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Don Tullio

Don Tullio

Don Tullio è un sacerdote di Santa Romana Chiesa, Dottore in teologia morale e laurea in giurisprudenza.

Precisazioni sulle indulgenze 

 

Richiami di indole generale sulle Indulgenze

1. L’Indulgenza è così definita nel Codice di Diritto Canonico (can. 992) e nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1471):  «L’Indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, dispensa ed applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi».

2. In generale, l’acquisto delle Indulgenze esige determinate condizioni (qui sotto, numeri 34), e l’adempimento di determinate opere (ai numeri 89-10 si indicano quelle proprie dell’Anno Santo).

3. Per ottenere le Indulgenze, sia plenarie che parziali, occorre che, almeno prima di compiere gli ultimi adempimenti dell’opera indulgenziata, il fedele sia in stato di grazia.

4. L’Indulgenza plenaria si può ottenere solo una volta al giorno. Ma per conseguirla, oltre lo stato di grazia, è necessario che il fedele

- abbia la disposizione interiore del completo distacco dal peccato, anche solo veniale;

- si confessi sacramentalmente dei suoi peccati;

- riceva la SS.ma Eucaristia (è meglio certamente riceverla partecipando alla S. Messa; ma per l’Indulgenza è necessaria solo la S. Comunione);

- preghi secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.

5. È conveniente, ma non è necessario che la Confessione sacramentale, e specialmente la Santa Comunione e la preghiera per le intenzioni del Papa si facciano nello stesso giorno in cui si compie l’opera indulgenziata; ma è sufficiente che questi Sacri riti e preghiere si compiano entro alcuni giorni (circa 20) prima o dopo l’atto indulgenziato. La preghiera secondo la mente del Papa è lasciata alla scelta del fedele, ma si suggerisce un «Padre Nostro» e un»»Ave Maria». Per diverse Indulgenze plenarie, è sufficiente una Confessione sacramentale, ma si richiede una distinta Santa Comunione e una distinta prece secondo la mente del Santo Padre per ciascuna Indulgenza plenaria.

6. I confessori possono commutare, in favore di coloro che siano legittimamente impediti, sia l’opera prescritta sia le condizioni richieste (eccetto, ovviamente il distacco dal peccato anche veniale).

7. Le Indulgenze sono sempre applicabili o a se stessi o alle anime dei defunti, ma non sono applicabili ad altre persone viventi sulla terra.

PENITENZIERIA APOSTOLICAIL DONO DELLINDULGENZA” , del 29 gennaio 2000)

Fonte: 

http://www.vatican.va/roman_curia/tribunals/apost_penit/documents/rc_trib_appen_pro_20000129_indulgence_it.html  

N. B. 

Per quanto attiene alla disposizione interiore del completo distacco dal peccato, anche solo veniale, occorre precisare che questa disposizione si ha allorché la persona ha vero odio ad ogni peccato anche veniale e ha dolore per ogni peccato anche veniale commesso e proposito di non peccare più , cioè di non compiere peccati gravi e/o veniali.  

Don Tullio Rotondo 

 

A Lanciano , in Abruzzo, c'è il famoso Miracolo Eucaristico conosciuto in tutto il mondo. 

Nel Bollettino del Santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano «La Lampada» n. 32 , 2012, anno V,  si afferma che del miracolo di Lanciano se ne sono occupati anche esperti dell’OMS, i quali, nel 1976, hanno pubblicato una relazione favorevole alla miracolosità dell’evento. Nel Santuario, nella cripta, vi è una foto che raffigura la copertina della relazione pubblicata dall’OMS alla conclusione delle analisi effettuate sulle reliquie del Miracolo Eucaristico; tale foto presenta anche la sintesi dei risultati di tali analisi, a questo nostro articolo è allegata tale foto e in essa, in alto a sinistra, in piccolo, c’è appunto una piccola immagine raffigurante la copertina del fascicolo pubblicato dall» OMS , nella versione italiana.

