Gli angeli ribelli.

Molti oggi, anche all'interno della Chiesa e del clero cattolico credono che il demonio sia un nome astratto, cioè intendono per demonio l'as­sieme dei mali che si riscontrano nel mondo. Non credono nel diavolo come una precisa identità spirtuale, di conseguenza diventa difficile credere agli angeli caduti come individualità malvage capaci di intervenire sulla terra e nella vita dell'uomo soprattutto chi vive in stato costante di peccato mortale.
    Il famoso esorcista Don Giuseppe Tomaselli di cui è lo scritto qua sotto ci spiega chi è satana, chi sono gli angeli caduti e come combatterli. 

CHI È SATANA?
Lotta in Cielo.
Iddio creò sterminate schiere di Ange­li, cioè di Puri Spiriti, dotati di grande intelligenza e di forte volontà. Il Cielo si popolò in un attimo di questi esseri beati, che lodavano il Creatore e nello stesso tempo godevano di perfetta felicità.
Gli Angeli sono distribuiti in nove ca­tegorie, o cori; così risulta dalla Sacra Scrittura.
L'Angelo più bello era Lucifero, o Ap­portatore di luce, il quale, per così dire, eclissava gli altri col suo splendore.
Iddio, che è giusto, volle mettere alla prova la fedeltà, esigendo dagli Angeli un atto particolare di umile sudditanza. Secondo S. Tommaso d'Aquino e secondo i più celebri Padri della Chiesa, la prova fu questa: la Seconda Persona Di­vina, il Figlio Eterno del Padre, Gesù Cristo, nella pienezza dei tempi si sarebbe fatto uomo, pur restando vero Dio, e tutti gli Angeli avrebbero dovuto adorarlo, pur vedendolo rivestito di misera carne u­mana.
A noi, esseri inferiori rispetto agli An­geli, non sarebbe costata troppo una si­mile prova; per gli Angeli invece la pro­va fu durissima.
Lucifero, dotato di qualità eccellentis­sime, pensando che un giorno avrebbe dovuto umiliarsi davanti al Figlio di Dio fatto uomo, senti in sé tanto orgoglio da dire: Non lo servirò!... Se si farà uomo, sarò a lui superiore! - Altre schiere di Angeli si unirono a Lucifero, quasi per dare la scalata alla Divinità. Si iniziò la tremenda lotta in Cielo.
Noi sappiamo ciò che avvenne in quel­la lotta, perché Iddio la manifestò al Pro­feta Daniele ed a San Giovanni Evange­lista.
L'Arcangelo San Michele, a capo d'in­numerevoli Angeli, si oppose alla super­bia di Lucifero, dicendo: Chi è come Dio? -
Il Creatore alla fine della lotta inter­venne direttamente; confermò in grazia gli Angeli fedeli e punì i ribelli.

II castigo.
Dio è infinitamente buono ed infinita­mente giusto; dà a ciascuno quello che gli spetta. Verso gli uomini peccatori si com­porta con longanimità, perdonando fa­cilmente le cento e mille volte; agisce in tal modo perché conosce appieno la de­bolezza della natura umana.
Verso gli Angeli mise subito in atto la sua giustizia. Gli Angeli conoscevano la Divinità; dotati d'intelligenza eminente, erano consapevolissimi del male che sta­vano operando; per la qual cosa Iddio in un istante creò l'inferno, luogo di tor­menti, e vi precipitò gli Angeli cattivi.

Lucifero.
Il capo dei ribelli fu Lucifero e quindi divenne il più orribile. Precipitato dal Cielo nell'abisso infernale, è chiamato nella Sacra Scrittura « Satana », che si­gnifica nemico.
Lucifero perdette la sua bellezza, ma non la sua intelligenza e la sua potenza; così pure i suoi seguaci.
Passare dalla somma felicità al som­mo dolore, fu per i demoni il colmo della disperazione. Non potevano rassegnarsi a tanta perdita. L'odio contro la Divinità punitrice cominciò a divorarli; il pen­siero che un giorno gli uomini sarebbero andati in Cielo a prendere il loro posto, li faceva rodere d'implacabile gelosia.
I demoni stabilirono di vendicarsi, non di Dio direttamente, essendo ciò impos­sibile, ma delle sue creature, col tentarle a ribellarsi al Creatore, affinché un gior­no potessero anche loro cadere nell'in­ferno.

OPERA DIABOLICA Un mistero.
Iddio avrebbe potuto rendere impoten­ti i demoni; relegati nell'abisso, non avrebbero potuto nuocere ad alcuno. Dai fatti noi sappiamo che il Signore ha la­sciato una certa libertà a Lucifero ed ai suoi subalterni, libertà limitata, ma ve­ra. Perché Iddio ha fatto così?... E chi può penetrare i misteri dell'Onnipoten­te?... Si può pensare che la Divina Prov­videnza voglia servirsi dell'opera dei de­moni per aumentare in Cielo la gloria dei suoi eletti. Chi infatti è tentato e su­pera la tentazione, guadagna un merito eterno.

La libertà.
Il Signore ha dato all'uomo la volontà libera, capace di determinarsi al bene o al male. Se la volontà si volge al bene, l'uomo merita il premio; se si volge al male, merita il castigo. È la giustizia di Dio che esige questo.
Il demonio ha il potere di suggerire il male, può tentare, ma giammai può co­stringere la volontà altrui a peccare, di­versamente l'uomo non sarebbe libero.
Potere diabolico.
I demoni, essendo puri spiriti, cioè in­telligenza e volontà, sono invisibili; però conoscendo bene gli elementi di cui sono composti i corpi, hanno il potere di agire sulle cose materiali ed anche di prende­re forma sensibile, di uomo, di donna, di animale ecc.

