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Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

Monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, da pochi mesi Emerito, per tanti anni docente di Filosofia presso l» Università Cattolica, si è fatto la fama di prelato del dissenso. Motivo, le sue esternazioni sugli immigrati, la comunione ai divorziati e la deriva laicista della Chiesa. Ma lui non ci sta a farsi affibbiare questa etichetta.
«Tutte le mie parole» spiega «nascono dal fatto che sono ben consapevole della gravità della situazione in cui versa il cattolicesimo odierno e ritengo che per uscire da questa situazione occorra una consapevolezza precisa di ciò che non va; per questo mi premuro di evidenziarlo».

Cos» è che non funziona nella Chiesa, monsignore?
«Sono due secoli che si avverte in Occidente una profonda tendenza antireligiosa, espressione del razionalismo e dell» illuminazione laicista. Tale movimento di pensiero e di azione si sta configurando come pensiero unico dominante, come ha denunciato anche Papa Francesco nei primi momenti del suo pontificato. L» uomo ormai ha una concezione di sé e del suo potere intellettuale, morale, tecnico e scientifico come l» unica misura del mondo e ha costruito una società insensibile alla domanda religiosa».

Siamo a inizio anno e sono appena passate le feste cristiane: che augurio si sente di fare ai fedeli e ai non fedeli per il 2018?
«Mi auguro che la fede torni a investire la società e restituisca agli uomini di oggi il senso profondo dell» esistenza».

È ottimista?
«Non troppo, perché negli ultimi decenni la Chiesa, nonostante gli straordinari magisteri di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, ha imboccato una china che la sta portando ad arrendersi alla forza dilagante dell» anticristianesimo: sta cedendo alla mentalità dominante e si accontenta di rifugiarsi in una sorta di riserve, già imposte in questi secoli a molte altre minoranze religiose e culturali».

Papa Francesco ha denunciato il pensiero unico ma talvolta non ne sembra invece il portabandiera?
«Papa Francesco viene strumentalizzato dal pensiero dominante e la sua denuncia iniziale sta perdendo forza. Ormai c» è una connivenza tra un certo cristianesimo e la società laicista, alla quale la Chiesa sembra ormai incapace di dire dei «no», che sarebbero a mio avviso assolutamente necessari».

Anziché di connivenza, non sarebbe più corretto parlare di un tentativo di intercettare la società laica?
«Per intercettare efficacemente una società come quella in cui viviamo è necessario che investiamo il mondo di una proposta essenziale per tutti gli uomini di questo tempo. La fede non si comunica mediaticamente e quindi non è un problema di strutture o organizzazioni: la fede si comunica da cuore a cuore attraverso la testimonianza. È un evento di grazia, non una notizia da telegiornale».

C» è un problema di testimonianza del Cristo negli uomini di Chiesa?
«Certamente ciò che rende difficoltosa la comunicazione non è l» incoerenza morale: la Chiesa, nella sua storia, si è sempre saputa riprendere dagli scandali morali.
Ma oggi la questione è ben più grave. Attualmente l» incoerenza che affligge la Chiesa è di natura ideale.
Si tende a venire a patti con il secolarismo, per ritagliarsi un posticino e fare del cattolicesimo quasi un elemento di folklore, che non disturbi questa società ateistica».

Come può ritrovare attualità il cattolicesimo e avvicinare anche i non credenti?
«Deve tornare a sporcarsi le mani e vivere nel mondo, dove gli uomini hanno problemi e fatiche, e non deve temere di scontrarsi. Come diceva Jean Guitton, una delle personalità più straordinarie del cattolicesimo mondiale, è la fede a dover giudicare il mondo e non viceversa, come invece avviene oggi.
Il cattolicesimo ha una grande vocazione sociale, che ha la sua radice nell» eucarestia e la sua espressione in una comunità sociale nuova. Oggi molti laici si sperticano in elogi aòl» autorità della Chiesa e dei suoi vertici ma poi li trattano come prodotti del grande magic shop globale e ne utilizzano il pensiero secondo le proprie convenienze».

Perché, a differenza del cattolicesimo, l» islam non è in crisi?
«Perché ha una vocazione politica più che religiosa: l» islam più che una fede è una legge, uno status, sintetizzato dal termine sharia».

