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Sabato, 30 Gennaio 2016 00:00

La Non-Bibbia dei testimoni di Geova (parte 2)

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Proseguiamo il nostro approfondimento sulla traduzione della Bibbia dei testimoni di geova, denominata Traduzione delle Sacre Scritture del Nuovo Mondo (TNM), potete trovare la prima parte a questa pagina.

I TdG si vantano non solo di aver tradotto la Bibbia in un italiano moderno e facile a capirsi, ma esaltano la TNM per la fedeltà ai testi originali.
Quanto moderno e comprensibile sia l’italiano della TNM, lo abbiamo appurato nel precedente capitolo
Ora cercheremo di dimostrare che, lungi dall’essere fedele all’originale, la TNM è infedele all’originale nei testi dottrinali che non si armonizzano con la dottrina geovista. Secondo la teologia geovista, Cristo non è coeterno col Padre ma è «un dio», cioè un essere divino, la prima creatura di Dio. Tutti i testi biblici che non si armonizzano con questa dottrina vengono accuratamente manipolati e distorti. Ne esaminiamo alcuni nella traduzione CEI e in quella TNM.


Giovanni 16,27

TNM     CEI
«…avete creduto che sono
uscito come rappresentante
del Padre
».
 «…avete creduto che io sono
    uscito da Dio»

 

Ecco il testo greco traslitterato e la traduzione alla lettera:

pepistèukate oti ego parà tou Theou exelthon.
… avete creduto che io da Dio sono uscito.


La traduzione CEI è «alla lettera». I «traduttori» geovisti sostituiscono il testo con la loro interpretazione, secondo la quale Cristo è una specie di «rappresentante legale» di Dio che autorizzerebbe Gesù a compiere funzioni (perdonare i peccati, annullare le disposizioni dell’Antico Testamento) di pertinenza esclusiva di Dio.

 

Matteo 2,11

TNM     CEI
Ed entrati nella casa videro il
fanciullino con sua madre Maria
e, prostratisi, gli resero omaggio.
Entrati nella casa, videro il 
bambino con Maria sua madre,
si prostrarono e lo adorarono.


Testo greco traslitterato:
…pesòntes prosekynesan autò
. …prostratisi adorarono lui.



La frase è tratta dal vangelo dell’adorazione dei Magi.
     Il verbo proskynèo, che in tutte le Bibbie è tradotto adorare, nella TNM è reso con rendere omaggio. Tra «adorare» e «rendere omaggio» c’è una differenza sostanziale di significato. L’adorazione è dovuta solo a Dio. Si può, invece, rendere omaggio a qualsiasi persona. Riconoscere un atto di adorazione verso Cristo, equivale a credere alla sua divinità, cosa decisamente negata dai TdG. Il geovismo, perciò, distingue due tipi di adorazione: un’adorazione assoluta, dovuta solo a Dio, e un’adorazione relativa, che sarebbe un «rendere omaggio», dovuta a Cristo come «rappresentante legale» di Dio. Il verbo proskynèo riferito a Cristo significherebbe quindi «adorare Geova mediante o per mezzo del suo principale rappresentante Gesù Cristo», cioè un’adorazione indiretta, indirizzata in realtà a Geova.
    Nel greco biblico, il verbo proskynèo può significare «adorare, onorare, rendere omaggio, inginocchiarsi davanti a…».


In questo testo e in quelli analoghi, la chiave per capire il significato del verbo proskynèo sta nel verbo che lo precede: pesòntes (participio aoristo del verbo pìpto = cadere giù, prostrarsi in segno di rispetto e di omaggio). Il verbo pìpto può significare:

1. Prostrarsi senza adorazione, quindi «rendere omaggio»: Mc 5,22 Giairo… gli si gettò (pìptei) ai piedi (Mc 5,22; cfr. Mt 18,29; Lc 8,41; 5,12; 17,16; Gv 11,32; Mt 17,6).

