Importanti precisazioni sulla carità

A proposito della carità...

Gesù dice nel s. Vangelo (Matteo 22:37s) ... “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.” E ancora (Matteo 10:37s) “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”. (Luca 14:26) “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo......”


Cosa significa quello che ci sta dicendo Gesù riguardo alla carità? Diciamo subito che allorché Gesù afferma che dobbiamo odiare i parenti vuole dire che dobbiamo amarli meno di Lui; spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1822 :
“La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso...” Il Catechismo tridentino afferma al n. 249 “Siccome la carità con cui amiamo Dio è la più grande, ne segue che la contrizione deve portar con sé un veementissimo dolore di animo. Se dobbiamo amare Dio sopra ogni cosa, dobbiamo anche detestare sopra ogni cosa ciò che da lui ci allontana. Giova qui notare che la Scrittura adopera i medesimi termini per esprimere l'estensione della carità e della contrizione. Dice infatti della carità: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore" (Dt 6,5; Mt 22,37; Mc 12,30; Lc 10,27); della seconda il Signore dice per bocca del profeta: "Convertitevi con tutto il vostro cuore" (Gl 2,12). In secondo luogo, come Dio è il primo dei beni da amare, così il peccato è il primo e il maggiore dei mali da odiare. Quindi, la stessa ragione che ci obbliga a riconoscere che Dio deve essere sommamente amato, ci obbliga anche a portare sommo odio al peccato. Ora, che l'amore di Dio si debba anteporre a ogni altra cosa, sicché non sia lecito peccare neppure per conservare la vita, lo mostrano apertamente queste parole del Signore: "Chi ama suo padre o sua madre più di me, non è degno di me" (Mt 10,37); "Chi vorrà salvare la sua vita, la perderà" (Mt 16,25; Mc 8,35). Notiamo ancora che alla carità, secondo san Bernardo, non si può prescrivere ne limite ne misura, perché la misura di amare Dio è di amarlo senza misura (De dilig. Deo, 1, 1). Perciò non si deve porre limite alcuno alla detestazione del peccato.” Dice il famoso teologo morale Prummer (Prummer “Manuale theologiae moralis”, Friburgi 1961, v. I, p. 399) che la carità deve essere “appretiative” summa, cioè dobbiamo stimare Dio più di ogni creatura sicché dobbiamo essere pronti a perdere tutto il mondo (cioè noi stessi, la nostra famiglia, i nostri amici etc. ...insomma tutto il creato! ) piuttosto che peccare; in questo senso si afferma che dobbiamo amare Dio al di sopra di tutto.

È infatti una terribile ingiuria che facciamo a Dio l'anteporre a Lui, che è infinito, una qualsiasi creatura. Non è necessario, invece, che noi amiamo Dio in sommo grado per quanto riguarda l'intensità dell' atto di volontà o per quanto riguarda la percezione sensibile di tale amore infatti molti oggetti creati sono percepiti da noi come maggiormente vicini e da noi sono sentiti in modo più vivido che Dio. Per cui l'uomo non pecca se sente in modo più vivido l'amore per i parenti, amici etc. che l'amore per Dio, purché, però, sempre sia pronto a perdere tutto piuttosto che peccare.”
     Lo stesso troviamo affermato nel testo di Aertnys-DamenTheologia Moralis”, Casali 1956, v. I, p. 328s . Il moralista Merkelbach in “Summa Theologiae Moralis” Brugis 1959, t.1, p. 693 afferma :“Per l'ordine della carità Dio va amato semplicemente sopra tutte le cose. Essenziale per la carità è che noi amiamo Dio sopra tutte le cose ...in modo obiettivo ...e anche in modo appreziativo cosicché preferiamo perdere tutto e tutto soffrire piuttosto che perdere Dio con il peccato grave. Infatti l'infinito Bene va amato più di qualsiasi creatura … la causa per cui amiamo noi stessi e il prossimo è Dio perciò Dio dobbiamo amarlo più di noi stessi e del prossimo.” In questa linea S. Alfonso dice nell' atto di preparazione alla morte “Affermo che v'amo sopra tutte le cose, perché siete un bene infinito; e perché v'amo, mi pento sopra ogni male di tutte le offese che vi ho fatte, e propongo prima morire che più offendervi. Vi prego a levarmi la vita piuttosto che permettere ch'io v'abbia da perdere con un altro peccato.”….e nel suo testo sulla confessione “Istruzione e pratica del confessore” dice … “  3. Il dolore (per il peccato commesso) dee esser sommo; non s'intende già sommo che abbia da esser un dolore accompagnato da lagrime, e da sensibilità positiva; perché basta che sia appreziativo colla volontà, cioè che ci dispiaccia l'offesa fatta a Dio più d'ogni male che avesse potuto avvenirci. Avvertano ciò quelle anime timide che si inquietano, perché non sentono sensibilmente il dolore de' loro peccati; basta che si pentano colla volontà, cioè che vogliano pentirsi, contentandosi prima di aver perduto tutto, che di aver offeso Dio. S. Teresa dava una bella regola per conoscere se un'anima ha vero dolore de' suoi peccati: se ella ha un vero proposito, e si contenterebbe di perder prima ogni cosa che la grazia di Dio, stia allegramente, perché allora ha vero dolore ancora de' suoi peccati. ...”

     S. Tommaso d'Aquino afferma in Quodlibet. I, 9, “ Dicendum, quod contritus tenetur in generali velle pati magis quamcumque poenam quam peccare; et hoc ideo quia contritio non potest esse sine caritate, per quam omnia dimittuntur peccata. Ex caritate enim plus homo diligit deum quam seipsum; peccare autem est facere contra Deum; puniri autem est aliquid pati contra seipsum; unde caritas hoc requirit ut quamlibet poenam homo contritus praeeligat culpae.” ...che significa essenzialmente questo: la carità porta l'uomo ad amare Dio più di sé stesso perciò lo porta a voler soffrire ogni pena (e quindi anche la perdita di tutto: vita, famiglia, soldi ...tutto) piuttosto che peccare. In questa linea va anche il testo che segue: S. Alfonso nel “Ristretto delle virtù” afferma“Desiderare il paradiso e la morte, per liberarsi dal pericolo di perdere Dio e per andare ad amar ivi G.C. con tutte le nostre forze ed in eterno senza pericolo di perderlo più.”.....Dio ci aiuti!

 

Ultima modifica il Venerdì, 02 Ottobre 2015 16:53
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Don Tullio

Don Tullio è un sacerdote di Santa Romana Chiesa, Dottore in teologia morale e laurea in giurisprudenza.

Sito web: https://www.facebook.com/dontullio.rotondo
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