Cosa la preoccupa dell» islam?
«A differenza del cristianesimo, che esalta la libertà dell» uomo e la sua irriducibilità, al punto da renderlo partner di Dio nella fede, l» islam non tiene in considerazione la persona. Il musulmano vale solo per il contesto sociale e politico nel quale vive. Non a caso l» islam si diffonde tra i deboli, che hanno bisogno dell» autorità per sentirsi protetti. Un altro aspetto preoccupante è la sua tendenza ad abbattere i valori della civiltà occidentale, primo tra tutti quello della distinzione invalicabile tra politica e religione, più volte sottolineato da Papa Ratzinger e che mi sembra uno degli aspetti migliori della nostra Costituzione. Nell» islam le autorità religiose, che in molti casi fungono anche da autorità civili, amministrano la giustizia nei loro tribunali impartendo fatwe che prevedono anche la pena di morte. Il tutto senza che si veda con chiarezza la base di questa autorità sociale. C» è poi l» aggravio dell» assenza di una interpretazione univoca dei testi religiosi».

Cosa pensa della questione immigrazione?
«L» integrazione deve essere ragionevole e non si possono aprire le porte, come fosse una festa, senza mettere in evidenza i costi economici umani e culturali dell» immigrazione, perché questo significa fare del qualunquismo ideologico. Sono cattolico e pertanto sono per l» accoglienza delle diversità ma essa non può essere senza misure perché altrimenti porta allo schiacciamento e all» eliminazione della nostra società. Non è così che l» Europa cristiana ha, nei secoli integrato i fattori di novità che hanno poi contribuito a fare la sua ricchezza».

Quindi lei dissente sul tema da Bergoglio?
«Il Papa ha la funzione importante e straordinariamente efficace di farci superare la paura del diverso e farci considerare l» apertura come dimensione necessaria della vita cristiana. Ritengo che, come ci ha insegnato in maniera efficace il grande Cardinale Biffi, competa alle istituzioni mettere le condizioni per impedire l» esilio della civiltà cristiana in casa propria».

Non ritiene però che il messaggio non arrivi chiarissimo?
«La Chiesa e i fedeli devono assumersi la responsabilità della difesa del Cristo contro le manipolazioni.
Si torna alla lotta contro l» ideologia dominante della quale ci parlò Benedetto XVI».

Però sono stati anche i preti a mettere i profughi nel presepe.
«Farlo è un errore e una mistificazione. Perfino Cacciari sostiene che la difesa del presepe coincide con la difesa dell» autenticità della proposta cristiana. La storia di Gesù, nato a Betlemme da Maria, è reale e come tale va celebrata, non è un mito da contestualizzare e manipolare come fanno certi «intellettuali». È stata grandiosa la stretta di Papa Francesco in difesa del Natale dal suo snaturamento in nome di un falso rispetto di chi non è cristiano, come avviene negli asili e nelle scuole dove non si celebra più la Natività come una festa cattolica. C» è stato un andazzo, le scorse settimane, per cui sembrava che stessimo celebrando la festa del migrante anziché la nascita di Cristo».

Com» è possibile che la Chiesa non sappia difendere dalle strumentalizzazioni il messaggio di Francesco?
«Se la cristianità è debole, non è in grado di capire le parole del Papa. Attualmente è diffuso un concetto distorto della solidarietà cattolica, che si preoccupa solo dei problemi sociali da affrontare subito con le soluzioni imposte dalla mentalità dominante, e non dalla nostra identità . Solo se si è forti della propria identità ci si può aprire al prossimo. La Chiesa deve riconvertirsi e riprendere coscienza della propria identità».

Ma che vantaggio avrebbe il pensiero unico a spingere così ftanto per l» immigrazione?
«Perché essa porta all» omologazione, che è funzionale alla grande economia mondializzata, tra i cui obiettivi ci sono la riduzione del costo del lavoro attraverso la creazione di una bassa manovalanza di immigrati. Diceva il cardinale Caffarra che la verità è diventata un» opinione, la giustizia è diventata giustizialismo e il bene è diventato benessere».

È pro o contro lo ius soli?
«Sono contrario a che esso diventi un valore indiscutibile da imporre al mondo cristiano senza un» adeguata discussione. La cittadinanza è un bene prezioso per la società, non va concesso».

Cosa risponde a chi accusa Bergoglio di essere comunista?
«Rispondo che non è comunista. È sudamericano, quindi diverso da noi europei, che tendiamo a privilegiare una guida più sinodale e consensuale della Chiesa».