Nel Bollettino del Santuario del Miracolo Eucaristico «La Lampada» n. 12 , maggio-giugno 2012, anno II, trovate  parte della relazione dell» OMS  https://www.yumpu.com/it/document/view/30341412/anno-2-na-12-il-santuario-del-miracolo-eucaristico/3 

Possiamo concludere che  la relazione dell» OMS è una realtà con la quale si devono confrontare tutti coloro che vogliono trattare a fondo di questo Miracolo .

Don Tullio Rotondo 

 

 

 

Giovedì, 10 Dicembre 2015 00:00

A proposito delle case dei cardinali ..

A proposito delle case dei cardinali ...

Nelle case dei cardinali, in Vaticano, normalmente, c'è la Cappella e ci sono anche le suore che li assistono. Inoltre hanno una sala per accogliere chi fa loro visita come è giusto. Il Papa ha tutto il vaticano a disposizione, i cardinali no e eppure la loro missione è di grandissima importanza e di sostegno per lo stesso Papa. Inoltre il cardinale ha la sua biblioteca con i testi che magari ha scritto o che consulta ed è importante che sia ben fornita perché il cardinale deve essere a conoscenza di molte cose. Dunque le case dei cardinali devono avere un giusto spazio. Un cardinale che vive bene la sua missione può salvare tante anime e la Chiesa è nel mondo per la salvezza delle anime, anzitutto. Il tema della povertà va affrontato con sapienza altrimenti si cade nel pauperismo realmente che non aiuta né le anime né i corpi.

Ricordiamo   in questi tempi  di confusione il giuramento antimodernista


Io (Nome) fermamente accetto e credo in tutte e in
ciascuna delle verità definite, affermate e dichiarate dal
magistero infallibile della Chiesa, soprattutto quei
principi dottrinali che contraddicono direttamente gli
errori del tempo presente.
Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può
essere conosciuto con certezza e può anche essere
dimostrato con i lumi della ragione naturale nelle opere da lui compiute (cf Rm 1,20), cioè
nelle creature visibili, come causa dai suoi effetti.
Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini,
e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell'origine soprannaturale della
religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi,
compreso quello in cui viviamo.
Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e maestra del verbo
rivelato, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso vero e storico
mentre viveva fra noi, e che è stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e
sui suoi successori attraverso i secoli.
Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i
padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto, e respingo del tutto la
fantasiosa eresia dell’evoluzione dei dogmi da un significato all’altro, diverso da quello che
prima la Chiesa professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il
deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perché lo custodisse fedelmente, con una
ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che si è andata lentamente formando
mediante sforzi umani e continua a perfezionarsi con un progresso indefinito.
Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non è un cieco
sentimento religioso che emerge dall’oscurità del subcosciente per impulso del cuore e
inclinazione della volontà moralmente educata, ma un vero assenso dell’intelletto a una
verità ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorità
supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore
nostro, ha detto, attestato e rivelato.
Mi sottometto anche con il dovuto rispetto e di tutto cuore aderisco a tutte le condanne,
dichiarazioni e prescrizioni dell’enciclica Pascendi e del decreto Lamentabili,
particolarmente circa la cosiddetta storia dei dogmi.
Riprovo altresì l’errore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa può essere contraria
alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi viene loro attribuito, sono
inconciliabili con le reali origini della religione cristiana.
Disapprovo pure e respingo l’opinione di chi pensa che l’uomo cristiano più istruito si riveste
della doppia personalità del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito
difendere tesi che contraddicono alla fede del credente o fissare delle premesse dalle quali si
conclude che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non siano positivamente negati.
Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che,
disdegnando la tradizione della Chiesa, l’analogia della fede e le norme della Sede
apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia
applica la critica testuale come regola unica e suprema.
Rifiuto inoltre la sentenza di chi ritiene che l’insegnamento di discipline storico-teologiche o
chi ne tratta per iscritto deve inizialmente prescindere da ogni idea preconcetta sia
sull’origine soprannaturale della tradizione cattolica sia dell’aiuto promesso da Dio per la
perenne salvaguardia delle singole verità rivelate, e poi interpretare i testi patristici solo su
basi scientifiche, estromettendo ogni autorità religiosa e con la stessa autonomia critica
ammessa per l’esame di qualsiasi altro documento profano.
Mi dichiaro infine del tutto estraneo ad ogni errore dei modernisti, secondo cui nella sacra
tradizione non c’è niente di divino o peggio ancora lo ammettono ma in senso panteistico,
riducendolo ad un evento puro e semplice analogo a quelli ricorrenti nella storia, per cui gli
uomini con il proprio impegno, l’abilità e l’ingegno prolungano nelle età posteriori la scuola
inaugurata da Cristo e dagli apostoli.
Mantengo pertanto e fino all’ultimo respiro manterrò la fede dei padri nel carisma certo della
verità, che è stato, è e sempre sarà nella successione dell’episcopato agli apostoli, non perché
si assuma quel che sembra migliore e più consono alla cultura propria e particolare di ogni
epoca, ma perché la verità assoluta e immutabile predicata in principio dagli apostoli non sia
mai creduta in modo diverso né in altro modo intesa.
Mi impegno ad osservare tutto questo fedelmente, integralmente e sinceramente e di
custodirlo inviolabilmente senza mai discostarmene né nell’insegnamento né in nessun
genere di discorsi o di scritti. Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi
Vangeli di Dio.

