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Dopo avere letto questo articolo http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/11/01/un-teologo-scrive-al-papa-ce-caos-nella-chiesa-e-lei-ne-e-una-causa/ e poi questo http://www.lastampa.it/2017/11/03/vaticaninsider/ita/vaticano/critiche-al-papa-botta-e-risposta-dallamerica-dhDrjmMhgPT4DXNEPZQXpL/pagina.html mi pare importante notare qualcosa …

Il teologo, monsignore, Strynkowski afferma che p. Weinandy doveva seguire il saggio consiglio contenuto nell’istruzione Donum veritatis, documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sul lavoro del teologo, pubblicato nel 1990 firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e approvato da san Giovanni Paolo II, nel quale al paragrafo 30 si legge: «Se, malgrado un leale sforzo, le difficoltà persistono, è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall’insegnamento in se stesso, nelle giustificazioni che ne sono proposte o ancora nella maniera con cui è presentato. Egli lo farà in uno spirito evangelico, con il profondo desiderio di risolvere le difficoltà. Le sue obiezioni potranno allora contribuire ad un reale progresso, stimolando il Magistero a proporre l’insegnamento della Chiesa in modo più approfondito e meglio argomentato».   «In questi casi — conclude il paragrafo citato - il teologo eviterà di ricorrere ai “mass-mediaˮ invece di rivolgersi all’autorità responsabile, perché non è esercitando in tal modo una pressione sull’opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità». 

Domandiamoci: in questi tempi tutti i documenti magisteriali possono essere interpretati … Familiaris Consortio , documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede … e anche i testi che condannano Lutero … solo un documento sarebbe da applicare alla lettera, senza interpretazione, la “Donum Veritatis” nella parte suddetta? Dopo aver riflettuto ci pare che le cose stiano diversamente da quanto afferma il teologo Strynkowski … vediamo meglio …

Riprendiamo un articolo di R. de Mattei che riporta affermazioni molto interessanti circa la correzione , taglierò solo alcune parti di esso per non dilungarmi “Ma è vero che egli ( il Papa n.d.c.) può essere corretto solo privatamente, e mai pubblicamente?

      Per rispondere è importante ricordare l’esempio storico per eccellenza, quello che ci offre la regola aurea del comportamento, il cosiddetto “incidente di Antiochia”. San Paolo lo ricorda in questi termini nella Lettera ai Galati, scritta probabilmente tra il 54 e il 57: «(…)«
Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti – e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare. Ma quando Cefa (il nome aramaico con cui veniva chiamato Pietro) venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: “Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?”» (Gal 2, 714).

      San Tommaso d’Aquino tratta questo episodio in molte sue opere. Innanzitutto egli osserva che «l’Apostolo contrastò Pietro nell’esercizio dell’autorità e non nell’autorità di governo» (Super Epistolam ad Galatas lectura, n. 77, tr. it. ESD, Bologna 2006). Paolo riconosceva in Pietro il Capo della Chiesa, ma giudicava legittimo resistergli, data la gravità del problema, che toccava la salvezza delle anime. «Il modo del rimprovero fu conveniente perché fu pubblico e manifesto» (Super Epistolam ad Galatas, n. 84).L’episodio, osserva ancora il Dottore Angelico, contiene insegnamenti tanto per i prelati quanto per i loro soggetti: «Ai prelati (fu dato esempio) di umiltà, perché non rifiutino di accettare richiami da parte dei loro inferiori e soggetti; e ai soggetti (fu dato) esempio di zelo e libertà, perché non temano di correggere i loro prelati, soprattutto quando la colpa è stata pubblica ed è ridondata in pericolo per molti» (Super Epistulam ad Galatas, n. 77).Si può immaginare che dopo aver tentato di convincere privatamente san Pietro, Paolo non esitò ad ammonirlo pubblicamente, ma – dice san Tommaso – «poiché san Pietro aveva peccato di fronte a tutti, doveva essere redarguito di fronte a tutti» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 3, tr. it., ESD, Bologna 1999).…. “Alla domanda se si è tenuti a riprendere pubblicamente il superiore, san Tommaso nel Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, risponde affermativamente, facendo notare però che bisogna agire sempre con estremo rispetto. Perciò, «
i prelati non vanno corretti dai sudditi di fronte a tutti, ma umilmente, in privato, a meno che non incomba un pericolo per la fede; allora infatti il prelato diventerebbe minore, qualora scivolasse nell’infedeltà, e il suddito diventerebbe maggiore» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 2).

