S. Alfonso M. de Liguori affermò che un Papa eretico può essere condannato e deposto.

Per s. Alfonso de Liguori un Papa eretico può essere condannato e deposto , infatti scrive:
 "63 ... Rispondiamo non dubitarsi che in qualche caso il concilio può esser giudice del papa, ma quando? In due soli casi: quando il papa è eretico dichiarato o quando è dubbio, siccome abbiamo veduto essersi proceduto nel concilio pisano e costanziese; ma fuori di questi due casi il concilio non ha alcuna autorità sopra de' pontefici, ma il concilio è tenuto ubbidire al papa, come abbiam provato di sopra con tanti attestati degli stessi concilj. ...
67 ... Ma noi rispondiamo non esser dubbio che il papa possa essere deposto dal concilio, quando fosse stato dichiarato eretico, come quegli che definisse una dottrina opposta alla divina legge; e questo era il pericolo accennato da Innocenzo (come ben riflette il p. Benetti) di essere privato dell'ordine e dell'officio: che perciò egli prima nella stessa lettera avea scritto che non aveva ardire di definir questo punto contro il vangelo che dice: Quod Deus coniunxit, homo non separet. Ma perché il pericolo era molto rimoto, ed all'incontro il papa volea con qualche apparente scusa liberarsi dalle istanze del re per la dispensa che cercava, perciò scrisse quelle parole oscure e dubbiose: forsan ordinis et officii nobis periculum immineret.
68. Del resto certamente Innocenzo non intese con tali parole di dire che il papa, fuori del caso di eresia, anche fosse sottoposto al concilio contro l'autorità di tanti pontefici suoi predecessori, che avevano dichiarato il contrario. S. Bonifacio scrisse: A nemine (pontifex) est iudicandus, nisi deprehendatur a fide devius2. S. Anacleto: Electionem vero summorum sacerdotum sibi Dominus reservavit, licet electionem bonis sacerdotibus concessisset3. S. Antero: Facta subditorum iudicantur a nobis , nostra vero iudicat Deus4. S. Gelasio, parlando della sede apostolica, dice essere stabilito dai canoni, Ullam de tota ecclesia iudicare, ipsam ad nullius commeare iudicium. Inoltre lo stesso Innocenzo dichiarò che la podestà del papa non può essere limitata da niun'altra podestà, dicendo: Quamvis autem canon (scilicet tertius) lateranensis concilii ab Alexandro praedecessore nostro editus non legitime genitos adeo persequatur, quod electionem talium innuit nullam esse; nobis tamen per eum adempta non fuit dispensandi facultas... quum non habeat imperium par in parem. E si noti qui che da Innocenzo il canone del concilio chiamasi canone stabilito dal papa Alessandro; e perché? Perché sapeva Innocenzo che tutti i canoni de' concilj ricevono il lor vigore dall'autorità del papa." 
(S. Alfonso. M. de Liguori  “Verità della Fede” p. III c. IX ‚§. 4 n. 63, 67,68 in “Opere di S. Alfonso Maria de Liguori”, Pier Giacinto Marietti, Torino 1880, Vol. VIII, pp. 753-755  http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P3BI.HTM#-M5R

Don Tullio Rotondo

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Suore americane «eretiche»: la Santa Sede si muove

Nel 2012 aveva fatto molto rumore negli Stati Uniti - e non solo - la «Valutazione dottrinale della Conferenza delle Superiore Religiose Femminili [degli Stati Uniti]», resa pubblica dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 18 aprile 2012, su ordine e con l'approvazione di Benedetto XVI. Si trattava del risultato di un lavoro iniziato nel 2008, condotto sotto la guida del vescovo di Toledo, nell'Ohio, mons. Leonard Blair, il quale aveva esaminato le assemblee annuali, le politiche e i documenti della Conferenza delle Superiore, la Leadership Conference of Women Religious (LCWR), che non rappresenta tutte le suore americane ma una loro parte significativa.

