Google+
Apologetica Cattolica,Apologetica,Papa Francesco,Papa,chiesa cattolica,bibbia,sacre scritture,sacra scrittura,cristiani,chiesa,cattolici,religione,chiese,evangelici,testimoni di geova,protestanti,eresie,Dio,Gesù,Maria,Madonna Correctio Filialis

Il Cardinale Muller suggerisce a Papa Francesco di nominare un gruppo di Cardinali per discutere sulle critiche rivolte nei suoi confronti.

L’Ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede afferma che il Papa merita «pieno rispetto» e che però i suoi critici onesti meritano altrettanto una risposta convincente mentre il Vaticano si rifiuta di commentare la correzione filiale fatta al Santo Padre e resa pubblica, Domenica.
 

Per risolvere l’empasse tra Papa Francesco e coloro che hanno serie riserve riguardo il suo insegnamento, il Cardinale Gerhard Müller, ha proposto che una soluzione a questa «situazione grave» potrebbe essere che il Santo Padre possa nominare un gruppo di cardinali che inizierebbe una «disputa teologica» con i suoi critici.  Nel commento del 26 Settembre, il prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato che una tale iniziativa potrebbe essere condotta con «alcuni prominenti rappresentanti» della dubia, nonché la correzione filiale che è stata resa pubblica domenica.

     Il Cardinale ha affermato che una disputa teologica è un metodo formale di dibattito destinato a scoprire e stabilire le verità nella teologia, tale disputa, riguarderebbe specificatamente «le interpretazioni diverse e talvolta controverse di alcune affermazioni del capitolo 8 di Amoris Laetitia», l’esortazione Apostolica di Papa Francesco sul matrimonio e la famiglia.

     La Chiesa ha bisogno di «più dialogo e fiducia reciproca» piuttosto che «polarizzazione e polemiche», ha proseguito, aggiungendo che il Successore di San Pietro «merita il pieno rispetto per la sua persona e il suo mandato divino, e, invece, le critiche oneste meritano una convincente risposta».

     

«Dobbiamo evitare un nuovo scisma e separazioni da una Chiesa cattolica, il cui principio permanente e fondamento della sua unità e comunione in Gesù Cristo è l’attuale Papa Francesco, e tutti i vescovi in piena comunione con lui»

.




 Il Vaticano non ha commentato la correzione filiale di Papa Francesco, in cui 62 sacerdoti e studiosi laici hanno accusato il Santo Padre di propagare sette posizioni eretiche. I firmatari della correzione hanno deciso di pubblicizzare la procedura molto rara dopo non aver ricevuto alcuna risposta dal Papa, che ha ricevuto il documento l’11 agosto.

I critici, citarono in particolare Amoris Laetitita e «altre parole, atti e omissioni», dicendo che il Papa aveva contribuito a diffondere gravi errori riguardo «il matrimonio, la vita morale e l’accoglienza dei Sacramenti». Il clero e gli studiosi hanno «rispettosamente» insistito sul fatto che Papa Francesco condanni le eresie che ha sostenuto direttamente o indirettamente e che insegni la Verità della Fede cattolica nella sua integrità.

   Il Vaticano ufficialmente non vuole rispondere all’iniziativa, né tentare di affrontare le questioni sostanziali sollevate nella correzione.

Il Vaticano ritiene che una risposta non sia giustificata in quanto la correzione filiale è stata firmata solo da un numero relativamente piccolo (ma che cresce di giorno in giorno n.d.r.) di cattolici che non sono considerati nomi importanti e perché uno di loro è il vescovo Bernard Fellay, superiore generale della Società di San Pio X, che considerano come un rinnegato, responsabile di una fraternità sacerdotale non in piena comunione con Roma.
Dopo aver bloccato l’accesso al sito web di correzione filiale sui propri computer il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha spiegato che è stata una procedura automatica del firewall a mettere in atto questo blocco, come accade, per la sicurezza, in qualsiasi azienda sui propri computer.
 Sarebbe stato ridicolo, ha dichiarato sorridendo a «il Giornale» un blocco per una lettera con 60 nomi.

Si è capito che il silenzio generale è la linea di risposta che ha scelto il Papa e il Vaticano come già accaduto il altre circostanze tra cui i dubia dei quattro cardinali poco più di un anno fa, in cui avevano posto cinque domande volte a chiarire alcune ambiguità in Amoris Laetitia.
  Coloro che sono preoccupati per l’insegnamento del Papa, tuttavia, sostengono che queste questioni sono di fondamentale importanza per la Chiesa.

   Douglas Farrow, professione del pensiero cristiano all’Università McGill di Montreal, ha dichiarato: 
«prescindendo da cosa si pensi sulla saggezza o sulla tempistica di questa «correzione filiale», o ache delle questioni di cui si tratta, non si può negare che la sostanza è solida e che le questioni sollevate sono di fondamentale importanza. Farrow che non ha firmato la correzione, ma che ha partecipato in aprile ad una conferenza a Roma di studiosi laici che hanno chiesto chiarezza su Amoris Laetitia, ha affermato che le questioni sono così serie che richiedono l’attenzione concreta del pontefice e dell’intero episcopato.»

Alcuni riportano erroneamente che la correzione filiale abbia a che fare con quella che i cardinali promossero con i dubia, e si chiedono oggi perché i due cardinali rimasti Burke e Brandmuller non siano tra i firmatari.
    Gli organizzatori hanno sottolineato ch questa iniziativa di correzione filiale non ha nulla che li leghi ai cardinali dei dubia che stanno progettando, come ha dichiarato il cardinal Burke, una vera e propria «correzione fraterna» piuttosto che «filiale» promossa da cardinali, se il Papa continuerà a rimanere in silenzio.

     La «correzione filiale» è stata intrapresa indipendentemente dalle  comunincazioni in corso con il Cardinale Brandmuller e me stesso», ha dichiarato Burke. «Pertanto, il fatto che il mio nome non appaia sulla correzione filiale non ha alcun significato».

Il professor Joseph Shaw, portavoce dell’iniziativa «correzione filiale» ha detto che gli organizzatori «deliberatamente non hanno coinvolto i cardinali dei dubia perché volevano un iniziativa indipendente». 
Per la maggior parte dei cattolici, però, le accuse contro il papa non sono probabilmente da raccogliere, perché questi fedeli mancano di una conoscenza sufficiente della loro fede, secondo Royal.  «Molti cattolici in diversi continenti non hanno la minima conoscenza o comprensione delle basi della fede», ha detto Royal. «La Chiesa ha un enorme compito evangelico che non sarà colmato dal solo parlare di misericordia e di dialogo». «Per la maggior parte delle persone,» ha aggiunto Royal, «temo che questa polemica volerà sopra le loro teste, oltre a confermare la loro impressione che non c’è nulla di veramente solido e incontrastato nell’insegnamento cattolico».

Nel frattempo le adesioni alla correzione filiale aumentano giornalmente, altri 17 sacerdoti e professori hanno messo i loro nomi, compreso quello del vescovo emerito Rene Henry Gracida, 94 anni, di Corpus Christi.

Pubblicato in Correctio Filialis

La Chiesa, spiega il “custode della Fede”, non è padrona dei sacramenti. Chi desidera veramente il sacramento dell’Eucaristia, non può vivere contro gli altri sei, compreso quello matrimoniale.
 

