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Sabato, 05 Settembre 2015 00:00

Giubileo e Indulgenza

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Nella tradizione cattolica il Giubileo è un grande evento religioso. E» l’anno della remissione dei peccati e delle pene per i peccati, è l’anno della riconciliazione tra i contendenti, della conversione e della penitenza sacramentale e, di conseguenza, della solidarietà, della speranza, della giustizia, dell’impegno al servizio di Dio nella gioia e nella pace con i fratelli. L’anno giubilare è soprattutto l’anno di Cristo, portatore di vita e di grazia all’umanità.

Le sue origini si ricollegano all’Antico Testamento. La legge di Mosè aveva fissato per il popolo ebraico un anno particolare: «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel Paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, Né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo, esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest’anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo» (Libro del Levitico). La tromba con cui si annunciava questo anno particolare era un corno d’ariete, che in ebraico si dice «Yobel», da cui deriva la parola «Giubileo». La celebrazione di quest’anno comportava, tra l’altro, la restituzione delle terre agli antichi proprietari, la remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi e il riposo della terra. Nel Nuovo Testamento Gesù si presenta come Colui che porta a compimento l’antico Giubileo, essendo venuto a «predicare l’anno di grazia del Signore» (Isaia).

Il primo Giubileo, fu indetto da Papa Bonifacio VIII nel 1300. Il Giubileo, comunemente, viene detto «Anno santo», non solo perché si inizia, si svolge e si conclude con solenni riti sacri, ma anche perché è destinato a promuovere la santità di vita. E» stato istituito infatti per consolidare la fede, favorire le opere di solidarietà e la comunione fraterna all’interno della Chiesa e nella società, richiamare e stimolare i credenti ad una più sincera e coerente professione di fede in Cristo unico Salvatore.

Il Giubileo può essere: ordinario, se legato a scadenze prestabilite; straordinario come quello indetto per dicembre 2015 da Papa Francesco, se viene indetto per qualche avvenimento di particolare importanza. Gli Anni Santi ordinari, celebrati fino ad oggi, sono 25. La consuetudine di indire Giubilei straordinari risale al XVI secolo: la loro durata è varia, da pochi giorni ad un anno. Gli ultimi Anni Santi straordinari sono quelli del 1933, indetto da Pio XI per il XIX centenario della Redenzione, del 1983, indetto da Giovanni Paolo II per i 1950 anni della Redenzione. Nel 1987 Giovanni Paolo II ha indetto anche un Anno Mariano.

Tradizionalmente vi sono 3 elementi che caratterizzano un Giubileo e sono: l’indulgenza giubilare, il pellegrinaggio (a Roma, o in altre mete specificate dalla Bolla) e la Porta Santa.


L’indulgenza Giubilare

È l’indulgenza plenaria concessa in occasione del Giubileo al fedele che segue certi comportamenti. L’indulgenza è la remissione della pena temporale per i peccati già “perdonati” da Dio attraverso la confessione. La pena temporale è il “disordine morale” che resta in noi dopo la confessione: ci rende incapaci di aprirci totalmente alla Grazia e dunque ci “impone” di impegnarci per purificarci durante la vita terrena (e anche dopo, magari: in Purgatorio).  L’indulgenza può essere parziale (è solo un passo nel cammino di purificazione) o plenaria, totale (com’è quella giubilare).

 A che cosa serve il pellegrinaggio a Roma?

Il pellegrinaggio è un percorso di pentimento e di preparazione al rinnovamento interiore che il fedele compie sulle orme di Gesù. È anche un itinerario “materiale”: per ottenere l’indulgenza giubilare bisogna andare pellegrini a Roma e recarsi in una delle basiliche patriarcali (San Pietro; San Giovanni in Laterano; Santa Maria Maggiore; San Paolo fuori le Mura; attenzione: possono essere indicate anche altre mete) dove si deve partecipare alla messa o a una celebrazione liturgica (lodi, vespri…), o a un “esercizio di pietà” (come la Via Crucis o il Rosario); oppure si deve restare per un certo tempo in adorazione di fronte all’Eucaristia e meditare seguendo anche un percorso di preghiera.

