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Martedì, 16 Febbraio 2016 00:00

Maria e il geovismo

Alla Madre di Cristo i TdG negano tutto: non fu immacolata, non fu sempre vergine, non fu assunta in cielo, non fu Madre di Dio, non fu niente nella primitiva comunità cristiana, non fu niente neppure per suo Figlio, il quale mostrò che onorare sua madre è sbagliato. Maria fu semplicemente un nulla. Di Maria il geovismo riconosce soltanto la sua presenza nella Scrittura, ma è una presenza insignificante, inutile, fastidiosa allo stesso suo Figlio Gesù. Insomma, Maria «non fu nulla».  Noi invece sappiamo che «fu molto». Lo ha detto lei stessa:
«D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» ( Lc 1.4849).

LA CALUNNIA
I TdG, in un loro libro (Accertatevi di ogni cosa), accusano i cattolici di mariolatria, cioè di adorare Maria. È una calunnia e i TdG lo sanno, ma per il geovismo mentire ai «nemici di Dio» non è peccato; è una strategia della guerra teocratica.
(Perspicacia nello studio delle Scritture, Vol. 11, voce Menzogna.).
     I cattolici non adorano la Madonna, perché Maria è una creatura e l’adorazione è dovuta solo a Dio. I cattolici venerano Maria e i Santi, perché sono amici di Dio. Con i soliti giri di parole, i TdG fanno credere ai cattolici ignoranti (che purtroppo sono tanti), che «adorare» e «venerare» siano la stessa cosa.  Se, come capita, presentano qualche vocabolario che equipara l’adorazione alla venerazione, vuol dire che neanche il vocabolario riporta esattamente la terminologia cattolica. La parola «venerazione» significa «sacro rispetto» ed è usata solo per Maria, per i santi e per qualche oggetto di culto. Invece, «adorare» si riferisce solo a Dio e significa «riconoscere che Dio è l’Essere supremo, il Creatore e perciò bisogna amarlo e servirlo sopra tutto».

LO STRANO GESÙ DEI TESTIMONI DI GEOVA
Secondo i TdG, Gesù non vuole che onoriamo sua madre. Se la onoriamo, lui si offende.
     Non ci risulta che Gesù Cristo soffrisse di esaurimento nervoso o di gelosia nei confronti di sua madre. Era in buona salute fisica e mentale. Aveva dei sentimenti, un profondo senso dell’amicizia. Sulla tomba dell’amico Lazzaro piange. Se era un uomo normale con sentimenti umani, aveva anche dei sentimenti filiali e quindi è naturale che amasse sua madre, come ogni figlio. Non solo la amava, ma la onorava, perché Gesù ha fatto sempre la volontà del Padre che, nel quarto comandamento, comanda di onorare i genitori. Chi ragiona con la propria testa, capisce che questa posizione dei TdG è assurda.
     Ma i TdG credono di trovare nei Vangeli la prova che Gesù non solo non onorava sua madre, ma la «bacchettava» e le mancava di rispetto. E portano come prova due episodi: una frase, presa dal racconto delle «nozze di Cana» e una dichiarazione di Gesù in Luca 11,2728.​

LE NOZZE DI CANA (Gv 2,111)
La storia è nota a tutti. Durante un pranzo nuziale, viene a mancare il vino. Maria chiede a suo Figlio di intervenire e Gesù risponde: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». Maria dice ai servi: «Qualsiasi cosa dica, fatela». Gesù invita i servi a riempire sei anfore d’acqua. Quindi compie il miracolo: trasforma l’acqua in vino.


Commento dei TdG
«Da bambino, Gesù era sottomesso alla madre e al suo padre adottivo. Ma ora che era cresciuto rifiutò benevolmente, ma in modo deciso, la guida di Maria, la quale accettò umilmente la correzione». (Ragioniamo…pg. 217)
     In due frasi, isolate dal contesto, i TdG vedono: un rifiuto di Gesù ad accettare la guida e le richieste di Maria e un garbato rimprovero di Gesù a sua madre, la quale accetta umilmente il rimprovero e se ne sta zitta e buona.

Osservazioni critiche
Maria, qui, non si propone di guidare Gesù. Chiede solo a suo Figlio un favore: aiutare due giovani sposi in difficoltà. Gesù non aveva nessuna intenzione di fare il miracolo: «Non è ancora giunta la mia ora», cioè l’ora di manifestarsi con segni e miracoli, ma il miracolo lo compie.
     E avrebbe fatto il miracolo per dimostrare che aveva riftutato la richiesta di sua madre? I TdG non brillano in logica.
Se compie il miracolo è perché ha accolto la richiesta di Maria, la quale non se ne sta buona e zitta, come dicono i TdG, ma chiama i servi e li invita a eseguire gli ordini di Gesù: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Questo non è il comportamento di una donna umiliata, ma di una madre sicura che suo Figlio farà quello che gli ha chiesto.
Quindi, questo episodio dimostra proprio il contrario di quanto affermano i TdG: mette in risalto il ruolo di mediatrice, di interceditrice di Maria.

