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(es. Mt 28,120):
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FALSITÀ CARISMATICHE LA FALSA GLOSSOLALIA

Un esempio di come la ricerca dello straordinario e del sensazionale può dar luogo a illusioni e a grottesche contraffazioni dei doni dello Spirito, lo troviamo nella falsificazione del vero dono delle lingue, operato nei gruppi pentecostali-carismatici.
In questi gruppi, questa falsificazione ha dato origine ad un carisma inesistente e falso, creato artificialmente, che essi chiamano glossolalia, che a loro avviso, erroneamente, sarebbe un presunto carisma diverso dalla xenoglossia o xenolalia. Sia ben chiaro: noi crediamo nel dono delle lingue, ma in quello vero; noi crediamo nella glossolalia, ma quella vera non quella moderna contraffatta. Quindi, quando parliamo di “favola della glossolalia”, non intendiamo per niente dire che non esiste il dono delle lingue, ma solo che consideriamo inautentica quella invenzione moderna che in alcuni gruppi viene chiamata “glossolalia”, e che consiste in “rumori sconclusionati”, “suoni preconcettuali”, senza senso, privi di significato e altre stramberie simili. Siccome ci può essere sempre chi non capisce o fa finta di non capire ribadiamo che la questione è solo tra vera glossolalia e falsa glossolalia.
Quindi la nostra posizione è: vera glossolalia, sì. «Falsa glossolalia», no. L’articolo, inoltre riguarda solo questo tema. Ricordiamo, a fondamento di tutto l’articolo, la verità dichiarata dalla Parola di Dio: “Nessuna menzogna viene dalla verità” (1 Gv 2,21). Il fatto che un fenomeno sia molto diffuso non significa, di per sè, che quel fenomeno sia anche vero o autentico. Un errore anche se ripetuto moltissime volte e da tante persone non diventa mai, solo per questo, una verità. La caratteristica del pentecostalismo è l’interesse per la glossolalia che consisterebbe nell’emettere una serie di suoni o di parole che non corrispondono a nessuna lingua conosciuta. (N.d.R. = Suoni inarticolati simili a quelli che fanno i bambini quando non sanno parlare = N.d.R.) /…/ La glossolalia si era affacciata occasionalmente, nel passato, in revival di predicatori come Dwight L. Moody e aveva avuto un ruolo in determinate fasi storiche (non proseguite, però, fino al nostro secolo) di nuovi movimenti religiosi come i mormoni o gli shakers” (Cesnur, a cura di Massimo Introvigne, LDC, 1996, p. 28).

LA SFIDA PENTECOSTALE.
Il pentecostalismo, come oggi lo conosciamo, è nato nel mondo protestante. All’inizio è stato molto osteggiato dalle stesse denominazioni protestanti. Alcuni suoi aspetti, come la glossolalia, sono stati chiaramente rifiutati da una parte del protestantesimo. Poi, pian piano, è dilagato nel mondo protestante, tanto che oggi, probabilmente ne costituisce la denominazione più numerosa. Anche nel campo cattolico si è registrato, da parte di qualche vescovo, la proibizione, nella sua diocesi, di pregare in lingue ai gruppi del rinnovamento (cfr. Salvatore Cultrera, La Glossolalia, Edizioni Paoline, 1979, p. 13).