Lei è contrario alla comunione ai divorziati?
«Non può essere data automaticamente, senza una valutazione del singolo caso. Sono contrario alla confusione, per questo gradirei un chiarimento papale. Il cristianesimo non deve essere integralismo né in un senso né nell» altro. Papa Ratzinger ci esortava a creare laici vivi, attivi e intraprendenti».

È ancora convinto che sia stato costretto alle dimissioni?
«Su questo è stato scritto di tutto.
Non intendo contribuire all» incremento della confusione. Ratzinger aveva una presenza umile e grandissima. Riproponeva la fede come cambiamento di vita e questo era inaccettabile per il pensiero unico dominante. In sostanza forse vale la pena di ricordare che il Cristianesimo è un evento di vita, donato dalla Grazia di Cristo e accolto dalla libertà dell» uomo. Nei 15 anni del mio Episcopato ho inteso soltanto servire la rinascita continua dell» avvenimento della fede nel cuore dell» uomo e accompagnare un cammino di immedesimazione profonda nel Mistero della Chiesa e della Sua missione».

Ora si vocifera che si dimetterà anche Bergoglio?
«Non le sembrano già sufficienti due Papi»?.

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Mercoledì, 28 Settembre 2016 13:51

Capire l'lslam

Il mondo islamico spiegato da Padre Samīr Khalīl Samīr, noto teologo e gesuita, esperto islamista e professore nel Pontificio Istituto Orientale di Roma e nel Centre Sèvres (Facoltà gesuita di teologia e Filosofia) di Parigi.

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Al termine della celebrazione eucaristica del 15 agosto nella cattedrale di Ferrara Mons. Negri ha qualche sassolino da togliersi dalla scarpa e prima di impartire la benedizione finale torna all’ambone e si rivolge all’assemblea: «Mi sembra fondamentale una chiarificazione», esordisce. Quel che aveva ritenuto di omettere nella predica è un avvertimento: «È certamente importante che in un tempo così delicato come quello che stiamo vivendo, si attivino tutte le possibilità di dialogo e di incontro per favorire la reciproca conoscenza tra gli appartenenti alle diverse religioni. Sono infatti sinceramente convinto che la conoscenza attraverso il dialogo possa favorire un clima sociale migliore».

     Fin qui, tutto bene. Se non che, dopo la partecipazione di alcuni esponenti della comunità islamica alle celebrazioni liturgiche anche nel territorio della diocesi di Ferrara-Comacchio, un decreto di espulsione disposto il 10 agosto dal Viminale nei confronti dell’albanese Hidri Sajmir, residente nella Vicina Vigarano Mainarda, ha fatto venire alla luce il lato oscuro delle moschee locali, quello violento. Per dirla con le parole del ministro dell’Intemo Angelino Alfano, l’uomo svolgeva «un’attività di proselitismo rivolta ai fedeli con un linguaggio denso di tratti di fanatismo e consultava online, freneticamente, siti con contenuti riferibili allo Stato Islamico».


Gente così, meglio tenerla fuori dai confini italiani. In ogni caso, per quanto riguarda la pratica pastorale, non è di nessuna utilità invitare in chiesa fedeli di altre religioni o persone non battezzate che generano soltanto confusione e sconcerto fra i cattolici. Soprattutto dopo che meno di un mese fa, il 26 luglio, a Saint-Etienne-du-Rouvray, in Normandia, proprio dei fedeli di Allah hanno sgozzato un prete che stava celebrando. È naturale che anche fra i cattolici praticanti sorga qualche dubbio sull’improvviso invito alla rinconciliazione.
Infatti, in Francia, un’indagine sociologica dell’istituto Ifop pubblicata da Le Monde il 12 agosto indica che il 45% dei cattolici francesi percepiscono l’islam come «una minaccia».
     L’anno scorso, erano appena il 33%. Fra i francesi in genere, invece, solo una lieve variazione, dal 32 al 33%. Il buonismo delle gerarchie ecclesiastiche appare sempre meno convincente, secondo il sondaggio che registra anche l’opinione del 71% dei fedeli, per i quali l’islam è troppo influente e troppo visibile, alla faccia dei proclami sulla laicità. Quattro anni fa chi la pensava così era soltanto il 60%. E ora i cattolici non sopportano più nemmeno l’ostentazione del velo da parte delle donne musulmane: dal 54% di quattro anni fa, sono saliti al 67, contro il 63% della media francese. Altro che sottomissione.

