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Per citazione
(es. Mt 28,120):
Per parola:
   

Grazie Gesù che vuoi donarmi attraverso l’Eucaristia che ho ricevuto spiritualmente o sacramentalmente …

 

Grazie Gesù che vuoi donarmi attraverso l’Eucaristia che ho ricevuto (spiritualmente o sacramentalmente):

la perfetta immersione nel Mistero della Croce e perciò grazie che vuoi donarmi la totale liberazione da ogni peccato sia veniale che mortale, grazie che vuoi donarmi di odiare i peccati, di piangere i peccati commessi, di allontanarmi dalle occasioni prossime di peccato e di riparare fervorosamente ogni offesa che ti ho arrecato; grazie Gesù che vuoi donarmi la perfetta carità vittimale che mi fa odiare il peccato e mi fa riparare i peccati commessi da me e dal mondo intero, grazie Gesù che mi vuoi donare la fede dei santi che mi fa credere con certezza alle tue parole, anche a quelle con le quali ci dici che è veramente beato chi soffre per Te. Grazie Gesù che mi doni: … la speranza santa che mi fa appoggiare alla tua onnipotenza per salire con Te sulla Croce, la tua prudenza che mi fa capire che la strada per giungere in Paradiso è la tua Passione cui devo partecipare, la fortezza che mi dà di resistere a qualsiasi martirio; in questa Eucaristia io ricevo Te che sei il Re dei martiri e che hai dato ai martiri di poter soffrire le più terribili torture; sì! con questa Eucaristia un oceano di fortezza si rovescia in me per rendermi invincibile da qualsiasi potenza creata, umana o diabolica o di qualsiasi altro tipo, pronto a qualsiasi martirio per darti somma gloria con una vita e morte e sante; grazie Gesù che mi doni la tua giustizia e la tua temperanza, con la quale mi doni di liberarmi da ogni piacere peccaminoso e mi attiri al santissimo piacere della Croce, cioè al piacere divino di donare la mia vita e la mia sofferenza a Te, e con le quali mi assimili a Te Crocifisso. Grazie Gesù che mi doni la perfetta umiltà che mi fa considerare me stesso, da me stesso, come il peggiore dei peccatori, il tuo più grande carnefice, il peggior schiavo di satana e la persona meritevole di stare sotto tutti i dannati, torturata più terribilmente dai demoni, e perciò mi fai accettare con gioia la tua misericordia che non mi ha condannato all’inferno e vuole fare grandi cose in me e mi dà di poter meritare grandi beni attraverso l’unione alla tua Passione. Grazie Signore Gesù che sei venuto in me perché sia tu a vivere in me e a condurmi sulla via della Croce in somma perfezione, grazie perché mi doni la contemplazione più perfetta che era in Te Crocifisso e la preghiera tua con le quali io posso rimanere sempre con Te sulla Croce, conoscendo la somma bellezza della partecipazione alla tua Passione. Grazie Signore Gesù che mi doni la preghiera incessante e il tuo coraggio che mi fa vincere ogni paura e ogni timore . Grazie Gesù che mi doni la tua sapienza della Croce che mi dona di capire che soffrire con Te è il dono più prezioso che tu mi fai, anzi che mi dà di capire che il vero paradiso terrestre è la partecipazione alla tua Passione, e perciò mi fa amare e desiderare di soffrire sommamente con Te. Grazie Signore Gesù che mi doni la sapienza della Croce che mi porta a conoscere la Croce e ad amarla santamente. Grazie Gesù che mi doni la tua sapienza che mi fa capire l’illusione e il grande errore di coloro che fuggono la Croce e non la amano; grazie che mi doni la tua sapienza della Croce che mi fa vedere tutto nella luce della tua Passione e mi fa desiderare di essere molto umiliato, molto perseguitato e molto torturato per amore tuo. Grazie Signore Gesù che mi doni somma Luce , somma Sapienza per camminare sempre sulle tue vie e per aiutare gli altri a farlo. Grazie Signore Gesù che mi doni di lodare sommamente Dio con la vita e con la bocca, grazie perché vuoi operare attraverso me grandi cose per la conversione del mondo. Grazie Signore Gesù che vuoi donarmi la perfezione della vita spirituale e quindi della vita mistica, grazie che vuoi donarmi la perfezione della vita contemplativa e vuoi condurmi all’estasi e al matrimonio spirituale. Grazie Signore Gesù che vuoi donarmi di vivere sempre meglio il Sacramento della Confessione, preparandolo sempre meglio, vivendolo sempre meglio e ringraziandoti sempre meglio dopo di esso. Grazie Signore Gesù che vuoi donarmi di: preparare sempre meglio la s. Messa, vivere sempre meglio la s. Messa e ringraziarTi sempre meglio dopo la s. Messa. Grazie Signore Gesù che vuoi insegnarmi a vivere sempre meglio la Comunione spirituale e sacramentale sicché tu venga sempre meglio in me e tu compia meraviglie sempre più grandi in me. Grazie Signore Gesù che vieni in me e mi vuoi preparare sempre meglio a morire perché la mia morte sia santa e ti glorifichi molto. Grazie Signore Gesù che vuoi illuminare e fortificare soprannaturalmente la mia coscienza morale perché i suoi giudizi siano retti e veri e grazie che vuoi donarmi di formare in te e con Te sempre meglio la mia coscienza morale perché sia Tu con il tuo santo giudizio a giudicare in me le mie azioni . Grazie Signore Gesù che mi concedi i doni dello Spirito Santo e mi dai di essere pienamente guidato da essi, mi dai di essere totalmente docile ad essi perché lo Spirito Santo mi guidi pienamente e sempre attraverso essi. Grazie Signore Gesù che mi doni la perfezione del discernimento spirituale per essere sempre e sempre meglio guidato dallo Spirito Santo e per poter sempre meglio riconoscere e combattere satana con le sue tentazioni. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi scacciare da me integralmente satana e il peccato. Grazie Signore Gesù che vieni in me per farmi trionfare radicalmente e sempre su satana, su tutte le sue insidie, su tutte le sue azioni malvagie che pone in essere contro di me. Grazie Signore Gesù che vieni in me e porti nel mio cuore il santo desiderio per il Paradiso e l’impegno radicale e continuo per giungervi, grazie perché vieni in me e attraverso me vuoi portare tante anime a Te e perciò mi vuoi donare somma perfezione di sapienza apostolica per capire come portare la tua Luce al mondo e per condurre il mondo sulla via della salvezza . Grazie Signore Gesù che mi vuoi donare la tua Sapienza perché sia tu in me a guardare , a giudicare e a salvare l’umanità, vuoi donarmi la tua Forza per andare contro-corrente e per aiutare gli uomini che vivono nel peccato a convertirsi a Te. Grazie Signore che vieni in me per convertire attraverso me il mondo a te e quindi per pregare con potenza in me per la conversione del mondo. Grazie Signore che vieni in me e che attraverso me vuoi guidare tante anime sulla via della santità. Grazie Signore Gesù che vuoi donarmi la perfezione della santa povertà, la pienezza della tua pazienza, della tua mitezza per salire con Te sulla Croce. Grazie Signore Gesù che vieni in me e mi vuoi donare il tuo santo distacco dalle cose del mondo; grazie che mi vuoi donare in pienezza il tuo Spirito Santo perché sia Lui a guidarmi e sia Lui a santificarmi in pienezza . Grazie Signore Gesù che vieni in me e mi vuoi trasformare in te Crocifisso e mi vuoi super elevare alla tua super perfezione. Grazie Signore Gesù che vieni in me e mi vuoi donare di meditare, di conoscere e di vivere sempre meglio la s. Scrittura . Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me tu che sei sommo Taumaturgo e vuoi compiere in me e attraverso me segni, prodigi, miracoli come tu stesso hai detto: In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.(Gv. 14,12) ..e  “E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. (Marco 16,17s

) Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me con la tua Sapienza perché gli uomini, specie gli intellettuali, la seguano e giungano al Cielo. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me per la conversione degli atei, degli agnostici, degli ignostici a Te. Signore Gesù che vieni in me e vuoi servirti di me per convertire i TDG a Te. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me per la conversione degli islamici a Te, al tuo Amore , alla ss.ma Trinità. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nel tuo santo amore per Maria tua Madre e per i santi angeli e per i santi. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua conoscenza profonda della Trinità e del creato in essa. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua purezza somma, nella tua vittoria totale sulle tentazioni di lussuria , di impurità, di scurrilità , di volgarità, di bestemmia, di fornicazione, di incredulità, di odio satanico, di superstizione, di paura, di idolatria, di negligenza, di pigrizia, di accidia, di egoismo, di superbia … Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua vittoria totale sulle tentazioni di imprudenza, ateismo, apostasia, scisma, eresia, stregoneria, magia, satanismo, disobbedienza, adulterio, peccato impuro contro natura, pedofilia, necrofilia, orgia, indecenza, bestialità , omicidio, furto . Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua vittoria totale sulle tentazioni di stupro, spergiuro, menzogna, bugia, frode, usura, avarizia, gola. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua conoscenza profonda della S. Scrittura e della vera teologia. Grazie Signore Gesù che vieni in me e vuoi manifestarti in me nella tua vittoria sugli errori teologici: dogmatici, morali, esegetici, liturgici … Grazie Signore Gesù per tutto quello che mi dai e che io non conosco, grazie.