In questa intervista il card. Caffarra spiega perché la Comunione ai divorziati-risposati non può  essere data fuori dei casi indicati da s. Giovanni Paolo II . Spiega il cardinale che ammettere i divorziati risposati fuori dei casi  previsti da s. Giovanni Paolo II significa mettersi contro la  dottrina della Chiesa sul matrimonio, sulla sessualità umana, sula Sacramento della Eucaristia e sul Sacramento della Penitenza inoltre una tale ammissione farebbe chiaramente pensare che non esiste un matrimonio indissolubile. 

 

Attenzione! Il Sinodo 2015 è organo consultivo che collabora con il Papa, ha certamente la sua importanza, ma non è certamente da porre al livello del Magistero Sommo, cioè papale, della Chiesa . Dunque , va considerato che NELLA «RELATIO» NON C’E» NESSUN RIFERIMENTO ALLA COMUNIONE PER I DIVORZIATI RISPOSATI E TUTTO VA LETTO IN RIFERIMENTO AL MAGISTERO DI GIOVANNI PAOLO II E ALLA DOTTRINA CATTOLICA come ha detto in questa intervista il card. Pell 

Ma poi va precisato che il Sinodo in questione non tocca e non poteva toccare il Magistero Papale già fissato che perciò rimane del tutto cogente anche ora per sé stesso. 
Il Codice di Diritto Canonico afferma. 
Can. 342 — Il sinodo dei Vescovi è un’assemblea di Vescovi i quali, scelti dalle diverse regioni dell’orbe, si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi stessi, e per prestare aiuto con i loro consigli al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e inoltre per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo.
 Can. 343 — Spetta al sinodo dei Vescovi discutere sulle questioni da trattare ed esprimere propri voti, non però dirimerle ed emanare decreti su di esse, a meno che in casi determinati il Romano Pontefice, cui spetta in questo caso ratificare le decisioni del sinodo, non gli abbia concesso potestà deliberativa.

Dunque la dottrina cattolica, fissata nel Magistero Papale è rimasta intatta e cogente!!

Preghiamo perché il Papa nei suoi prossimi interventi e nella eventuale esortazione post-sinodale, ribadisca con forza la dottrina cattolica fissata dai Papi e dai santi Concili.

Don Tullio Rotondo 

IL CARDINALE PELL: NELLA "RELATIO" NON C'E' NESSUN RIFERIMENTO ALLA COMUNIONE PER I DIVORZIATI RISPOSATI E TUTTO VA LETTO IN RIFERIMENTO AL MAGISTERO DI GIOVANNI PAOLO II E ALLA DOTTRINA CATTOLICA
.
In una intervista pubblicata dal Catholic News Service il card. Pell ha detto cose molto importanti circa la Relatio Finale del Sinodo sulla famiglia appena concluso 

Ecco il passo fondamentale dell'intervista che potete ascoltare in inglese  qui  


 

