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(es. Mt 28,120):
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A Moncalieri (To) un’insegnante di religione viene aggredita mediaticamente dalle organizzazioni Lgbt e dalla stampa solo per aver parlato in classe della possibilità per gli omosessuali di recuperare l’eterosessualità. E in Inghilterra scatta l’obbligo per le scuole religiose di insegnare la teoria del gender, pena l’obbligo di chiudere. È la dimostrazione di dove porta la strada che inizia con i progetti di legge contro l’omofobia.
 Massimo Introvigne e Gianfranco Amato ci riporta due situazioni esaustive del tragico momento storico in campo morale.
 

Guardare quanto succede all’estero è sempre utile per capire quanto sta per succedere da noi. Qualche giorno fa ci siamo occupati degli Stati Uniti, dove sono cominciate le azioni legali per costringere i pastori e i sacerdoti a sposare le coppie dello stesso sesso nelle loro chiese (clicca qui). Gli Stati Uniti sembrano lontani? Oggi andiamo in Inghilterra, Unione Europea.

Qui, sabato 1 novembre, la ministra dell’Educazione, la signora Nicky Morgan, ha annunciato che le scuole religiose dovranno insegnare la teoria del gender, compreso quanto riguarda «i diritti dei gay e il rispetto dovuto ai matrimoni fra persone dello stesso sesso». Ha pure annunciato che manderà nelle scuole religiose ispezioni a sorpresa, e che quelle colte in fallo a insegnare dottrine religiose contrarie al «matrimonio» omosessuale o critiche rispetto agli atti omosessuali saranno chiuse senza cerimonie. Nel tentativo di mostrare che non ce l’ha con i cristiani, il ministero ha già mandato due ispezioni a scuole ebraiche, mostrando loro il cartellino giallo che le degrada a «scuole sotto sorveglianza», un passo prima del cartellino rosso della chiusura.

La vicenda merita quattro commenti, istruttivi anche per noi. Primo: l’Inghilterra e la Francia sono i Paesi-guida in materia di «nuovi diritti» e quanto è sperimentato da loro prima o poi arriva anche da noi. Ci sono già avvisaglie. Domenica diversi giornali riportavano il caso di un’insegnante di religione di Moncalieri, in provincia di Torino, denunciata al preside, all’ufficio scolastico provinciale e perfino alla Curia per avere — incredibilmente — insegnato nell’ora di religione cattolica quanto afferma il magistero cattolico a proposito degli omosessuali, «rispetto, compassione e delicatezza» compresi, ma con il giudizio proposto dal Catechismo sul carattere «disordinato» — per delicatezza, la docente non ha neppure usato questa parola — della tendenza e degli atti omosessuali e sulla inammissibilità di leggi che introducano nell’ordinamento il «matrimonio» e le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso. Apriti cielo: la povera docente è stata trasformata in poche ore nel nostro di Moncalieri. Con il metodo inglese, non potrebbe insegnare il magistero cattolico neppure in una scuola cattolica.

Secondo commento: la ministra Morgan non solo è del Partito Conservatore, ma nel 2013 ha votato contro la legge che cambiava nome alle «unioni civili» inglesi — che erano in tutto uguali al matrimonio tranne che per il nome — in «matrimoni». Ora si è pentita. Non si sa se sia passata da Arcore, e lì abbia incontrato Luxuria, ma come ha detto Berlusconi in Europa i partiti conservatori su queste materie sono all’avanguardia. Purtroppo, spesso è vero.

Terzo commento: tutta la vicenda è cominciata con una campagna di stampa e ispezioni delle autorità scolastiche a Birmingham in scuole islamiche fondamentaliste, legalmente riconosciute in nome dell’allegro multiculturalismo inglese di qualche anno fa, dove sono stati trovati e fotografati alunni in tenuta da combattimento che scandivano slogan a favore del Califfato. Scandalo nazionale, e promessa del governo che avrebbe fatto qualcosa per sorvegliare le scuole religiose estremiste. Come ha detto un rabbino, siccome a Birmingham in alcune scuole islamiche si scandiva «Morte agli ebrei» la ministra ha deciso che troppo era troppo e ha mandato gli ispettori… nelle scuole ebraiche, per verificare se lì s’insegnavano l’ideologia del gender e la bellezza del «matrimonio» omosessuale. Questo punto è importante. Certamente esistono scuole islamiche trasformate in centri d’indottrinamento jihadista. Ma prima di chiedere leggi speciali bisogna stare attenti alla furbizia della dittatura del relativismo: qualche volta prende spunto dalle scuole islamiche per proporre provvedimenti contro le scuole religiose in genere, che poi non vanno a colpire chi predica il jihad ma chi critica il «matrimonio» omosessuale.