Grazie. Tu sei Dio, sei infinitamente onnipotente, io sono un super nulla dinanzi a Te e Tu vieni in me e vuoi fare queste cose meravigliose che sono scritte in questa preghiera e molte altre che tu solo conosci …. Grazie … e grazie perché venendo in me vuoi essere tu a ringraziare perfettamente Te stesso e tutta la Trinità in me . Grazie  

Pubblicato in Preghiera
Cosa disse Giovanni Battista a Erode, adultero? .… Continua così la misericordia di Dio è grande ? No!!
 
» 3Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. 4Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». 5Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
6Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode 7che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. 8Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 9Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data 10e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. 11La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. 12I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.» (Mt. 14)
 
Lo Spirito Santo spinge i suoi profeti a parlare per la conversione dei peccatori, perché questi ultimi si liberino dal peccato specie se grave , il demonio invece spinge i suoi ministri a giustificare chi vive in peccato grave e a tenerlo ben stretto ad esso …così se lo porta con certezza all’inferno …
Pubblicato in Sana Dottrina
Mercoledì, 03 Febbraio 2016 00:00

Lo Spirito Santo per i testimoni di Geova

Concludiamo con questo articolo la conoscenza della dottrina geovista riguardo le tre persone divine della Trinità: Dio-Padre (ecco l’articolo), Dio-Figlio (ecco l’articolo) e qui affronteremo Dio-Spirito Santo.

Una delle prime cose che un TdG apprende è che non esistono misteri. Tutto dev’essere ragionevole, cioè a misura della mente umana. Anche Dio! La prima vittima della ragionevolezza geovista è la Trinità che, pur essendo un mistero, è sostenibile solo con un Dio puramente spirituale. Ma se Dio ha un corpo, come credono i TdG, il concetto cristiano di Trinità diventa insostenibile, La negazione del dogma trinitario comporta la negazione della divinità di Cristo e la negazione dello Spirito Santo al quale è sottratto il suo status di persona.
     Secondo il geovismo, lo Spirito Santo (che i TdG scrivono sempre con la lettera minuscola) non è una persona ma una cosa, e cioè «la forza attiva di Dio», un’impersonale forza energetica, proveniente da Dio:

«una forza controllata che Geova Dio usa per compiere una varietà di propositi. In un certo senso, esso può essere paragonato all’elettricità, una forza che può essere adattata a eseguire una grande varietà di operazioni.» (Dovreste cedere nella Trinità?, 1989. pag. 20)

Quindi, lo Spirito sarebbe una forza o una energia in grado di operare nell’uomo e nella creazione, non per iniziativa personale, ma sotto il comando di Dio Padre. Così, quando lo Spirito parla attraverso le persone, lo fa «come le onde radio, che trasmettono messaggi da una persona a un’altra distante» (Ivi pg.22)


Per sostenere questa dottrina, il geovismo usa il solito metodo: sceglie alcuni testi dell’Antico Testamento con i quali annulla i testi «scomodi» del Nuovo Testamento che, spesso, vengono anche manipolati.


NELLANTICO TESTAMENTO

SPIRITO (in ebraico RUAH). Può significare: vento (Es 14,21); respiro (Is 42,5); ira, animosità (Gdc 8,3); forza divina comunicata a un uomo (Gdc 3,10; Sal 51,13); la presenza di Dio (Sal 139,7). Il geovismo è «fermo» a questi significati.


NEL NUOVO TESTAMENTO

SPIRITO (in greco PNÈUMA). Nel NT la parola pnèuma, che letteralmente significa soffio, respiro, è utilizzata circa 300 volte con vari significati. La maggior parte delle volte, il termine pnèuma è utilizzato per indicare lo Spirito Santo. Per la teologia cristiana, lo Spirito Santo è una persona. Il geovismo gioca su un equivoco legato al termine persona, così come è inteso nel linguaggio comune (antropologico) e come è inteso nel linguaggio teologico. «Nel linguaggio antropologico, per persona si intende un essere in forma umana. Nel linguaggio teologico si intende un soggetto puramente spirituale, dotato di individualità, intelligenza e volontà. La dottrina cristiana attribuisce «personalità» allo Spirito Santo, non in senso antropologico ma in senso teologico. I vertici della Società Torre di Guardia conoscono bene il significato teologico di persona, ciononostante ne fanno un utilizzo strumentale e propagandistico ai fini del proselitismo, che trova terreno fertile negli affiliati, spesso privi di qualsivoglia forma di istruzione superiore».
     Quando è riferito allo Spirito Santo, pnèuma ha due significati: la persona Spirito Santo, oppure i doni o le manifestazioni della persona Spirito Santo.
Le due realtà (la persona e i doni o manifestazioni) sono dipendenti tra loro come causa ed effetto. Questa distinzione la troviamo per esempio in Atti 1,8 che, tradotto alla lettera, suona così:
«Riceverete forza del Santo Spirito veniente su voi».
La traduzione geovista («Riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi») non è accettabile, perché altera il senso del testo.
     In questo testo, lo Spirito Santo non è la forza o, come direbbero i TdG, la forza attiva, ma è il soggetto della forza, cioè colui che dà la forza o da cui viene la forza.
La versione CEI traduce: «Riceverete la forza dallo Spirito Santo».