2. Prostrarsi con adorazione. Assume questo significato quando è in correlazione con il verbo proskynèo.

Ecco alcuni esempi:

Matteo 4,910: [11 Diavolo] gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi (pesòn), mi adorerai (proskynèses)». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

1Corinti 14,25: Prostrandosi a terra (pesòn), adorerà (proskynèsei) Dio…

Apocalisse 5,14: E gli anziani si prostrarono (èpesan) e adorarono (prosekynesan).
 
Apocalisse 19,10: Allora mi prostrai (èpesa) ai suoi piedi per adorarlo (proskynèsai)…

In Matteo 2,11 il verbo proskynèo significa «adorare». 
     I Magi riconoscono nel bambino la divinità. La preoccupazione dei TdG è salvaguardare la dottrina geovista. Il verbo proskynèo compare 59 volte nel Nuovo Testamento ed è riferito al Padre, a Cristo, a Satana, agli idoli. I TdG lo traducono sempre «adorare». Solo quando è riferito a Cristo lo traducono «rendere omaggio».



Giovanni 8,58

TNM     CEI
Edizione 1967:
Gesù    disse    loro:    «Verissi–
mamente vi dico: Prima che
Abraamo venisse all’esistenza, io sono stato».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima
che Abramo fosse, Io Sono».
Edizione 1987:
Gesù    disse    loro:    «verissi–
mamente vi dico: Prima che
Abraamo venisse all’esisten–
za, io ero».
 

 

Ecco il testo greco traslitterato e la traduzione «alla lettera»: 

Prìn Abraàm genèsthai egò eimì.
Prima che Abramo fosse io sono.

Nell’edizione del 1967, i geovisti traducono con un passato prossimo. Poi ci ripensano e, nell’edizione del 1987, traducono con un imperfetto (io ero). Il motivo è facile da comprendere. Come spiegheremo più avanti, per la dottrina geovista Cristo è una creatura divina, il primo angelo creato da Dio e come tale esisteva prima di Abramo.      Perciò la TNM traduce io ero, cioè: Io sono stato creato da Dio, prima che Abramo venisse all’esistenza.
     Ma nel testo greco c’è un presente indicativo assoluto (Io sono).  L’espressione Io sono, che Cristo attribuisce a se stesso, è una chiara affermazione di uguaglianza di natura col Padre e un evidente richiamo a Esodo 3,1314 in cui Dio si presenta a Mosè come Io sono: «Così dirai agli Israeliti: «Io-sono mi ha mandato a voi ». Applicando l’espressione «Io Sono» a se stesso, Gesù si mette sullo stesso piano di Dio, facendosi uguale a lui. Questo testo non si accorda con la dottrina geovista. Allora Io sono diventa io ero. 


Giovanni 10,33


 

TNM     CEI
I giudei gli risposero: «Non ti lapidiamo per un’opera eccellente, ma per bestemmia, perché tu, benché sia un uomo, fai di te stesso un dio». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».


Nella TNM, i Giudei vogliono lapidare Gesù, perché lo accusano non di farsi uguale a Dio ma di fare di se stesso un dio, cioè un essere divino. L’interpretazione geovista è errata, perché «la bestemmia, per i Giudei era concepibile solo in funzione di Dio, non già in funzione di altri «esseri potenti» putativi»(vedi). Bestemmiare non significava spacciarsi per un essere divino, ma insultare il nome di Dio, toccare il suo onore. I Giudei non si scandalizzano quando Gesù afferma di esistere prima ancora di Abramo (Gv 8,58). Fanno solo dell’ironia (Gv 8,57). Lo scandalo scoppia quando Gesù pretende per sé l’eternità (Io Sono), che è attributo esclusivo di Dio e quindi agli occhi dei Giudei si macchia di bestemmia, perché si mette alla pari con Dio. Questa interpretazione è confermata dallo stesso Evangelista, il quale dice chiaramente che il motivo dell’odio dei Giudei verso Gesù era il suo farsi uguale a Dio: «Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio» (Gv 5,18).