L'Eden.
Dio aveva creato Adamo ed Eva; li aveva posti nell'Eden, o paradiso terre­stre; li aveva arricchiti di doni naturali e preternaturali, con il potere di trasmet­terli ai discendenti. Il Creatore mise alla prova anche Adamo ed Eva, dicendo: Tutto ciò che vedete è vostro; però non dovete mangiare il frutto dell'albero della scienza del bene e del male, che è posto nel centro di questo giardino di delizie. In qualunque giorno lo mangerete, mor­rete. 
Satana, o Lucifero, geloso della feli­cità dei nostri progenitori, mise in atto la sua potenza per far peccare le prime due creature. Un demonio prese forma di serpente ed andò ad attorcigliarsi al tronco dell'albero del frutto proibito. Adamo ed Eva solevano andare a con­templare di tanto in tanto i frutti di quell'albero, ma non osavano toccarli. Un giorno il serpente infernale rivolse loro la parola per tentarli.
Un animale che parli come l'uomo?! Del resto il pappagallo non riproduce la voce umana? Ed il merlo non imita il fischio dell'uomo? Tuttavia, ancorché il serpente non abbia le corde vocali atte a riprodurre la voce umana, quel serpen­te parlò, perché conoscendo il demonio tanti segreti di natura, produsse nell'aria le vibrazioni corrispondenti alla voce del­l'uomo.
Adamo ed Eva non si meravigliarono a sentir parlare un serpente? Non lo sap­piamo.
Del resto erano ancora nello stato di innocenza e forse era la prima volta che vedevano un serpente.
Dunque il demonio rivolse la parola ai nostri progenitori: Se vi piace il frut­to di quest'albero, perché non lo man­giate? È bello allo sguardo e molto soa­ve al gusto!
- Non possiamo - risposero. - Perché non potete?
- Il Signore l'ha proibito. - E perché ve l'ha proibito?
- Non lo sappiamo! Ci ha detto che se lo mangeremo, morremo!
- Questo è falso! Voi non morrete! Iddio vi ha proibito di mangiarlo, per­ché se mangerete di questo frutto, diver­rete simili a Lui! -
La tentazione era troppo forte: dive­nire simili a Dio ... Cambiare la natura umana nella divina ... Non essere più sottoposti a Lui! ... E come in Cielo Lu­cifero voleva divenire simile a Dio, pec­cando di sopraffine superbia, così nel­l'Eden peccarono Adamo ed Eva. Iddio che resiste ai superbi, come punì gli An­geli ribelli, così punì le prime due crea­ture umane, le quali perdettero tanti doni di cui erano state insignite.
Intanto Lucifero cantò vittoria, poiché il Cielo restava chiuso per Adamo ed Eva e per i loro discendenti.
Però il Signore usò misericordia e pro­mise che sarebbe avvenuta la redenzione con l'Incarnazione della Seconda Perso­na della Santissima Trinità.
Il serpente infernale ricevette da Dio una forte maledizione: Porrò inimicizia tra te e la donna, e tra il seme tuo e il seme di lei. Ella ti schiaccerà la testa. - Voleva Iddio far comprendere al demo­nio che sarebbe venuta dalla discendenza di Eva una Donna, contro la quale l'o­pera sua sarebbe stata nulla, anzi Costei gli avrebbe schiacciato il capo. Questa Donna è Maria Santissima, Madre del Redentore. Difatti la Madonna è raffigu­rata con il serpente sotto i piedi.

IL DEMONIO IMPURO. La disonestà.
Il peccato, proprio dell'Angelo, è la su­perbia; infatti per superbia i ribelli del Cielo furono precipitati nell'inferno. Il peccato, proprio dell'uomo, è la disone­stà, poiché il corpo umano tende di con­tinuo ai cattivi piaceri.
Il demonio è consapevole della fragilità umana; sa per esperienza che una catti­va immaginazione, un ricordo, uno sguar­do, una libertà di tatto, una cosa insi­gnificante, può accendere l'impura pas­sione e far peccare.- Stando così le co­se, il nemico delle anime non si dà pace se non riesce a far commettere disonestà. Sa bene il demonio che la purezza è il più grande tesoro delle anime, che gran­de premio è riservato ai cuori puri; per­ciò mette in atto tutte le insidie per fare prevaricare anche le persone più vicine a Dio. Gode quando il corpo umano è pro­fanato dall'impurità, poiché sa che il cor­po è tempio dello Spirito Santo. È bene conoscere dunque le arti del maligno per non cadere in questo peccato.
Il sesto ed il nono Comandamento. Iddio ha dato due comandamenti: «Non commettere atti impuri», cioè portare il massimo rispetto al proprio corpo ed a quello degli altri, e « Non de­siderare la persona di altri », cioè tenere lontani i cattivi desideri.
Il demonio, sapendo che il corpo fa­cilmente s'infiamma d'impurità, va spes­so a soffiare, non materialmente, ma spi­ritualmente. Conosce le ore in cui il cor­po è più disposto a peccare e le circo­stanze particolari che lo commuovono e senza troppa fatica tende il laccio. Il tempo più adatto alla tentazione è: la mattina prima dell'alzata da letto, la se­ra quando si va a riposo ed il pomeriggio nelle prime ore dopo il pranzo. È questo il tempo in cui il demonio fa più strage.
La solitudine.
Il peccato impuro fa vergogna; si suo­le commettere nella solitudine, per sfug­gire allo sguardo altrui.
Ecco in quella camera, in quella cam­pagna, in quel luogo solitario ... un po­vero figlio di Adamo. È solo; attende a qualche leggero lavoro oppure è in ozio. Il demonio coglie l'occasione. Presenta alla fantasia delle immagini provocan­ti ... cose viste e udite. Il corpo si distur­ba. - Ebbene, fa pensare il demonio, perché non metti in atto ciò che pensi? Nessuno ti vede! - Si dovrebbe rispon­dere: Nessuno mi vede? E non c'è Dio qui presente? E non mi vede l'Angelo Custode? Come oserei fare davanti a Dio quello che non farei davanti agli altri? - Se l'anima non è pronta a pregare, a cercare un'onesta compagnia per distrar­si ... subito cede alla tentazione. Il demo­nio allora se ne ride! - Sei caduta, o anima! Vedrai quante altre volte ti farò cadere! Sei sulla via della perdizione eterna! Un giorno mi farai compagnia nell'inferno! Sapessi quanti si trovano già negli abissi infernali per l'impurità!


