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Il dogma del Purgatorio.

Il dogma del Purgatorio.

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Per la dottrina cattolica, il Purgatorio è un luogo dove le anime dei trapassati espiano i propri peccati prima di essere accolte nella gloria del paradiso.

La Sacra Scrittura ci dice: "E' stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio" (Eb 9,27). L'uomo, responsabile di tutte le sue azioni, dovrà presentarsi al tribunale di Dio, giusto giudice, il quale darà a ciascuno secondo le sue opere (Rm 2,6). Lo ha detto chiaramente anche Gesù nella parabola del ricco e del povero Lazzaro: " Il povero morì e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo (cioè in Paradiso); morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'Inferno tra i tormenti..." (Luca 16, 22). Gesù stesso assicurò il buon ladrone, agonizzante come Lui sulla croce, che lo avrebbe portato con Sé in Paradiso quello stesso giorno (Luca 23,43), infatti la sua crocifissione e morte, va contro il comandamento che dice non uccidere, anche se peccatore.

    "E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono [Dn 7,10ss] aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della [3,5 ; 13,8 ;17,8] vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte [1,18+] e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco "(Ap, 20 12-15).

La parola "Purgatorio" viene dal verbo latino “purgare”, che significa "rendere puro", cioè non mescolato o contaminato, e significa "luogo", o “stato” di purificazione. Il Significato è [pur-ga-tò-rio] (pl. m. -rii o -ri; f. -ria, pl. -rie) A agg. raro Che serve a purgare fig. Purificatorio, espiatorio: pene purgatorie.

     I nostri defunti sono persone decedute a noi "care", e che continueremo sempre ad amare (Gv 15,12; 13,34), a rispettare, e a pregare con la funzione di intercessione (2Mac 15,12-13) presso Dio “che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti” (Rt 2,20), affinché Egli vada a donargli la buona novella di salvezza e di liberazione (1Pt 3,19-20), che in (Ct 8,6) spiega per "il regno dei morti": lett.: « še’ol », dimora sotterranea dei defunti; prigioniere da una fiamma divina: l’amore consuma come il fuoco del cielo, come il fulmine ( Nm 11,1 . 3 ; 1Re 8,38 ; 2Re 1,12 ; Gb 1,16 ). Il TM ha: «una fiamma di Yah» ( šalhebetyah ); BJ traduce: «una fiamma di YHWH».

     Paolo dice: e per mezzo di lui "riconciliare" a sé tutte le cose, "rappacificando" (cioè col perdono) con il sangue della sua croce le cose che stanno "sulla terra" e quelle "nei cieli"! (Col 1, 20). Ora la domanda sorge spontanea, perché “nei cieli” hanno bisogno di riconciliazione?

Dio sulla terra ci perdona, ci purifica, ma perché anche nei cieli! e dove? visto che il paradiso è il regno dei cieli!

     Quindi la risposta e, che nei cieli c’è un luogo dove le anime vanno per attendere RICONCILIAZIONE e RIAPPACIFICAZIONE col sangue di Cristo.
La spiegazione della bibbia di Gerusalemme nuovo verbum dice: per mezzo di lui... siano riconciliate tutte le cose: BJ traduce: «e per mezzo di lui riconciliare tutti gli esseri per lui», per mezzo di Cristo e per Cristo, in parallelismo con la fine del v 16. Un’altra interpretazione riferisce eis auton, «a sé», al Padre (cf. Rm 5,10; 2Cor 5,18s). - sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli: questa riconciliazione universale ingloba tutti gli spiriti celesti come tutti gli uomini.

 

Quella parte di cielo quindi è esattamente IL PURGATORIO dove vanno le anime salvate dall'inferno, in attesa di entrare DEFINITIVAMENTE nel regno dei cieli!

Oltre al giudizio subito dopo la morte, la Sacra Scrittura insegna l'esistenza del Paradiso o regno dei cieli, dell'inferno o geenna l'abisso (Lc 8, 31; Ap 17, 8), e del purgatorio anche se in maniera indiretta, cioè con dei passi molto specifici, ammettendo la possibilità di un luogo o stato d'animo di purificazione.