    Giovanni 5,18 smentisce, dunque, l’interpretazione geovista di Giovanni 10,33 ma, cosa strana, i TdG lo traducono correttamente. Poi, però, spiegano che, in questo testo (Gv 5,18), Giovanni non riferiva il suo pensiero ma quello dei Giudei.
     Non sarebbe stato Giovanni; cioè, a credere che Gesù volesse farsi uguale a Dio, ma i Giudei i quali, per questa sua pretesa, volevano ucciderlo. Gli stessi traduttori geovisti annullano poi però questa interpretazione traducendo Giovanni 10,33 nel modo sopra esaminato:
     «I Giudei gli risposero:… ti lapidiamo… perché tu… fai di te stesso un dio». Ma se i Giudei pensavano che Gesù volesse farsi un dio, chi era che pensava che volesse farsi uguale a Dio? Giovanni, evidentemente!



Ebrei 1,8

 

TNM     CEI
Ma riguardo al Figlio: Dio
il tuo trono per i secoli dei
secoli.
Al Figlio invece dice: Il tuo è 
trono, Dio, sta nei secoli dei 
secoli.…

Nella TNM Dio è soggetto e il tuo trono è predicato. Tradotta in questo modo, la frase significa che Dio è il trono su cui siede il Figlio.
     Nella CEI Dio è un vocativo riferito al Figlio e il tuo trono è soggetto. Così tradotta, la frase significa che il Regno (trono) del Figlio dura in eterno. Dal punto di vista grammaticale, sono possibili entrambe le traduzioni, ma la versione geovista è esclusa da tutti.
     La frase è una citazione del versetto 7 del Salmo 45, con la quale l’Autore della Lettera agli Ebrei contrappone il Figlio agli angeli: questi sono inferiori. Ecco il versetto inserito nel suo contesto: «Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice… Al Figlio invece dice: Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli» (Eb 1,6).

     Il Figlio gode di un dominio eterno il tuo trono sta nei secoli dei secoli; gli angeli, invece, sono soltanto servi.
La TNM che considera Dio come trono del Figlio è un» assurdità. Il trono, infatti, è inferiore a chi vi sta sopra. Le creature sono il trono di Dio e non viceversa: «Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini…» (Is 37,16; cfr. 66,1; Sai 80,13; Mt 5,34).
Che il Figlio abbia per trono il Padre è, ripetiamo, un» assurdità; ma che il Figlio sia una creatura e si sieda su Dio è una bestemmia.


Colossesi 2,9

 

TNM     CEI
Perché il lui dimora corpo–
ralmente tutta la pienezza
della qualità divina.
È in lui che abita corporalmente
tutta la pienezza della divinità.


In italiano, la parola divinità ha due fondamentali significati:

1. Natura, essenza divina, cioè l’essere Dio, deità.
2. Qualità divina, proprietà del divino.

In greco, divinità secondo il primo senso si dice theòtes; nel senso di qualità divina si dice theiòtes.
In questo testo si afferma che in Cristo dimora 

Pan tò pleroma tes theòtetos somatikòs.
Tutta la pienezza della divinità corporalmente.

Theòtetos è il genitivo di theòtes e indica la deità, la divinità come essenza.
La TNM sostituisce il termine theòtetos (genitivo di theòtes) col termine theiòtetos (genitivo di theiòtes).
Questo testo, infatti, afferma due cose negate dal geovismo:

1. Il Logos (cioè il Verbo, Gesù) si è incarnato in un corpo (somatikòs) umano, reale, quello di Cristo.
2. Il Cristo possiede la pienezza della natura divina.

«Per quanto attiene somatikòs (corporalmente), l» avverbio era già oggetto di attenzione presso i commentatori antichi, ma in questo contesto è per lo più inteso come rafforzativo della realtà dell’incarnazione. Dunque, lo stico si riallaccia all’inno del capitolo precedente e afferma perentoriamente la natura divina del Logos e al tempo stesso… ricorda che questa natura divina ha abitato in un corpo reale di carne e ossa»(Polidori, La Bibbia, pag.90).



