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Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

La medicina alternativa è proprio innocua?

Non mi sento di rispondere affermativamente a questa domanda per svariate ragioni, sia dal punto di vista della cura medica, che da quello molto più importante del veleno teorico che queste pratiche spesso racchiudono. Infatti, se una malattia seria, anziché essere trattata con il meglio di ciò che la scienza è riuscita a scoprire, viene affrontata invece con qualcosa di per sé inefficace, si espone a rischio la vita del paziente. Questo, tuttavia, è un problema che in qualche modo riguarda sia la responsabilità penale del medico che, probabilmente, anche la saggezza del legislatore. Nel nostro ordinamento giuridico, infatti, il rimedio omeopatico, tanto per fare un esempio, riceve per così dire un riconoscimento «a metà». Da un lato, infatti, ne è permessa la vendita e dall’altro i nostri organismi sanitari non hanno ancora ritenuto di approvarne le indicazioni terapeutiche. Quindi, l’utilizzo di tali rimedi avviene sotto l’esclusiva responsabilità del medico curante. Ne consegue perciò che, se esiste la libertà terapeutica per il medico, esiste anche la conseguente responsabilità nel caso in cui lo stesso medico, per curare il suo paziente, esca dalle terapie ufficiali e scelga strade alternative. Questo però non è il problema che mi interessa mostrare, mentre invece sono molto interessato a guardare sotto le teorie delle varie tecniche alternative, per cercare di mettere in evidenza il mondo occulto ed esoterico che ci sta dietro. Questo mondo esoterico è doppiamente pericoloso, perché mentre si è mimetizzato sotto un’apparenza innocua e addirittura benefica, d’altro canto — proprio a causa di questa copertura — si muove e agisce su un piano dove va a toccare milioni di persone, in gran parte completamente ignare della realtà con cui sono venute a contatto, cercando di far trionfare tutte le dannose teorie dell’esoterismo, del panteismo, della reincarnazione, dei «poteri» e delle «energie» e facendo balenare l’idea infernale che l’uomo non ha bisogno di Dio, ma è autosufficiente. Non può certamente essere passata sotto silenzio la preoccupazione dei Vescovi italiani che esprimono le loro perplessità a proposito di ciò che si nasconde sotto la copertura delle medicine alternative: «Il secondo e più delicato problema riguarda il possibile coinvolgimento, da parte di alcune di esse, con filosofie orientali difficilmente compatibili con la fede cattolica e qualche volta perfino accompagnate da pratiche occultistiche […]. La Chiesa deve sentirsi fortemente interpellata ad approfondire il problema […] per un sicuro discernimento». Anche per contribuire alla formazione di questo discernimento, vale la pena di soffermarsi ad esaminare alcune di queste terapie.

 Cos’è l’omeopatia?

Una definizione comune, accessibile a tutti, potrebbe essere questa: «L’omeopatia dà al paziente un rimedio che, in un individuo sano, produrrebbe gli stessi sintomi che si osservano nell’ammalato». Per spiegarlo in parole semplici il Dr. Tarcisio Mezzetti fà un esempio: bisogna curare qualcuno che soffra di diarrea. Tutti sanno che l’olio di ricino in una persona sana produce diarrea; quindi, secondo i principi dell’omeopatia, bisognerebbe curare il paziente… con olio di ricino. Tuttavia, è chiaro che se il poveretto dovesse essere trattato con olio di ricino alla dose usuale, rimarrebbe chiuso nel bagno per qualche settimana. Perciò il «rimedio» (cioè l’olio di ricino in questo caso) deve essere diluito, fino ad essere presente nella somministrazione in dosi minime.
     Questa necessità porta subito in evidenza un importantissimo elemento dell’omeopatia: il principio di diluizione. A prima vista sembra quindi che l’omeopata cerchi di usare la più piccola quantità di «rimedio» possibile; e se così fosse ci si potrebbe imbattere in un fenomeno farmacologico ben noto e scientificamente provato, chiamato «effetto paradosso». Secondo questo fenomeno, molti farmaci in quantità minute invertono la loro azione farmacologica. Ma Samuel Hahnemann  (17551843), il fondatore dell’omeopatia, non la pensava così. Giunse invece ad affermare che i rimedi non agiscono materialmente, ma per mezzo di forze «immateriali» in essi presenti, capaci di risvegliare le forze vitali dell’organismo. Hahnemann ritenne che tali proprietà potessero essere liberate sottoponendo la preparazione a scuotimenti prolungati. Spinse perciò le diluizioni sino alla trentesima potenza centesimale e cadde così nell’esagerazione. Questa teoria non era nuova. Nel Rinascimento, l’alchimista Paracelso (14931541), dopo aver rifiutato le idee di Galeno (130201) — il metodo della cura con i «contrari» — sviluppò il principio della «similitudine». Si abbandonò alla ricerca «esoterico-mistica» e cercò di analizzare le corrispondenze magiche tra il mondo esteriore (macrocosmo) e le diverse parti dell’organismo umano (microcosmo). Questa «ricerca» è costante nell’esoterismo.

