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Giovedì, 02 Aprile 2015 00:00

Santa Teresa di Lisieux: Dottore della Chiesa

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BIOGRAFIA

Teresa Martin nacque ad Aleçon (Orne), piccolo villaggio della Normandia francese, il 2 gennaio 1873 da una famiglia borghese agiata di profonda fede cristiana, ultima di otto figli, di cui tre muoiono piccoli, perché in quel tempo la mortalità infantile non era ancora stata vinta. Tuttavia nonostante le tragedie nella famiglia Martin regna una solida fede che le acconsente di scorgere in ogni avvenimento la presenza di Dio.

Il padre Louis Martin nato il 22 Agosto a Bordeaux, era orologiaio aveva imparato il suo lavoro in Svizzera, da bambino aveva seguito suo padre nelle diverse guarnigioni (Avignone, Strasburgo) e conobbe la vita dei campi militari sino al congedo del padre successivamente si ritirarono ad Aleçon nel 1830. Louis a ventidue anni sogna una vita religiosa e si presenta come postulante al monastero del Gran San Bernardo ma non viene accettato perché non conosce il latino, tuttavia per otto anni conduce una vita quasi monastica, tutta dedita al lavoro, alla preghiera, alla lettura.

La mamma Zélie Guérin, nata il 23 Dicembre 1831 in una famiglia di origine contadina, è stata educata da un padre autoritario e da una madre molto severa, anche lei pensa alla vita religiosa, ma la sua domanda di essere accolta presso le suore dell’Hotel-Dieu d’Aleçon viene respinta ed allora si lancia nella fabbricazione del «Punto di Aleçon» apre un negozio diventa un’abile lavoratrice e avrà un pieno successo.

Appena nata Teresa conosce la sofferenza: a soli quindici giorni rischia di morire per un’enterite acuta. A due mesi Teresa supera una crisi però la madre è tuttavia costretta, su parere del medico, a separarsi dalla figlia e affidarla a una nutrice amica.

All’età di quattro anni Teresa perde la mamma, minata da un cancro al seno, tuttavia le sorelle fanno del loro meglio per crescere la piccola Teresa, nello stesso periodo si trasferiscono a Lisieux (Calvados). Ha nove anni quando sua sorella Paolina, la sua «piccola mamma», entra al Carmelo della città, Teresa cade gravemente ammalata. Nessuno sa diagnosticare la malattia. Teresa, familiari e amici pregano moltissimo. Il 13 Maggio 1883, quando ormai sembrava inevitabile la morte. Teresa vede la Vergine sorridente e immediatamente guarisce. La guarigione improvvisa e quel sorriso materno di Maria la rendono ancora più determinata a realizzare il sogno da sempre nutrito ossia consacrarsi totalmente all’Amore. Alla prima comunione (8 Maggio 1884) Teresa sperimentò di sentirsi amata «fu un bacio d’amore, mi sentivo amata, e dicevo anche: Ti amo, mi do a te per sempre».

Successivamente anche la primogenita Maria entra nel Carmelo. A 14 anni, Teresa annuncia al padre l’intenzione di entrare al Carmelo. A 15 anni (il 9 aprile 1888) varca il cancello della clausura, dopo aver ottenuto — considerata la sua giovane età — un permesso particolare da papa Leone XIII, che incontrò il 20 novembre 1887 a Roma. Nel Carmelo era calmissima e ritrovò la pace, che non l’abbandonò più nemmeno durante la prova. La madre Gonzaga, nonostante la giovane età di Teresa la trattava con severità, tuttavia lei non se ne lamentò mai.

Frattanto le condizioni del padre precipitarono. L’arteriosclerosi devastò il papà di Teresa che fu interdetto e ricoverato per tre anni in una casa di cura. Questo fatto le procurò un terribile dolore.

     Ma la prova più grande per lei non fu quella della salute, bensì la «notte» dello spirito che l’avvolse per diciotto mesi. Sperimentò questo non attraverso le frequentazioni di atei, ma nel silenzio incombente di Dio capì la condizione dell’ateo: «Dio ha permesso che l’anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte, e che il pensiero del Cielo, dolcissimo per me, non fosse più se non lotta e tormento».

