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Mercoledì, 17 Febbraio 2016 00:00

TdG: Gesù e i suoi fratelli

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I FRATELLI DI GESÙ
I TdG credono, come i cattolici, nella nascita verginale di Cristo, cioè che Gesù sia nato da Maria per opera dello Spirito Santo, ma sostengono che dopo la nascita di Gesù, Maria abbia avuto altri figli e quindi le negano il titolo di «sempre vergine». I TdG credono di trovare nel Nuovo Testamento la prova di quanto sostengono.
La perpetua verginità di Maria è la convinzione della massima parte del popolo cristiano. Il Nuovo Testamento non dice nulla al riguardo.

NELLANTICO TESTAMENTO
Il concetto biblico di fratello è molto più ampio del nostro e arriva a comprendere parenti anche abbastanza lontani. Col termine ebraico ach (fratello) venivano indicati non solo i fratelli carnali ma anche parenti lontani, perché la lingua ebraica non aveva vocaboli distinti per i singoli gradi di parentela.
     Fratelli possono essere i parenti in genere e i cugini in specie. Ecco qualche esempio.
In Genesi 12,5 si legge che «Abram prese la moglie Sarai e Lot, figlio di suo fratello». Se Lot era figlio del fratello di Abramo, era suo nipote. Ma in Genesi 13,8 leggiamo: «Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te… perché noi siamo fratelli» ». Abramo e Lot, pur essendo zio e nipote, vengono detti fratelli.
In 1Cronache 15,5 si dice che David radunò «dei figli di Keat: Uriel e i suoi centoventi fratelli». Sempre in 1Cronache 9,6 si legge che a Gerusalemme abitavano «tra i figli di Zerach: Ieuèl. Con i loro fratelli erano seicentonovanta in tutto».

Speriamo che i TdG non vogliano fare credere che questi seicentonovanta fratelli fossero figli della stessa madre!
     Quando la Bibbia vuole indicare «fratello carnale», indica anche il nome della madre. Per esempio, quando la Genesi parla di Beniamino, fratello carnale di Giuseppe, dice: «Il suo fratello, figlio della stessa madre» (43,29). La precisazione figlio della stessa madre è dovuta al fatto che la parola fratello non significa necessariamente «figlio della stessa madre» ma può significare «cugino, nipote, zio», cioè «parente».
     Questa ricchezza di significati della parola fratello (ebraico ach) fu conservata nella versione greca detta dei Settanta, che usa abitualmente il terrmine greco 
adelfòs (fratello) per tradurre il termine ebraico ach anche quando si tratta di cugini o di parenti.

Obiezione geovista
I TdG sostengono che quanto abbiamo detto sopra valga per l’Antico Testamento, che è scritto in ebraico e aramaico, ma non valga per il Nuovo Testamento che è scritto in greco. I Vangeli usano sempre il termine adelfòs, che significa fratello.
    In greco, dicono i TdG, esiste la parola specifica anepsiòs (cugino). Quindi se il Vangelo voleva indicare cugino avrebbe usato il termine specifico anepsiòs e non adelfòs.
È un’obiezione che non regge. Lo dimostriamo con un esempio.
«In italiano, per indicare una vettura si può dire automobile (termine specifico) o macchina (termine generico). Sostenere che il Vangelo nel senso di cugino doveva dire anepsiòs, è come pretendere che non si possa dire macchina nel senso di automobile»». Sarà il contesto a chiarire se la macchina in questione è un automobile o un altro tipo di macchina (per scrivere, per fare il caffè, ecc.).
     Del resto basta consultare un qualsiasi dizionario di greco antico, per constatare che adelfòs può significare tanto «fratello carnale» quanto «parente» (cfr. Liddell-Scott, Dizionario illustrato greco-italiano, Le Monnier; L. Rocci, Vocabolario Greco-italiano, S.E.D.A.).


NEL NUOVO TESTAMENTO

Anche nel Nuovo Testamento, dunque, fratello può significare cugino, perché il greco dei Vangeli è influenzato dalla primitiva predicazione aramaica.
Prima di esaminare i testi sui fratelli di Gesù, è necessario notare un particolare significativo. Il Nuovo Testamento parla di «fratelli di Gesù», mai di «figli di Maria». Solo Gesù è detto «il figlio di Maria» (Mc 6,3) e Maria è detta solo e sempre «la madre di Gesù» e non di altri (cfr. Gv 2,1; At 1,14).

Questo particolare ci aiuta a capire i testi che riguardano i «fratelli» di Gesù. I più importanti sono due:
Matteo 13,5556: «E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi?».
Marco 6,3: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone?».

In questi testi la parola fratelli significa «fratelli carnali» o esprime solo una parentela? In altre parole: Giacomo, Giuseppe (Ioses), Simone e Giuda sono figli di Maria e quindi fratelli carnali di Gesù? Sottolineo un particolare importante: il Giuseppe di Matteo 13,55 e il Ioses di Marco 6,3 sono la stessa persona. loses è una forma secondaria e rara di Ioseph (Giuseppe).Confrontiamo questi versetti con altri testi. Matteo ci informa che davanti al sepolcro di Gesù c’erano due Marie: Maria Maddalena e un’altra Maria:
«Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria» (Mt 27,61).
Queste due Marie, passato il sabato, vanno a visitare il sepolcro di Gesù:
«Dopo il sabato… Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba» (Mt 28,1).

