönborn se mette da parte i testi che qui sto presentando, è gravemente contraria alla sana dottrina. Faccio notare che testi come questo del card. Schönborn sono super preparati da chi li realizza e normalmente sono concordati con il Papa stesso inoltre chi li ha realizzati in questo caso è anzitutto un famoso teologo che conosce bene la dottrina, ogni parola di questi testi è super pesata per non dire di più di quello che si vuole né di meno … perciò la mancata riproposizione e sottolineatura del Magistero che qui presento se vuole significare il reale accantonamento di esso si oppone gravemente alla sana dottrina ed è scandalosa; mettere da parte i testi magisteriali di altissimo livello, da me indicati nei punti 1 e 2 e altri che presenterò più in basso, alcuni dei quali affermano la derivazione della loro dottrina dalla S. Scrittura e dalla S. Tradizione significa evidentemente seguire una linea che devia gravemente dalla sana dottrina. Va precisato che il card. Schönborn presenta con il Papa il testo di Familiaris Consortio n. 84 come decisivo per il discernimento ma cita un passo della “Amoris Laetitia”, n. 298 in cui si vede bene che il Papa ha riportato tale passo nella “Amoris Laetitia” tagliando la parte decisiva da noi riportata più sopra, quella in cui si afferma, tra l’altro, che solo ai conviventi che per ragioni gravi non possono separarsi e si impegnano a vivere come fratello e sorella si può dare l’assoluzione e l’Eucaristia. Noto anche che la linea seguita dal card. Schönborn, pur famoso teologo, che ha collaborato per la stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica, d’altra parte non ribadisce con chiarezza quello che esso dice e con esso la s. Scrittura e la s. Tradizione. Ovviamente il cardinale austriaco sa molto bene che il Catechismo della Chiesa Cattolica, secondo s. Giovanni Paolo II è il frutto di una collaborazione di tutto l’Episcopato della Chiesa Cattolica, il quale ha accolto con generosità il mio invito ad assumere la propria parte di responsabilità in un’iniziativa che riguarda da vicino la vita ecclesiale. Tale risposta suscita in me un profondo sentimento di gioia, perché il concorso di tante voci esprime veramente quella che si può chiamare la « sinfonia » della fede. La realizzazione di questo Catechismo riflette in tal modo la natura collegiale dell’Episcopato: testimonia la cattolicità della Chiesa”. http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19921011_fidei-depositum.html

Se, dunque vuole mettere praticamente da parte affermazioni magisteriali di sommo livello che attengono alla legge divina e al diritto divino, come si vedrà più avanti, la linea seguita dal cardinale si oppone gravemente alla dottrina cattolica dogmatica; chi segue tale linea di accantonamento di affermazioni così importanti si carica di una pesantissima responsabilità dinanzi a Dio e si incammina per una strada che, in quanto volontariamente opposta al diritto divino e alle definizioni tridentine, appare gravemente contraria alla sana dottrina; il Vescovo Emerito di Cracovia, Mons. Pieronek, rispose qualche tempo fa a una domanda che gli era stata posta su questo tema, nel modo seguente: “Monsignor Pieronek, è possibile, dopo il Sinodo, dare la comunione al divorziato risposato civilmente?“No.  Non era possibile prima, non lo è oggi, non lo sarà domani. Il motivo è semplice. La dottrina della Chiesa, su questo punto, è chiara e non modificabile, immutabile. Cambiarla, significa mutare il Vangelo e  sappiamo che questo, salvo cadere in eresia o apostasia, non è pensabile. Cambiarla, inoltre, è un tradimento della tradizione della chiesa cosa che va rispettata gelosamente, e nessuno, sinodo o papa, è autorizzato a fare questo.” http://www.lafedequotidiana.it/tadeusz-pieronek-arcivescovo-emerito-di-cracovia-mai-la-comunione-ai-divorziati-risposati/ Si vedano, in questa linea, affermazioni e testi di sommo livello emanati della S. Sede:
A) S. GIOVANNI PAOLO II
È in questo ambito chiaramente pastorale, come ben avete chiarito nella presentazione dei lavori di questa Assemblea Plenaria, che si inquadrano le riflessioni del vostro incontro, volte ad aiutare le famiglie a scoprire la grandezza della loro vocazione battesimale ed a vivere le opere di pietà, carità e penitenza. L’aiuto pastorale presuppone però che sia riconosciuta la dottrina della Chiesa chiaramente espressa nel Catechismo: “Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640).” http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1997/january/documents/hf_jp–ii_spe_19970124_plenaria-pc-family_it.html