L'ozio.
Diceva S. Giovanni Bosco ai suoi gio­vani: Non state mai in ozio! Fate in mo­do che il demonio vi trovi sempre occu­pati! Se state in ozio, verrà il demonio a farvi lavorare! -
Quando si sta in ozio, è facile essere tentati e cadere. Il demonio non riesce a vincere facilmente chi è applicato a lavori pesanti o seri. Quando la mente è occupata, raramente fa breccia il ten­tativo del nemico spirituale.
La cattiva compagnia.
Il demonio è brutto assai. Se si pre­sentasse in forma umana e dicesse a qualcuno: Pecca d'impurità! - forse nessuno oserebbe peccare. Conoscendo ciò, egli si serve dei suoi aiutanti, i quali fanno benissimo le sue parti.
Servi del demonio impuro sono i cat­tivi compagni, che si avvicinano con la scusa della parentela, dell'amicizia e del­la convenienza. Ecco un'anima pura! Le si avvicina una persona amica, la quale ha nel cuore l'impurità. Il demonio met­te in mente a costei di fare un discorso disonesto ... poi fa dare un cattivo sug­gerimento ... poi una forte provocazione. L'anima è caduta. Il cacciatore infernale ha ottenuto il suo scopo.
Il fidanzamento è necessario al matri­monio. Il demonio impuro sta in aggua­to contro i fidanzati, perché comprende la delicata situazione. In un attimo di poca vigilanza, in un momento di tra­scuratezza da parte dei parenti, il tetribile cacciatore di anime getta nel fango due gigli.
Il cuore dell'uomo è debole; il cuore della donna è debolissimo. Il demonio provoca un incontro ... una visita ... fa scambiare un sorriso ... lavora nella fan­tasia; alla fine, dà un potente assalto e trascina all'impurità.
Se si fosse più vigilanti contro le in­sidie diaboliche, quanti peccati si evite­rebbero, quante lacrime di meno si ver­serebbero, quante anime sfuggirebbero all'eterna dannazione!


I libri.
Iddio dà delle attitudini speciali. Uo­mini e donne, dotati d'intelligenza par­ticolare, riescono a comporre libri. Si do­vrebbe trafficare in bene il talento rice­vuto da Dio.
Sapendo il demonio il male che il libro cattivo produce, suggerisce nella mente a qualche scrittore: Vuoi guadagnare denaro? Desideri che i tuoi scritti siano letti? Componi un romanzo pornografi­co! Tratta argomenti impuri! Rappre­senta al vivo la disonestà! Vedrai come circolerà il tuo libro! Ti aiuterò io nella diffusione!
L'infelice scrittore mette su un roman­zo; vi riversa l'impurità che ha nel cuo­re. Il nuovo libro è letto con avidità; le passioni sono accarezzate; giovanotti, si­gnorine ed anche adulti ... dopo aver letto le pagine di fango, raccontano ad altri le impressioni ricevute; altri anco­ra s'invogliano a leggere il romanzaccio. Quanta strage! Il demonio impuro rac­coglie messe abbandonate.
Povere anime, redente dal Sangue di Gesù Cristo, non vi accorgete che Sata­na vi trascina alla perdizione?
Se qualcuno, sentendo il rimorso della cattiva lettura, pensa di distruggere il cattivo romanzo, subito il demonio sug­gerisce: Vorresti bruciare quel libro? Ma perché? Hai speso tanto denaro per pro­curartelo! Invece di bruciarlo, conservalo e non lo leggerai! - Conservarlo? L'anima non si accorge dell'inganno. Il demonio non dorme; sa che quel roman­zo lo aiuta a rovinare i cuori e perciò sta in agguato. Il libro conservato oggi, do­mani sarà letto da qualche altro della famiglia; in momento opportuno lo farà riprendere a chi l'aveva conservato.
Ecco il lavoro che compie Satana! Un libro cattivo è un demonio impuro in attività. Giustamente diceva uno di santa vita: Ogni libro immorale che si distrugge, è un demonio che si ricaccia nell'inferno!

