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(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

Proseguiamo il nostro approfondimento sulla traduzione della Bibbia dei testimoni di geova, denominata Traduzione delle Sacre Scritture del Nuovo Mondo (TNM), potete trovare la prima parte a questa pagina.

I TdG si vantano non solo di aver tradotto la Bibbia in un italiano moderno e facile a capirsi, ma esaltano la TNM per la fedeltà ai testi originali.
Quanto moderno e comprensibile sia l’italiano della TNM, lo abbiamo appurato nel precedente capitolo
Ora cercheremo di dimostrare che, lungi dall’essere fedele all’originale, la TNM è infedele all’originale nei testi dottrinali che non si armonizzano con la dottrina geovista. Secondo la teologia geovista, Cristo non è coeterno col Padre ma è «un dio», cioè un essere divino, la prima creatura di Dio. Tutti i testi biblici che non si armonizzano con questa dottrina vengono accuratamente manipolati e distorti. Ne esaminiamo alcuni nella traduzione CEI e in quella TNM.


Giovanni 16,27

TNM     CEI
«…avete creduto che sono
uscito come rappresentante
del Padre
».
 «…avete creduto che io sono
    uscito da Dio»

 

Ecco il testo greco traslitterato e la traduzione alla lettera:

pepistèukate oti ego parà tou Theou exelthon.
… avete creduto che io da Dio sono uscito.


La traduzione CEI è «alla lettera». I «traduttori» geovisti sostituiscono il testo con la loro interpretazione, secondo la quale Cristo è una specie di «rappresentante legale» di Dio che autorizzerebbe Gesù a compiere funzioni (perdonare i peccati, annullare le disposizioni dell’Antico Testamento) di pertinenza esclusiva di Dio.

 

Matteo 2,11

TNM     CEI
Ed entrati nella casa videro il
fanciullino con sua madre Maria
e, prostratisi, gli resero omaggio.
Entrati nella casa, videro il 
bambino con Maria sua madre,
si prostrarono e lo adorarono.


Testo greco traslitterato:
…pesòntes prosekynesan autò
. …prostratisi adorarono lui.



La frase è tratta dal vangelo dell’adorazione dei Magi.
     Il verbo proskynèo, che in tutte le Bibbie è tradotto adorare, nella TNM è reso con rendere omaggio. Tra «adorare» e «rendere omaggio» c’è una differenza sostanziale di significato. L’adorazione è dovuta solo a Dio. Si può, invece, rendere omaggio a qualsiasi persona. Riconoscere un atto di adorazione verso Cristo, equivale a credere alla sua divinità, cosa decisamente negata dai TdG. Il geovismo, perciò, distingue due tipi di adorazione: un’adorazione assoluta, dovuta solo a Dio, e un’adorazione relativa, che sarebbe un «rendere omaggio», dovuta a Cristo come «rappresentante legale» di Dio. Il verbo proskynèo riferito a Cristo significherebbe quindi «adorare Geova mediante o per mezzo del suo principale rappresentante Gesù Cristo», cioè un’adorazione indiretta, indirizzata in realtà a Geova.
    Nel greco biblico, il verbo proskynèo può significare «adorare, onorare, rendere omaggio, inginocchiarsi davanti a…».


In questo testo e in quelli analoghi, la chiave per capire il significato del verbo proskynèo sta nel verbo che lo precede: pesòntes (participio aoristo del verbo pìpto = cadere giù, prostrarsi in segno di rispetto e di omaggio). Il verbo pìpto può significare:

1. Prostrarsi senza adorazione, quindi «rendere omaggio»: Mc 5,22 Giairo… gli si gettò (pìptei) ai piedi (Mc 5,22; cfr. Mt 18,29; Lc 8,41; 5,12; 17,16; Gv 11,32; Mt 17,6).

2. Prostrarsi con adorazione. Assume questo significato quando è in correlazione con il verbo proskynèo.

Ecco alcuni esempi:

Matteo 4,910: [11 Diavolo] gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi (pesòn), mi adorerai (proskynèses)». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

1Corinti 14,25: Prostrandosi a terra (pesòn), adorerà (proskynèsei) Dio…

Apocalisse 5,14: E gli anziani si prostrarono (èpesan) e adorarono (prosekynesan).
 
Apocalisse 19,10: Allora mi prostrai (èpesa) ai suoi piedi per adorarlo (proskynèsai)…

In Matteo 2,11 il verbo proskynèo significa «adorare». 
     I Magi riconoscono nel bambino la divinità. La preoccupazione dei TdG è salvaguardare la dottrina geovista. Il verbo proskynèo compare 59 volte nel Nuovo Testamento ed è riferito al Padre, a Cristo, a Satana, agli idoli. I TdG lo traducono sempre «adorare». Solo quando è riferito a Cristo lo traducono «rendere omaggio».



Giovanni 8,58

TNM     CEI
Edizione 1967:
Gesù    disse    loro:    «Verissi–
mamente vi dico: Prima che
Abraamo venisse all’esistenza, io sono stato».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima
che Abramo fosse, Io Sono».
Edizione 1987:
Gesù    disse    loro:    «verissi–
mamente vi dico: Prima che
Abraamo venisse all’esisten–
za, io ero».
 

 

Ecco il testo greco traslitterato e la traduzione «alla lettera»: 

Prìn Abraàm genèsthai egò eimì.
Prima che Abramo fosse io sono.

Nell’edizione del 1967, i geovisti traducono con un passato prossimo. Poi ci ripensano e, nell’edizione del 1987, traducono con un imperfetto (io ero). Il motivo è facile da comprendere. Come spiegheremo più avanti, per la dottrina geovista Cristo è una creatura divina, il primo angelo creato da Dio e come tale esisteva prima di Abramo.      Perciò la TNM traduce io ero, cioè: Io sono stato creato da Dio, prima che Abramo venisse all’esistenza.
     Ma nel testo greco c’è un presente indicativo assoluto (Io sono).  L’espressione Io sono, che Cristo attribuisce a se stesso, è una chiara affermazione di uguaglianza di natura col Padre e un evidente richiamo a Esodo 3,1314 in cui Dio si presenta a Mosè come Io sono: «Così dirai agli Israeliti: «Io-sono mi ha mandato a voi ». Applicando l’espressione «Io Sono» a se stesso, Gesù si mette sullo stesso piano di Dio, facendosi uguale a lui. Questo testo non si accorda con la dottrina geovista. Allora Io sono diventa io ero. 


Giovanni 10,33


 

TNM     CEI
I giudei gli risposero: «Non ti lapidiamo per un’opera eccellente, ma per bestemmia, perché tu, benché sia un uomo, fai di te stesso un dio». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».