Quarto commento: contro la ministra hanno reagito, e va a loro merito, alcuni colleghi di partito, il mondo ebraico, gelosissimo dell’autonomia delle sue scuole, e alcuni gruppi protestanti conservatori. Per ora, rumoroso silenzio da parte delle confessioni religiose maggioritarie, anglicana e cattolica. C’è da sperare che durante le celebrazioni dei Santi e dei defunti i vescovi cattolici e anglicani avessero altro da fare, e che intervengano a breve. Se invece pensassero che, tenendo un basso profilo, le loro scuole non saranno colpite, non avrebbero imparato nulla da tante vicende simili che si sono già verificate in Inghilterra e in Europa.

La professoressa Adele Caramico, insegnante di religione cattolica dell’I.T.I.S. “Pininfarina” di Moncalieri, al centro di una bufera mediatica per alcune affermazioni considerate omofobe, ha dato incarico ai legali dell’associazione Giuristi per la Vita di tutelare il proprio onore, la propria reputazione ed il proprio decoro personale e professionale.

La professoressa Caramico è stata, infatti, oggetto di una vergognosa campagna mediatica diffamatoria per aver dichiarato, su insistente domanda di un allievo, quanto segue: «Le persone omosessuali che vivono con sofferenza la loro condizione e desiderano cambiare — solo queste, e non altre categorie di persone omosessuali soddisfatte del loro orientamento — talora si rivolgono a terapisti che, con un accompagnamento insieme psicologico e spirituale, possono venire incontro al loro desiderio», citando un caso concreto di avvenuto recupero a sua diretta conoscenza.

Del resto, la nota vicenda di Luca Di Tolve, l’ex attivista dell’Arcigay che, dopo i trent’anni, ha intrapreso un percorso psicologico, unito ad un cammino di fede, che lo ha portato a scoprire la gioia dell’amore per una donna e, poco dopo, il matrimonio, sta a dimostrare la fondatezza dell’assunto sostenuto dalla professoressa Caramico.

Stupisce il fatto che l’arcivescovo di Torino, mons. Nosiglia — che pure tante volte è sceso in campo a favore della famiglia e della vita — abbia preso le distanze dall’insegnante di religione dell’I.T.I.S. “Pininfarina”, sostenendo che quelle espresse sono solo “opinioni personali”, e affermando quanto segue: «Non credo che a scuola, per di più in una scuola pubblica, si debba affrontare la discussione in questo modo. Si è in un ambiente educativo, dove si forma la persona, bisogna ispirarsi a principi quali il rispetto e l’accoglienza. Soprattutto ora, dopo la discussione che c’è stata all’interno della Chiesa».

Si potrebbe chiedere a Sua Eccellenza cosa debba insegnare un docente di religione cattolica se non quello che insegna in materia il Magistero e l’art. 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica, ovvero che l’omosessualità è un insieme di atti «intrinsecamente disordinati», e «contrari alla legge naturale», e che da questo «disordine morale» – come da ogni disordine morale – chi vuole può uscirne, anche per evitare il destino della dannazione eterna, visto che l’art.1867 dello stesso Catechismo insegna che «il peccato dei sodomiti è uno dei quattro peccati mortali che gridano al cielo». O è forse cambiata la dottrina cattolica senza che i fedeli siano stati avvertiti?

Ancora una volta, in realtà, siamo di fronte al pericoloso tentativo mistificatorio di sbattere il mostro in prima pagina, manipolando fatti e parole secondo la consolidata tecnica della disinformatija sovietica, in un pesante clima da “caccia all’omofobo”, che ricorda sempre più l’aria angosciante e sinistra che si respirava nell’America degli anni cupi del maccartismo. Aveva ragione Melanie Phillips, l’intelligente e prestigiosa giornalista britannica quando in un suo celebre articolo pubblicato sul quotidiano Daily Mail il 24 gennaio 2011, ha denunciato l’intolleranza dell’ideologia gay e il fatto che gli stessi omosessuali «rischiano di diventare i nuovi maccartisti.