ALLE ORIGINI DEL PENTECOSTALISMO
“Le sue origini si perdono nella leggenda ma risalgono a tre revival:Azusa Street
1) gli episodi di Topeka, nel Kansas, nel 1901;
2) di Azusa Street, a Los Angeles, nel 1906;
3) e del Galles tra il 1904 e il 1908. Charles F. Parham (18731929) – un ex metodista – può essere considerato il padre del pentecostalismo. Il suo interesse principale si situava sul versante delle guarigioni miracolose. Aprì una scuola a Topeka. All’interno del movimento holiness, Parham insegnava il cosiddetto “battesimo dello spirito santo”.
Secondo una certa mitologia sulle origini pentecostali, la prima studentessa di Topeka a ricevere il cosiddetto “dono delle lingue” (come prova del “battesimo dello spirito santo”) Agnes Ozman (1937) avrebbe iniziato a “parlare in lingue” nella prima notte di Capodanno del nuovo secolo, fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901. Con un equivoco caratteristico dei primi anni del pentecostalismo, la “glossolalia” di Agnes Ozman, fu scambiata per xenoglossia (chiamata anche xenolalia, è il termine con cui si indica la presunta capacità paranormale di parlare o scrivere una lingua al soggetto sconosciuta), e Parham annunziò alla stampa che la sua allieva parlava in perfetto cinese (sic!). Quando in seguito altri allievi di Parham, che interpretavano il loro dono delle lingue come xenoglossia, cercarono di svolgere un’attività missionaria tra popolazioni asiatiche ed europee utilizzando le «lingue» che avevano «miracolosamente» ricevute, l’equivoco venne chiarito nella sua grande maggioranza la corrente pentecostale riconobbe le proprie esperienze come glossolalia e non come xenoglossia. (Cesnur, LA SFIDA PENTECOSTALE, a cura di Massimo Introvigne, LDC, 1996, pp. 2932).

RIFIUTO DELLA GLOSSOLALIA
Parham ebbe un grosso scontro con uno dei suoi discepoli l’afro-americano e battista William J. Seymour (18701922) col quale ruppe i rapporti. Seymour e Parham pur in dissenso, erano però d’accordo sul fatto che il dono delle lingue costituiva la prova iniziale infallibile (sic!) che il fedele aveva ricevuto «battesimo dello spirito Santo». Contro questa dottrina si andò organizzando la reazione di un’ampia parte del mondo holiness. La denominazione protestante chiamata «Pillar of Fire» , guidata dalla predicatrice Alma White (18671946) era contraria alla glossolalia e definì Seymour «un fachiro e un vagabondo». Il Los Angeles Times del gruppo di Seymour e della sua glossolalia parlava di una «selvaggia Babele di lingue». I gruppi del terzo protestantesimo come la Chiesa del Nazareno, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa di Dio con sede ad Anderson, nell’Indiana (da non confondersi con quella dello stesso nome con sede a Cleveland) rifiutavano invece la glossolalia, quando non lo consideravano come Alma White ed il suo movimento «Pillar of Fire» a cui abbiamo fatto cenno semplicemente come opera del diavolo. (Cesnur, LA SFIDA PENTECOSTALE, M. Introvigne, LDC, 1996, pp.3234).
L’Ordine di San Luca, fu fondato nel 1947 (con una partecipazione maggioritaria di fedeli di denominazioni della Comunione anglicana) allo scopo di riunire cristiani interessati alle guarigioni. Questo «ordine di San Luca», nel 1963 si pronunciò contro la glossolalia. Nel 1960 il vescovo episcopaliano di Los Angeles (California) diffuse una lettera che vietava nella sua diocesi riunioni dove venisse incoraggiata e praticata La glossolalia. Le chiese ortodosse, in cui il rinnovamento carismatico si diffuse negli anni 1970, consideravano il movimento «intrinsecamente protestante» spingendo talora i sacerdoti ortodossi che avevano ricevuto il «battesimo dello spirito» a rinunciare alla loro esperienza o ad abbandonare l’ortodossia. (CESNUR, item p. 65).

LA BENEDIZIONE DI TORONTO
In che razza di contesto pseudo-spirituale e con quale corredo di fenomeni sconcertanti si trova collocata questa «favola della glossolalia» emerge chiaramente nella cosiddetta benedizione (sic!) Di Toronto: «negli anni 1990 alcune comunità locali del movimento Vineyard si sono contraddistinte e sono state spesso vivacemente criticate per la presenza di nuovi fenomeni carismatici diversi dalla glossolalia, come una sorta di «ruggito» simile a quello di un leone, e soprattutto l’holy laughter (la sacra risata), un eccesso irrefrenabile di riso (accompagnati da un particolare fenomeno: il cosiddetto «riposo nello spirito», un fenomeno dove si cade a terra all’indietro, senza che si verifichi normalmente un vero e proprio svenimento, peraltro ben noto alla tradizione pentecostale e carismatica).