Lo Spirito Santo è la persona; la forza è il suo dono.
1Corinzi 12,46: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti».

In questo testo, vengono nominate le tre persone divine (lo Spirito Santo; il Signore cioè Cristo e Dio Padre), ciascuna con le proprie attribuzioni. Allo Spirito Santo sono attribuiti i carismi o doni, perché egli stesso è il dono inviato da Cristo e dal Padre (cfr. Gv 14,26; 16,7); al Signore Gesù sono attribuiti i ministeri o servizi, perché Gesù è stato mandato per servire (cfr. Mc 10,45); a Dio Padre sono attribuite le attività o operazioni, perché il Padre è fonte di ogni essere e di ogni attività.
     Nei versetti seguenti (711), vengono enumerati i carismi cioè i doni dello Spirito Santo, fra i quali il potere dei miracoli (in greco: energhèmata dynàmeon = opere compiute con potenza, con forza).
     I miracoli sono opera della forza dello Spirito Santo. La forza che scaturisce dallo Spirito non si identifica con lo Spirito. Lo Spirito Santo è il donatore, la forza è il suo dono, così come il Signore Gesù è il donatore e i ministeri sono il suo dono e come il Padre è il donatore e le attività sono il suo dono. Nessuna delle tre Persone si identifica con i propri doni. 

IL PARÀCLITO

Tra i titoli che la Scrittura attribuisce allo Spirito Santo c’è quello di Paràkletos, parola greca che può significare Consolatore, Avvocato, Consigliere. Anche Gesù è chiamato Paràkletos: «Se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» ( 1Gv 2,1). Quindi Gesù è un Paràclito. E quando Gesù parla dello Spirito Santo ai discepoli dice: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito (Paràkletos) perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere» (Gv 14,1617).
     Dunque come è una persona il primo Paràclito (Gesù), mandato dal Padre, lo è anche l’altro Paràclito, cioè lo Spirito Santo, mandato nel nome del Figlio: «Il Paràclito… che il Padre manderà nel mio nome» (Gv 14,26). 


COMPIE AZIONI PERSONALI
Lo Spirito Santo è presentato sempre come un soggetto in possesso di una volontà attiva, che compie azioni personali:
insegna, ricorda, guida, rende testimonianza, parla, annuncia Gv 15,2627; 16,13; At 13,2;15,28). Sono attività di una persona e non di un’energia. I TdG sostengono che sono modi di dire simbolici.
     Leggiamo Giovanni 16,1314: «Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
     La funzione del Paràclito di guidare alla verità tutta intera, dipende dal fatto che egli parla di ciò che ha udito da Gesù; riceve da Gesù ciò che annuncerà ai discepoli. Come può la forza attiva di Dio prendere da Gesù e annunciare? Gesù stesso lo spiega così: «Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che (lo Spirito Santo) prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,15).

IL PECCATO PIÙ GRAVE
Il peccato contro lo Spirito Santo è il più grave:
«Qualunque peccato e bestemnzia verrà perdonata agli uomini, ma la bestenzmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uonzo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo nzondo né in quello futuro» (Mt 12,3132).
     Se lo Spirito Santo è una cosa, non si capisce perché il semplice parlar male di una misteriosa e impersonale forza attiva, emanata per trasudazione divina da Dio, possa essere così enormemente più grave della bestemmia contro Cristo che è una persona inviata da Dio.

TRUCCHI E SCORRETTEZZE

Abbiamo esaminato alcuni testi cristologici manipolati dai «traduttori» geovisti. Porto qualche esempio di manipolazione di testi sullo Spirito Santo.

Prima Timoteo 4,1 

TNM  CEI
L’Espressione ispirata dice esplicitamente che in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate. Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori.

Questo testo contrappone lo Spirito di verità (cfr. Gv 16,13) agli spiriti ingannatori.

Ecco il testo greco traslitterato:

Tò pnèuma retòs lègei… prosèchontes
Lo Spirito espressamente dice… dando ascolto
pnèumasin plànois.
a spiriti ingannatori.