     Cornelio a Lapide, riassumendo il pensiero dei Padri e dei Dottori della Chiesa, scrive: «(…) I superiori possono essere ripresi, con umiltà e carità, dagli inferiori, affinché la verità sia difesa, è quanto dichiarano, sulla base di questo passo (Gal. 2, 11), sant’Agostino (Epist. 19), san Cipriano, san Gregorio, san Tommaso e altri sopra citati. Essi insegnano chiaramente che san Pietro, pur essendo superiore, fu ripreso da san Paolo […]. A ragione, dunque, san Gregorio disse (Homil. 18 in Ezech.): “Pietro tacque affinché, essendo il primo nella gerarchia apostolica, fosse anche il primo nella umiltà”. E sant’Agostino affermò (Epis. 19 ad Hienonymum): “insegnando che i superiori non devono rifiutare di lasciarsi richiamare dagli inferiori, san Pietro ha dato alla posterità un esempio più eccezionale e più santo di quello di san Paolo insegnando che, nella difesa della verità, e con carità, ai minori è dato avere l’audacia di resistere senza timore ai maggiori”» (Ad Gal. 2, II, in Commentaria in Scripturam Sacram, Vivès, Parigi 1876, tomo XVII).
     La correzione fraterna è un atto di carità. Tra i più gravi peccati contro la carità, vi è lo scisma … un Papa può cadere nello scisma, se divide la Chiesa, come spiega il teologo Suarez (De schismate in Opera omnia, vol. 12, pp. 733734 e 736737) e conferma il cardinale Journet (L’Eglise du Verbe Incarné, Desclée, Bruges 1962, vol. I, p. 596)” ( R. de Mattei “Quando la correzione pubblica è urgente e necessaria ” https://www.corrispondenzaromana.it/quando-la-correzione-pubblica-e-urgente-e-necessaria/ ) Aggiungo che la correzione può essere di vario genere: fraterna, paterna, giudiziale. La correzione fraterna è un obbligo di diritto divino positivo (Mt. 18,1517; Sir. 19,13ss.) e di diritto naturale (cfr. Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. III, col. 1908; P. Palazzini (cura) “Dictionarium morale et canonicum” Romae, Officium Libri Catholici 1962, I p. 979) e lo stesso P. Palazzini nel testo appena citato ma alla pag. 980 afferma anche che se il peccato è pubblico non si deve osservare l’ordine della correzione fraterna per cui anzitutto il fratello va corretto in segreto infatti in questo caso il peccato è già noto alla maggior parte della comunità.

     Facciamo notare inoltre che come il Papa può essere scismatico, secondo Suarez, così anche un Papa può diventare eretico , come dice , tra l’altro, s. Alfonso de» Liguori (http://apologetica-cattolica.net/magistero/item/162-s-alfonso-m-de-liguori-affermo-che-un-papa-eretico-puo-essere-condannato-e-deposto.html) … e soprattutto il Papa non è sempre infallibile né e» impeccabile … per alcuni errori famosi di Papi si pensi ai casi di Onorio ( Denz-Hün 550 ss. 561 ss.), Liberio ( cfr. anche Denz-Hün 138 ss.), Giovanni XXII (Denz-Hün 990 s.) ed altri … la storia presenta vari casi di correzioni ai Papi …Come si vede dai testi succitati sia s. Paolo che s. Tommaso e molti altri sono pienamente favorevoli ad una correzione pubblica anche del Papa … e non penso che la Congregazione per la Dottrina della Fede possa mettere da parte s. Paolo o il Vangelo e nemmeno che voglia mettere da parte s. Tommaso.
     Tra l’altro anche s. Tommaso afferma che non occorre neppure fare la correzione privata se il peccato è pubblico “
Respondeo dicendum quod circa publicam denuntiationem peccatorum distinguendum est. Aut enim peccata sunt publica, aut sunt occulta. Si quidem sint publica, non est tantum adhibendum remedium ei qui peccavit, ut melior fiat, sed etiam aliis, in quorum notitiam devenit, ut non scandalizentur. Et ideo talia peccata sunt publice arguenda, secundum illud apostoli, I ad Tim. V, peccantem coram omnibus argue, ut ceteri timorem habeant; quod intelligitur de peccatis publicis, ut Augustinus dicit, in libro de verbis Dom.” ( S. Th. II-II q.33 a.7) Che potremmo tradurre così: …. per la pubblica denunzia dei peccati dobbiamo distinguere. Infatti i peccati sono o pubblici od occulti. Se sono pubblici non si deve provvedere soltanto al colpevole perché diventi più onesto, ma anche agli altri che sono a conoscenza del peccato perché non ne siano scandalizzati. Perciò questi peccati devono essere rimproverati pubblicamente, stando all‘esortazione dell‘Apostolo [1 Tm 5, 20]: «Quelli che risultano colpevoli riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore»; parole queste che, secondo S. Agostino [ib.], si riferiscono ai peccati pubblici. Se invece si tratta di peccati occulti, allora valgono le parole del Signore …” .