“E tenete presente che vige ancora, e vigerà per sempre nella Chiesa l’insegnamento del Concilio Tridentino circa la necessità della confessione integra dei peccati mortali (Concilio Tridentino,Sess. XIV, cap. 5 e can. 7: Denz.-S. 16791683; 1707); vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma inculcata da san. Paolo e dallo stesso Concilio di Trento, per cui alla degna recezione dell’Eucaristia si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale (Concilio Tridentino, Sess. XIII, cap. 7, e can. 11: Denz.-S. 16471661).”

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1981/january/documents/hf_jp-ii_spe_19810130_penitenzieri-roma.html

“In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce: « Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione ».(N. 1385; cfr Codice di Diritto Canonico, can. 916Codice dei Canoni delle Chiese Orientali , can. 711.  ) Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, « si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale ».(Discorso ai membri della Sacra Penitenzieria Apostolica e ai Penitenzieri delle Basiliche Patriarcali di Roma (30 gennaio 1981): AAS73 (1981), 203. Cfr Conc. Ecum. Tridentino, Sess. XIIIDecretum de ss. Eucharistia, cap. 7 et can. 11DS 1647, 1661. )

 

B) LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE 
Di fronte alle nuove proposte pastorali sopra menzionate questa Congregazione ritiene pertanto doveroso richiamare la dottrina e la disciplina della Chiesa in materia. Fedele alla parola di Gesù Cristo(Mc 10,1112: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».), la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione(Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1650; cf. anche n. 1640 e Concilio Tridentino, sess. XXIV: Denz.-Schoenm. 17971812. ). Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, che, del resto, non sono affatto esclusi dalla comunione ecclesiale. Essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile con le disposizioni del diritto divino, sulle quali la Chiesa non possiede alcun potere di dispensa(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640. )”
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

C) IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI 

“La proibizione fatta nel citato canone, per sua natura, deriva dalla legge divina e trascende l’ambito delle leggi ecclesiastiche positive: queste non possono indurre cambiamenti legislativi che si oppongano alla dottrina della Chiesa. Il testo scritturistico cui si rifà sempre la tradizione ecclesiale è quello di San Paolo: «Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11, 2729) (CONCILIO DI TRENTODecreto sul sacramento dell’Eucaristia: DH 16461647, 1661. ).
….. Tenuto conto della natura della succitata norma (cfr. n. 1), nessuna autorità ecclesiastica può dispensare in alcun caso da quest’obbligo del ministro della sacra Comunione, né emanare direttive che lo contraddicano.”
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html

Le affermazioni di questi testi sono evidentemente fortissime comprendono definizioni dogmatiche di Concili Ecumenici che presentano il diritto divino e la legge divina, metterle da parte, abbandonarle è gravemente contrario alla sana dottrina, nessuno può mettersi al di sopra di Dio! Il card. Caffarra disse a questo riguardo: ammettere i divorziati risposati fuori dei casi  previsti da s. Giovanni Paolo II significa mettersi contro la  dottrina della Chiesa sul matrimonio, sulla sessualità umana, sula Sacramento della Eucaristia e sul Sacramento della Penitenza inoltre una tale ammissione farebbe chiaramente pensare che non esiste un matrimonio indissolubile http://apologetica-cattolica.net/speciale-sinodo/il-card-caffarra-la-comunione-ai-divorziati-risposati-non-puo-essere-data-fuori-dei-casi-indicati-da-s-giovanni-paolo-ii.html

 

