Santa Veronica Giuliani

* Scorrete a fine articolo se volete ascoltare la biografia come audio

Questa straordinaria mistica è nata il 27-12-1660 a Mercatello sul Metauro, nella diocesi di Urbania (Pesaro), dal capitano Francesco e da Benedetta Mancini. La sua vita fu un susseguirsi di meraviglie. Battezzata con il nome di Orsola, a soli cinque mesi prese a camminare da sola per recarsi a venerare un quadro raffigurante la SS. Trinità. Non aveva ancora sette mesi quando ammonì un negoziante poco onesto: "Fate la giustizia, che Dio vi vede". A due o tre anni cominciò a godere delle frequenti visioni di Gesù e Maria, che le sorridevano e rispondevano dalle immagini appese alle pareti di casa mentre ella esclamava: "Gesù bello! Gesù caro! Io ti voglio tanto bene". Durante la Messa, al momento dell'elevazione, nell'ostia vedeva quasi sempre Gesù che l'invitava a sé. "Oh, bello!... Oh, bello!..." gridava la piccina, e si slanciava verso l'altare. Quando il sacerdote portò il viatico a sua madre, Orsola vide l'ostia sfolgorante di luce. A mani giunte supplicò: "Date anche a me Gesù".

Appena la morente si comunicò, le si pose accanto, sul letto, esclamando:
"Oh, che cosa bella avete voi avuto, mamma! Oh, che odore di Gesù!". Prima di morire la pia genitrice chiamò le sue cinque figlie attorno a sé e a ciascuna assegnò una piaga del crocifisso come rifugio e oggetto particolare di devozione. Ad Orsola, di sei anni, toccò quella del S. Cuore.
Nella fanciullezza, sentendo leggere la vita dei martiri, la santa concepì grande desiderio di patire per amore di Gesù. Una volta mise di proposito una manina nel fuoco di uno scaldino e se la scottò tutta senza versare lacrime. Si disciplinava con una grossa corda; camminava sulle ginocchia; disegnava croci in terra con la lingua; stava lungamente a braccia aperte in forma di croce; si pungeva con gli spini; si costruiva croci sproporzionate alle sue spalle, bramosa di fare tutto quello che aveva fatto il Signore il quale, nella settimana santa, le si faceva vedere coperto di piaghe.
Per amor di Dio, Orsola aveva compassione dei poverelli ai quali donava generosamente quello di cui disponeva. Scriverà più tardi: "Mi pareva di vedere nostro Signore, quando vedevo essi". Col passare degli anni crebbe in lei sempre più la brama di fare la prima Comunione. Supplicava Maria SS.: "Datemi cotesto vostro Figlio nel cuore!... io sento che non posso stare senza di Lui!" Fu soddisfatta il 2-2-1670 a Piacenza, dove suo padre si era trasferito in qualità di Sopraintendente alle Finanze presso la corte del Duca Ranunzio II. Gesù allora le disse: "Pensa a me solo! Tu sarai la mia sposa diletta!". Ma come lasciare il mondo se la sua bellezza le attirava le più vive simpatie di giovani distinti? Al babbo che l'adorava un giorno disse: "Come posso ubbidirvi, se il Signore mi vuole sua sposa?... Anch'Egli è mio padre, e Padre supremo. Non solo gli debbo ubbidire io, ma ancor voi".
Dopo aver mutato il nome di Orsola in Veronica, il 17-7-1677 riuscì a entrare, diciassettenne, nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello (Perugia). E impossibile descrivere il cumulo di grazie, doni, privilegi, visioni, estasi, carismi singolari che Dio elargì incessantemente alla sua "diletta". I fenomeni mistici che in lei si verificarono furono controllati a lungo e severamente dalle autorità competenti. Dal 1695 al 27-2-1727, nonostante la grandissima ripugnanza che provava, la santa scrisse, senza rileggerle, in un Diario le fasi e le esperienze della sua vita interiore per obbedienza al vescovo, Mons. Eustachi, e al confessore del monastero, il P. Ubaldo Antonio Cappelletti, filippino. Riempì 21.000 pagine raccolte in 44 volumi, pubblicati dal 1895 al 1928 dal P. Luigi Pizzicarla SJ., con versioni in francese e spagnolo.
Dopo che Gesù elevò Suor Veronica al suo mistico sposalizio, fu soddisfatta nella sua ardente brama di patire per Lui. In modo misterioso, ma reale e visibile, sperimentò a uno a uno tutti i martiri e gli oltraggi della sua Passione. Di continuo esclamava: "Le croci e i patimenti son gioie e son contenti". Giunse a dire: "Né patire, né morire, per più patire". Accoratamente diceva a Gesù: "Sitio! Sitio! Ho sete non di consolazioni, ma di amaritudine e di patimenti". Si può dire che fin dall'infanzia pregasse: "Sposo mio, mio caro bene, crocifiggetemi con Voi! Fatemi sentire le pene e i dolori dei vostri santi piedi e delle vostre sante mani... Più non tardate! Passate da parte a parte questo mio cuore".

     Nel 1694 divenne maestra delle novizie e ricevette nel capo l'impressione delle spine. Dopo tre anni di digiuno a pane e acqua, il venerdì santo del 1697 le apparvero le stimmate e nel cuore ebbe impressi gli strumenti della Passione. "In un istante, scrisse la santa, vidi uscire dalle sue santissime piaghe cinque raggi splendenti; tutti vennero alla mia volta; e io vedevo i detti raggi divenire come piccole fiamme. In quattro vi erano i chiodi e in uno la lancia d'oro, ma tutta infuocata, e mi passò il cuore da banda a banda, e i chiodi passarono le mani e i piedi". Per questo soffriva talmente, anche in modo visibile agli altri, che veniva chiamata la "sposa del crocifisso".

     Il vescovo di Città di Castello, al corrente dei fenomeni soprannaturali che avvenivano in Suor Veronica, dopo un rapporto al S. Ufficio, ricevette istruzioni che applicò con la più grande severità. Accompagnato da sacerdoti sperimentati, si recò nel monastero e si convinse della realtà delle stimmate. Alcuni medici ne curarono le ferite per sei mesi. Dopo ogni medicazione le mettevano guanti alle mani muniti di sigilli. Ma le ferite, invece di guarire, s'ingrandivano di più. La badessa ricevette dal vescovo ordini destinati a provare la pazienza, l'umiltà e l'obbedienza della santa nella maniera più sensibile. Le fu tolto l'ufficio di maestra delle novizie; fu dichiarata scaduta dal diritto di voto attivo e passivo; le fu proibita ogni relazione con le altre suore; colpita da interdetto non fu più ammessa all'ufficio in coro né alla santa Messa; fu privata persino della Comunione e per cinquanta giorni fu chiusa in una cella simile ad una prigione. Insomma, di proposito, fu trattata come una folle, una simulatrice e una bugiarda. Il Vescovo al S. Ufficio non poté fare altro che scrivere: "Veronica obbedisce ai miei ordini nella maniera più esatta e non mostra, riguardo a questi duri trattamenti, il più leggero segno di tristezza, ma al contrario, una tranquillità indescrivibile e un umore gioioso".

     A queste sofferenze univa di continuo indicibili penitenze, accesissime preghiere per la conversione dei peccatori. "M'ha costituita mediatrice fra Lui e i peccatori. Questo è il primo offizio che Iddio mi ha dato" scriveva. Continui suffragi offriva alle anime dei defunti. Confidò nel Diario: "Mi ha promesso Iddio la grazia di liberare quante anime voglio dal Purgatorio". Aveva continuamente presenti al suo spirito pure i bisogni di tutta la Chiesa e specialmente dei sacerdoti.
     Sottomessa sempre in vita ai superiori, la santa volle morire il 9-7-1727, dopo 33 giorni di malattia, appena il confessore, il P. Guelfi, le disse: "Suor Veronica, se è volontà di Dio che l'ordine del suo ministro intervenga in quest'ora suprema, vi comando di rendere lo spirito". Quando morì era badessa da undici anni. Nel suo cuore verginale furono trovati scolpiti gli emblemi della passione così come li aveva descritti e persino disegnati per ordine del confessore. Il suo corpo è venerato sotto l'altare maggiore della chiesa delle Cappuccine in Città di Castello. Pio VII la beatificò il 18-6-1804 e Gregorio XVI la canonizzò il 26-5-1839.
  L'opera del suo diario è qualcosa di monumentale, 20 volumi scritti in 34 anni.   

Da lei l’invito a fare della vita un’offerta di riparazione e i espiazione perenne, per salvare in Cristo anche l’insalvabile. Riguardo all’opera del demonio nella vita della santa c’è da osservare che oggi c’è molta incredulità in merito all’esistenza del demonio, degli spiriti maligni e dell’inferno. Tra credenti si arriva a negare l’eternità dell’inferno, oppure lo si considera vuoto, oppure si nega che esistano pene e sofferenze concrete, con la scusa che Dio è misericordioso. Le esperienze della Santa sono una potente conferma della dottrina e dell’insegnamento di sempre della Chiesa. Il Diario è pieno delle sue lotte con i demoni e delle sue visite e descrizioni dell’inferno. I Demoni le strappavano di mano brocche e altri utensili, rovesciavano acqua bollente su di lei in cucina; le strappavano la penna, rovesciavano l’inchiostro, mentre scriveva il Diario.

    Non aveva quasi mai una notte tranquilla: le apparivano in gran numero, in forme orribili, minacciose, oscene, urlavano, bestemmiavano, buttavano fuori odori infetti, gettavano nella sua scodella capelli, ragni, topi morti, la buttavano nel fuoco, la lanciavano contro i muri, le tiravano pietre e le davano delle botte. Le altre suore udivano, certe volte vedevano e la Santa doveva anche incoraggiarle. Tante volte dovevano correre di notte alla sua cella. L’attaccavano, di solito quando compiva il suo ufficio di vittima mediatrice e redentrice, quando pregava e si mortificava per la conversione dei peccatori: “smetti” le urlavano, “smetti subito”. Un giorno le troncarono un piede.

    Portata al confessionale, guarì istantaneamente quando il confessore le impose di chiedere a Dio la guarigione. L’inferno lo vede quasi tutti i giorni, accompagnata dai suoi Angeli Custodi in modo visibile e dalla Madonna in modo invisibile. Una ragione bassa, nera, fetida, piena di urla animalesche e di lampi sinistri. Poi vide una montagna piena di aspidi e basilischi che non potevano liberarsi. I suoi Angeli Custodi le dissero che quello era l’inferno superiore, cioè l’inferno benigno. Allora la montagna si spalancò e nei suoi fianchi c’era una moltitudine di anime e di demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni tormentavano le anime dannate. Nel fondo dell’abisso c’era un trono mostruoso.

Al centro una sedia formata dai capi dell’abisso. Satana vi stava seduta sopra in tutto il suo indescrivibile orrore. Satana vedeva tutti i dannati e questi vedevano Satana: la visione di Satana costituisce il tormento dell’inferno, così come, invece, la visione di Dio costituisce la delizia del paradiso. Gli Angeli dissero, come pure Gesù in altre visioni, che questi supplizi sono per tutta l’eternità. La Santa nota che il cuscino di Satana è formato da Giuda ed altre anime disperate. Quelle anime furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi. Di fronte alla realtà vista, la Santa afferma che ciò che raccontano i predicatori non è niente! Nell’Inferno vide cadere una pioggia di anime.