     In base a questo contesto, vanno interpretate le frasi citate dai TdG. «Che ho da fare con te, o donna?» È un semitismo difficile da tradurre nelle lingue moderne:
un’espressione ebraica resa con parole greche. L’autore (Giovanni) è un ebreo che scrive in greco, ma pensa in ebraico. Questa espressione «si usava per prendere le distanze da un intervento che si riteneva fuori luogo». Esprime una certa distanza motivata dal fatto che «non è giunta ancora» l’ora di manifestarsi. Non significa comunque un rifiuto e tanto meno un rifiuto scortese (solo alcuni gruppi fondamentalisti del protestantesimo americano, come alcuni evangelici e i TdG ci vedono un rifiuto), perché Gesù poi cede alla richiesta di sua madre.
     Questa frase è stata anche tradotta: «Perché mi fai questo discorso?»; «La cosa non ci riguarda». Le traduzioni moderne preferiscono: «Che vuoi da me?»


«Donna»
     Questo modo di rivolgersi a sua madre non è scortese o segno di mancanza di affetto. Gesù morente si rivolge a sua madre nello stesso modo: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19,26).
Per Gesù era il modo normale e gentile di rivolgersi alle donne (Cfr. Mt 15,28; Lc 13,12; Gv 4,21; 8,10; 20, I 3).

Luca 11,2728: «Mentre [Gesù] diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!»».

Commento dei TdG
«Per Gesù questa sarebbe stata un’ottima occasione per rendere onore particolare a sua madre, se ciò fosse stato appropriato. Ma non lo fece». (Ragioniamo…pg217).

In altre parole i TdG dicono: se Gesù pensava che fosse giusto onorare sua madre, in quest’occasione l’avrebbe fatto. Ma non l’ha fatto, dunque, non bisogna onorare sua madre.

Osservazioni critiche
Il modo di leggere le Scritture è sempre lo stesso: si prende la frase che fa comodo, isolandola dal contesto. È il contesto che ci fa capire il senso di questo episodio. Pensare che Gesù non abbia colto al volo l’occasione di lodare sua madre, perché voleva ridimensionarla, è presunzione, la pretesa tipica del geovismo di conoscere le intenzioni, i propositi e i sentimenti di Dio e di Gesù Cristo.
     È lo Spirito Santo che, per bocca di Elisabetta, esalta Maria e la chiama beata:
«Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne… E beata colei che ha creduto all’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»» (Lc 1,4142.45). Non credo che Gesù smentisse lo Spirito Santo.
     Allora, il senso di questo episodio è questo: alla donna che dice a Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato», cioè la tua madre fisica, Gesù risponde indirettamente che sua madre è beata non perché lo ha generato, ma perché appartiene alla schiera di quelli che custodiscono la Parola di Dio e la mettono in pratica. I legami familiari passano in seconda linea rispetto alla nuova parentela spirituale che si forma fra tutti i «figli di Dio». Tra questi, Maria occupa il primo posto, perché lei ha sempre conservato nel cuore la Parola di Dio (cfr. Lc 1,45) e ha sempre fatto la sua volontà. Per questo la Parola di Dio la chiama beata e grande (cfr. Lc 1,38; 1,45; 2,19; 2,51). È questo il motivo della sua grandezza e beatitudine.

      Allora, quando noi la onoriamo, chiamandola beata, adempiamo la profezia di Maria: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Quando la salutiamo con l’Ave Maria, non facciamo altro che ripetere le parole dell’angelo Gabriele: «Rallégrati, o piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Poi continuiamo con le parole di Elisabetta che, piena di Spirito Santo, esclama: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,4142) e la chiama, con rispetto e ammirazione, «madre del mio Signore» (Lc 1,43). Nell’Ave Maria mettiamo in pratica le parole del Vangelo.

MARIA CI CONDUCE A GESÙ
«Nelle catacombe Maria è raffigurata come colei che porge Gesù. I cristiani, fin dalle prime generazioni, hanno visto in Maria colei che dice: «Fate quello che (Gesù) vi dirà» (Gv 2,5) e si sono sempre sentiti uniti a Giovanni, come identificati con lui, al quale Gesù sulla croce ha affidato sua madre: «Donna  ecco tuo figlio… Figlio, ecco tua madre» (cfr. Gv 19,2627).
Il suo è un ruolo di richiamo del Vangelo, di spiegazione, di attualizzazione di ciò che già sappiamo dalla rivelazione.
La vera devozione alla Madre di Gesù non allontana da suo Figlio ma avvicina a lui. L’esperienza della vita dei santi (cioè cristiani esemplari) dimostra che l’amore a Gesù è sempre accompagnato a una devozione verso colei che Dio ha liberamente scelto come tramite della venuta del suo Figlio su questa terra, assumendo dal suo grembo la nostra umanità».

Pubblicato in Testimoni di geova
   

Mons. Luigi Negri


   

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