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Sabato, 25 Novembre 2017 21:23

Prima giornata mondiale dei poveri

Giornata mondiale dei poveri: domenica in 1.500 a pranzo col Papa



«Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità». Si apre con questo passo della prima lettera di Giovanni il messaggio del Papa per la prima Giornata mondiale dei poveri che si celebrerà domenica 19 novembre. Intenzione ribadita l’altro ieri con un tweet dall’accopunt pontificio.


Una novità voluta dal Papa alla fine del Giubileo della misericordia (8 dicembre 201520 novembre 2016) come «richiamo alla coscienza credente» del fatto che «condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda», ovvero che «i poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo».



Il Papa: la salute è un diritto di tutti, occorre rimuovere le cause della povertà

 

Nel rivolgere un messaggio al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale impegnato in una conferenza internazionale sul tema «Affrontare le disparità globali in materia di salute»: papa Francesco è tornato a parlare della necessità di rimuovere le cause della povertà: «Occorre agire affinché tutti possano realmente beneficiare del diritto alla tutela della salute». Per papa Francesco occorre innanzitutto «risolvere le cause strutturali della povertà» e impegnarsi per «un’equa distribuzione di strutture sanitarie e di risorse finanziarie, secondo i principi di solidarietà e sussidiarietà». Papa Francesco ha chiesto inoltre alle ditte farmaceutiche di garantire l’accesso alle terapie, soprattutto nel caso di malattie rare e neglette, e nei Paesi meno sviluppati. Lo fa ribadendo, nel Messaggio al Dicastero per lo Sviluppo umano, i principi della Nuova Carta per gli Operatori Sanitari: le strategie sanitarie «mentre devono salvaguardare la sostenibilità sia della ricerca sia dei sistemi sanitari dovrebbero al contempo rendere disponibili farmaci essenziali in quantità adeguate» per garantire «il diritto all’accesso alle terapie essenziali e/o necessarie».

     «Un’organizzazione sanitaria efficiente e in grado di affrontare le disparità non può dimenticare la sua sorgente primaria: la compassione, del medico, dell’infermiere, dell’operatore, del volontario, di tutti coloro che per questa via possono sottrarre il dolore alla solitudine e all’angoscia» ha aggiunto, in un altro dei passaggi del messaggio inviato al dicastero per lo Sviluppo umano: «La compassione è una via privilegiata anche per edificare la giustizia, perché, mettendoci nella situazione dell’altro, non solo ci permette di incontrarne le fatiche, le difficoltà e le paure, ma pure di scoprirne, all’interno della fragilità che connota ogni essere umano, la preziosità e il valore unico, in una parola: la dignità. Perché la dignità umana è il fondamento della giustizia, mentre la scoperta dell’inestimabile valore di ogni uomo è la forza che ci spinge a superare, con entusiasmo e abnegazione, le disparità».

Oltre 6mila poveri in Piazza San Pietro per la Messa del Papa
Il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione è l’organizzatore dell’evento. Secondo la Sala Stampa vaticana, in piazza San Pietro ci saranno tra 6 e 7mila tra bisognosi, persone meno abbienti e poveri accompagnati dal personale delle associazioni di volontariato provenienti non solo da Roma e dal Lazio, ma anche da diverse diocesi del mondo (Parigi, Lione, Nantes, Angers, Beauvais, Varsavia, Cracovia, Solsona, Malines-Bruxelles e Lussemburgo…) raggiungeranno la Basilica di San Pietro per partecipare alle Messa celebrata dal Papa alle 10.


Terminata la Messa, 1.500 di loro saranno ospitati in Aula Paolo VI per un pranzo festivo insieme a Francesco. Animeranno questo momento la Banda della Gendarmeria Vaticana e il coro “Le Dolci Note”, composto da bambini dai 5 ai 14 anni. Sarà presente al pranzo anche una delegazione della Comunità papa Giovanni XXIII, in particolare con alcuni degli ospiti delle Capanne di Betlemme dell’Associazione, case dedicate all’accoglienza dei senza dimora. Proprio l’Associazion riceverà una parte del ricavato della vendita all’asta della Lamborghini regalata al Papa.