In altre esperienze, descrive i sette livelli dell’inferno, con le loro rispettive categorie di dannati. Vide un posto più orribile per i religiosi che avevano disprezzato le loro sante regole e un altro per i sacerdoti che non erano stati fedeli all’insegnamento della Chiesa e che per questo sono stati causa di rovina di tante anime. In un luogo appartato vide anche dei dannati in anima e corpo: erano quelli che avevano venduto la loro anima al demonio con patto volontario. Se questo non basta nulla basterà a quelli di cui parla il detto: “Non c’è più cieco di colui che non vuol vedere”.

Per chi lo desidera potete ascoltare qui sotto la sua biografia.


 

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Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo

Diceva S. Agostino che vale più una sola lacrima sparsa meditando sulla Passione di Cristo, che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed un anno di digiuno a pane ed acqua. Sì, il nostro amante Salvatore ha patito tanto affinché vi pensassimo, poiché pensandovi non è possibile non infiammarsi del divino amore. Gesù da pochi è amato, perché pochi sono quelli che considerano le pene che ha patito per noi; ma chi le considera spesso, non può vivere senza Gesù. Si sentirà talmente stringere dal suo amore che non gli sarà possibile resistere a non amare un Dio così innamorato che tanto ha patito per farsi amare. S. Francesco piangeva nel meditare le sofferenze di Gesù Cristo. Una volta mentre lacrimava gli venne chiesto che problema avesse, egli rispose che piangeva per i dolori e gli affronti dati al Signore e si dispiaceva nel vedere gli uomini ingrati che non l'amano e non lo pensano.

Anime devote [...] mettiamoci spesso dinanzi agli occhi, particolarmente nei giorni di venerdì, Gesù moribondo sulla croce; e fermiamoci ivi con tenerezza a contemplare per qualche tempo i suoi dolori e l'affetto che aveva per noi, mentre stava agonizzando su quel letto di dolore. [...] Oh che dolce riposo trovano le anime amanti di Dio nei tumulti di questo mondo e nelle tentazioni dell'inferno ed anche nei timori dei divini giudizi, nel contemplare da solo a solo in silenzio il nostro amoroso Redentore, mentre egli agonizzava sulla croce e  il suo divin sangue gocciolava da tutte le sue membra ferite già ed aperte dai flagelli, dalle spine e dai chiodi! Oh come nel pensare a Gesù crocifisso si allontanano dalle nostre menti tutti i desideri di onori mondani, di ricchezze di terra e di piaceri di senso! Allora spira da quella croce un'aura celeste, che dolcemente ci distacca dagli oggetti terreni ed accende in noi una santa brama di patire e morire per amor di colui, che volle tanto patire e morire per amor nostro. E come è possibile che non accenderà l'affetto di tutti i cuori, un Dio che muore in un mare di disprezzi e di dolori per amor delle sue creature? Come poi queste creature possono amare altra cosa all'infuori di Dio? come pensare ad altro che ad esser grate a questo loro così amante benefattore? [...] Ah che così han fatto già tanti santi e tanti martiri che han lasciato tutto per Gesù Cristo. O vergogna nostra! Ma come è possibile che a molti Cristiani fa tanto poca impressione la Passione di Gesù Cristo? Ciò avviene, perché poco si fermano a considerare quanto patì Gesù Cristo per nostro amore. 

Cristo è morto in croce per espiare i nostri peccati.

Un Dio morto per gli uomini! Questo pensiero è stato sempre il trattenimento più dolce e più ordinario delle anime sante, e il motivo più forte per amarlo. Il pensiero che il Figlio di Dio è morto in croce per espiare le colpe commesse dal genere umano, è stato sempre la meraviglia e lo stupore degli angeli in cielo. Un Dio morto per gli uomini; questo sarà sempre un grande argomento di confusione e di disperazione ai dannati dell'inferno. Un Dio è morto per me, dirà eternamente il dannato negli abissi: e ciononostante io ardo e mi dispero tra queste fiamme. Al certo non posso dubitare della bontà di Dio per me, e di quella volontà sua sincera che egli ebbe di salvarmi, avendolo veduto morto per me. Dunque se son dannato, contro chi debbo infuriarmi se non contro me medesimo? È vero che è cosa aspra il pensare ad una eternità di pene: ma chiunque penetrerà bene queste poche parole, Iddio morto per l'uomo, non avrà difficoltà a persuadersi questa seconda verità, che l'uomo ingrato e ribelle al suo Dio, venga giustamente punito dallo stesso Dio con una eternità di pene. Quell'uomo che rifiutò d'ardere con fiamme d'amore verso Iddio morto per lui, un tal uomo merita bene di bruciare negli eterni ardori che la giustizia di Dio ha preparato nell'inferno agli ingrati. Con quali di queste due fiamme vuoi che arda il tuo spirito? Nelle fiamme infernali nell'altra vita in pena di non aver amato Dio, oppure nelle fiamme della sua santa carità in questo mondo? Tocca a te lo scegliere e l'adoperarti per concepire nel tuo spirito un vero amore di Dio. Ci riuscirai, se penserai spesso quanto abbia Iddio amato te, se riguarderai spesso l'immagine di Dio crocifisso, con dire tra te stesso: Ecco un Dio su questa croce per amar mio e per mio bene.

Considera che Iddio è morto per gli uomini suoi nemici ingrati e perfidi. Questo pensiero è un motivo d'amore meraviglioso. Gesù Cristo assicura, che non può darsi dimostrazione d'amore più grande quanto quella di morire per l'amico. Ma il suo amore s'avanza più oltre, perché muore per i suoi nemici medesimi, per nemici vili, insolenti e temerari, che non si curano di lui, né ad altro pensano che ad oltraggiarlo con enormi ingratitudini e pungenti offese. Io sono stato uno di quelli, per i quali Gesù e morto; e dopo averlo visto morto per me, non ho cessato di offenderlo e di disprezzare la sua amabile carità. Egli sapeva prima di morire che dava la vita per me suo nemico; ciononostante amò di darla, e a suo tempo non mancò di farmene godere il frutto, chiamandomi a penitenza, infondendomi il dolore delle mie colpe, applicandomi i frutti copiosi della sua Passione nella grazia, amicizia e figliolanza sua, tante volte restituitami, quante volte l'ho voluta perdere col peccato. Non c'era bisogno che morisse per noi. Poteva riscattarci e redimerci con una goccia sola del suo sangue o con una sola lacrima. Invece ha voluto dare la vita per palesarci l'eccesso dell'amor suo, che va a quest'estremo di dare tutto col mezzo di una morte la più infame e la più crudele per noi suoi nemici ingrati e abominevoli. Svegliamoci una volta per corrispondere a tanta dimostrazione di amore. Risolviamoci una volta di staccare coraggiosamente il nostro amore dalle cose terrene, dalle vanità, dall'ambizione, dalle amicizie, dal nostro corpo, per donare a Dio il maggior amore che possiamo.

Dobbiamo meditare spesso la Passione di Gesù, poiché il nostro amabile Redentore desidera sommamente che noi pensiamo alle atroci sofferenze della sua Passione causata dai nostri innumerevoli peccati. È di fede che i nostri peccati hanno crocifisso il Salvatore. La Sacra Scrittura afferma che le nostre iniquità lo hanno ricoperto di piaghe. Il Salvatore per nostro amore volle espiare al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe. Per gratitudine, cosa dovremmo dare ad un Dio così innamorato di noi? Dio vuole solamente che noi pensiamo qualche volta all'amore che egli ha avuto per noi fino a patire quei tormenti pur di salvarci. Gesù Cristo è morto in croce per noi, ma solo pochi uomini pensano alla sua Passione. Si pensa alle vanità e ai piaceri mondani, ma non si pensa alle sofferenze e all'amore di Gesù per noi. Che ingiustizia! Che ingratitudine! Il ricordo della Passione del Redentore è utilissimo perché ci rende vittoriosi sulle tentazioni. Chi amerà i piaceri illeciti, pensando a Cristo inchiodato sulla Croce? Se mediteremo attentamente il corpo di Gesù ricoperto di piaghe, avremo in orrore i piaceri peccaminosi e condurremo una vita più fedele al Vangelo.

Qui sotto un estratto audio del libro di Sant'Alfonso sulle meditazioni della Passione di Gesù Cristo.


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Atto solenne di preparazione per morire santamente

Questa preghiera è molto potente e dà grande fastidio a satana ...fatela, stampatela e firmatela !!!

"Mio Dio, essendo certa la mia morte, e non sapendo quando sarà, intendo da ora di prepararmi a quella, che è il momento più bello della vita di un cristiano perché attua l’incontro definitivo con Cristo Amore; e perciò affermo di credere quanto crede la S. Chiesa, e specialmente il mistero della SS. Trinità, l'Incarnazione e Morte di Gesu-Cristo, il paradiso e l'inferno, perché tutto l'avete rivelato Voi che siete la stessa Verità. Io merito mille inferni, ma spero dalla vostra pietà per i meriti di Gesu-Cristo il perdono, la perseveranza finale e la gloria gioiosa del paradiso. Vi benedico per quanto mi avete donato finora e per quanto volete donarmi. Affermo che v'amo sopra tutte le cose, perché siete un bene infinito; e perché v'amo, mi pento sopra ogni male di tutte le offese che vi ho fatte, e propongo prima morire e perdere tutto piuttosto che più offendervi. Vi prego a levarmi la vita e tutto quello che ho piuttosto che permettere ch'io v'abbia da perdere con un altro peccato.Vi ringrazio, Gesù mio, di tutte le pene che avete patite per me, e di tante misericordie che mi avete usate, dopo che vi ho tanto offeso.Amato mio Signore, mi rallegro che siete infinitamente beato. Godo che siete amato da tante anime in cielo ed in terra. Vorrei che tutti vi conoscessero e vi amassero. Affermo che qualunque persona m'avesse offeso, io la perdono per amor vostro, o Gesù mio; e vi prego a farle bene fin d’ora. Affermo che desidero in vita ed in morte i SS. Sacramenti; ed intendo da ora di cercare l'assoluzione delle mie colpe, quando in morte non potrò darne segno.Accetto con pace la mia morte e tutti i dolori che l'accompagneranno, in unione della morte e dolori, che patì Gesù sulla croce. Ed accetto, mio Dio, tutte le pene e tribolazioni, che prima di morire mi verranno dalle vostre mani. Fate di me e di tutte le cose mie tutto quel che vi piace. Datemi il vostro amore e la santa perseveranza, e niente più vi domando. Madre mia Maria, assistetemi sempre, ma specialmente nella mia morte; e frattanto aiutatemi a conservarmi in grazia di Dio. Voi siete la speranza mia. Sotto il vostro manto voglio vivere e morire. S. Giuseppe, S. Michele Arcangelo, Angelo mio Custode, soccorretemi sempre, ma soprattutto nell'ora della mia morte. E voi mio caro Gesù, voi che per ottenere a me una buona morte, avete voluto fare una morte così amara, non m'abbandonate allora. Io da ora a Voi m'abbraccio, per morire abbracciato con Voi. Io merito l'inferno, ma mi abbandono alla vostra misericordia, sperando nel sangue vostro di morire nella vostra amicizia e di ricevere da Voi la benedizione, nella prima volta che vi vedrò da misericordioso giudice mio. Nelle vostre mani impiagate per mio amore raccomando l'anima mia. In Voi spero di non essere allora condannato all'inferno e di essere ammesso alla gloria e alla gioia del Paradiso. «In te,Signore , ho sperato, non sia confuso in eterno». Vedo già che la causa delle mie cadute è stata il non ricorrere a voi, quando io ero tentato, a domandarvi la santa perseveranza. Per l'avvenire propongo fermamente di raccomandarmi sempre a voi, e specialmente quando mi vedrò in pericolo di ritornare ad offendervi. Propongo di ricorrere sempre alla vostra misericordia, invocando sempre i Ss. Nomi di Gesù e di Maria:sicuro che pregando non lascerete voi allora di darmi la forza ch'io non ho di resistere a' miei nemici. O Maria, Madre ottenetemi la grazia di raccomandarmi in tutt'i miei bisogni e per sempre al vostro Figlio, ed a voi. O Signore Gesù aiutatemi sempre, e specialmente nella mia morte; fate ch'io spiri amandovi, sicché l'ultimo respiro della mia vita sia un atto d'amore, che mi trasporti da questa terra ad amarvi in eterno nella gioia del paradiso. Gesù, Giuseppe, e Maria, assistetemi nella mia agonia. Gesù, Giuseppe, e Maria, a voi mi dono, e voi ricevete in quel punto l'anima mia."

