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Sabato, 15 Novembre 2014 00:00

Geova: il nome di Dio?

Nella Bibbia dei Testimoni di Geova (TdG), denominata «Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture» (abbreviazione: TNM), il termine «Geova» è presente 6.973 volte nell’Antico Testamento e 237 volte nel Nuovo Testamento. Ma la parola «Geova» viene invalidata dallo stesso Corpo Direttivo dei TdG, il quale ammette esplicitamente che il termine «Yahweh» (o Jahveh) è il più corretto.

    Riportiamo  quattro dichiarazioni molto significative pubblicate sulla stampa ufficiale della Società Torre di Guardia:

1. «Benché favorevoli al punto di vista che la pronuncia “Yahweh» sia la più corretta, abbiamo ritenuta la forma “Jehovah» perché il popolo l’ha famigliare (sic!) fin dal secolo XIV. Inoltre essa conserva, insieme con le altre forme, le quattro lettere consonanti del Tetragramma JHVH». (Prefazione a The Kingdom Iterlinear Traslation of the Greek Scriptures, Ediz. Watch Tower, 1950, p.23).

2. «È quasi certo che il nome di Dio fosse originariamente pronunciato Yahweh.…il Comitato di Traduzione del Nuovo Mondo dichiarò: «Mentre siamo inclini a considerare la pronuncia Yahweh come la più corretta…»». (La Torre di Guardia del 1/2/1961).

3. Pertanto qui abbiamo il sacro nome di Dio, il Tetragramma, le quattro consonanti ebraiche YHWH (Yahweh) da cui, attraverso la forma latinizzata Jehovah, deriva quella italiana GEOVA, conosciuta da secoli». (L’uomo alla ricerca di Dio, W.T. — 1990, p. 225).
     Anche in questo brano il Corpo Direttivo ammette che il nome Dio, espresso da Tetragramma YHWH, è «Yahweh», ma si contraddice perché, dopo aver dichiarato in primo tempo di aver preferito la forma errata «Jehovah» perché il popolo l’ha famigliare fin dal secolo XIV, a quarant’anni di distanza ribadisce il termine «Jehovah» perché sarebbe la forma latinizzata di «Yahweh».
     Ma anche sulla forma latinizzata i TdG smentiscono sé stessi, come leggiamo su Il nome divino che durerà per sempre, W.T. — 1984, a p.18, dove, a proposito della forma «Iehova», si dice: «Il nome apparve per la prima volta in una Bibbia inglese del 1530, quando William Tyndale pubblicò una traduzione dei primi cinque libri della Bibbia…e in una nota di questa edizione scrisse: «Iehovah è il nome di Dio»…».
 
     Nello stesso opuscolo, nelle pp. 1718, si afferma che, a partire dal XIII secolo, apparvero su alcune pubblicazioni in lingua latina dei tentativi di trascrizione del nome di Dio, come: Yohoua, Iohouah, Ihouah, Iehoua. Sempre nel medesimo opuscolo a p. 8 si dice, a proposito dei termini “Jahveh» e “Yahweh», che «si tratta di forme suggerite da studiosi moderni…».
      Quindi la parola Jehovah è evidentemente una forma erronea ricavata da W. Tyndale dai primi vaghi abbozzi di trascrizione, e non, come documentato dagli stessi TdG, la forma latinizzata di Yahweh, visto che quest’ultima forma è stata realizzata da studiosi moderni.
     Rileviamo infine che, contrariamente a quanto sostenuto dal Corpo Direttivo nel brano citato al punto 1, la parola «Jehovah» (o Geova) non entrò nell’uso corrente nel 1300, bensì dopo il 1530, come il medesimo Corpo Direttivo ha voluto farci sapere.

4. A proposito della «stele Moabita» il Corpo Direttivo dichiara: «Pertanto la stele conferma l’accuratezza della narrazione biblica. La cosa più notevole, comunque, è che nella 19° riga di questo documento, Mesa fa uso del Tetragramma, YHWH, il nome dell’Iddio di Israele. lì Mesa si vanta: «Portai via di là (da Nebo) i (vasi) di Yahweh, e li trascinai davanti a Chemos». Questo è probabilmente il più antico documento extrabiblico che usa il nome divino. (La Torre di Guardia del 15/4/1990, p. 31).
     In  questo brano il Corpo Direttivo ribadisce che «Yahweh» è il vero nome divino e, in apertura del capitolo, informa che la «stele Moabita» ha circa 3.000 anni.