«I testi  sono stati sostanzialmente FRAINTESI
Prima di tutto NON C’E» ALCUN RIFERIMENTO, sia nel paragrafo 85 che in ogni altra parte del documento, ALLA COMUNIONE PER I DIVORZIATI RISPOSATI
QUESTOFONDAMENTALE
E POI nel paragrafo 63 c’è una sezione adeguata sulla comprensione appropriata di cosa s’intenda per “RETTA COSCIENZA» che deve essere formata alla luce della Parola di Dio. 
E il DISCERNIMENTO che viene incoraggiato, nel paragrafo 85, deve essere basato, in questa materia particolare, sull’INTERO INSEGNAMENTO DELLA FAMILIARIS CONSORTIO DI S. GIOVANNI PAOLO II e — dice un altro riferimento — SULLINSEGNAMENTO DELLA CHIESA
Sarebbe stato di grande aiuto se ci fosse stata maggior chiarezza, ho pensato al momento. Ma NON C’E» NULLA nei paragrafi, così come stanno, che sia ERETICO o falsa dottrina o che sostenga una pratica falsa.
Credo che sia ESSENZIALE PER NOI, per andare avanti, come comunione UNITI ATTORNO AL BUON DIO, il fatto di NON DISTORCERE l’insegnamento di questo Sinodo, sia che ci piaccia sia che non ci piaccia, sia che ci piaccia in un altro modo. 
Non dobbiamo né esagerarlo, né diminuirlo, ma prenderlo così come è. E COSI COMEIL TESTOPIENAMENTE IN CONFORMITA» CON GLI INSEGNAMENTI  E LE PRATICHE FONDAMENTALI DELLA CHIESA».

Ringraziamo Dio per questa piena conformità di tale Relatio con gli insegnamenti e le pratiche fondamentali della Chiesa.

Preghiamo perché il Papa ribadisca con forza l’insegnamento tradizionale della Chiesa nella sua eventuale esortazione post-sinodale. 

Don Tullio Rotondo 

Ulteriore risposta di don Tullio Rotondo a p. Cavalcoli

 

In un articolo pubblicato sul sito Isola di Patmos  il p. Cavalcoli risponde ad un sacerdote che ha criticato le sue precedenti affermazioni ecco quello che rispondo a questo articolo del noto sacerdote e professore domenicano. Caro p. Cavalcoli ho letto il tuo articolo pubblicato sul sito: "Isola di Patmos" e intitolato  "I DIVORZIATI RISPOSATI E QUEI TEOLOGI CHE STRUMENTALIZZANO LA FAMILIARIS CONSORTIO DI SAN GIOVANNI PAOLO II" e ad esso mi permetto di rispondere a gloria di Dio - Verità :

 

  1. la Familiaris Consortio non riguarda solo il foro esterno ma anche quello interno sacramentale infatti dice che “ La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio.” … Nel foro interno sacramentale, spiega la Familiaris Consortio, non può essere data l'assoluzione a chi non odia il peccato, non ha dolore del peccato fatto e si propone di non peccare più, in particolare si propone fermamente di attuare una forma di vita non in contraddizione con l'indissolubilità matrimoniale.

  2. La Familiaris Consortio laddove afferma quello che sopra abbiamo detto richiama le affermazioni evidentemente immutabili del Concilio di Trento e della Tradizione secondo cui la Comunione va fatta in grazia di Dio … dunque dopo avere odiato il peccato, avere avuto dolore dei peccati commessi e proponendosi di non più peccare e di ffuggire le occasioni di peccato … Queste affermazioni non possono essere superate da nessuno sono evidente dottrina della Chiesa... si tratta di diritto divino intangibile … e il Magistero ha sempre ribadito queste affermazioni tridentine (cfr. S. Giovanni Paolo II “Reconciliatio e Paenitentia” “Ecclesia de Eucharistia” Benedetto XVI “Sacramentum Caritatis”; Catechismo della Chiesa Cattolica; Pontificio Consiglio Testi Legislativi “DICHIARAZIONE CIRCA L’AMMISSIBILITÀ ALLA SANTA COMUNIONE DEI DIVORZIATI RISPOSATI”; LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE “LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA CIRCA LA RECEZIONE DELLA COMUNIONE EUCARISTICA DA PARTE DI FEDELI DIVORZIATI RISPOSATI”, del 14 Settembre 1994, lettera approvata dal Papa; DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PARTECIPANTI ALLA XIII ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA Venerdì, 24 gennaio 1997 etc.) dunque si tratta di dottrina cattolica consacrata da un Concilio Ecumenico e totalmente accettata come obbligatoria.