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San Michele Arcangelo

Preghiera efficace a San Michele Arcangelo.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia contro le insidie e la malvagità del demonio, sii nostro aiuto.
Te lo chiediamo supplici che il Signore lo comandi. E tu, principe della milizia celeste, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni, che si aggirano per il mondo a perdizione della anime. Amen.


NOVENA A SAN MICHELE

O Dio vieni a salvarmi
O Signore vieni presto in mio aiuto.
GLORIA AL PADRE.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

CREDO.

Credo in Dio Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocefisso, morì e fu sepolto. Discese agli inferi, il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture. E’ salito al cielo, siede alla destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la Santa chiesa Cattolica, la Comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la resurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

PRIMA G RAZIA.
Ti domandiamo, o Arcangelo San Michele, insieme coi principe del primo Coro dei Serafini, che Tu voglia accendere il nostro cuore con le fiamme del santo amore e che per mezzo tuo, possiamo allontanare i lusinghieri inganni dei piaceri del mondo.
1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

SECONDA GRAZIA.
Ti chiediamo umilmente, o principe della celeste Gerusalemme, insieme col capo dei Cherubini, di ricordarti di noi, specialmente quando saremo assaliti dalle suggestioni del nemico infernale. Col tuo aiuto, siamo, infatti, divenuti vincitori di Satana e offriamo noi stessi a Dio nostro Signore, come intero olocausto.
1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

TERZA GRAZIA.
Devotamente ti supplichiamo, o invincibile difensore del Paradiso, affinché insieme col principe del terzo Coro, cioè dei Troni, non permetti che spiriti infernali o infermità ci opprimano.
1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

QUARTA GRAZIA.
Umilmente prostrati in terra, ti preghiamo, o nostro primo ministro della Corte dell’Empireo, insieme col principe dei quarto Coro, cioè delle Dominazioni, di difendere il Cristianesimo, in ogni sua necessità, ed in particolare il Sommo Pontefice, aumentandolo di felicità e grazia in questa vita e gloria nell'altra.
1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

QUINTA GRAZIA.
Ti preghiamo, o santo arcangelo, che insieme coi principe del quinto Coro, cioè delle Virtù, tu voglia liberare noi, tuoi servi, dalle mani dei nostri nemici sì occulti, collie palesi; liberaci dai falsi testimoni, libera dalle discordie questa Nazione ed in particolare questa città da fame, odio e guerra, liberaci anche da folgori, tuoni, terremoti è tempeste, che il drago dell’inferno è solito provocare a nostro danno.
1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

SESTA GRAZIA.
Ti scongiuriamo, o conduttore delle angeliche squadre, e insieme col principe, che tiene il primo luogo fra le Potestà, le quali costituiscono il sesto Coro, di voler provvedere alle necessità di noi tuoi servi, di questa Nazione, ed in particolare di questa città, con il dare alla terra la fecondità desiderata e la pace e la concordia fra i governanti cristiani.

1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

SETTIMA GRAZIA.
Ti chiediamo, o principe degli angeli Michele, che insieme col capo dei Principati del settimo Coro, tu voglia liberare noi, tuoi servi, tutta questa Nazione ed in particolare questa città dalle infermità fisiche e, molto Più da quelle spirituali.

1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

OTTAVA GRAZIA.
Ti supplichiamo, o santo arcangelo, che insieme col principe degli arcangeli dell'ottavo Coro e con tutti i nove Cori, tu abbia cura di noi in questa vita presente e nell'ora della nostra morte. Assisti la nostra agonia affinché, quando staremo per esalare l'anima, rimanendo sotto la tua protezione, vincitori di Satana, giungiamo a godere la divina Bontà con Te, nel Santo Paradiso.
1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

NONA GRAZIA.
Ti preghiamo finalmente, o glorioso principe e difensore della Chiesa militante e trionfante, che tu voglia, in compagnia del capo degli angeli del nono Coro, custodire sostenere i tuoi devoti. Assisti noi, i nostri familiari e tutti quelli che si sono raccomandati alle nostre preghiere, affinché con la tua protezione, vivendo in modo santo, possiamo godere Dio insieme con te per tutti i secoli dei secoli. Amen.
1 Padre nostro - 3 Ave Maria

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.

1 Padre Nostro a San Michele
1 Padre Nostro a San Gabriele
1 Padre Nostro a San Raffaele
1 Padre Nostro all’Angelo Custode

Prega per noi Arcangelo San Michele Gesù Cristo Nostro Signore e saremo degni delle sue promesse.

PREGHIAMO
Onnipotente ed Eterno Dio, che nella tua somma Bontà assegnasti in modo mirabile l'Arcangelo Michele come gloriosissimo principe della Chiesa per la salvezza degli uomini, concedi che, con il suo salvifico aiuto, meritiamo di essere efficacemente difesi di fronte a tutti i nemici in modo che, al momento della nostra morte, possiamo essere liberati dal peccato e presentarci alla tua eccelsa e beatissima Maestà. Per Cristo nostro Signore. Amen.

ATTO DI CONSACRAZIONE A SAN MICHELE ARCANGELO.

O grande Principe del cielo, difensore fedelissimo della Chiesa, San Michele Arcangelo, io, quantunque indegno di apparire dinanzi a te, confidando tuttavia nella tua speciale bontà, mi presento a te, accompagnato dal mio Angelo Custode e, in presenza di tutti gli Angeli del cielo che prendo a testimoni della mia devozione verso di te, ti scelgo oggi come mio protettore e particolare avvocato e mi propongo fermamente di onorarti quanto più potrò. Assistimi durante tutta la mia vita, affinché mai io offenda Dio né in opere né in parole né in pensieri. Difendimi contro tutte le tentazioni del demonio, specialmente riguardo la fede e la purezza, e nell'ora della morte infondi la pace alla mia anima e introducila nella Patria eterna. Amen.

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta affinché non periamo nell'estremo giudizio.

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Consacrazione al cuore Immacolato di Maria

Cosa significa "consacrarsi a Maria" - Tratto dalla rivista "Madre di Dio"

"Consacrarsi alla Madonna" vuol dire accoglierla come vera madre, sull’esempio di Giovanni, perché lei per prima prende sul serio la sua maternità su di noi. 
La consacrazione a Maria vanta una storia molto antica, anche se si è andata sempre più sviluppando negli ultimi tempi. 

Il primo ad usare l’espressione "consacrazione a Maria" è stato San Giovanni Damasceno, già nella prima metà del sec. VIII. E in tutto il Medioevo era una gara di Città e Comuni che "si offrivano" alla Vergine, spesso presentandole le chiavi della Città in suggestive cerimonie. Ma è nel sec. XVII che iniziarono le grandi consacrazioni nazionali: la Francia nel 1638, il Portogallo nel 1644, l’Austria nel 1647, la Polonia nel 1656, l’Italia arriva tardi, nel 1959, anche perché non aveva ancora raggiunto l’unità al tempo delle consacrazioni nazionali. 

Ma è specialmente dopo le Apparizioni di Fatima che le consacrazioni si moltiplicano sempre più: ricordiamo la consacrazione del mondo, pronunciata da Pio XII nel 1942, seguita nel 1952 da quella dei Popoli russi, sempre ad opera dello stesso Pontefice. 

Ne seguirono tante altre, specie al tempo delle Peregrinatio Mariae, che terminavano quasi sempre con la consacrazione alla Madonna. 

Giovanni Paolo II, il 25 Marzo 1984, rinnova la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, in unione con tutti i Vescovi dell’orbe che il giorno precedente, nelle loro Diocesi, avevano pronunciato le stesse parole di consacrazione: la formula scelta iniziava con l’espressione della più antica preghiera mariana: "Sotto la tua protezione ci rifuggiamo…", che è una forma collettiva di affidamento alla Vergine da parte del popolo dei credenti.

Domenica 13 ottobre 2013, Papa Francesco consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria, davanti alla statua della Madonna di Fatima, trasportata per l’occasione dal Portogallo a Roma.

Il senso forte della consacrazione

La consacrazione è un Atto complesso, che si diversifica nei vari casi: altro è quando un fedele si consacra personalmente, assumendo impegni precisi, altro è quando si consacra un popolo, un’intera Nazione o addirittura l’Umanità. 
La consacrazione individuale è teologicamente ben spiegata da San Luigi Maria Grignion de Montfort, del quale il Papa, con quel suo motto del "Totus tuus" (desunto dallo stesso Montfort, che a sua volta lo aveva preso da San Bonaventura), è il primo ‘modello’. 

Il Santo di Montfort sottolinea così due ragioni che ci spingono a farla: 

1) Il primo motivo ci è offerto dall’esempio del Padre, che ci ha dato Gesù per mezzo di Maria, affidandolo a lei. Ne consegue che la consacrazione è riconoscere che la divina maternità della Vergine, sull’esempio della scelta del Padre, è la prima ragione di consacrazione. 

2) Il secondo motivo è quello dell’esempio dello stesso di Gesù, Sapienza incarnata. Egli si è affidato a Maria non solo per avere da lei la vita del corpo, ma per essere da lei "educato", crescendo "in età, sapienza e grazia". 

"Consacrarsi alla Madonna" vuol dire, in sostanza, accoglierla come vera madre nella nostra vita, sull’esempio di Giovanni, perché lei per prima prende sul serio la sua maternità su di noi: ci tratta da figli, ci ama da figli, ci provvede tutto come a figli. 

D’altra parte, accogliere Maria come madre significa accogliere la Chiesa come madre (perché Maria è Madre della Chiesa); e vuol dire accogliere anche i nostri fratelli in umanità (perché tutti ugualmente figli della comune Madre dell’Umanità). 