 
I divertimenti mondani.
Il mondo è un ammasso d'iniquità; i demoni impuri ad eserciti vagano per ra­pire il giglio della purezza agl'innocenti e per fare moltiplicare le disonestà ai depravati. Si può dire che nel mondo tutto concorre ad aiutare l'opera dia­bolica.
Quello che il diavolo fa con lo scrittore del romanzo pornografico, lo fa pu­re con i giornalisti immorali, con i pro­duttori di pellicole invereconde, con gli artisti teatrali, con i proprietari delle case di peccato, con i sostenitori di sale da ballo, ecc.... Il demonio suggerisce: Mettete su questi divertimenti! Il pub­blico accorrerà numeroso! Guadagnerete molto denaro! Date a tutti il pascolo del piacere passionale!
Chi può misurare le disonestà che com­mettono - gli spettatori di un film scan­daloso o di un varietà? Chi può contare le anime che perdono la purezza in certe sale da ballo? Chi è capace di numerare le vittime delle impurità nella stagione dei bagni? Tanto male si compie perché i demoni impuri accorrono numerosi in questi luoghi. Oh! se si potessero vedere con gli occhi del corpo i diavoli che as­sediano i luoghi dei divertimenti pro­fani, forse tutti gli spettatori scappe­rebbero! Giustamente dice Gesù: Guai al mon­do per i suoi scandali! 
Il matrimonio.
L'ultimo dei Sacramenti è il matrimo­nio. In virtù di questo Sacramento, Iddio dà all'uomo ed alla donna la grazia di convivere santamente e di educare cri­stianamente i figliuoli. Nello stato ma­trimoniale c'è pure da osservare la virtù della purezza e chi non l'osserva secon­do la legge prescritta da Dio, pecca gra­vemente. Il demonio dell'impurità lavo­ra molto su questo argomento, per pri­vare gli sposi delle grazie divine e per rovinarli eternamente. La Santa Chiesa, consapevole di ciò, quando benedice i novelli sposi, rivolge al Signore questa preghiera per la donna: O Dio, che col potere della tua virtù hai fatto il tutto dal nulla, concedici che il demonio, au­tore di prevaricazione, non rubi a que­sta donna nessuno dei suoi atti!


RESISTENZA: Mezzi.
Nella lotta corporale si adoperano mez­zi materiali: la spada, il fucile, ecc. Nel­la lotta contro il demonio non valgono le armi materiali. È necessario ricorrere a mezzi spirituali. Tali sono la preghiera e la penitenza.


La calma.
Nelle tentazioni impure la prima cosa da farsi è il mantenere la perfetta calma di mente. Il demonio cerca di portare il turbamento per far cadere più facilmen­te. Bisogna mantenersi nella serenità, pensando che finché la volontà è contraria alla tentazione, non si commette peccato; giova pensare pure che il demo­nio è come un cane attaccato alla cate­na, il quale può abbaiare ma non mor­dere.
Il fermarsi a contemplare la tentazio­ne o preoccuparsi, non fa altro che ren­dere peggiore la situazione. Distrarsi su­bito, occuparsi di qualche cosa, cantare qualche lode sacra. Questo mezzo d'or­dinario è sufficiente a smorzare la ten­tazione e mettere in fuga il demonio.


La preghiera.
Non sempre basta la distrazione; oc­corre la preghiera. Con l'invocazione del­l'aiuto di Dio aumenta la forza della vo­lcntà e facilmente si resiste al demonio.
Suggerisco qualche invocazione: Dallo spirito di fornicazione, liberami, o Signo­re! - Dalle insidie del diavolo, libera­mi, o Signore! - O Gesù, mi chiudo nel tuo Cuore! Maria Santissima, mi metto sotto il tuo manto! Angelo mio Custode, aiutami nella lotta!
L'Acqua Benedetta è mezzo potente per mettere in fuga il demonio. Perciò nella tentazione è utile fare il segno del­la croce con l'Acqua Benedetta.
Le pie riflessioni giovano a certe ani­me per superare la mala tentazione: Dio mi vede! Potrò morire subito! Questo mio corpo andrà a marcire sotto terra! Questo peccato, se lo faccio, apparirà al Giudizio Universale davanti a tutta la umanità!

La penitenza.
Alle volte non basta la sola preghiera; ci vuole altro e cioè la mortificazione o penitenza.
- Se non farete penitenza, dice Gesù, vi dannerete tutti! - Penitenza signi­fica imporsi dei sacrifici, delle rinunzie volontarie, soffrire qualche cosa, per te­nere a freno le passioni corporali.
Il demonio impuro fugge davanti alla penitenza. Perciò chi è fortemente tentato, faccia qualche penitenza speciale. Non si creda che la penitenza accorci la vita o guasti la salute; invece è il vi­zio impuro che logora l'organismo. I San­ti più penitenti sono vissuti più a lungo. I vantaggi della penitenza sono diver­si: l'anima resta inondata di gioia pura, sconta i peccati, attira gli sguardi mise­ricordiosi di Dio e mette in fuga il de­monio.
Può sembrare un'esagerazione darsi alla dura penitenza; ma per certe anime è un assoluto bisogno.
- È meglio, dice Gesù, andare in Pa­radiso con un occhio, con una mano, con un solo piede, cioè sottoporsi a grandi sacrifici, anziché andare all'inferno con tutti e due gli occhi, con le due mani ed i due piedi.