Famiglia, speranza, attesa e riflessioni dopo l’Amoris laetitia. Uno dei pareri più attesi è certo quello del cardinale Gerhard Ludwig Müller che la settimana scorsa ha scelto Oviedo per intervenire al convegno “Che cosa possiamo aspettarci dalla famiglia? Una cultura di speranza per la famiglia dalla Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia“.

Occasione dell’evento la presentazione del libro Rapporto sulla speranza, pubblicato dalla BAC, nella Sala del Seminario di Oviedo.

Nella sua relazione il cardinale ha scelto di iniziare “come fa il Santo Padre” non da una analisi sociologica, ma una presentazione biblica della famiglia. A cominciare dalla storia di Noè dalla quale si capisce che “Dio vuole la salvezza di molti attraverso pochi”.

A proposito della esortazione post sinodale Muller ha detto che “una prima lettura dell’Amoris laetitia ci aiuta a scoprire che il problema della famiglia non è non si riferisce a sforzi individuali, a convinzioni personali o consegne isolate” piuttosto “la grande sfida è quella di superare la mancanza di un ambiente e di una rete di relazioni in cui possono crescere e germogliare il desiderio degli uomini”.

L’Amoris Laetitia”, ha detto il cardinale Müller,ha riassunto la speranza della famiglia attraverso l’esegesi di 1 ° Corinzi 13 e questa intuizione, credo, sia la chiave di lettura del documento. In base a questo, solo alla luce del vero e genuino amore, si può imparare ad amare”.

Papa Francesco propone di costruire una “cultura della famiglia solida”. E la forza è tratto dallo stesso sacramento del matrimonio. È questa la “grande speranza della famiglia”, “il grande dono che ogni famiglia ha ricevuto”, ha detto, “con il quale i coniugi divengono segno efficace dell’amore di Gesù e della sua Chiesa. Il dono ricevuto da Dio a sua volta genera molteplici rapporti, perché il sacramento assume e trasforma il suo amore”.

La Chiesa conosce le difficoltà che comporta questo impegno, e “il rapporto dei coniugi dovrà crescere e maturare”. Le cadute hanno bisogno di perdono. Umanamente, la unione sarà sempre imperfetta e sempre in cammino, ma sacramentalmente il matrimonio da agli sposi la piena presenza tra loro dell’amore di Gesù, e rende il legame d’amore indissolubile fino alla morte, come Cristo e la sua Chiesa. La famiglia, quindi, “è il tema della vita della Chiesa, non perché gli sposi sono particolarmente bravi, intelligenti o giusti, ma perché il matrimonio ha in sé la potenza dell’amore di Cristo, capace di generare un nuovo amore nel mondo”. Il cardinale ha parlato di una “pastorale del vincolo” che il Papa richiama nel testo.

Il cardinale ha ricordato anche che pastoralmente il Papa ha voluto dare una speranza a quelli che hanno vissuto un dramma e la ferita di un secondo matrimonio civile dopo il divorzio con l’accompagnare, il discernere e l’integrazione.

Un invito ad un particolare cammino di conversione per superare il peccato , perché “se la Chiesa perde l’architettura dei sacramenti, perde il dono originale che la sostiene, e non rende visibile l’amore di Gesù”.

A proposito della “nota” sulla comunione ai divorziati-risposati il cardinale chiarisce che, se letta bene, non è in contrasto con la disciplina precedente di Familiaris Consortio e Sacramentun caritatis. In tutto il suo discorso, il cardinale tedesco ha voluto mettere in chiaro, sia alla conferenza, come nel precedente incontro con i giornalisti, chi vuole veramente un sacramento come l’Eucaristia, non può vivere contro altri sacramenti, compreso il matrimonio, perché “chi vive in contrario al matrimonio, si oppone il segno visibile del sacramento del matrimonio”.

Per il Cardinale Müller, nella sua esortazione, “papa Francesco mette in guardia contro due pericoli. Quello di chi vuole solo condannare e si accontenta di una stagnazione che non apre nuove strade e quello di ci vede la soluzione nel trovare eccezioni in singoli casi, negando la rinascita del cuore”. “La sintesi tra fede e vita” è l’obiettivo da seguire nella società per i cristiani, secondo il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede: “dobbiamo aiutare le persone alla ricerca della verità di Dio. E tutto questo non funziona senza una conversione dei cuori”.

Per il cardinale è chiaro che la Chiesa non è il proprietario della Grazia, amministra i sacramenti e non ha l’autorità di cambiare i sacramenti.

Pubblicato in sinodo

Intervento di Sua Eminenza Mons. Negri sull’esortazione apostolica «Amoris Laetitia».

 

Pubblicato in sinodo

Non possiamo mettere da parte la Scrittura, la s. Tradizione e le definizioni dei santi Concili!

Mia riflessione su un testo raccomandato dal Papa a proposito della “Amoris Laetitia”.

Il Papa nel viaggio di ritorno da Lesbo ha raccomandato di leggere le parole del card. Schönborn per capire se coloro che vivono in situazioni irregolari possono ricevere l’Eucaristia, dopo l’Esortazione “Amoris Laetitia”. In tale viaggio al Papa fu presentata la seguente domanda:

“Alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l’accesso ai sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così. Altri sostengono invece che molto sia cambiato e che vi sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, per un cattolico che vuole sapere: Ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’Esortazione, o no?” .

Il Papa ha risposto ha tale domanda dicendo:

“Io posso dire: “si”. Punto. Ma sarebbe una risposta troppo piccola. Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è stato segretario [in realtà ne è stato e ne è solo membro — ndr] della congregazione per la dottrina della fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta. ”

Ecco dunque le parole del card. Schönborn nella presentazione della Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” proprio circa l’acceso ai Sacramenti per coloro che vivono in situazioni “irregolari”.

Si pone naturalmente la domanda: e cosa dice il Papa a proposito dell’accesso ai sacramenti per persone che vivono in situazioni “irregolari”? Già Papa Benedetto aveva detto che non esistono delle “semplici ricette” (AL 298, nota 333). E Papa Francesco torna a ricordare la necessità di discernere bene le situazioni, nella linea della Familiaris consortio (84) di San Giovanni Paolo II (AL 298). “Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio” (AL 305). E Papa Francesco ci ricorda una frase importante che aveva scritto nell’Evangelii gaudium 44: “Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà” (AL 304). Nel senso di questa “via caritatis” (AL 306) il Papa afferma, in maniera umile e semplice, in una nota (351), che si può dare anche l’aiuto dei sacramenti “in certi casi”. Ma allo scopo egli non ci offre una casistica, delle ricette, bensì ci ricorda semplicemente due delle sue frasi famose: “Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore” (EG 44) e l’eucarestia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (EG 44).

Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il “discernimento delle situazioni” non è regolato in modo più preciso? Papa Francesco conosce questa preoccupazione: “comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione” (AL 308). Ad essa egli obietta dicendo: “poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo” (AL 311).