      Se dunque un documento magisteriale crea scandalo tra i fedeli il teologo è tenuto non solo a informare i superiori ma anche a informare i fedeli e quindi a pubblicare le sue affermazioni per la salvezza delle anime, perché sappiamo bene che la suprema legge della Chiesa non è la protezione dei superiori che dicono errori ma è la “salus animarum” come emerge dal diritto canonico e come si legge in fondo anche nei testi tomisti presentati. Va notato, riguardo al p. Weinandy, che lui ha scritto questa lettera facendosi guidare dalla preghiera e ben conscio di ciò che stava per fare … se il p. Weinandy ha scritto quelle cose guidato dallo Spirito Santo e per la “salus animarum” secondo le indicazioni presentate sopra da s. Tommaso ha fatto molto bene e va lodato il suo coraggio in questi tempi in cui , come diceva il card. Caffarra … sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa. Nonostante che il Prefetto della Dottrina della Fede abbia più volte dichiarato che la dottrina della Chiesa non è cambiata, sono apparse numerose dichiarazioni di singoli Vescovi, di Cardinali, e perfino di Conferenze Episcopali, che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato. Non solo l’accesso alla Santa Eucarestia di coloro che oggettivamente e pubblicamente vivono in una situazione di peccato grave, ed intendono rimanervi, ma anche una concezione della coscienza morale contraria alla Tradizione della Chiesa. E così sta accadendo – oh quanto è doloroso constatarlo! – che ciò che è peccato in Polonia è bene in Germania, ciò che è proibito nell’Arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta. E così via. Viene alla mente l’amara constatazione di B. Pascal: «Giustizia al di qua dei Pirenei, ingiustizia al di là; giustizia sulla riva sinistra del fiume, ingiustizia sulla riva destra».Numerosi laici competenti, profondamente amanti della Chiesa e solidamente leali verso la Sede Apostolica, si sono rivolti ai loro Pastori e alla Santità Vostra, per essere confermati nella Santa Dottrina riguardante i tre sacramenti del Matrimonio, della Confessione e dell’Eucarestia. E proprio in questi giorni, a Roma, sei laici provenienti da ogni Continente hanno proposto un  Seminario  di studio assai frequentato, dal significativo titolo: «Fare chiarezza».” ( http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/09/06/carlo-caffarra-profeta-inascoltato-lultima-sua-lettera-a-papa-francesco/ ) … Dunque siamo in tempi in cui “sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa … si approva ciò che mai il Magistero ha approvato” come dice il card. Caffarra e notiamo che il card. Caffarra è un famosissimo moralista che conosceva bene le attenuanti.