Il senso forte della consacrazione a Maria sta proprio nel fatto che con la Madonna noi vogliamo stabilire un vero rapporto di figli con la madre: perché una madre è parte di noi, della nostra vita, e non la si cerca solo quando se ne sente il bisogno perché c’è da chiederle qualcosa… 

Siccome, poi, la consacrazione è di suo un atto che non è fine a se stesso, ma un impegno che va vissuto giorno per giorno, impariamo – dietro i consigli del Montfort – a fare anche solo il primo passo che essa comporta: fare tutto con Maria. La nostra vita spirituale ne guadagnerà di sicuro. 



  PREGHIERA DI CONSACRAZIONE A MARIA




Madre di Dio e Madre nostra,
 io consacro
me stessa/o con tutto ciò
 che sono e che possiedo, e la mia
 famiglia, con tutti i miei
cari, al Tuo Cuore Immacolato.

Prendici sotto la Tua materna protezione, 
aiutaci a vincere le tentazioni che ci sollecitano
 al male e a conservare l'armonia tra tutti noi.
Il Tuo Cuore Immacolato sia il nostro rifugio
e 
il cammino che ci conduce a Dio.

Insegnaci a pregare e a sacrificarci,
per amore di Gesù, per la conversione dei peccatori 
e in riparazione dei peccati
commessi contro il Tuo Cuore Immacolato.

Per Tua intercessione, e in unione con il
Cuore del Tuo Divin Figlio, ottienimi la
Grazia di mantenere
la mia famiglia
sempre unita nell'amore.

Amen


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La Medaglia Miracolosa

LA MEDAGLIA MIRACOLOSA

(Apparizioni di Maria del 1830 a Parigi, Rue du Bac, 140)

 

 

Nella notte del 18 luglio 1830, verso le ore 23,30, S. Caterina Labouré, Figlia della Carità di S. Vincenzo De Paoli, si sentì sommessamente chiamare dai piedi del letto: "Suor Labouré! ... Suor Labouré!...". Si svegliò di soprassalto e vide un bimbo risplendente di luce, il suo angelo custode, che la invitava a recarsi in cappella: "Vieni!, in cappella la Madonna ti aspetta". La novizia non se lo fece ripetere. Si vestì e seguì la sua guida celeste. Nella cappella, la giovane suora fu condotta fino al presbiterio e qui la SS. Vergine non si fece attendere. Un fruscio di veste di seta ed ecco la Regina del cielo avanzare dalla parte destra e venire a sedersi sulla poltroncina, da cui il direttore, il padre Aladel, soleva tenere le sue istruzioni alle novizie. Col cuore traboccante di gioia, S. Caterina si gettò in ginocchio, giunse le mani e le posò in grembo alla Vergine Santa. Ebbe così inizio, tra la Mamma Celeste e l'umile suora, un colloquio durato oltre due ore. Prima di scomparire, come qualcosa che si spegne, la SS. Vergine disse a S. Caterina: "Ritornerò, figlia mia, perché ho una missione da affidarti!".

Ad un tratto il globicino che la Madonna teneva sul cuore scomparve in alto e le sue mani si abbassarono, avvolgendo, il mondo che aveva sotto i piedi con raggi luminosi, simbolo delle grazie ottenute per noi. Si formò quindi, attorno alla figura della SS. Vergine, una cornice ovale con le parole della giaculatoria a caratteri d'oro: " O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te! ". Poi il quadro sembrò voltarsi. La figura della Madonna scomparve e rifulse al centro una grande M, sormontata da una crocetta. Sotto la M brillarono i Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Attorno si stagliarono 12 fulgidissime stelle. La veggente sentì una voce che le diceva: "Fà coniare una medaglia su questo modello, le persone che la porteranno al collo con fiducia, riceveranno grandi grazie!". La medaglia dell'Immacolata, coniata nel 1832, fu denominata dal popolo stesso Medaglia Miracolosa per eccellenza, per il gran numero di grazie spirituali e materiali ottenute per intercessione di Maria.

La seconda apparizione ebbe luogo il 27 novembre 1830, sempre nella cappella della Casa Madre delle Figlie della Carità, mentre S. Caterina faceva la meditazione pomeridiana delle 17,30. Senza che nessuno se ne accorgesse, l'ormai noto fruscio di veste di seta la scosse. Con un tuffo al cuore alzò gli occhi e scorse sull'altare maggiore la Madonna. Aveva una veste color bianco-aurora, un manto azzurro, un velo bianco in testa ed era ritta su di una mezza sfera, avvolta da un serpente verdastro. All'altezza del cuore, l'Immacolata reggeva con le mani e stringeva amorosamente un altro globicino dorato, offrendolo a Dio con atteggiamento materno. Una voce disse alla veggente: " Questo globicino simboleggia il mondo intero ed ogni anima in particolare! ". Poi le dita della SS. Vergine si riempirono di anelli splendenti, ornati di pietre preziose che irradiavano fasci di luce verso il basso.

SUPPLICA ALLA MEDAGLIA.

Da recitarsi alle 17 del 27 Novembre, festa della Medaglia, ogni 27 del mese, ed in ogni urgente necessità.

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia. Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest'ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d'affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all'unìsono col tuo. Lo accenderà d'amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l'ora tua, o Maria, l'ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l'ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest'ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest'ora sia anche l'ora nostra: l'ora della nostra sincera conversione, e l'ora del pieno esaudimento dei nostri voti. Tu che hai promesso proprio in quest'ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi. Te lo domandiamo per la tua 1mmacolata Concezione e per l'amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest'ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch'essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.

Salve Regina e tre volte "O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te".


CORONCINA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal cielo per mostrarci quanta cura prendi alle nostre pene e quanto ti adoperi per allontanare da noi i castighi di Dio e ottenerci le sue grazie, soccorrici in questa presente nostra necessità e concedici le grazie che ti domandiamo. Ave Maria. O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (tre volte).

O Vergine Immacolata, che ci hai fatto dono della tua Medaglia, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, come difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera. Ave Maria. O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (tre volte).

O Vergine Immacolata, che hai promesso grandi grazie ai devoti della tua Medaglia, se ti avessero invocato con la giaculatoria da Te insegnata, noi, pieni di fiducia nella Tua parola, ricorriamo a Te e Ti domandiamo, per a Tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno. Ave Maria. O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (tre volte).

NOVENA DELLA VERGINE DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA.
(per chiedere qualche grazia)

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal cielo per mostrarci quanta cura prendi alle nostre pene e quanto ti adoperi per allontanare da noi i castighi di Dio e ottenerci le sue grazie, soccorrici in questa presente nostra necessità e concedici le grazie che ti domandiamo.

Salve o Regina. - O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te! (3 volte)

O Vergine Immacolata, che ci hai fatto dono della tua Medaglia, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, come difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.

Salve o Regina. - O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te! (3 volte)

O Vergine Immacolata, che hai promesso grandi grazie ai devoti della tua Medaglia, se ti avessero invocato con la giaculatoria da te insegnata, noi, pieni di fiducia nella tua parola, ricorriamo a te e ti domandiamo, per la tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.

Salve o Regina. - O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te! (3 volte)

 

NOVENA PERPETUA.
(Sacerdote e popolo insieme)

O Vergine Immacolata, - Madre di Dio e Madre nostra, - con la più viva fiducia nella tua potente intercessione, - tante volte manifestata per mezzo della tua Medaglia, - umilmente ti supplichiamo di volerci ottenere le grazie - che con questa Novena ti chiediamo.

(Breve pausa per formulare in silenzio le proprie richieste),

O Madonna della Medaglia Miracolosa, che sei apparsa a S. Caterina Labouré, nell'atteggiamento di Mediatrice del mondo intero e di ogni anima in particolare, noi mettiamo nelle tue mani e affidiamo al tuo cuore le nostre suppliche. Degnati di presentarle al tuo Divin Figlio ed esaudirle, se esse sono conformi alla Divina Volontà e utili alle anime nostre. E, dopo aver innalzato verso Dio le tue mani supplichevoli, abbassale su di noi e avvolgici coi raggi delle tue grazie, illuminando le nostre menti, purificando i nostri cuori, affinché da te guidati, raggiungiamo un giorno la beata eternità. Amen.

PREGHIERA FINALE:

Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai sentito dire che alcuno abbia fatto ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato. Animato da questa fiducia, anch'io ricorro a te o Madre, Vergine delle Vergini, a te vengo e, pentito, mi prostro davanti a te. Non respingere, o Madre del Verbo, la mia supplica, ma ascoltala benigna ed esaudiscimi. Amen.

 

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La Preghiera di domanda e d'intercessione

CHIEDERE: LA PREGHIERA DI DOMANDA E DI INTERCESSIONE

Gesù ha detto delle cose assolutamente straordinarie sulla preghiera di domanda e di intercessione. Le promesse di Gesù sulla preghiera di domanda sono grandiose, uniche e così forti che ad un esame non sufficientemente profondo paiono persino esagerate.
Inoltre non si tratta di poche frasi sparse qua e là per il Vangelo. No, c’è tutta una completa teologia della preghiera di domanda e di intercessione, nei Vangeli c’è un tessuto completo di dottrina intrecciato con fatti ben precisi che convalidano l’insegnamento di Cristo.
Possiamo raggruppare in sette punti gli insegnamenti di Cristo sulla preghiera di domanda e di intercessione.

PREGARE CON FEDE

Gesù chiede prima di tutto la fede. A chiedere siamo tutti capaci, ma è a chiedere con fede che non siamo capaci. Gesù dice:
"Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera lo otterrete “.(Mt. 21, 22)

Esaminiamo con cura la promessa di Gesù. E’ importante vagliare bene le parole, ed è importante andare ai concetti di fondo che queste parole presentano.
Gesù insegna che la risposta di Dio è sicura quando c’è la preghiera piena di fede. E’ la fede la chiave della preghiera.
Chiedere con fede — insiste Cristo — perché è proprio quello che quasi sempre manca alla nostra preghiera. Noi chiediamo fin troppo! ma con troppa poca fede, qualche volta senza fede.
Se spediamo una lettera ci preoccupiamo moltissimo di mettere francobolli e indirizzo: tutti sappiamo che cosa accade alla nostra lettera se non mettiamo nè francobolli nè indirizzo. L’indirizzo leggibile e i francobolli sono l’elemento essenziale perché una lettera raggiunga il destinatario.
Ora, è la fede l’elemento essenziale. Chiedere non basta, come scrivere la lettera non basta. Occorre chiedere con fede. Questo è ciò che fa l’essenza della preghiera.
Gesù ribadisce con una tale insistenza in tutto il Vangelo l’importanza della fede quasi da stancarci, perché è proprio la fede l’elemento più difficile della nostra preghiera su cui purtroppo, con troppa frequenza, sorvoliamo. Per chiedere con fede non basta dir parole. Per chiedere con fede non bastano pochi minuti.
Per chiedere con fede ci vuole tutta una riflessione di fondo, tutta un’atmosfera di intimità con Dio. Per chiedere con fede ci vogliono convinzioni profonde su Dio e sulla nostra debolezza e impotenza. Per chiedere con fede ci vuole umiltà profonda.
Di qui comprendiamo perché Gesù parla tanto di preghiera di domanda: perché la preghiera di domanda — come ce l’ha insegnata Cristo — è una p0tente educazione alla fede. Suppone la fede ed educa alla fede. Chi si abitua ad eliminare dalle sue abitudini di preghiera le richieste fatte senza fede, per forza si forma alla fede. Gesù non poteva suggerire un mezzo così semplice e così perfetto per aprirci alla fede, un mezzo alla portata di tutti, santi e peccatori, asceti e principianti.
Gesù non è un teorico, Gesù sa dove vuole arrivare. La fede deve essere una strada che tutti possono battere: Gesù ci spalanca davanti una via che tutti possiamo percorrere fino in fondo se abbiamo un minimo di buona volontà. Gesù dice chiaro:"Tutto quello che chiederete con fede lo otterrete “.
Non mette limiti al successo della preghiera.

