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Lunedì, 01 Febbraio 2016 00:00

Il Gesù dei Testimoni di Geova

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GESÙ CRISTO
Nell’articolo precedente abbiamo appreso che il geovismo concepisce Dio come un «corpo spirituale» che abita in un luogo preciso del cielo. La prima conseguenza di questa concezione di Dio è la negazione del dogma trinitario. Se Dio ha un corpo, il concetto di Trinità diventa insostenibile. Quindi il geovismo non può accettare la divinità di Cristo, perché questo porterebbe alla Trinità. Perciò i TdG negano decisamente la divinità di Cristo. Questo li differenzia non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi, dagli Anglicani e dalla maggior parte dei Protestanti.

IL GESÙ DEL GEOVISMO
La cristologia geovista ripropone l’eresia ariana. Cristo non è Dio. Egli è «un dio», cioè un essere divino creato da Dio e precisamente l’arcangelo Michele.
     La prima creatura di Dio ha tre nomi: Michele, Parola di Dio, Gesù Cristo. Michele è il nome ufficiale che possedeva prima di venire sulla terra; Parola di Dio indica il compito che Michele aveva, cioè «portavoce di Dio» ai vari abitanti del cielo; Gesù Cristo è il nome che Michele ebbe sulla terra nei suoi 33 anni di vita di uomo. È «Figlio di Dio» perché creato a somiglianza di Dio, cioè di natura spirituale come Dio. È il Primogenito di Dio perché è il primo a essere stato creato da Dio. È l’Unigenito di Dio perché è l’unico ad essere creato direttamente da Dio. Il geovismo non fa distinzione tra unigenito e primogenito. A entrambi i termini dà il significato di «primo essere creato, prima creatura». Tutte le altre cose sono state create indirettamente cioè per mezzo di lui. 

    Il punto base è l’equivalenza che il geovismo fa  tra «creare» e «generare». Se Dio ha un corpo, sia pure spirituale, per generare avrebbe bisogno di una persona di sesso femminile. Ma prima di generare il Figlio, Geova era solo, non c’era nessuna femmina con lui. Perciò, generare riferito a Dio significa creare. In un libretto i TdG scrivono:

«C’era qualche persona di sesso femminile in cielo, da cui Geova generasse il suo Unigenito Figlio»?… L’Unigenito Figlio fu l’originale e prima creatura diretta di Dio, senza alcun intermediario di moglie o persona di sesso femminile. Inoltre, perché generò, non dobbiamo pensare che Dio abbia un seno come una persona di sesso femminile. Dio non è femmina». (
Cose nelle quali è impossibile che Dio menta, Brooklyn 1965, pagg.123127)

Quindi il geovismo annulla le verità fondamentali della fede cristiana. 

Nega l’incarnazione
Gesù non è l’incarnazione del Figlio di Dio in un corpo umano. È l’energia vitale, la forza vitale di Michele che viene trasferita a una cellula uovo nel ventre di Maria, fecondandola.

«Gesù fu non parte spirito e parte uomo… non fu nessuna incarnazione di una persona celeste; nessuna incarnazione della Parola di Dio».(Vita eterna nella libertà dei figli di Dio, New York 1967, pag. 75).

 

Nega la risurrezione corporale di Cristo
Il rifiuto della dottrina dell’incarnazione comporta la negazione della risurrezione corporale di Cristo. Il corpo di Gesù sarebbe stato fatto sparire da Dio dopo la sua sepoltura. Il corpo del Risorto non era il corpo di Gesù, ma «una materializzazione momentanea che rassomigliava al corpo di Cristo». In cielo, dicono i TdG, non possono esserci cose materiali ma solo persone con corpi spirituali. Quindi dato che Cristo non poteva andare in cielo col corpo e non era più sulla terra, bisogna concludere che venne fatto sparire da Geova.
     Dopo quaranta giorni dalla «risurrezione», sale al cielo spiritualmente, cioè con un corpo spirituale e, appena arrivato, paga a Geova il riscatto. La negazione della risurrezione e ascensione corporali viene motivata sulla base di una frase della Prima Lettera ai Corinzi: «Carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che si corrompe può ereditare l’incorruttibilità» (1Cor 15,50). Ma, come è abitudine dei TdG, la frase suddetta è isolata dal contesto. Qualche riga più sotto, Paolo dice: «È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità» (15,53). Quindi è questo nostro corpo mortale a risorgere, ma sarà un corpo glorioso, cioè non più soggetto alle leggi della materia, perché sarà trasformato da Dio che gli conferirà incorruttibilità e immortalità. Cristo
 non è neppure il Redentore; è solo il nuovo Adamo.