Quello che ho detto riguardo al testo del cardinale Schönborn va esteso alla Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” , visto che il Papa ha elogiato le affermazioni del cardinale in questione e visto che il Papa ha affidato a tale prelato, e quindi a tali affermazioni, la presentazione della suddetta Esortazione. Ricordiamo che Papa è il custode della S. Scrittura e della S. Tradizione e le deve appunto custodire e non mettere da parte né cambiare secondo le sue idee: “Il Papa “è soggetto al diritto divino e vincolato dall’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua Chiesa . Il Papa non può modificare la costituzione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore.… La Costituzione della Chiesa appoggia i suoi cardini su un fondamento che viene da Dio e quindi non può essere in balia dell’arbitrio umano.… Come il Concilio Vaticano ha esposto con parole chiare e comprensibili e e come la natura stessa della cosa si manifesta, l’infallibilità è una proprietà che si riferisce solo al supremo Magistero del Papa; e questo coincide con precisamente con l’ambito del Magistero infallibile della Chiesa in genere ed è legato a ciò che è contenuto nella S. Scrittura e nella Tradizione, come pure alle definizioni già emanate dal Magistero ecclesiastico”. (Dichiarazione dei Vescovi tedeschi 1875 , D. H. 3114; testo lodato e approvato da Papa Pio IX con la “Mirabilis illa constantia” del 1875, D. H. 3117). Abbiamo già avuto casi di Papi che hanno affermato cose errate suscitando in certi casi anche notevole scandalo, purtroppo, si pensi ai Papi Onorio (Denz. Hun. 550 ss. 561 ss.) Liberio, secondo s. Girolamo, ( cfr. anche Denz. Hun. 138 ss.) Giovanni XXII (Denz. Hun. 990 s.) ed altri. Domando che si ribadisca la sana dottrina su questioni così importanti nella s. Chiesa; i veri Pastori devono aiutare i fedeli a non commettere il peccato specie se grave soprattutto se gravissimo, come il sacrilegio; il Papa e i suoi collaboratori ribadiscano con chiarezza e forza la sana dottrina e siano giustamente condannati coloro che diffondono errori nella Chiesa di Dio. Chiedo al Signore Gesù Capo della Chiesa che intervenga perché ovunque sia diffonda la santa Verità per la salvezza delle anime.

Concludo ricordando che la Legge di Dio e la sana dottrina vanno ribadite con santa chiarezza e senza ambiguità o deviazioni specie in questi tempi perché la Dottrina è un corpo unico e togliendo qualcosa di fondamentale si disintegra il tutto e anche perché oggi, data anche la grande perversione che si diffonde nel mondo, ogni cedimento viene facilmente interpretato come crollo totale della morale cristiana, cancellazione della sua verità e perpetuità e quindi apertura ad ogni peccato. La certezza e precisione della sana dottrina rende anche più forti i sacri ministri e tutto il popolo di Dio nello scacciare le tentazioni che spingono a cadere nel peccato, quindi rende più luminosa la testimonianza che la Chiesa dà al mondo e allontana il pericolo di scandali. 

Don Tullio Rotondo 

Dottore in S. Teologia 

Pubblicato in sinodo

Per s. Alfonso de Liguori un Papa eretico può essere condannato e deposto .

«Ma noi rispondiamo non esser dubbio che il papa possa essere deposto dal concilio, quando fosse stato dichiarato eretico, come quegli che definisse una dottrina opposta alla divina legge; e questo era il pericolo accennato da Innocenzo (come ben riflette il p. Benetti) di essere privato dell’ordine e dell’officio: che perciò egli prima nella stessa lettera avea scritto che non aveva ardire di definir questo punto contro il vangelo che dice: Quod Deus coniunxit, homo non separet. Ma perché il pericolo era molto rimoto, ed all’incontro il papa volea con qualche apparente scusa liberarsi dalle istanze del re per la dispensa che cercava, perciò scrisse quelle parole oscure e dubbiose: forsan ordinis et officii nobis periculum immineret.
68. Del resto certamente Innocenzo non intese con tali parole di dire che il papa, fuori del caso di eresia, anche fosse sottoposto al concilio contro l’autorità di tanti pontefici suoi predecessori, che avevano dichiarato il contrario. S. Bonifacio scrisse: A nemine (pontifex) est iudicandus, nisi deprehendatur a fide devius2. S. Anacleto: Electionem vero summorum sacerdotum sibi Dominus reservavit, licet electionem bonis sacerdotibus concessisset3. S. Antero: Facta subditorum iudicantur a nobis , nostra vero iudicat Deus4. S. Gelasio, parlando della sede apostolica, dice essere stabilito dai canoni, Ullam de tota ecclesia iudicare, ipsam ad nullius commeare iudicium. Inoltre lo stesso Innocenzo dichiarò che la podestà del papa non può essere limitata da niun’altra podestà, dicendo: Quamvis autem canon (scilicet tertius) lateranensis concilii ab Alexandro praedecessore nostro editus non legitime genitos adeo persequatur, quod electionem talium innuit nullam esse; nobis tamen per eum adempta non fuit dispensandi facultas… quum non habeat imperium par in parem. E si noti qui che da Innocenzo il canone del concilio chiamasi canone stabilito dal papa Alessandro; e perché? Perché sapeva Innocenzo che tutti i canoni de» concilj ricevono il lor vigore dall’autorità del papa.» (S. A. M. de» Liguori  «Verità della Fede» p. III 
CAP. IX§. 4 )

 http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P3BB.HTM

 