Il soggetto parlante è lo Spirito. I «traduttori» geovisti hanno inserito nel testo la loro interpretazione (l’espressione ispirata) e il testo lo hanno messo nella nota in fondo pagina, in cui scrivono: «o, lo spirito». Come dire: lo spirito o l» espressione ispirata sono la stessa cosa. Il messaggio e il messaggero sarebbero la stessa cosa.

Seconda Corinzi 13,1314

TNM  CEI 
L’immeritata benignità del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la partecipazione nello spirito santo siano con tutti voi. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.


Ecco il testo greco traslitterato e la traduzione alla lettera:

He chàris tou Kyrìou lèsou Christou
La grazia del Signore Gesù Cristo
kài he agàpe tou Theou
e l’amore di Dio
kài he koinonìa tou hagìou pnèumatos
e la comunione del Santo Spirito.

La TNM traduce il termine charis (grazia) con l’espressione immeritata benignità e la comunione dello Spirito Santo diventa partecipazione nello spirito santo.
Nel testo greco ci sono tre complementi di specificazione, introdotti dall’articolo al genitivo del Signore Gesù… di Dio… del Santo Spirito.
     I TdG traducono correttamente i primi due. Nell’ultimo, invece, sostituiscono dello con nello, per mettere lo Spirito su un piano diverso dal Padre e dal Figlio; una violazione della grammatica per rompere la concatenazione con le altre due persone divine, espressa dall’articolo dello.

LA FORMULA BATTESIMALE
La personalità dello Spirito Santo risulta evidente anche nella formula battesimale: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19).
    Qui si ha una concatenazione strettissima di tre elementi, legati dalla congiunzione e. Se i primi due elementi di questa concatenazione sono persone (Padre-Figlio), non si capisce per quale motivo il terzo elemento (Spirito Santo) non debba essere una persona. Se lo Spirito fosse solo la forza del Padre e sostituissimo questa espressione a Spirito Santo avremmo:
«…battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e della forza del Padre». È un’assurdità, oltre che un’inutile ripetizione, perché la forza del Padre è già espressa nella parola Padre.
     Nella cultura ebraica, il nome spesso è sinonimo di autorità. Quando Gesù dice: «Le opere che io compio nel nome del Padre mio» (Gv 10,25) intende dire: «Le opere che io compio con l’autorità del Padre mio». Quindi battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo significa battezzare con l’autorità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Se è Dio soltanto il Padre, che senso avrebbe unire l’autorità di Dio a quella di un angelo (il Figlio) e di una cosa (lo Spirito Santo), quasi che l’autorità del Padre non sia sufficiente? Inoltre, una cosa può avere autorità?
     La formula battesimale è comprensibile solo se lo Spirito Santo è una persona come le altre due e tutte e tre sono di uguale natura. O in Dio ci sono tre persone o il precetto di Cristo di battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo risulta incomprensibile.

Giovanni 14,26

TNM     CEI
«Ma il  soccoritore, lo spirito santo, che il Padre manderà nel mio nome, quello (ekèinos) vi insegnerà ogni cosa…» «Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui (ekèinos) vi insegnerà ogni cosa…»


Mentre tutte le Bibbie traducono il pronome ekèinos con lui, egli, la TNM lo traduce quello.
Dal punto di vista grammaticale la traduzione è corretta.
Nella lingua italiana, «quello» si può dire tanto di una persona come di una cosa. Invece «egli, lui» si usano solo per le persone. Poiché il geovismo sostiene che lo Spirito Santo è una cosa, un’energia, traduce ekèinos con quello, inteso come cosa. Allora egli, lui o quello? La grammatica ci dà un’indicazione.

     Ekèinos, pur essendo un pronome riferito a pnèuma (Spirito) che è di genere neutro, è utilizzato al maschile invece che al neutro, come sarebbe logico aspettarsi. Lo stesso «errore» grammaticale lo riscontriamo in altri due brani di struttura identica (Gv 15,26 e 16,1214). «Non è possibile spiegare questo apparente errore grammaticale da parte di Giovanni, ripetuto per ben tre volte (a sottolineare che è voluto), se non si intende la volontà dell’autore di conferire dei caratteri personali allo Spirito».
     I TdG sostengono che ekèinos è maschile perché è riferito a Paràkletos che è di genere maschile. Ma questo argomento è smentito da Giovanni 16,13


«Quando verrà lui, lo Spirito della verità, egli (ekèinos) vi guiderà alla verità tutta intera».