La sua salute cagionevole tuttavia non resisterà a lungo al rigore della regola carmelitana e il 30 settembre 1897, all’età di 24 anni, morirà di tubercolosi, vivendo giorno per giorno le sue sofferenze in perfetta unione a Gesù Cristo morto in croce, per la salvezza degli uomini.

Questo periodo di nove anni trascorsi in una vita da religiosa, apparentemente senza rilievo, avranno una meravigliosa portata spirituale, tanto più forte se si considera che da allora molte persone semplici, grazie al suo esempio si sentono di poter imitare e raggiungere lo stesso livello di quest’anima senza pretese né complicazioni, ma tuttavia così terribilmente esigente con se stessa. Quella di Teresa è la «via d’infanzia», o «piccola via» che fa riconoscere la propria piccolezza e si abbandona con fiducia alla bontà di Dio come un bambino nelle braccia di sua madre.

Nella vita di Teresa tutto è in contrasto. Il suo linguaggio è povero e spesso infantile, ma il suo pensiero è geniale. La sua vita apparentemente senza drammi è invece una tragedia della fede. La sua esistenza si è svolta fra le quattro mura del Carmelo, eppure il suo messaggio è universale.

     Teresa ha scritto molto. Ha composto tre manoscritti, uno nel 1895, «Storia di un’anima» (chiamato manoscritto A), autobiografia scritta dietro richiesta della sorella Paolina (madre Agnese) un altro nel 1897 (chiamato manoscritto B), anno in cui scrive per obbedire alla sua priora. Le sue sorelle poi hanno raccolto le sue «ultime conversazioni» dal maggio 1897 al giorno della sua morte (questo chiamato manoscritto C). Si rimane poi stupiti dal gran numero di lettere inviate alla famiglia e dalle numerose poesie che ha composto. Teresa ha sofferto molto. Le prove spirituali che ha attraversato nel corso di questa vita nascosta (notte della fede, vuoto spirituale, tentazione di miscredenza) la rendono molto vicina a quelli che dubitano e non credono.

Teresa è sconosciuta quando muore nel 1897, ma quando viene canonizzata ventotto anni più tardi, nel 1925, la fama della sua santità si è sparsa celermente nel mondo intero: Lisieux diventerà uno delle destinazioni più ricercate da grandi masse di fedeli da ogni parte del mondo. Teresa viene proclamata, nello stesso anno sempre da papa Pio XI patrono universale delle Missioni, — per le quali ella ha pregato senza posa — è patrona della Francia, come Giovanna d’Arco.

Nel 1997, centenario della sua morte, Teresa è dichiarata «Dottore della Chiesa», la terza donna che assurge al massimo della considerazione teologica in duemila anni di Cristianesimo, dopo santa Caterina da Siena e santa Teresa d’Avila.

Il santo è visto come un prototipo che polarizza le energie e indica come realizzare il Vangelo in una data epoca. S. Teresa di Lisieux è profondamente moderna perché aiuta lo spirito ed il cuore a fondere le cose della terra a quelle del cielo e intendere le cose di Dio, del suo Amore, ai comportamenti più concreti.

Nel linguaggio odierno si parla spesso di tensione, per esprimere la difficoltà che ha l’uomo a vivere coscientemente a livello spirituale. S. Teresa ci offre un equilibrio armonioso. Per questo motivo può essere facilmente presa come modello di vita spirituale.

«La scienza dell’amore divino»

A questo punto non vorremmo eludere un interrogativo che è affiorato nella mente di non pochi fedeli e studiosi di teologia: quali sono le motivazioni che giustificano il conferimento del titolo di Dottore della Chiesa a S. Teresa di Gesù Bambino? In altri termini: questo titolo così raro e prestigioso si addice veramente alla semplicità della «piccola Teresa»?

Nella Lettera apostolica «Divini amoris scientia» (DAS), promulgata il 19 ottobre 1997 — in coincidenza con il rito liturgico del Dottorato — Giovanni Paolo II indica negli scritti di S. Teresa di Lisieux un punto di riferimento imprescindibile per cogliere gli aspetti salienti della «eminente dottrina» che giustificano l’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa.

