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Giovedì, 19 Maggio 2016 00:00

La Messa di sempre (4)

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CONFITEOR 
LA CONFESSIONE DEI PECCATI
Nell’istante stesso in cui l’anima si abbandona alla gioia, viene frenata dal ricordo dei suoi peccati che, come un muro di separazione, si leva tra lei e Dio. Nella Chiesa primitiva s’avvertiva spontaneo il bisogno di chieder perdono all’inizio della Messa. Pian piano, si andò affermando il riconoscimento formale d’esser in peccato, accompagnato dalla richiesta di perdono. Nell’VIII e IX secolo, sotto il titolo di Apologia, anime devote iniziarono a comporre alcune preghiere per il perdono in cui la supplica era unita alla confessione. Il Messale Romano, così com’era nel 1570, conservava uno di questi formulari che, in maniera particolarmente toccante, contemplava quasi quattro momenti d’un processo: l’anima appare davanti alla corte di giustizia e confessa la sua colpa, l’avvocato la difende e il perdono è concesso. Si trattava d’una preghiera pubblica collettiva in cui il sacerdote e il popolo riconoscevano la loro iniquità, non soltanto privatamente, ma di fronte alla Chiesa intera, a santi testimoni e alle potenze del Cielo. Ecco perché, all’inizio del Confiteor, si avverte con evidenza il senso di comunione che caratterizza coloro che partecipano alla Messa.

L’atto di pentimento tre volte ripetuto al mea culpa, quando la mano batte il petto con un gesto al contempo biblico e monastico, porta consolazione al peccatore afflitto dal suo dolore; infatti, non è forse scritto che la preghiera dell’umile sarà ascoltata dall’Altissimo?
 

IL BACIO ALLALTARE
IL SACERDOTE SALE AL SACRO ALTARE

Le preghiere ai piedi dell’altare non erano che un’introduzione; ora il sacerdote, gradino dopo gradino, s’accosta alla sacra Mensa. Usando alcune parole del salmo 84 (Benedixisti Domine) che è associato alla gioia del Natale, ha prima pregato che Dio mostrasse il suo volto al suo popolo perché possa trovare in Lui la sua gioia. Ma, nel momento stesso in cui inizia ad avvicinarsi all’altare, un’ombra avvolge il suo cuore e, con le parole d’un’antica preghiera che era già in uso a Roma nel V secolo (Aufer a nobis, quaesumus, Domine, iniquitates nostras…), chiede al Signore di purificare l’anima desiderosa di penetrare nel suo Luogo santo.

Adesso il sacerdote sta di fronte all’altare, davanti all’oggetto più sacro che la chiesa contiene, davanti a quell’altare che è il suo centro e il suo vertice, un oggetto dal significato misterioso che non potrà mai pienamente esser sondato. Simbolo di Cristo, non è forse l’altare anche il luogo che serve a ricevere il Corpo e il Sangue del Crocifisso? E non è forse anche un’immagine, come afferma sant’Ambrogio, del Corpo del Salvatore, visto che il giorno in cui l’altare venne consacrato ricevette l’unzione propria dell’Unto di Dio, essendo stato cosparso del sacro Crisma? Le cinque croci che sono incise nella pietra ricordano le cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo. L’altare rappresenta anche la Chiesa: le reliquie dei suoi Santi sono incastonate nella sacra Mensa, e il sacerdote che viene a celebrarvi il Sacrificio lo fa in nome della Chiesa. Dinanzi all’ineffabile senso di gloria che emana dall’altare, il sacerdote, in devota venerazione, bacia quella sacra Mensa con le sue labbra. Tale gesto rappresenta l’unione della Sposa con il suo Sposo, di cui il bacio è l’immagine più eloquente. E in verità, ciò che il sacerdote si propone di compiere qui non è altro che l’unione della Chiesa con il suo Maestro, dell’anima col suo Redentore.

È questa stessa sovrabbondanza di gioia che sentiamo nascere in noi nel momento in cui il sacerdote saluta l’altare con questo dolcissimo bacio. È allora che costruiamo l’altare delle nostre anime, quell’altare su cui Cristo desidera riposare.
 

INIZIO DELLA MESSA

IL SEGNO DELLA CROCE

Il celebrante va sul lato destro dell’altare e, dal libro che trova già pronto, legge una breve preghiera. Questo è l’Introito o Ingressa (ossia verso introduttivo), come è chiamato nella Liturgia Ambrosiana. Il suo significato diventa chiaro solo alla luce della conoscenza del vecchio cerimoniale di cui queste poche parole costituiscono l’unico ricordo.

Nei primi tempi della Chiesa Romana, il Papa in solenne corteo si recava dal Palazzo del Laterano coi suoi assistenti (sacerdoti, diaconi e accoliti) in un particolare santuario nel quale doveva celebrare la Messa in quel giorno. Questo rito esisteva nel V secolo sotto san Celestino V, e successivamente fu abbellito e ampliato da san Gregorio Magno.      In ciò troviamo l’origine della processione d’entrata. Salmi venivano cantati a cori alterni (in stile cosiddetto «antifonato»), scelti con cura per esser in armonia col Sacrificio che si celebrava in quel giorno. E così tali salmi erano gioiosi in Avvento, ma tristi in Quaresima. Nel giorno della festa di qualche Santo, inneggiavano al suo glorioso trionfo, e quando venivano commemorate l’Epifania o la Trasfigurazione, il loro tema era la Regalità di Cristo. In tal modo, l’Introito divenne un canto d’entrata.