Colossesi 1,1517

TNM     CEI
Egli è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito di tutta la creazione; perché per mezzo di lui, tutte le (altre) cose furono create…
Tutte le (altre) cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Egli è prima di tutte le (altre) cose e per mezzo di lui tutte le (altre) cose furono fatte esistere.
Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché lui furono create tutte le cose…
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

La parola altre non è nel testo greco, ma i traduttori geovisti la inseriscono con l’espediente della parentesi. Il motivo è evidente.
Con la parola altre, il testo verrebbe a significare che il Figlio non è eterno come il Padre, ma è una creatura come le altre, anche se la prima.
I traduttori geovisti, per giustificare tale scorrettezza, fanno un parallelo col seguente passo di Luca:

«E rispondendo egli disse loro: «Immaginate voi che questi galilei fossero peccatori peggiori di tutti gli altri galilei perché hanno sofferto queste cose?»» (Le 13,24, trad. geov.).

In questo versetto la parola altri non c’è nel testo greco, ma i traduttori geovisti l’aggiungono perché è implicita nel testo. Anche altre bibbie, dicono, aggiungono in questo versetto la parola altre per rendere più chiaro il testo. Allo aggiungendo la parola altre in Colossesi 1,1517, essi avrebbero reso esplicito e chiaro il significato implicito in questo testo.
Il confronto fra i due brani è fuori luogo. È vero che nel testo di Luca la parola altri è implicita. Infatti, vengono contrapposti due gruppi omogenei: «questi Galilei» massacrati da Pilato e «tutti i Galilei» sono della stessa specie; sono Galilei quelli e Galilei questi. Quindi, aggiungere nel testo di Luca la parola altri è perfettamente corretto, perché non cambia il senso del versetto. Con o senza altri, la frase ha sempre lo stesso significato.

     Ma in Colossesi 1,1517, la parola altre non è implicita nel testo, perché dà al versetto un senso completamente diverso. Qui, infatti, la contrapposizione non è tra due gruppi omogenei, ma tra due realtà di diversa specie. Da una parte c’è Cristo, e tutte le cose dall’altra. Perciò, Cristo non è della stessa specie delle cose, ma è da esse distinto. Paolo sottolinea questa differenza usando un pronome neutro: tà pànta che, a rigore, dovrebbe essere tradotto il tutto. È estraneo al pronome plurale neutro, qual è tà pànta, un valore partitivo come quello che gli danno i TdG.

     La stessa espressione si trova in Ebrei 2,10:

«Conveniva infatti che Dio — per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose (tà pànta)».

     In questo testo vengono usate le stesse parole di Colossesi 1,1517, ma i traduttori geovisti non hanno inserito la parola altre, perché si riferiscono al Padre. Questo prova che la traduzione TNM non è fatta su obiettive basi grammaticali, ma su presupposti dottrinali. Se un testo va d’accordo con la dottrina geovista, i traduttori di Brooklyn rispettano la grammatica, se non si concilia con la loro ideologia, la grammatica viene del tutto ignorata.

 

Atti 10,36

 

TNM     CEI
«Egli ha mandato la parola ai figli d’Israele per dichiarare loro la buona notizia della pace per mezzo di Gesù Cristo: Questi è Signore di tutti (gli altri)». «Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli di Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.»

La TNM inserisce nel testo le parole gli altri con la solita prassi della parentesi. L’inserzione, assente nel testo greco, ha «l’evidente finalità di attribuire una limitazione alla signoria di Cristo, che se non avesse un limite sarebbe uguale a quella di Dio Padre, il che non si concilia con la visione geovista».