)

Pubblicato in Sana Dottrina
Giovedì, 20 Febbraio 2014 20:01

la liturgia non è spettacolarizzazione.

Il Segretario di Stato vaticano sottolinea il valore della liturgia, richiamandone la sobrietà e il dinamismo silenzioso.

MICHELANGELO NASCA
ROMA

Si sta svolgendo in questi giorni, alla Pontificia Università Lateranense di Roma, un convegno dedicato alla Sacrosanctum Concilium, una delle quattro grandi costituzioni conciliari generate dal Concilio Vaticano II nel 1963, e che si occupa nello specifico della riforma e della promozione della liturgia. L’arcivescovo Pietro Parolin, segretario di Stato, in occasione di tale ricorrenza, ha celebrato una Messa nella Basilica di San Pietro sottolineando, nel corso della sua omelia, gli aspetti importanti del rinnovamento liturgico della Chiesa proposti dal documento conciliare sulla Sacra Liturgia.

La liturgia – ha dichiarato Parolin, nella sintesi raccolta da Radio Vaticana – custodisce e apre la porta della grazia e va, dunque, a sua volta, coltivata e custodita nella sua verità. Essa permette e realizza la santificazione dell’uomo attraverso “segni sensibili”, “in un tempo e in uno spazio nuovi”, attraverso l’azione del popolo (etimologia del termine “liturgia”) caratterizzata dalla sobrietà dei gesti cultuali e celebrativi. “Sempre ci stupisce – sottolinea Parolin – la sproporzione tra la semplicità dei segni e la portata sovrumana degli effetti. La vita trinitaria ci è offerta nell’acqua del Battesimo; Dio ci offre se stesso in cibo nell’Eucaristia; il suo perdono ci raggiunge attraverso il gesto e le parole di un sacerdote”.

Il particolare legame tra Dio e l’uomo, e il dialogo che attraverso i segni liturgici viene intrapreso, trova realizzazione nell’ordinarietà della vita quotidiana. Parolin sottolinea questo particolare aspetto della ferialità nell’esistenza umana, suggerendo così l’identità di un Dio presente in ogni istante della vita dell’uomo: “Si direbbe quasi che il Signore ci voglia incontrare e risanare e rinnovare in un contesto di disarmante normalità, che ci voglia raggiungere e trasformare nella ferialità della nostra esistenza, nello stesso modo in cui scelse i dodici, chiamandoli dalle loro occupazioni quotidiane e proiettandoli verso l’orizzonte della sequela e della missione”.

I gesti che Gesù compie nei racconti dei Vangeli sono presentati con estrema sobrietà e semplicità, Egli non cerca la spettacolarizzazione, poiché – precisa il Segretario di Stato – “il bene compiuto possiede un suo inarrestabile dinamismo interno di crescita e di diffusione”; un dinamismo potente, costante, delicato e silenzioso.

A conclusione del suo discorso, Parolin, salutando tutti i partecipanti al Convegno sulla Sacrosanctum Concilium, ha ricordato il compito importante della liturgia, quello cioè di custodire e rendere presente — nella sua verità e nella sua autentica finalità – il dono della grazia: “Il mistero della vita di Cristo si attualizza nella vita della Chiesa con l’azione dello Spirito ed è la liturgia il canale principale, sempre aperto, in cui scorre l’acqua pura che promana dal mistero pasquale di Cristo. La liturgia custodisce e apre la porta della grazia e va, dunque, a sua volta, coltivata e custodita nella sua verità e nella sua autentica finalità”.

FONTE: Vatican insider.