Altre contraddizioni 
 
Su Ragioniamo facendo uso delle Scritture, W.T. — 1985, a p.155, leggiamo:
     «Geova è la versione italiana del Tetragramma ebraico JHVH che significa «Egli fa divenire».
Notiamo innanzitutto una palese incongruenza del Corpo Direttivo il quale, nella pubblicazione sopra menzionata afferma che «Geova» deriva da «Jehovah» forma latinizzata di «Yahveh», mentre nel brano sopra citato dichiara che «Geova» è la versione italiana del Tetragramma.
     Ma anche su questo punto il Corpo Direttivo è in errore perché, come riconoscono loro stessi a p. 1633 della loro Bibbia, versione significa traduzione. Ora, è ovvio che il Tetragramma ebraico «YHWH» (o JHVH) non si può tradurre in «Geova» perché mai nella lingua italiana «Geova» ha avuto il significato di «Egli fa divenire».
     Il Tetragramma, tra l’altro, non può essere tradotto, bensì trascritto nella parola «Jahveh» (o Yahweh) che è la più corretta, come dichiarato dagli stessi TdG.

La parola «Yahweh» a sua volta si può tradurre nelle varie lingue; nella lingua italiana si traduce in «Egli è».  La versione «Egli fa divenire» è alquanto imprecisa a detta non solo dei biblisti ma dagli stessi TdG che nel libro L’uomo alla ricerca di Dio, 1990, p.225 affermano: «Il nome YHWH (tradizionalmente letto Adonai, «Il Signore») si collega qui alla radice hayah, essere».
  Il verbo essere, pertanto, induce a tradurre: «Egli è».

 
L’uso del nome di Dio
  I TdG sostengono decisamente l’assoluta necessità di riportare il nome di Dio nella S. Scrittura ogni qualvolta nel testo originale sia presente il Tetragramma «JHVH», trascrivendolo in «Jehovah» o, almeno, in «Jahveh».
    Ma ci sono fatti inequivocabili comprovanti tale necessità non fu ravvisato da Gesù, dagli Apostoli, dagli Evangelisti e dalla Chiesa primitiva:
1. È fuori dubbio che Gesù, gli Apostoli, gli Evangelisti e tutti i discepoli usarono abitualmente La traduzione in lingua greca dell’antico testamento, realizzata dai «Settanta» savi del III-II secolo a.C. riportiamo due motivazioni assai probanti:
     a) Nel Nuovo Testamento sono presenti 350 citazioni dell’Antico Testamento. Ebbene, circa 300 di queste citazioni sono state riprese dalla traduzione dei Settanta. Ne consegue che, se gli Evangelisti citarono abbondantemente questa traduzione, essa era evidentemente ben accetta e di uso corrente nella Chiesa primitiva (inclusi Gesù Cristo e gli Apostoli).
     b) la validità della produzione dei Settanta e provata anche dalla presenza in tutte le bibbie cristiane del mondo (compresa quella dei TdG) dei nomi assegnati dai Settanta saggi ai primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
     Ora, nella traduzione lingua greca dei Settanta non compare mai il nome divino per esteso «Jahveh » (né tanto meno «Jehovah») bensì, numerosissime volte «Kyrios» (Signore) e diverse volte il Tetragramma «JHVH».
2. Nel Nuovo Testamento gli Evangelisti usavano le parole greche: «Kyrios» (rifacendosi alla traduzione dei Settanta), «Theòs» (Dio) e «Abbà» (Padre). In alcuni manoscritti compare raramente il Tetragramma, mentre non si riscontra ma il nome per esteso «Jahveh» e, men che mai, «Jehovah».
     Ciò è confermato dal Corpo Direttivo, ma con una scusante che il medesimo Corpo Direttivo provvede a smentire numerose pubblicazioni. Ecco cosa si legge su Il nome divino che durerà per sempre, op. citata, pp. 2324:
     «… Nessun antico manoscritto greco oggi in nostro possesso dei libri da Matteo a Rivelazione contiene il nome di Dio per esteso… Per comprenderlo occorre ricordare che i manoscritti delle Scritture Greche Cristiane che oggi possediamo non sono gli originali. I libri scritti di loro pugno da Matteo, Luca, e dagli altri scrittori biblici, essendo molto usati, si logorarono rapidamente. Ne furono quindi fatte copie, che a loro volta si logorarono e furono ricopiate.…Oggi esistono migliaia di copie delle Scritture Greche Cristiane, ma la maggioranza fu fatta a partire dal IV secolo dell’era volgare in poi. Ci si può dunque chiedere: Accadde qualcosa al testo delle Scritture Greche Cristiane prima del IV secolo, qualcosa che determinò l’omissione del nome di Dio? I fatti indicano di sì».
     Al contrario: i fatti indicano di no! Ciò viene efficacemente dimostrato dallo stesso Corpo Direttivo in numerose pubblicazioni. In esse si afferma che il testo originale del Nuovo Testamento ci è pervenuto essenzialmente come fu scritto, senza errori e omissioni.
     Riportiamo una succinta rassegna di questi brani:
«…scoperte di più antichi manoscritti biblici nei pochi decenni passati riportano il testo greco all’anno 150 (E.V.), solo a cinquant’anni dalla morte dell’apostolo Giovanni.…Queste evidenze dei manoscritti provvedono la forte assicurazione che ora abbiamo un fidato testo greco in forma raffinata».
     Quanto letto sopra ed insieme ad altre espressioni altamente laudative sull’assoluta fedeltà degli antichi manoscritti del Nuovo Testamento si leggono su Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile, W.T. — 1971, p.315.