Il mio commento alle affermazioni del card. Schönborn:

1) Le parole di Papa Benedetto vanno intese considerando che lui stesso aveva dato principi molto chiari con documenti fondamentali su questo tema, si veda il testo dei documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede a firma del card. Ratzinger in si cui parla precisamente della pastorale dei divorziati risposati e delle regole da osservare a tale riguardo

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19980101_ratzinger-comm-divorced_it.html

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

Da Papa, lo stesso Ratzinger ha ribadito tali direttive nella “Caritatis Sacramentum” al n. 29 confermandole e, con esse, confermando i testi che hanno dato attuazione a tali direttive nelle varie conferenze episcopali come quelle emanate dalla CEI, in Italia. In questo ambito, partendo dalla Scrittura, la Chiesa aveva, d’altra parte, già fissato norme impreteribili con Concili Ecumenici, e in particolare con il Concilio di Trento: norme circa la Confessione, l’Eucaristia etc. … norme di sommo livello magisteriale ribadite dai Papi ( si vedano anche, ad esempio, i Catechismi di Trento e di s. Pio X) e ribadite anche da Giovanni Paolo II in tanti testi, in particolare nella Esortazione “Reconciliatio et Paenitentia”, in un famoso e importante discorso alla S. Rota, nel 1981, e nel Catechismo della Chiesa Cattolica, come si può ben vedere nei documenti citati, e infine ribadite da Ratzinger. La Chiesa ha già parlato chiaramente e non è possibile mettere da parte tutto questo. La Chiesa è stata fondata, 2000 anni fa, e non oggi. Le ricette lasciamole ai farmacisti e ai cuochi, noi dobbiamo impegnarci a ribadire la sana dottrina e le sue sante norme fissate in modo definitivo dalla Chiesa.

2) Le indicazioni definitive che ci vengono dai documenti indicati al primo punto del nostro commento ci dicono che l’Eucaristia va ricevuta stando in grazia, cioè liberi dal peccato grave, si vedano, in particolare, su questo punto le affermazioni di s. Paolo, gli insegnamenti del Concilio di Trento nel Decreto sul Sacramento della Eucaristia, cap. VII, e tanti altri testi magisteriali che trattano di questo tema, si noti in particolare, a riguardo, quello che affermò Giovanni Paolo II in un discorso alla Rota Romana, nel 1981 “vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma inculcata da san. Paolo e dallo stesso Concilio di Trento, per cui alla degna recezione dell’Eucaristia si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale (Concilio Tridentino, Sess. XIII, cap. 7, e can. 11: Denz.-S. 16471661).” http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1981/january/documents/hf_jp-ii_spe_19810130_penitenzieri-roma.html ; si legga anche, in particolare, quello che afferma su questo tema la “Ecclesia de Eucharistia” di Giovanni Paolo II ai nn. 36 s. e la “Sacramentum Caritatis” di Benedetto XVI al n. 29. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al n. 1385 “Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: «Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» ( 1Cor 11,2729 ). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.” Ricevere l’Eucaristia in peccato grave è sacrilegio, peccato molto grave; occorre precisare, nei momenti più decisivi, la sana dottrina cattolica definitiva su questo argomento per chiudere decisamente la porta a peccati gravissimi cioè ai sacrilegi e quindi alla Crocifissione di Cristo e per aprire i cuori all’attuazione della sua volontà salvifica.

3) La salvezza richiede la conversione della persona e il pentimento e quindi l’odio al peccato, dolore per i peccati fatti e il proposito di non peccare più, questo è un dato praticamente dogmatico fissato chiaramente dalla Tradizione nella linea dell’insegnamento biblico e in particolare presentato dal Concilio di Firenze, Denz. Hun. 1323 e dal Concilio di Trento Denz. Hun. 1526 s., 1543, 1673 e seguenti, specialmente 1676, 1701 e seguenti, tale insegnamento è stato ovviamente riaffermato nel Catechismo di Trento nn. 247 e seguenti, il Catechismo della Chiesa Cattolica riportando un tale insegnamento definitivo ha affermato al n. 1450 «La penitenza induce il peccatore a sopportare di buon animo ogni sofferenza; nel suo cuore vi sia la contrizione, nella sua bocca la confessione, nelle sue opere tutta l’umiltà e la feconda soddisfazione» [Catechismo Romano, 2, 5, 21; cf Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1673]. 1451 Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire» [Concilio di Trento: Denz. –Schönm., 1676].” In questa linea va il testo della Familiaris Consortio, n. 84. Facciamo notare che i testi dei Concili suddetti sono dogmatici, presentano delle definizioni circa la fede e / o la morale. Dice il Concilio Vaticano IIQuantunque i vescovi, presi a uno a uno, non godano della prerogativa dell’infallibilità, quando tuttavia, anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione tra di loro e col successore di Pietro, si accordano per insegnare autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si impone in maniera assoluta, allora esprimono infallibilmente la dottrina di Cristo. La cosa è ancora più manifesta quando, radunati in Concilio ecumenico, sono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e della morale; allora bisogna aderire alle loro definizioni con l’ossequio della fede .” (Lumen Gentium 25) . Le affermazioni sulla contrizione dei suddetti Concili sono state, come visto, anche presentate in testi di Papi e in Catechismi di Papi, dunque possiamo ritenere che siano entrate anche nel Magistero Ordinario Universale. Con tali affermazioni non siamo noi a mettere condizioni alla Divina Misericordia o ad adulterarla, ma è Dio stesso che, attraverso esse, ci fa capire quando accogliamo la Misericordia davvero e quando resistiamo ad essa. Negare che il pentimento vero con l’odio, il dolore e il proposito siano necessari per la salvezza significa cancellare la Bibbia e la Tradizione. Ovviamente è proprio questa negazione del pentimento nei suoi vari aspetti indicati (odio, dolore e proposito) e quindi la negazione della Bibbia e della Tradizione ad annacquare anzi a mettere da parte il Vangelo per realizzare un nuovo “vangelo” nell’anno 2016. Dire solo che «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44:AAS 105 [2013], 1038) e non precisare il resto della sana dottrina per la quale si richiede l’odio dei peccati, il dolore per essi e il proposito di non più peccare appare facilmente fuorviante, specie se, poi, della Familiaris Consortio scritta da Giovanni Paolo II non si riporta integralmente e con precisione l’affermazione secondo cui : “La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La riconciliazione nel sacramento della penitenza — che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico — può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi — quali, ad esempio, l’educazione dei figli — non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Giovanni Paolo PP. IIOmelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082).

Similmente il rispetto dovuto sia al sacramento del matrimonio sia agli stessi coniugi e ai loro familiari, sia ancora alla comunità dei fedeli proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi motivo o pretesto anche pastorale, di porre in atto, a favore dei divorziati che si risposano, cerimonie di qualsiasi genere. Queste, infatti, darebbero l’impressione della celebrazione di nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente in errore circa l’indissolubilità del matrimonio validamente contratto.” …

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: 1650 Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc10,1112), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.”