Il Gesù della Bibbia
I TdG affermano che, per contrastare Satana, angelo ribelle, occorreva un angelo fedele, cioè Michele-Gesù. Ma la Bibbia dice proprio il contrario. La Lettera agli Ebrei afferma la superiorità di Gesù sugli angeli, i quali devono adorarlo.

 

TNM CEI
Edizione del 1967 
Ma quando introduce di nuovo
il suo Primogenito nella terra 
abitata dice: «E tutti gli angeli di
Dio lo adorino».
Quando invece introduce il 
primogenito nel mondo,
dice: «Lo adorino tutti gli angeli
di Dio».
Edizione del 1987
Ma quando introduce di nuovo
il suo Primogenito nella terra
abitata dice: «E tutti gli angeli
di Dio gli rendano omaggio».
 


Ecco il testo greco traslitterato dell’ultima proposizione.

Kai proskynesàtosan autò pàntes angheloi Theou.
E adorino lui tutti (gli) angeli di Dio.

Proskynesàtosan è un tempo del verbo proskynèo di cui abbiamo trattato (vedi articolo).
La frase: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio» è la citazione di un’aggiunta della versione greca dei Settanta a Deuteronomio 32,43 e, nell’originale, è riferita a Jahvè stesso. S’intende, perciò, «adorare».
L’autore della Lettera agli Ebrei la applica al Figlio, per cui il senso di questo versetto è il seguente: gli angeli hanno l’ordine di tributare al Figlio la stessa adorazione che rendono al Padre. Se il Figlio dev’essere adorato dagli angeli, non può essere uno di loro, perché solo Dio dev’essere adorato (Ap 22,89).
Questo testo ha sempre messo in difficoltà i TdG, perché afferma chiaramente la divinità di Cristo.
Nella TNM del 1967, il versetto era stato tradotto correttamente («lo adorino»). Poi è stato corretto («gli rendano omaggio») per conciliarlo con la dottrina nell»»adorazione relativa».

 
Russell sosteneva che Gesù «mentre era sulla terra, fu veramente adorato e giustamente» (Watch Tower Reprints, pag. 2337). La Torre di Guardia del 15 ottobre 1945, riproponendo l’interpretazione di Russell, commenta così Ebrei 1,6: «Poiché Geova Dio regna come Re per mezzo di Sion,… chiunque lo voglia adorare deve anche adorare e prostrarsi davanti al principale rappresentante di Geova, cioè Gesù Cristo, il suo Co-reggente sul Trono della Teocrazia. Gli angeli santi ubbidirono lietamente al comando divino e dimostrarono la loro adorazione del nuovo Re di Geova e la loro sottomissione a lui, partecipando alla sua guerra in cielo contro Satana e i suoi angeli malvagi». Dunque, anche nel 1945 è giusto adorare Cristo, in quanto rappresentante di Geova.
     E resta giusto fino al 1983, quando comincia a delinearsi una nuova interpretazione. Il verbo proskynèo comincia a significare adorare Geova per mezzo di Cristo, cioè un’adorazione indiretta, indirizzata in realtà a Geova (La Torre di Guardia, 1° agosto 1983).

     Dal 1986 significa rendere omaggio a Cristo. Ma il Corpo Direttivo dei TdG, che nel suddetto numero de La Torre di Guardia ammetteva l’adorazione relativa, si era dimenticato di aver scritto proprio il contrario nel libro Sia Dio riconosciuto verace (Ed. 1949) a pag. 136: «L’onore relativo reso a Dio, per mezzo di un angelo, fu riprovato con queste parole:  «Guardati dal farlo: adora Dio»».  E aveva anche dimenticato di aver scritto su Accertatevi di ogni cosa…, a pag. 232: «Proibito inchinarsi in adorazione dinanzi a uomini o anche angeli come rappresentati di Dio». Le pubblicazioni geoviste, nella loro poco più che centenaria storia, sono piene di contraddizioni di questo tipo, che il Consiglio Direttivo giustifica con la teoria del bordeggio che spiegheremo bene in un prossimo articolo.