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I NUOVI INQUISITORI CONTRO PAPA BENEDETTO
Due cardinali potenti ripartono con la demolizione della Chiesa
di Antonio Socci


Ci sono stati grandi papi il cui pontificato è stato praticamente affossato dagli errori degli ecclesiastici del loro entourage. Anche per papa Francesco si presenta questo rischio.
Sconcertano infatti episodi, decisioni e «sparate» di alcuni prelati, penso al cardinale Maradiaga e al cardinale Braz de Aviz, che si sentono così potenti in Vaticano da usare il bastone sia contro il Prefetto dell’ex S. Uffizio Müller, sia contro i «Francescani dell’Immacolata».

CONTRO BENEDETTO
I bersagli delle loro «randellate» (assestate ovviamente in nome della misericordia) sono coloro che, a diverso titolo, vengono individuati come paladini dell’ortodossia cattolica e che hanno avuto a che fare con papa Benedetto XVI.
Il vero bersaglio infatti sembra proprio lui, «reo» di tante cose, dalla storica condanna della teologia della liberazione, alla difesa della retta dottrina, al Motu proprio sulla liturgia.
Il cardinale Oscar Maradiaga è arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, diocesi in decadenza. Ma il prelato, che gira per i palcoscenici mediatici del mondo, nei giorni scorsi ha fatto clamore per una sua intervista a un giornale tedesco dove – fra corbellerie new age e banalità terzomondiste – ha attaccato pubblicamente il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Müller, a cui il papa ha appena dato la porpora cardinalizia. Un fatto clamoroso, anche perché Maradiaga è il capo della commissione che dovrebbe riformare la Curia.
Cosa era accaduto? Müller, chiamato a quell’incarico da Benedetto XVI e confermato da Francesco, nei mesi scorsi aveva ribadito che – pur cercando nuove vie pastorali (già indicate anche da Benedetto XVI) – il prossimo sinodo sulla famiglia non può sovvertire, con «un falso richiamo alla misericordia», la legge di Dio sulla famiglia uomo-donna, affermata da Gesù nel Vangelo e sempre insegnata dalla Chiesa.

MARADIAGA SHOW
Müller, che era già stato attaccato personalmente da Hans Küng, è stato liquidato da Maradiaga con queste parole: «è un tedesco e per giunta un professore di teologia tedesco. Nella sua mentalità c’è solo il vero e il falso. Basta. Io però rispondo: fratello mio, il mondo non è così, tu dovresti essere un po» flessibile».
Parole che hanno scandalizzato molti fedeli. Anzitutto perché l’accenno polemico al «professore di teologia tedesco» fa pensare inevitabilmente che il bersaglio fosse Benedetto XVI, che chiamò Müller a quell’incarico.
Poi perché è del tutto irrituale un attacco pubblico fra cardinali, come se Müller fosse lì a sostenere una sua teologia personale e non l’insegnamento costante della Chiesa e di tutti i papi.
Infine Maradiaga – secondo cui sarebbe sbagliato vagliare la realtà in termini di vero e di falso – dimentica che Gesù Cristo nel Vangelo dette questo preciso comandamento: «il vostro parlare sia sì (se è) sì e no (se è) no. Il di più viene dal Maligno» (Mt 5,37).
Maradiaga preferisce quel «di più» all’annuncio della Verità? Sui temi della famiglia, su cui c’è un’offensiva ideologica simile a quella marxista degli anni Settanta, diversi ecclesiastici sono pronti – proprio come allora – a calare le braghe.
E lo fanno anche con i sofismi di Maradiaga, il quale dice che le parole di Gesù sul matrimonio sono vincolanti, sì, «però si possono interpretare» e siccome oggi ci sono tante nuove situazioni di convivenza occorrono «risposte che non possono più fondarsi sull’autoritarismo e il moralismo».
Questa frase da sola liquida tutto il Magistero della Chiesa: evidentemente per Maradiaga era autoritario e moralista anche Gesù, che si espresse con tanta nettezza.
Ma che significa chiedere «più cura pastorale che dottrina»? Ogni grande pastore, da S. Ambrogio a S. Carlo, da don Bosco a padre Pio, è stato un paladino della dottrina.
Maradiaga dice che occorrono sulla famiglia «risposte adatte al mondo di oggi». Sono frasi vuote e allusive che alimentano confusione e dubbi.
E» il tipico modo, che oggi dilaga nella Chiesa, di sollevare domande senza fornire risposte.
A tal proposito san Tommaso d’Aquino si espresse così: «Ebbene costoro sono falsi profeti , o falsi dottori, in quanto sollevare un dubbio e non risolverlo è lo stesso che concederlo» (Sermone «Attendite a falsis prophetis»).
Oggi c’è chi, nella Chiesa, alle parole di Gesù riportate nel Vangelo preferisce il famoso questionario relativo al Sinodo, che è stato mandato a tutte le diocesi del mondo e viene presentato da taluno come un sondaggio, come se la Verità rivelata dovesse essere sostituita dalle più diverse opinioni.