Gesù inserisce nel “Padre nostro” la preghiera per il pane quotidiano e, quando racconterà la parabola più bella della preghiera, l’amico importuno, parlerà di nuovo di un po di pane, poi del bambino che chiede un uovo e un pesce a suo papà, poi mostrerà l’onnipotenza della preghiera di fronte a qualunque malattia: la cecità, la lebbra, e di fronte a qualunque miseria morale.
Anche un delinquente, con la preghiera, si salva; l’ultima lezione sulla preghiera Gesù la dà sulla croce dove dà una risposta immediata al buon ladrone che prega per essere perdonato.
Gesù dice: “tutto “. Tutto significa tutto. Naturalmente nelle nostre necessità materiali ci sono dei settori In cui non saremo mai sicuri dell’esaudimento della nostra preghiera anche se è fatta con fede. Certe croci ci sono necessarie come il pane! E Dio che ci ama non risponde. L’ha fatto anche con Gesù quando, al Getsemani, ha chiesto di essere liberato dall’umiliazione della croce.
Ma ci sono settori immensi delle nostre necessità in cui sappiamo con certezza che Dio ci vuole esaudire se preghiamo con fede. Lo vuole più intensamente di quel che lo vogliamo noi, come: guarire dai mali dello spirito, da cattive abitudini, da negligenze gravi e inveterate, dalla pigrizia, dall’egoismo, dall’orgoglio, uscire, insomma, dai nostri peccati.
Siamo responsabili se mettiamo limiti all’onnipotenza di Dio, perché Cristo ce l’ha vietato. Le sue parole sono chiarissime e Marco aggiunge un particolare prezioso per capire quando è che chiediamo veramente con fede: Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo (già) ottenuto e vi sarà accordato.
Chiedere con fede è comportar5i con Dio come con un papà, facendo piazza pulita di ogni titubanza, perché un papà è... un papà!(Mc. 11, 24)

PREGARE CON COSTANZA

Gesù ha detto:
"Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto “(Lc. 11, 9)

La costanza è espressione di fede. Quando siamo costanti nel pregare, quasi sempre è perché che Dio ci può esaudire.
La costanza è espressione di speranza. Quando siamo tenaci nel chiedere, quasi sempre è perché speriamo che Dio risponderà. La costanza, quasi sempre, è espressione di buona volontà, quindi di amore. Ma qualche volta Dio ritarda a rispondere. I ritardi di Dio nell’esaudirci sono molto importanti perché maturano i problemi e ci maturano ai problemi, fanno crescere nell’umiltà e nell’abbandono in Dio, fanno tirar fuori la nostra parte di collaborazione nelle cose che chiediamo, ci danno spesso luce nuova sulle nostre responsabilità, ci allenano alla buona volontà, rafforzano la fede. Si racconta che Lutero aveva pregato tanto per la salute di un caro amico, Filippo Melantone. Vi sto che la malattia perdurava, si mise a pregare così: “Signore, io non posso più credere alla tua bontà e alla tua onnipotenza se tu non guarisci Filippo “. Il malato guarì, ma più di tutto aumentò la confidenza in Dio di Lutero e il suo abbandono in Lui.
Non è Do che ha bisogno di insistenza, siamo noi che ne abbiamo bisogno, per guarire appunto da ciò che impedisce a Dio di venirci incontro. Dobbiamo guarire dalla nostra superficialità nei problemi, dalla nostra irriflessione e dalla poca profondità della nostra fede. Sovente è dall’orgoglio che dobbiamo guarire: abbiamo bisogno di convincerci che siamo nulla senza Dio; spesso è solo Io scontro con la nostra impotenza che ci aiuta a guarire. L’amico importuno è la più bella parabola di Gesù sulla costanza nella preghiera.

CHIEDERE AL PADRE NEL SUO NOME

Gesù insiste nel far chiedere al Padre nel suo Nome. Gesù torna spesso su questo tema. Occorre certamente dargli importanza.
La Chiesa l’ha sempre fatto. Non c’è preghiera liturgica importante che non segua questo suggerimento dato da Gesù: rivolgere la preghiera al Padre nel nome di Gesù.
Ma è importante anzitutto chiederci qual è il significato esatto del pensiero di Gesù. Ecco i principali testi in cui Gesù insegna a pregare nel suo nome.
"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre mio nel mio ve lo conceda “. (Gv. 15, 16)

In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre mio nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete ed otterrete perché la vostra gioia sia piena “. (Gv. 16, 23)

"In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio 1a farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualcosa nel mio nome, io la farò “. (Gv. 16, 12)

"...verrà il giorno in cui non vi parlerò più in similitudini... In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama poiché voi mi avete amato e avete creduto che io sono venuto da Dio “. (Gv. 16, 25)

Dall’esame di questi testi e dal loro contesto si può dedurre che pregare nel nome di Gesù può avere questi significati: con la forza di Gesù, per comando di Gesù, per l'autorità di Gesù, nella persona di Gesù, inseriti in Gesù, rivestiti di Gesù, per la mediazione di Gesù. Perché questa importanza di pregare nel nome di Gesù è sempre stata capita dalla Liturgia e noi, invece, facciamo fatica a capirla e siamo così poco abituati a seguire questo consiglio di Cristo quando preghiamo? C’è certamente di mezzo la nostra grande ignoranza e leggerezza.

Perché siamo fratelli e figli

Finché la realtà del Padre è una realtà tanto sfumata per noi, che si riduce ad una parola e niente più, è naturale che non capiremo il bisogno di pregare uniti a Gesù, inseriti in lui, nostro fratello.
Ma quando capiremo e vivremo l’insegnamento di Cristo che Dio ci è veramente padre e noi, per Gesù, siamo veramente figli, allora vedremo tanto logico presentarci a Lui come veri figli, uniti a Cristo, il Figlio unico, la gioia del Padre.

Quello che Cristo chiederebbe

"In verità, in verità vi dico: se chiedete qualche cosa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà “. (Gv. 16, 23)

Dopo l’introduzione solenne, che ha il significato: “ve lo giuro! “, c’è una affermazione chiarissima di Cristo. Sembra quasi che Cristo voglia intendere: “Su, provate, vedrete l’efficacia, vedrete la potenza di pregare nel mio nome, uniti, incorporati a me “.
La prima cosa che balza all’evidenza è questa:
pregare il Padre uniti, incorporati a Cristo esige anzitutto profondità di rapporto con Cristo e ciò fa già escludere ogni leggerezza e futilità dalla nostra richiesta.
Uniti, incorporati a Cristo significa almeno questo: avere la mentalità di Cristo, avere le visuali di Cristo, avere l’amicizia di Cristo e quindi chiedere quello che Cristo chiederebbe, non altro, e chiedere come Cristo lo chiederebbe.
Ecco perché è tanto efficace la preghiera al Padre nel nome di Gesù, perché è come dire: “Padre, ti prego con la bocca di Cristo, col cuore di Cristo, col pensiero di Cristo, con la confidenza di Cristo “.

La prima conclusione da trarre allora è questa:
per pregare il Padre nel nome di Gesù occorre tanta interiorità, non è un gioco di parole.
Finora non avete chiesto nulla nel mio nome, "chiedete... “.(Gv. 16, 24)

     E’ proprio una novità che ci ha portato Cristo. Potremmo dire, è ciò che fa “cristiana” la preghiera.
I non cristiani pregano soli, noi no, mai! Noi, quando preghiamo, siamo sempre sprofondati in Cristo e uniti, attraverso Cristo, a tutti gli uomini di buona volontà. Per questo, quando Cristo ci mette sulle labbra il “Padre nostro “, fa dire una preghiera tutta al plurale.
Dobbiamo renderci conto della novità portata da Cristo e vivere la preghiera nuova, di marca “cristiana “. Gesù ci invita a sperimentare. Ubbidiamogli dunque. Confrontiamoci con una preghiera che viene dalla nostra solitudine e poi con la preghiera unita e radicata completamente in Cristo e capiremo la differenza abissale, assoluta che c’è tra le due preghiere: sono come due mondi opposti.

Perché la vostra gioia sia piena

"Chiedete ed otterrete, perché la vostra gioia sia piena “.(Gv. 16, 24)

     Gesù sembra dire: è per effondere sulla terra una gioia piena che sono venuto ad insegnare un modo nuovo di pregare. Perché Cristo è molto interessato al problema della nostra gioia, al problema della felicità dell’uomo. Il peccato è il primo ladro della nostra gioia. L’egoismo, l’orgoglio, la debolezza, le abitudini sbagliate, ecco le grandi, continue insidie della nostra gioia. Bene, ci dice Cristo, provate a pregare nel mio nome: voi farete piazza pulita di tutte le miserie che amareggiano nel profondo la vostra vita.
Naturalmente, allora, viene da chiederci se è veramente la soluzione radicale dei nostri problemi il pregare nel nome di Gesù.
Forse Gesù allude a qualcosa di più profondo, che alla prima lettura non appare. Sì, Cristo, dicendoci di pregare nel suo nome, forse intende dire:
pregate come vi ho insegnato io e con me, poi vedrete l’efficacia della vostra preghiera. Chiedete, otterrete!

     Insomma, ancora una volta Gesù ribadisce che la preghiera può tutto: non è questa la massima gioia per l’uomo sapere che non esistono problemi insuperabili per lui, perchè la potenza di Cristo è a sua continua disposizione attraverso la preghiera fatta con lui?

Potenza della fede

"Anche chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi ". (Gv. 14, 12)

    La Fede rivoluzionerà il mondo. Il destino che è davanti all’uomo è straordinario: con la fede l’uomo sarà capace di superare persino ciò che ha fatto Cristo.
Sì, lo intravediamo già! Con la fede gli uomini hanno portato la salvezza ben più lontano di quello che era riuscito a fare Cristo, ad entrare in ambienti ben più ostili del mondo giudaico, a giungere a certi popoli che Cristo, in vita, non nominò mai, ad entrare e a rivoluzionare intere civiltà.
Con la fede, per la fede milioni di martiri han dato la vita mentre, al suo tempo, Cristo solo si era sacrificato e tutti gli intimi erano fuggiti. Con la fede sono stati fatti sulla terra miracoli ben più grandi e di proporzioni ben più vaste dei miracoli operati da Cristo nella Palestina: basti pensare a tutti i movimenti di carità che sono nati nella storia dopo Cristo.
E sarà sempre così... perché chi crede in Cristo ha la promessa di Cristo di fare anche di più di Cristo. Perché? “Perché io vado al Padre “. Perché attraverso la sua risurrezione Cristo ora è qui vivo e operante in tutti gli angoli della terra, operante in qualunque situazione umana. E’ sempre a disposizione dell’uomo, se l’uomo lo vuole: “qualunque cosa chiederete, la farò “.