Una delle manipolazioni più gravi è quella di Giovanni 1,1, in cui il Verbo era Dio, nella TNM diventa era un dio. In Giovanni 20,28 Tommaso si rivolge a Cristo risorto con queste parole: «Mio Signore e mio Dio!». Non credo proprio che Tommaso pensasse di rivolgersi a Michele. E la professione di fede nella divinità di Cristo più esplicita e chiara del NT.

     Per tutti gli studiosi la traduzione geovista di Giovanni 1,1 («un dio») è grammaticalmente scorretta. I TdG giustificavano la loro traduzione citando il Manuale di grammatica del greco del Nuovo Testamento di Mantey. Ma la citazione (tattica consumatissima dei TdG) era incompleta. Il dott. Mantey difese il proprio prestigio di studioso con un articolo intitolato A shocking Mistranslation, nel quale scriveva: «Essi mi citano fuori del contesto… Tradurre Giovanni 1,1 «la Parola era un dio» è grammaticalmente scorretto». Vedendosi poi sempre citato nelle pubblicazioni geoviste, il dott. Mantey, in una lettera dell» 11 luglio 1974 indirizzata al CD dei TdG, nella quale faceva riferimento all’edizione inglese della TNM, scriveva: «Poiché mi avete citato fuori del contesto, vi invito a non citare più il mio Manuale, e neppure me, in nessuna delle vostre pubblicazioni» (Cfr. P. Hedley, Perché hanno lasciato…, pag. 200).

     In greco il termine logos (verbo, parola) non significa solo «parola» ma anche «pensiero». È la parola in quanto manifesta il pensiero. Il Logos, quindi, è Parola-Pensiero del Padre e viene generato da lui come il pensiero è generato dalla mente. Si tratta di una generazione spirituale. «La Parola pronunciata da Dio non può distaccarsi da lui. A differenza delle nostre idee e delle parole che le esprimono, che non si identificano con noi, la Parola di Dio è Dio stesso» (A. Feuillet, Il prologo del quarto Vangelo. Studio della teologia giovannea, Cittadella, Assisi 1971, pag. 33).
      La teologia distingue tra «generare» e «creare». Il Verbo non è creato ma generato, nel senso che abbiamo detto. In questo senso Cristo è «l’Unigenito Figlio di Dio», perché è l’unico ad essere Figlio naturale, cioè «generato». 
 Paolo chiama Cristo anche «primogenito di tutta la creazione» (Col 1,15), non nel senso di prima creatura di Dio (come sostengono i TdG), ma nel senso che Cristo ha la preminenza su tutte le creature.
Egli è al di sopra di tutte le creature «perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose» (Col 1,18). Qui il termine «primogenito» viene usato con riferimento al concetto legale ebraico di primogenitura, per esprimere la dignità, la posizione che nell’ordinamento del popolo ebraico spettava al primogenito anche se non aveva fratelli e quindi era unigenito.

L’incarnazione
«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Con la parola «incarnazione» intendiamo dire che il Verbo, il Figlio eterno di Dio, si è incarnato nel seno della vergine Maria, ha un vero corpo umano ed è vero uomo. Quindi nel Cristo riconosciamo due nature: la natura divina e la natura umana nell’unica persona di Gesù Cristo.

La glorificazione
Il Cristo è risorto col suo vero corpo glorificato.