  3. Di fatto la storia della Chiesa e la dottrina cattolica ci dicono che il Papa è infallibile ma non sempre e che varie volte i Romani Pontefici hanno commesso gravi errori … si vedano i casi di Liberio, Onorio, Giovanni XXII e i casi di Pasquale II e di Pio VII … dunque i Papi possono sbagliare e secondo i grandi Dottori possono cadere in eresia si veda un mio articolo in cui ho presentato quello che afferma s. Alfonso circa la possibilità che un Papa diventi eretico, anche s. Roberto Bellarmino mi pare che dica lo stesso … dunque non è impossibile che un Papa diventi eretico.     

    Dico tutto questo a gloria di Dio che è Verità. Abbiamo ascoltato in questo ultimo anno molti interventi forti di cardinali sulla linea che io ribadisco in questi 2 miei articoli. Voglio precisare anche che nell'altro articolo in cui ho confutato le affermazioni del p. Cavalcoli, intitolato " I divorziati risposati che vivono "more uxorio" non possono ricevere l'Eucaristia. Mia risposta a p. Cavalcoli, e implicitamente, a molti altri con lui." non mi sono firmato per semplice dimenticanza,  tuttavia il sito in cui lo pubblicai permetteva di capire bene chi era l'autore di tale testo,  ora ho provveduto, comunque, ad aggiungere il mio nome a a tale articolo

    Il Signore conservi tutti noi nella sua santa Verità.  Cristo regni.
       Don Tullio Rotondo     

Sul sito Lifesitenews è stato pubblicato il poderosissimo intervento di mons. Peta, arcivescovo di Astana.

Eccone una nostra traduzione 

 Intervento del Vescovo di Astana nel Sinodo (10 ottobre 2015)  
Il beato Paolo VI ha detto nel 1972 , “da qualche fessura il fumo di satan è entrato nel tempio di Dio” . Sono convinto che queste erano parole profetiche del santo Papa , autore della Humanae Vitae, durante il Sinodo, l’anno scorso, il fumo di satana stava cercando di entrare nell’aula Paolo Vi.
In particolare :
1) la proposta di ammettere  alla Santa Comunione coloro che sono divorziati-risposati;
2) l’affermazione che la convivenza è una unione che può avere in essa stessa dei valori
3) la difesa della omosessaulità come qualcosa che è normale.
Alcuni padri sinodali non hanno capito correttamente l’appello del Papa ad una discussione aperta discussione a cominciarono a  a portare avanti idee che contraddicono la bimillenaria Tradizione della Chiesa fondata nella Parola di Dio. Sfortunatamente si può anche percepire la puzza di questo fumo  infernale in alcuni passi dell» “Instrumentum laboris” e anche in alcuni interventi di alcuni Padri del Sinodo si questo anno. Per me il compito fondamentale del Sinodo consiste nel riaffermare il Vangelo del matrimonio e della famiglia e cioè l’insegnamento del nostro Salvatore . Non è permesso distruggere il fondamento, distruggere la Roccia. Possa lo Spirito Santo, che sempre vince nella Chiesa, illuminare tutti noi per  cercare il vero bene per le famiglie e per  il mondo. Maria, Madre della Chiesa, prega per  noi. 
+ Tomas Peta
Arcivescovo di Astana 

Fonte: https://www.lifesitenews.com/opinion/archbishop-peta-we-can-perceive-the-infernal-smoke-in-synod-interventions

Ringraziamo Dio e facciamo anche i nostri complimenti a questo Arcivescovo per le sue poderosissime parole in cui sentiamo forte la presenza dello Spirito Santo; ci sembra di risentire in questo intervento la voce dei grandi Vescovi , santi, Dottori della Chiesa che hanno illuminato il mondo con la loro forza, chiarezza, carità e sapienza.

Preghiamo perché la santa Verità che il Magistero della Chiesa ha diffuso in questi 2000 anni e indicata da questo Arcivescovo sia ribadita con forza in questo Sinodo e dal santo Padre per la maggior gloria di Dio.

Signore Gesù abbi pietà di noi.