     Indipendentemente dalla lettura dei quotidiani d’Oltralpe, monsignor Negri coglie la medesima atmosfera nel suo piccolo gregge. È convinto
«che le iniziative intraprese nelle celebrazioni eucaristiche delle scorse domeniche da inquadrarsi nel momento drammatico dell’uccisione di P. Iacques Hamel, in cui i rappresentanti delle comunità islamiche hanno espresso vicinanza alle comunità cristiane dopo aver raggiunto il loro obiettivo abbiano anche esaurito la loro funzione». Grazie a tutti, insomma. Ma adesso ognuno torni a frequentare i propri luoghi di culto

«E infatti un bene che i cattolici possano ora vivere autonomamente la Santa messa come è nella natura della celebrazione liturgica di questo sacramento, che non è stato istituito allo scopo di fare dialogare le diverse religioni, ma per far partecipare i battezzati al mistero della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio», spiega ancora il vescovo.  Quel che gli preme, infine, è scardinare le argomentazioni di quanti nell’occasione hanno sottolineato la presunta devozione mariana dei musulmani, o almeno la significativa presenza della Vergine Maria in una sura del Corano. La differenza con chi la venera come Madre di Dio è enorme. Dunque «noi non possiamo accettare che neanche per scherzo si possa parlare di Maria con un’accentuazione soltanto storica o storicistica. Non possiamo accettare di ridurre il mistero della Madre del Signore a realtà secondaria, che non toccherebbe la sostanza del dogma di Cristo. Chi riduce l’importanza del mistero della divina maternità della Vergine Maria attacca decisamente la sostanza della fede».
Non è nemmeno necessario che nomini i musulmani. Tanto il popolo di Dio, raccolto lì davanti, ha già capito tutto. 

 

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Il vescovo di Ferrara in un’intervista a Il Giornale interviene sui tragici fatti di Parigi.

“Dio non è Allah, non predica morte”. Il titolo sulla prima pagina de Il Giornale sintetizza in maniera fin troppo eccessiva le parole del vescovo di Ferrara Luigi Negri, che in un’intervista pubblicata dal quotidiano di Alessandro Sallusti esprime le proprie riflessioni sui tragici fatti di Parigi. Una sintesi giornalistica che spinge alle estreme conseguenze un pensiero in cui, in ogni caso, le differenze tra Cristianesimo e Islam appaiono nette, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con la libertà di espressione e la legittimazione della violenza. E il giudizio complessivo del vescovo non fa alcuno sconto alla dottrina del Corano: “Alle religioni nelle quali la violenza è teorizzata e indicata come atto pratico – afferma Negri – ci si deve opporre con nettezza”.

Lo scopo dell’intervista sembra quello di rispondere a una domanda che anima i dibattiti almeno dall’11 settembre 2001: ovvero se la violenza del fondamentalismo sia intrinseca alla religione islamica o se non derivi da fatti storici e politici, con la religione a fungere da pretesto e strumento di propaganda. Il pensiero di Negri punta alla prima ipotesi, anche se alcuni distinguo sono opportuni: “Per la conoscenza che ho delle grandi religioni occidentali e asiatiche – afferma il vescovo -, la violenza non è nelle teorie ma è un fatto comportamentale. Più facilmente, come ha mostrato il ‘900, è l’ideologia condita da ateismo a produrre violenza. Fatta questa precisazione, l’unica religione che tematizza la violenza come direttiva teorica e pratica è l’Islam. Ma qui si apre un’altra riflessione. Nella sua essenza l’Islam è un’ideologia di origine teocratica, che rende quindi la religione strumento del regno”.

Proprio su questa violenza “come direttiva teorica” si potrebbe discutere a lungo, dato che anche il tristemente noto termine ‘Jihad’ può indicare, secondo gran parte dei teologi ‘moderati’ dell’Islam, semplici impegni civili come l’autodifesa o l’assistenza agli indigenti. Ma Negri non riconosce alla religione coranica gli stessi ‘alibi’ storici che portarono anche la cristianità a commettere atti di violenza: “I cristiani hanno potuto essere violenti – afferma il vescovo -, anche se non credo nelle dimensioni nelle quali spesso questo viene narrato, perchè hanno assunto le modalità di espressione e di comportamento del loro tempo. Di suo, il cristianesimo non è violento”. Diverso il discorso per l’Islam, in cui la violenza “ha tutt’altra natura perchè è intollerante verso chi non aderisce al credo musulmano. Noi cristiani siamo esortati dalla tradizione della Chiesa e dal magistero papale a non far prevalere i nostri istinti sulla dottrina”.