E vero: gli scritti teresiani non offrono una dottrina sistematica, formalmente scientifica nell’ambito della teologia, però evidenziano «un particolare carisma di sapienza» mediante cui la giovane carmelitana si sente ìstruita dal Signore Gesù, da lei chiamato «il Dottore dei Dottori» (Manoscritto A, 83v), dal quale ella attinge le verità del Vangelo, in particolare «la scienza dell’amore di Dio».

Teresa scriveva l’8 settembre 1896: «Io sento dentro di me la vocazione di sacerdote, di apostolo, di dottore, di martire. [… ] Nonostante la mia piccolezza vorrei illuminare le anime come i profeti, i dottori…» (Manoscritto B 2v-3r).

Nel riflettere sui capitoli 12 e 13 della prima lettera di San Paolo ai Corinzi, Teresa intuisce, sotto la mozione dello Spirito Santo, che «l’Amore racchiude tutte le vocazioni. [… ] Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, ho esclamato: «Gesù, mio Amore, la mia vocazione l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’amore, [… ] nel cuore della Chiesa. mia madre, sarò l’amore» (Manoscritto B, 3v).


Alla scuola di Gesù, con l’assistenza spirituale del gesuita P.Almire Pichon, la santa carmelitana assimila «la scienza dell’amore divino», che è «un dono concesso ai piccoli e agli umili, perché conoscano e proclamino i segreti di Dio nascosti ai dotti e ai sapienti» (DAS, 1).

Nelle sue riflessioni, illuminate da una profonda passione per la Sacra Scrittura (nei suoi scritti si contano più di mille citazioni bìbliche), Teresa di Lisieux riconduce le verità fondamentali della fede alla scoperta dell’Amore misericordioso, alla contemplazione del Cuore di Dio, il quale «è più tenero di una madre» (Manoscritto A, 80 v).

Dai testi di Isaia, del Vangelo e di S. Paolo, si irradia sul cammino spirituale di Teresa questo suggestivo annuncio: Dio è Amore; ogni uomo è amato da Dio di un amore soffuso di tenerezza matema.

All’amore patemo-matemo di Dio deve corrispondere il nostro amore di figli, impregnato di fiducia e di abbandono sconfinato in Lui, perché «l’amore si paga soltanto con l’amore» (Manoscritto B, 4 r).

Così, liberandosi dalle vecchie paure del giansenismo — dominante in quell’epoca — e lanciandosi sulla via che porta all’Amore misericordioso, visibile nel cuore del Figlio Gesù, Teresa può svelare questa via nei tre manoscritti autobiografici, editi poi con il titolo di Storia di un’anima, e negli altri suoi scritti.

E» la via dell’infanzia spirituale «che tutti possono praticare, perché tutti sono chiamati alla santità» (DAS, 6). E» però una via impegnativa: non favorisce l’inerzia né incoraggia la passività, ma — al contrario — è crescita nella fede, è potenziamento delle virtù evangeliche, è dinamismo interiore che si traduce in azione, in testimonianza.

Un messaggio sempre attuale

I Sommi Pontefici — da S. Pio X a Giovanni Paolo II - non solo hanno riconosciuto la santità della carmelitana di Lisieux, ma ne hanno pure messo in risalto la dottrina eminente e insieme accessibile, che ha anticipato alcune intuizioni importanti del Concilio Vaticano II, come — per esempio — la riscoperta della Parola di Dio, il primato della carità, il rinnovamento dell’ecclesiologia e della mariologia.

     E» significativo quanto scrive Giovanni Paolo II: «L’influsso del messaggio teresiano comprende uomini e donne la cui santità o eroicità delle virtù la stessa Chiesa ha riconosciuto, pastori della Chiesa, cultori della teologia, sacerdoti, religiosi, movimenti ecclesiali, uomini e donne di ogni tempo. A tutti Teresa reca la sua personale conferma che il Vangelo, di cui è diventata la testimone e «apostola degli apostoli», deve essere preso alla lettera, con il più grande realismo possibile, perché ha un valore universale nel tempo e nello spazio» (DAS, 10).

La totale coerenza in S. Teresa tra Vangelo e vita, tra dottrina e prassi, spiega in gran parte la perdurante incidenza del suo messaggio sugli uomini e sulle donne del nostro tempo, nella nostra epoca segnata dal triste fenomeno della secolarizzazione e dell’indifferentìsmo religioso.