4) La linea seguita dal card. Schönborn, famoso teologo, pur affermando che “questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa” (AL 300), anzitutto non riporta nessuna definizione del Papa Francesco su questi temi, né presenta la dottrina papale come basata sulla S. Scrittura o sulla Tradizione, non spiega cosa intende per esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa e allorché va, come visto, a precisare la disciplina circa l’accesso ai Sacramenti di persone che si trovano in situazioni irregolari, non ribadisce i testi magisteriali di altissimo livello, da me indicati nei punti 1 e 2 e altri che presenterò più in basso, alcuni dei quali affermano la derivazione della loro dottrina dalla S. Scrittura e dalla S. Tradizione, ma afferma:“ Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il “discernimento delle situazioni” non è regolato in modo più preciso? Papa Francesco conosce questa preoccupazione: “comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione” (AL 308). Ad essa egli obietta dicendo: “poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo ” (AL 311).” Domando: perché non viene ribadito con chiarezza e precisione quello che la Chiesa ha detto finora? Considerato che su questo tema dell’accesso ai Sacramenti da parte dei divorziati risposati la dottrina della Chiesa era stata ormai fissata in modo fermo e praticamente intangibile e che invece con questo Papa si è voluto discutere su di essa, considerato il fatto che il Pontefice stesso ha fatto tenere al card. Kasper l’intervento introduttivo al Concistoro ( http://www.liturgia.it/matrimoniopub/kasper.pdf ), intervento elogiato dal Papa ( http://www.lastampa.it/2014/02/21/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-elogia-la-teologia-in-ginocchio-di-kasper-PQycdtw2Jkq4gfle1LG6CJ/pagina.html  ), intervento che il card. Kasper ha affermato di avere concordato con il Papa ( http://www.ilfoglio.it/laltro-mondo/2014/09/18/kasper-allattacco-non-mi-trascineranno-in-una-guerra-io-ho-concordato-tutto-con-il-papa___1-vr-121059-rubriche_c140.htm http://ilsismografo.blogspot.it/2014/09/vaticano-il-cardinale-kasper-si-attacca.html  ) ma intervento le cui proposte sono state ampiamente confutate da molti autori cattolici, si legga a riguardo questo ottimo articolo tratto da nvjournal.net http://nvjournal.net/files/essays-front-page/Recenti-proposte-Una-valutazione-teologica.pdf e il testo scritto da ben 5 cardinali di solidissima dottrina intitolato “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e Comunione nella Chiesa Cattolica” ed. Cantagalli, 2014 , considerato anche l’andamento del Sinodo e considerate le parole del card. Kasper dopo l’uscita della Esortazione Apostolica sulla famiglia “Amoris Laetitia” http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-kasper-divorziati-risposati-il-papa-ha-aperto-la-porta-15969.htm#.Vzcm7XRyzqA mi aspettavo parole molto più forti e chiare da parte della S. Sede e affermo che certamente la linea seguita dalle parole del card. Schönborn se mette da parte i testi che qui sto presentando, è gravemente contraria alla sana dottrina. Faccio notare che testi come questo del card. Schönborn sono super preparati da chi li realizza e normalmente sono concordati con il Papa stesso inoltre chi li ha realizzati in questo caso è anzitutto un famoso teologo che conosce bene la dottrina, ogni parola di questi testi è super pesata per non dire di più di quello che si vuole né di meno … perciò la mancata riproposizione e sottolineatura del Magistero che qui presento se vuole significare il reale accantonamento di esso si oppone gravemente alla sana dottrina ed è scandalosa; mettere da parte i testi magisteriali di altissimo livello, da me indicati nei punti 1 e 2 e altri che presenterò più in basso, alcuni dei quali affermano la derivazione della loro dottrina dalla S. Scrittura e dalla S. Tradizione significa evidentemente seguire una linea che devia gravemente dalla sana dottrina. Va precisato che il card. Schönborn presenta con il Papa il testo di Familiaris Consortio n. 84 come decisivo per il discernimento ma cita un passo della “Amoris Laetitia”, n. 298 in cui si vede bene che il Papa ha riportato tale passo nella “Amoris Laetitia” tagliando la parte decisiva da noi riportata più sopra, quella in cui si afferma, tra l’altro, che solo ai conviventi che per ragioni gravi non possono separarsi e si impegnano a vivere come fratello e sorella si può dare l’assoluzione e l’Eucaristia. Noto anche che la linea seguita dal card. Schönborn, pur famoso teologo, che ha collaborato per la stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica, d’altra parte non ribadisce con chiarezza quello che esso dice e con esso la s. Scrittura e la s. Tradizione. Ovviamente il cardinale austriaco sa molto bene che il Catechismo della Chiesa Cattolica, secondo s. Giovanni Paolo II è il frutto di una collaborazione di tutto l’Episcopato della Chiesa Cattolica, il quale ha accolto con generosità il mio invito ad assumere la propria parte di responsabilità in un’iniziativa che riguarda da vicino la vita ecclesiale. Tale risposta suscita in me un profondo sentimento di gioia, perché il concorso di tante voci esprime veramente quella che si può chiamare la « sinfonia » della fede. La realizzazione di questo Catechismo riflette in tal modo la natura collegiale dell’Episcopato: testimonia la cattolicità della Chiesa”. http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_19921011_fidei-depositum.html

Se, dunque vuole mettere praticamente da parte affermazioni magisteriali di sommo livello che attengono alla legge divina e al diritto divino, come si vedrà più avanti, la linea seguita dal cardinale si oppone gravemente alla dottrina cattolica dogmatica; chi segue tale linea di accantonamento di affermazioni così importanti si carica di una pesantissima responsabilità dinanzi a Dio e si incammina per una strada che, in quanto volontariamente opposta al diritto divino e alle definizioni tridentine, appare gravemente contraria alla sana dottrina; il Vescovo Emerito di Cracovia, Mons. Pieronek, rispose qualche tempo fa a una domanda che gli era stata posta su questo tema, nel modo seguente: “Monsignor Pieronek, è possibile, dopo il Sinodo, dare la comunione al divorziato risposato civilmente?“No.  Non era possibile prima, non lo è oggi, non lo sarà domani. Il motivo è semplice. La dottrina della Chiesa, su questo punto, è chiara e non modificabile, immutabile. Cambiarla, significa mutare il Vangelo e  sappiamo che questo, salvo cadere in eresia o apostasia, non è pensabile. Cambiarla, inoltre, è un tradimento della tradizione della chiesa cosa che va rispettata gelosamente, e nessuno, sinodo o papa, è autorizzato a fare questo.” http://www.lafedequotidiana.it/tadeusz-pieronek-arcivescovo-emerito-di-cracovia-mai-la-comunione-ai-divorziati-risposati/ Si vedano, in questa linea, affermazioni e testi di sommo livello emanati della S. Sede:
A) S. GIOVANNI PAOLO II
È in questo ambito chiaramente pastorale, come ben avete chiarito nella presentazione dei lavori di questa Assemblea Plenaria, che si inquadrano le riflessioni del vostro incontro, volte ad aiutare le famiglie a scoprire la grandezza della loro vocazione battesimale ed a vivere le opere di pietà, carità e penitenza. L’aiuto pastorale presuppone però che sia riconosciuta la dottrina della Chiesa chiaramente espressa nel Catechismo: “Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640).” http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1997/january/documents/hf_jp–ii_spe_19970124_plenaria-pc-family_it.html

“E tenete presente che vige ancora, e vigerà per sempre nella Chiesa l’insegnamento del Concilio Tridentino circa la necessità della confessione integra dei peccati mortali (Concilio Tridentino,Sess. XIV, cap. 5 e can. 7: Denz.-S. 16791683; 1707); vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma inculcata da san. Paolo e dallo stesso Concilio di Trento, per cui alla degna recezione dell’Eucaristia si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale (Concilio Tridentino, Sess. XIII, cap. 7, e can. 11: Denz.-S. 16471661).”