LA CENTRALITA DI CRISTO

L’INSEGNAMENTO DELLA BIBBIA
La Bibbia sostiene la centralità di Cristo, in quanto il Nuovo Testamento (NT) riferisce l’intero Antico Testamento (AT) alla persona e all’opera di Cristo. Gesù stesso dice che tutte le Scritture hanno in lui il vero punto di arrivo (Gv 5,39.46; Lc 24,2527.4446). Tutto questo è ricapitolato in una frase di Paolo: «il termine della Legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede» (Rm 10,4). «Il termine» (telos) significa «scopo, culmine, compimento». Lo scopo della Legge, cioè dell’AT, è Cristo. L’AT è in funzione di Cristo.
  È quello che Paolo dice degli Ebrei, parlando del velo di Mosè (2Cor 3,1316). Solo convertendosi al Signore Gesù, «il velo» di incomprensione dell’AT sarà tolto, perché «è in Cristo che esso viene eliminato» (v. 14). Perciò, la Scrittura si comprende solo tenendo presente il suo centro, Gesù Cristo.


LA POSIZIONE GEOVISTA
Il geovismo oscura la centralità di Cristo e nel rapporto tra Antico e Nuovo Testamento fa il procedimento inverso. Non è l’AT che è in funzione del Nuovo, ma è quest’ultimo che viene come risucchiato dall’AT. La centralità biblica viene spostata da Cristo a Geova. I protagonisti della storia della salvezza sono Geova e Satana. Quest’ultimo ha un ruolo fondamentale nel geovismo, che è letteralmente ossessionato da Satana. Gesù ha un ruolo secondario. Viene minimizzato anche il suo ruolo di Redentore, perché al suo sacrificio si attribuisce un’importanza secondaria:

«La salvezza delle creature umane per mezzo del sacrificio di riscatto di Gesù Cristo era semplicemente secondaria». (Quindi è finito il mistero di Dio, pag. 108).

Il primo insegnamento della Bibbia sarebbe «la rivendicazione della sovranità universale di Geova per mezzo del suo regno messianico».


Da Cristo a Geova

the watch tower con croce

 

All’inizio della loro storia, i TdG erano più cristiani, perché Cristo era più al centro: avevano come segno distintivo la croce, sia nelle riviste che all’occhiello delle giacche.Gl i anni trenta del “900 furono quelli del distacco da Cristo. I cristiani sono «testimoni di Cristo» (cfr. At 1,8). I geovisti preferiscono chiamarsi «testimoni di Geova», espressione presa dall’AT (Is 43,10).

     Nel 1931 viene abolita la croce e La Torre di Guardia, che aveva sempre avuto come sottotitolo annunciante il Regno di Cristo, nel numero del 1° marzo 1939, cambiò ufficialmente titolo: non più annunciante il Regno di Cristo ma annunciante il Regno di Geova.
Da quegli anni, il centro non è più Cristo, ma Geova. La ragione di questa apostasia da Cristo sta nel fatto che il geovismo nega decisamente la divinità di Cristo e strumentalizza il passo di Giovanni 14,28: «ll Padre è più grande di me», in funzione di questa negazione.
     Tolta a Cristo la divinità, Gesù decade a livello degli altri personaggi della Bibbia. Conta ben poco! 

 

Viene eliminato anche ciò che richiama direttamente Gesù Cristo. Nelle loro pubblicazioni e riviste, i Testimoni non usano mai l’espressione avanti Cristo (a.C.) e dopo Cristo (d.C.), ma sempre «avanti l’Era Volgare» (a.E.V.) e «dopo l’Era Volgare» (E.V). Con l’espressione a.C. e d.C. si pone Cristo al centro della storia, come spartiacque di essa. Per il geovismo il centro della storia non è Cristo, ma il 1914.
     Secondo i TdG, il periodo che va dal 607 a.C. al 1914 d.C. è dominato completamente da Satana, che regna indisturbato. La morte e la risurrezione di Cristo, che avvengono entro questo tempo, non scalfiscono minimamente questo dominio di Satana, che termina nel 1914. Quindi il centro della storia della salvezza non è il mistero pasquale (morte e risurrezione di Cristo), ma il 1914.