Altri piangono, ridono, spesso molto lungo, danzano, parlano e cantano in lingue, talora ruggiscono come leoni. Vengono persone da ogni parte del mondo da Toronto ciascuno porta, poi, la «benedizione» (sic!) Nella sua comunità di origine, dove spesso ricominciano gli stessi fenomeni (CESNUR, LA SFIDA PENTECOSTALE, Massimo Introvigne, LDC, 1996, pp. 7173).

Alla benedizione di Toronto si accompagnano soprattutto fenomeni estatici ed entusiastici, insieme al ben noto «riposo nello spirito», in particolare: a ridere e piangere, scuotersi con movimenti convulsi, gridare, brontolare, ammutolirsi, parlare in varie lingue, uno stato ebbro senza alcol, con idee chiare ma con una impossibilità nei movimenti motori e nel parlare (idem p. 87). E ancora «il tremore, il rotolarsi, il fremere (idem p. 157). «Altre tremano o palpitano» (idem p. 161) «altri sperimentano strane scosse, altri gridano forte, sbraitano o latrano» (idem p. 183). «…due giovani donne, si contorcevano per terra, gridavano a squarciagola, si mettevano poi a ridacchiare» (item, p. 186). «Attualmente sono fortemente influenzate dalla benedizione di Toronto diverse congregazioni carismatiche, tra cui comunità cattoliche in Inghilterra e a Londra». (Idem, p. 88). «I pentecostali venivano definiti «pneumatici», «tremolanti» per il loro agitarsi durante il culto; «rotolanti» perché alcuni, durante il loro rito rotolano sul pavimento. Il loro culto è sempre stato lo stesso, fin dall’inizio, alcuni durante il rito sussultavano e si agitavano convulsi, colpi battuti nel legno, gemiti, urla, si rotolavano a terra e cominciavano a parlare «lingue», invocano con alte grida lo spirito e durante queste invocazioni cominciano ad agitarsi e a contorcersi, poi a tremare, a batter a terra i ginocchi simultaneamente, poi le parole diventano sconnesse incomprensibili (Francesco Spadafora, Pentecostali e testimoni di Geova, editrice I.P.A.G. Rovigo, V edizione, 1980,pp. 5981). «Tutte cose che fanno somigliare il loro modo di comportarsi ad un fenomeno patologico più che religioso» (idem p. 40). È veramente strana questa aberrante commistione tra protestantesimo e cattolicesimo: i pentecostali oltre ai descritti alterati movimenti convulsi, rumori, grida, eccetera attaccano la Chiesa cattolica nel suo culto, nella sua dottrina, e fanno propri tutti gli altri luoghi comuni del protestantesimo. Che legame ci può essere tra le due realtà? Chi ha interesse a questo grottesco matrimonio?