Lo Spirito Santo dona al nostro tempo, specie a tantissimi giovani cui manca il senso di vivere, questa giovane carmelitana come testimone di una fede coraggiosa e provata, come interlocutrice avvincente per credenti e non credenti. A questi ultimi, soprattutto, Teresa si sente più che mai vicina, perché — come lei stessa ci avverte — si è assisa «alla tavola dei peccatori» (Manoscritto C, 6 r), sperimentando ìl «silenzio di Dio», la «notte oscura della fede»: la sensazione dell’inutilità di tutto: una terribile prova sofferta negli ultimi diciotto mesi della sua vita, in cui ella imparò cosa significa credere e restare fedelì al «Dio della speranza, che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede» (Rm 15,13).


Teresa di Lisieux rivaluta la missione della donna nella Chiesa

Mentre la Chiesa si trova oggi ad affrontare il formidabile impegno della nuova evangelizzazione, Teresa, vissuta «nel cuore della Chiesa», ci ricorda i mezzi insostituibili da usare, se non vogliamo che tutto si riduca ad un arido attivismo.

Ella rivendica nei suoi scritti il primato assoluto di Cristo, del quale desidera fare viva esperienza esistenziale, interiorizzata nella preghiera, per amarlo e farlo amare «fino alla follia», per imitarlo passo passo e lasciarsi condurre da Lui nell’immenso mistero di amore che è la vita stessa della Trinità.

Alcuni mesi prima di morire, la Santa così si esprime: «Il tuo amore, Gesù, è cresciuto con me e ora è un abisso di cui non riesco a sondare la profondità» (Manoscritto C, 35 r). Con tutta se stessa Teresa si tuffa in questo abisso senza fondo, dove lo Spirito la aiuta a scoprire il segreto per testimoniare, fino all’eroismo, il Vangelo della Carità, nel contesto concreto della comunità del suo Carmelo: «Più sono unita a Gesù e più amo tutte le sorelle» (Manoscritto C. 12 v).

Un altro fatto che rende efficace l’attualità del messaggio teresiano è la rivalutazione della missione della donna. Se la donna è chiamata ad essere un «segno della tenerezza di Dio verso il genere umano» (Vita Consecrata, 57), la santa di Lisieux mostra alla Chiesa e alla società moderna quale ruolo abbia il «genio femminile».

Nel puntualizzare tre caratteristiche della figura di Teresa, il Papa scrive nella Lettera citata: «E» una donna che. nell’accostarsi al Vangelo ha saputo cogliere ricchezze nascoste, con quella concretezza e profonda risonanza sapienziale che è propria del genio femminile. […]»

Teresa è poi una contemplativa: la sua è una vita nascosta che possiede una arcana fecondità per la dilatazione del Vangelo e riempie la Chiesa e il mondo del buon odore di Cristo. Teresa, infine, è una giovane che, avendo raggiunto la santità in piena giovinezza, può illuminare i sentieri dei giovani, ai quali spetta di essere testimoni del Vangelo presso le nuove generazioni. […]

Teresa è Maestra per il nostro tempo, assetato di parole vive ed essenziali, di testimonianze eroiche e credibili. Perciò è amata e accolta anche da fratelli e sorelle delle altre comunità cristiane e perfino da chi neppure è cristiano (DAS, 11).

Davvero «la piccola Teresa» — che Pio XI l’l1 febbraio 1923 definì «una Parola di Dio per il mondo» — non finisce di stupire. Dal cuore di tutti i credenti, in comunione con il Papa, sgorga quindi spontaneo il Magnificat di riconoscenza al Signore per «la sapienza che ha donato a S. Teresa di Gesù Bambino, per l’amore che ha riversato in lei e che continua ad illuminare e riscaldare i cuori, spingendoli alla santità» (Omelia di Giovanni Paolo II del 19 ottobre).


I SUOI SCRITTI:

STORIA DI UN ANIMA
Manoscritto autobiografico A

[Rivolgendosi a Madre Agnese di Gesù, sua sorella Pauline] A lei, Madre mia cara, a lei che mi è due volte madre confido la storia dell’anima mia… Quando lei mi chiese di farlo, pensai: il cuore si dissiperà, occupandosi di se stesso; ma poi Gesù mi ha fatto sentire che, obbedendo con semplicità, avrei fatto piacere a lui; del resto, faccio una cosa sola: comincio a cantare quello che debbo ripetere eternamente: «Le misericordie del Signore!».