Nella TNM, i Giudei vogliono lapidare Gesù, perché lo accusano non di farsi uguale a Dio ma di fare di se stesso un dio, cioè un essere divino. L’interpretazione geovista è errata, perché «la bestemmia, per i Giudei era concepibile solo in funzione di Dio, non già in funzione di altri «esseri potenti» putativi»(vedi). Bestemmiare non significava spacciarsi per un essere divino, ma insultare il nome di Dio, toccare il suo onore. I Giudei non si scandalizzano quando Gesù afferma di esistere prima ancora di Abramo (Gv 8,58). Fanno solo dell’ironia (Gv 8,57). Lo scandalo scoppia quando Gesù pretende per sé l’eternità (Io Sono), che è attributo esclusivo di Dio e quindi agli occhi dei Giudei si macchia di bestemmia, perché si mette alla pari con Dio. Questa interpretazione è confermata dallo stesso Evangelista, il quale dice chiaramente che il motivo dell’odio dei Giudei verso Gesù era il suo farsi uguale a Dio: «Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio» (Gv 5,18).

    Giovanni 5,18 smentisce, dunque, l’interpretazione geovista di Giovanni 10,33 ma, cosa strana, i TdG lo traducono correttamente. Poi, però, spiegano che, in questo testo (Gv 5,18), Giovanni non riferiva il suo pensiero ma quello dei Giudei.
     Non sarebbe stato Giovanni; cioè, a credere che Gesù volesse farsi uguale a Dio, ma i Giudei i quali, per questa sua pretesa, volevano ucciderlo. Gli stessi traduttori geovisti annullano poi però questa interpretazione traducendo Giovanni 10,33 nel modo sopra esaminato:
     «I Giudei gli risposero:… ti lapidiamo… perché tu… fai di te stesso un dio». Ma se i Giudei pensavano che Gesù volesse farsi un dio, chi era che pensava che volesse farsi uguale a Dio? Giovanni, evidentemente!



Ebrei 1,8

 

TNM     CEI
Ma riguardo al Figlio: Dio
il tuo trono per i secoli dei
secoli.
Al Figlio invece dice: Il tuo è 
trono, Dio, sta nei secoli dei 
secoli.…

Nella TNM Dio è soggetto e il tuo trono è predicato. Tradotta in questo modo, la frase significa che Dio è il trono su cui siede il Figlio.
     Nella CEI Dio è un vocativo riferito al Figlio e il tuo trono è soggetto. Così tradotta, la frase significa che il Regno (trono) del Figlio dura in eterno. Dal punto di vista grammaticale, sono possibili entrambe le traduzioni, ma la versione geovista è esclusa da tutti.
     La frase è una citazione del versetto 7 del Salmo 45, con la quale l’Autore della Lettera agli Ebrei contrappone il Figlio agli angeli: questi sono inferiori. Ecco il versetto inserito nel suo contesto: «Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice… Al Figlio invece dice: Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli» (Eb 1,6).

     Il Figlio gode di un dominio eterno il tuo trono sta nei secoli dei secoli; gli angeli, invece, sono soltanto servi.
La TNM che considera Dio come trono del Figlio è un» assurdità. Il trono, infatti, è inferiore a chi vi sta sopra. Le creature sono il trono di Dio e non viceversa: «Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini…» (Is 37,16; cfr. 66,1; Sai 80,13; Mt 5,34).
Che il Figlio abbia per trono il Padre è, ripetiamo, un» assurdità; ma che il Figlio sia una creatura e si sieda su Dio è una bestemmia.


Colossesi 2,9

 

TNM     CEI
Perché il lui dimora corpo–
ralmente tutta la pienezza
della qualità divina.
È in lui che abita corporalmente
tutta la pienezza della divinità.


In italiano, la parola divinità ha due fondamentali significati:

1. Natura, essenza divina, cioè l’essere Dio, deità.
2. Qualità divina, proprietà del divino.

In greco, divinità secondo il primo senso si dice theòtes; nel senso di qualità divina si dice theiòtes.
In questo testo si afferma che in Cristo dimora 

Pan tò pleroma tes theòtetos somatikòs.
Tutta la pienezza della divinità corporalmente.

Theòtetos è il genitivo di theòtes e indica la deità, la divinità come essenza.
La TNM sostituisce il termine theòtetos (genitivo di theòtes) col termine theiòtetos (genitivo di theiòtes).
Questo testo, infatti, afferma due cose negate dal geovismo:

1. Il Logos (cioè il Verbo, Gesù) si è incarnato in un corpo (somatikòs) umano, reale, quello di Cristo.
2. Il Cristo possiede la pienezza della natura divina.

«Per quanto attiene somatikòs (corporalmente), l» avverbio era già oggetto di attenzione presso i commentatori antichi, ma in questo contesto è per lo più inteso come rafforzativo della realtà dell’incarnazione. Dunque, lo stico si riallaccia all’inno del capitolo precedente e afferma perentoriamente la natura divina del Logos e al tempo stesso… ricorda che questa natura divina ha abitato in un corpo reale di carne e ossa»(Polidori, La Bibbia, pag.90).



Colossesi 1,1517

TNM     CEI
Egli è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito di tutta la creazione; perché per mezzo di lui, tutte le (altre) cose furono create…
Tutte le (altre) cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Egli è prima di tutte le (altre) cose e per mezzo di lui tutte le (altre) cose furono fatte esistere.
Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché lui furono create tutte le cose…
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

La parola altre non è nel testo greco, ma i traduttori geovisti la inseriscono con l’espediente della parentesi. Il motivo è evidente.
Con la parola altre, il testo verrebbe a significare che il Figlio non è eterno come il Padre, ma è una creatura come le altre, anche se la prima.
I traduttori geovisti, per giustificare tale scorrettezza, fanno un parallelo col seguente passo di Luca:

«E rispondendo egli disse loro: «Immaginate voi che questi galilei fossero peccatori peggiori di tutti gli altri galilei perché hanno sofferto queste cose?»» (Le 13,24, trad. geov.).

In questo versetto la parola altri non c’è nel testo greco, ma i traduttori geovisti l’aggiungono perché è implicita nel testo. Anche altre bibbie, dicono, aggiungono in questo versetto la parola altre per rendere più chiaro il testo. Allo aggiungendo la parola altre in Colossesi 1,1517, essi avrebbero reso esplicito e chiaro il significato implicito in questo testo.
Il confronto fra i due brani è fuori luogo. È vero che nel testo di Luca la parola altri è implicita. Infatti, vengono contrapposti due gruppi omogenei: «questi Galilei» massacrati da Pilato e «tutti i Galilei» sono della stessa specie; sono Galilei quelli e Galilei questi. Quindi, aggiungere nel testo di Luca la parola altri è perfettamente corretto, perché non cambia il senso del versetto. Con o senza altri, la frase ha sempre lo stesso significato.