     Siamo in tempi in cui molti cattolici, di sana dottrina, sono scandalizzati appunto per gli errori che paiono diffondersi e per le controtestimonianze che purtroppo capita di dover vedere alle stesse Messe papali dove , come lei ben sa, e proprio in America, un noto gay e sostenitore di immoralità è stato ammesso a fare da lettore ( http://www.ilgiornale.it/news/mondo/se-attivista-gay-legge-messa-papa-francesco1177329.html qui trovate il video http://www.ilgiornale.it/video/mondo/lattivista-gay-legge-durante-messa-papa-francesco-1177326.html da notare il commento “in Italia la notizia è stata messa sotto silenzio” http://www.lastampa.it/2015/09/28/blogs/san-pietro-e-dintorni/papa-messa-star-gay-lettore-vsG0U9iFdQgsX1ie0LXZuK/pagina.html) … tutto perfetto ? …o tutto scandaloso e molto scandaloso? Sono questi i tempi in cui ben tre Vescovi hanno tuonato contro gli errori che serpeggiano dopo la Amoris Laetitiahttps://www.corrispondenzaromana.it/appello-di-tre-vescovi-cattolici-a-papa-francesco-in-difesa-del-matrimonio/ Che dire?

     Il p. Weinandy, questi Vescovi, il cardinale Caffarra e i professori , specie i teologi, che hanno scritto la Correctio Filialis sono tutti degli incompetenti in campo teologico … visionari … che affermano cose assurde …. ? Il card. Caffarra , ribadisco, era un grande moralista e conosceva bene le attenuanti … conosceva bene quello che dice la dottrina morale … eppure mi pare che le sue conclusioni sono ben diverse, per esempio, da quanto afferma il card. Muller nel suo ultimo intervento in cui sostiene le affermazioni del prof. Buttiglione. A differenza di Buttiglione il card. Caffarra è un grande teologo morale di somma competenza, professore in teologia morale, fu preside del “ Giovanni Paolo II” come si può vedere dal suo curriculum ( https://www.chiesadibologna.it/biografia-caffarra-carlo-cardinale-arcivescovo-metropolita.html) notiamo che questi titoli nel campo della teologia morale non li possiede neppure il card. Muller, che è specializzato soprattutto in altri settori della teologia, come si può vedere chiaramente dal suo curriculum vitae ( http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/muller/rc_con_cfaith_doc_20160519_biografia-muller_it.html#1._Vita_e_curriculum_universitario ).

     Le mie riflessioni sulle ultime affermazioni del Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede mi permetto di riservarle ad un altro momento, per ora basta aver detto quanto sopra potete leggere e aggiungere che il card. Caffarra, viste le sue affermazioni sopra riferite, non pare avrebbe condiviso certe affermazioni del card. Muller … eppure il card. Caffarra conosceva molto bene la teologia morale e le attenuanti …Ma continuiamo nel discorso circa la situazione attuale : la “Correctio Filialis” al Papa afferma che il 15 gennaio 2016 è stata concessa la Santa Comunione a un gruppo di luterani finlandesi nel corso della celebrazione di una Santa Messa nella basilica di San Pietro, tutto secondo le regole del “Direttorio Ecumenico”?  e tutto è secondo dottrina? … Ho scritto proprio qualche giorno fa per mostrare un chiaro errore del card. Schonborn circa le affermazioni di s. Giovanni Paolo II riguardo ai divorziati, errore fatto nella presentazione dell» Amoris Laetitia, presentazione elogiata dal papa (http://apologetica-cattolica.net/teologia/teologia-morale/un-grave-errore-del-card-schonborn-nella-presentazione-della-amoris-laetitia.html )

     E cosa fa il Papa riguardo a tutte queste situazioni e ad altre simili ? Di certo è lui il capo della Chiesa visibile e a lui in questa situazione si è rivolto il padre Weinandy appunto perché l’oscurità sia scacciata dalla Chiesa e a lui si è rivolto , senza averne risposta, il card. Caffarra … e i tre cardinali che hanno presentato i dubia … a lui si sono rivolti, senza avere risposta diretta i realizzatori della “correctio”.… per cui ciò che di male hanno evidenziato nella situazione della Chiesa attuale  continua a operare e non pare sia stato estirpato . Facciamo notare, tra l’altro, che consigliare i dubbiosi è una opera di misericordia.