Omeopatia: medicina o magia?

Nell’omeopatia le diluizioni si indicano con un numero seguito da una «x», che indica quante volte l’originale tintura sia stata diluita, normalmente con un fattore di dieci (indicato come «D»), o di cento (indicato anche come «CH»), ma si va a diluizioni molto superiori, per cui della materia originaria non rimane più nulla. A questo punto è chiaro l’intento panteistico, magico ed esoterico della cura, con il concetto sottinteso, che «quando non è più presente la «materia» che è alla base del rimedio, rimane presente tuttavia… lo «spirito» del rimedio». Questo criterio è totalmente incompatibile con la nostra fede e la sua accoglienza nella pratica è già un’accoglienza del pensiero magico che ne sta a fondamento. Hahnemann preferiva diluizioni «30x», una concentrazione che non permette di avere nella bottiglietta finale nemmeno una sola molecola della sostanza originaria. Ma se non esiste neppure una molecola della sostanza originaria come può essere efficace? Per cercare di spiegare la ragione per cui l’omeopatia ritiene che il «rimedio», malgrado questa totale assenza di ogni molecola del prodotto di partenza tuttavia funzioni — anzi, addirittura, sia «molto più potente» — bisogna dare uno sguardo ad un altro pilastro dell’omeopatia: la «dinamizzazione», che ci conduce direttamente dentro il mondo concettuale della «energia universale» delle filosofie orientali e dell’esoterismo. Quando un farmacista prepara un prodotto omeopatico, prima di tutto ha bisogno di una tintura madre e la mescola con nove gocce di alcol, la «agita» rapidamente in una bottiglietta e ottiene una soluzione 1:10, o, come viene chiamata, di «potenza 1» (1x); poi una parte di questa soluzione viene aggiunta a nove parti di solvente, viene agitata e si ottiene una «potenza 2» e così via. Hahnemann era convinto che l’agitazione (o dinamizzazione) rilascia energie dinamiche. Questa affermazione è assurda dal punto di vista sia della fisica che della chimica, ma potrebbe avere il suo valore dal punto di vista della ritualità e del pensiero magico-esoterico. Infatti, tra l’altro, quando non è più presente neppure una singola molecola della tintura originaria, l’agitazione avrebbe effetto solo sul solvente; allora la tintura originaria è totalmente inutile. Basterebbe infatti agitare, fin dall’inizio, solo l’acqua… Non ci vuole molto a capirlo… In pratica, Hahnemann crede che agitando con la mano i suoi rimedi, una «forza vitale cosmica» viene trasferita dall’uomo alla preparazione omeopatica. In pratica, egli crede che la medesima «energia», che le mani del George Vithoulkas pranoterapeuta convogliano direttamente sul paziente, venga convogliata indirettamente dalla preparazione omeopatica.