Ma capiamo bene cosa dice la Bibbia:

ABISSO e REGNO DEI MORTI sono palesi davanti al Signore, quanto più i cuori degli uomini! (Pr 15,11). Ma se l'abisso è l'inferno, il regno dei morti sarà sicuramente un regno ossia un luogo dove le anime attendono di essere liberate!
Ecco il CIELO e il CIELO DEI CIELI, l’abisso e la terra sussultano quando egli appare (Sir 16, 18). Il cielo cosa sarà, se il cielo dei cieli è il paradiso!

"E nello spirito ANDÓ" a portare l’annuncio anche alle "anime prigioniere”, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava [2Pt 3,9] nei giorni di Noè [Gen 7,7; 2Pt 2,5], mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua (1Pt 3, 19-20).

     Nel v.19 dice che Gesù ancona non risuscitato dai morti "nello spirito andò" DOVE? ci domandiamo noi, dalle anime prigioniere!
Quindi Gesù si reco in un luogo che non era ne inferi e ne paradiso, e che erano presenti queste anime prigioniere condannate perché non avevano creduto al messaggio di Dio dato a Noè.

E se quel luogo non era ne inferi, e ne paradiso, sicuramente come detto prima, era il purgatorio! La bibbia spiega che per anime prigioniere: sono le anime dei defunti che, puniti al tempo del diluvio, sono però chiamati alla vita dalla «pazienza di Dio» (cf. 4,6). Mt 27,52s contiene un’allusione analoga alla liberazione dei «santi» da parte di Cristo, nel periodo intercorso fra la sua morte e la sua risurrezione, cioè dei giusti che lo attendevano (cf. Eb 11,39-40; 12,33) per entrare al suo seguito nella «santa città» escatologica.

     Continua Pietro dicendo: “ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare [At 10,42 ;2Tm 4,1] i vivi e i morti. Infatti anche ai morti è stata annunciata la buona novella [1Pt 3,19 ss], affinché siano condannati, come tutti gli uomini, nel corpo, ma vivano secondo Dio nello Spirito (1Pt 4, 5-6). Se questi "morti condannati" (cioè anime) che "vivono nello Spirito" quindi non all'inferno e ne in paradiso "secondo Dio" sicuramente staranno in purgatorio! Nel v.6 afferma che anche ai morti viene annunciata la buona novella, cioè quelli che non stanno né all'inferno e né in paradiso.

Quando la bibbia dice: I vivi sanno che devono morire, ma “i morti non sanno nulla”; non c'è più salario per loro, è svanito il loro ricordo (Qo 9,5), è chiaro ed evidente che parla di “mancanza di conoscenza” di quel luogo (1Pt 3,19 ), perché da vivi sapevano dove stavano e che avevano una fine, mentre da morti no, e come un bambino neonato che dopo venuto al mondo non sa nulla di quello che gli succede intorno.
     Spiega la Bibbia Cei che per “i morti non sanno nulla”: come il libro di Giobbe [ Là (nello še’ol) i malvagi cessano di agitarsi, e chi è sfinito trova riposo (Gb 3,17) ] e come molti salmi, anche il libro di Qoèlet testimonia la concezione di una esistenza al di là della morte, ma una esistenza di ombre, prive di vita e di ricordi.