Citazioni

  • A quattordici anni, dato il mio desiderio di scienza, il buon Dio giudicò necessario unire alla «pura farina», «miele ed olio in abbondanza».
  • A un tratto la Vergine Santa mi parve bella, tanto bella che non avevo visto mai cosa bella a tal segno, il suo viso spirava bontà e tenerezza ineffabili, ma quello che mi penetrò tutta l’anima fu il sorriso stupendo della Madonna.
  • Ah, quante ne abbiamo viste di genti varie, gli uni diversi dagli altri, e quale campo di studio interessante il mondo, quando si è prossimi a lasciarlo!
  • Ah, se i sapienti, dopo aver passato la loro vita negli studi, fossero venuti a interrogarmi, senza dubbio sarebbero rimasti meravi­gliati vedendo una fanciulla di quattordici anni capire i segreti della perfezione, segreti che tutta la loro scienza non può scoprire, poiché per possederli bisogna essere poveri di spirito!
  • Capii che cosa è la vita; fino allora non l’avevo vista così triste, ma ora mi apparve in tutta la sua realtà, vidi che era soltanto sofferenza e separazione continua. Piansi amaramente, perché non comprendevo ancora la gioia del sacrificio, ero debole, così debole che considero una grande grazia aver potuto sopportare una prova la quale pareva molto al disopra delle mie forze!
  • Ci sono molti gradi nella perfezione, e che ciascun’anima è libera di rispondere agli inviti di Nostro Signore, di far poco o molto per lui, insomma di scegliere tra i sacrifici che egli chiede.
  • Dio ha voluto creare i grandi Santi, che possono essere paragonati ai gigli ed alle rose; ma ne ha creati anche di più piccoli, e questi si debbono contentare d’essere margherite o violette, destinate a rallegrar lo sguardo del Signore quand’egli si degna d’abbassarlo.
  • Finalmente i miei desideri erano compiuti [entra in clausura], l’anima mia provava una pace così dolce e profonda che mi sarebbe impossibile esprimerla, e da sette anni e mezzo questa pace mi è rimasta, non mi ha abbandonata in mezzo alle prove più serie.
  • Forse Gesù ha voluto mostrarmi il mondo innanzi alla prima visita che mi avrebbe fatta, affinché io scegliessi più liberamente la via sulla quale mi sarei impegnata con lui.
  • Il Signore mi ha fatto la grazia di non conoscere la società mondana se non quel tanto da potere disprezzarla e tenermi lontana da essa.
  • Il ricordo che Madre Genoveffa [(Claire Bertrand) fondatrice del Carmelo di Lisieux] mi ha lasciato nel cuore, è un ricordo profumato.
  • Io credo che il Signore mi abbia permesso di ricordarmene [di un sogno popolato di demoni] per provarmi che un’anima in stato di grazia non ha nulla da temere dai demoni i quali sono vigliacchi, capaci di fug­gire davanti allo sguardo di una bambina.
  • Io non do importanza ai miei sogni, del resto ne ho raramente di simbolici, e mi domando perfino come mai, pen­sando tutto il giorno al Signore, io non me ne occupi di più durante il sonno.
  • Il dubbio non era possibile, già la fede e la speranza non erano più necessarie, l’amore ci faceva trovare sulla terra Colui che cercavamo.