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Il cardinale al Consiglio permanente Cei: «Ci chiediamo con amarezza se si vuol fare della scuola dei campi di rieducazione e di indottrinamento». Il nuovo governo metta «in movimento crescita e sviluppo»

La società ha il «grave dovere» di «non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi» e i cittadini hanno «il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte»: lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in un passaggio della prolusione con la quale ha aperto i lavori del Consiglio permanente dei vescovi, puntando molto sull’emergenza educativa e sulle difficoltà vissute dalla scuola cattolica.

Bagnasco ha aspramente criticato gli opuscoli che parlano dell’identità di genere distribuiti negli istituti italiani, parlando di «logica distorta e ideologica», a proposito dei tre volumetti intitolati “Educare alla diversità a scuola”, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. «In teoria — ha aggiunto il presidente della Cei — le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre… parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte».

«È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza — ha detto Bagnasco — se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga».

Sul banco degli imputati, nelle parole di Bagnasco, c’è «l’iperindividualismo» che caratterizza le società occidentali, dove riemergono le ideologie «sotto vesti diverse, ma con la medesima logica e arroganza». Un segno di ciò, afferma il cardinale «sta nel fatto che l’obiezione di coscienza è ormai sul banco europeo degli imputati: non è più un diritto dell’uomo? E l’Europa dà al mondo un esempio di comunità di popoli, ciascuno con un proprio volto e storia? E perché accade che in Europa alcune serie “raccomandazioni” sono tranquillamente disattese, mentre altre – non senza ideologismo – vengono assunte come vincoli obbliganti?». Bagnasco non le cita, ma tra le raccomandazioni disattese a cui potrebbe riferirsi ci sono quelle sulla libertà di educazione e sulla parità scolastica, o quelle sulla condizione delle carceri; mentre tra quelle «assunte» il riferimento potrebbe essere al «diritto» di aborto o al tema del gender.

L’Occidente vive secondo il presidente dei vescovi italiani una fase di «neocolonialismo culturale» e vuole imporre «con mezzi spesso ricattatori, finanziamenti in cambio di leggi immorali, contrari alle identità di popoli e nazioni che vogliono mantenere le proprie radici». Ma se «l’Occidente vuole corrompere l’umanesimo, sarà l’umanesimo che si allontanerà dall’Occidente e troverà – come già succede – altri lidi meno ideologici e più sensati».

Bagnasco ha anche ribadito l’importanza del «valore della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla nascita, dalla crescita alla piena maturità, dal declino fino alla morte naturale», una difesa, quella della vita nascente, ha spiegato citando Papa Francesco, che «è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano».

Il cardinale ha parlato dei «diritti del bambino, oggi sempre più aggredito: ridotto a materiale organico da trafficare, o a schiavitù, o a spettacolo crudele, o ad arma di guerra, quando non addirittura esposto all’aborto o alla tragica possibilità dell’eutanasia. Ciò grida vendetta al cospetto di Dio». E ha citato pure «la tratta delle donne, la violazione – a volte fino alla morte – della loro dignità».

Nella prima parte della prolusione, significativamente più breve del solito (cinque cartelle e mezza), il presidente della Cei ha commentato il messaggio di Francesco per la Quaresima e a proposito della «miseria materiale» e delle difficoltà dell’Italia, ha detto: «Ormai, sono passati più di sei anni dall’inizio della grave crisi economica, che chiede un prezzo altissimo al lavoro e all’occupazione. In modo speciale, si riversa come una tempesta impietosa sui giovani che restano, come una moltitudine, fuori della porta del lavoro che dà dignità e futuro».

Serve «un tessuto industriale pronto a riconoscere» i pregi dell’intraprendenza dei giovani, «a recepirne i risultati e a metterli in circolo su scala». Senza dimenticare «quanti – non più in giovane età – hanno perso il lavoro e spesso si trovano esclusi da ogni circuito lavorativo e con la famiglia sulle spalle». È poi necessario «incentivare i consumi senza ritornare nella logica perversa del consumismo che divora il consumatore». Ma è anche indispensabile, ha continuato Bagnasco, «sostenere in modo incisivo chi crea lavoro e occupazione in Italia, semplificando anche le inutili e dannose burocrazie. Se non si velocizzano i processi e non si incentiva, si scoraggia ogni intrapresa vecchia e nuova».

Per il cardinale «bisogna ripensare e rimodulare anche la concezione del lavoro: il vecchio schema di dura contrapposizione è superato e rischia di danneggiare i più deboli. È necessario promuovere sempre più una mentalità partecipativa e collaborativa dentro ai luoghi di lavoro, una visione per cui i diversi ruoli sono distinti ma non separati, perché tenuti insieme da un comune senso di appartenenza e di responsabilità verso il proprio lavoro, la famiglia, l’azienda, la società e il Paese».

