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Mercoledì, 03 Febbraio 2016 00:00

Lo Spirito Santo per i testimoni di Geova

Concludiamo con questo articolo la conoscenza della dottrina geovista riguardo le tre persone divine della Trinità: Dio-Padre (ecco l’articolo), Dio-Figlio (ecco l’articolo) e qui affronteremo Dio-Spirito Santo.

Una delle prime cose che un TdG apprende è che non esistono misteri. Tutto dev’essere ragionevole, cioè a misura della mente umana. Anche Dio! La prima vittima della ragionevolezza geovista è la Trinità che, pur essendo un mistero, è sostenibile solo con un Dio puramente spirituale. Ma se Dio ha un corpo, come credono i TdG, il concetto cristiano di Trinità diventa insostenibile, La negazione del dogma trinitario comporta la negazione della divinità di Cristo e la negazione dello Spirito Santo al quale è sottratto il suo status di persona.
     Secondo il geovismo, lo Spirito Santo (che i TdG scrivono sempre con la lettera minuscola) non è una persona ma una cosa, e cioè «la forza attiva di Dio», un’impersonale forza energetica, proveniente da Dio:

«una forza controllata che Geova Dio usa per compiere una varietà di propositi. In un certo senso, esso può essere paragonato all’elettricità, una forza che può essere adattata a eseguire una grande varietà di operazioni.» (Dovreste cedere nella Trinità?, 1989. pag. 20)

Quindi, lo Spirito sarebbe una forza o una energia in grado di operare nell’uomo e nella creazione, non per iniziativa personale, ma sotto il comando di Dio Padre. Così, quando lo Spirito parla attraverso le persone, lo fa «come le onde radio, che trasmettono messaggi da una persona a un’altra distante» (Ivi pg.22)


Per sostenere questa dottrina, il geovismo usa il solito metodo: sceglie alcuni testi dell’Antico Testamento con i quali annulla i testi «scomodi» del Nuovo Testamento che, spesso, vengono anche manipolati.


NELLANTICO TESTAMENTO

SPIRITO (in ebraico RUAH). Può significare: vento (Es 14,21); respiro (Is 42,5); ira, animosità (Gdc 8,3); forza divina comunicata a un uomo (Gdc 3,10; Sal 51,13); la presenza di Dio (Sal 139,7). Il geovismo è «fermo» a questi significati.


NEL NUOVO TESTAMENTO

SPIRITO (in greco PNÈUMA). Nel NT la parola pnèuma, che letteralmente significa soffio, respiro, è utilizzata circa 300 volte con vari significati. La maggior parte delle volte, il termine pnèuma è utilizzato per indicare lo Spirito Santo. Per la teologia cristiana, lo Spirito Santo è una persona. Il geovismo gioca su un equivoco legato al termine persona, così come è inteso nel linguaggio comune (antropologico) e come è inteso nel linguaggio teologico. «Nel linguaggio antropologico, per persona si intende un essere in forma umana. Nel linguaggio teologico si intende un soggetto puramente spirituale, dotato di individualità, intelligenza e volontà. La dottrina cristiana attribuisce «personalità» allo Spirito Santo, non in senso antropologico ma in senso teologico. I vertici della Società Torre di Guardia conoscono bene il significato teologico di persona, ciononostante ne fanno un utilizzo strumentale e propagandistico ai fini del proselitismo, che trova terreno fertile negli affiliati, spesso privi di qualsivoglia forma di istruzione superiore».
     Quando è riferito allo Spirito Santo, pnèuma ha due significati: la persona Spirito Santo, oppure i doni o le manifestazioni della persona Spirito Santo.
Le due realtà (la persona e i doni o manifestazioni) sono dipendenti tra loro come causa ed effetto. Questa distinzione la troviamo per esempio in Atti 1,8 che, tradotto alla lettera, suona così:
«Riceverete forza del Santo Spirito veniente su voi».
La traduzione geovista («Riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi») non è accettabile, perché altera il senso del testo.
     In questo testo, lo Spirito Santo non è la forza o, come direbbero i TdG, la forza attiva, ma è il soggetto della forza, cioè colui che dà la forza o da cui viene la forza.
La versione CEI traduce: «Riceverete la forza dallo Spirito Santo».

Lo Spirito Santo è la persona; la forza è il suo dono.
1Corinzi 12,46: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti».

In questo testo, vengono nominate le tre persone divine (lo Spirito Santo; il Signore cioè Cristo e Dio Padre), ciascuna con le proprie attribuzioni. Allo Spirito Santo sono attribuiti i carismi o doni, perché egli stesso è il dono inviato da Cristo e dal Padre (cfr. Gv 14,26; 16,7); al Signore Gesù sono attribuiti i ministeri o servizi, perché Gesù è stato mandato per servire (cfr. Mc 10,45); a Dio Padre sono attribuite le attività o operazioni, perché il Padre è fonte di ogni essere e di ogni attività.
     Nei versetti seguenti (711), vengono enumerati i carismi cioè i doni dello Spirito Santo, fra i quali il potere dei miracoli (in greco: energhèmata dynàmeon = opere compiute con potenza, con forza).
     I miracoli sono opera della forza dello Spirito Santo. La forza che scaturisce dallo Spirito non si identifica con lo Spirito. Lo Spirito Santo è il donatore, la forza è il suo dono, così come il Signore Gesù è il donatore e i ministeri sono il suo dono e come il Padre è il donatore e le attività sono il suo dono. Nessuna delle tre Persone si identifica con i propri doni. 