Concludo: evitiamo tutti di mettere la testa sotto la sabbia e rendiamoci conto della situazione reale, sottolineo, reale che viviamo; ricordiamoci che non c’è carità né misericordia senza Verità; nel Vangelo c’è una frase molto significativa per questi nostri tempi: “ se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc. 19,40), la Verità è inarrestabile … e mi permetto di aggiungere che, se, per paura, taciamo di fronte al male e all’oscurità che è tra gli uomini che fanno parte della Chiesa, grideranno i fedeli contro di noi perché non abbiamo parlato!

 

Cristo regni.

Don Tullio Rotondo

Pubblicato in Correctio Filialis

 

La critica ai pronunciamenti papali è possibile o addirittura necessaria nella misura in cui manca di sostegno nella Scrittura e nel Credo.
 

Visto che i promotori della «correctio filialis» e gli stessi firmatari, sono stati nei giorni passati attaccati nei più svariati modi solo per essersi permessi di richiamare, con rispetto e devozione, il Santo Padre su quel che riguarda la Fede e la morale dell’intera Chiesa. Nel Sacramento del Battesimo ognuno riceve il «sacramento della Fede», quel seme piantato, che vede la sua origine nella morte e risurrezione di Cristo, e che orienterà la nostra intera vita da cristiani. Ciascuno di noi, in nome di quella Fede ricevuta dalla Chiesa che è presente nella Tradizione Viva fin dagli apostoli, è chiamato a difenderla e proteggerla nel caso chiunque tenti di inquinarla, compatibilmente ovviamente alle nostre competenze e nei luoghi in cui viviamo, lì dove siamo chiamati a testimoniare in modo fattivo la nostra adesione al Signore Gesù Cristo. Non è solo «roba» da elite, da vescovi o da curia vaticana, ma proprio perché cristiani battezzati siamo tutti, nessuno escluso, necessariamente impegnati in questa difesa che è antica tanto quanto lo è lo stesso Cristianesimo, minacciato in passato più di una volta da dottrine perlomeno eterodosse e da non poche eresie.


     Nel 1969 il futuro Papa Benedetto XVI,  Joseph Ratzinger, scriveva che le critiche al Papa non solo erano possibili, ma anche necessarie nella misura in cui il  papa potrebbe deviare dal deposito della fede e dalla Tradizione Apostolica. Papa Benedetto XVI ha incluso queste osservazioni nella antologia del suoi scritti (2009) «Fede, ragione, verità e amore». Questi commenti che ora pubblicheremo sono particolarmente rilevanti alla luce della «correzione filiale» rivolta a Papa Francesco.

Ecco cosa scrisse Ratzinger già in quel lontano 1969, pochi anni dopo la conclusione del Concilio Vaticano II:

«Si deve soprattutto evitare l’impressione che il papa (o l’ufficio in generale) possa riunire e esprimere di volta in volta la media statistica della Fede viva, per la quale non è possibile una decisione contraria a questi valori statistici medi (che, inoltre, sono problematiche nella loro verificabilità).»

«La fede si basa sui dati oggettivi della Scrittura e del dogma che, anche in tempi scuri, può sparire spaventosamente dalla coscienza della maggior parte del cristianesimo (statisticamente), senza tuttavia perdere in alcun modo il loro carattere obbligatorio e vincolante.»

«In questo caso, la parola del papa può e deve certamente andare contro le statistiche e contro il potere di un’opinione che fortemente finge di essere l’unica valida; e questo dovrà essere fatto in modo decisivo come allo stesso modo la testimonianza della tradizione è chiara (nel caso specifico).»

«Al contrario, la critica dei pronunciamenti papali sarà possibile e addirittura necessaria, nella misura in cui manca di sostegno nella Scrittura e nel Credo, cioè nella Fede di tutta la Chiesa.»

«Quando non è disponibile né il consenso di tutta la Chiesa, né è disponibile una chiara evidenza delle fonti, una decisione vincolante definitiva non è possibile. Se ciò fosse formalmente avvenuto, mancherebbero le condizioni per un tale atto, e pertanto la questione dovrebbe essere rivista nella sua legittimità «.

da: 

Das neue Volk Gottes: Entwürfe zur Ekklesiologie, (Düsseldorf : Patmos, 1972) p. 144.

Fede, ragione, verità e amore. (Lindau 2009), p. 400.

Ratzinger ha proseguito la sua riflessione sui limiti del potere del Romano Pontefice per contraddire la dottrina immutabile, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e più tardi come Papa Benedetto XVI.