È possibile identificare l’altra Maria che viene presentata sempre insieme alla Maddalena? Certo, Marco ci rivela la sua identità: «Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di loses, e Salome» (Mc 15,40).
E sempre Marco dice: «Maria di Màgdala e Maria madre di loses stavano a osservare dove veniva posto» (Mc 15,47).
     Dunque l’altra Maria, che viene sempre presentata insieme alla Maddalena, è la madre dei primi due «fratelli» di Gesù, cioè di Giacomo e di loses (Giuseppe). Nessun evangelista avrebbe mai chiamato la madre di Gesù l’altra Maria. Chi è allora l’altra Maria, madre di Giacomo e di Ioses (Giuseppe)?
Ce lo dice Giovanni, quando enumera le donne che stavano presso la croce: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèopa e Maria di Màgdala» (Gv 19,25).

Dunque l’altra Maria, madre di Giacomo e di loses (Giuseppe), i cosiddetti «fratelli» di Gesù, in realtà sono cugini.
     Alcuni studiosi notano che difficilmente due sorelle potevano portare lo stesso nome, cioè Maria. Perciò ritengono che l’altra Maria fosse una cugina della madre di Gesù. Degli altri «fratelli» (Simone e Giuda), nella Scrittura non si indica la paternità o maternità. Secondo Egesippo, storico del II secolo, la cui autorevolezza è da tutti  riconosciuta, essi sarebbero nipoti di Giuseppe, lo sposo di Maria, madre di Gesù.

Primogenito (gr. Prototòkos).
In Luca 2,7, si dice che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito».
Se Gesù è il primogenito, dicono i TdG, Maria doveva avere altri figli. Nel mondo ebraico, si attribuiva il titolo di primogenito al primo figlio maschio che veniva alla luce, anche se era unico, perché il primogenito aveva dei diritti che non avevano gli altri maschi nati successivamente: era il rappresentante della famiglia, l’erede di quella speciale benedizione paterna che lo riconosce «primizia del suo vigore» e ne garantisce il primato tra i fratelli (cfr. Dt 21,1517). Ciò è comprovato dallo stesso ambiente ebraico.
     Nel 1922 in Egitto, nella necropoli ebraica di Tell-el-Yehu-dieh, è stata rinvenuta una tomba in cui era stata sepolta una donna, di nome Arsinoe, contemporanea di Gesù. Nell’iscrizione posta dal marito, ella si esprime così: «Ma la sorte, nei dolori del parto del mio figlio primogenito, mi condusse al termine della vita». Quella donna morì nel dare alla luce il figlio primogenito. Ovviamente non ebbe altri figli. Ciononostante, nella sua pietra tombale, compare il termine primogenito (greco prototòkos), lo stesso di Luca 2,7
Matteo 1,25: «(Giuseppe) non conobbe lei finché (greco: «èos») non partorì un figlio e lo chiamò Gesù». (traduzione lettera del versetto per soffermarci sul termine «èos» finché, presente nel testo greco ma spesso non reso nelle traduzioni)
Conoscere è un notissimo eufemismo biblico per indicare i rapporti coniugali. Questa frase viene citata spesso dai TdG e dal protestantesimo americano per negare la perpetua verginità di Maria.
Ma è facile rilevare che, nell’uso biblico, il finché, fino a… nega un’azione per il tempo passato, ma non implica che essa sia stata compiuta in seguito. Nel nostro caso, si nega ci siano stati rapporti prima della nascita di Gesù, ma non si afferma che ci siano stati dopo.
Ecco alcuni esempi.
Nel salmo 110,1 Dio invita il Messia alla sua destra finché ponga i nemici a sgabello dei suoi piedi. Ciò non significa che, dopo la vittoria, il Messia lascerà il suo posto d’onore.
In 2Samuele 6,23 si dice: «Mica!, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte». Il commento è superfluo.
In Matteo 28,20: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Ciò non significa che dopo la fine del mondo Gesù non sarà più con i suoi discepoli.

«Matteo si preoccupa di dimostrare che, secondo la profezia, una vergine è diventata madre, quindi presenta Maria come vergine fino al momento della concezione; il suo racconto non si riferisce ad un tempo posteriore, che è fuori quadro della sua narrazione. La verginità di Maria prima, durante e dopo il parto, è concordemente attestata dall’antica tradizione cristiana che si fonda sui Vangeli ed è verità di fede cattolica» (Garofalo).

Che Gesù fosse l’unico figlio di Maria, gli antichi Padri della Chiesa lo deducevano anche dal fatto che Gesù sul croce affida sua madre a Giovanni (Gv 19,2627). Se Maria avesse avuto altri figli, Gesù non avrebbe avuto bisogno di pensare, in quell’ora di straziante dolore, a una sistemazione conveniente per lei. L’avrebbe affidata ai fratelli.
A questo argomento i TdG rispondono così: in Giovanni 5,7 si dice che i fratelli di Gesù non gli credettero. Per questo Gesù ha affidato sua madre a Giovanni. Gesù, cioè, si sarebbe vendicato dell’incredulità dei suoi fratelli, affidando sua madre a Giovanni anziché a loro.
Ora il Gesù dei TdG è anche vendicativo e dispettoso. Ma questi «fratelli» non dovevano essere così increduli se, dopo l’ascensione, erano a Gerusalemme per pregare insieme a Maria: «Erano perseveranti e concordi nella preghiera. insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui» (At 1,14).

 

Letto 536 volte Ultima modifica il Mercoledì, 17 Febbraio 2016 05:13
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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