Ai nostri tempi, l’uso d’una singola antifona seguita dal versetto d’un salmo (o, a volte, d’un passo preso da un altro libro della Sacra Scrittura), con il Gloria Patri e la ripetizione dell’antifona, non è che una «reliquia» di quel rito così toccante. Tuttavia anche questo Introito abbreviato ha la sua funzione. Cambiando di giorno in giorno e servendo come una sorta d’introduzione spirituale, con poche e brevi parole afferma il tema o il culmine del formulano della Messa del giorno. Dicendo le parole dell’Introito, il celebrante fa un segno di Croce, che è il segno dell’inizio della celebrazione in senso stretto.
 

MISERICORDIA E GLORIA DI DIO

IL KYRIE E IL GLORIA

Ci sono due nozioni che, come temi musicali in una sinfonia, ricorrono spesso nella Messa: li troviamo qui insieme in due preghiere che sono complementari l’una all’altra: il Kyrie e il Gloria. Dare gloria a Dio e implorare la sua misericordia sono i due scopi che legano l’uomo a Dio: è perché sappiamo che Dio è Onnipotente che lo preghiamo di aver misericordia di noi. E non sono forse tutte le varie sfumature di questi inseparabili scopi ben espresse nel gesto con cui il sacerdote prima estende e alza le mani, e poi le giunge? È un gesto che riassume tutti i nostri desideri per le cose divine, e, aumentando il nostro fervore, testimonia la nostra speranza di salvezza.

Il Kyrie è il rimanente di quei dialoghi a forma di litanie, di quelle preghiere d’acclamazione che nascevano spontaneamente nel cuore della Chiesa primitiva. Ha avuto origine nell’Est in cui si parlava greco, forse a Gerusalemme, dove la pellegrina spagnola, Egeria, lo sentì cantare, verso la fine del IV secolo; ed è in greco che ancora lo diciamo. Dopo che l’Introito ha aperto la cerimonia con i suoi versi tratti dalla Sacra Scrittura, questa semplice supplica presenta alle tre Divine Persone il nostro sentito bisogno e desiderio di salvezza. Subito dopo viene intonato un inno alla Maestà di Dio. Il Gloria è una preghiera molto antica, già esistente nel II secolo, che fu incorporata nella Messa Romana nel VI secolo. Si apre giustamente con le parole che gli Angeli adoperarono per cantare la loro lode «a Dio nell’alto dei Cieli»; perché ogni Messa rinnova, in un certo senso, il Natale, attualizzando, ancora una volta, la venuta di Nostro Signore. Iniziando con questo verso del Vangelo, tutte le età della fede si lanciano in un inno di lode che è come un torrente d’amore in piena.

Eppure neanche questo slancio gioioso verso la gloria del Padre può far dimenticare all’uomo il proprio miserabile stato. Per questo, quando s’indirizza a Cristo nostro Mediatore, l’inno riecheggia la richiesta di misericordia fatta nel Kyrie: è perché Egli è Santo, è il Signore, il Dio Altissimo, che ha pietà di noi e ci porta la salvezza.

Ed è additando lo sfolgorante riflesso della gloria del Padre, Figlio e Spirito Santo, pegno di salvezza per ogni credente, che questo bellissimo inno si conclude in sublime semplicità.

FATTI «UNO» NEL SIGNORE

LA COLLETTA

L’aver adorato e chiesto misericordia non è abbastanza: l’unità dei fedeli è parte di ogni Messa. Dominus vobiscum, esclama il sacerdote, «il Signore sia con voi», mentre con le braccia stese si gira verso il popolo. Sembra che la Liturgia, per mezzo di tale azione, usando quest’antica forma di saluto ereditata dagli usi biblici, cerchi di soddisfare il desiderio che tutti i fedeli possano esser riuniti insieme e fatti uno nella loro supplica.

Quest’azione è ripetuta in otto momenti particolarmente solenni durante la Messa. Questa unità dei fedeli nella supplica ispira le preghiere chiamate Collette, che si collocano a questo punto della Messa.

È questo uno dei momenti principali di preghiera nella Messa; gli altri sono segnati dalla Secreta e dal Postcommunio. Queste preghiere sono indirizzate alla Trinità in Unità; il sacerdote le legge o le canta con le braccia aperte e, se dovesse pronunciar il nome di Gesù, inchina la testa verso la Croce dell’altare.

Queste preghiere si chiamano Collette perché riassumono e uniscono insieme tutte le intenzioni del Sacrificio di quel giorno. Storicamente questo termine richiama l’antica usanza della Roma urbana, verso il IV secolo, in cui tutta la comunità cristiana era solita riunirsi in una chiesa per procedere poi insieme, con solennità, al santuario scelto per la celebrazione della Messa di quel giorno: in questo senso la Colletta è la preghiera della plebs colletta, ossia la preghiera del popolo riunito.

I cristiani del Medioevo arrivarono a dare a questo termine il significato di preghiera in comune. In effetti, recitando queste preghiere, il sacerdote riunisce insieme, come in un sol fascio, tutte le nostre speranze e tutti i nostri buoni propositi come per offrirli a Dio. E ancora, il bacio con cui il sacerdote saluta di nuovo l’altare prima di dire queste preghiere, non è forse un segno dell’unione dell’assemblea in Cristo?

 

 

                                                

 

Letto 612 volte Ultima modifica il Venerdì, 12 Agosto 2016 10:27
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

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