Una delle affermazioni più forti del documento era quella secondo cui negli Stati Uniti molte suore ormai hanno deciso di andare «al di là della Chiesa» e anche «al di là di Gesù», verso un orizzonte di vaga religiosità dove Gesù è un maestro fra tanti altri e «lo spirito del Sacro» vive in tutte le religioni, anzi «in tutta la creazione» in evoluzione. Su questo punto - e anche sugli altri contestato in materia di vita, famiglia, omosessualità - le suore americane ribelli non si sono affatto piegate. Hanno contestato e ignorato il documento del 2012 e il commissario pontificio nominato per sorvegliare, l'arcivescovo di Seattle J. Peter Sartain.

Ora il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Müller, è intervenuto con un discorso tenuto ala direzione della LCWR il 30 aprile scorso e pubblicato molto ufficialmente sul sito della Congregazione, dove accusa apertamente le suore di deriva verso l'«eresia». Le questioni sul tappeto sono molte, ma tutte derivano - spiega il cardinale - dall'adesione di molte di loro a una particolare corrente filosofica, quella della «evoluzione cosciente» (conscious evolution) promossa dalla filosofa americana, ebrea di nascita ma che si dichiara agnostica, Barbara Marx Hubbard e molto popolare in ambienti New Age. Questa corrente sostituisce Dio con la materia cosmica in evoluzione, afferma che l'umanità può inventarsi il proprio futuro evolutivo trasformandosi in qualche cosa di completamente diverso, e che le idee di natura, legge naturale e morale sono solo invenzioni umane. Il cardinale Müller afferma che si tratta di una filosofia non solo eretica ma vecchia e tante volte condannata dalla Chiesa, ispirata all'antico gnosticismo.

Nel 2014 inoltre le suore della LCWR hanno assegnato il loro premio annuale come «Leader Eccezionale» - informando della scelta l'arcivescovo Sartain solo a cose fatte - alla teologa della Fordham University suor Elizabeth Johnson, condannata dai vescovi degli Stati Uniti nel 2011 per le sue idee che negano la divinità di Gesù Cristo e il valore redentivo del suo sacrificio sulla croce. Inoltre, il documento del 2012 alludeva proprio alla Johnson quando parlava di suore che si pongono la questione se sia opportuno o meno che «l'Eucarestia sia al centro delle loro celebrazioni comunitarie solenni», perché purtroppo «la celebrazione della Messa richiede un sacerdote ordinato, qualche cosa che alcune suore giudicano "discutibile"». Detto in altri termini, vedere un maschio sull'altare è intollerabile per suore come la Johnson intrise di «femminismo radicale», che da anni e sistematicamente «protestano contro gli insegnamenti della Santa Sede in materia di ordinazioni delle donne», anzi li «rifiutano pubblicamente», benché si tratti d'insegnamenti che, come Papa Francesco ha ribadito nella «Evangelii gaudium», dichiarano il rifiuto di queste ordinazioni definitivo e irrevocabile. Può darsi che la presenza di un maschio che celebra Messa dia fastidio a queste suore, segnalava la Congregazione per la dottrina della fede, anche per un'altra ragione, in quanto - sempre spalleggiate e anzi guidate dalle loro superiori nazionali - hanno adottato un atteggiamento sulle «persone omosessuali» - trattandosi di suore, particolarmente persone lesbiche - che, per usare forse un eufemismo, «non corrisponde all'insegnamento della Chiesa in materia di sessualità umana».

Il cardinale Müller, contestando come provocatoria l'attribuzione del premio alla Johnson, ribadisce che la scelta di chi riceve premi dalle suore in futuro dovrà essere approvata da Roma, e così pure il programma dei convegni annuali della LCWR.

Già prima della pubblicazione dell'intervento del cardinale Müller, le suore - che avevano all'inizio immaginato di poter profittare di vere o presunte aperture del nuovo Pontefice - hanno commentato, deluse, che «Papa Francesco è peggio di Benedetto XVI», tanto più che insiste sul sacramento della Confessione che loro rifiutano radicalmente, e che intendono continuare a promuovere sia la filosofia dell'evoluzione cosciente sia la teologia femminista di suor Johnson. Si tratta ora di vedere quali provvedimenti Roma vorrà prendere rispetto a quello che sembra proprio uno scisma.

Fonte: Massimo Introvigne

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