La redenzione è l’applicazione della legge del taglione
     Della redenzione i TdG hanno un’idea quasi commerciale. Per il geovismo la morte di Cristo è stata solo un riscatto, un prezzo da pagare per riparare il peccato di Adamo. È la legge del taglione applicata al concetto di redenzione:
«Gesù Cristo cedette la sua vita perfetta per ricomprare ciò che Adamo aveva perso… Vi è implicato un principio legale che Dio diede alla nazione d’Israele, e cioè: «Vita per vita»»». (Potete vivere…, pag. 62)

     «Tutto il concetto Paolino di redenzione è ridotto a un semplice problema legale, secondo la prassi giudiziaria americana: qualcuno deve pagare la cauzione per ottenere la scarcerazione. Geova cancella il debito di Adamo, applicando rigorosamente il principio legale dell’ebraismo: anima per anima, occhio per occhio…
      Per «redenzione» i Testimoni non intendono tanto la riconciliazione dell’uomo peccatore con la misericordia paterna di Dio, bensì una specie di contratto legale con cui Cristo ricompera da Dio il paradiso perduto per ristabilirlo su questa terra, lasciando però Dio lontano e nascosto dietro le nuvole. Lo scopo primario della redenzione non è infatti la salvezza degli uomini, bensì il ristabilimento della teocrazia sulla terra paradisiaca. Non solo è scomparso il linguaggio neotestamentario della riconciliazione con Dio in Cristo, ma non hanno più alcun valore la fede in Gesù Cristo e la gratuità del suo gesto di donazione per tutti gli uomini». (P. A. Gramaglia, Perché non sono d’accordo con i Testimoni di Geova, Piemme, Roma 1984, pag. 59.)

     Il geovismo prende un testo dell’Antico Testamento, riguardante la legge del taglione, e lo usa come unica chiave per capire la realtà nuova della redenzione.
I Testimoni rimandano a una frase di Paolo: «Ha dato se stesso in riscatto (antìlytron) per tutti» (1Tm 2,6). Ma qui Paolo non si riferisce a una norma giuridica. Secondo i TdG, Gesù è redentore nel senso che ha «ricomprato da Dio quello che Adamo aveva perduto», né più né meno, e il prezzo pagato è stato il suo corpo sacrificato.

«Ma il concetto biblico di riscatto o redenzione, riferito a Dio, è analogico, cioè solo parzialmente uguale a quello umano. Esso non vuol dire pagare ma liberare dal male e riconciliare con Dio. Nell’AT, Dio stesso è chiamato «redentore» (ls 43,14; Sal 19,15). Se redimere è pagare in senso stretto, Dio a chi paga? Dunque, «redimere» in senso biblico significa «recuperare». Gesù è morto perché il Padre «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). La morte di Gesù non è quindi un pagare l’equivalente, ma un generosissimo dono d’amore»: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,1920).


La bilancia
     
Se, come credono i TdG, il compito di Cristo consiste solo nel pagare per riavere quello che Adamo aveva perduto, Gesù è l’equivalente perfetto di Adamo e nell’opera della salvezza ha la stessa importanza, lo stesso peso di Adamo. in un loro libretto, spiegano questo concetto con un’illustrazione: una bilancia a due piatti in equilibrio. Su un piatto c’è Adamo e sull’altro Gesù. Hanno lo stesso peso. Ma la Bibbia insegna questo? Il parallelismo secondo cui Adamo è uguale a Gesù è smentito dalla Lettera ai Romani. Paolo fa un parallelismo tra Adamo e Gesù, ma non li pone su un piano di parità; li mette su una bilancia simbolica, ma Gesù pesa infinitamente di più.
Gesù e Adamo
Si legga tutto il capitolo 5 della Lettera ai Romani, di cui riporto alcuni versetti: «Ma il dono di grazia non è come la caduta… E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato;… Se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo… Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia» (cfr. Rm 5,1520). «La grazia, dunque, non è «corrispondente» al peccato ma, al contrario, è «sovrabbondante». Questo dimostra che l’immagine della bilancia in equilibrio, per indicare la parità di ruolo tra Adamo e Gesù, non corrisponde agli insegnamenti della Bibbia.
     La redenzione operata da Cristo non è un semplice riscatto, ma qualcosa di positivo, di molto più grande: è liberazione dal male, capacità di entrare in comunicazione con Dio e di chiamarlo Padre, è la possibilità di godere di Dio in una vita eterna non terrestre, ma celeste, che non è riservata a 144.000 privilegiati, ma è offerta a tutti quelli che amano Dio: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano» (1Cor 2,9)

«I doni della redenzione sono espressi con la parola charis tradotta in italiano con «grazia». Poiché il geovismo non coglie il concetto biblico della redenzione, ha creduto bene di far scomparire la parola «grazia» dalla sua bibbia manipolata ad uso e consumo dei Testimoni. Così ha sostituito sistematicamente «grazia» con «immeritata benignità», senza alcun motivo filologico».