Una tentazione.
A proposito di tentazione e di peniten­za riporto un esempio di Santa Gemma Galgani. Ecco la narrazione da lei stessa fatta: Una notte mi sentii presa da una forte tentazione. Uscii di camera e an­dai dove nessuno potesse vedermi o sen­tirmi; presi la corda, che ogni giorno porto sino a mezzogiorno; la riempii tut­ta di chiodi e poi me la legai tanto stret­tamente ai fianchi, che alcuni chiodi mi entrarono nella carne. Il dolore fu così forte, che non potei resistere e caddi a terra. Trascorso un po' di tempo, mi ap­parve Gesù. Oh, com'era contento Gesù! Mi sollevò da terra, mi allentò la cor­da, però me la lasciò ... Poi gli dissi: Ge­sù mio, dove eri tu, quando mi sentivo tentata in quel modo? - E Gesù rispo­se: Figlia mia, ero con te, e molto vicino. - Ma dove? - Nel tuo cuore! - Oh, Gesù mio, se tu fossi stato con me, non avrei avuto simili tentazioni! Chi sa, Dio mio, quanto ti avrò offeso? - Forse tu ne avevi piacere? - Dolore immenso in­vece ne avevo. - Consolati, figlia mia, non mi hai offeso per niente! -
L'esempio dei Santi sia di sprone a tutti a fare penitenza.


La Confessione.
Se grande è la strage che mena Sata­na nel campo della purezza, non è mol­to inferiore quella che compie nel far profanare il Sacramento della misericor­dia di Dio, cioè la Confessione. Sa il de­monio che, commesso un grave peccato, non resta altra strada di salvezza che la Confessione. Perciò si affatica affinché l'anima peccatrice non vada a confes­sarsi, oppure affinché nella Confessione taccia qualche peccato mortale, oppure affinché, pur confessandosi, non abbia il vero dolore, unito al proponimento di fuggire le occasioni gravi di peccato.


I GIUSTI TENTATI: I Turbamenti.
Il demonio gode quando può disturba­re i buoni; uno dei principali assalti è il turbamento, cioè l'inquietudine della co­scienza. Il turbamento spirituale è come una nebbia attorno all'anima. Si procu­ri di non turbarsi mai.
Il demonio suole disturbare le anime buone con i dubbi contro la fede, per fa­re comprendere che è inutile il sacrificio e la preghiera, poiché forse Dio non esi­ste e non ci sarà un'altra vita; fa pen­sare che l'Ostia Consacrata non è Ge­sù ... Non è rara questa tentazione, an­che nelle anime elette. Santa Teresa del Bambino Gesù era assalita dal demonio su questo argomento; fu costretta a scrivere il « Credo », firmarlo col proprio sangue, portarlo sul petto e rinnovare così gli atti di fede ad ogni palpito del suo cuore.
Gli assalti diabolici contro la fede si superano disprezzandoli e dicendo di tan­to in tanto: Gesù, ti amo e credo quanto tu hai rivelato. -
Gesù tentato.
Il demonio assale tutti; tentò anche Gesù Cristo. Non era possibile che Gesù peccasse; sarebbe stato un assurdo; pec­care significa offendere Dio, e Gesù, Dio-uomo, non avrebbe potuto offendere se stesso! Tuttavia Gesù Cristo permise che Satana lo tentasse, per farci com­prendere che il demonio non risparmia nessuno e per insegnarci il modo con cui vincere le tentazioni. Ecco il testo del Vangelo:
- Gesù, ripieno di Spirito Santo, si partì dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto, dove, per quaranta giorni fu tentato dal diavolo. In quei giorni non mangiò niente; ma al loro termine ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: Se tu sei il Figlio di Dio, di' a que­ste pietre che diventino pane. - E Gesù gli rispose: Sta scritto: L'uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola di Dio. - Il diavolo allora lo portò sopra un alto monte e, mostrandogli in un at­timo tutti i regni della terra, gli disse: Io ti darò tutta questa potenza e la glo­ria di questi regni, perché a me sono sta­ti dati, e li dono a chi voglio. Se tu dun­que ti prostri ad adorarmi, sarà tutto tuo. - E Gesù rispose: Sta scritto: Ado­rerai il Signore Dio tuo e servirai a lui solo. - Il diavolo lo portò a Gerusalem­me e, posatolo sul pinnacolo del Tempio, gli disse: Se tu sei il Figlio di Dio, get­tati giù, perché sta scritto: Egli ha ordi­nato ai suoi Angeli di proteggerti ed essi ti sosterranno colle loro mani, affinché non urti il piede in qualche sasso. - Ma Gesù rispose: Sta scritto: Non tenterai il Signore Dio tuo. - E il diavolo, finito che ebbe di tentarlo, si allontanò da lui; dopo vennero gli Angeli a servirlo.