«…Confrontando attentamente  queste molte copie antichissime si possono trovare e correggere anche i pochi errori fatti dai copisti. Ci sono inoltre migliaia di copie molto antiche delle Scritture Greche, alcune delle quali risalgono quasi al tempo di Gesù e degli apostoli…Perciò chiunque dica che oggi la Bibbia non contiene le stesse informazioni che conteneva in origine semplicemente non conosce i fatti. Geova Dio ha fatto in modo che la sua Parola fosse protetta non solo dagli errori dei copisti, ma anche dai tentativi di altri di farvi aggiunte. La Bibbia stessa contiene la promessa di Dio che la sua Parola sarebbe stata mantenuta pura perché potessimo usarla oggi.» (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, W.T. 1982, p.53).

Su Ragioniamo facendo uso delle Scritture, W.T. — 1985, p.59, il Corpo Direttivo, citando Frederic Kenyon, dice:
     «né nell’Antico né nel Nuovo Testamento si notano varianti notevoli o fondamentali. Non ci sono omissioni importanti né aggiunte di brani, e neanche variazioni che influiscano su fatti o dottrine essenziali…Ma la cosa veramente importante è la conferma, mediante prove più antiche di quelle sinora disponibili, dell’integrità dei testi a nostra disposizione».

Ecco che le dichiarazioni del Corpo Direttivo appena citate, tra cui quella sui manoscritti più antichi risalenti «quasi al tempo di Gesù e degli Apostoli», rendono del tutto inconsistente la loro stessa teoria dei «manoscritti logorati». Tra l’altro se questa teoria fosse realistica non si salverebbe neppure l’Antico Testamento. Come spesso accade analizzando dettagliatamente i loro scritti si ripropone la regola: «I testimoni di Geova smentiscono i Testimoni di Geova».
Per riassumere: nella letteratura della Società Torre di Guardia è dimostrato:
     a) «Nessun antico manoscritto greco oggi in nostro possesso dai libri di Matteo a Rivelazione contiene il nome di Dio per esteso».
     b) Gli antichi manoscritti sono giunti fino a noi intergri, senza omissioni né errori e :«Chiunque dica che oggi la Bibbia non contiene le stesse informazioni che conteneva in origine semplicemente non conosce i fatti».
     Queste premesse conducono a due inequivocabili conclusioni:
     1) I manoscritti originali del Nuovo Testamento non contenevano il nome di Dio per esteso, bensì i termini: Theòs (Dio), Kyrios (Signore), Abbà (Padre). In alcuni manoscritti compare a volte il Tetragramma. Pertanto la santità e la divina ispirazione degli Evangelisti, che omisero il nome di Dio per esteso, qualifica quale abuso inescusabile l’inserimento del termine Geova effettuato nel Nuovo Testamento dal Comitato di traduzione dei TdG, per ben 237 volte.