Gli altri 2.500 ospiti saranno invece trasferiti presso mense, seminari e collegi cattolici di Roma (Pontificio Collegio Nordamericano, Collegio Apostolico Leoniano, Mense del Circolo San Pietro, Comunità di Sant’Egidio, Pontificio Seminario Romano Minore, l’Università Europea di Roma e l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, le quali hanno messo a disposizione i loro locali accogliendo circa 200 persone in difficoltà in un pranzo nella struttura di via degli Aldobrandeschi. Studenti, familiari, docenti e collaboratori dei due atenei serviranno ai tavoli. Tra le mense della Caritas romana, saranno aperte come sempre quelle di Ostia e Colle Oppio, mentre la Cittadella della Carità e la San Giovanni Paolo II di via Marsala apriranno per 300 ospiti di altre diocesi.

Il menù: gnocchetti sardi e tiramisù
I poveri saranno serviti da 40 diaconi della diocesi di Roma e da circa 150 volontari provenienti dalle parrocchie di altre diocesi. Il menù che il ristorante “Al Pioppeto” di Sergio Dussin servirà nell’Aula Paolo VI sarà composto da gnocchetti sardi padellati con pomodoro, olive e formaggio Collina Veneta, bocconcini di vitello con verdure, polenta e broccoli di Bassano, tiramisù alla veneta, acqua, aranciata e caffè. 

Poveri anche tra i ministranti
Tutti i chierichetti sono stati convocati dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione: saranno 12 ragazzi tra poveri, migranti e senzatetto. Uno dei lettori della Messa è Tony, un rifugiato siriano, mentre alla preghiera dei fedeli partecipano un peruviano e un brasiliano, entrambi bisognosi che sono riusciti a essere a Roma grazie a due borse di studio. All’offertorio sarà presente una famiglia bisognosa in precarie condizioni economiche, proveniente da Torino, con una bimba di un anno affetta da fibrosi cistica. Insieme all’acqua e al vino per l’Eucaristia, all’Offertorio verrà portato il pane che quotidianamente una organizzazione di carità raccoglie e distribuisce nella mense dei poveri. Lo stesso pane sarà poi consumato durante il pranzo nell’Aula Paolo VI.

Un presidio sanitario solidale
Il dicastero per la Promozione della nuova evangelizzazione, guidato dall’arcivescovo Rino Fisichella, si è rivolto ad alcuni movimenti e associazioni – Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Ordine di Malta, Nuovi Orizzonti, Comunità Giovanni XXIII, Associazione Fratello 2016, Opere Antoniane di Roma, Acli di Roma, Gruppi vincenziani di volontariato e altri – per coinvolgere poveri ed emarginati.

Tra le iniziative in preparazione alla Giornata anche il Presidio sanitario solidale in piazza Pio XII (è stato aperto lunedì scorso e rimane attivo fino a domenica, dalle 9 alle 16). In questa area medica saranno effettuate gratuitamente, per tutti coloro che lo richiederanno, analisi cliniche, visite mediche specialistiche di cardiologia, di dermatologia, di infettivologia, di ginecologia e di andrologia.

Ecco il messaggio del Santo Padre per questa prima giornata mondiale dei poveri CLICCA QUI 

 

L’appuntamento olimpico si avvicina. In un Paese,travolto dagli scandali politici e con un presidente sotto impeachment, continua a consumarsi quello che gli attivisti definiscono un vero e proprio “genocidio silenzioso” della gioventù nera e meticcia. L’impegno degli attivisti Valdenia Paulino e del marito Renato Lanfranchi, nei quartieri poveri di San Paolo.
 

Tra pochi giorni gli occhi di tutto il mondo saranno puntanti su Rio de Janeiro dove, la sera del 5 agosto 2016, l’ultimo tedoforo accenderà il braciere olimpico. Una luce abbagliante, quella dell’Olimpiade “made” in Brasile, che rischia di distogliere ancora una volta l’attenzione dalle contraddizioni della società brasiliana dove povertà e violenza continuano a regnare, specie nei quartieri più poveri.
 

Secondo una commissione d’inchiesta, voluta dal Parlamento brasiliano, nel corso del 2013 vi sono stati in Brasile 60mila omicidi.