Insomma, no a scontri tra le parti sociali. E quanto al nuovo governo Renzi, la Cei auspica che, con la «partecipazione convinta e responsabile del Parlamento», riesca a incidere «su sprechi e macchinosità istituzionali e burocratiche, ma soprattutto a mettere in movimento la crescita e lo sviluppo, in modo che l’economia e il lavoro creino non solo profitto, ma occupazione reale in Italia».

Infine, il presidente della Cei ha anticipato alcuni dati del prossimo rapporto Caritas sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia: «le iniziative sono in quattro anni raddoppiate registrando un aumento impressionante di italiani che bussano alla porta, così come di gruppi sociali che fino ad oggi erano estranei al disagio sociale. I fondi diocesani di solidarietà aumentano dell’11%, e gli sportelli, per aiutare la ricerca del lavoro o della casa, sono giunti a 216. Si registrano anche gravi e crescenti difficoltà derivanti purtroppo dalla rottura dei rapporti coniugali, sia a livello occupazionale che abitativo. Il 66,1 % dei separati dichiara di non riuscire a provvedere all’acquisto dei beni di prima necessità. A questi dati di ordine materiale si devono aggiungere quelli di tipo relazionale tra padri e figli: il 68% dichiara che la separazione ha inciso negativamente su tale rapporto».

Roma, Andrea Tornielli.

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Già all’asilo saranno insegnati: esplorare la nudità, autoerotismo infantile precoce, gioco del dottore con adulti, identità di genere, diversi tipi di amore.

Uno spettro si aggira per l’Europa. E» lo spettro del comunismo, così come hanno scritto Marx ed Engels nel loro Manifesto del lontano 1848? No, peggio. E» il documento che in una cinquantina di pagine presenta in modo dettagliato gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa. Realizzato dal Centro federale per l’educazione alla salute di Colonia (Germania), per conto dell’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), si è avvalso del contributo di una ventina di «esperti» (in massima parte donne) di nove Paesi (nessun italiano) di varia formazione (dalla medicina alla psicologia alle scienze sociali); nessun genitore o educatore in quanto tale è stato interpellato, neppure in qualità di consulente. Scopo dichiarato, costituire un preciso «quadro di riferimento per responsabili delle politiche [leggi governi, ndr], autorità scolastiche e sanitarie, specialisti». A quattro anni dalla sua stesura, avvenuta nel 2010 dopo 12 mesi di lavoro, il documento comincia ora ad essere diffuso in modo capillare in 53 Paesi per «colmare una lacuna». L’edizione italiana è stata promossa, finanziata e curata dalla Federazione italiana di Sessuologia clinica. […]

UN MALCELATO INDOTTRINAMENTO
Il linguaggio utilizzato è garbato e asettico, quasi glaciale, con la preoccupazione di fornire a bambine/i e a ragazze/i «informazioni imparziali e scientificamente corrette su tutti gli aspetti della sessualità». Il metodo scelto è quello olistico (dal greco «olos», tutto), ossia un approccio interdisciplinare e globale che va di moda. La finalità è ambiziosa: addirittura contribuire a «sviluppare atteggiamenti rispettosi ed aperti che favoriscono la costruzione di società eque». In realtà questi sbandierati «standard», se analizzati con attenzione, soprattutto nella parte dove si elencano i temi che deve concretamente affrontare l’educazione sessuale a seconda dell’età dei destinatari (sei fasce, dalla nascita a oltre 15 anni), si svelano come il più massiccio tentativo di corruzione di minori che sia mai stato concepito. Un’esagerazione, frutto di una mentalità retrograda e codina? Non si direbbe, dal momento che in pratica si sdoganano, nell’ordine: la concezione di sesso come pura fonte di piacere e benessere fisico e quindi la separazione definitiva non solo tra sessualità e riproduzione, ma tra sessualità e amore; l’autoerotismo e l’esplorazione della nudità; la diminuzione dell’età delle prime esperienze sessuali; la promiscuità sessuale; l’accettazione pacifica della moltiplicazione di orientamenti sessuali, conseguenza del fatto che l’identità sessuale non è più riconosciuta come dato naturale, biologico, quindi diventa normale l’attrazione per il proprio sesso; la contraccezione generalizzata e il diritto di abortire; la crescente autonomia dalla famiglia d’origine e dai genitori, non più considerati primi educatori; e, infine, l’affrancamento da concezioni culturali e religiose che frenano l’emancipazione sessuale. Ovviamente l’elenco citato non è visto, dagli estensori delle linee-guida per l’erotizzazione del Vecchio continente, come negativo, anzi: per costoro è essenziale incoraggiare i bambini e i giovani ad auto-determinare la propria sessualità con un»»educazione» continua, impartita a scuola da operatori adeguatamente formati, che superi le resistenze basate su concezioni considerate superate della sessualità. Non c’è più alcuno spazio perciò, in questa sorta di spudorato indottrinamento coatto, di autentico totalitarismo educativo, per tutti gli aspetti più delicati della sessualità umana: scompaiono l’innocenza, l’intimità, il pudore, la discrezione, la scoperta, il mistero dell’incontro con l’altro, la bellezza, il dominio e il dono di sé, la castità. Non c’è quasi più spazio neppure per l’amore, diventato un fardello ingombrante e citato ben poche volte, mai in un contesto di significato. Un disastro.