     Ma in Colossesi 1,1517, la parola altre non è implicita nel testo, perché dà al versetto un senso completamente diverso. Qui, infatti, la contrapposizione non è tra due gruppi omogenei, ma tra due realtà di diversa specie. Da una parte c’è Cristo, e tutte le cose dall’altra. Perciò, Cristo non è della stessa specie delle cose, ma è da esse distinto. Paolo sottolinea questa differenza usando un pronome neutro: tà pànta che, a rigore, dovrebbe essere tradotto il tutto. È estraneo al pronome plurale neutro, qual è tà pànta, un valore partitivo come quello che gli danno i TdG.

     La stessa espressione si trova in Ebrei 2,10:

«Conveniva infatti che Dio — per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose (tà pànta)».

     In questo testo vengono usate le stesse parole di Colossesi 1,1517, ma i traduttori geovisti non hanno inserito la parola altre, perché si riferiscono al Padre. Questo prova che la traduzione TNM non è fatta su obiettive basi grammaticali, ma su presupposti dottrinali. Se un testo va d’accordo con la dottrina geovista, i traduttori di Brooklyn rispettano la grammatica, se non si concilia con la loro ideologia, la grammatica viene del tutto ignorata.

 

Atti 10,36

 

TNM     CEI
«Egli ha mandato la parola ai figli d’Israele per dichiarare loro la buona notizia della pace per mezzo di Gesù Cristo: Questi è Signore di tutti (gli altri)». «Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli di Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.»

La TNM inserisce nel testo le parole gli altri con la solita prassi della parentesi. L’inserzione, assente nel testo greco, ha «l’evidente finalità di attribuire una limitazione alla signoria di Cristo, che se non avesse un limite sarebbe uguale a quella di Dio Padre, il che non si concilia con la visione geovista».


Giovanni 14,911


 

TNM     CEI
«Chi ha visto me ha visto (anche) il Padre. Come mai dici «mostraci il Padre»? Non credi che io sono unito al Padre e che il Padre è unito a me?… Credetemi che io sono unito al Padre il Padre è unito a me». «Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «mostraci il Padre»? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?…
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me».


Ecco il testo greco della seconda frase, traslitterato secondo l’alfabeto italiano e la traduzione alla lettera:

Ou pistèueis òti egò en to Patrì kai o Patèr en emòi estin?
Non credi che io nel Padre e il Padre in me è?

Nella TNM viene aggiunta, con il solito espediente della parentesi, la parola anche per eliminare alla radice un possibile significato incompatibile con la teologia geovista. Le espressioni nel Padre e in me, non sono tradotte ma parafrasate e trasformate in unito al Padre e unito a me. Il testo sottolinea una mutua immanenza del Figlio nel Padre. La TNM suggerisce, invece, solo un’unione morale tra il Padre e Cristo. L’interpretazione si sostituisce al testo.


Seconda Corinzi 4,6


 

TNM     CEI
… con la gloriosa conoscenza di Dio mediante la faccia Cristo. la conoscenza della gloria
di Dio sul volto di Cristo.


Il testo greco traslitterato.

tes gnòseos tes dòxes tou Theou en prosopo Christou.
della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Cristo.

Secondo questo testo, sul volto di Cristo è impressa e brilla la conoscenza della gloria di Dio. «La TNM, con una «traduzione» grammaticalmente ingiustificata, stravolge il senso della frase, che è chiaro in tutte le versioni, fatta eccezione per quella della TNM che, al consueto scopo di rendere più labile, se non inesistente, Io stretto legame ontologico tra Padre e Figlio, sovverte completamente il senso di questo versetto, rendendolo peraltro poco chiaro anche nella sua versione manipolata».


Romani 10,12


 

TNM     CEI
Poiché non c’è distinzione fra
giudeo e greco, poiché sopra
tutti è lo stesso Signore
, che è
ricco verso tutti quelli che lo
invocano.
 Poiché non c’è distinzione fra
Giudeo e Greco, dato che lui
stesso è il Signore di tutti
, ricco 
verso tutti quelli che lo
invocano.


Traduzione letterale della seconda proposizione:

Poiché lui è il Signore di tutti, ricco verso tutti coloro che lo invocano.

La frase è completamente stravolta con l’aggiunta di un sopra.

      La manipolazione ha un duplice scopo: limitare la signoria di Cristo, riferendo la parola lui al Padre e conciliare il testo con la dottrina geovista, secondo cui si possono rivolgere preghiere (quelli che lo invocano) solo al Padre e non a Cristo.

     Ma dal contesto (specialmente a partire dal v. 9) appare chiaro che il pronome lui e quindi il Signore è riferito a Gesù, che è il Signore dei Giudei e dei Greci (cfr. At 10,36; Rm 9,5).
    «Nell’Antico Testamento «coloro che invocano il nome del Signore» era una designazione degli Israeliti sinceri e pii. Nel Nuovo Testamento la stessa frase viene riferita ai cristiani (1 Cor 1,2; At 9,14) e l’oggetto, colui che viene invocato, è Cristo.

I vv. 1213 costituiscono una testimonianza eloquente: la Chiesa primitiva adorava Cristo come Kyrios. I Giudei aspettavano la salvezza dal Kyrios dell’Antico Testamento (Yahweh); ora viene loro annunciato che la salvezza viene da colui che Jahvéh stesso ha costituito Kyrios (Atti 2,36) attraverso la risurrezione».




Atti 7,5960

 

TNM     CEI
E tiravano pietre a Stefano
mentre faceva appello e diceva: «Signore Gesù, ricevi
mio spirito». Quindi, piegando le ginocchia, gridò a gran
voce: «Geova, non imputare
loro questo peccato».
E lapidavano Stefano, che
pregava e diceva: «Signore
Gesù, accogli il mio spirito.
Poi piegò le ginocchia e gridò
a gran voce: «Signore non imputare loro questo
peccato».


Secondo i TdG si deve pregare solo Dio. Poiché, per il geovismo, Gesù non è Dio, non gli si possono rivolgere preghiere.
    Nel testo greco di Atti 7,5960, ci sono due Kyrie (Signore): «Signore Gesù, accogli il mio spirito» e «Signore, non imputare loro questo peccato».

È chiaro che sono due invocazioni rivolte a Gesù al quale Stefano chiede due cose:

1) che accolga il suo spirito,
2) che perdoni i suoi uccisori.