Antico e Nuovo Testamento
     I TdG, negando la divinità e la centralità di Cristo, devono negare anche la distinzione tra Antico Testamento e Nuovo Testamento. La parola testamento, riferita alla Bibbia, significa «alleanza, patto». La loro Bibbia distingue i libri in base alla lingua in cui sono stati scritti: Scritture ebraico-aramaiche e Scritture greche. L’espressione Antico Testamento e Nuovo Testamento contiene un giudizio di valore tra i due Testamenti, un concetto di evoluzione negli insegnamenti biblici. Questo il geovismo non lo accetta e considera non biblica questa distinzione:

«È un errore dovuto alla tradizione dividere la scritta Parola di Dio in due parti, chiamando la prima, da Genesi a Malachia, «Antico Testamento», e la seconda, da Matteo a Rivelazione, «Nuovo Testamento»». (Tutta la Scrittura è ispirata e utile, pag. 11)

Ma è la Bibbia stessa che parla di Antico e Nuovo Testamento, di antica e nuova alleanza.
Ecco alcuni testi:

1) Dio promette una nuova alleanza: «Con la casa d’lsraele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri» (Ger 31,3132). II NT cita questo testo (Eb 8,812), poi lo commenta così: «Dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antica la prima» (Eb 8,13).
2) L’apostolo Paolo chiama Antico Testamento, antica alleanza le scritture ebraiche (2Cor 3,1415).
3) Gal 4,24: «Le due donne infatti rappresentano le due alleanze». Agar la schiava è simbolo dall’antica alleanza; Sara rappresenta la nuova (Gal 4,2426).
4) Lc 22,20: Gesù disse: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue…»; nuova rispetto a quella del monte Sinai: «Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza, che il Signore ha concluso con voi…»» (Es 24,8).

Naturalmente tra l’Antico e il Nuovo Testamento c’è continuità.
«L» AT preannuncia la venuta di Cristo (Cfr. Lc 24,44; Gv 5,39; I Pt 1,10). Il NT spiega e illumina l’AT (Cfr. Mt 5,17; Lc 24,27; 2Cor 3,1416). Nella rivelazione c’è, dunque, un inizio (AT) e un perfezionamento (NT): «La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità venne per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,1718; cfr. Eb 1,12). Queste parole mettono in evidenza la superiorità della rivelazione portata dal Figlio su quella dei profeti. Nel passaggio dall’AT al NT c’è un salto di qualità. Questo risulta anche dal discorso della montagna, nel quale Gesù perfeziona alcune parti dell’AT e lo fa con autorità (Mt 5, 1 748 )».

I TESTIMONI DI GEOVA SONO CRISTIANI?

Secondo il Consiglio Mondiale delle Chiese, per essere considerati cristiani, oltre a seguire gli insegnamenti di Gesù, bisogna essere battezzati nel modo stabilito da Cristo, cioè nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cosa che i TdG non fanno) e credere nella divinità di Gesù Cristo (cosa che i TdG non credono). Per questi motivi, i TdG non sono ritenuti cristiani né dalla Chiesa cattolica, né da quella ortodossa, né dal mondo protestante.
     Gli studiosi considerano i TdG un gruppo giudaico che accetta il NT, ma ne annulla l’originalità. «La fede dei TdG è una tipica concezione giudaica dell’esperienza religiosa… I TdG sono rimasti sul versante del giudaismo; la loro cristologia e la loro soteriologia non sono cristiane».

 

Letto 638 volte Ultima modifica il Martedì, 02 Febbraio 2016 13:50
Admin

Laurea in Teologia presso Facoltà Teologica di Lugano.
Dottorato in Sacra Teologia Biblica presso Pontificia Università Gregoriana.

 

   

Mons. Luigi Negri


   

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