Cos'è il peccato contro lo "Spirito Santo"?

È un tema antico ma altrettanto misterioso, cos'è davvvero il peccato contro lo Spirito Santo? Il solo, biblicamente parlando, a cui sembra che anche Dio ponga un limite alla sua infinita Misericordia?

Inziamo guardando alla Sacra Scrittura che dice:

«Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.» (Matteo 12, 31-32)

«In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno; sarà reo di colpa eterna.» (Marco 3, 28-29)

 «Inoltre vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato.» (Luca 12, 8-10)

Stando quindi a quanto la stessa Parola di Dio ci rivela c'è un peccato che non sarà mai perdonato e che supera in gravità persino le offese a Dio come la bestemmia o chi attacca il "Figlio dell'uomo".
La Bestemmia a Dio può assumere diverse forme e nel contesto biblico dell'Antico Testamento ha un significato ben diverso da quello che significa oggi per noi, dove bestemmiare Dio è rivolgergli insulti, offese, parolacce.
   Viene detto anche che "chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo gli sarà perdonato".  In questo contesto il Figlio dell'Uomo è Cristo stesso. 

     S. Agostino davanti a questi passi evangelici commentava: “Grande è l’oscurità di questo problema. Perciò chiediamo a Dio la luce per esporlo. Confesso alla vostra carità che in tutte le Sante Scritture non c’è forse un problema più grave e più difficile”. Sembra infatti opporsi alla infinita ed eterna misericordia di Dio. Dio stesso in Cristo ci ha garantito che se vi è pentimento non esiste peccato dai cui non possa liberarci, assolverci, salvarci.

     "Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana." (Is.1,18)

Ecco quindi che, dal momento che Dio è somma Verità, e che come Padre desidera che tutti gli uomini siano salvati, la giusta interpretazione va cercata non in Lui e nei suoi attributi ma proprio nell'uomo, in noi, chiamando in causa quel concetto che passa sotto il nome di "libero arbitrio".

 Dio non s'impone su nessuno. Egli non costringe l'uomo ad amarlo e di conseguenza mette nelle mani dell'uomo stesso un immenso potere, quello definitivo di sceglierLo o rifiutarLo.
 
Con l’espressione «bestemmia contro lo Spirito» non s’intende quindi l’atto di dire alcune parole contro lo Spirito Santo né di fare azioni particolari, ma piuttosto un atteggiamento interiore di opposizione allo Spirito, che può condurre conseguentemente a compiere gesti malvagi o a dire parole menzognere. Quest’atteggiamento è dato dallo spirito umano che si pone contro lo Spirito di Dio cioè contro lo Spirito Santo. Ora lo Spirito Santo è il dono dell’amore misericordioso del Padre ed è lui che rivela la verità salvifica di Gesù nostro unico Salvatore. Quando lo spirito umano assume una posizione contraria all’amore del Padre e alla verità di Cristo, esso cade nella bestemmia contro lo Spirito Santo e commette un peccato imperdonabile.
     La bestemmia contro lo Spirito, il quale, come si è detto, è il Dono dell’amore supremo del Padre e del Figlio, nega o rifiuta precisamente quest’amore e chiude l’uomo in se stesso, nella propria durezza di cuore. Per questa ragione non è perdonabile, non perché Dio non lo voglia o non lo possa perdonare, Lui che è la fonte del perdono, ma perché l’uomo crede di non poter essere perdonato e si rende perciò irraggiungibile e inafferrabile dal perdono divino; resta come totalmente impermeabilizzato all’acqua viva che sgorga dal cuore trafitto di Gesù e, attraverso di Lui, dall’amore infinito del Padre, cioè dallo Spirito Santo.

Vediamo come i dottori della Chiesa e i grandi teologi si sono posti difronte a questo passo biblico:

S. Tommaso riferisce tre interpretazioni, tutte e tre accettabili.

- La prima (Atanasio, Ilario, Ambrogio, Girolamo, Crisostomo): peccati contro lo Spirito Santo sono quelli commessi letteralmente contro lo Spirito Santo, sia che per Spirito Santo si intenda tutta la divinità (il Santo Spirito di Dio), sia la terza Persona divina.