L’intervista si conclude con una parentesi sulla satira e sull’autoironia che, secondo Negri, sarebbe negata ai musulmani. Un argomento sul quale lo stesso vescovo ha ricevuto non poche critiche proprio lo stesso giorno dell’attentato di Parigi, quando il circolo Arci Bolognesi ha ritirato la locandina di un concerto punk dove compariva il prelato milanese con una bambola in mano. Quasi una ‘autocensura’ in questo caso, dal momento che Negri non intervenne pubblicamente per condannare l’immagine, ma non sono comunque mancati articoli e post in rete critici contro il vescovo, per non aver dimostrato esplicitamente la propria tolleranza all’iniziativa. “Se per ironia si intende la consapevolezza della differenza tra dottrina e modalità con cui viene riconosciuta, ben venga – conclude il vescovo -. Senza ironia la vita diventa insopportabile. Se invece significa disprezzo per i contenuti della fede, allora non ci sto. Nella cultura islamica non esiste la possibilità di ironizzare su certi eccessi dei credenti. Invece, nel mondo cattolico, l’autoironia dei cristiani è segno di adesione matura”.

 ecco il link all’articolo de Il Giornale : http://www.luiginegri.it/detail.asp?c=2&p=1&id=1124&s=0

Pubblicato in Attualità

Giovanni Paolo II e il bacio del Corano

Si vedano le foto a questi link  

 https://plus.google.com/103351736648131832070/posts/3mc8dLSZPn4

 https://plus.google.com/103351736648131832070/posts/Yeop8VxF63b

Alcune persone, imbarazzate dallo scandalo, pretendono che Giovanni Paolo II non abbia mai baciato il Corano . Oppure dicono che il ritratto libro nella fotografia non sia il Corano, o affermano che si tratti di un montaggio fotografico! Queste obiezioni sono facili da smontare. Innanzitutto, c’è la testimonianza del Patriarca caldeo cattolico Raphaël I BiDawid (19222003), che era presente a quell’incontro : «Il 14 maggio (1999) sono stato ricevuto dal Papa, con una delegazione composta dall’iman sciita della moschea sunnita Khadum e dal presidente del consiglio di amministrazione della Banca islamica irachena. C’era anche un rappresentante del Ministero iracheno della religione […]. Alla fine dell’udienza, il Papa si è inchinato davanti al libro sacro musulmano, il Corano, presentato dalla delegazione, e lo ha baciato in segno di rispetto. La foto di questo gesto è stata mandata in onda a più riprese dalla televisione irachena per dimostrare che il Papa non solo ha consapevolezza della sofferenza del popolo iracheno, ma che ha anche molto rispetto per per l’islam».

 http://www.catholicculture.org/news/features/index.cfm?recnum=10415

 

 http://www.dailycatholic.org/issue/99Jun/jun2nv3.htm

 

 
http://web.archive.org/web/20010702035008/http://www.fides.org/Italian/1999/i19990604.html#i336http://www.fides.org/Italian/1999/i19990604.html#i336

http://web.archive.org/web/20010110012800/http://www.fides.org/Italian/1999/i19990611.html#i353a  
 
 
Qui trovate le foto dei testi dell’Agenzia Fides, organo del Vaticano, che documentano in modo netto che il Papa ha davvero baciato il Corano .… SE LO DICONO GLI STESSI ORGANI DI INFORMAZIONE DEL VATICANO CHI PUO» SMENTIRLI?
 