AUTODEMOLIZIONE
Anche questo ci riporta agli anni Settanta, quando Paolo VI denunciava allarmato:
«Così la verità cristiana subisce oggi scosse e crisi paurose. Insofferenti dell’insegnamento del magistero (…) v’è chi cerca una fede facile vuotandola, la fede integra e vera, di quelle verità, che non sembrano accettabili dalla mentalità moderna, e scegliendo a proprio talento una qualche verità ritenuta ammissibile; altri cerca una fede nuova, specialmente circa la Chiesa, tentando di conformarla alle idee della sociologia moderna e della storia profana».
E» come spazzar via di colpo i pontificati di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI per tornare ai cupi anni Settanta, all’autodemolizione della Chiesa (come la definì Paolo VI).
Non è un rinnovamento, ma il ritorno del vecchio più rovinoso.

LA VERGOGNA
Un altro episodio di autodemolizione della Chiesa è la persecuzione dei «Francescani dell’Immacolata», una delle famiglie religiose più ortodosse, più vive (piene di vocazioni), più ascetiche e missionarie.
Ma alla quale – come ho già scritto su queste colonne – non è stata perdonata la zelante fedeltà a Benedetto XVI, a cominciare dal suo Motu proprio sulla liturgia.
Il rovesciamento delle parti è clamoroso. Infatti sul banco degli accusati ci sono dei cattolici ubbidienti e nella parte dell’inquisitore c’è il cardinale brasiliano João Braz de Aviz che, in una lunga intervista, ha avuto nostalgiche parole di elogio per la disastrosa stagione della Teologia della liberazione, fregandosene della condanna di Ratzinger e Giovanni Paolo II.
Braz de Aviz confessò tranquillamente che – in quegli anni – era pronto anche a lasciare il seminario per quelle idee sociali. Però ha fatto carriera. Oggi è a capo della Congregazione per i religiosi, lui che non è nemmeno un religioso.
Il prelato, che si proclama molto amico della Comunità di S. Egidio, ha una strana idea del dialogo che – per lui – vale verso tutti, meno che verso i cattolici più fedeli al Magistero.
Quando era arcivescovo di Brasilia partecipò tranquillamente fra i relatori a un convegno del «Forum Espiritual Mondial» con l’ex frate Leonardo Boff, leader della Tdl, Nestor Masotti, presidente della Federazione Spiritista Brasiliana, Ricardo Lindemann, presidente della Società Teosofica in Brasile e Hélio Pereira Leite, Gran Maestro del Grande Oriente.
Appena arrivato a capo della Congregazione per i religiosi ha subito iniziato il dialogo con le «vivaci» Congregazioni religiose femminili degli Stati Uniti che tanto filo da torcere dettero a Benedetto XVI.
Braz ha fatto una specie di critica alla Santa Sede: «abbiamo ricominciato ad ascoltare… Senza condanne preventive».
Invece i «Francescani dell’Immacolata», che non hanno mai dato alcun problema, non sono mai stati da lui chiamati e ascoltati. La condanna preventiva contro di loro c’è stata e pesante.
Curioso, no? Giorni fa «Vatican Insider» titolava: «In Italia ci sono sempre meno frati e suore». Credete che Braz de Aviz si preoccupi di questo? Nient’affatto. Pensa a punire uno dei pochi ordini le cui vocazioni aumentano.
Sul primo numero di «Jesus» del 2014 si fa un monumento a Vito Mancuso, noto per negare «circa una dozzina di dogmi» (come scrisse «La Civiltà cattolica»). Ma state certi che nessuno farà obiezione ai paolini.
Invece vengono repressi i «Francescani dell’Immacolata» per averli difesi i dogmi della Chiesa. L’autodemolizione è ripresa con forza.

Fonte: Libero, 26/01/2014

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Mons. Luigi Negri


   

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