PREOCCUPANTE ESCALATION
Per comprendere meglio di che cosa stiamo parlando, ecco alcuni esempi di temi che si dovrebbero affrontare nell’educazione sessuale a scuola (dall’asilo in su), raccomandati dall’Oms in base alla fascia di età:
04 anni: gioia e piacere nel toccare il proprio corpo; diritto di esplorare la nudità e di essere curioso; autoerotismo infantile precoce; gioco del dottore; diritto di esplorare le identità di genere; diversi tipi di amore.
46 anni: raggiungimento di sensazioni di benessere; accettazione delle diversità; amicizia e amore verso persone dello stesso sesso; diverse concezioni di famiglia; miti sulla riproduzione (non si parli più della cicogna!, ndr); sensazioni legate alla sessualità (vicinanza, piacere, eccitazione) come componenti della gamma delle sensazioni umane.
69 anni: cambiamenti del corpo, mestruazioni, eiaculazione; idea base della contraccezione; i diversi metodi contraccettivi; acquisizione del concetto che si può influire sulla propria fertilità; rapporti sessuali; amori segreti, primo amore; matrimonio, divorzio, convivenza; riconoscimento e affronto delle differenze.
912 anni: organi sessuali e riproduttivi interni ed esterni e loro funzioni; riproduzione e pianificazione familiare; uso corretto di preservativi e contraccettivi; prima esperienza sessuale, orientamento di genere; accettazione, rispetto e comprensione delle diversità nella sessualità e nell’orientamento sessuale; differenze fra identità di genere e sesso biologico; consapevolezza dell’influenza di genere, età, religione, cultura, ecc. sulle relazioni; influenza positiva della sessualità sulla salute e il benessere.
1215 anni: strutture familiari e cambiamento delle strutture familiari (ad es. famiglie monogenitoriali); senso di responsabilità rispetto alla prevenzione di infezioni sessualmente trasmesse (IST); senso di responsabilità rispetto alla prevenzione di gravidanze indesiderate; riconoscimento e accettazione dei diritti sessuali propri e altrui.
15 anni e oltre: visione critica delle diverse norme culturali/religiose inerenti il corpo umano; cambiamenti nella fertilità legati all’età (gravidanza surrogata, riproduzione medicalmente assistita); assunzione di decisioni informate sulla contraccezione e le gravidanze (indesiderate); scelta consapevole del contraccettivo e uso corretto del contraccettivo prescelto; diritto di abortire; passaggio da possibili sentimenti negativi, dal disgusto e odio verso l’omosessualità all’accettazione e all’apprezzamento per le differenze nel campo della sessualità.

UN «BENESSERE» DI MATRICE PAGANA
Non stupisca la deriva nichilista ed edonista, in pratica pagana, di un’organizzazione che dovrebbe tutelare la buona condizione fisica delle persone. Sin dalla sua nascita, nel 1948, l’Oms ha infatti rivoluzionato il concetto tradizionale: lo stato di salute non è più definito come semplice assenza di malattia, ma diventa il «completo benessere fisico, mentale e sociale», cambiamento di definizione reso necessario per spalancare le porte alla legalizzazione dell’aborto, grazie all’escamotage del completo benessere fisico, mentale e sociale della madre, dal momento che lo stato fisiologico della gravidanza non si sarebbe certo potuto definire una «malattia» da curare con l’aborto! Il primo direttore dell’Oms, cui si devono queste idee, il discusso psichiatra canadese Brock Chisholm (18961971), vedeva all’origine del diffuso malessere sociale le «velenose certezze» della tradizione giudaico-cristiana e la risoluzione di ogni problema nell’abolizione dei concetti di bene e di male. Per la sociologa tedesca Gabriele Kuby, ex sessantottina convertita al cattolicesimo a 53 anni, l’educazione sessuale obbligatoria impartita nelle scuole nelle modalità descritte fa parte di una più ampia deregolamentazione delle norme sessuali: non solo rende più difficile diventare adulti maturi, cioè capaci di assumersi la responsabilità di essere madri e padri, ma tendenzialmente ha come effetto la distruzione della famiglia, della cultura, della società.