San Pietro e San Paolo.
Le due colonne della Chiesa Cattolica sono S. Pietro e S. Paolo. Costoro non furono risparmiati da Satana, anzi ne fu­rono un grande bersaglio.
Gesù infatti disse: Satana ha doman­dato di crivellarvi come il frumento; ma io ho pregato per te, o Pietro, affinché non venga meno la tua fede. E quan­do tu ti rimetterai, conferma i tuoi fra­telli. -
Sappiamo che S. Pietro fu tentato per mezzo di una serva e per tre volte rin­negò Gesù Cristo. Dopo se ne pentì e pianse amaramente.
S. Paolo predicava, convertiva i paga­ni, affrontava con gioia ogni tormento, ancora vivo fu trasportato a contempla­re il Paradiso sino al terzo Cielo e poté vedere la felicità che Iddio riserva a co­loro che lo amano. Con tutto ciò, non fu lasciato libero dal maligno. Il demonio lo assaliva potentemente, tanto che egli ebbe a dire: Il servo di Satana mi schiaf­feggia. Per la qual cosa continuamente ho pregato il Signore affinché si allon­tanasse. Ma il Signore mi disse: Paolo, ti basta la mia grazia, poiché la potenza divina si attua nella debolezza umana. -
Giuda Iscariota, Apostolo di Gesù, fu tentato dal demonio in modo tremendo. Avendo Satana conosciuto che egli era inclinato all'attacco al denaro, poco per volta lo convinse a tradire lo stesso Ge­sù Cristo. Dice il Santo Vangelo che do­po l'ultima Cena fatta dal Signore con gli Apostoli, Satana entrò nel cuore di Giuda. Questi rimase accecato dagli in­ganni diabolici e si presentò ai nemici di Gesù per accordarsi sul modo di conse­gnarlo a loro. Per trenta denari lo tradì. Dopo se ne pentì, ma non pensò a rimet­tersi come San Pietro, bensì si disperò ed andò ad impiccarsi.
Come si vede, Satana è potente e non teme di assalire anche le persone più sante.
Sant'Antonto Abate. Giovane ventenne, Sant'Antonio, ven­dette quanto possedeva, lo diede ai po­veri ed andò nel deserto a far penitenza. Prevedendo il demonio che egli si sareb­be santificato, cominciò a tentarlo, dap­prima in modo invisibile e poi visibil­mente.
Un giorno il demonio prese la forma di un negro bruttissimo e si gettò pian­gendo ai piedi dell'eremita. - Chi sei tu? - chiese il Santo. - Chi sono? Il demonio dell'impurità. Ho ingannato e sedotto molti Cristiani; da te però mi vedo vinto. - Si vede che sei molto de­bole! Di te non ho paura, poiché il Si­gnore mi difende sempre. - A queste parole il negro sparì.
Un'altra volta il demonio si presentò con delle verghe e batté a lungo Sant'An­tonio. Il Santo disse: Io non ti temo, o Satana, ti sfido! - Irritato il demonio, assalì la grotta dell'eremita. In un istan­te la grotta si riempì di animali di di­verse specie: leoni, orsi, serpenti, scor­pioni. Il Santo se ne stava con il cuore elevato a Dio e diceva ai demoni: Dove­te essere molto deboli e vili, poiché ve­nite in tanti contro di me solo! - Detto ciò, vide risplendere nella grotta una lu­ce celeste e quella squadra di mostri in­fernali scomparve.
In una visione Iddio fece vedere a San­t'Antonio tutto il mondo coperto di lacci e di trappole tese dal demonio. Impres­sionato, il Santo chiese a Dio: Come si possono evitare tanti inganni di Sata­na? - Iddio rispose: Antonio, con la sola virtù dell'umiltà. -
Molti altri uomini si unirono a San­t'Antonio per fare vita eremitica. Il San­to parlava spesso a costoro delle insidie del nemico delle anime e diceva: Le armi per vincere il demonio sono: la vita pura, la preghiera, il digiuno, il segno della Croce e il disprezzo delle tentazioni.


