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La critica ai pronunciamenti papali è possibile o addirittura necessaria nella misura in cui manca di sostegno nella Scrittura e nel Credo.
 

Visto che i promotori della «correctio filialis» e gli stessi firmatari, sono stati nei giorni passati attaccati nei più svariati modi solo per essersi permessi di richiamare, con rispetto e devozione, il Santo Padre su quel che riguarda la Fede e la morale dell’intera Chiesa. Nel Sacramento del Battesimo ognuno riceve il «sacramento della Fede», quel seme piantato, che vede la sua origine nella morte e risurrezione di Cristo, e che orienterà la nostra intera vita da cristiani. Ciascuno di noi, in nome di quella Fede ricevuta dalla Chiesa che è presente nella Tradizione Viva fin dagli apostoli, è chiamato a difenderla e proteggerla nel caso chiunque tenti di inquinarla, compatibilmente ovviamente alle nostre competenze e nei luoghi in cui viviamo, lì dove siamo chiamati a testimoniare in modo fattivo la nostra adesione al Signore Gesù Cristo. Non è solo «roba» da elite, da vescovi o da curia vaticana, ma proprio perché cristiani battezzati siamo tutti, nessuno escluso, necessariamente impegnati in questa difesa che è antica tanto quanto lo è lo stesso Cristianesimo, minacciato in passato più di una volta da dottrine perlomeno eterodosse e da non poche eresie.


     Nel 1969 il futuro Papa Benedetto XVI,  Joseph Ratzinger, scriveva che le critiche al Papa non solo erano possibili, ma anche necessarie nella misura in cui il  papa potrebbe deviare dal deposito della fede e dalla Tradizione Apostolica. Papa Benedetto XVI ha incluso queste osservazioni nella antologia del suoi scritti (2009) «Fede, ragione, verità e amore». Questi commenti che ora pubblicheremo sono particolarmente rilevanti alla luce della «correzione filiale» rivolta a Papa Francesco.

Ecco cosa scrisse Ratzinger già in quel lontano 1969, pochi anni dopo la conclusione del Concilio Vaticano II:

«Si deve soprattutto evitare l’impressione che il papa (o l’ufficio in generale) possa riunire e esprimere di volta in volta la media statistica della Fede viva, per la quale non è possibile una decisione contraria a questi valori statistici medi (che, inoltre, sono problematiche nella loro verificabilità).»

«La fede si basa sui dati oggettivi della Scrittura e del dogma che, anche in tempi scuri, può sparire spaventosamente dalla coscienza della maggior parte del cristianesimo (statisticamente), senza tuttavia perdere in alcun modo il loro carattere obbligatorio e vincolante.»

«In questo caso, la parola del papa può e deve certamente andare contro le statistiche e contro il potere di un’opinione che fortemente finge di essere l’unica valida; e questo dovrà essere fatto in modo decisivo come allo stesso modo la testimonianza della tradizione è chiara (nel caso specifico).»

«Al contrario, la critica dei pronunciamenti papali sarà possibile e addirittura necessaria, nella misura in cui manca di sostegno nella Scrittura e nel Credo, cioè nella Fede di tutta la Chiesa.»

«Quando non è disponibile né il consenso di tutta la Chiesa, né è disponibile una chiara evidenza delle fonti, una decisione vincolante definitiva non è possibile. Se ciò fosse formalmente avvenuto, mancherebbero le condizioni per un tale atto, e pertanto la questione dovrebbe essere rivista nella sua legittimità «.

da: 

Das neue Volk Gottes: Entwürfe zur Ekklesiologie, (Düsseldorf : Patmos, 1972) p. 144.

Fede, ragione, verità e amore. (Lindau 2009), p. 400.

Ratzinger ha proseguito la sua riflessione sui limiti del potere del Romano Pontefice per contraddire la dottrina immutabile, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e più tardi come Papa Benedetto XVI.

Cardinale Joseph Ratzinger, 1998:
«Il Romano Pontefice, come tutti i fedeli, è soggetto alla Parola di Dio, alla fede cattolica ed è il garante dell’obbedienza della Chiesa, in questo senso è servus servorum Dei. Non decide arbitrariamente ma è portavoce della volontà del Signore, che parla all’uomo nelle Scritture vissuto e interpretato dalla Tradizione, in altre parole, l’episcope del primato ha limiti fissati dalla legge divina e dalla costituzione divina e dalla Chiesa divina, inviolabile costituzione proveniente dalla Rivelazione. Il successore di Pietro è la roccia che garantisce una rigorosa fedeltà alla Parola di Dio contro l’arbitrarietà e il conformismo: da qui la natura martyrologica del suo primato «.

Papa Benedetto XVI, 2005:
«Il potere che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato di servizio. Il potere dell’insegnamento nella Chiesa implica un impegno al servizio dell’obbedienza alla Fede. Il Papa non è un monarca assoluto i cui pensieri e desideri sono la legge, al contrario: il ministero del Papa è garanzia di obbedienza a Cristo e alla sua Parola. Non deve proclamare le proprie idee, ma costantemente legarsi alla Chiesa e all’obbedienza alla Parola di Dio, in faccia ad ogni tentativo di adattarlo o di abbatterlo e di ogni forma di opportunismo».

Pubblicato in Correctio Filialis
   

Mons. Luigi Negri


   

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