Fonte: Il Timone, Febbraio, 2014.

guardate il video che ben riassume la preoccupante situazione.

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 Chi avesse dubbi sull’arrogante ferocia e sulla violenta protervia della lobby omosessista, li può fugare rapidamente, osservando quanto capitato, suo malgrado, al Vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi. È bastato che aderisse alla campagna lanciata dall’associazione irlandese The Society for the protection of unborn children e quindi che scrivesse agli eurodeputati, invitandoli a bocciare il rapporto Lunacek, perché «ambiguo e per certi aspetti inaccettabile» in quanto omosessista e pro-gender, per scatenare le ire dell’on. Sonia Alfano dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, una dei destinatari della mail inviata dal prelato.

Gesto considerato «gravissimo» dalla parlamentare, che ancora una volta ha citato Papa Francesco col suo «Chi sono io per giudicare?», tentando così di giustificare le proprie posizioni. Le han fatto eco l’on. Franco Bordo del Sel, che ha bollato come «improvvido» l’intervento di mons. Lafranconi, nonché un altro esponente del Sel, peraltro presidente dell’Arcigay di Cremona, Gabriele Piazzoni, il quale ha accusato il prelato di essersi «schierato al fianco degli alfieri dell’intolleranza e della discriminazione».

Sbagliando totalmente bersaglio, forse perché impreparato in materia: evidentemente non sa che, se problemi in passato il Vescovo ne ebbe, fu proprio per il motivo opposto ovvero per aver costituito un gruppo d’incontro per «omosessuali cristiani», denominato «Alle querce di Mamre», come ricorda il sito ufficiale della Diocesi, che si affretta anche a precisare come verso i gay mons. Lafranconi nutra «sentimenti di affetto e di vicinanza».

Il che non è però bastato: in un altro comunicato, il presidente – questa volta ‒ nazionale di Arcigay, Flavio Romani, ha superato ogni limite ed ogni decenza, definendo il messaggio del Vescovo «un’operazione grave e disonesta, portata avanti da personaggi torbidi, che usano il crocifisso come grimaldello politico, ricattando, mistificando e cercando in tutti i modi di determinare gli esiti dei dibattiti nelle sedi di governo». Accuse grezze, rozze ed immotivate, ai limiti della diffamazione.

Strillando all’«ingerenza» ed agitando il bavaglio, Romani se l’è presa contro un’inesistente «lobby clericale cattolica italiana» ed ha poi lanciato sinistri avvertimenti agli europarlamentari, chiamati a votare il rapporto Lunacek: «Ogni voto difforme sarà inevitabilmente interpretato come l’esito di una manipolazione e la prova di un potere occulto, che si insinua nella nostra democrazia». Lasciando presagire, in caso di batosta, lo scatenarsi della lobby omosessista – questa sì reale e potente –.

Alla fine, cos’ha fatto di tanto grave, mons. Lafranconi? Ha espresso un proprio parere, invitando altri a condividerlo. Tutto qui. Il bailamme scatenato contro di lui dal solito mondo Lgbt è, una volta di più, la riprova della carica liberticida e del potenziale intimidatorio, impliciti nelle feroci rivendicazioni dell’ideologia “gender” tanto in sede locale, quanto nelle sedi nazionale, europea e mondiale. Con una ripercussione politica interessante, tale da render Cremona una sorta di “laboratorio” per l’intero Paese: il Pd, qui, è alleato col Sel ed ha candidato come Sindaco l’ex-presidente diocesano di Azione Cattolica, il prof. Gianluca Galimberti, primarie permettendo. Come Galimberti penserà di gestire il clima arroventato creatosi attorno al rapporto Lunacek? Eviterà di esprimere solidarietà al suo Vescovo, per tenersi buono l’alleato Sel o rischierà di rompere con l’alleato Sel, per esprimere solidarietà al suo Vescovo?
(Mauro Faverzani)

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