  • Io non racconterò la mia vita vera e propria, bensì i miei pensieri riguardo alle grazie che Dio mi ha concesse.
  • L’amore di Nostro Signore si rivela altrettanto bene nell’anima più semplice la quale non resista affatto alla grazia, quanto nell’anima più sublime.
  • L’ho ben capito, la gioia non la troviamo negli oggetti che ci stanno intorno, bensì nel profondo dell’anima, possiamo averla in una prigione altrettanto bene che in un palazzo, la prova è che io sono più felice nel Carmelo, anche tra prove intime ed esteriori, che nel mondo, circondata dalle comodità della vita, e soprattutto dalle dolcezze del focolare paterno!
  • La mia anima è maturata nel crogiuolo delle prove esteriori ed interiori.
  • La mia confessione era breve, non dicevo mai una parola dei miei sentimenti intimi, essendo così dritta la via su cui camminavo, e così luminosa che non mi occorreva altra guida se non Gesù.
  • La perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell’essere ciò che Egli vuole che noi siamo.
  • Liberato dagli scrupoli, dalla sensibilità ecces­siva, lo spirito mio si sviluppò.
  • Ma Teresa non era più la stessa, Gesù le aveva cambiato il cuore! Reprimendo le lacrime, discesi rapidamente la scala, e comprimendo i battiti del cuore presi le scarpe, le posai dinanzi a Papà, e tirai fuori gioiosamente tutti gli oggetti, con l’aria beata di una regina. Papà rideva, era ridiventato gaio anche lui, e Celina credeva di sognare! Fortunatamente era una dolce realtà, la piccola Teresa aveva ritrovato la forza d’animo che aveva perduta a quattro anni e mezzo, e da ora in poi l’avrebbe conservata per sempre! In quella notte di luce cominciò il terzo periodo della mia vita, più bello degli altri, più colmo di grazie del Cielo.
  • Non è la mia vita vera e propria che scriverò, ma i miei pensieri riguardo alle grazie che il Buon Dio si è degnato di accordarmi.
  • Non tutte le anime possono somigliarsi, bisogna che ce ne siano di gruppi diversi per onorare in modo particolare ciascuna perfezione del Signore
  • Nostro Signore si occupa di ciascuna anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere.
  • Paragonavo i direttori a specchi fedeli che riflettessero Gesù nelle anime, e dicevo che per me il buon Dio non si serviva d’intermediario, bensì agiva direttamente!
  • Per tutta la mia vita è piaciuto a Dio circondarmi d’amore, i primi ricordi sono sorrisi e carezze tenerissime: ma, se egli mi aveva messo intorno tanto amore, me ne aveva posto anche nel cuore, creandolo amante e sensibile.
  • Quale gioia pensare che il buon Dio è giusto, cioè che tiene conto delle nostre debolezze, che conosce perfettamente la fragilità della nostra natura.
  • Questo, proprio questo il mistero della mia vocazione, della mia vita tutta, e in particolare il mistero dei privilegi di Gesù sull’anima mia. Gesù non chiama quelli che sono degni, bensì chi vuole lui.
  • Sono questi [i miseri] i fiori selvatici che lo rapiscono perché sono tanto semplici.