IL PARÀCLITO

Tra i titoli che la Scrittura attribuisce allo Spirito Santo c’è quello di Paràkletos, parola greca che può significare Consolatore, Avvocato, Consigliere. Anche Gesù è chiamato Paràkletos: «Se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» ( 1Gv 2,1). Quindi Gesù è un Paràclito. E quando Gesù parla dello Spirito Santo ai discepoli dice: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito (Paràkletos) perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere» (Gv 14,1617).
     Dunque come è una persona il primo Paràclito (Gesù), mandato dal Padre, lo è anche l’altro Paràclito, cioè lo Spirito Santo, mandato nel nome del Figlio: «Il Paràclito… che il Padre manderà nel mio nome» (Gv 14,26). 


COMPIE AZIONI PERSONALI
Lo Spirito Santo è presentato sempre come un soggetto in possesso di una volontà attiva, che compie azioni personali:
insegna, ricorda, guida, rende testimonianza, parla, annuncia Gv 15,2627; 16,13; At 13,2;15,28). Sono attività di una persona e non di un’energia. I TdG sostengono che sono modi di dire simbolici.
     Leggiamo Giovanni 16,1314: «Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
     La funzione del Paràclito di guidare alla verità tutta intera, dipende dal fatto che egli parla di ciò che ha udito da Gesù; riceve da Gesù ciò che annuncerà ai discepoli. Come può la forza attiva di Dio prendere da Gesù e annunciare? Gesù stesso lo spiega così: «Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che (lo Spirito Santo) prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,15).

IL PECCATO PIÙ GRAVE
Il peccato contro lo Spirito Santo è il più grave:
«Qualunque peccato e bestemnzia verrà perdonata agli uomini, ma la bestenzmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uonzo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo nzondo né in quello futuro» (Mt 12,3132).
     Se lo Spirito Santo è una cosa, non si capisce perché il semplice parlar male di una misteriosa e impersonale forza attiva, emanata per trasudazione divina da Dio, possa essere così enormemente più grave della bestemmia contro Cristo che è una persona inviata da Dio.

TRUCCHI E SCORRETTEZZE

Abbiamo esaminato alcuni testi cristologici manipolati dai «traduttori» geovisti. Porto qualche esempio di manipolazione di testi sullo Spirito Santo.

Prima Timoteo 4,1 

TNM  CEI
L’Espressione ispirata dice esplicitamente che in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate. Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori.

Questo testo contrappone lo Spirito di verità (cfr. Gv 16,13) agli spiriti ingannatori.

Ecco il testo greco traslitterato:

Tò pnèuma retòs lègei… prosèchontes
Lo Spirito espressamente dice… dando ascolto
pnèumasin plànois.
a spiriti ingannatori.

Il soggetto parlante è lo Spirito. I «traduttori» geovisti hanno inserito nel testo la loro interpretazione (l’espressione ispirata) e il testo lo hanno messo nella nota in fondo pagina, in cui scrivono: «o, lo spirito». Come dire: lo spirito o l» espressione ispirata sono la stessa cosa. Il messaggio e il messaggero sarebbero la stessa cosa.

Seconda Corinzi 13,1314

TNM  CEI 
L’immeritata benignità del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la partecipazione nello spirito santo siano con tutti voi. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.


Ecco il testo greco traslitterato e la traduzione alla lettera:

He chàris tou Kyrìou lèsou Christou
La grazia del Signore Gesù Cristo
kài he agàpe tou Theou
e l’amore di Dio
kài he koinonìa tou hagìou pnèumatos
e la comunione del Santo Spirito.

La TNM traduce il termine charis (grazia) con l’espressione immeritata benignità e la comunione dello Spirito Santo diventa partecipazione nello spirito santo.
Nel testo greco ci sono tre complementi di specificazione, introdotti dall’articolo al genitivo del Signore Gesù… di Dio… del Santo Spirito.
     I TdG traducono correttamente i primi due. Nell’ultimo, invece, sostituiscono dello con nello, per mettere lo Spirito su un piano diverso dal Padre e dal Figlio; una violazione della grammatica per rompere la concatenazione con le altre due persone divine, espressa dall’articolo dello.