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1981/january/documents/hf_jp-ii_spe_19810130_penitenzieri-roma.html

“In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce: « Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione ».(N. 1385; cfr Codice di Diritto Canonico, can. 916Codice dei Canoni delle Chiese Orientali , can. 711.  ) Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, « si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale ».(Discorso ai membri della Sacra Penitenzieria Apostolica e ai Penitenzieri delle Basiliche Patriarcali di Roma (30 gennaio 1981): AAS73 (1981), 203. Cfr Conc. Ecum. Tridentino, Sess. XIIIDecretum de ss. Eucharistia, cap. 7 et can. 11DS 1647, 1661. )

 

B) LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE 
Di fronte alle nuove proposte pastorali sopra menzionate questa Congregazione ritiene pertanto doveroso richiamare la dottrina e la disciplina della Chiesa in materia. Fedele alla parola di Gesù Cristo(Mc 10,1112: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».), la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione(Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1650; cf. anche n. 1640 e Concilio Tridentino, sess. XXIV: Denz.-Schoenm. 17971812. ). Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, che, del resto, non sono affatto esclusi dalla comunione ecclesiale. Essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile con le disposizioni del diritto divino, sulle quali la Chiesa non possiede alcun potere di dispensa(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1640. )”
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

C) IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI 

“La proibizione fatta nel citato canone, per sua natura, deriva dalla legge divina e trascende l’ambito delle leggi ecclesiastiche positive: queste non possono indurre cambiamenti legislativi che si oppongano alla dottrina della Chiesa. Il testo scritturistico cui si rifà sempre la tradizione ecclesiale è quello di San Paolo: «Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11, 2729) (CONCILIO DI TRENTODecreto sul sacramento dell’Eucaristia: DH 16461647, 1661. ).
….. Tenuto conto della natura della succitata norma (cfr. n. 1), nessuna autorità ecclesiastica può dispensare in alcun caso da quest’obbligo del ministro della sacra Comunione, né emanare direttive che lo contraddicano.”
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html

Le affermazioni di questi testi sono evidentemente fortissime comprendono definizioni dogmatiche di Concili Ecumenici che presentano il diritto divino e la legge divina, metterle da parte, abbandonarle è gravemente contrario alla sana dottrina, nessuno può mettersi al di sopra di Dio! Il card. Caffarra disse a questo riguardo: ammettere i divorziati risposati fuori dei casi  previsti da s. Giovanni Paolo II significa mettersi contro la  dottrina della Chiesa sul matrimonio, sulla sessualità umana, sula Sacramento della Eucaristia e sul Sacramento della Penitenza inoltre una tale ammissione farebbe chiaramente pensare che non esiste un matrimonio indissolubile http://apologetica-cattolica.net/speciale-sinodo/il-card-caffarra-la-comunione-ai-divorziati-risposati-non-puo-essere-data-fuori-dei-casi-indicati-da-s-giovanni-paolo-ii.html

 

Quello che ho detto riguardo al testo del cardinale Schönborn va esteso alla Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” , visto che il Papa ha elogiato le affermazioni del cardinale in questione e visto che il Papa ha affidato a tale prelato, e quindi a tali affermazioni, la presentazione della suddetta Esortazione. Ricordiamo che Papa è il custode della S. Scrittura e della S. Tradizione e le deve appunto custodire e non mettere da parte né cambiare secondo le sue idee: “Il Papa “è soggetto al diritto divino e vincolato dall’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua Chiesa . Il Papa non può modificare la costituzione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore.… La Costituzione della Chiesa appoggia i suoi cardini su un fondamento che viene da Dio e quindi non può essere in balia dell’arbitrio umano.… Come il Concilio Vaticano ha esposto con parole chiare e comprensibili e e come la natura stessa della cosa si manifesta, l’infallibilità è una proprietà che si riferisce solo al supremo Magistero del Papa; e questo coincide con precisamente con l’ambito del Magistero infallibile della Chiesa in genere ed è legato a ciò che è contenuto nella S. Scrittura e nella Tradizione, come pure alle definizioni già emanate dal Magistero ecclesiastico”. (Dichiarazione dei Vescovi tedeschi 1875 , D. H. 3114; testo lodato e approvato da Papa Pio IX con la “Mirabilis illa constantia” del 1875, D. H. 3117). Abbiamo già avuto casi di Papi che hanno affermato cose errate suscitando in certi casi anche notevole scandalo, purtroppo, si pensi ai Papi Onorio (Denz. Hun. 550 ss. 561 ss.) Liberio, secondo s. Girolamo, ( cfr. anche Denz. Hun. 138 ss.) Giovanni XXII (Denz. Hun. 990 s.) ed altri. Domando che si ribadisca la sana dottrina su questioni così importanti nella s. Chiesa; i veri Pastori devono aiutare i fedeli a non commettere il peccato specie se grave soprattutto se gravissimo, come il sacrilegio; il Papa e i suoi collaboratori ribadiscano con chiarezza e forza la sana dottrina e siano giustamente condannati coloro che diffondono errori nella Chiesa di Dio. Chiedo al Signore Gesù Capo della Chiesa che intervenga perché ovunque sia diffonda la santa Verità per la salvezza delle anime.

Concludo ricordando che la Legge di Dio e la sana dottrina vanno ribadite con santa chiarezza e senza ambiguità o deviazioni specie in questi tempi perché la Dottrina è un corpo unico e togliendo qualcosa di fondamentale si disintegra il tutto e anche perché oggi, data anche la grande perversione che si diffonde nel mondo, ogni cedimento viene facilmente interpretato come crollo totale della morale cristiana, cancellazione della sua verità e perpetuità e quindi apertura ad ogni peccato. La certezza e precisione della sana dottrina rende anche più forti i sacri ministri e tutto il popolo di Dio nello scacciare le tentazioni che spingono a cadere nel peccato, quindi rende più luminosa la testimonianza che la Chiesa dà al mondo e allontana il pericolo di scandali. 

Don Tullio Rotondo 

Dottore in S. Teologia 

Pubblicato in sinodo

Interpretare rettamente la Amoris Laetitia 

Dice il Concilio di Trento (Sess. 6 n.11):
«Nessuno, poi, per quanto giustificato, deve ritenersi libero dall’osservanza dei comandamenti, nessuno deve far propria quell’ espressione temeraria e proibita dai padri sotto pena di scomunica (100), esser cioè impossibile per l’uomo giustificato osservare i comandamenti di Dio. Dio, infatti, non comanda l’impossibile; ma quando comanda ti ammonisce di fare quello che puoi (101) e di chiedere quello che non puoi, ed aiuta perché tu possa: i suoi comandamenti non sono gravosi (102), il suo giogo è soave e il peso leggero (103).»

Dunque è sempre possibile vivere i comandamenti … è eretico pensare che ciò non sia possibile; Dio mai ci abbandona nel peccato ma sempre ci aiuta per uscirne subito, con l’azione e la preghiera! Questa è dottrina cattolica di sommo livello, dogmatico, a differenza della esortazione post-sinodale Amoris Laetitia.
Il seguente testo della Amoris Laetitia va obbligatoriamente interpretato nella luce del testo suddetto del Concilio di Trento, perché è del tutto falso ed errato, e contrario alla sana dottrina pensare che Dio voglia che noi pecchiamo, specie se gravemente, e così crocifiggiamo il suo Figlio, né Dio ci tiene nel peccato ma noi ci teniamo in esso.
Il punto è , come ben sappiamo, essere pronti a perdere tutto e tutto soffrire piuttosto che peccare specie se peccare significa peccare gravemente, ma questo è la carità a realizzarlo in noi; ma Dio comandandoci la carità ce la dona !! Dice la Veritatis Splendor in questa linea:

«Infatti, la Legge Nuova non si contenta di dire ciò che si deve fare, ma dona anche la forza di «fare la verità» (cf Gv 3,21)».…. Continua la Veritatis Splendor ai nn. 5152 «Ma, in quanto esprime la dignità della persona umana e pone la base dei suoi diritti e doveri fondamentali, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini.» 