Cardinale Joseph Ratzinger, 1998:
«Il Romano Pontefice, come tutti i fedeli, è soggetto alla Parola di Dio, alla fede cattolica ed è il garante dell’obbedienza della Chiesa, in questo senso è servus servorum Dei. Non decide arbitrariamente ma è portavoce della volontà del Signore, che parla all’uomo nelle Scritture vissuto e interpretato dalla Tradizione, in altre parole, l’episcope del primato ha limiti fissati dalla legge divina e dalla costituzione divina e dalla Chiesa divina, inviolabile costituzione proveniente dalla Rivelazione. Il successore di Pietro è la roccia che garantisce una rigorosa fedeltà alla Parola di Dio contro l’arbitrarietà e il conformismo: da qui la natura martyrologica del suo primato «.

Papa Benedetto XVI, 2005:
«Il potere che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato di servizio. Il potere dell’insegnamento nella Chiesa implica un impegno al servizio dell’obbedienza alla Fede. Il Papa non è un monarca assoluto i cui pensieri e desideri sono la legge, al contrario: il ministero del Papa è garanzia di obbedienza a Cristo e alla sua Parola. Non deve proclamare le proprie idee, ma costantemente legarsi alla Chiesa e all’obbedienza alla Parola di Dio, in faccia ad ogni tentativo di adattarlo o di abbatterlo e di ogni forma di opportunismo».

Pubblicato in Correctio Filialis

Il Cardinale Muller suggerisce a Papa Francesco di nominare un gruppo di Cardinali per discutere sulle critiche rivolte nei suoi confronti.

L’Ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede afferma che il Papa merita «pieno rispetto» e che però i suoi critici onesti meritano altrettanto una risposta convincente mentre il Vaticano si rifiuta di commentare la correzione filiale fatta al Santo Padre e resa pubblica, Domenica.
 

Per risolvere l’empasse tra Papa Francesco e coloro che hanno serie riserve riguardo il suo insegnamento, il Cardinale Gerhard Müller, ha proposto che una soluzione a questa «situazione grave» potrebbe essere che il Santo Padre possa nominare un gruppo di cardinali che inizierebbe una «disputa teologica» con i suoi critici.  Nel commento del 26 Settembre, il prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato che una tale iniziativa potrebbe essere condotta con «alcuni prominenti rappresentanti» della dubia, nonché la correzione filiale che è stata resa pubblica domenica.

     Il Cardinale ha affermato che una disputa teologica è un metodo formale di dibattito destinato a scoprire e stabilire le verità nella teologia, tale disputa, riguarderebbe specificatamente «le interpretazioni diverse e talvolta controverse di alcune affermazioni del capitolo 8 di Amoris Laetitia», l’esortazione Apostolica di Papa Francesco sul matrimonio e la famiglia.

     La Chiesa ha bisogno di «più dialogo e fiducia reciproca» piuttosto che «polarizzazione e polemiche», ha proseguito, aggiungendo che il Successore di San Pietro «merita il pieno rispetto per la sua persona e il suo mandato divino, e, invece, le critiche oneste meritano una convincente risposta».

     

«Dobbiamo evitare un nuovo scisma e separazioni da una Chiesa cattolica, il cui principio permanente e fondamento della sua unità e comunione in Gesù Cristo è l’attuale Papa Francesco, e tutti i vescovi in piena comunione con lui»

.




 Il Vaticano non ha commentato la correzione filiale di Papa Francesco, in cui 62 sacerdoti e studiosi laici hanno accusato il Santo Padre di propagare sette posizioni eretiche. I firmatari della correzione hanno deciso di pubblicizzare la procedura molto rara dopo non aver ricevuto alcuna risposta dal Papa, che ha ricevuto il documento l’11 agosto.

I critici, citarono in particolare Amoris Laetitita e «altre parole, atti e omissioni», dicendo che il Papa aveva contribuito a diffondere gravi errori riguardo «il matrimonio, la vita morale e l’accoglienza dei Sacramenti». Il clero e gli studiosi hanno «rispettosamente» insistito sul fatto che Papa Francesco condanni le eresie che ha sostenuto direttamente o indirettamente e che insegni la Verità della Fede cattolica nella sua integrità.