Il solo pellegrinaggio, però, non è sufficiente o necessario a garantire l’indulgenza. Prima di tutto il fedele deve volere l’indulgenza, poi dev’essere in stato di grazia, deve essersi completamente distaccato dal peccato, deve confessarsi, fare la comunione e pregare seguendo le intenzioni del Papa. Poi deve fare una “opera”: il pellegrinaggio in una delle “mete giubilari” è una opera di pietà, ma si possono fare – ovunque – anche opere di misericordia (visitare sofferenti, persone sole o in difficoltà…) o di penitenza (per esempio astenersi da consumi superflui).

Cos’è L’indulgenza

L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi per quanto riguarda la colpa (per i quali cioè si è già ottenuta l’assoluzione confessandosi). L’indulgenza è una remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministro della Redenzione, con la sua autorità, dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi.

«L’indulgenza è parziale o plenaria a seconda che liberi in parte, o in tutto, dalla pena temporale dovuta ai peccati» ( Paolo VI, Costituzione Apostolica Indulgentiarum doctrina, 1967).

La Chiesa dispensa le indulgenze in forza del suo unico tesoro: i meriti di Gesù Cristo, della Madonna e dei Santi. Lo fa in merito al potere di legare e sciogliere, che Gesù dette a Pietro: «Ti darò le chiavi del Regno dei Cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra resterà legato nei cieli e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra resterà sciolto nei cieli» ( Mt, 16, 19).

«La Chiesa, avendo ricevuto da Cristo il potere di perdonare in suo nome, è nel mondo la presenza viva dell’amore di Dio che si china su ogni umana debolezza per accoglierla nell’abbraccio della sua misericordia. È precisamente attraverso il ministero della sua Chiesa che Dio espande nel mondo la sua misericordia mediante quel prezioso dono che, con nome antichissimo, è chiamato indulgenza» ( Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, Bolla di indizione dell’Anno Santo, 1998).

Nella Comunione dei Santi, «tra i fedeli che già hanno raggiunto la Patria Celeste o che stanno espiando le loro colpe in Purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità e un abbondante scambio di tutti i beni» ( Paolo Indulgentiarum doctrina, 1967). Ricorrere alla Comunione dei Santi permette al peccatore di essere purificato rapidamente e con più efficacia dalle pene del peccato.

La Pena temporale


Esistono due conseguenze al peccato, la prima consiste nel distacco da Dio ed è la pena eterna (vale a dire l’inferno). Questa è cancellata durante la confessione, quando il peccatore è rimesso allo stato di grazia e alla comunione con Dio. Tuttavia ogni peccato necessita una purificazione che si ottiene con una pena temporale, alla quale il peccatore può essere obbligato nonostante il perdono successivo alla confessione. 
A volte si dice che sia il perdono dei peccati. Ma Dio ci perdona anche senza l’indulgenza. E ci perdona subito, appena ritorniamo a Lui di vero cuore; anche prima della Confessione, che spesso ratifica soltanto questo ritorno a Lui.