Continua la Veritatis Splendor «È giusto e buono, sempre e per tutti, servire Dio, rendergli il culto dovuto ed onorare secondo verità i genitori. Simili precetti positivi, che prescrivono di compiere talune azioni e di coltivare certi atteggiamenti, obbligano universalmente; essi sono immutabili; 94 uniscono nel medesimo bene comune tutti gli uomini di ogni epoca della storia, creati per «la stessa vocazione e lo stesso destino divino».95 

Ulteriormente la Veritatis Splendor: «I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza. Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni, perché la scelta di un tale comportamento non è in nessun caso compatibile con la bontà della volontà della persona che agisce, con la sua vocazione alla vita con Dio e alla comunione col prossimo. È proibito ad ognuno e sempre di infrangere precetti che vincolano, tutti e a qualunque costo, a non offendere in alcuno e, prima di tutto, in se stessi la dignità personale e comune a tutti.»

Ecco il testo della Amoris Laetitia 303:  «A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno.”

Aggiunge S. Alfonso sulla linea del Concilio di Trento
     » È vero, dice S. Agostino, che l’uomo per la sua debolezza non può già adempire alcuni precetti colle presenti forze, e colla Grazia ordinaria, o sia comune a tutti, ma ben può colla Preghiera ottener l’aiuto maggiore, che vi bisogna per osservarli: «Deus impossibilia non jubet, sed jubendo monet et facere quod possis, et petere quod non possis, et adjuvat ut possis» . Eccellere questo testo del Santo, che poi fu adottato, e fatto Dogma di Fede dal Concilio di Trento. Sess. 6. cap. 11. Ed ivi immediatamente soggiunse il S. Dottore: Videamus unde (cioè, come l’Uomo può fare quel che non può?) medicina poterit, quod vitio non potest. E vuol dire, che colla Preghiera otteniamo il rimedio della nostra debolezza, poiché, pregando noi, Iddio ci dona la forza a fare quel che noi non possiamo. Non possiamo già credere, siegue a parlare S. Agostino, che “l Signore abbia voluto imporci l’osservanza della legge, e che poi ci abbia imposta una legge impossibile; e perciò dice il Santo, che allorché Dio ci fa conoscere impotenti ad osservare tutt’i suoi Precetti, Egli ci ammonisce a far le cose facili colla grazia ordinaria, che ci dona, ed a far poi le cose difficili coll’aiuto maggiore, che possiamo impetrare per mezzo della Preghiera: «Eo ipso quo firmissime creditur Deus impossibilia non potuisse praecipere, admonemur et in facilibus quid agamus, et in difficilibus quid petamusr» 30. Ma perché (dirà taluno) ci ha comandato Dio cose impossibili alle nostre forze? Appunto per questo, dice il Santo, acciocché noi attendiamo ad ottener coll’Orazione l’aiuto per fare ciò che non possiamo: Jubet aliqua, quae non possumus, ut noverimus quid ab illo petere debeamuss 31. Ed in altro luogo: Lex data est, ut gratia quaereretur, gratia data est, ut lex implereturt. La legge non può osservarsi senza la grazia, e Dio a questo fine ha data la legge, acciocché noi sempre lo supplichiamo a donarci la grazia per osservarla. In altro luogo dice: Bona est lex, si quis ea legitime utatur. Quid est ergo legitime uti lege? E risponde: Per legem agnoscere morbum suum, et quaerere ad sanitatem Divinum adjutoriumu. Dice dunque S. Agostino, che noi dobbiamo servirci della legge, ma a che cosa? a conoscere per mezzo della legge (a noi impossibile) la nostra impotenza ad osservarla, acciocché poi impetriamo col pregare l’aiuto Divino, che sana la nostra debolezza.

    Lo stesso scrisse S. Bernardo dicendo: Qui sumus nos, aut quae fortitudo nostra, ut tam multis tentationibus resistere valeamus? Hoc erat certe, quod quaerebat Deus, ut videntes defectum nostrum, et quod non est nobis auxilium aliud, ad ejus Misericordiam tota humilitate curramusv. Conosce il Signore, quanto utile sia a noi la necessità di pregare, per conservarci umili, e per esercitare la confidenza; e perciò permette che ci assaltino nemici insuperabili dalle nostre forze, affinché noi colla Preghiera otteniamo dalla sua Misericordia l’aiuto a resistere. Specialmente avvertasi, che niuno può resistere alle tentazioni impure della carne, se non si raccomanda a Dio, quando è tentato. Questa nemica è sì terribile, che quando ci combatte, quasi ci toglie ogni luce; ci fa scordare di tutte le meditazioni, e buoni propositi fatti, e ci fa vilipendere ancora le verità della Fede, quasi perdere anche il timore de» castighi Divini: poiché ella si congiura coll’inclinazion naturale, che con somma violenza ne spinge a» piaceri sensuali. Chi allora non ricorre a Dio, è perduto. L’unica difesa contro quella tentazione è la Preghiera, dice S. Gregorio Nisseno: Oratio pudicitiae praesidium est.

Pubblicato in sinodo

La comunione ai divorziati risposati non si poteva dare prima, non la si può dare oggi, non si potrà domani”: lo dice senza tentennamenti, monsignor Tadeusz Pieronek, già segretario generale della conferenza episcopale polacca, docente di teologia alla Jagellonica, esperto in diritto canonico e soprattutto grande amico di Giovanni Paolo II. Con lui parliamo del recente Sinodo sulla famiglia, per poi passare  anche all’ attualità polacca che si interseca con quella europea.

Monsignor Pieronek, è possibile, dopo il Sinodo, dare la comunione al divorziato risposato civilmente?

No.  Non era possibile prima, non lo è oggi, non lo sarà domani. Il motivo è semplice. La dottrina della Chiesa, su questo punto, è chiara e non modificabile, immutabile. Cambiarla, significa mutare il Vangelo e  sappiamo che questo, salvo cadere in eresia o apostasia, non è pensabile. Cambiarla, inoltre, è un tradimento della tradizione della chiesa cosa che va rispettata gelosamente, e nessuno, sinodo o papa, è autorizzato a fare questo. Noi non possiamo inventare niente, tutto è scritto. Il Sinodo, poi, è un organismo di consultazione senza alcun potere di decisione. In quanto alla comunione al divorziato risposato va detto che il divorzio è rottura col sacramento, dunque come conciliare rottura con la comunione? Chi si divorzia e risposa civilmente avendo chiaro quello che fa, è nel peccato, si ribella a Dio e la comunione a chi non è in stato di grazia non è amministrabile”.

In Polonia aumentano gli esorcisti, sino ad arrivare ad un giornale apposito, come mai?