Santa Gemma.
Tra le Sante che in questo secolo han­no illuminato la Chiesa di Gesù Cristo, è da mettere Santa Gemma Galgani, ver­gine lucchese. Gesù la ricolmò di specia­lissimi favori, apparendole di continuo, istruendola nell'esercizio delle virtù e confortandola con la compagnia visibile dell'Angelo Custode.
Il demonio si rodeva di furore contro la Santa; avrebbe voluto impedire l'ope­ra di Dio; non riuscendo, tentava di di­sturbarla e d'ingannarla. Gesù preavvisò la sua Serva: Sta' in guardia, o Gemma, perché il demonio ti farà grande guer­ra. - Il demonio infatti le si presentava in forma umana. Tante volte egli la batté fortemente con un grosso bastone o con dei flagelli. Santa Gemma non di raro cadeva a terra per il dolore e, narrando il fatto al suo Direttore Spirituale, dice­va: Come batte forte quel brutto chiap­pino! Il peggio è che mi picchia sempre in un posto e mi ha prodotto una larga ferita! - Un giorno che il demonio l'a­veva conciata bene a furia di botte, la Santa pianse assai.
Narra essa nelle sue Lettere: « Dopo che il demonio partì, andai in camera; mi sembrava di morire; giacevo a terra. Gesù subito venne ad alzarmi; dopo mi prese in braccio. Che momenti! Soffri­vo ... ma godevo! Come ero felice! ... Non so spiegarlo! Quante carezze mi fece Gesù! ... Anche mi baciò! Oh, il caro Gesù, quanto si è umiliato! Pare im­possibile. -
Il demonio, per distoglierla dalla vir­tù, finse di essere il suo Confessore ed an­dò a mettersi nel confessionale. La San­ta apriva la sua coscienza; ma si accor­se dai consigli che quel tale era il demo­nio. Invocò fortemente Gesù e il mali­gno sparì.
Più di una volta il demonio prese le sembianze di Gesù Cristo, ora flagellato ed ora messo in Croce. La Santa s'ingi­nocchiava a pregarlo; però da certe smor­fie che vedeva fare e da certe parolacce, capiva non essere quegli Gesù. Allora si rivolgeva a Dio, aspergeva un po' di Ac­qua Benedetta e subito spariva il nemico nell'anima sua. Un giorno si lamentò col Signore: Vedi, Gesù, come mi inganna il demonio? Come potrei conoscere se sei tu o è lui? - Gesù rispose: Allorché ve­di le mie sembianze, dici subito: Bene­detto Gesù e Maria! - ed io ti rispon­derò allo stesso modo. Se sarà il demo­nio, non pronunzierà il mio nome. - Di­fatti la Santa, all'apparire delle sem­bianze del Crocifisso, esclamava: Bene­detto Gesù e Maria! - Quando era il demonio a presentarsi in tale forma, la risposta era: Benedetto... - Scoperto, il diavolo spariva.
La Santa fu presa d'assalto dal demo­nio della superbia. Vide una volta attor­no al suo letto una schiera di bimbi e di bimbe, in forma di angioletti, con una candela accesa in mano; tutti s'inginoc­chiarono per adorarla. Satana avrebbe voluto farla montare in superbia; la San­ta si accorse della tentazione e chiamò in aiuto l'Angelo del Signore, il quale, emesso un leggero soffio, fece sparire tutto.
Un fatto, degno di essere conosciuto, è il seguente. Il Direttore Spirituale, Pa­dre Germano, Passionista, aveva ordina­to alla Santa di scrivere in un quaderno tutta la sua vita, sotto forma di Confes­sione generale. Ubbidiente Santa Gem­ma, sebbene con sacrificio, scrisse quan­to d'importante ricordava della vita tra­scorsa. Poiché il Padre Germano era a Roma, la Santa conservò, stando a Luc­ca, il manoscritto dentro un cassetto e lo chiuse a chiave; a tempo opportuno l'avrebbe dato al Direttore Spirituale. Prevedendo il demonio quanto bene avrebbe fatto quello scritto alle anime, lo prese e lo portò via. Quando la Santa andò a prendere il quaderno scritto, non avendolo trovato, chiese alla zia Cecilia se l'avesse preso essa; essendo negativa la risposta, la Santa capì trattarsi di uno scherzo diabolico. Infatti una notte, mentre pregava, le apparve il demonio furibondo, pronto a batterla; ma Dio quella volta non lo permise. Il brutto le disse: Guerra, guerra al tuo Direttore Spirituale! Il tuo scritto è nelle mie ma­ni! - e se ne andò. La Santa mandò una lettera al Padre Germano, che non si meravigliò dell'accaduto. Il buon Sacer­dote, stando a Roma, si recò in Chiesa per cominciare gli esorcismi contro il de­monio, in cotta e stola e con l'asperso­rio dell'Acqua Benedetta. L'Angelo Cu­stode gli si presentò sensibilmente. Il Pa­dre gli disse: Conducimi qua quella brut­ta bestia, che portò via il quaderno di Gemma! - Subito comparve davanti a P. Germano il demonio. Per mezzo degli esorcismi lo conciò per bene e poi gli or­dinò: Rimetti il quaderno là dove l'hai preso! - Il demonio dovette ubbidire e si presentò alla Santa con il quaderno in mano. - Dammi il quaderno! - dis­se Gemma. - Non te lo vorrei dare! ... Ma sono costretto! - Allora il diavolo cominciò a contorcere il quaderno, bru­ciando con le mani i margini a molti fogli; si diede poi a sfogliarlo, lasciando le impronte digitali su tante pagine. Alla fine consegnò il manoscritto. Questo qua­derno oggi trovasi presso i Padri Passio­nisti a Roma, nella Casa della Postula­zione, attigua alla Chiesa dei Santi Gio­vanni e Paolo. Ai visitatori si lascia ve­dere. Lo scrivente ha potuto averlo tra le mani e leggerlo in parte. Il contenuto di questo quaderno è già pubblicato sot­to il titolo di «Autobiografia di S. Gem­ma». Vi si trovano delle pagine fotogra­fate, riportanti le impronte digitali del demonio.


L'ULTIMO ASSALTO In punto di morte.
Durante la vita noi non siamo lasciati in pace da Satana; in punto di morte gli assalti infernali s'intensificano.
D'ordinario il demonio lavora attorno ai moribondi in modo invisibile; spinge i buoni alla disperazione, portando loro innanzi le miserie commesse in vita, in­grandendole; spinge i cattivi alla be­stemmia o all'indifferenza, suggerendo che non c'è un'altra vita e che è cosa ri­dicola il confessarsi.
Alle volte il demonio si presenta visi­bilmente, per riuscire meglio nel suo scopo.


San Martino.
Era sul letto di morte San Martino. Egli aveva trascorsa la vita nell'eserci­zio della mortificazione e in opere di be­ne; non aveva da paventare il giudizio di Dio. Infatti era tranquillo. I discepoli che lo assistevano, pregavano per lui.
Il demonio volle tentarlo prima di mo­rire e gli si presentò in forma sensibile. San Martina lo guardò con occhio di di­sprezzo e poi gli disse: Perché sei venu­to, o infernale nemico? ... Che cosa a­spetti? ... In me non trovi niente di funesto che abbia fatto! - E mentre diceva questo, l'anima sua lasciava la ter­ra e dagli Angeli veniva portata a Dio.