Per il geovismo solo la seconda richiesta sarebbe una preghiera rivolta a Dio, perciò sostituisce anche in questo testo, il secondo Kyrie, che è riferito a Gesù, con «Geova».
La prima richiesta, invece («Signore Gesù, accogli il mio spirito»), non sarebbe una preghiera ma un fare appello. Nel testo greco è usato il verbo epikalèo, che significa «fare appello, appellarsi» in senso giuridico-legale, ed è usato in questo senso solo in Atti 25,11, in cui l’apostolo Paolo, sottoposto a giudizio, dichiara di appellarsi a Cesare: «Mi appello a Cesare». 
     In tutti gli altri casi, il verbo epikalèo significa «invocare». E «invocare» significa «pregare, supplicare». Nel Nuovo Testamento vi sono numerosi esempi di preghiere rivolte a Gesù: il lebbroso che «lo supplicava in ginocchio» (Mc 1,40); la donna cananea che «si gettò ai suoi piedi… lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia» (Mc 7,2526).
     Stefano non si appella, ma fa una richiesta, invoca Gesù, chiedendogli una cosa: accogli il mio spirito. Stefano era cristiano e quindi «invocava Gesù». I cristiani, infatti, sono «tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo» (1Cor 1,2; cfr. At 9,21 e 22,16).
     L’espressione «invocare il nome di Gesù» significa pregare e adorare Gesù, così come «invocare Dio» (Sal 86,5) o «invocare il nome di Dio» (Gl 3,5) significa pregare e adorare Dio.

Dai pochi testi esaminati, crediamo d’aver dimostrato che l’accusa fatta ai TdG, di aver tradotto la Bibbia in base alle loro credenze, corrisponda a verità. Ma la cosa  sorprendente è che anche il CD riconosce come fondata tale accusa:

«La traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane ha dato origine all» accusa che il Comitato di Traduzione… si sia lasciato influenzare dalle credenze religiose. Tale accusa è fondata, ma questo non è stato fatto erroneamente o indebitamente». (La Torre di Guardia, 15 giugno 1964, pag. 383.)

Per loro stessa ammissione, dunque, i TdG non hanno ricavato la loro dottrina dalla Bibbia, ma hanno tradotto la Bibbia (falsificandola) in base alle loro credenze religiose.

«È necessario imparare le lingue bibliche?».
    A questa domanda, fatta da un lettore alla Società Torre di Guardia, il CD faceva rispondere che studiare le lingue bibliche (ebraico e greco) non solo non è necessario, ma è sconsigliabile perché:

 «anche se uno conosce l’ebraico e il greco antico non significa che riuscirà miracolosamente a comprendere il messaggio biblico… Un secondo fattore è che, per quanto oggi molti parlino ebraico o greco, queste lingue sono cambiate molto da quando fu scritta la Bibbia… Il terzo fattore è questo: apprendere una lingua può essere veramente difficile». (La Torre di Guardia, 1° novembre 2009, pag. 20.)

Sono ragioni che convincono solo il TdG indottrinato.
I veri motivi sono due: chi studia l’ebraico e il greco biblico scopre le manipolazioni operate dalla Società sui testi biblici; chi studia non ha tempo per la predicazione e per il proselitismo.

Pubblicato in Testimoni di geova
Mercoledì, 27 Gennaio 2016 00:00

La Non-Bibbia dei Testimoni di Geova (Parte 1)

Iniziamo in questa sezione una nuova Rubrica in cui tratteremo esplicitamente del testo, che i testimoni di Geova chiamano Bibbia, con il nome di Traduzione del Nuovo Mondo (TNM) che è la causa prima, assieme alle pubblicazioni del Corpo Direttivo, di tante eresie che si innestano proprio nell’errata traduzione delle Sacre Scritture nonché nella volontà di utilizzare questi passi in modo capzioso per negare quello che invece i cristiani hanno sempre creduto e sostenuto.

TRADUZIONE ANONIMA

Fino al 1950, i TdG (testimoni di geova) non possedevano una propria traduzione della Bibbia. Tra il 1950 e il 1960, la Società Torre di Guardia pubblicò, in inglese, la Bibbia in sei volumi, col titolo Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (che indicheremo con la sigla TNM) e con note in calce. I traduttori avrebbero chiesto di rimanere anonimi per umiltà:

«Il loro scopo non era quello di farsi un nome, ma solo di rendere onore al Divino Autore delle Scritture». (Ragioniamo facendo uso delle Scritture, 1985, pag. 400)

È una ragione che il lettore intelligente non può accettare. Chi si accinge a leggere un libro tradotto vuole essere sicuro che il traduttore abbia già un «nome», cioè la fama di studioso che garantisca della serietà del suo lavoro, oppure che possa mostrare, come referenza, il nome di qualche studioso. Ma i TdG non possono esibire nessuna referenza:

«Non abbiamo usato il nome di nessun studioso come referenza o raccomandazione perché riteniamo che la Parola di Dio debba presentarsi da sola»(Ibidem)

     La Parola di Dio non può presentarsi da sola, perché è scritta in lingue incomprensibili per moltissime persone le quali devono, necessariamente, ricorrere alla traduzione.
In realtà, i TdG non hanno trovato nessuno studioso disposto a presentare la TNM. Gli esperti che hanno esaminato la traduzione geovista ne hanno dato un giudizio negativo.
I veri motivi dell’anonimato ce li rivela W. Cetnar, che fu TdG dal 1940 al 1962 e membro del CD (Consiglio Direttivo):

«La ragione di tale anonimato è duplice:
1. In tal modo non si potevano né controllare né valutare le loro qualifiche.
2. Così facendo, non vi sarebbe stato nessuno che avrebbe assunto la responsabilità della traduzione»

3.Per testimonianza di Cetnar, sappiamo anche che alle riunioni per la traduzione, partecipavano il presidente Knorr, E Franz, D. Gangas, M. Henschel e A. Schroeder. Solo Franz aveva frequentato l’Università di Cincinnati ritirandosi, però, dopo il secondo anno. Nessuno di loro, comunque, possedeva una preparazione sufficiente a renderli capaci di tradurre la Bibbia.