Oggi il diavolo cammina libero,  è scatenato. Questo dipende dalla fede debole o dai dubbi che abbiamo, e tanto più siamo deboli nella fede, tanto più Satana ne approfitta e si mostra. Lo dimostra la caduta dei valori cristiani specie in Occidente e la progressiva secolarizzazione o peggio scristianizzazione dei costumi, in tanti campi del vivere sociale”.

Il demonio è entrato anche nella chiesa cattolica?

L’azione di Satana è volta a distruggere la Chiesa ed ovviamente non ce la farà, ma ci prova sempre. Satana è per natura contro la Chiesa e a volte, come accade, si avvale di uomini di Chiesa per seminare zizzania”.

 In Polonia la chiesa cattolica esercita ancora il suo peso, però..

Io non faccio politica. Penso, tuttavia, alle recenti elezioni nel mio Paese.  Il partito liberale che era al governo, si è appiattito troppo a sinistra, seguendo senza alcuna obiezione le direttive dell’ Europa che oggi non si confanno spesso ai valori cristiani e alla tradizione cattolica e del nostro paese. E noi come polacchi dobbiamo anche guardare alle nostre particolarità. Come cittadini europei abbiamo non solo la facoltà, ma direi anche il dovere di ribellarci pacificamente a questa Europa che oggi è guidata su basi diverse da quelle che volevamo e in opposizione ai valori cristiani, molto attenta  solo alle oligarchie finanziarie, poco ai poveri  veri. Questa Europa non tiene conto dei valori cristiani anche nelle sue leggi. Poi sono riusciti poco alla volta a islamizzare il continente, ci troviamo davanti ad una invasione islamica”.

Orban fa bene?

“Con i suoi tanti limiti, cerca di salvare la cristianità dell’ Europa”.

Il suo pensiero sui diritti alle coppie gay?

” La dottrina e la tradizione sono chiare sul punto, alla pari del catechismo, che andrebbe studiato maggiormente. Chi vive in coppia gay o etero, ma senza matrimonio, sapendo bene quello che fa, è nel peccato. Dunque non può prendere la comunione”.

Fonte: La Fede Quotidiana

Pubblicato in sinodo

Attenzione! Il Sinodo 2015 è organo consultivo che collabora con il Papa, ha certamente la sua importanza, ma non è certamente da porre al livello del Magistero Sommo, cioè papale, della Chiesa . Dunque , va considerato che NELLA «RELATIO» NON C’E» NESSUN RIFERIMENTO ALLA COMUNIONE PER I DIVORZIATI RISPOSATI E TUTTO VA LETTO IN RIFERIMENTO AL MAGISTERO DI GIOVANNI PAOLO II E ALLA DOTTRINA CATTOLICA come ha detto in questa intervista il card. Pell 

Ma poi va precisato che il Sinodo in questione non tocca e non poteva toccare il Magistero Papale già fissato che perciò rimane del tutto cogente anche ora per sé stesso. 
Il Codice di Diritto Canonico afferma. 
Can. 342 — Il sinodo dei Vescovi è un’assemblea di Vescovi i quali, scelti dalle diverse regioni dell’orbe, si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi stessi, e per prestare aiuto con i loro consigli al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e inoltre per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo.
 Can. 343 — Spetta al sinodo dei Vescovi discutere sulle questioni da trattare ed esprimere propri voti, non però dirimerle ed emanare decreti su di esse, a meno che in casi determinati il Romano Pontefice, cui spetta in questo caso ratificare le decisioni del sinodo, non gli abbia concesso potestà deliberativa.

Dunque la dottrina cattolica, fissata nel Magistero Papale è rimasta intatta e cogente!!

Preghiamo perché il Papa nei suoi prossimi interventi e nella eventuale esortazione post-sinodale, ribadisca con forza la dottrina cattolica fissata dai Papi e dai santi Concili.

Don Tullio Rotondo 

Pubblicato in sinodo

IL CARDINALE PELL: NELLA «RELATIO» NON C’E» NESSUN RIFERIMENTO ALLA COMUNIONE PER I DIVORZIATI RISPOSATI E TUTTO VA LETTO IN RIFERIMENTO AL MAGISTERO DI GIOVANNI PAOLO II E ALLA DOTTRINA CATTOLICA
.
In una intervista pubblicata dal Catholic News Service il card. Pell ha detto cose molto importanti circa la Relatio Finale del Sinodo sulla famiglia appena concluso 

Ecco il passo fondamentale dell’intervista che potete ascoltare in inglese  qui  


 

«I testi  sono stati sostanzialmente FRAINTESI
Prima di tutto NON C’E» ALCUN RIFERIMENTO, sia nel paragrafo 85 che in ogni altra parte del documento, ALLA COMUNIONE PER I DIVORZIATI RISPOSATI
QUESTOFONDAMENTALE
E POI nel paragrafo 63 c’è una sezione adeguata sulla comprensione appropriata di cosa s’intenda per “RETTA COSCIENZA» che deve essere formata alla luce della Parola di Dio. 
E il DISCERNIMENTO che viene incoraggiato, nel paragrafo 85, deve essere basato, in questa materia particolare, sull’INTERO INSEGNAMENTO DELLA FAMILIARIS CONSORTIO DI S. GIOVANNI PAOLO II e — dice un altro riferimento — SULLINSEGNAMENTO DELLA CHIESA
Sarebbe stato di grande aiuto se ci fosse stata maggior chiarezza, ho pensato al momento. Ma NON C’E» NULLA nei paragrafi, così come stanno, che sia ERETICO o falsa dottrina o che sostenga una pratica falsa.
Credo che sia ESSENZIALE PER NOI, per andare avanti, come comunione UNITI ATTORNO AL BUON DIO, il fatto di NON DISTORCERE l’insegnamento di questo Sinodo, sia che ci piaccia sia che non ci piaccia, sia che ci piaccia in un altro modo. 
Non dobbiamo né esagerarlo, né diminuirlo, ma prenderlo così come è. E COSI COMEIL TESTOPIENAMENTE IN CONFORMITA» CON GLI INSEGNAMENTI  E LE PRATICHE FONDAMENTALI DELLA CHIESA».

Ringraziamo Dio per questa piena conformità di tale Relatio con gli insegnamenti e le pratiche fondamentali della Chiesa.

Preghiamo perché il Papa ribadisca con forza l’insegnamento tradizionale della Chiesa nella sua eventuale esortazione post-sinodale. 

Don Tullio Rotondo 

Pubblicato in sinodo

Sul sito Lifesitenews è stato pubblicato il poderosissimo intervento di mons. Peta, arcivescovo di Astana.

