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Lunedì, 02 Ottobre 2017 00:59

Il Cardinale Muller suggerisce a Papa Francesco un gruppo di cardinali...

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Il Cardinale Muller suggerisce a Papa Francesco di nominare un gruppo di Cardinali per discutere sulle critiche rivolte nei suoi confronti.

L’Ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede afferma che il Papa merita «pieno rispetto» e che però i suoi critici onesti meritano altrettanto una risposta convincente mentre il Vaticano si rifiuta di commentare la correzione filiale fatta al Santo Padre e resa pubblica, Domenica.
 

Per risolvere l’empasse tra Papa Francesco e coloro che hanno serie riserve riguardo il suo insegnamento, il Cardinale Gerhard Müller, ha proposto che una soluzione a questa «situazione grave» potrebbe essere che il Santo Padre possa nominare un gruppo di cardinali che inizierebbe una «disputa teologica» con i suoi critici.  Nel commento del 26 Settembre, il prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato che una tale iniziativa potrebbe essere condotta con «alcuni prominenti rappresentanti» della dubia, nonché la correzione filiale che è stata resa pubblica domenica.

     Il Cardinale ha affermato che una disputa teologica è un metodo formale di dibattito destinato a scoprire e stabilire le verità nella teologia, tale disputa, riguarderebbe specificatamente «le interpretazioni diverse e talvolta controverse di alcune affermazioni del capitolo 8 di Amoris Laetitia», l’esortazione Apostolica di Papa Francesco sul matrimonio e la famiglia.

     La Chiesa ha bisogno di «più dialogo e fiducia reciproca» piuttosto che «polarizzazione e polemiche», ha proseguito, aggiungendo che il Successore di San Pietro «merita il pieno rispetto per la sua persona e il suo mandato divino, e, invece, le critiche oneste meritano una convincente risposta».

     

«Dobbiamo evitare un nuovo scisma e separazioni da una Chiesa cattolica, il cui principio permanente e fondamento della sua unità e comunione in Gesù Cristo è l’attuale Papa Francesco, e tutti i vescovi in piena comunione con lui»

.




 Il Vaticano non ha commentato la correzione filiale di Papa Francesco, in cui 62 sacerdoti e studiosi laici hanno accusato il Santo Padre di propagare sette posizioni eretiche. I firmatari della correzione hanno deciso di pubblicizzare la procedura molto rara dopo non aver ricevuto alcuna risposta dal Papa, che ha ricevuto il documento l’11 agosto.

I critici, citarono in particolare Amoris Laetitita e «altre parole, atti e omissioni», dicendo che il Papa aveva contribuito a diffondere gravi errori riguardo «il matrimonio, la vita morale e l’accoglienza dei Sacramenti». Il clero e gli studiosi hanno «rispettosamente» insistito sul fatto che Papa Francesco condanni le eresie che ha sostenuto direttamente o indirettamente e che insegni la Verità della Fede cattolica nella sua integrità.

   Il Vaticano ufficialmente non vuole rispondere all’iniziativa, né tentare di affrontare le questioni sostanziali sollevate nella correzione.

Il Vaticano ritiene che una risposta non sia giustificata in quanto la correzione filiale è stata firmata solo da un numero relativamente piccolo (ma che cresce di giorno in giorno n.d.r.) di cattolici che non sono considerati nomi importanti e perché uno di loro è il vescovo Bernard Fellay, superiore generale della Società di San Pio X, che considerano come un rinnegato, responsabile di una fraternità sacerdotale non in piena comunione con Roma.
Dopo aver bloccato l’accesso al sito web di correzione filiale sui propri computer il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha spiegato che è stata una procedura automatica del firewall a mettere in atto questo blocco, come accade, per la sicurezza, in qualsiasi azienda sui propri computer.
 Sarebbe stato ridicolo, ha dichiarato sorridendo a «il Giornale» un blocco per una lettera con 60 nomi.

Si è capito che il silenzio generale è la linea di risposta che ha scelto il Papa e il Vaticano come già accaduto il altre circostanze tra cui i dubia dei quattro cardinali poco più di un anno fa, in cui avevano posto cinque domande volte a chiarire alcune ambiguità in Amoris Laetitia.
  Coloro che sono preoccupati per l’insegnamento del Papa, tuttavia, sostengono che queste questioni sono di fondamentale importanza per la Chiesa.

   Douglas Farrow, professione del pensiero cristiano all’Università McGill di Montreal, ha dichiarato: 
«prescindendo da cosa si pensi sulla saggezza o sulla tempistica di questa «correzione filiale», o ache delle questioni di cui si tratta, non si può negare che la sostanza è solida e che le questioni sollevate sono di fondamentale importanza. Farrow che non ha firmato la correzione, ma che ha partecipato in aprile ad una conferenza a Roma di studiosi laici che hanno chiesto chiarezza su Amoris Laetitia, ha affermato che le questioni sono così serie che richiedono l’attenzione concreta del pontefice e dell’intero episcopato.»

Alcuni riportano erroneamente che la correzione filiale abbia a che fare con quella che i cardinali promossero con i dubia, e si chiedono oggi perché i due cardinali rimasti Burke e Brandmuller non siano tra i firmatari.
    Gli organizzatori hanno sottolineato ch questa iniziativa di correzione filiale non ha nulla che li leghi ai cardinali dei dubia che stanno progettando, come ha dichiarato il cardinal Burke, una vera e propria «correzione fraterna» piuttosto che «filiale» promossa da cardinali, se il Papa continuerà a rimanere in silenzio.

     La «correzione filiale» è stata intrapresa indipendentemente dalle  comunincazioni in corso con il Cardinale Brandmuller e me stesso», ha dichiarato Burke. «Pertanto, il fatto che il mio nome non appaia sulla correzione filiale non ha alcun significato».

Il professor Joseph Shaw, portavoce dell’iniziativa «correzione filiale» ha detto che gli organizzatori «deliberatamente non hanno coinvolto i cardinali dei dubia perché volevano un iniziativa indipendente». 
Per la maggior parte dei cattolici, però, le accuse contro il papa non sono probabilmente da raccogliere, perché questi fedeli mancano di una conoscenza sufficiente della loro fede, secondo Royal.  «Molti cattolici in diversi continenti non hanno la minima conoscenza o comprensione delle basi della fede», ha detto Royal. «La Chiesa ha un enorme compito evangelico che non sarà colmato dal solo parlare di misericordia e di dialogo». «Per la maggior parte delle persone,» ha aggiunto Royal, «temo che questa polemica volerà sopra le loro teste, oltre a confermare la loro impressione che non c’è nulla di veramente solido e incontrastato nell’insegnamento cattolico».

Nel frattempo le adesioni alla correzione filiale aumentano giornalmente, altri 17 sacerdoti e professori hanno messo i loro nomi, compreso quello del vescovo emerito Rene Henry Gracida, 94 anni, di Corpus Christi.

Letto 803 volte Ultima modifica il Lunedì, 02 Ottobre 2017 21:39
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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