In questo testo, la parola paràkletos è assente e mancano altri soggetti di genere maschile. Questo dimostra che il maschile ekèinos non è concordato con il maschile paràkletos, ma con il neutro pnèuma. Insomma, un errore grammaticale voluto, per sottolineare la personalità dello Spirito Santo, cosa pacificamente riconosciuta dalla critica contemporanea: «Un problema ulteriore è quello di precisare se con la parola Paràclito Giovanni intenda una potenza misteriosa oppure una persona. Se un tale problema solleva notevoli riserve per la voce spirito, almeno in alcuni scritti di Paolo e degli Atti, non c’è invece alcun dubbio che in Giovanni il termine Paràclito significhi la persona divina dello Spirito Santo». (Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, EDB, Bologna 1986).

OBIEZIONI GEOVISTE
Le obiezioni principali sono due:
1. I TdG sostengono che «Giovanni il battezzatore disse che Gesù avrebbe battezzato con spirito santo come Giovanni battezzava con acqua. Perciò come l’acqua non è una persona, così lo spirito santo non è una persona». (Potete vivere…, pag. 40)
Rispondiamo che non è vero che il Vangelo dice che Gesù battezzerà con Spirito Santo come Giovanni battezzava con acqua.
Il Vangelo non dice come; dice ma, invece: «lo vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo» (Mc 1,8; di: Lc 3,16).
«Giovanni battezzò con acqua, voi invece… sarete battezzati in Spirito Santo» (At 1,5; 11,16).

2. La Bibbia dice che i discepoli di Gesù furono colmati di Spirito Santo.
«Se lo Spirito Santo è una persona — dicono i TdG — come potevano i discepoli essere pieni di una persona?».
     Questa obiezione deriva dall’incapacità del geovismo di distinguere i doni dello Spirito Santo dalla persona Spirito Santo. Essere colmati di Spirito Santo significa essere pieni della forza, dei doni che la sua presenza ci elargisce. Dio, poi, può dimorare in tutti coloro che osservano il Vangelo:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).

Il Padre e il Figlio, che sono persone, possono dimorare in chi ama Cristo. Così pure lo Spirito Santo, che opera sempre insieme al Padre e al Figlio: «Lo Spirito della verità… rimane presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,17).

Pubblicato in Testimoni di geova
Mercoledì, 02 Settembre 2015 00:00

Cos'è il peccato contro lo "Spirito Santo"?

È un tema antico ma altrettanto misterioso, cos’è davvvero il peccato contro lo Spirito Santo? Il solo, biblicamente parlando, a cui sembra che anche Dio ponga un limite alla sua infinita Misericordia?

Inziamo guardando alla Sacra Scrittura che dice:

«Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.» (Matteo 12, 3132)

«In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno; sarà reo di colpa eterna.» (Marco 3, 2829)

 «Inoltre vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato.» (Luca 12, 810)

Stando quindi a quanto la stessa Parola di Dio ci rivela c’è un peccato che non sarà mai perdonato e che supera in gravità persino le offese a Dio come la bestemmia o chi attacca il «Figlio dell’uomo».
La Bestemmia a Dio può assumere diverse forme e nel contesto biblico dell’Antico Testamento ha un significato ben diverso da quello che significa oggi per noi, dove bestemmiare Dio è rivolgergli insulti, offese, parolacce.
   Viene detto anche che «chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato».  In questo contesto il Figlio dell’Uomo è Cristo stesso. 

     S. Agostino davanti a questi passi evangelici commentava: “Grande è l’oscurità di questo problema. Perciò chiediamo a Dio la luce per esporlo. Confesso alla vostra carità che in tutte le Sante Scritture non c’è forse un problema più grave e più difficile”. Sembra infatti opporsi alla infinita ed eterna misericordia di Dio. Dio stesso in Cristo ci ha garantito che se vi è pentimento non esiste peccato dai cui non possa liberarci, assolverci, salvarci.

     «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.» (Is.1,18)

Ecco quindi che, dal momento che Dio è somma Verità, e che come Padre desidera che tutti gli uomini siano salvati, la giusta interpretazione va cercata non in Lui e nei suoi attributi ma proprio nell’uomo, in noi, chiamando in causa quel concetto che passa sotto il nome di «libero arbitrio».

 Dio non s’impone su nessuno. Egli non costringe l’uomo ad amarlo e di conseguenza mette nelle mani dell’uomo stesso un immenso potere, quello definitivo di sceglierLo o rifiutarLo.
 