     2) Come già documentato, Gesù, gli Apostoli, e la chiesa primitiva usarono abitualmente e convalidarono la traduzione dei Settanta in lingua greca, che non riportava mai il nome di Dio per esteso, bensì la parola greca Kyrios (Signore).
      In alcuni manoscritti compare il Tetragramma ebraico JHVH (che, per rispetto al nome di Dio, veniva letto la parola «Adonai», Signore).
Gli Evangelisti confermano questa prassi non inserendo il nome di Dio per esteso nel Nuovo Testamento.
     Quindi non È LECITO considerare l’uso del nome divino Jehovah (tra l’altro grammaticalmente errato) come assolutamente indispensabile per acquistare la vita eterna, se Gesù, gli Apostoli e gli Evangelisti praticarono ed insegnarono il contrario.

 
     Chiudiamo con un ultima considerazione: i TdG citano a sostegno della loro tesi le parole di Gesù:«Ho fatto conoscere il tuo nome», ed anche: «Sia santificato il tuo nome». Ebbene, è noto che il nome di Dio era già conosciuto da molti secoli prima di Cristo; inoltre, se ci fu un nome del tutto nuovo che Gesù ci ha fatto conoscere per la prima volta questo è «Padre», ed è un nome che ispira tanta tenerezza e tanta confidenza nei riguardi di Dio. Giovanni Evangelista, a sua volta, ci ha insegnato che «Dio è Amore». Pertanto, se noi chiamiamo Dio con il nome di «Padre», egli non disprezzerà il nome che Gesù ci ha insegnato. Parimenti, se noi lo chiamiamo «Amore», egli ci ascolterà perché realmente «Dio è Amore».

Non è meglio usare la forma che più si avvicina all’originale?

Nelle pp. 89 del Il nome divino.…(op. citata) i TdG dicono che secondo alcuni studiosi probabilmente gli israeliti pronunciavano il nome di Dio: Yahweh.
Nelle pp. 910 così argomentano:
     «…non sarebbe meglio usare la forma che potrebbe avvicinarsi di più alla pronuncia originale? Non necessariamente, perché questo non è ciò che di solito si fa con i nomi biblici. Come esempio principale prendiamo il nome di Gesù. Sapreste dire come lo chiamavano nel parlare quotidiano i suoi famigliari e amici mentre cresceva a Nazareth? In effetti nessun uomo lo sa con certezza, anche se forse lo chiamavano Yeshua ( o forse Yehoshua)…gli scrittori ispirati non cercarono di preservare quell’originale pronuncia ebraica. Resero quel nome in greco Iesoùs. Oggi viene reso in modo diverso secondo la lingua dei lettori.…i lettori spagnoli dicono Jesus (si pronuncia Hesus). Gli inglesi dicono Jesus (Gisus). Anche i tedeschi scrivono Jesus (ma lo pronunciano Ièsus)».
     
Tanto per cominciare gli studiosi che propendo per la forma «Jahveh» o «Yahweh» sono, non «alcuni» ma la stragrande maggioranza, compresi gli stessi TdG come documentato sopra.
     Notiamo quindi come il Corpo Direttivo vanifica, come al solito, le sue stesse tesi. Ecco due validi argomenti:

     1) Non occorre essere un biblista per comprendere che «ciò che di solito si fa con i nomi biblici» è «di usare la forma che potrebbe avvicinarsi di più alla pronuncia originale», non il contrario come affermano i TdG. Se così non fosse ogni traduzione della Bibbia sarebbe un accozzaglia di nomi storpiati. La dimostrazione ce la danno sempre gli stessi TdG con il loro tenace attaccamento alla doppia «a» di Abraamo e di Aaronne (che tuttavia non sarebbe un delitto pronunciare più semplicemente Abramo e Aronne).
     Ma, a parte questi due nomi ( e qualcun’altro)m dobbiamo forse pensare che la maggior parte dei nomi biblici siano stati trascritti nella Traduzione del Nuovo Mondo non secondo la forma che più si avvicina all’originale? È lecito pensare che il nome di Dio meriti per lo meno lo stesso trattamento riservato ai nomi di Abraamo e Aaronne.