Forse l’umile fiore verrà colto nella sua freschezza, oppure trapiantato su altre rive?… L’ignoro, ma di una cosa sono sicura, ed è che la misericordia di Dio lo accompagnerà sempre, e che mai esso cesserà di benedire la Madre cara che lo ha dato a Gesù; eternamente si rallegrerà di essere uno dei fiori della sua corona. Eternamente canterà con questa Madre diletta il cantico sempre nuovo dell’Amore.

Manoscritto autobiografico B

O mia sorella cara! Lei mi chiede un ricordo dei miei esercizi spirituali, esercizi che forse saranno gli ultimi. Poiché Nostra Madre lo permette, è una gioia per me d’intrattenermi con lei che è due volte mia sorella, con lei che mi ha prestato la sua voce promettendo in nome mio che io volevo servire soltanto Gesù, quando non mi era possibile parlare.

Citazioni

  • A Gesù piace mostrarmi il solo cammino che conduca alla fornace divina, cioè l’abbandono del bambino il quale si addormenta senza paura tra le braccia di suo Padre.
  • Affinché l’amore sia soddisfatto pienamente, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino al niente, per trasformare in fuoco questo niente.
  • [Gesù] Aveva sete d’amore.
  • Capisco così bene che soltanto l’amore può renderci graditi al Signore, da costituire esso la mia unica ambizione.
  • Conosco la mia miseria e la mia debolezza, ma so anche quanto piaccia ai cuori nobili, generosi, far del bene, perciò, vi supplico, beati abitanti del cielo, vi supplico di adottarmi come figlia.
  • È impossibile alla parola umana ridire cose che il cuore può appena intuire.
  • Ecco ciò che Gesù esige da noi, non ha bisogno affatto delle nostre opere, ma soltanto del nostro amore, perché questo Dio stesso che dichiara di non aver bisogno di dirci se ha fame, non ha esitato a mendicare un po» d’acqua dalla Samaritana.
  • Esiste un Cielo e che questo Cielo è popolato di anime che mi amano, che mi guardano come loro figlia.
  • Gesù, Gesù, se è tanto delizioso il desiderio di amarti, che sarà possederti, godere del tuo amore?
  • Gesù non chiede grandi azioni, bensì soltanto l’abbandono e la riconoscenza.
  • Gesù, se volessi scrivere tutti i miei desideri, dovrei prendere il tuo libro di vita, lì sono narrate le azioni di tutti i Santi, e quelle azioni vorrei averle compiute per te.
  • L’amore racchiude tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno.
  • L’amore si paga soltanto con l’amore
  • L’amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l’amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue… Capii che l’amore racchiude tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno. Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente, la mia vocazione è l’amore!
  • La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio.
  • Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l’amore. Così, sarò tutto… e il mio sogno sarà attuato!
  • Non ho altri mezzi per provarti il mio amore, se non gettar dei fiori, cioè non lasciar sfuggire alcun piccolo sacrificio, alcuna premura, alcuna parola, e profittare di tutte le cose piccole, e farlo per amore.
  • Sento la vocazione del sacerdote. Con quale amore, Gesù, ti porterei nelle mie mani quando, alla mia voce, discenderesti dal Cielo! Con quale amore ti darei alle anime!
  • Senza mostrarsi, senza udir la sua voce, Gesù m’istruisce nell’intimo: non è per mezzo dei libri, perché non capisco quello che leggo, ma talvolta una parola come questa che ho trovato alla fine dell’orazione (dopo essere rimasta nel silenzio e nell’aridità) viene a consolarmi: Ecco il maestro che ti do, ti insegnerà tutto quello che devi fare. Voglio farti leggere nel libro di vita, ov’è contenuta la scienza di Amore.


O Gesù, perché non posso dire a tutte le piccole anime quanto ineffabile è la tua condiscendenza… Sento che se, cosa impossibile, tu trovassi un’anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla con favori anche più grandi, se si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita. Ma perché desiderare di comunicare i tuoi segreti d’amore, Gesù, non sei tu solo che me li hai insegnati, e non puoi forse rivelarti ad altri? Sì, lo so, e ti scongiuro di farlo, ti supplico di abbassare il tuo sguardo divino sopra un gran numero di piccole anime… Ti supplico di scegliere una Legione di piccole vittime degne del tuo Amore.

Manoscritto autobiografico C

Madre tanto amata, ella mi ha espresso il desiderio che io completi con lei il mio canto delle misericordie del Signore. Questo dolce canto l’avevo cominciato con la sua figlia cara, Agnese di Gesù, la mamma incaricata da Dio di guidarmi nei giorni dell’infanzia; con quella madre dovevo cantare le grazie largite al fiore umile della Vergine Santa quand’era nella sua primavera, ma è con lei che debbo cantare la felicità di questa piccola corolla ora che i raggi timidi dell’aurora hanno fatto posto agli ardori del mezzogiorno.