Maria SS.ma Madre della Chiesa, prega per noi.

S. Michele arcangelo prega per noi.

Don Tullio Rotondo 

 

Parlando riguardo alla questione dei divorziati risposati e della possibilità che il Papa dia ad essi l’Eucaristia P. Cavalcoli afferma, tra l’altro, in un articolo

“L’attuale disciplina che regola la pastorale e la condotta dei divorziati risposati è una legge ecclesiastica, che intende conciliare il rispetto per il sacramento del matrimonio, la cui indissolubilità è un elemento essenziale, con la possibilità di salvezza della nuova coppia. La Chiesa non può mutare la legge divina che istituisce e regola la sostanza dei sacramenti, ma può mutare le leggi da lei emanate, che riguardano la disciplina e la pastorale dei sacramenti.Dobbiamo quindi pensare che un eventuale mutamento dell’attuale regolamento sui divorziati risposati, non intaccherà affatto la dignità del sacramento del matrimonio, ma anzi sarà un provvedimento più adatto, per affrontare e risolvere le situazioni di oggi». ”

http://it.aleteia.org/2015/10/16/comunione-risposati-non-toccare-dottrina-ma-disciplina/

Caro p. Cavalcoli le consiglio di andarsi a rivedere quello che afferma il Concilio di Trento in modo cogente e assoluto: per ricevere il Sacramento della Confessione occorre: odio al peccato, dolore per il peccato commesso e proposito di non più peccare; se la persona non ha questa disposizione non può ricevere l’assoluzione; questa dottrina è immodificabile. Se non c’è la reale conversione la persona non può essere assolta. Si vedano i testi del Denzinger 1676 ss … Il Catechismo del Concilio di Trento dice la stessa cosa e precisa che come dobbiamo amare Dio soprattutto così dobbiamo odiare il peccato soprattutto. Il peccato grave è sommo male che ha determinato la Passione di Cristo ed è offesa di Dio che è causa di dannazione eterna  e va ripudiato radicalmente

S. Giovanni Paolo II afferma nella Reconciliatio e Paenitentia “Ma l’atto essenziale della penitenza, da parte del penitente, è la contrizione, ossia un chiaro e deciso ripudio del peccato commesso insieme col proposito di non tornare a commetterlo, per l’amore che si porta a Dio e che rinasce col pentimento. Così intesa, la contrizione è, dunque, il principio e l’anima della conversione, di quella «metanoia» evangelica che riporta l’uomo a Dio come il figlio prodigo che ritorna al padre, e che ha nel sacramento della penitenza il suo segno visibile, perfezionativo della stessa attrizione. Perciò, «da questa contrizione del cuore dipende la verità della penitenza» («Ordo Paenitentiae», 6c). Rimandando a tutto quanto la Chiesa, ispirata dalla parola di Dio, insegna circa la contrizione, mi preme qui sottolineare un solo aspetto di tale dottrina, che va meglio conosciuto e tenuto presente. Non di rado si considerano la conversione e la contrizione sotto il profilo delle innegabili esigenze, che esse comportano, e della mortificazione che esse impongono in vista di un radicale cambiamento di vita. Ma è bene ricordare e rilevare che contrizione e conversione sono ancor più un avvicinamento alla santità di Dio, un ritrovare la propria verità interiore, turbata e sconvolta dal peccato, un liberarsi nel più profondo di se stessi e, per questo, un riacquistare la gioia perduta, la gioia di essere salvati, che la maggioranza degli uomini del nostro tempo non sa più gustare. ”

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma ai nn. 1451 ss

1451 Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire» [Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1676].

 1452 Quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta «perfetta» (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1677].

1453 La contrizione detta «imperfetta» (o «attrizione») è, anch’essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un’evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l’azione della grazia, dall’assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza [Cf Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1677].

1454 E» bene prepararsi a ricevere questo sacramento con un esame di coscienza fatto alla luce della Parola di Dio. I testi più adatti a questo scopo sono da cercarsi nel Decalogo e nella catechesi morale dei Vangeli e delle lettere degli Apostoli: il Discorso della montagna, gli insegnamenti apostolici [Cf Rm 1215; 1Cor 1213; 1454 Gal 5; Ef 46 ]. ”

…e a riguardo dei divorziati risposati s. Giovanni Paolo II ha detto in questa linea nella  “Familiaris Consortio” al n.84 :  “La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. (…). La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Giovanni Paolo PP. IIOmelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082).”