FALSIFICAZIONE DEL DONO DELLE LINGUE

1) UNICO CARISMA, NON DUE. Innanzitutto sia San Luca negli Atti degli apostoli, sia S. Marco nel capitolo finale del suo Vangelo, sia San Paolo nella prima lettera ai Corinzi usano lo stesso verbo gli stessi termini per indicare un unico carisma: il parlare in lingue («lalein glossais» o anche «lalein glossei»). In tutto Il Nuovo Testamento le parole usate per indicare il «parlare in lingue» sono le stesse e medesime in tutti i diversi autori e in tutti i diversi contesti, ad indicare che si tratta di un unico e medesimo carisma.
Marco 16,17: «glossais lalesusin kainais»—«parleranno lingue nuove». At 2,4: «lalein eterais glossais»- cominciarono «a parlare in altre lingue». At 2,6: «idia dialekto lalunton» — ciascuno li udiva «parlare nella propria lingua». At 2,8: «akuomen ekastos te idia dialekto emon» — «ciascuno di noi li sente parlare nella propria lingua nativa».
Nella Pentecoste il riferimento addirittura al «dialekto», al proprio idioma, alla propria lingua nativa, e così esplicito che non è più possibile dubitare sulla vera natura di questo carisma. Le stesse parole, il medesimo vocabolario, è utilizzato da San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, così che è impossibile parlare di un «carisma di Pentecoste» (parole straniere vere) che sarebbe diverso da una «carisma paolino» (rumori sconclusionati).
1 Cor 12,30: «pantes glossais lalusin» — «tutti parlano di lingue?». 1 Cor 14,2: «glosse lalon» — «parlante il lingue». 1 Cor 14,5: «lalein glossais» — «parliate il lingue» /…/ «lalon glossais» — «il parlante in lingua». 1 Cor 14,6: «glossais lalon» — «il lingue parlando». 1 Cor 14,13: «lalon glosse» — «il parlante in lingua». 1 Cor 14,18: «glossais lalò» — «in lingue parlo». “logous en glosse”- “parole in lingue”. 1 Cor 14,23: “lalosin glossais”-“parlino in lingue”.
1 Cor 14,26: “glossan ekei”- “un discorso in lingua”. 1Cor 14,27: “glosse tis lalei”-“in lingua qualcuno parli”(Nuovo testamento Interlineare,Greco, Latino, Italiano, San Paolo, 2003).
La distinzione tra glossolalia e xenoglossia o xenolalia è stata inventata di sana pianta dal pentecostalismo-carismatico solo per giustificare a tutti i costi la falsificazione di questo carisma operata artificialmente in questi gruppi. Nella Sacra Scrittura si parla solo ed esclusivamente di glossolalia, cioè di parlare in lingue e questo sia per il mattino di Pentecoste, sia per indicare quello che accadeva nella comunità di Corinto. Pur di conservare questa invenzione stravagante si arriva persino a falsificare la Sacra Scrittura. Così Salvatore Cultrera arriva addirittura ad affermare, nel caso della Pentecoste, che il fatto che gli Apostoli parlassero lingue straniere mai studiate e che persone appartenenti almeno a 16 paesi diversi li sentissero parlare la loro lingua nativa, come chiaramente attestano gli Atti, sarebbe solo un fatto leggendario aggiunto da S. Luca ispirandosi “allo stile dell’epopea, per cantare in modo degno l’origine divina della Chiesa. Del resto di questo evento storico S. Luca non era stato testimone e forse non fu in grado di raggiungere testimonianze fedeli a distanza di tanto tempo. Su questa “glossolalia”, o presunta tale, si tornerà in seguito, — insiste il Cultrera quando bisognerà distinguere glossolalia da xenolalia o xenoglassia e si avanzeranno fondati dubbi contro un miracoloso dono di parlare lingue straniere non apprese per facilitare l’evangelizzazione di popoli nuovi” (cfr. Glossolalia, Edizioni Paoline, Roma, 1979, pp. 2627 e p. 29 ).

Qui, addirittura, il vero carisma viene considerato falso e l’inesistente invenzione dei gruppi pentecostali, viene ritenuta l’unica vera! Questo “mondo alla rovescia” viene ulteriormente confermato dal Cultrera, quando, senza un riscontro concreto, si avventura in una sconcertante interpretazione secondo la quale a Pentecoste gli Apostoli avrebbero, emesso i “rumori” inarticolati che si manifestano nei gruppi carismatici di oggi. Cessati questi rumori e urla pseudocarismatici, il Cultrera fornisce la “ciliegina sulla torta” spiegando che: “All’uscita del Cenacolo il popolo circostante, attratto dal rumore del vento gagliardo, crede di riconoscere nei suoni di lode e di gioia degli Apostoli parole della propria lingua” (cfr.Glossolalia, ed.cit., pp. 2728).