LA FORMULA BATTESIMALE
La personalità dello Spirito Santo risulta evidente anche nella formula battesimale: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19).
    Qui si ha una concatenazione strettissima di tre elementi, legati dalla congiunzione e. Se i primi due elementi di questa concatenazione sono persone (Padre-Figlio), non si capisce per quale motivo il terzo elemento (Spirito Santo) non debba essere una persona. Se lo Spirito fosse solo la forza del Padre e sostituissimo questa espressione a Spirito Santo avremmo:
«…battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e della forza del Padre». È un’assurdità, oltre che un’inutile ripetizione, perché la forza del Padre è già espressa nella parola Padre.
     Nella cultura ebraica, il nome spesso è sinonimo di autorità. Quando Gesù dice: «Le opere che io compio nel nome del Padre mio» (Gv 10,25) intende dire: «Le opere che io compio con l’autorità del Padre mio». Quindi battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo significa battezzare con l’autorità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Se è Dio soltanto il Padre, che senso avrebbe unire l’autorità di Dio a quella di un angelo (il Figlio) e di una cosa (lo Spirito Santo), quasi che l’autorità del Padre non sia sufficiente? Inoltre, una cosa può avere autorità?
     La formula battesimale è comprensibile solo se lo Spirito Santo è una persona come le altre due e tutte e tre sono di uguale natura. O in Dio ci sono tre persone o il precetto di Cristo di battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo risulta incomprensibile.

Giovanni 14,26

TNM     CEI
«Ma il  soccoritore, lo spirito santo, che il Padre manderà nel mio nome, quello (ekèinos) vi insegnerà ogni cosa…» «Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui (ekèinos) vi insegnerà ogni cosa…»


Mentre tutte le Bibbie traducono il pronome ekèinos con lui, egli, la TNM lo traduce quello.
Dal punto di vista grammaticale la traduzione è corretta.
Nella lingua italiana, «quello» si può dire tanto di una persona come di una cosa. Invece «egli, lui» si usano solo per le persone. Poiché il geovismo sostiene che lo Spirito Santo è una cosa, un’energia, traduce ekèinos con quello, inteso come cosa. Allora egli, lui o quello? La grammatica ci dà un’indicazione.

     Ekèinos, pur essendo un pronome riferito a pnèuma (Spirito) che è di genere neutro, è utilizzato al maschile invece che al neutro, come sarebbe logico aspettarsi. Lo stesso «errore» grammaticale lo riscontriamo in altri due brani di struttura identica (Gv 15,26 e 16,1214). «Non è possibile spiegare questo apparente errore grammaticale da parte di Giovanni, ripetuto per ben tre volte (a sottolineare che è voluto), se non si intende la volontà dell’autore di conferire dei caratteri personali allo Spirito».
     I TdG sostengono che ekèinos è maschile perché è riferito a Paràkletos che è di genere maschile. Ma questo argomento è smentito da Giovanni 16,13


«Quando verrà lui, lo Spirito della verità, egli (ekèinos) vi guiderà alla verità tutta intera».

In questo testo, la parola paràkletos è assente e mancano altri soggetti di genere maschile. Questo dimostra che il maschile ekèinos non è concordato con il maschile paràkletos, ma con il neutro pnèuma. Insomma, un errore grammaticale voluto, per sottolineare la personalità dello Spirito Santo, cosa pacificamente riconosciuta dalla critica contemporanea: «Un problema ulteriore è quello di precisare se con la parola Paràclito Giovanni intenda una potenza misteriosa oppure una persona. Se un tale problema solleva notevoli riserve per la voce spirito, almeno in alcuni scritti di Paolo e degli Atti, non c’è invece alcun dubbio che in Giovanni il termine Paràclito significhi la persona divina dello Spirito Santo». (Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, EDB, Bologna 1986).

OBIEZIONI GEOVISTE
Le obiezioni principali sono due:
1. I TdG sostengono che «Giovanni il battezzatore disse che Gesù avrebbe battezzato con spirito santo come Giovanni battezzava con acqua. Perciò come l’acqua non è una persona, così lo spirito santo non è una persona». (Potete vivere…, pag. 40)
Rispondiamo che non è vero che il Vangelo dice che Gesù battezzerà con Spirito Santo come Giovanni battezzava con acqua.
Il Vangelo non dice come; dice ma, invece: «lo vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo» (Mc 1,8; di: Lc 3,16).
«Giovanni battezzò con acqua, voi invece… sarete battezzati in Spirito Santo» (At 1,5; 11,16).

2. La Bibbia dice che i discepoli di Gesù furono colmati di Spirito Santo.
«Se lo Spirito Santo è una persona — dicono i TdG — come potevano i discepoli essere pieni di una persona?».
     Questa obiezione deriva dall’incapacità del geovismo di distinguere i doni dello Spirito Santo dalla persona Spirito Santo. Essere colmati di Spirito Santo significa essere pieni della forza, dei doni che la sua presenza ci elargisce. Dio, poi, può dimorare in tutti coloro che osservano il Vangelo:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).

Il Padre e il Figlio, che sono persone, possono dimorare in chi ama Cristo. Così pure lo Spirito Santo, che opera sempre insieme al Padre e al Figlio: «Lo Spirito della verità… rimane presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,17).

Pubblicato in Testimoni di geova
   

Mons. Luigi Negri


   

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