Nel 1967, la TNM venne tradotta dall’inglese all’italiano, in un unico volume. Anche l’autore di questa traduzione è ignoto ma, come dimostreremo nel prossimo capitolo, è un americano con una scarsa conoscenza della lingua italiana. Nella prefazione di questa edizione italiana, il Comitato di traduzione dichiara di aver inserito nel testo sacro le note che, nella precedente edizione in sei volumi, figuravano in calce:

«Poiché l’edizione in un solo volume delle Sacre Scritture non avrebbe avuto note in calce, furono prese molte espressioni delle note in calce pubblicate nella traduzione precedente in sei distinti volumi e riportate nel testo principale dell’edizione in un solo volume». (Prefazione dell’edizione italiana del 1967, pag. 45)

Inserire in un testo le note del commentatore, senza dare al lettore la possibilità di distinguere le note dal testo, per tutti equivale ad alterare, manipolare; per i traduttori della TNM significa maggior fedeltà al testo:

«Lo scopo era quello di essere ancora più conformi col testo letterale delle lingue originali». (Ivi, pg.6)

Dopo questa stupefacente dichiarazione, il Comitato di traduzione sente il bisogno di ringraziare  «Il Divino Autore delle Scritture che ce ne ha concesso il privilegio e il cui spirito confidiamo abbia cooperato con noi in questa degna opera». (Ibidem)


Qualsiasi autore, che vedesse i suoi scritti trattati in questo modo, si rifiuterebbe di riconoscerli come sua opera. Dio, al contrario, sarebbe soddisfattissimo del trattamento cui i traduttori geovisti hanno sottoposto la sua Parola e avrebbe addirittura cooperato con loro, ispirandoli ad alterare le Scritture. Molti TdG lessero quella prefazione. I più critici ne colsero il senso e cominciarono a porre alla Società domande imbarazzanti e a chiedere spiegazioni. La Società corse ai ripari. Nel 1986, pubblicò un’altra edizione italiana in cui la famigerata prefazione venne eliminata, ma le note nel testo sacro restano, sicché l’edizione del 1986 è, in un certo senso, peggiore di quella del 1967, perché in questa il lettore intelligente capisce che il testo è alterato; in quella del 1986, invece, il testo è manipolato ma il lettore non viene avvertito. Le manipolazioni sono inserite nel testo scientemente e disonestamente per gli interessi della Società, come confessa Raymond Franz che fece parte del comitato di traduzione:

«Quando ripenso a ciò che è stato fatto in tempi recenti nel tentativo di sostenere le interpretazioni dell’organizzazione e la manipolazione della Bibbia e dei fatti, posso solo sentirmi soddisfatto di non aver ceduto all’interesse di un’organizzazione, di essermi rifiutato di indirizzare almeno qualche persona alle Scritture riguardo a questi argomenti».

TRADUZIONE MODERNA E COMPRENSIBILE?

Fra le traduzioni italiane della Bibbia, la più criticata dai TdG è quella della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Questa traduzione, sia l’edizione del 1974 sia quella del 2008, porta la firma dei più grandi biblisti italiani. I TdG la giudicano poco comprensibile perché «oscurata dall’italiano arcaico». Esaltano, invece, la loro traduzione come:

 «perfetta e risplendente di significativa luce… aggiornata, accurata e di facile lettura». (La Torre di Guardia, 15 agosto 1980, pag. 17.)

     Insomma, un capolavoro della letteratura italiana. Come abbiamo affermato nel capitolo precedente, la traduzione italiana della TNM è opera di uno o più americani che hanno voluto mantenere l’anonimato. La prima impressione che si prova alla lettura della Bibbia dei TdG, in particolare per quanto riguarda l’Antico Testamento, è di leggere un libro strano, con una terminologia impropria, con termini desueti, con un italiano maccheronico, che qualcuno ha definito «geovese».

Diverse parole, spesso ricorrenti nel testo, hanno contribuito a costituire un modo di esprimersi anomalo, facilmente riscontrabile nei contatti con i TdG: una terminologia «tecnica» usata solo dai componenti del gruppo e solo da essi compresa, tipica degli ambienti settari. Ecco qualche esempio di espressioni e termini del «geovese».   


 

Geovese              Italiano
Amorevole benignità Amore, bontà, misericordia
Avversità Perfidia, malvagità
Contenditore Avversario
Cosa buona a nulla Cosa negativa, spiacevole
Cose disgustanti Cose disgustose
Decisioni giudiziarie Leggi, giudizi
Distretto giurisdizionale Provincia
Rendere grasso Arricchire, avere successo
I suoi medesimi I suoi
I suoi propri  
I leali I fedeli
I maestosi I prìncipi, le persone
altolocate
La immeritata benignità La grazia
Lasciato interamente Abbandonato
Nocività Crimine, peccato, empietà
Paese produttivo Paese, nazione, stato
Positivamente Certamente
Mostrarsi acceso Irritarsi
Sistema di cose Mondo
Sentenza giudiziaria Giudizio
Soppiantatore Usurpatore
Spaventevole Spaventoso
Spogliatore Ladro, predatore
Tempo indefinito Sempre, eternità
Tenersi serrati Tenersi nascosti
Verissimamente In verità, veramente

        
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esempi di «significativa luce», tratti dalla TNM, edizione 1987.

In quello che segue si vuole mettere in risalto l’assoluta mancanza di proprietà linguistica, di comprensione del testo e del più elementare senso del ridicolo, esibiti dagli anonimi «traduttori» geovisti. Provi il lettore a «decifrare» i seguenti versetti.

Mediante visioni mi fai sussultare di spavento, così che la mia anima sceglie la soffocazione, la morte anziché le mie ossa (Gb 7,1415).

Nel caso che tu ti metta a sedere per cibarti con un re, devi considerare con diligenza ciò che ti sta davanti, e ti devi mettere un coltello alla gola se sei proprietario (di un desiderio) dell’anima (Pr 23,12).

Provvedi scampo alla mia anima… Dagli uomini, (mediante) la tua mano, o Geova, dagli uomini di (questo) sistema di cose, la cui parte è in (questa) vita, e il cui ventre riempi con il tuo tesoro nascosto, che sono sazi di figli e che in effetti riservano ai loro fanciulli ciò che lasciano (Sal 17,1314).

Le cose di valore che derivano dalla vanità diminuiscono, ma chi raduna mediante la mano è colui che fa aumentare (Pr 13,11).

L’anima di chi lavora duramente ha lavorato duramente per lui, perché la sua bocca ha fatto duramente pressione su di lui (Pr 16,26).

 

Il vento dal nord reca come con dolori di parto un rovescio di pioggia; e la lingua (che rivela) un segreto, una faccia denunciata (Pr 25,23).

Confesso che, nonostante i molti tentativi di decifrare questi testi, non sono riuscito a capirci niente. Il lettore, più bravo di me, riuscirà forse a capirci qualcosa. In ogni caso confronti questi versetti con gli stessi della Bibbia CEI. Quindi, giudichi quale delle due traduzioni è «oscura e poco comprensibile» e qual è in italiano decente.

Non sono rari i casi in cui i «traduttori» non hanno capito il senso del testo. Un esempio.

SALMO 84,6 (CEI 84,7) è tradotto così:

Passando per il bassopiano delle macchie di Baca, lo mutano in una sorgente stessa;
l’insegnante si avvolge pure di benedizioni. Cosa significa l’insegnante si avvolge di  benedizioni?