Dunque possono essere assolti e ricevere l’Eucaristia solo quei divorziati risposati che hanno vero odio del peccato, dolore per il peccato compiuto e proposito di non peccare più  e quindi sono disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ovviamente se non si può essere assolti tanto meno si può ricevere l’Eucaristia … Infatti Giovanni Paolo secondo ha potuto affermare in Ecclesia de Eucharistia “La celebrazione dell’Eucaristia [—] non può essere il punto di avvio della comunione, che presuppone come esistente, per consolidarla e portarla a perfezione” (n. 35.). Il s. Papa cita poi S. Giovanni

Crisostomo: “«Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa

sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà

mai chiamarsi comunione [—], ma condanna, tormento e aumento di castighi»”.(ibid. n.36) Giovanni

Paolo II conclude dunque solennemente: “Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre

nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione

dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve

premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale». (Ibid. ; cfr. DS 1647, 1661 )

E’ davvero difficile immaginare come questo insegnamento potrebbe essere modificato senza minare la dottrina sull’Eucaristia. Anzi, come dichiarato dalla Commissione Teologica Internazionale (a proposito dell’ammissione dei divorziati risposati alla Comunione), “se essa [la Chiesa] potesse comunicare il sacramento dell’unità a quelli e a quelle che, su un punto essenziale del mistero di Cristo, hanno rotto con lui, essa non sarebbe più segno e testimone del Cristo, ma suo contro-segno e suo contro-testimone”.(Commissione Teologica Internazionale, “Le «sedici tesi cristologiche» di Gustave Martelet, S.I., approvate «in forma generica» dalla Commissione Teologica Internazionale”, La dottrina cattolica sul sacramento del matrimonio (1977), n. 12.)

Perché tutti possano verificare come il cambiamento per il quale i divorziati risposati che vivono al modo di moglie e marito (“more uxorio”) possano ricevere la Comunione e prima l’assoluzione sacramentale è radicalmente contrario alla Legge Divina e dunque inattuabile nella Chiesa vi invito a leggere i testi che qui sotto indico e di cui presento solo delle affermazioni che indicano quello che ho appena detto.

1) S. GIOVANNI PAOLO II (DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

AI PARTECIPANTI ALLA XIII ASSEMBLEA PLENARIA

DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA Venerdì, 24 gennaio 1997)

È in questo ambito chiaramente pastorale, come ben avete chiarito nella presentazione dei lavori di questa Assemblea Plenaria, che si inquadrano le riflessioni del vostro incontro, volte ad aiutare le famiglie a scoprire la grandezza della loro vocazione battesimale ed a vivere le opere di pietà, carità e penitenza. L’aiuto pastorale presuppone però che sia riconosciuta la dottrina della Chiesa chiaramente espressa nel Catechismo: “Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina” (Cathechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640).

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1997/january/documents/hf_jp-ii_spe_19970124_plenaria-pc-family_it.html

 

2) LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (LETTERA

AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA CIRCA LA RECEZIONE

DELLA COMUNIONE EUCARISTICA DA PARTE DI FEDELI DIVORZIATI

RISPOSATI, del 14 Settembre 1994, lettera approvata dal Papa)

Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, che, del resto, non sono affatto esclusi dalla comunione ecclesiale. Essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile con le disposizioni del diritto divino, sulle quali la Chiesa non possiede alcun potere di dispensa(12)

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

 

3) IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI (DICHIARAZIONE

CIRCA L’AMMISSIBILITÀ ALLA SANTA COMUNIONE DEI DIVORZIATI RISPOSATI)

Tenuto conto della natura della succitata norma (cfr. n. 1), nessuna autorità ecclesiastica può dispensare in alcun caso da quest’obbligo del ministro della sacra Comunione, né emanare direttive che lo contraddicano.

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html

 

Cristo regni. Don Tullio Rotondo

 

 

 

 

 

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Mons. Luigi Negri


   

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