Chiedere anche a Cristo

"Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò ". (Gv. 14,13)

     Qui, “nel mio nome” ha certamente una sfumatura in più che bisogna scoprire. Qui, probabilmente, intende dire: qualunque cosa chiederete a me, basandovi sulle mie promesse e ubbidendo a ciò che vi ho insegnato sulla preghiera, io la farò. E perché la realtà fosse ben avvertita, Gesù ribadisce una seconda volta: “Se chiederete qualcosa a me, ne.? mio nome, io la farò “.
Chiedere a Cristo è come chiedere al Padre, insegna Gesù. Ma occorre chiedere come ha insegnato Cristo. Sembra che Gesù alluda soprattutto alla fede, infatti tutto il contesto è sulla fede.
In parole povere Gesù forse ci vuol dire: se mi pregherete poggiandovi su quello che vi ho insegnato, state certi, risponderò. Vi ho dato garanzia che se pregate con fede, il Padre risponderà: perciò quando mi pregate con fede, anch’io risponderò prontamente. E la mia risposta sarà la gloria del Padre, il Padre sarà felice di questa intimità profonda tra me e voi.

L'unità in Cristo

     Chiedere nei nome di Gesù implica certamente ancora un altro significato. Prima di presentare al Padre le nostre richieste dobbiamo premunirci di desiderare quello che Cristo desidererebbe, l'unità con Lui è il nostro cammino di vita. La nostra esistenza deve tutta tendere a trasformarci in "altri Cristo", assimilarci a Gesù è cercare la santità nella nostra vita. "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita"(Mt. 11,29). In Cristo, con Cristo e per Cristo: ogni preghiera verrà ascoltata dal Padre nostro se fatta in Lui.

Ci sono richieste a cui ben difficilmente Cristo darebbe il suo consenso. Ci sono invece problemi che stanno tanto a cuore a Cristo, che Cristo sarebbe disposto a firmarli col suo sangue. Quando, in una richiesta al Padre, sono sicuro dell’appoggio incondizionato di Cristo, allora devo partire con una fede che infrange le montagne.
Abituiamoci a scandagliare le nostre preghiere così: Cristo chiederebbe questo per me? con me? Cristo approverebbe, passerebbe la mia preghiera?
Dà grande slancio di fede la consapevolezza di pregare secondo il cuore di Cristo. Ci sono poi problemi su cui Cristo ha tanto insistito, come l’unità della Chiesa, la carità tra di noi: allora presentiamoli al Padre quasi come delegati di Cristo.
Così Cristo non darebbe il suo nulla-osta quando chiediamo senza collaborare seriamente con Dio, senza fare la nostra parte: come approverebbe Cristo la richiesta di liberarci da una cattiva abitudine o da un vecchio difetto quando noi non alziamo un dito per combatterlo?
Cristo non mette il nulla-osta sulle preghiere magiche, Cristo lo mette solo sulle preghiere responsabili.

PERDONARE PRIMA DELLA PREGHIERA

Gesù ci chiede di presentarci al Padre col cuore limpido. La preghiera è l’amore di Dio che ci tocca, ma se il nostro cuore non è a posto con la carità, Dio non può raggiungerci. E allora Gesù ha dettato una regola importante prima della preghiera. Due sono i testi che contengono questo insegnamento chiaro di Cristo: Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa Contro qualcuno, perdonate, perché anche il "Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati “.(Mc. 11, 25)
"Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono ". (Mt. 5,23)

     Gesù insegna esplicitamente che il perdono va concepito come introduzione alla preghiera, quasi volesse intendere: indossate prima l’abito della Carità. Sì, perché quando siamo fuori della carità, abbiamo perduto il vestito di Dio. Non ha detto che è la carità la divisa, il segno del cristiano?
Non dobbiamo osare presentarci a Dio con la carità a brandelli. Gesù ci ha ammoniti di non farlo. E’ come un rituale di corte, di una importanza pratica eccezionale, perché è un rituale che, invece di esaltarci, ci tira giù dalle nuvole e ci fa camminare coi piedi per terra. E’ un rituale che, invece di segregare e creare un “obbligo “, fa andare verso i fratelli, quasi ad insinuarci che i fratelli sono prima di Dio, sono preziosi e importanti come Dio.
    "Se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate! “.
Non pare così semplice come Cristo ce lo comanda. Eppure Cristo lo comanda come una cosa ovvia di cui dovremmo renderci conto prontamente.
Evidentemente Gesù parla qui di un torto avuto e dice chiaro di dimenticare, di passarci sopra, di perdonare. Non è facile! Esige riflessione, esige calma, esige buona volontà, esige un cuore buono e generoso. Sovente la nostra difficoltà a perdonare viene da un errore grossolano che facciamo: noi spesso confondiamo il “sentire” col “volere “.
Gesù Cristo non si sogna di chiederci di “non sentire “le offese: è Dio che ci ha fatti sensibili, ma Gesù parla di volontà di perdono. La volontà di perdono la possiamo comandare sempre, la sensibilità no; la volontà di perdono è sempre possibile, la sensibilità ferita non rimargina sempre e in tutti con facilità e prontezza. Forse c’è un segno quando abbiamo veramente perdonato: quando siamo pronti a rispondere a chi ci ha feriti facendogli del bene. Quando, potendogli fare un piacere, non esitiamo nel farlo. Quando siamo capaci a controllare la lingua se parliamo di quella persona. Quando siamo capaci nel segreto, di implorare su di lui la benedizione di Dio. Se siamo capaci di fare tutto questo, abbiamo veramente perdonato, possiamo quindi accedere alla preghiera. Perché anche il Padre vostro perdoni a voi... “.
La preghiera è esperienza dì Dio, è un accogliere il suo amore. Chi non ha la carità, non ha il necessario per accogliere il suo amore: non possiamo attingere ad una sorgente se non abbiamo nulla, nemmeno le mani per attingere.
    Se presenti la tua offerta.., lascia lì il tuo dono... “.
E’ proprio lo stesso pensiero di Cristo che continua: prima della preghiera Cristo ci ordina di avere l’abito di decoro, la carità.
E’ bella la tradizione della Chiesa che, prima dell’Eucaristia, ha sempre voluto il rito penitenziale e che proprio prima dell’incontro personale con Cristo, alla comunione, vuole il rito della pace tra fratelli.
Ma è necessario che non sia un pro-forma, è necessario vietarci di far teatro. Il rito penitenziale, in linea col pensiero di Cristo, deve veramente purificarci da tutti i peccati contro la carità. Ma un esame serio della nostra carità non si improvvisa. C’è troppo rischio, al rito penitenziale, di fare un atto farisaico. E allora il rito penitenziale si fa prima, in privato, prima di avviarci alla Messa.

“Lascia lì l’offerta... “.
Cioè: “non avere nessuna premura, intanto non me ne faccio nulla della tua Messa “ sembra dirci Cristo. C’è un’altra Messa che ti attende prima di tutto: prima celebra la Messa col tuo fratello, da’ a lui quello che gli devi dare, il tuo amore, poi vieni a fare l’altra Messa, quella con me, che è molto più semplice. La prima Messa, l’amore al fratello, è il segno che la seconda Messa, l’amore a Dio, è valida. “Se tuo fratello ha qualcosa contro di te... “.
Siamo ad un altro caso differente dal primo:
prima si parlava di torto ricevuto, qui c’è un torto che hai fatto, che devi assolutamente togliere di mezzo prima di accostarti a Dio.
Se mettessimo in pratica questi insegnamenti così semplici, così vitali di Cristo, come sarebbe bella la nostra vita! come sarebbe vero il nostro rapporto con Dio! come sarebbe forte ed efficace la preghiera! Ma noi, queste norme sapienti di Cristo prima della preghiera, le abbiamo buttate alle spalle, non diamo loro importanza e allora la nostra preghiera continua ad essere farisaica, perciò inefficace, allo Come sarebbe importante che infilassimo nel nostro libro di preghiera la nostra “lista nera “. La lista nera” di tutte le persone con cui abbiamo qualche ruggine o che noi abbiamo danneggiato e poi, prima dell’Eucaristia, fosse quella la nostra prima devozione prima di ogni altra ‘devozione: dare uno sguardo alla lista nera e cancellarla tutta. Come cambieremmo nel cuore se ci abituassimo a guardare in faccia la nostra realtà ogni giorno, le nostre durezze, i nostri egoismi! Si deve confessare che Cristo è veramente un grande maestro per l'uomo, non possiamo mai sperimentare fino in fondo la potenza della preghiera come ce l’ha presentata Gesù se non perdoniamo!

PREGARE CON GLI ALTRI E PER GLI ALTRI

Gesù ha solo insegnato a pregare al plurale. La preghiera-modello del “Padre nostro” è tutta al plurale. E’ curioso questo fatto: Gesù ha esaudito tante preghiere fatte al “singolare “, ma quando lui insegna a pregare ci dice di pregare “al plurale “.
     Ciò significa, forse, che Gesù accetta questo nostro bisogno di gridare a lui nelle nostre personali necessità, ma ci avverte che è preferibile andare sempre a Dio coi fratelli.
A motivo di Gesù che vive in noi e in cui viviamo, noi non esistiamo più da soli, siamo individui responsabili dei nostri atti personali, ma portiamo in noi anche la responsabilità di tutti i fratelli. Tutto il bene che è in noi, in gran parte lo dobbiamo agli altri. Cristo perciò ci invita a mitigare il nostro individualismo nella preghiera. Pregare con gli altri e pregare per gli altri, prendere a cuore i bisogni dei fratelli e insieme rafforzare la nostra preghiera individuale con la preghiera dei fratelli: questo pare un insegnamento specifico di Cristo sulla preghiera.
Finché la nostra preghiera è tanto individuali- sta, ha poco contenuto di carità, perciò ha poco sapore cristiano. E’ una gioia grande la preghiera purificata da ogni egoismo, ma forse è anche utile precisare che esistono problemi individuali che hanno una incidenza troppo profonda sugli altri: per questi problemi Dio vuole certamente che preghiamo.

     La carità, la vittoria sul nostro orgoglio, il dominio sul nostro egoismo sono problemi che scottano e pesano molto sulla vita degli altri. Su questi problemi occorre pregare con molta fede e molta costanza. Ma forse una cosa da imparare è proprio questa: l’urgenza di farci aiutare nella preghiera dai fratelli.
Una strana promessa è quella contenuta nel capitolo 18 dì Matteo:
In verità vi dico: se due di voi, sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro “. (Mt. 18, 19)
Gesù ci ha svelato la potenza della preghiera di gruppo. Il gruppo ha una potenza particolare di azione su di noi. Anche Gesù, nel momento più cruciale della sua vita, ha voluto gente con lui a pregare: al Getsemani sceglie Pietro, Giacomo e Giovanni perché stiano con lui a pregare.
Il gruppo ha una potenza particolare su Dio e Gesù ce ne dà il segreto: nel gruppo unito nel suo nome c’è anche lui presente che prega.

La Chiesa prega sempre al plurale.