     Gesù nel suo vangelo in molte occasioni parla di condanna (Mc 16,16) che ha in se una pena da scontare ad espiare le sue colpe, e di condanna nella geenna, o inferno viene definito la seconda morte ed è eterna.
    Ma c’è un altro fatto da considerare in questo brano, cioè questi non avendo creduto a Noè, Dio li condannò in quel luogo, e quando Gesù andò nello spirito a portare “l’annuncio” (1Pt 4, 5-6) della “sua parola di verità e di salvezza” (come noi qui in terra abbiamo ”la buona novella”), questi dopo “essersi fidato (1Pt 1,7)” e averlo creduto si salvarono definitivamente, “chi crede in lui non è condannato” (Gv 3, 18), e vuol dire anche che la sua parola ci purifica se la osserviamo sia in cielo così in terra, “dopo aver PURIFICATO le vostre anime con LOBBEDIENZA ALLA VERITÀ (ossia alla buona novella di salvezza) per amarvi sinceramente come fratelli“ (1Pt 1,22), solo allora queste “anime prigioniere” entreranno DEFINITIVAMENTE nel regno dei cieli.

Ma prigioniere da cosa? ci domandiamo noi! Pietro e Paolo dicono da un fuoco nei passi seguenti.
    Affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro destinato a perire e tuttavia "PURIFICATO CON FUOCO", torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo “si manifesterà” (1Pt 1,7), ovviamente per salvarci!
La fede non è solo per i viventi in terra, ma come visto sopra anche per le anime prigioniere nel purgatorio!
     
"Infatti nessuno può porre un fondamento [Is 28,16 ;1Pt 2,4 ;At 4,11-12] diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno [1,8-ss] la farà conoscere, "perché con il fuoco” [Mt 3,11-12p ;1Pt 1,7] si manifesterà, e il "fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno". Se l’opera, che uno costruì sul fondamento, resisterà, costui ne "riceverà una ricompensa". Ma se l’opera di qualcuno finirà bruciata, "quello sarà punito"; "tuttavia egli si salverà", "però quasi passando attraverso il fuoco" (1Cor 3, 11-15).
     Vedete cosa dice il v.14 riceverà la ricompensa, cioè il paradiso, invece il v.15 sarà punito, ma si salverà cioè dall'inferno o seconda morte, passando attraverso il fuoco, che come detto prima (1Pt 3, 19) agiranno come sbarre di prigione, il PURGATORIO!

Altri esempi: "Mettiti [Lc 12,58-59] presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, "e tu venga gettato in prigione". In verità io ti dico: "non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo" (Mt 5, 25-26).
   In quei tempi ben diversi da oggi, il vangelo non era conosciuto da tutto il mondo, quindi quelli ad es. popoli indigeni, pagani ecc. che non conoscevano il messaggio di salvezza, non potevano convertirsi e salvarsi. Quindi era giusto secondo la misericordia di Dio che la buona novella andava predicata in questo luogo o stato d'animo affinché credano e si salvino dall'inferno.

Farò passare questo terzo per il fuoco e [Is 1,25 ;Is 48,10] lo purificherò come si purifica l’argento; lo proverò come si prova l’oro (Zc 13, 9).

Il loro cuore è falso; orbene, “sconteranno la pena” (Os 10, 2).

Samaria "sconterà la sua pena", "perché si è ribellata al suo Dio. Periranno di spada, saranno sfracellati i bambini; le donne incinte sventrate" (Os 14, 1). Quindi “i bambini e le donne incinte” dopo la loro morte dice che “sconteranno la pena”, una pena che li purifica e non li getta nell’inferno!
Può la Misericordia di Dio gettare nell'inferno feti in grembo alle donne e bambini? NO!

     Infatti la parola di Dio dice: Li strapperò di mano agli inferi, li riscatterò dalla morte? Dov’è o morte, la tua peste? Dov’è, o inferi, il vostro sterminio? "La compassione è nascosta ai miei occhi"» (Os 13,14).

"Perciò io vi dico: qualunque peccato [1Tm 1,13 ;1Gv 5,16] e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito [Lc 12,10; Nm 15,30s] Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro [né in questo mondo o età né in quello futuro" (Mt 12, 31-32).