Con l’espressione «bestemmia contro lo Spirito» non s’intende quindi l’atto di dire alcune parole contro lo Spirito Santo né di fare azioni particolari, ma piuttosto un atteggiamento interiore di opposizione allo Spirito, che può condurre conseguentemente a compiere gesti malvagi o a dire parole menzognere. Quest’atteggiamento è dato dallo spirito umano che si pone contro lo Spirito di Dio cioè contro lo Spirito Santo. Ora lo Spirito Santo è il dono dell’amore misericordioso del Padre ed è lui che rivela la verità salvifica di Gesù nostro unico Salvatore. Quando lo spirito umano assume una posizione contraria all’amore del Padre e alla verità di Cristo, esso cade nella bestemmia contro lo Spirito Santo e commette un peccato imperdonabile.
     La bestemmia contro lo Spirito, il quale, come si è detto, è il Dono dell’amore supremo del Padre e del Figlio, nega o rifiuta precisamente quest’amore e chiude l’uomo in se stesso, nella propria durezza di cuore. Per questa ragione non è perdonabile, non perché Dio non lo voglia o non lo possa perdonare, Lui che è la fonte del perdono, ma perché l’uomo crede di non poter essere perdonato e si rende perciò irraggiungibile e inafferrabile dal perdono divino; resta come totalmente impermeabilizzato all’acqua viva che sgorga dal cuore trafitto di Gesù e, attraverso di Lui, dall’amore infinito del Padre, cioè dallo Spirito Santo.

Vediamo come i dottori della Chiesa e i grandi teologi si sono posti difronte a questo passo biblico:

S. Tommaso riferisce tre interpretazioni, tutte e tre accettabili.

- La prima (Atanasio, Ilario, Ambrogio, Girolamo, Crisostomo): peccati contro lo Spirito Santo sono quelli commessi letteralmente contro lo Spirito Santo, sia che per Spirito Santo si intenda tutta la divinità (il Santo Spirito di Dio), sia la terza Persona divina.

In base a questo si distingue la bestemmia contro lo Spirito Santo da quella contro il Figlio dell’uomo. Il Figlio dell’uomo in quanto tale mangiava, beveva (e per questo lo chiamavano mangione e beone, amico dei pubblicani); ma in quanto Dio, agisce secondo il Santo Spirito di Dio. Perciò coloro che lo bestemmiavano in quanto Dio confondevano le sue opere con quelle di Satana. Si tratta di un peccato imperdonabile non già perché la divina misericordia non lo possa coprire, ma per la perversa cecità e ostinazione nel male di chi lo compie.

- La seconda (S. Agostino): peccato contro lo Spirito Santo è l’impenitenza finale. Pecca contro lo Spirito Santo chi rimane sempre in peccato mortale e non vuole sollevarsi e pentirsi. Gli piace il peccato. Si tratta di un peccato contro lo Spirito Santo perché la grazia e la remissione dei peccati sono opera dello Spirito Santo.

- La terza (Riccardo di S. Vittore): si pecca contro lo Spirito Santo quando si pecca contro la bontà, che è il bene appropriato allo Spirito Santo (come la potenza è appropriata al Padre e la Sapienza al Figlio). Perciò si pecca contro il Padre quando si pecca per fragilità; contro il Figlio quando si pecca per ignoranza; contro lo Spirito Santo quando si pecca per malizia volendo il male per se stesso e disprezzando i mezzi forniti dalla speranza cristiana con i quali lo si poteva impedire.

Abbiamo quindi appreso, seppur da angolazioni diverse, che la radice del peccato contro lo Spirito Santo è nell’uomo e non certo nell’incapacità divina di perdonare. Questo grave peccato non dipende dalla fragilità umana: questo è il suo tratto peculiare e decisivo. Consiste nel rifiuto di Dio, della verità, dell’amore, e quindi anche della grazia. Chi pecca contro lo Spirito preferisce essere condannato piuttosto che riconoscere la paternità di Dio.

Nel Catechismo di Pio X si può leggere: (964) Quanti sono i peccati contro lo Spirito Santo? I peccati contro lo Spirito Santo sono sei: disperazione della salvezza; presunzione di salvarsi senza merito; impugnare la verità conosciuta; invidia della altrui grazia; ostinazione nei peccati; impenitenza finale. (965) Perché questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo? Questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo, perché si commettono per pura malizia, la quale è contraria alla bontà, che si attribuisce allo Spirito Santo.

 il concetto decisivo e terribile qui è quel «si commettono per pura malizia, la quale è contraria alla bontà, che si attribuisce allo Spirito Santo.» Pura malizia: questo è il peccato imperdonabile. E i peccati elencati non sono altro che distinte manifestazioni del medesimo rifiuto di Dio, del medesimo peccato imperdonabile.

Nel tempo la Chiesa cattolica ha sempre confermato questa verità:

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, voluto da Giovanni Paolo II, non dice diversamente:

La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna” (CCC 1864).