Il termine ebraico che la TNM traduce «insegnante» è moreh. Questa parola può significare «insegnante» oppure «pioggia autunnale». Ma cosa c’entra l»»insegnante» in un contesto in cui si parla dell’arida valle di Baca? È evidente che qui moreh significa «pioggia». Le piogge autunnali sono una benedizione per l’arida valle di Baca.
Ecco, infatti, come viene tradotto dalla CEI e da tutte le altre bibbie:

Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente, 
anche la prima pioggia l’ammanta di benedizioni.

Abbondano le frasi ridicole, le proposizioni senza senso che rivelano un’ignoranza incredibile della lingua italiana. 
Ecco un elenco di versetti, tratti dai libri non (del Antico Testamento, più ridicolizzati e maltrattati. Il lettore perdoni i commentini ironici. Non intendo deridere i fedeli TdG, per i quali nutro sentimenti di stima, perché sono onesti e in buona fede. Voglio solo sottolineare le sciocchezze contenute in quel libro che essi chiamano Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (TNM).

Confrontiamo la TNM con la traduzione CEI.

TNM Ma i loro maestosi stessi non misero la loro nuca al servizio dei loro padroni (Ne 3,5). 
CEI    Ma i loro notabili non piegarono il collo a lavorare all’opera del loro signore.

TNM «Non è stata strappata dentro di loro la loro corda di tenda?» (Gb 4,21). 
In quel tempo, c’erano persone che mangiavano le corde delle tende, che poi venivano strappate da dentro di loro. 
CEI    «Non viene forse strappata la corda della loro tenda… ?».

 

TNM «(A) colui che pone in luogo alto quelli che sono bassi» (Gb 5,11).
Dio metterebbe in un luogo alto (un monte, un grattacielo, ecc.) le persone basse.
CEI    «Egli esalta gli umili».


TNM «Le tende degli spogliatori sono senza preoccupazioni, e quelli che fanno adirare Dio hanno la sicurezza che appartiene a chi ha portato un dio nella sua mano» (Gb 12,56).  illeggibile.
CEI        (12,6) «Le tende dei ladri sono tranquille, c’è sicurezza per chi provoca Dio, per chi riduce Dio in suo potere».

 

TNM «Ecco, egli demolisce, affinché non ci sia edificazione; serra all’uomo, affinché non si apra» (Gb 12,14).
CEI    «Ecco, se egli demolisce, non si può ricostruire, se imprigiona qualcuno, non c’è chi possa liberarlo».

TNM «La mia rivolta è sigillata in una borsa, e tu applichi colla sul mio errore» (Gb 14,17).
Dio metterebbe la colla sull’errore di Giobbe.
CEI    «In un sacchetto, chiuso, sarebbe il mio delitto e tu ricopriresti la mia colpa».

TNM «Perciò i miei propri inquietanti pensieri mi rispondono essi stessi, perfino a causa della mia eccitazione interiore. Odo un’esortazione che mi vitupera; e mi risponde uno spirito senza l’intendimento che io ho» (Gb 20,23).
Fritto misto!
CEI    «Per questo i miei pensieri mi spingono a rispondere e c’è fretta dentro di me. Ho ascoltato un rimprovero per me offensivo, ma uno spirito, dal mio interno, mi spinge a replicare».

TNM «Quando lavavo i miei passi nel burro»  (Gb 29,6).
Tutti sanno che non si lavano i passi ma i piedi.
CEI «Quando mi lavavo i piedi nella panna».

TNM «I miei propri intestini furono fatti ribollire e non tacquero» (Gb 30,27).
Immaginiamo il linguaggio dei suoi (propri) intestini in ebollizione!
CEI    «Le mie viscere ribollono senza posa».

 

TNM «E la mia mano baciava la mia bocca» (Gb 31,27).
CEI    «E con la mano alla bocca ho mandato un bacio».

TNM «E la sua vita certamente rende abominevole il pane, e la sua propria anima il cibo desiderabile. La sua carne scompare alla vista, e le sue ossa che non si vedevano certamente si denudano» (Gb 33,2021).
Il pane reso abominevole, la carne scompare alla vista (un fantasma?) e le ossa si denudano (però non si vedono). 
CEI    «Il pane gli provoca nausea, gli ripugnano anche i cibi più squisiti, dimagrisce a vista d’occhio e le ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori».

TNM «E i potenti si dipartono, non mediante mano» (Gb 34,20).
È ovvio: mediante piede.
CEI    «Senza sforzo egli rimuove i tiranni».

TNM «Nelle sue mani ha coperto il lampo, e gli impone comando contro l’assalitore. Il suo rombo lo annuncia, anche il bestiame riguardo a colui che sale» (Gb 36,3233).
Illeggibile! Questa sarebbe una traduzione «splendente di significativa luce; aggiornata, e di facile lettura». Domanda: i TdG capiscono quello che leggono?

CEI    «Con le mani afferra la folgore e la scaglia contro il bersaglio. Il suo fragore lo annuncia, la sua ira si accende contro l’iniquità».

TNM «Chi ha scoperto la faccia della sua veste? Chi entrerà nella sua doppia mascella?» (Gb 41,13). Chi ci dirà cosa significa? 
CEI    (41,5) «Chi mai ha aperto il suo manto di pelle e nella sua doppia corazza chi è penetrato?».

TNM «La loro parte interiore è davvero avversità» (Sal 5,9). Geovese perfetto!
CEI (5,10) «È pieno di perfidia il loro cuore».

TNM «Mi sono affaticato con i miei sospiri; tutta la notte faccio nuotare il mio letto; delle mie lacrime faccio traboccare il mio proprio divano» (Sal 6,6).
Il salmista «affaticato con i suoi sospiri», avrebbe fatto nuotare il letto tutta la notte. Confrontiamo questa «accurata» traduzione con CEI.
CEI (6,7) «Sono stremato dai miei lamenti, ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, bagno di lacrime il mio letto».

TNM «Su di lui è versata una cosa buona a nulla; ora che si è messo a giacere, non si leverà più» (Sal 41,8).
Versare su una persona cose buone a nulla?
CEI (41,9) «Lo ha colpito una malattia infernale; dal letto dove è steso non potrà più rialzarsi».

TNM «Non mostrarti acceso verso alcuno che ha successo nella sua via, all’uomo che esegue le (sue) idee» (Sal 37,7).
CEI «Non irritarti per chi ha successo, per l’uomo che trama insidie».

TNM «Su di te mi sono sostenuto fin dal ventre; tu sei Colui che mi separò perfino dalle parti interiori di mia madre» (Sal 71,6).
Povera donna!
CEI «Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno».