 

 

Questa testimonianza potrebbe bastare perché riporta ben 2 articoli della agenzia Fides, che è del Vaticano e che certamente non dice bufale sul Papa , ma si potrebbero citare anche altri articoli apparsi sui media:

- Un altro articolo apparso su La Vie, del 10 settembre 2008, contiene un’affermazione di Rémi Brague, professore di filosofia alla Sorbona e a Monaco, rilasciata nel corso di un’intervista: «Quale è il suo atteggiamento profondo (di Benedetto XVI) nei confronti dell’islam»? Risposta di Brague: «Non credo che lo conosca bene. Non ha avuto alcuna ragione di studiarlo. E io non so chi lo consiglia a questo riguardo. Spero che eviti certi errori come quello, molto più grave, di Giovanni Paolo II, di baciare il Corano […]. Avrebbe fatto molto meglio prima a leggerselo». Remi Brague è stato insignito pochi anni fa di un alto riconoscimento da parte di Papa Benedetto. Cattolico, docente e filosofo francese, professore emerito di Filosofia medievale e araba presso l’Università Paris 1 Panthéon-Sorbonne, REMI BRAGUE OVVIAMENTE CONOSCE BENE L’ISLAM …  E CERTAMENTE CONOSCE ANCHE L’ARABO … .. E AFFERMA CON CHIAREZZA CHE IL BACIO DEL CORANO DA PARTE DI GIOVANNI PAOLO II C’E» STATO EDSTATO UN GRAVE ERRORE DI GIOVANNI PAOLO IIhttp://www.corrispondenzaromana.it/il-vescovo-e-il-corano/


Il bacio del Corano da parte di GP II è un fatto storico di cui parla S. Oder (sacerdote e postulatore della causa di beatificazione di GP II ) nel suo libro «Perché è santo» , BURextra Rizzoli, 2011 p. 124 ss. ed è un fatto storico dimostrato da moltissime foto autentiche del Vaticano che anche io ho (Don Tullio Rotondo) ! Nel libro di mons. S. Oder, postulatore della causa di beatificazione di GP II, intitolato «Perché è santo» alla pag. 124125 questo monsignore afferma quanto segue «Questa illuminata propensione al confronto trovò il suo suggello emblematico il 14 maggio 1999 quando fu ricevuto in Vaticano il Patriarca caldeo iracheno Raphael Bidawid, accompagnato da alcune autorità civili e religiose dell’Iraq. Alla fine dell’udienza alcuni membri musulmani della delegazione presentarono in omaggio al Pontefice una copia del Corano.
Lui si inchinò e lo baciò. Leggendo in quel gesto straordinario un cedimento dottrinale da parte del Pontefice, molti lo attaccarono con critiche e illazioni malevole. In verità quel bacio non era altro che lo strumento attraverso il quale un uomo di fede esprimeva la sua profonda carità nei confronti del popolo e della cultura che riconoscono in Abramo il padre comune di tutti coloro che credono in unico Dio. Nella sua semplicità e immediatezza, inoltre, quel gesto faceva appello alla sensibilità degli interlocutori, ponendosi come implicito e inequivocabile appello alla reciprocità.»



      Dunque GP II ha davvero baciato il Corano!!! Per colui che sa cosa è un processo di beatificazione è evidente che questa testimonianza è assolutamente invincibile quanto a sicurezza perché è il frutto di approfonditi studi e di un vero processo nel quale si appura la verità sulla vita di una persona in ordine alla sua beatificazione. Mostrano grande incompetenza coloro che, di fronte ad una tale affermazione di un dato storico che tutto il mondo conosce, vogliono tuttora negare tale bacio … ovviamente non fanno questo coloro che hanno idea di cosa sia la scienza storica e come vada realizzato uno studio serio secondo tale scienza.   L’interpretazione data a tale gesto di s. G. P. II  da mons. Oder non esclude che il gesto sia stato scandaloso per i musulmani e per i cristiani e gravemente imprudente per il fatto che il bacio di un testo così anticristiano da parte di un Papa indica per sé stesso l’amore suo per esso. Non ho difficoltà a dire che interiormente il Papa volesse fare solo un atto indicante rispetto ma un tale rispetto si è compiuto attraverso un atto evidentemente imprudente e scandaloso perché un bacio è segno di amore, che è più del rispetto, e un cristiano non può amare né dare segni di amore ad un libro che diffonde falsità ed eresie terribili contro Cristo e la Chiesa; lo scandalo c’è stato, come detto, e anche tra molti cristiani che hanno commentato in modo durissimo un tale atto che mai un cristiano, e tanto più un Papa, dovrebbe fare. Facciamo notare che, comunque, il Papa, anche se santo, non è impeccabile .…