Anche il Papa Giovanni Paolo II ci fa capire che le nostre pene, temporali od eterne, non derivano mai da Lui!
Possiamo invece parlare di “conseguenze naturali del peccato”: ogni nostra azione, buona o cattiva, comporta per sua natura determinati effetti. Nel caso del peccato, noi ci allontaniamo da Dio, non vogliamo più vivere con Lui, preferiamo restare soli, con il nostro egoismo. E questo allontanamento, a poco a poco, si manifesta non solo nel nostro spirito, ma in tutta la nostra persona nei suoi vari livelli, anche a livello fisico. Dio continua ad amare il peccatore, ma il peccatore non ama più Dio! Egli lo invita ancora, ma lui non accoglie il suo invito. Ma quando accogliamo questo invito, e ci rivolgiamo di nuovo a Lui, il nostro cuore si orienta all’incontro con Lui; ma i diversi aspetti della nostra persona faticano a riassestarsi, dopo le sbandate precedenti.
Si pensi ad una nave, che d’improvviso desidera tornare al porto: cambia subito la rotta! Ma mentre il timone si orienta facilmente verso la nuova meta, l’intera carcassa della nave fatica, combatte contro le onde, e solo a poco a poco si adegua al timone.
Ecco le conseguenze spontanee dei nostri peccati: anche se il nostro cuore (il nostro timone) ha cambiato direzione e si è orientato finalmente a Dio, l’intera personalità (la carcassa della nave) segue con fatica la scelta del cuore; rimangono le conseguenze disordinate dovute ai peccati del passato, che sono discordanti rispetto alla rotta nuova.
Queste lentezze possono condurre fino alla provvidenziale purificazione ultraterrena, il Purgatorio, se non vengono superate già su questa terra.
Comprendiamo così il senso dell’indulgenza. Il nostro cuore tende certo al Signore (infatti, lucrare un’indulgenza presuppone che siamo già in Grazia di Dio): e siamo già in Grazia di Dio perché Egli ha già cominciato a trasformare il nostro orientamento, le nostre scelte.

La seconda conseguenza del peccato, che consiste nella pena temporale, può essere scontata sulla terra con preghiere e penitenze, con opere di carità e con l’accettazione delle sofferenze della vita. Viceversa può essere scontata nell’aldilà, nel Purgatorio.

Per estinguere il debito della pena temporale la Chiesa permette al fedele battezzato di accedere alle indulgenze.


L’indulgenza plenaria e l’indulgenza parziale


In precedenza abbiamo parlato della differenza tra indulgenza plenaria e parziale, senza però spiegarla. La prima consente la remissione di tutta la pena temporale dei peccati già perdonati in confessione. Può essere ottenuta più volte durante l’anno giubilare, ma non più di una volta al giorno, salvo il caso di pericolo di morte.

Con l’indulgenza parziale, invece si ottiene la remissione di una parte della pena temporale. Questo genere d’indulgenza un tempo veniva quantificata: ce n’erano di cento, trecento giorni, uno o più anni. Molti fedeli, però, pensavano erroneamente che questi fossero giorni o anni di Purgatorio in meno da scontare, quindi Paolo VI decise di non indicare più la determinazione del periodo dell’indulgenza parziale. Questa si misura non più in mesi o anni, ma con l’azione del fedele: un’azione buona tanto più vale quanto più costa sacrificio e quanto più è fervida di amore verso Dio. L’indulgenza parziale può essere ottenuta anche ripetutamente nel corso di una stessa giornata.

Entrambi i tipi d’indulgenza possono essere ottenuti anche fuori dall’anno giubilare, come durante le benedizioni papali Urbi et orbi, quando il Cardinale Diacono ricorda che «il Santo Padre concede l’indulgenza plenaria» secondo le norme stabilite dalla Chiesa ai presenti e a quanti seguono la cerimonia per mezzo della radio e della televisione.

L’indulgenza parziale è concessa ai cristiani che abbiano sacrificato se stessi o i loro averi al servizio dei fratelli. «Si concede l’indulgenza parziale al cristiano che abbia spontaneamente reso aperta testimonianza di fede di fronte ad altri in particolari circostanze della vita quotidiana» (Enchiridion indulgentiarum, Libreria Editrice Vaticana, 1999).

Il sito web del vaticano ha predisposto un intero portale dedicato al prossimo sinodo che avrà inizio l» 8 dicembre 2015, potete raggiungerlo CLICCANDO QUI     

Per chi volesse approfondire la dottrina sulle indulgenze può leggere a questo indirizzo la Costituzione Apostolica INDULGENTIARUM DOCTRINA di Papa Paolo VICLICCANDO QUI

Ecco invece la Bolla di indizione del prossimo Giubileo indetto da Papa Francesco CLICCA QUI

Letto 916 volte Ultima modifica il Giovedì, 10 Settembre 2015 14:37
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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