TNM «Si alleerà con te il trono che causa avversità mentre
progetta affanno mediante decreto?» (Sal 94,20).
Chiaro? Se non è chiaro, leggiamo CEI.
CEI «Può essere tuo alleato un tribunale iniquo, che in nome della legge provoca oppressioni?».

TNM «Afflissero con i ceppi i suoi piedi, la sua anima entrò nei ferri» (Sal 105,18).
I piedi afflitti fanno pena, ma che l’anima entri nei ferri è un mistero.
CEI «Gli strinsero i piedi con ceppi, il ferro gli serrò la gola».

TNM «L’uomo di amorevole benignità tratta rimunerativamente la sua propria anima, ma la persona crudele dà l’ostracismo al suo proprio organismo» (Pr 11,17). Come tutti sanno, «dare l’ostracismo» significa «esiliare, mandare in esilio». Quindi, secondo la TNM, la persona crudele manda in esilio il proprio organismo e non tratta rimunerativamente la sua anima.
CEI «Benefica se stesso chi è buono, il crudele invece tormenta la sua carne».

TNM «Chi ha gran furore (ne) porterà la pena; poiché se tu (lo) liberi, continuerai anche a farlo ripetute volte» (Pr 19,19).
Un esempio di italiano «moderno e comprensibile». Leggiamo l’italiano «arcaico e poco comprensibile» della CEI.
CEI «L’iracondo deve essere punito; se lo risparmi, lo diventerà ancora di più».

TNM «L’ottener tesori mediante la lingua falsa è un soffio portato via, nel caso di quelli che cercano la morte» (Pr 21,6).
CEI «Accumulare tesori a forza di menzogne è futilità effimera di chi cerca la morte».

TNM «Mediante il ferro, il ferro stesso si affila. Così un uomo affila la faccia di un altro» (Pr 27,17).
Poveretto!
CEI «Il ferro si aguzza con il ferro e l’uomo aguzza l’ingegno del suo compagno».

TNM «E su questo monte egli certamente inghiottirà la faccia dell’avvolgimento che si avvolge su tutti i popoli, e l’opera tessuta che si intesse su tutte le nazioni» (Is 25,7).
Un premio speciale a chi ci fornisce una spiegazione!
CEI «Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni».

TNM «Che ha da fare il mio diletto nella mia casa che molti di loro debbano compiere questa cosa, il disegno (perverso)? E con carne santa (lo) faranno passare di sopra a te, quando la tua calamità (sarà venuta)? In quel tempo esulterai tu?» (Ger 11,15).
Sfido chiunque a capirci qualcosa. Leggiamo la «arcaica e poco comprensibile» traduzione CEI.
CEI «Che fa il mio diletto nella mia casa? Tu hai commesso azioni malvagie. Voti e carne di sacrifici allontanano forse da te la sventura, per poter ancora schiamazzare di gioia?».

TNM «E i loro stessi maestosi hanno mandato i loro insignificanti per (cercare) acqua. Sono andati ai fossi. Non hanno trovato acqua» (Ger 14,3).
CEI «I suoi nobili mandano i servi in cerca d’acqua; si recano ai pozzi ma non ne trovano».

TNM «Ecco, io sono contro le fasce di voi donne, con le quali date la caccia alle anime come se fossero cose volanti» (Ez 13,20).
Dio è arrabbiato con le donne, perché con le loro fasce danno la caccia alle anime come fossero «cose volanti». Saranno gli ufo? Scopriamo il mistero!
CEI «Eccomi contro i vostri nastri, con i quali voi date la caccia alla gente come a uccelli».

TNM «Non si ricordò del suo futuro, e cade in maniera da far meravigliare» (Lam 1,9).
I TdG ci dovrebbero spiegare come si fa a ricordare il futuro. Le persone di «questo sistema di cose» ricordano il passato.
CEI «Non pensava alla sua fine; è caduta in modo inatteso».

TNM Il mio medesimo occhio è stato versato e non avrà posa, così che non ci sono pause (Lam 3,49).
L’occhio (il mio medesimo) versato non ha pause.
CEI Il mio occhio piange senza sosta perché non ha pace.

TNM «Siamo stati inseguiti fin sopra il nostro collo» (Lam 5,5). Siamo alle barzellette.
CEI «Con un giogo sul collo siamo perseguitati».

TNM «I miei occhi si sono consumati in assolute lacrime. I miei intestini sono in fermento. Il mio fegato è stato versato alla medesima terra» (Lam 2,11).
Lacrime assolute, intestini in fermento e fegato versato alla (medesima) terra. Terribili sciocchezze.
CEI «Si sono consunti per lacrime i miei occhi, le mie viscere sono sconvolte; si riversa per terra la mia bile».

TNM «Raccoglietevi, sì, fate la raccolta, o nazione che non risca (alcuna cosa)… cercate Geova» (Sof 2,13).
Si fa una raccolta o una riunione? In italiano, si arrossisce di vergogna e si impallidisce per la paura. In geovese avviene il contrario. Comunque sempre prima che lo statuto partorisca alcuna cosa.
CEI: «Radunatevi, raccoglietevi, o gente spudorata, prima che esca il decreto… cercate il Signore…».

È curiosa la predilezione che i «traduttori» hanno per il grasso. Ingrassa l’anima:
TNM «L’anima generosa sarà essa stessa resa grassa, e chi innaffia liberalmente (altri) sarà anche lui liberalmente innaffiato» (Pr 11,25).
CEI «La persona benefica prospererà e chi disseta sarà dissetato».

Ingrassa la consolazione:
TNM «E la consolazione della tua tavola sarà piena di grasso» (Gb 36,16).
CEI «E la tua tavola sarà colma di cibi succulenti».

Ingrassano i giusti:
TNM «Chi confida in Geova sarà reso grasso» (Pr 28,25). CEI «Chi confida nel Signore sarà arricchito».
Ingrassano perfino le ossa:
TNM «La luminosità degli occhi fa rallegrare il cuore; la notizia che è buona fa ingrassare le ossa» (Pr 15,30).
CEI «Uno sguardo luminoso dà gioia al cuore, una notizie lieta rinvigorisce le ossa».

Concludiamo questo confronto tra la TNM e la CEI con l’esame di alcuni versetti del libro di Giobbe e di due salmi.