Secondo — autore di due libri di testo sull’omeopatia — le preparazioni ad alta diluizione «non contengono nemmeno tracce della sostanza originaria. Quindi, ne consegue che l’effetto curativo non è materiale, ma comporta qualche altro fattore-energia» Se lo dice un omeopata che l’effetto curativo non dipende dalla sostanza originaria, ma da altro c’è da crederci. È vero, come si dice, che i rimedi omeopatici «non aggrediscono l’organismo» (e come potrebbero?). Infatti, tanti calcoli fatti dimostrano che tali preparati contengono solo un po» d’acqua e tantissima fantasia. Non si capisce allora come sia possibile che un medico utilizzi ancora una tale nullità. Ma gli omeopati a questo punto cavano fuori a sorpresa l’asso nella manica: i «quanti di energia». Questi si formerebbero e rimarrebbero nella preparazione come frutto delle «dinamizzazioni» (cioè degli scuotimenti), malgrado il fatto che nel preparato non esista più la «materia» di partenza, cioè non esista più neppure una sola molecola del «rimedio». Inoltre, se ciò fosse vero, cioè se i «quanti di energia» si formano e rimangono nella preparazione come frutto delle «dinamizzazioni», perché per i rimedi non si usa l’acqua delle cascate del Niagara?
   Stando così le cose… dovrebbero curare tutte le malattie! Allora? Cosa c’entrano i «quanti di energia» con l’omeopatia? Questo modo di pensare rappresenta una difficoltà scientifica e matematica di enormi proporzioni. Gli omeopati affermano, infatti, che più si va avanti con queste fantastiche diluizioni, più è grande la capacità del «rimedio» di produrre la guarigione. Scientificamente tutto ciò non ha alcun senso, anzi è proprio un’immensa stupidaggine e ciò è stato messo in evidenza da numerose autorità civili e scientifiche. Se qualcuno ha bisogno di due compresse di analgesico, se ne prende solo metà di una non ha un aumento dell’azione analgesica. Un rapporto della Commissione Governativa Australiana, parlando della diluizione in omeopatia, afferma: «Non esiste un solo esempio in tutta l’area della farmacologia in cui la semplice diluizione di un farmaco ne aumenti la risposta che produce, non succede mai che diluendo un colorante se ne intensifichi la tinta, oppure che aggiungendo meno zucchero il cibo diventi più dolce». Nonostante tale cosa così ovvia, gli omeopati tendono a dire che l’omeopatia agisce come agiscono i vaccini. Se ciò fosse vero sarebbe necessario che nel preparato omeopatico fosse presente l’agente che deve stimolare la risposta immunologia. Ma poiché, dopo tante diluizioni non c’è nulla, la risposta chi la dovrebbe dare? L’energia cosmica?

l I tipi di omeopati

Ci sono tuttavia tre tipi di omeopati:

Coloro che hanno demitizzato l’omeopatia e che non prescrivono rimedi molto diluiti per essere sicuri che ancora sia presente un qualche effetto del farmaco. Essi non si curano del substrato filosofico e dinamizzano il rimedio secondo il modello di Hahnemann. Per essi vale quanto ha detto la Commissione Governativa Australiana prima riportata. Tali omeopati, in pratica, cercano di sfruttare l’effetto paradosso, oppure al massimo l’effetto placebo.

Coloro che sono imbarazzati dalle teorie mediche di Hahnemann che sono state provate false. Vari ricercatori cercano di studiare, con l’aiuto delle più moderne tecnologie nuove conferme per l’omeopatia. I loro sforzi sono tuttavia inquinati dal fatto che uno dei mezzi di ricerca è il «pendolo» della radioestesia, che rende i risultati piuttosto discutibili e rende la mentalità degli sperimentatori… assai sospetta. Anche qui ci chiediamo: siamo nella scienza o nella magia?

Coloro che credono ciecamente alle teorie di Hahnemann; le sue teorie sui «miasmi», come causa delle malattie croniche, non vengono accettate più alla lettera, ma vengono comprese e accettate come verità esoteriche. Questa categoria ammette apertamente la sua fede nell’Astrologia e nelle pratiche occulte. Costoro perlomeno hanno il pregio di parlare chiaro!