Eccone una nostra traduzione 

 Intervento del Vescovo di Astana nel Sinodo (10 ottobre 2015)  
Il beato Paolo VI ha detto nel 1972 , “da qualche fessura il fumo di satan è entrato nel tempio di Dio” . Sono convinto che queste erano parole profetiche del santo Papa , autore della Humanae Vitae, durante il Sinodo, l’anno scorso, il fumo di satana stava cercando di entrare nell’aula Paolo Vi.
In particolare :
1) la proposta di ammettere  alla Santa Comunione coloro che sono divorziati-risposati;
2) l’affermazione che la convivenza è una unione che può avere in essa stessa dei valori
3) la difesa della omosessaulità come qualcosa che è normale.
Alcuni padri sinodali non hanno capito correttamente l’appello del Papa ad una discussione aperta discussione a cominciarono a  a portare avanti idee che contraddicono la bimillenaria Tradizione della Chiesa fondata nella Parola di Dio. Sfortunatamente si può anche percepire la puzza di questo fumo  infernale in alcuni passi dell» “Instrumentum laboris” e anche in alcuni interventi di alcuni Padri del Sinodo si questo anno. Per me il compito fondamentale del Sinodo consiste nel riaffermare il Vangelo del matrimonio e della famiglia e cioè l’insegnamento del nostro Salvatore . Non è permesso distruggere il fondamento, distruggere la Roccia. Possa lo Spirito Santo, che sempre vince nella Chiesa, illuminare tutti noi per  cercare il vero bene per le famiglie e per  il mondo. Maria, Madre della Chiesa, prega per  noi. 
+ Tomas Peta
Arcivescovo di Astana 

Fonte: https://www.lifesitenews.com/opinion/archbishop-peta-we-can-perceive-the-infernal-smoke-in-synod-interventions

Ringraziamo Dio e facciamo anche i nostri complimenti a questo Arcivescovo per le sue poderosissime parole in cui sentiamo forte la presenza dello Spirito Santo; ci sembra di risentire in questo intervento la voce dei grandi Vescovi , santi, Dottori della Chiesa che hanno illuminato il mondo con la loro forza, chiarezza, carità e sapienza.

Preghiamo perché la santa Verità che il Magistero della Chiesa ha diffuso in questi 2000 anni e indicata da questo Arcivescovo sia ribadita con forza in questo Sinodo e dal santo Padre per la maggior gloria di Dio.

Signore Gesù abbi pietà di noi.

Maria SS.ma Madre della Chiesa, prega per noi.

S. Michele arcangelo prega per noi.

Don Tullio Rotondo 

 

Pubblicato in sinodo

Dieci prelati africani si sono alzati in piedi contro un approccio pastorale alle nuove sfide per il matrimonio e la famiglia che potrebbe effettivamente modificare la dottrina della Chiesa.

Hanno redatto un testo, pubblicato da Ignatius Press, con il sottotitolo «L’Africa — La nuova patria di Cristo» con la prefazione del cardinale Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino.
     Nel libro, cardinali e vescovi provenienti dalla regione africana, affrontano i principali temi del prossimo Sinodo sulla Famiglia cercando di far luce sulle carenze dell’Istrumentum laboris (documento di lavoro) e sottolineando l’importanza della formazione dei cristiani; affrontando anche temi scottanti per la loro terra come la poligamia e i matrimoni interreligiosi.
     Soprattutto vogliono ribadire l’importanza per il loro continente di affrontare le tendenze della secolarizzazione e affermando che la Fede forte è la migliore risposta.       I collaboratori del libro sono il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino; il Vescovo Barthélemy Adoukonou, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura; l’Arcivescovo Denis Amuzu-Dzakpah di Lomé;il Cardinale Philippe Ouedraogo di Ouagadougou; il Cardinale Berhaneyesus Souraphiel di Addis Abeba; il Cardinale Christian Tumi, l’Arcivescovo emerito di Douala; l’Arcivescovo Antoine Ganye di Cotonou; Il cardinale Théodore-Adrien Sarr, l’Arcivescovo emerito di Dakar; l’Arcivescovo Samuel Kleda di Douala; e il Cardinale Jean-Pierre Kutwa di Abidjan.

    La prima parte del libro è costituita di due saggi del cardinal Sarah e il Vescovo Adoukonou che criticano l’istrumentum laboris dell’imminente Sinodo.
Entrambi hanno evidenziato numerose carenze presenti, a detta loro, in un «linguaggio scivoloso» e in «espressioni traditrici» dove hanno anche sottolineato il ruolo che i media hanno giocato fin dall’apertura del Sinodo.
     Secondo il cardinale Sarah, «la copertura mediatica di questo dibattito dà l’impressione che, da un lato, ci sono quelli che sono a favore della “dottrina chiusa» e, d’altra parte, coloro che sono per “apertura pastorale». »

Ma — ha sottolineato il cardinale — «in realtà, non c’è nessun partito dottrinale contrario ad un partito pastorale; invece, entrambe le parti sostengono di essere attaccati alla dottrina perenne della Chiesa e vogliono una prassi pastorale per esprimere la misericordia di Dio verso tutti … Potrebbe esserci mai qualcuno che sosterrebbe la prosecuzione di una certa prassi pastorale che, se cambiata, significherebbe ipso facto modificare la dottrina?

Il cardinale Sarah ha aggiunto che «i nuovi sviluppi nella pratica pastorale non significherebbero cambiare la dottrina, ma piuttosto permetterebbero alla Chiesa di evidenziare il cuore dell’amore di Dio in modo più evidente e accessibile.» Lui replica, tuttavia, che tali «sviluppi» sarebbero «un sorta di “misericordia» vuota, che non porta a nulla, ma permette di vedere più in profondità il male «.

Il cardinale Sarah ha anche evidenziato alcune «perplessità» sollevate dal documento di lavoro del Sinodo, in particolare quella che sembra proporre il matrimonio civile come una preparazione al matrimonio sacramentale.

Secondo il Cardinale Sarah, «la mancanza di una posizione chiara e tutta la confusione che si nota nella Synodi relatio sono segni evidenti, non solo di una profonda crisi di Fede, ma anche di una crisi altrettanto profonda nella prassi pastorale: i pastori esitano ad affermare chiaramente una direzione. »

L’Instrumentum laboris, ha detto, riflette il malessere della Chiesa in Occidente, e che sono stati la Chiesa per consentire i divorziati e risposati, a ricevere la Comunione, «perché dovremmo rifiutare i fedeli laici che era diventato poligama? Ci sarebbe anche necessario rimuovere “adulterio» dalla lista dei peccati «.

Il vescovo Adoukonou ha scritto che «la limitazione metodologica fondamentale che si osserva nel documento sta nel fatto che essa utilizza le risorse di quasi tutte le scienze umane e sociali per mettere in contesto il tema della famiglia oggi senza portare alla luce lo sfondo più importante, vale a dire, le scelte storiche che hanno portato a questo disastro.»

E ha aggiunto: «Per il bene di attirare le persone, non mettiamoci in situazioni che potrebbero compromettere i nostri valori, sotto l’illusione di essere aperti al mondo in quel modo.»

L’arcivescovo ritiene «inaccettabile» l’idea, contenuta nel documento di lavoro del Sinodo , secondo cui: «Il Vangelo in sé è un peso da cui la Chiesa, per pietà, dovrebbe sforzarsi di alleviare ai nostri poveri contemporanei» si spinge fino a suggerire che una sezione del documento «contiene elementi che sono altamente discutibili e persino in contraddizione con la dottrina cattolica».

Ma la vera, logica finale del libro è quello di impostare il nucleo delle famiglie che vogliono vivere pienamente la loro vocazione come famiglie cristiane.

«Le belle famiglie cristiane che eroicamente vivono i valori esigenti del Vangelo sono oggi le vere periferie del nostro mondo in questa nostra società che sta attraversando la vita come se Dio non esistesse», ha affermato il cardinale Sarah.

Pubblicato in sinodo
Pagina 1 di 4
   

Mons. Luigi Negri


   

Versetto del giorno  

   

Liturgia del giorno  

   

Catechismo della Chiesa Cattolica  


Clicca sull’immagine

   
   
Sali su
Vai giù
   
hasTooltip