Giobbe 18   

             
                 TNM                                                     
                    CEI
E Bildad il suhita rispondeva
e diceva:
«Fino a quando starete a metter fine alle parole?
Dovete comprendere, affinché
poi parliamo.
I passi del suo vigore saranno
alle strette. Perfino il suo consiglio lo caccerà via. Poiché
davvero sarà lasciato andare
in una rete con i suoi piedi, e
camminerà su un lavoro a rete.
(Lo) prenderà al calcagno
una trappola; su di lui fa presa un laccio.
Per lui è nascosta in terra una
corda, e per lui un congegno
da cattura nel (suo) sentiero.
All’intorno, improvvisi ternori certamente lo fanno sussul–
tare di spavento, e in realtà lo
inseguono alle calcagna.
Il suo vigore diviene affamato, e il disastro sta pronto a
farlo zoppicare.
Esso mangerà i pezzi della 
sua pelle; il primogenito della
morte mangerà le sue membra.

La sua fiducia sarà strappata
dalla sua propria tenda e lo farà
marciare verso il re dei terrori.

Nella sua tenda risiederà
qualcosa che non è suo; lo
zolfo sarà cosparso sul suo
proprio luogo di dimora.

La medesima menzione di lui
certamente perirà dalla terra,
e non avrà nome nella via.

Lo spingeranno dalla luce
nelle tenebre, e dal paese produttivo lo scacceranno».


 

Bildad di Suach prese a dire:

«Quando porrai fine alle tue
chiacchiere?
Rifletti bene e poi parleremo.

Il suo energico passo si accorcerà e i suoi progetti lo faranno precipitare, perché con i suoi piedi incapperà in
una rete e tra le maglie camminerà.
Un laccio l’afferrerà per il
calcagno, un nodo scorsoio
lo stringerà.
Gli è nascosta per terra una
fune e gli è tesa una trappola
sul sentiero.
Terrori lo spaventano da tutte
le parti e gli stanno alle calcagna.

Diventerà    carestia    la    sua
opulenza e la rovina è ritta al
suo fianco.
Un malanno divorerà la sua pelle, il primogenito della morte
roderà le sue membra.

Sarà tolto dalla tenda in cui
fidav a, per essere trascinato
davanti al re dei territori!



Potresti abitare nella tenda
che non è più sua; sulla sua
dimora si spargerà zolfo.

Il suo ricordo sparirà dalla
terra e il suo nome più non si
udrà per la contrada.

Lo getteranno dalla luce nel buio 
e dal mondo lo stermineranno.



 


 Salmo 41

                     TNM                              CEI
Felice è chiunque mostra
considerazione al misero;
giorno della calamità Geova 
provvederà scampo.

Geova stesso lo sosterrà su 
un divano di malattia; certamente cambierai tutto il suo
letto durante la sua infermità.

In quanto a me, dissi: «O Geova, mostrami favore. Sana la mia anima, poiché ho peccato contro di te».
In quanto ai miei nemici, dicono ciò che è male riguardo a me: «Quando morirà e perirà realmente il suo nome?».
E se uno in effetti viene a veder(mi), la falsità è ciò che il suo cuore proferisce; radunerà per sé qualcosa di nocivo; uscirà; di fuori (ne) parlerà.
Quelli che mi odiano bisbigliano l’uno all’altro unitamente contro di me; contro di me continuano a tramare qualcosa di male per me:
«Su di lui è versata una cosa buona a nulla; ora che si è messo a giacere, non si leverà più».
In quanto a te, o Geova, mostrami favore e fammi levare, affinché io li ripaghi.
Da questo veramente so che hai provato diletto in me,
perché il mio nemico non urla in trionfo su di me.
In quanto a me, a motivo della mia integrità mi hai soste-​
nuto, e mi porrai dinanzi alla
tua faccia a tempo indefinito.

Benedetto sia Geova l’Iddio
d’Israele


Da tempo indefinito fino a
tempo indefinito.

 
Beato l’uomo che ha cura del 
nel debole: nel giorno della sventura il Signore lo libera.

Il Signore lo sosterrà sul letto 
del dolore; tu lo assisti quando giace ammalato.


Io ho detto: «Pietà di me, Signore, guariscimi: contro di te ho peccato».
I miei nemici mi augurano il male: «Quando morirà e perirà il suo nome?».
Chi viene a visitarmi dice il falso, il suo cuore cova cattiveria e, uscito fuori, sparla.
Tutti insieme, quelli che mi odiano contro di me tramano malefici, hanno per me pensieri maligni:
«Lo ha colpito una malattia infernale; dal letto dove è steso non potrà più rialzarsi».
Ma tu, Signore, abbi pietà, rialzami, che io li possa ripagare.
Da questo saprò che tu mi vuoi bene:
se non trionfa su di me il mio nemico.
Per la mia integrità tu mi sostieni e mi fai stare alla tua
presenza per sempre. 









Sia benedetto  il Signore, 
Dio di Israele.


da sempre e per sempre.


    

Credo abbiamo ampiamente documentato che la bibbia dei TdG richiede l’intervento di un traduttore che traduca l’italiano maccheronico della TNM in italiano decente. È evidente che la «traduzione» è opera di un americano che aveva una scarsa conoscenza della lingua italiana. Ma questo non è evidente per i TdG. Se, per esempio, si fa osservare a un TdG che la traduzione geovista di Giobbe 29,6 (Quando lavavo i miei passi nel burro) è un’assurdità, perché si lavano gli arti (piedi, gambe) non i passi che sono movimenti degli arti per camminare, il TdG risponde candidamente come suggerito dall’organizzazione: «È un’espressione simbolica». Che sia un’espressione simbolica, un linguaggio iperbolico per descrivere una grande abbondanza di beni che Giobbe possedeva, è evidente. Ma è quasi impossibile spiegare a un TdG che il simbolismo si deduce dal senso letterale, cioè primario.

     Il senso letterale è «lavarsi i piedi». Ma la traduzione geovista non ha alcun senso letterale e il lettore, non riuscendo a comprendere il senso letterale perché la traduzione è errata e incomprensibile, non riesce a capire neppure il senso simbolico.
Queste considerazioni, che sono evidenti per una persona normale, lasciano indifferente un TdG. L’organizzazione condiziona talmente gli adepti da distruggere in essi ogni capacità di logica, facendo loro accettare come evidenti anche le cose più assurde. Tale fenomeno è illustrato dallo psichiatra americano Jerry Bergman, il quale sostiene che l’appartenenza prolungata nell’organizzazione dei TdG provoca depressione, esaurimento nervoso e perdita del senso critico. Questo spiega l’accettazione passiva di tutto ciò che viene dall’organizzazione, anche di quelle cose che il comune sentire percepisce come assurde. Il TdG indottrinato non è più capace di un giudizio autonomo; è un «registratore» che ripete meccanicamente messaggi accumulati nella mente.



Ringraziamo Don Paolo Sconoscchini per questi studi.

Pubblicato in Testimoni di geova
   

Mons. Luigi Negri


   

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