     Sembra che il card. Dziwisz abbia smentito tale bacio ma tale smentita, se davvero ci fosse, sarebbe un colossale errore perché
il bacio del Corano di Giovanni Paolo II ha fatto il giro del mondo e non solo no è mai stato smentito ma è stato confermato dal Vaticano e se, dato e non concesso, il bacio fosse un falso, sarebbe gravissima la mancata smentita dal Vaticano stesso; tempo fa la Benetton realizzò per una pubblicità un fotomontaggio in cui veniva alterata l’immagine del Papa e fu denunciata . Molto più doveva essere denunciato e smentito chi avesse diffuso un atto così grave di un Papa, che è il Vicario di Cristo, e in questo caso bacia un libro che nega la divinità di Cristo, fatto incredibile e oggettivamente gravissimo ….ma dal Vaticano nessuna smentita anzi la conferma del card. Bidawid e ora del postulatore della causa … Chi non smentisce cose pubbliche e affermate dai suoi stessi portavoce, come il Patriarca Bidawid, non fa altro che confermare le stesse, come è evidente . Inoltre il processo di beatificazione ha appurato che s. G. P. II ha effettivamente baciato il Corano e infatti ben 2 articoli da noi citati più su e indicanti tali bacio sono stati scritti sull’agenzia Fides che è del Vaticano .… e non può dire bufale sul Papa !!

Qualcuno afferma assurdamente che nelle foto il Papa non bacia il Corano ma fa altro … faccio notare che le foto sono molto chiare e che … le foto non sono state fatte né da islamici né da fotoamatori inesperti ma dall’Osservatore Romano e sono scattate con molta precisione per far vedere il gesto del Papa che bacia il Corano!!

Notate che Corano nega la Divinità di Cristo, la sua morte di Croce e la sua Risurrezione … dunque mai un cattolico può baciare questo libro, giacché il bacio indica amore e certo non possiamo amare un libro che nega la Verità ponendosi radicalmente contro la Chiesa Cattolica. Il Corano, poi, sappiamo bene che avvilisce le donne permettendo la poligamia e altre cose … Baciarlo significa accettare implicitamente queste aberrazioni. Certamente Giovanni Paolo II non si è accorto di tutto questo, almeno lo posso pensare, perché mai avrebbe fatto una cosa così grave se si fosse accorto pienamente di ciò che stava facendo e delle sue conseguenze. 

Faccio notare che, contrariamente ad alcuni cattolici evidentemente poco competenti in materia, né il card.  Bidawid né eminenti islamisti cattolici come p. Samir Khalil Samir, che certamente conoscono benissimo l’arabo, mai si sono sognati di negare tale bacio del Corano

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=27200&size=A

 

Tale bacio è stato oggettivamente scandaloso infatti 

 

  

«A parte il fatto di baciare il Corano, gesto spontaneo del Papa per marcare il suo rispetto per questo Libro che è la fonte di ispirazione per tanti uomini, gesto che è stato interpretato da molti musulmani come significativo per il riconoscimento del carattere “rivelato” del Corano (il che non può essere per un cristiano), gli altri gesti non comportano ambiguità.»

http://www.asianews.it/notizie-it/Giovanni-Paolo-II-e-i-musulmani-(III-parte)-21465.html

Dunque , il bacio del Corano ha fatto pensare a molti musulmani che il Papa abbia riconosciuto il Corano come libro rivelato da Dio!!!!!! …questo è evidentemente scandaloso e grandemente scandaloso!!! Un libro che nega la divinità di Cristo trattato in modo da far pensare che sia un libro rivelato, dunque vero!!! L’errore grandissimo e gravissimo, oggetivamente, del Papa è evidente . Ovviamente il Papa ha mille e mille volte ribadito che Gesù è Dio ma in questo caso è stato grandemente e oggettivamente imprudente. 

 

Questo articolo che ora si conclude serva a far capire che la Verità non cambia e vale per tutti, anche per il Papa, e questo lo sanno bene i veri cattolici che sono servi di Dio e non degli uomini, della Verità e non degli accomodamenti ed errori umani!! Precisiamo che tale errore del Papa non vuole significare né che il Corano sia divino, né che il Papa non sia infallibile; l’infallibilità del Papa non si ha sempre e tale infallibilità non è impeccabilità; il Papa può peccare e , purtroppo, anche scandalizzare , come si è verificato in questo caso. 

 

 

Pubblicato in Attenti a…
   

Mons. Luigi Negri


   

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