In base a questo si distingue la bestemmia contro lo Spirito Santo da quella contro il Figlio dell’uomo. Il Figlio dell’uomo in quanto tale mangiava, beveva (e per questo lo chiamavano mangione e beone, amico dei pubblicani); ma in quanto Dio, agisce secondo il Santo Spirito di Dio. Perciò coloro che lo bestemmiavano in quanto Dio confondevano le sue opere con quelle di Satana. Si tratta di un peccato imperdonabile non già perché la divina misericordia non lo possa coprire, ma per la perversa cecità e ostinazione nel male di chi lo compie.

- La seconda (S. Agostino): peccato contro lo Spirito Santo è l’impenitenza finale. Pecca contro lo Spirito Santo chi rimane sempre in peccato mortale e non vuole sollevarsi e pentirsi. Gli piace il peccato. Si tratta di un peccato contro lo Spirito Santo perché la grazia e la remissione dei peccati sono opera dello Spirito Santo.

- La terza (Riccardo di S. Vittore): si pecca contro lo Spirito Santo quando si pecca contro la bontà, che è il bene appropriato allo Spirito Santo (come la potenza è appropriata al Padre e la Sapienza al Figlio). Perciò si pecca contro il Padre quando si pecca per fragilità; contro il Figlio quando si pecca per ignoranza; contro lo Spirito Santo quando si pecca per malizia volendo il male per se stesso e disprezzando i mezzi forniti dalla speranza cristiana con i quali lo si poteva impedire.

Abbiamo quindi appreso, seppur da angolazioni diverse, che la radice del peccato contro lo Spirito Santo è nell'uomo e non certo nell'incapacità divina di perdonare. Questo grave peccato non dipende dalla fragilità umana: questo è il suo tratto peculiare e decisivo. Consiste nel rifiuto di Dio, della verità, dell’amore, e quindi anche della grazia. Chi pecca contro lo Spirito preferisce essere condannato piuttosto che riconoscere la paternità di Dio.

Nel Catechismo di Pio X si può leggere: (964) Quanti sono i peccati contro lo Spirito Santo? I peccati contro lo Spirito Santo sono sei: disperazione della salvezza; presunzione di salvarsi senza merito; impugnare la verità conosciuta; invidia della altrui grazia; ostinazione nei peccati; impenitenza finale. (965) Perché questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo? Questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo, perché si commettono per pura malizia, la quale è contraria alla bontà, che si attribuisce allo Spirito Santo.

 il concetto decisivo e terribile qui è quel «si commettono per pura malizia, la quale è contraria alla bontà, che si attribuisce allo Spirito Santo.» Pura malizia: questo è il peccato imperdonabile. E i peccati elencati non sono altro che distinte manifestazioni del medesimo rifiuto di Dio, del medesimo peccato imperdonabile.

Nel tempo la Chiesa cattolica ha sempre confermato questa verità:

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, voluto da Giovanni Paolo II, non dice diversamente:

La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna” (CCC 1864).

E’ a causa della radicalità di questo volontario allontanamento da Dio che S. Giovanni nella sua Prima Lettera scrive: Se qualcuno vede suo fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita; così a quelli che commettono un peccato che non conduce alla morte. Vi è un peccato che conduce alla morte; non è per questo che dico di pregare. Ogni iniquità è peccato; ma ci sono peccati che non conducono alla morte. (5, 16-17)

Pregare per questo peccato significherebbe impetrare un’ingiustizia, significherebbe chiedere a Dio di accogliere chi lo rifiuta. Nella realtà di tutti i giorni, non essendo nostra facoltà giudicare, cioè conoscere con certezza assoluta se un’anima sia buona o cattiva, cosa che spetta a Dio, noi possiamo bensì chiedere a Dio di illuminarla, e di condurla sulla retta via se nel suo intimo è disposta al bene, ma non di trasformarla da cattiva in buona: Dio può tutto, ma non entra mai in contraddizione con se stesso.

Quindi peccare contro lo Spirito significa essenzialmente questo: non amare Dio. Tutti gli altri peccati – che tutti, nessuno escluso, si possono perdonare – quando s’innestano in questo peccato  fondamentale, questo peccato fin da principio che è solo in attesa di maturazione, danno forma alle varie manifestazioni del peccato contro lo Spirito, alle sue personificazioni, per così dire. Quando S. Paolo, per esempio, scrive: O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né gli impuri, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né i cupidi, né gli ubriaconi, né i maldicenti, né i rapaci erediteranno il regno di Dio. (1 Corinzi 6, 9-11) parla appunto di queste personificazioni del peccato contro lo Spirito.

 

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 03 Settembre 2015 23:06
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Admin

Laurea in Teologia Dogmatica presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

Veritas semper una est.

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