La Chiesa non è per la preghiera individualista:
    Sull’esempio di Gesù tutte le sue preghiere sono al plurale. Questo esempio della Chiesa va molto considerato, infatti è lei la grande maestra della preghiera dopo Gesù.
Pregare per i fratelli e con i fratelli deve essere un segno marcato della nostra vita cristiana anche quando siamo soli a pregare. La Chiesa non sconsiglia affatto la preghiera individuale, infatti i momenti di silenzio che propone nella Liturgia, dopo le letture, dopo l’omelia, dopo la Comunione, stanno appunto ad indicare quanto le sta a cuore l’intimità di ogni fedele con Dio, ma il suo modo di pregare ci deve far decidere a mai isolarci dalle necessità dei fratelli: preghiera individuale sì, ma mai preghiera egoistica. Veniamo ora ai richiami personali e speciali di Cristo sulla preghiera per gli altri.
Cristo vuole che si preghi per la Chiesa, Lui l’ha fatto in modo speciale per Pietro: "Simone, Simone, ecco, Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano, ma io ho pregato per te che non venga meno la tua fede e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli “(Lc 22,31).
L’ha fatto per i Dodici insieme (Lc. 22, 32):
"Padre... io prego per loro.., per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Padre, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato perché siano una cosa sola come noi... Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno ".

L’ha fatto per la Chiesa che sarebbe nata da loro, ha pregato per noi:
Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me “. (Gv. 17, 20)

Gesù inoltre ha dato un ordine preciso di pregare per l’incremento della Chiesa: "Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe". (Mt. 9, 38)

Quando pregate dite: "Padre sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno". (Lc. 11, 2)

Gesù ha comandato di non escludere nessuno dalla nostra preghiera, nemmeno i nemici: "Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori “. (Mt. 5, 44)

Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno “. (Lc. 23, 34)

     Occorre pregare per la salvezza del mondo. E’ il pensiero di Cristo. E’ il comando di Cristo: ha messo questa preghiera proprio nel “Padre nostro” perché fosse la nostra continua preghiera, “venga il tuo regno “.

I bisogni del mondo devono essere sempre presenti nella nostra preghiera. Pure, occorre confessarlo, i bisogni del mondo non ci colpiscono come ci colpisce una disgrazia o una malattia.

CHIEDERE IN OGNI NECESSITA’

Gesù non ha insegnato che per alcuni problemi e difficoltà possiamo pregare e per altri no. Gesù ha espressamente e ripetutamente insegnato che per qualunque problema possiamo pregare Dio ed Egli risponderà: Tutto quello che domandate nella preghiera abbiate fede di averlo (già) ottenuto e vi sarà accordato (Mc. 11, 24)

Se due di voi... si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio ve la concederà “. (Mt. 18, 19)

"Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio “. (Gv. 14, 13)

"Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato “. (Gv. 15, 7)

"Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera lo otterrete “. (Mt. 21, 22)

"Vi ho scelti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga: perché tutto quello che chiederete al Padre nel nome mio ve lo conceda “. (Gv. 15,16)

     Non si può negare che sono sconcertanti queste promesse di Cristo: non si possono mettere limiti alla potenza della preghiera. Noi saremo tentati di limitare l’ambito della preghiera alle cose spirituali, ma Cristo non la pensa affatto così.
Nel libro “Le lettere di Berlicche” di CS. Lewis il demonio-capo scrive questa raccomandazione al demonio-apprendista “Tizzone ardente” al riguardo di come comportarsi con una certa signora che amava molto la preghiera: “Senza dubbio è impossibile distogliere quella donna dal pregare, ma noi abbiamo inventato il modo per rendere innocua la preghiera. Fa’ così: cerca di rendere le preghiere molto spirituali, convincila che Dio si interessa solo delle cose della sua anima e non si interessa affatto dei suoi reumatismi... ». Sì, ha ragione Lewis, è forte la tentazione di relegare Dio sempre al di là delle nuvole e non permettergli di entrare nell’intimo delle nostre cose. Ma Gesù ci ha istruiti su Dio in un modo molto diverso.
Gesù sfida il razionalismo:
"Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri "(Lc. 12, 6)

Dio entra misteriosamente nell’intreccio della nostra vita e della nostra libertà. Secondo Gesù, Dio entra nei più piccoli dettagli della nostra esistenza: conta i capelli del capo!
    Gesù non poteva essere più geniale nel coniare i suoi slogan della provvidenza. Sono parole che bisognerebbe portare sempre sul cuore e che bisognerebbe sperimentare con frequenza. Pregare per qualunque necessità come ci invita a fare Gesù è appunto far entrare nella verifica della nostra esperienza diretta il suo insegnamento sulla vicinanza di Dio a noi.
"Guardate i gigli del campo... Se Dio veste così l’erba del campo che oggi c’è e domani si getta nel fuoco, quanto più voi, gente di poca fede “.
(Lc. 12, 28)
Dio tesse il vestito al giglio.., e Dio tesse la nostra vita. Gesù aggiunge: Dio si interessa tanto del giglio.., che vale poco al confronto di voi! immaginate la cura che ha di voi? La presenza di Dio permea tutti i nostri atti e noi viviamo da incoscienti.
     Dobbiamo imparare a far entrare Dio nei meandri della nostra vita e sconfiggere il nostro stupido razionalismo. E’ difficile, si capisce, perché dobbiamo lottare contro noi stessi, dobbiamo vedere ciò che non vediamo, sentire ciò che non sentiamo, dobbiamo credere. Eppure Gesù ci comanda di fare esperienza della vicinanza di Dio attraverso la preghiera fiduciosa su tutti i nostri problemi.
Sì, è duro per il nostro razionalismo dar credito a ciò che Cristo ci ha insegnato sulla preghiera. Ma Cristo l’ha insegnato! I santi spesso hanno fatto cose portentose proprio perché hanno accettato ciecamente l’insegnamento di Gesù. Ma Gesù non ha parlato per i santi, ha proprio parlato per la gente di poca fede, cioè per noi. Dunque sperimentiamo almeno se Gesù ha ragione o no. Verifichiamo le parole di Cristo attraverso la preghiera fiduciosa. Non ci costa nulla, siamo noi soli a guadagnare.
"Vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo di quel che indosserete “.(Mt. 7,25)

"Non state con l’animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo, ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno “.(Lc. 12, 29)
Non affannarsi! Non stare in ansia! Dio è padre e ci è vicino in ogni più piccola necessità. "Quale padre tra voi se il figlio gli chiede un pane gli darà una pietra? o se gli chiede un pesce gli darà una serpe? o se gli chiede un uovo gli darà uno scorpione? “.(Lc. 11, 11)

Gesù insinua: volete forse pensare che Dio sia meno di un buon papà? "Chiedete e vi sarà dato! “.(Lc. 11, 9)

    Sì, sperimentiamo la vicinanza di Dio. E allora capiremo anche la profondità della pedagogia di Cristo: Gesù vuole esercitarci nella fede, svegliarci alla fede, farci crescere nella fede.

La preghiera fiduciosa è il polmone che fa respirare la fede: ci fa vivere accanto a Dio e fa vivere Dio accanto a noi, ci sveglia alla sua presenza. Ci apre ad un rapporto affettuoso, cioè vero, concreto. Noi abbiamo bisogno di far camminare la fede, di tirarla giù dalla stratosfera: la preghiera fiduciosa a Dio per tutte le nostre necessità e preoccupazioni fa proprio questo, fa entrare la religione nei meandri della nostra vita, la fa passare dal teorico al pratico e ci dà sicurezza e felicità.
E’ per risolvere i problemi fondamentali dell’uomo che Gesù ha insegnato a pregare. "Chi impara a pregare impara a vivere“. (S. Agostino).

CHIEDERE LO SPIRITO

     Si potrebbe dire che tutto ciò che Cristo insegna sulla preghiera di domanda e di intercessione culmina in una vetta: Cristo insegna a chiedere al Padre la cosa più straordinaria, insegna a chiedere la somma di tutti i beni, il Bene infinito, lo Spirito Santo.
"Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!” (Lc. 11,10-13)
     Rispondiamo anzitutto ad un problema di impostazione: possediamo già lo Spirito Santo o non lo possediamo? Se lo possediamo, perché lo dovremmo chiedere?
E’ certo che in noi, per il Battesimo e la Cresima, vive lo Spirito Santo, ma in noi e su noi agisce veramente? E’ accertabile dai nostri atti che siamo "posseduti” dallo Spirito Santo? Che siamo “tempio vivo” dello Spirito? Noi, cristiani battezzati e cresimati, in che cosa differiamo dagli altri uomini? Ecco il punto. Basta un minimo di sincerità e dobbiamo dire: viviamo spesso come tutti gli altri, pensiamo come tutti gli altri, parliamo come tutti gli altri; la nostra vita è molto pagana e ben poco segnata dalla presenza dello Spirito, Ecco allora perché Gesù ci invita ad implorare dal Padre lo Spirito. Il linguaggio umano non si esprime con precisione, quasi certamente Gesù intende farci chiedere di aprirci allo Spirito che vive in noi, di ubbidire allo Spirito, di lasciarlo esprimere in noi profondamente perché lo Spirito è il principale movente della nostra vita: che Egli possa così - prendere possesso a poco a poco dei nostri pensieri, delle nostre parole e delle nostre azioni e noi possiamo così diventare in tutto degli esseri non più mossi dalla carne, ma mossi dallo Spirito.

Noi i padroni

Le parole di Cristo ci aprono anzitutto a questa realtà: siamo noi i responsabili del dono di Dio, noi possiamo avere lo Spirito o chiuderci a Lui, possiamo dire di sì o dire no, possiamo dare “via libera” allo Spirito in noi o soffocare la sua azione.
E’ Dio che ci ha voluti così grandi. E’ una responsabilità che dà le vertigini, ma è un grandissimo dono, perché è proprio per questo che noi abbiamo la capacità di amare. E’ per il dono della nostra libertà che noi siamo figli veri, creature cioè che amano veramente con tutta la potenza della loro volontà, creature che scelgono Dio mentre potevano non sceglierlo.
Siamo noi i “padroni dello Spirito “: l’espressione è talmente paradossale che pare persino offensiva, ma Dio ha fissato Lui questo tremendo privilegio: di poterci aprire allo Spirito e di poterlo rifiutare.
Gesù poi ha specificato con precisione il mezzo per dire sì allo Spirito: la preghiera. Ciò significa che in qualunque tempo, in qualunque situazione noi possiamo liberamente ottenere questo dono immenso di Dio.
E’ importante questo: possiamo commettere qualunque errore, ma il possedere o no lo Spirito è in mano nostra, dipende dalla nostra preghiera. Gli uomini possono privarci di tutto, ma nessuno potrà mai privarci della preghiera e con la preghiera noi abbiamo sempre tutto, perché abbiamo Dio, abbiamo lo Spirito. Possono esserci situazioni catastrofi- che intorno a noi, ma nessuna catastrofe ci toglierà mai la possibilità di pregare, quindi la possibilità di possedere Dio.

Avere tutto

Possedendo lo Spirito possediamo tutto, perché possediamo Dio; chiedendo lo Spirito chiediamo tutto, perché chiediamo Dio. Non esiste un’altra preghiera di ampiezza così smisurata come questa.
Abbiamo bisogno di umiltà? Chiediamo lo Spirito, è ben più che chiedere l’umiltà: è avere il costruttore di tutta la vita cristiana in noi. Abbiamo bisogno di carità? Chiedere lo Spirito è chiedere ben di più della carità: lo Spirito è la carità infinita personificata. Siamo fiacchi nella preghiera? Sentiamo che dovremmo chiedere più amore alla preghiera? Ma chiedere lo Spirito è chiedere nient’altro che il maestro in persona della preghiera. Non c’è preghiera che possiamo rivolgere al Padre così profonda come il chiedere lo Spirito.