Vite che, nonostante l’attenzione del mondo, continueranno a consumarsi nelle favelas delle megalopoli, nei villaggi dei “sem terra” e nelle zone rurali dell’Amazzonia, in un universo di disuguaglianze dove ricco e povero convivono spesso a pochi metri di distanza, vittime e carnefici di un sistema economico e sociale che sembra non poter essere scalfito. Lo dimostrano i 25 attivisti per i diritti umani uccisi in Brasile nei primi quattro mesi del 2016. Una lunga scia di sangue che non ferma quanti, nonostante le minacce e la paura, continuano ad andare avanti. Persone come Valdenia Paulino, avvocatessa impegnata da oltre vent’anni nella tutela dei diritti umani, che ha provato sulla sua pelle la violenza di chi voleva metterla a tacere, senza riuscirci.

La incontriamo durante una sua visita in Italia insieme al marito italiano, Renato Lanfranchi, con cui condivide l’impegno nel Centro per i diritti umani di Sapopemba, uno dei quartieri più poveri di San Paolo. “Sono cresciuta in una famiglia povera – racconta l’avvocatessa – e mi sono formata nella Comunità ecclesiale di base del quartiere e al Centro per i diritti umani fondato dai missionari comboniani. È grazie a loro che ho potuto studiare e mettermi al servizio dei più poveri”. Un impegno che ha portato avanti nonostante le minacce che l’hanno costretta a lasciare il Brasile per alcuni anni accettando di aderire ad un programma di protezione internazionale.

In quasi trent’anni di impegno Valdenia Paulino ha lottato al fianco di donne vittima di violenza, carcerati, minori abbandonati, cercando di difenderli dalle gang e dalla malavita, ma anche – in molti casi – dalla violenza della polizia. Le vittime sono quasi sempre giovani neri e meticci – il 75% degli omicidi – tanto da spingere gli attivisti a parlare di un vero e proprio “genocidio della gioventù nera brasiliana”.

“Ogni giorno in Brasile – racconta l’avvocatessa – ci sono una media di 29 uccisioni di bambini e adolescenti. Molti di loro cadono vittima degli scontri tra bande, altri della repressione e della violenza da parte della polizia che non si fa scrupoli a sparare contro bambini. In molte occasioni abbiamo denunciato il comportamento di poliziotti corrotti e violenti, qualcuno è stato rimosso ma non è facile mettersi contro il sistema”.

Lei stessa si è dovuta difendere dalle accuse, sempre rivelatesi infondate, di chi ha provato a screditarla. “Questo clima di tensione – spiega Renato Lanfranchi – è aumentato negli ultimi anni quando la polizia, proprio in vista dei grandi eventi ha iniziato una vera e propria pulizia sociale per riqualificare le zone centrali delle città, costringendo migliaia di persone a trasferirsi verso le periferie”. Ma da cosa si origina tutta questa violenza? “La radice di tutti i mali – spiega Lanfranchi – affonda nella disuguaglianza sociale. Il Brasile è una democrazia giovane, tra l’altro travolta dai recenti scandali che hanno toccato anche la presidente Dilma Rousseff (sotto impeachment ndr). Negli ultimi anni la grande crescita economica, trainata dai prezzi del petrolio, ha permesso a milioni di brasiliani di uscire dalla povertà, i giovani hanno potuto studiare, ma poco è stato fatto per limitare le disuguaglianze, così quando la recessione è arrivata, a seguito del crollo dei prezzi delle materie prime, la situazione è tornata a farsi tesa e la violenza sociale a crescere. Se non si riuscirà ad arrivare ad una più equa distribuzione della ricchezza la situazione non potrà migliorare realmente”. Per questo Renato e Valdenia, così come tanti altri, continuano nella loro azione di denuncia, da una parte, e di educazione dell’altra. “È un lavoro lungo – conclude Valdenia -, ma vedo una generazione di giovani brasiliani che sta lentamente cambiando rotta, prendendo consapevolezza dei proprio diritti e trovando la forza di rivendicarli. Perché il primo diritto è quello di avere coscienza dei propri diritti”.

 

Pubblicato in Attualità
   

Mons. Luigi Negri


   

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