Da quanto detto si deduce che mentre la prima categoria non presenta obiezioni dal punto di vista spirituale (ma ne presentano da quello scientifico), non così si può dire delle altre due, specialmente la terza.
Il tuo medico omeopata a quale categoria appartiene? Il Corriere della Sera, del 28 novembre 2007, in un articolo a firma di Margherita De Bac, nelle cronache, a proposito dell’omeopatia, ha riportato un titolo molto significativo: «È provato: l’omeopatia è inutile». L’articolo continua: «Efficace come un placebo. Finta medicina. O, se preferite, acqua fresca. Stangata di Lancet, la prestigiosa rivista di scienza, sull’omeopatia. Un articolo firmato sull’ultimo numero da Ben Goldacre, autore di un commento affilato anche sul quotidiano britannico Guardian, stronca la più gettonata delle terapie alternative citando cinque ampie revisioni degli studi condotti negli ultimi anni. Tutti, sostiene, portano alla stessa conclusione: «Non sono stati evidenziati vantaggi significativi rispetto ai placebo». Seguono, sempre su Lancet, due servizi sull’ondata antiomeopatica in Inghilterra, dove il governo ha tagliato i fondi pubblici ad alcuni centri che prescrivono le cure dolci. Polemiche anche in Italia dopo la divulgazione del documento della società italiana di farmacologia, la SIF, nell’ultimo numero della Newsletter. Bocciate oltre all’omeopatia, l’agopuntura, la medicina tradizionale cinese, la fitoterapia. Achille Caputi, presidente della SIF, spiega le ragioni dei farmacologi: «Per il servizio sanitario è un momento di estreme difficoltà economiche e non vediamo perché bisognerebbe rimborsare cure che non funzionano, come vorrebbe la proposta di legge in discussione al Parlamento», La popolarità delle terapie alternative in Italia è per la prima volta in calo secondo l’ultima indagine Istat, 60.000 famiglie intervistate nel 2005. Gli italiani che almeno una volta hanno combattuto il raffreddore, influenza e dolori intestinali o reumatici sono 7.900.000, un milione in meno rispetto al ’99. Il motivo? Maggiore prudenza dopo gli articoli scientifici non rassicuranti».

l L’effetto placebo

Il coraggioso Dr. Mezzetti nel suo illuminante libro parla anche dell»«effetto placebo» e lo spiega demitizzando in qualche modo i mirabolanti effetti dell’omeopatia. Per effetto placebo si intende una serie di reazioni dell’organismo ad una terapia, non derivanti dalla terapia stessa, ma dalle attese dell’individuo. In altre parole, l’effetto placebo è una conseguenza del fatto che il paziente si aspetta o crede che la terapia funzioni, indipendentemente dalla sua efficacia «specifica». In definitiva, il placebo può essere inteso come un insieme di fattori extrafarmacologici capaci di indurre modificazioni dei processi, anche biologici, di guarigione intervenendo a livello psichico; non per nulla, molti autori considerano quasi sinonimi le parole placebo e suggestione. Un effetto di suggestione, dunque! Il «placebo» si impiega al semplice scopo di soddisfare nel paziente il desiderio di ricevere un trattamento medicamentoso non attuabile in realtà o non opportuno. L’effetto placebo si ha quando l’effetto curativo avviene, come conseguenza dell’auto-convincimento dell’ignaro paziente, come se si trattasse realmente dell’azione del farmaco in sperimentazione. Coloro che rispondono bene al placebo sono chiamati placebo responders. Il Dr. Mezzetti riporta alcuni dati e le relative percentuali che riguardano le malattie «curabili» con il placebo 6. È curioso — e più che una semplice coincidenza — che circa la stessa percentuale di pazienti sono coloro che rispondono molto bene all’agopuntura, all’omeopatia e ad altri rimedi non convenzionali. Sarebbero queste le straordinarie prospettive dell’omeopatia?

 

Pubblicato in Attenti a…
   

Mons. Luigi Negri


   

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