    Quando? Come? Dove?
In qualsiasi momento la preghiera è possibile, perciò in qualsiasi momento possiamo avere accanto a noi lo Spirito. Ci sono momenti molto gravi nella vita in cui si decide tutta la nostra esistenza; sono quelli i momenti privilegiati in cui possiamo avere accanto a noi Io Spirito per vedere meglio, sapere e decidere. Ci sono i momenti della tentazione in cui, da soli, non ce la facciamo: rivolgiamoci dunque allo Spirito, è lui la potenza infinita di Dio!
     Ci sono i momenti del tedio, della pesantezza e della croce: lo Spirito è il “Consolatore “. Gesù lo ha presentato così, invochiamolo dunque così. Ci sono i momenti della debolezza e del peccato; lo Spirito è la santità, è la forza che ci è data per riprenderci, per avere buona volontà. Ci sono i momenti in cui un fratello ha bisogno di noi, dalla nostra parola può dipendere un orientamento nuovo per la sua vita. E’ il momento specifico dello Spirito.
Prima di rispondere consultiamo lo Spirito, invochiamo lo Spirito, mettiamoci in sintonia con la sua volontà e i suoi desideri.
L’Eucaristia è solo in Chiesa, ma lo Spirito è presente a noi in qualunque posto, in ogni situazione e in qualunque tempo; è pronto a darsi a noi in qualunque momento, pronto a venirci incontro ed essere portato in qualunque luogo, davanti a qualunque personaggio. Basta la preghiera: a una preghiera ardente e sincera lo Spirito risponde sempre.

Lo Spirito non ha bisogno di formule per essere invocato. La formula brevissima di Gesù è completa: Padre per Gesù, dammi il tuo Spirito Santo! Basta un pensiero: allo Spirito non occorrono molte parole. Basta un semplice atto di fede e lo Spirito è accanto a noi per aiutarci.

Per chi?

    Lo Spirito è a disposizione nostra e di tutti. Quanto spesso altri fratelli hanno bisogno del nostro aiuto! invocando su di loro lo Spirito diamo loro veramente tutto, che cosa potremmo dare di più?
Non riusciamo ad aiutare una persona? Ma perché affannarci a persuadere? Non si arriva più presto allo scopo se imploriamo su quella persona lo Spirito Santo? Abbiamo una persona amica che sta battendo una strada sbagliata? Non riempiamo la sua testa con prediche: c’è una cosa molto più intelligente da fare, imploriamo su di lei lo Spirito. Imploriamo lo Spirito su una persona con cui non riusciamo a collimare, forse lo Spirito ci illuminerà sui nostri torti.
Imploriamo lo Spirito su chi ha cattive abitudini: è una forza nuova che gli comunichiamo e che può entrare in azione in modo determinante. Imploriamo lo Spirito su chi ha importanti responsabilità. Imploriamo lo Spirito quando una persona ha bisogno di noi, avremo più luce a capire e ad aiutare. Imploriamo lo Spirito su chi parla in un’assemblea e su chi ascolta.
Imploriamo lo Spirito sul Capo della Chiesa e sui Vescovi. Imploriamo lo Spirito sui giornalisti e sui politici. Imploriamo lo Spirito su chi manovra il mondo economico. Imploriamo lo Spirito sugli uomini di scienza e sugli artisti. Imploriamo lo Spirito su chi gestisce i mass-media. Implorare lo Spirito sveglia spesso in noi il senso della collaborazione e ci forma alla corresponsabilità, spesso ci matura alla comprensione dei compiti difficili degli altri e spezza i nostri giudizi troppo facili ed affrettati.

   Preghiamo lo Spirito Santo:


Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.


Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa, dona gioia eterna.

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Potentissima preghiera di San Patrizio detta «Corazza di s. Patrizio»


Corazza di s. Patrizio


Io associo oggi a me la forza possente dell’invocazione della Trinità: io credo la Trinità nell'Unità, il Creatore dell'universo.
Io associo oggi a me la forza della Nascita di Cristo con il suo Battesimo, la forza della sua Crocifissione e della sua Sepoltura, la forza della sua Resurrezione e della sua Ascensione, la forza della sua Venuta per il Giudizio Universale.
Io associo oggi a me la forza dell’amore dei cherubini, nell' obbedienza degli angeli, nella speranza della resurrezione e della ricompensa, nelle preghiere dei Patriarchi, nelle predizioni dei profeti, nella predicazione degli Apostoli, nella fede dei Confessori, nell’innocenza delle sante Vergini, nelle imprese degli uomini giusti.
Io associo oggi a me: la forza del Cielo, la luce del sole, il fulgore della luna, lo splendore del fuoco, la velocità del lampo, la rapidità del vento, la profondità del mare, la stabilità della terra, la saldezza delle rocce.
Io associo oggi a me: la forza del Signore per guidarmi, il potere di Dio per sollevarmi, la saggezza di Dio per insegnarmi, l’occhio di Dio per custodirmi, l’orecchio di Dio per udirmi, la parola di Dio per darmi di parlare, la mano di Dio per guidarmi, la via di Dio perché stia davanti a me, lo scudo di Dio per proteggermi, l’esercito di Dio per custodirmi dai tranelli dei diavoli, dalle tentazioni del vizio, dalle passioni della natura, da chiunque mi voglia del male, che sia vicino o lontano, solo o con molti.
Io invoco oggi tutte queste forze contro ogni crudele e impietoso potere che si opponga al mio corpo e alla mia anima, contro le stregonerie di falsi profeti, contro le leggi nere del paganesimo, contro le leggi false degli eretici, contro la pratica dell’idolatria, contro i sortilegi di streghe, dei maghi e dei druidi, contro ogni conoscenza che lega l’anima dell’uomo.
Cristo proteggimi oggi contro il veleno, contro il fuoco, contro l’annegamento, contro ogni ferita mortale, così che io possa avere abbondante ricompensa. Cristo con me, Cristo davanti a me, Cristo dietro di me, Cristo in me, Cristo sotto di me, Cristo sopra di me, Cristo alla mia destra, Cristo alla mia sinistra, Cristo quando mi corico, Cristo nel seggio del carro, Cristo sulla poppa della nave, Cristo nel cuore di ogni uomo che mi pensa, Cristo sulle labbra di tutti coloro che parlano di me, Cristo in ogni occhio che mi guarda, Cristo in ogni orecchio che mi ascolta.Io associo oggi a me la forza possente dell’invocazione della Trinità: io credo la Trinità nell'Unità, il Creatore dell'universo.


Mia traduzione da http://www.newadvent.org/cathen/11554a.htm
Don Tullio Rotondo

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Fondamenti teologici e contemplativi dell'apologetica.

  • 10 Gennaio 2014 |
  • Pubblicato in Teologia

Carissimi,

vorrei brevemente riflettere con voi sui fondamenti profondi della apologetica cattolica, questa disciplina teologica che si occupa di difendere e diffondere la santa fede cattolica.

L'apologeta per eccellenza , il modello di ogni apologeta possiamo dire che è Cristo , Sapienza di Dio ... in Lui noi siamo apologeti , partecipando a Lui noi possiamo difendere la verità da tanti attacchi che sono lanciati contro di essa dalle tenebre di questo mondo ...

L'apologeta è tanto più efficace quanto più è unito per grazia a Cristo e quanto più partecipa alla sua sapienza e alla sua potenza apostolica ... Questo significa anche che il vero apologeta non può non essere un uomo di altissima preghiera, un contemplativo  e quindi un uomo eucaristico ...

Dalla preghiera e in particolare dalla Eucaristia noi traiamo la grazia e quindi la sapienza per diffondere la Verità e per difenderla. L'Eucaristia va preparata, va celebrata e va "ringraziata" ...cioè occorre prepararsi alla s. Messa e occorre ringraziare a lungo dopo di essa ....La s. Messa è la fonte di tutte le grazie: meglio la prepariamo, meglio la viviamo, meglio ringraziamo Dio dopo di essa e meglio possiamo vivere il nostro impegno apologetico ... perché meglio viene a vivere Cristo Sapienza in noi e in Lui possiamo, come Lui, chiudere la bocca a coloro che attaccano la Verità.

La s. Messa va unita ad una profonda vita contemplativa sicché possiamo portare agli altri il frutto della nostra contemplazione; occorre cotemplare e donare agli altri ciò che abbiamo contemplato: contemplata aliis tradere ... S. Tommaso d'Aquino, l'eccelso Dottore cattolico, ha svolto il suo straordinario servizio apologetico incarnando con molta perfezione questo principio appena indicato: contemplata aliis tradere.   

Sottolineo una cosa importante: non pensate che l'apologetica sia semplicemente studio e discussione .... l'apologetica è immergersi nella vita di Cristo e dunque nella battaglia di Cristo contro le forze del male , contro satana e i suoi ministri visibili .... Fare apologetica è trovarsi a combattere spiritualmente con forze invisibili e visibili che ostacolano la diffusione del Vangelo ....perciò occorre, per vincere una tale battaglia spirituale, pregare, fare penitenza e seguire altri importanti consigli che i maestri spirituali cattolici hanno insegnato per portarci a trionfare in scontri come questi. Ricordiamoci che più presente di tutto è Dio, Lui è il Signore della storia ...perciò non tralasciamo di pregarlo anche pubblicamente e davanti a coloro con cui dobbiamo confrontarci, perché sia Lui a convertirli ... Spesso una preghiera, fatta da noi davanti a loro, spiazza i nostri avversari e illumina la nostra mente donandoci forza nuova per portare luce nei cuori dei nostri avversari ....

.... la nostra fede ci insegna che il nostro Dio è super ...super ..(infinitamente super...) presente e vuole servirsi di noi per diffondere la Verità ....dunque abbiamo grande fiducia in Lui perché è Lui che ha già vinto ... e vuole servirsi di noi per manifestare pubblicamente tale vittoria !!

Pregate non solo per quanto detto ma anche per poter trovare libri efficaci per confutare coloro che ci attaccano ....a volte la Provvidenza ci fa scoprire testi utilissimi che mai avremmo immaginato potessero esistere ...

Oggi l'apologetica è ai margini del dibattito teologico ....ma non è ai margini dell'interesse del Popolo di Dio che si trova ad affrontare tante sfide da parte di tanti gruppi e di tante persone che negano le verità cattoliche .... dunque chiediamo a Gesù il suo Spirito per offrire ai nostri fratelli questo servizio così importante . Io lo dico spesso: come si fa a non credere a Cristo e alla sua Chiesa , dal momento che Gesù ci ha donato tanti segni della sua Divinità e della sua azione nella Chiesa suo Mistico Corpo!! ....ma occorre conoscere e far questi segni !! ..e anche questo è compito dell'apologeta .... Aggiungo che , come insegna il Vangelo, i veri credenti sono benedetti da Dio con segni che si compiono attraverso di essi ... Apriamo il nostro cuore alla santità perché Gesù possa fare potenti segni anche attraverso noi stessi; Cristo non solo insegnava la Verità ma compiva i segni della Verità ...lo stesso possa verificarsi per noi!! 

 

 

 

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