Citazioni

  • Bisogna aver viaggiato sotto questo tunnel cupo [la notte della fede] per capirne l’oscurità. Cercherò tuttavia di spiegarmi per mezzo di un paragone.
  • Come il genio di Cristoforo Colombo gli fece intuire che esisteva un mondo nuovo, allorché nessuno ci pensava, così io sentivo che un’altra terra mi avrebbe servito un giorno di stabile dimora.
  • Da lungo tempo ho capito che il buon Dio non ha bisogno di nessuno (ancor meno di me che di altri) per far del bene sulla terra.
  • Dandosi a Dio, il cuore non perde la sua tenerezza naturale, anzi, questa tenerezza cresce divenendo più pura e più divina.
  • Desidero essere santa ma sento la mia impotenza e vi domando, mio Dio, di essere voi stesso la mia santità.
  • Esistono davvero anime senza fede, le quali per l’abuso delle grazie hanno perduto questo tesoro immenso, sorgente delle sole gioie pure e vere.
  • Gesù mio, l’anima che si sprofonda nell’oceano del tuo amore, attira con sé tutti i tesori che possiede.
  • Il buon Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità.
  • Il tuo amore, Gesù, è cresciuto con me e ora è un abisso di cui non riesco a sondare la profondità.
  • Il velo della fede […] non è più un velo per me, è un muro che si alza fino ai cieli e copre le stelle. Quando canto la feli­cità del Cielo, il possesso eterno di Dio, non provo gioia alcuna, perché canto semplicemente ciò che voglio credere.
  • Il vostro comandamento, poiché mi dà la sicurezza che la volontà vostra è di amare in me tutti coloro che voi mi comandate di amare.
  • La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, non stupirsi delle loro debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che essi praticano, ma soprattutto ho capito che la carità non deve restare affatto chiusa nel fondo del cuore.
  • Le tue braccia, o Gesù, sono l’ascensore che mi deve innalzare fino al cielo! Per questo io non ho affatto bisogno di diventare grande; bisogna anzi che rimanga piccola, che lo diventi sempre di più.
  • Mi sembra ora che niente m’impedisca di partire, perché non ho più grandi desideri, se non quello di amare sino a morire di amore.
  • Mio Dio! Trinità beata, desidero amarvi e farvi amare, lavorare per la glorificazione della santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che sono nel purgatorio.
  • Non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più.
  • Non potrò godere del riposo finché ci saranno anime da salvare.
  • Poiché prendono per imperfezione i miei piccoli atti di virtù, potranno altrettanto bene ingannarsi prendendo per virtù ciò che è soltanto imperfezione.
  • Quando canto la felicità del Cielo, il possesso eterno di Dio, non provo gioia alcuna, perché canto semplicemente ciò che voglio credere.
  • Quando il nemico [il Demonio] mi provoca, mi conduco da valoroso; sapendo che la viltà consiste proprio nel battersi in duello, volgo la schiena all’avversario senza degnarlo di uno sguardo; corro verso il mio Gesù, gli dico che sono pronta a versar fino all’ultima stilla di sangue per testimoniare che esiste un Cielo.
  • Questa fiaccola rappresenti la carità la quale deve illuminare, rallegrare, non soltanto coloro che mi sono più cari, ma tutti coloro che sono nella casa, senza eccettuar nessuno.
  • Restare piccolo è riconoscere il proprio nulla, è attendere tutto dal buon Dio, è non inquietarsi a dismisura delle proprie colpe.
  • [Gesù] sa bene che, pur non avendo il godimento della fede, mi sforzo tuttavia di compierne le opere. Credo di aver compiuto più atti di fede da un anno, che non in tutta la vita.
  • Se qualche volta cado per mia debolezza, il vostro sguardo divino purifichi subito la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che trasforma ogni cosa in se stesso.
  • Sento che sto per entrare nel riposo […]. Ma sento soprattutto che sta per cominciare la mia missione, la mia missione di fare amare il buon Dio come l’amo io, di comunicare la mia piccola via alle anime. Se il buon Dio esaudirà i miei desideri, il mio cielo scorrerà sulla terra sino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio cielo e fare del bene sulla terra. Ciò non è impossibile, perché gli Angeli, pur restando immersi nella visione beatifica, vegliano su di noi. *Si ammette che dappertutto sulla terra esistano eccezioni, soltanto Iddio non ha il diritto di farne!
  • Soltanto in Cielo l’unione sarà completa ed eterna; allora ho voluto che l’anima mia abiti nei Cieli, che guardi le cose della terra soltanto da lontano.
  • Sono ben rare le anime che non misurino la potenza divina secondo i loro corti pensieri.
  • Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai vostri [di Dio] occhi. Voglio perciò rivestirmi della vostra giustizia e ricevere dal vostro amore il possesso eterno di voi stesso.
  • Tutto è bene, quando si cerca soltanto la volontà di Gesù.
  • Una parola, un sorriso amabile bastano spesso perché un’anima triste si espanda.
  • Voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova.
  • Vorrei anch’io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione.


Voglio, o mio Diletto, ad ogni battito del cuore rinnovarvi questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirvi il mio amore in un a faccia a faccia eterno!… Maria Francesca Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo Gesù!



Letto 773 volte Ultima modifica il Giovedì, 02 Aprile 2015 12:46
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Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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