Giovanni 14,911


 

TNM     CEI
«Chi ha visto me ha visto (anche) il Padre. Come mai dici «mostraci il Padre»? Non credi che io sono unito al Padre e che il Padre è unito a me?… Credetemi che io sono unito al Padre il Padre è unito a me». «Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «mostraci il Padre»? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?…
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me».


Ecco il testo greco della seconda frase, traslitterato secondo l’alfabeto italiano e la traduzione alla lettera:

Ou pistèueis òti egò en to Patrì kai o Patèr en emòi estin?
Non credi che io nel Padre e il Padre in me è?

Nella TNM viene aggiunta, con il solito espediente della parentesi, la parola anche per eliminare alla radice un possibile significato incompatibile con la teologia geovista. Le espressioni nel Padre e in me, non sono tradotte ma parafrasate e trasformate in unito al Padre e unito a me. Il testo sottolinea una mutua immanenza del Figlio nel Padre. La TNM suggerisce, invece, solo un’unione morale tra il Padre e Cristo. L’interpretazione si sostituisce al testo.


Seconda Corinzi 4,6


 

TNM     CEI
… con la gloriosa conoscenza di Dio mediante la faccia Cristo. la conoscenza della gloria
di Dio sul volto di Cristo.


Il testo greco traslitterato.

tes gnòseos tes dòxes tou Theou en prosopo Christou.
della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Cristo.

Secondo questo testo, sul volto di Cristo è impressa e brilla la conoscenza della gloria di Dio. «La TNM, con una «traduzione» grammaticalmente ingiustificata, stravolge il senso della frase, che è chiaro in tutte le versioni, fatta eccezione per quella della TNM che, al consueto scopo di rendere più labile, se non inesistente, Io stretto legame ontologico tra Padre e Figlio, sovverte completamente il senso di questo versetto, rendendolo peraltro poco chiaro anche nella sua versione manipolata».


Romani 10,12


 

TNM     CEI
Poiché non c’è distinzione fra
giudeo e greco, poiché sopra
tutti è lo stesso Signore
, che è
ricco verso tutti quelli che lo
invocano.
 Poiché non c’è distinzione fra
Giudeo e Greco, dato che lui
stesso è il Signore di tutti
, ricco 
verso tutti quelli che lo
invocano.


Traduzione letterale della seconda proposizione:

Poiché lui è il Signore di tutti, ricco verso tutti coloro che lo invocano.

La frase è completamente stravolta con l’aggiunta di un sopra.

      La manipolazione ha un duplice scopo: limitare la signoria di Cristo, riferendo la parola lui al Padre e conciliare il testo con la dottrina geovista, secondo cui si possono rivolgere preghiere (quelli che lo invocano) solo al Padre e non a Cristo.

     Ma dal contesto (specialmente a partire dal v. 9) appare chiaro che il pronome lui e quindi il Signore è riferito a Gesù, che è il Signore dei Giudei e dei Greci (cfr. At 10,36; Rm 9,5).
    «Nell’Antico Testamento «coloro che invocano il nome del Signore» era una designazione degli Israeliti sinceri e pii. Nel Nuovo Testamento la stessa frase viene riferita ai cristiani (1 Cor 1,2; At 9,14) e l’oggetto, colui che viene invocato, è Cristo.

I vv. 1213 costituiscono una testimonianza eloquente: la Chiesa primitiva adorava Cristo come Kyrios. I Giudei aspettavano la salvezza dal Kyrios dell’Antico Testamento (Yahweh); ora viene loro annunciato che la salvezza viene da colui che Jahvéh stesso ha costituito Kyrios (Atti 2,36) attraverso la risurrezione».




Atti 7,5960

 

TNM     CEI
E tiravano pietre a Stefano
mentre faceva appello e diceva: «Signore Gesù, ricevi
mio spirito». Quindi, piegando le ginocchia, gridò a gran
voce: «Geova, non imputare
loro questo peccato».
E lapidavano Stefano, che
pregava e diceva: «Signore
Gesù, accogli il mio spirito.
Poi piegò le ginocchia e gridò
a gran voce: «Signore non imputare loro questo
peccato».