     Il peccato contro lo Spirito Santo, imperdonabile, consiste in quel rifiuto pregiudiziale e cosciente della luce, per cui si giunge ad attribuire a Satana le opere di Dio (cfr. Gv 3,20-21; cfr. 1Gv 5,16). Il peccato contro il Figlio dell’uomo è scusato: probabilmente perché nell’umanità di Gesù la divinità è nascosta, sicché è possibile che il rifiuto sia fatto in buona fede.
Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c'è, prima del Giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,31).

Da questa affermazione si deduce che certe colpe allora possono essere rimesse in questo secolo o mondo, ma certe altre nel secolo futuro. (San Gregorio Magno, Dialoghi, 4, 41, 3: SC 265, 148 (4, 39: PL 77, 396).

Dove il [Is 66,24 ss.] loro verme (verme è simbolo del rimorso) non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato [Lv 2,13ss.; Mt 5,13 ; Lc 14,34 ;Col 4,6] con il fuoco (Mc 9, 48-49).
Ognuno: il codice D e vet.lat. hanno: «Ogni sacrificio». - Il fuoco che «sala» si riferisce sia al castigo che punisce i peccatori conservandoli, sia piuttosto al fuoco che purifica i fedeli (prova, giudizio di Dio) per farne vittime gradite a Dio (cf. Lv 2,13 , a cui fa allusione un’aggiunta del codice D seguito da vet.lat. e volg.: «e ogni vittima sarà salata con sale»). Il v 50 (cf. Mt 5,13 ) sembra sia stato riportato qui per la semplice vicinanza della parola «sale».

     Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il "Signore dei morti" e dei vivi (Rm 14, 9). Signore dei morti è inteso per quelli che ancora non entrano nel regno dei cieli... PURGATORIO! Quelli che vanno all'inferno, non tornano indietro, e non hanno Signori ma solo satana! Quindi quando dice Signore dei morti, e inteso per quelli che non stanno né all'inferno e né in paradiso, ma in purgatorio!

In questo brano vediamo nel v.13-14 addirittura l’apparizione di due defunti “Onia” sommo sacerdote e del profeta “Geremia” che intercede per il popolo di Dio.

     La sua visione era questa: «Onia [m. 2Mac 4,30-38] [3,1-ss], che era stato sommo sacerdote, uomo onesto e buono, modesto nel portamento, mite nel contegno, spedito ed elegante nel parlare, occupato fin dalla fanciullezza in tutto ciò che è proprio della virtù, con le mani protese pregava per tutta la comunità dei Giudei.» [Onia continua a svolgere la funzione di intercessore che già aveva esercitato in vita (3,10s; 4,5)]. Poi, allo stesso modo, “era apparso un uomo distinto” per età senile e maestà, circonfuso di dignità meravigliosa e piena di magnificenza. “Presa la parola”, Onia disse: «Questi è l’amico dei suoi fratelli, che prega molto per il popolo e per la città santa, Geremia, il profeta di Dio». E Geremia stendendo la destra consegnò a Giuda una spada d’oro, pronunciando queste parole nel porgerla: «Prendi la spada sacra come dono di Dio; con questa abbatterai i nemici». (2Mac 15,12-16). Geremia: che ha duramente sofferto per il suo popolo (cf. Ger 11,19 . 21 ; 14,15 ; 18,18s ; 20,1-2 ; 26 ), ne è anche l’intercessore più adatto. Questa funzione attribuita a Geremia e a Onia è la prima testimonianza di una credenza nella preghiera dei giusti defunti per i vivi. Tale convinzione è strettamente connessa con quella della risurrezione (cf. 6-7 ; Sal 16,10 ; 49,16 ).

Concludendo possiamo dire con “la bibbia in mano”, che anche se il termine purgatorio non è specificato biblicamente in senso diretto, ma indiretto, cioè con dei passi molto specifici che abbiamo visto sopra, che l’esistenza del PURGATORIO è accertata, e che la dottrina della Chiesa cattolica vince su quella di chi afferma diversamente.
 

Ultima modifica il Martedì, 28 Aprile 2015 17:03
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Admin

Laurea in Teologia Dogmatica presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

Veritas semper una est.