 
     2) Il nome di Gesù, lungi dal suffragare la tesi geovista, la smentisce recisamente.
      I TdG affermano che oggi nessuno conosce l’esatta pronuncia del nome di Gesù e che forse egli veniva chiamato «Yeshua» (o forse «Yehoshua). E qui i TdG inciampano alquanto perché, dopo aver detto che forse Gesù veniva chiamato in tal modo, affermano con convinzione che gli Evangelisti non resero il nome greco «Jesoùs» conforme alla parola «Jeshua». Come fanno ad esserne sicuri se non è certo che Gesù venisse chiamato «Jeshua»? 
      Ma una cosa è certa, gli Evangelisti conoscevano fin troppo bene l’esatta pronuncia del nome di Gesù e non avevano alcun interesse a tramandare alla posterità un nome errato di nostro Signore Gesù Cristo. Se consideriamo come attendibile il nome ebraico «Jeshua» e lo confrontiamo con quello greco «Jesoùs»; risulta evidente che sono state conservate le quattro lettere fondamentali  I-e-s-u, che consentono una lettura assai vicina all’originale. Il latino «Jesus», lo spagnolo «Jesùs», l’inglese «Jesus» e il tedesco «Jesus» hanno origine dalla medesima radice e conservano queste quattro lettere senza che la pronuncia, quale essa sia, possa vanificare la forma scritta che ci riporta direttamente alla parola greca, e quindi, al termine ebraico che gli Evangelisti ci hanno tramandato, tenendo presente che non si tratta di un tetragramma ma di una parola contenente le due vocali essenziali.
    Quanto sopra vale anche per l’italiano «Gesù» (derivato dal latino «Jesus»), la cui «G» equivale alla «J» (come la «G» di Geova si rifà alla «J» di «Jehovah»).

Per concludere: è ovvio che gli Evangelisti non poterono predicare gli insegnamenti di Gesù Cristo pronunciando esattamente il suo nome ma trascrivendolo contemporaneamente in maniera sostanzialmente diversa nei loro Vangeli.

La pronuncia più corretta del nome di Dio non è importante?

Come qui sotto documentato il Corpo Direttivo non ritiene importante la pronuncia originale del nome di Dio:
     «È quindi evidente che la pronuncia originale del nome di Dio non è più conosciuta. E in effetti non è importante…». (Il nome divino che durerà per sempre, p. 7).
Ebbene, se l’esatta pronuncia non è più conosciuta, il rispetto dovuto a Dio impone che gli si attribuisca il  termine più simile al suo vero nome. Bisogna tenere presente poi che nell’Antico Testamento (come accade ancor  oggi in molti paesi del mondo) il nome non era una parola senza senso per indicare e per chiamare una persona, ma aveva un significato ben preciso. Per fare degli esempi: Isaia vuol dire «Jahveh salva»; Elia significa: «Dio è Jahveh».
     La parola «Jahveh» (inglese Yahweh) che è la pronuncia più corretta del nome di Dio, come riconosciuto esplicitamente anche dagli stessi TdG, significa «Egli è», oppure «Colui che è», o «Io sono».
Jehovah (o «Geova»), al contrario, non ha alcun significato né in ebraico né in nessun altra lingua. Nessun israelita (nemmeno Gesù Cristo) l’ha mai pronunciata. Solo a partire dal XIII secolo apparvero dei vaghi abbozzi dai quali W. Tyndale trasse la forma errata Iehovah. Questo nome errato di Dio fu largamente usato da certa cristianità fino al 1930, dopo di che tutti gli studiosi del mondo rimossero l’errore sostituendolo con la forma più corretta «Jahveh».
     Ciò fu necessario perché una tradizione di quattro secoli di uso di un nome inventato nel 1530 non autorizzava a perpetuare l’errore a scapito del termine più corretto, che, oltretutto, può vantare una tradizione di millenni iniziata in epoca remotissima.
     Invitiamo i TdG ad esibire non testi di consultazione anteriori al 1930 e nemmeno dizionari della lingua italiana più o meno sorpassati, bensì dizionari biblici e testi specializzati aggiornati che giustifichino l’impiego del termine Jehovah (o Geova) ancora ai giorni nostri. Non ce ne sono, e la prova ce la fornisce lo stesso Corpo Direttivo che ha esplicitamente riconosciuto che la pronuncia più corretta è Yahweh.
     Stando così le cose, non sarebbe più logico e rispondente alla verità sei i TdG assumessero la denominazione «Testimoni di Yahweh»?

Pubblicato in Testimoni di geova
Lunedì, 03 Novembre 2014 00:00

Geova non è il nome di Dio.

Geova non è il nome di Dio.


Ecco cosa ci dice il prof. Valla, linguista e traduttore dei testi biblici.

 

Pubblicato in Testimoni di geova
   

Mons. Luigi Negri


   

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