   Il Vaticano ufficialmente non vuole rispondere all’iniziativa, né tentare di affrontare le questioni sostanziali sollevate nella correzione.

Il Vaticano ritiene che una risposta non sia giustificata in quanto la correzione filiale è stata firmata solo da un numero relativamente piccolo (ma che cresce di giorno in giorno n.d.r.) di cattolici che non sono considerati nomi importanti e perché uno di loro è il vescovo Bernard Fellay, superiore generale della Società di San Pio X, che considerano come un rinnegato, responsabile di una fraternità sacerdotale non in piena comunione con Roma.
Dopo aver bloccato l’accesso al sito web di correzione filiale sui propri computer il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha spiegato che è stata una procedura automatica del firewall a mettere in atto questo blocco, come accade, per la sicurezza, in qualsiasi azienda sui propri computer.
 Sarebbe stato ridicolo, ha dichiarato sorridendo a «il Giornale» un blocco per una lettera con 60 nomi.

Si è capito che il silenzio generale è la linea di risposta che ha scelto il Papa e il Vaticano come già accaduto il altre circostanze tra cui i dubia dei quattro cardinali poco più di un anno fa, in cui avevano posto cinque domande volte a chiarire alcune ambiguità in Amoris Laetitia.
  Coloro che sono preoccupati per l’insegnamento del Papa, tuttavia, sostengono che queste questioni sono di fondamentale importanza per la Chiesa.

   Douglas Farrow, professione del pensiero cristiano all’Università McGill di Montreal, ha dichiarato: 
«prescindendo da cosa si pensi sulla saggezza o sulla tempistica di questa «correzione filiale», o ache delle questioni di cui si tratta, non si può negare che la sostanza è solida e che le questioni sollevate sono di fondamentale importanza. Farrow che non ha firmato la correzione, ma che ha partecipato in aprile ad una conferenza a Roma di studiosi laici che hanno chiesto chiarezza su Amoris Laetitia, ha affermato che le questioni sono così serie che richiedono l’attenzione concreta del pontefice e dell’intero episcopato.»

Alcuni riportano erroneamente che la correzione filiale abbia a che fare con quella che i cardinali promossero con i dubia, e si chiedono oggi perché i due cardinali rimasti Burke e Brandmuller non siano tra i firmatari.
    Gli organizzatori hanno sottolineato ch questa iniziativa di correzione filiale non ha nulla che li leghi ai cardinali dei dubia che stanno progettando, come ha dichiarato il cardinal Burke, una vera e propria «correzione fraterna» piuttosto che «filiale» promossa da cardinali, se il Papa continuerà a rimanere in silenzio.

     La «correzione filiale» è stata intrapresa indipendentemente dalle  comunincazioni in corso con il Cardinale Brandmuller e me stesso», ha dichiarato Burke. «Pertanto, il fatto che il mio nome non appaia sulla correzione filiale non ha alcun significato».

Il professor Joseph Shaw, portavoce dell’iniziativa «correzione filiale» ha detto che gli organizzatori «deliberatamente non hanno coinvolto i cardinali dei dubia perché volevano un iniziativa indipendente». 
Per la maggior parte dei cattolici, però, le accuse contro il papa non sono probabilmente da raccogliere, perché questi fedeli mancano di una conoscenza sufficiente della loro fede, secondo Royal.  «Molti cattolici in diversi continenti non hanno la minima conoscenza o comprensione delle basi della fede», ha detto Royal. «La Chiesa ha un enorme compito evangelico che non sarà colmato dal solo parlare di misericordia e di dialogo». «Per la maggior parte delle persone,» ha aggiunto Royal, «temo che questa polemica volerà sopra le loro teste, oltre a confermare la loro impressione che non c’è nulla di veramente solido e incontrastato nell’insegnamento cattolico».

Nel frattempo le adesioni alla correzione filiale aumentano giornalmente, altri 17 sacerdoti e professori hanno messo i loro nomi, compreso quello del vescovo emerito Rene Henry Gracida, 94 anni, di Corpus Christi.

Pubblicato in Correctio Filialis
   

Mons. Luigi Negri


   

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