Un fatto.
Nella storia dei Santi la comparsa del demonio non è rara, specialmente nella ultima ora della vita. Ma anche alle ani­me pie può accadere lo stesso.
Alcuni anni fa era in fin di vita una mia parente intima, sorella di mio pa­dre. Da bambina sino ad età avanzata aveva servito Dio nello stato di vergini­tà; frequenza quotidiana alla Santa Co­munione, opere di carità e di apostolato, formavano la sua gioia. Mancavano po­che ore per morire; era in perfetta luci­dità di mente. Invidioso Satana di que­st'anima, mandò alcuni suoi seguaci per disturbarla.
Si presentarono attorno al letto di­versi demoni, in forma paurosa. La mo­rente chiamò subito le mie sorelle, le quali accorsero; disse loro: Per carità non mi lasciate sola! Come sono brutti questi demoni! Pregate, pregate per me! -
Una delle sorelle corse a prendere l'Ac­qua Benedetta ed asperse il letto; poi mise vicino un'immagine della Madonna; l'altra sorella pregava con fede.
I demoni non poterono più resistere ed alla fine partirono. La moribonda, prese la mano di mia sorella e disse: In questo momento se ne sono andati ... Come sono contenta! ... Il più grande favore che voi nipoti mi abbiate potuto fare in vita è stato questo. - Dopo qual­che ora, moriva.


Nel carcere.
Il seguente fatto avvenne diversi anni or sono in Sicilia, e precisamente nella Casa Penale di Nicosia. Lo raccontò a me personalmente il Maresciallo del car­cere, testimonio oculare. Sono ancora vi­vi altri testimoni oculari.
In una cella c'era un detenuto che aveva commesso sette omicidi. L'anima dell'infelice era in disgrazia di Dio. In certe occasioni tanti carcerati si confes­savano e si comunicavano; l'indurito o­micida non voleva saperne di Sacramen­ti. Si avvicinò anche per lui la fine della vita. Una settimana prima di morire la cella del detenuto sembrò assalita dai demoni. L'omicida urlava di spavento continuamente: Che cose orribili vedo mai! Come sono brutti questi mostri! Aiuto! Aiuto! - Il Direttore del carcere ed il Maresciallo, credendo che il dete­nuto fosse in preda alla nevrastenia, lo sottoposero ad un'accurata visita medi­ca. Il dottore assicurò che l'organismo era normale e che quanto avveniva non poteva essere effetto di nervi indeboliti.
Passarono alcuni giorni in tale stato. Intanto le carni dell'omicida apparivano strane, con delle chiazze nere. Dopo una settimana di sofferenze fisiche e morali, il detenuto moriva, rifiutando gli ultimi Sacramenti.
Il cadavere fu adagiato sulla branda dentro la cella. Per qualche ora nessuno rimase nella cella, essendosi ritirati i su­periori del carcere per disporre l'occor­rente per il trasporto del cadavere.
Dopo circa un'ora, rientrarono nella cella il Direttore, il Maresciallo ed alcu­ni custodi. Quale non fu la loro meravi­glia a vedere là dentro due gattoni neri, grossi come due cani, avventati contro il cadavere dell'omicida. Con le zampe e con i denti cercavano di sventrare il morto. I presenti non sapevano spiegar­si come mai avessero potuto penetrare là dentro quelle due bestiacce, stranissime. Da dove sarebbero potuto entrare? Gri­dando e minacciando, i convenuti riu­scirono a mettere in fuga i due gattoni, i quali scapparono per la porta della cel­la. Il corridoio attiguo era custodito dai vigili; presso i diversi cancelli c'erano le guardie. Il Direttore chiese subito: Ave­te visto due grossi gatti neri, che son passati proprio adesso di qua? - Nessu­no ha visto niente! -
Le due bestiacce com'erano piombate improvvisamente nella cella dell'omici­da, così improvvisamente erano sparite. Niente di difficile che siano stati due demoni.


LA FINE DEL MONDO

All'avvicinarsi della fine del mondo, i demoni lavoreranno con maggiore inten­sità a rovina delle anime. Questo risulta dalle parole di Gesù Cristo: Allora sor­geranno falsi cristi e falsi profeti e fa­ranno tali prodigi da sedurre, se fosse posibile, anche gli eletti.-
Man mano che si avvicinerà il giorno del Giudizio Universale, le sofferenze dell'umanità aumenteranno. I dolori di quei giorni, dice Gesù, saranno tali, quali mai sono stati da che il mondo esiste. -
Satana, approfittando di ciò, manderà i suoi demoni sulla terra per spingere gli uomini alla bestemmia contro la Di­vinità, per togliere o diminuire la fede. Inoltre Satana susciterà degli uomini mal­vagi e darà loro tanta potenza da fare operare cose meravigliose. Tanti, sedotti, si allontaneranno da Gesù e seguiranno l'anticristo. Sarà quella la lotta finale. - Chi avrà perseverato, dice Gesù, sino alla fine, questi sarà salvo. 
Avvenuta la risurrezione universale, tutta l'umanità comparirà davanti a Gesù Cristo Giudice. La schiera dei buoni sarà alla destra; quella dei cattivi alla sinistra. Gli Angeli, guardando gli eletti potranno dire con gioia: Eternamente voi starete con noi in Cielo. - I demoni circonderanno i dannati e diranno: An­che voi avete perduto Dio... -
Il Giudice supremo pronunzierà l'eter­na sentenza per i buoni. Ai dannati di­rà: Andate, o maledetti, nel fuoco eter­no, preparato a Satana ed a tutti i suoi seguaci! -
Oh, come si addoloreranno quel gior­no tutti i cattivi! Come malediranno i demoni tentatori! Ma a niente gioverà questo. Dovranno dire: Ci siamo danna­ti, ma la colpa è stata nostra. Conosce­vamo che il demonio ci tentava e l'ab­biamo seguito volontariamente. In eter­no ne porteremo la pena!

Ultima modifica il Mercoledì, 26 Novembre 2014 11:50
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Admin

Laurea in Teologia Dogmatica presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

Veritas semper una est.

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