Editoriale Settembre

  • 04 Settembre 2020 |
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Editoriale Settembre 2020
Il cambio di paradigma.

 

Borromeo peste01Non è ormai una novità che nella Chiesa di oggi si parli sempre meno di Cristo e sempre più di misericordia di Dio, della bontà di Dio, della volontà di Dio di salvare tutti gli uomini in particolare quelli che sono maggiormente "impantanati" nel peccato anche se questi non cercano Cristo, non vogliono essere salvati, non desiderano la conversione. È in un corso un radicale cambio di paradigma dove nell'ecclesiologia odierna prevalgono sempre più termini come coscienza, volontà, conversione ecologica, accoglienza, responsabilità, economia responsabile, politiche sociali, politiche economiche, atteggiamento "green", ecc. ecc. Un linguaggio proprio di una certa categoria politica ma che male calza indosso ad una Chiesa sempre più vuota, anche nei numeri, di spiritualità, di coerenza e coraggio verso la Verità, di parole e azioni che profumino di Cristo e di tutto quello che ci ha insegnato, di preghiera, di Fede.

        Giunge notizia che Papa Francesco abbia deciso di sospendere per tutto il 2021 i viaggi apostolici, probabilmente in attesa di un vaccino contro il covid-19, mostrandoci più che una Chiesa "ospedale da campo", una Chiesa "aperta" si è potuta vedere una Chiesa sottomessa ad un governo da cui dipende anche per poter celebrare o meno una Santa Messa. Tutti sappiamo che l'emergenza covid ha modificato il nostro modo di vivere, ci ha imposto comportamenti ed attenzioni a noi sconosciute, ma la Chiesa Cattolica, non piegare la testa davanti a protocolli e disposizioni governative ma sempre agendo responsabilmente gestire l'emergenza senza sudditanza verso nessuno. "Bisogna obbedire al governo", hanno tuonato dall'alto, e tanti poveri preti che invocavano la riapertura almeno delle Sante Messe hanno dovuto mestamente tacere e sottostare allo scempio del Corpo di Cristo deposto su un guanto usa-e-getta, ai distanziamenti, ai gel disinfettanti al posto dell'acqua benedetta.

        Tutto questo a dispetto di tanti santi che hanno consumato la loro esistenza ad assistere lebbrosi, appestati, malati da cui stare distanti metri e metri. Da dove attingevano quella forza se non nella Fede in Cristo per poter agire come agirono? Non tentiamo di utilizzare la scappatoia ridicola di affermare che "beh però quelli erano santi" perché ciascuno di noi è chiamato alla santità alla sequela di Cristo. Eppure, e lo diciamo per chi non comprende o non vuol comprendere, che non si invita nessuno a diventare una novella Santa Teresa di Calcutta o un novello San Carlo Borromeo che quando a Milano arrivò carestia e pestilenza e la maggioranza dei nobili e benestanti fuggirono egli da Cardinale organizzò i rimanenti religiosi per nutrire e prendersi cura degli affamati e dei malati. Essi nutrirono più di 60.000 persone al giorno, iniziativa finanziata interamente dal cardinale, che si indebitava per nutrire gli affamati. Lui stesso visitava personalmente coloro che soffrivano dell’epidemia e lavava loro le ferite. Nonostante fosse in prima linea con i malati, il buon cardinale fu risparmiato, avendo vissuto altri sei anni dopo quella che sarebbe stata chiamata “la peste di San Carlo”.

         francesco e il lebbrosoVorrei anche ricordare un grande santo che ha ispirato il nome dell'attuale Pontefice. San Francesco. I lebbrosi in Assisi al tempo di san Francesco non se la passavano proprio bene. Nessuno portava loro la spesa a casa o potevano permettersi di annoiarsi causa isolamento davanti a film, serie TV e videogiochi. Siamo a conoscenza delle norme inesorabili previste dagli Statuti comunali per i lebbrosi in Assisi nel Medioevo. I colpiti da lebbra compaiono chiusi nelle loro cappe e tuniche di gattinello, stanati dai loro rifugi, inseguiti a gran corsa dai custodi del Podestà, trafelati col marcio che cola lungo il viso, dove la rabbia combatte la paura. Chi assisteva i lebbrosi negli ospedali, aveva il diritto di andare armato; i lebbrosi potevano vendere i beni solo fra loro; entrando nell’ospedale dei lebbrosi dovevano rinunciare a tutto. Erano gli statuti della civiltà di allora che sancivano questi diritti e questi doveri, San Bonaventura ci tramanda che Francesco, prima della conversione ‘aborriva non solo la compagnia dei lebbrosi, ma perfino il vederli da lontano. Dopo, a causa di Cristo crocifisso che, secondo le parole del profeta, ha assunto l’aspetto spregevole di un lebbroso, li serviva con umiltà e gentilezza, nell’intento di raggiungere il pieno disprezzo di se stesso. Visitava spesso le case dei lebbrosi; elargiva loro generosamente l’elemosina e con grande compassione ed affetto baciava loro le mani e il volto’.
Il Santo fondatore desiderava che di tempo in tempo tutti i suoi frati si dedicassero a questo servizio e ivi mettessero il fondamento della santa umiltà. Perfino ai nobili e alle persone delicate che si presentavano per essere ammessi all’Ordine, Francesco faceva riflettere che avrebbero dovuto abitare nei lazzaretti e servire umilmente i lebbrosi. Nella Regola ordinava anzi, che in caso di evidente necessità, i frati potessero raccogliere elemosine per i lebbrosi.

        Il sociologo americano Rodney Stark, scrivendo sull’ascesa del cristianesimo nei primi secoli, nota come fu decisivo il comportamento dei cristiani nelle epidemie: questi non fuggivano come i pagani fuori dalle città e non sfuggivano agli altri, ma, motivati dalla fede, si visitavano e sostenevano, pregavano insieme, seppellivano i morti. Tanto che il loro tasso di sopravvivenza fu più alto dei pagani per l’assistenza coscienziosa, pur senza medicamenti, e per il legame comunitario e sociale. I tempi cambiano, ma le recenti misure sul coronavirus sembrano banalizzare lo spazio della Chiesa, rivelando la mentalità dei governanti verso i quali la Chiesa ha deciso di chinare la testa.
E allora con tutta la prudenza che è necessaria è giusto che i governanti facciano i governanti e che i preti però facciano i preti.

La Redazione

 

Ultima modifica il Venerdì, 04 Settembre 2020 21:59
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