Secondo i TdG si deve pregare solo Dio. Poiché, per il geovismo, Gesù non è Dio, non gli si possono rivolgere preghiere.
    Nel testo greco di Atti 7,5960, ci sono due Kyrie (Signore): «Signore Gesù, accogli il mio spirito» e «Signore, non imputare loro questo peccato».

È chiaro che sono due invocazioni rivolte a Gesù al quale Stefano chiede due cose:

1) che accolga il suo spirito,
2) che perdoni i suoi uccisori.

Per il geovismo solo la seconda richiesta sarebbe una preghiera rivolta a Dio, perciò sostituisce anche in questo testo, il secondo Kyrie, che è riferito a Gesù, con «Geova».
La prima richiesta, invece («Signore Gesù, accogli il mio spirito»), non sarebbe una preghiera ma un fare appello. Nel testo greco è usato il verbo epikalèo, che significa «fare appello, appellarsi» in senso giuridico-legale, ed è usato in questo senso solo in Atti 25,11, in cui l’apostolo Paolo, sottoposto a giudizio, dichiara di appellarsi a Cesare: «Mi appello a Cesare». 
     In tutti gli altri casi, il verbo epikalèo significa «invocare». E «invocare» significa «pregare, supplicare». Nel Nuovo Testamento vi sono numerosi esempi di preghiere rivolte a Gesù: il lebbroso che «lo supplicava in ginocchio» (Mc 1,40); la donna cananea che «si gettò ai suoi piedi… lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia» (Mc 7,2526).
     Stefano non si appella, ma fa una richiesta, invoca Gesù, chiedendogli una cosa: accogli il mio spirito. Stefano era cristiano e quindi «invocava Gesù». I cristiani, infatti, sono «tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo» (1Cor 1,2; cfr. At 9,21 e 22,16).
     L’espressione «invocare il nome di Gesù» significa pregare e adorare Gesù, così come «invocare Dio» (Sal 86,5) o «invocare il nome di Dio» (Gl 3,5) significa pregare e adorare Dio.

Dai pochi testi esaminati, crediamo d’aver dimostrato che l’accusa fatta ai TdG, di aver tradotto la Bibbia in base alle loro credenze, corrisponda a verità. Ma la cosa  sorprendente è che anche il CD riconosce come fondata tale accusa:

«La traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane ha dato origine all» accusa che il Comitato di Traduzione… si sia lasciato influenzare dalle credenze religiose. Tale accusa è fondata, ma questo non è stato fatto erroneamente o indebitamente». (La Torre di Guardia, 15 giugno 1964, pag. 383.)

Per loro stessa ammissione, dunque, i TdG non hanno ricavato la loro dottrina dalla Bibbia, ma hanno tradotto la Bibbia (falsificandola) in base alle loro credenze religiose.

«È necessario imparare le lingue bibliche?».
    A questa domanda, fatta da un lettore alla Società Torre di Guardia, il CD faceva rispondere che studiare le lingue bibliche (ebraico e greco) non solo non è necessario, ma è sconsigliabile perché:

 «anche se uno conosce l’ebraico e il greco antico non significa che riuscirà miracolosamente a comprendere il messaggio biblico… Un secondo fattore è che, per quanto oggi molti parlino ebraico o greco, queste lingue sono cambiate molto da quando fu scritta la Bibbia… Il terzo fattore è questo: apprendere una lingua può essere veramente difficile». (La Torre di Guardia, 1° novembre 2009, pag. 20.)

Sono ragioni che convincono solo il TdG indottrinato.
I veri motivi sono due: chi studia l’ebraico e il greco biblico scopre le manipolazioni operate dalla Società sui testi biblici; chi studia non ha tempo per la predicazione e per il proselitismo.

Letto 561 volte Ultima modifica il Sabato, 30 Gennaio 2016 14:10
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Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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