E’ a causa della radicalità di questo volontario allontanamento da Dio che S. Giovanni nella sua Prima Lettera scrive: Se qualcuno vede suo fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita; così a quelli che commettono un peccato che non conduce alla morte. Vi è un peccato che conduce alla morte; non è per questo che dico di pregare. Ogni iniquità è peccato; ma ci sono peccati che non conducono alla morte. (5, 1617)

Pregare per questo peccato significherebbe impetrare un’ingiustizia, significherebbe chiedere a Dio di accogliere chi lo rifiuta. Nella realtà di tutti i giorni, non essendo nostra facoltà giudicare, cioè conoscere con certezza assoluta se un’anima sia buona o cattiva, cosa che spetta a Dio, noi possiamo bensì chiedere a Dio di illuminarla, e di condurla sulla retta via se nel suo intimo è disposta al bene, ma non di trasformarla da cattiva in buona: Dio può tutto, ma non entra mai in contraddizione con se stesso.

Quindi peccare contro lo Spirito significa essenzialmente questo: non amare Dio. Tutti gli altri peccati – che tutti, nessuno escluso, si possono perdonare – quando s’innestano in questo peccato  fondamentale, questo peccato fin da principio che è solo in attesa di maturazione, danno forma alle varie manifestazioni del peccato contro lo Spirito, alle sue personificazioni, per così dire. Quando S. Paolo, per esempio, scrive: O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né gli impuri, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né i cupidi, né gli ubriaconi, né i maldicenti, né i rapaci erediteranno il regno di Dio. (1 Corinzi 6, 911) parla appunto di queste personificazioni del peccato contro lo Spirito.

 

 

 

Pubblicato in Sana Dottrina

Secondo i maestri spirituali la desolazione e quindi certe forme di «depressione»…e quindi di accidia .. sono legate, spesso, alla nostra negligenza nell’ascoltare e attuare la parola di Dio e quindi sono legate al peccato, specie a certi peccati di particolare gravità .… 
S. Ignazio scrive .….. in «Esercizi spirituali«
[317] 1 La quarta, sulla desolazione spirituale. Chiamo desolazione tutto il contrario della terza regola, 
2 ad esempio oscurità dell’anima, turbamento in essa, mozione verso le cose basse e terrene, inquietudine da agitazioni e tentazioni diverse, 
3 che portano a sfiducia, senza speranza, senza amore, e la persona si trova tutta pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. 
4 Come infatti la consolazione è contraria alla desolazione, alla stessa maniera i pensieri che sorgono dalla consolazione sono contrari ai pensieri che sorgono dalla desolazione. [322] 1 La nona. Tre sono le cause principali per cui ci troviamo desolati:
1 la prima è perché siamo tiepidi, pigri o negligenti nei nostri esercizi spirituali, e così per le nostre colpe la consolazione spirituale si allontana da noi; 
2 la seconda, per farci provare quanto valiamo e quanto avanziamo nel suo servizio e lode, senza tanto sostegno di consolazioni e grandi grazie. 
3 la terza, per darci vera nozione e conoscenza, affinché sentiamo intimamente che non dipende da noi procurare o conservare grande devozione, amore intenso, lacrime, né alcun’altra consolazione spirituale, ma che tutto è dono e grazia di Dio nostro Signore; 
4 e affinché non poniamo nido in casa altrui, elevando il nostro intelletto in qualche superbia o vanagloria, attribuendo a noi stessi la devozione o le altre parti della consolazione spirituale. Dio vuole portare vera e santa gioia spirituale; la desolazione e queste forme di «depressione» e di accidia vengono da satana .….
[329] 1 La prima. È proprio di Dio e dei suoi angeli nelle loro mozioni, dare vera letizia e gioia spirituale, rimuovendo ogni tristezza e turbamento che il nemico induce; 
2 del quale è proprio combattere contro tale letizia e consolazione spirituale, portando ragioni apparenti, sottigliezze e continui inganni. 
Galati 5:22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé;
Galati 5:23 contro queste cose non c’è legge.Come combattere questa desolazione, «depressione» e accidia ?
Rimettendoci sotto la guida dello Spirito Santo, con la frequente confessione dei peccati, con la ricezione frequente e degna dell’Eucaristia, con una seria vita di preghiera, con la pratica della direzione spirituale, con la pratica degli esercizi spirituali …inoltre .….con una seria pratica dell’esame di coscienza e con una intensa e discreta penitenza. 
S. Ignazio di Loyola nei suoi «Esercizi spirituali» afferma 
[319] 1 La sesta. Dato che nella desolazione non dobbiamo cambiare i primi propositi, giova molto cambiare intensamente se stessi contro la stessa desolazione; 
2 per esempio insistendo di più nella preghiera, meditazione, esaminandosi molto e dando maggior spazio alla penitenza in modo opportuno.

Pubblicato in Attenti a…
   

Mons. Luigi Negri


   

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