Questa assurda e immotivata interpretazione è ribadita, poche pagine più avanti, dal Cultrera: “Le parole inintelligibili, anche se scambiate per parole della propria lingua dai vari popoli suonavano lode per le grandezze che il Signore si degnava compiere” (idem, p. 31). Il tutto è concluso da un farneticante “rodeo” linguistico a cui vengono sottoposti i due verbi usati da S. Luca: “lalein” e “apophthenghesthai”. Ma il Cultrera, senza accorgersene, contraddice se stesso: se infatti lui stesso riconosce che il verbo “apophthenghesthai” ha come radice ultima è il verbo “phemì” che significa: dire, comunicare, esprimere, nel senso della funzione sociale del linguaggio (S. Girolamo nella Volgata l’aveva reso col verbo latino “eloqui”. Ora,”loquor”, è parlare, comunicare solennemente) proprio l’uso di questo secondo verbo esclude che il parlare in lingue fosse ostituito solo da suoni inarticolati, cioè da rumori che non hanno lo scopo di una comunicazione; esclude cioè che non si trattasse di linguaggi, di lingue vere per comunicare tra uomini! Con un altro “rodeo” linguistico il Cultrera collega poi il verbo “apophthenghesthai” col verbo “megalynein” magnificare, lodare, esaltare) che in At 10,4648 ha la disavventura di trovarsi dopo il verbo lalein (“li sentivano parlare in lingue e glorificare Dio” ) ed egli arbitrariamente conclude che questo deve significare che il parlare consiste solo nel “parlare per lodare o magnificare” (cfr. Glossolalia, ed.cit., p. 34).

Come se non bastasse si affanna, ancora, a ribadire che questo parlare non è “dire”, “comunicare”, ma è un emettere suoni senza comunicare messaggi e contenuti ad altri, non si tratta, cioè di linguaggi socialmente convenzionali” (op.cit., p.35). Il Cultrera poi sbaglia quando afferma che S. Paolo avrebbe confessato di non conoscere la lingua dei Licaoni. Il Cultrera, per questo, cita At 14,11: ma tutti possono controllare che in quel passo degli Atti non esiste nessuna confessione di S. Paolo!

(il testo qua sopra è solo l’inizio dello studio, potete consultare e scaricare l’intero studio CLICCANDO QUI


Pubblicato in Apologetica
Domenica, 27 Aprile 2014 00:00

Sulla decima e sul vangelo della prosperità

 
 
 
 
 
 
 
Non tutti sanno che nel variegato mondo pentecostale il vangelo della prosperità occupa una parte importante. Di cosa si tratta? È un portato della terza ondata pentecostale e prende il nome di Movimento della fedeNato negli Usa, come al solito, è arrivato in Italia e si sta molto diffondendo in Africa. Il motivo di questo successo non è difficile da comprendere visto che l’unico Dio adorato da costoro è il denaro. Il loro messaggio è sostanzialmente questo: “Se diventi cristiano Dio ti benedice. Essere benedetti da Dio vuol dire diventare ricchi, vivere una vita “abbondante” (significativamente, termini come questo ricorrono spesso fin nei nomi delle loro chiese) e senza malattie”. Un ottimo affare, insomma. La fregatura è che per diventare davvero cristiani bisogna lasciarsi del tutto spogliare dal pastore di turno, con decime, primizie, offerte e quant’altro. Ovviamente c’è anche la giustificazione biblica tramite i seguenti passi: Malachia 3, 10 (grandi benedizioni per chi dà la decima); Levitico 27, 30 (la decima di ogni cosa appartiene a Dio); 1 Re 17, 116 (episodio di Eliseo e la vedova); Mt 12, 4144 (episodio della vedova al tesoro del Tempio). Quando un evangelico vi cita insistentemente questi passi rifiutandosi – come al solito – di ragionarci e di rapportarli al resto della Scrittura, vuol dire che avete trovato un pentecostale sedotto dal vangelo della prosperità.
 
Come del resto denunciano molti protestanti di buona volontà. Prima di tutto bisogna però cercare di capire il grado di diffusione di questo “vangelo” in Italia. Sarebbe, infatti, un grandissimo errore ritenere che si tratti di qualcosa confinato alle chiese che esplicitamente si richiamano al Movimento della fede (e che secondo il Cesnur sono una decina, ma probabilmente ce ne sono anche di più). Infatti il successo è stato troppo grande per lasciare indifferenti le altre denominazioni. È stata fondata perfino una grande scuola internazionale chiamata Centro di formazione biblica Rhema che ha la sua filiale anche in Italia. Stando al sito, ci sarebbero nel mondo quasi trentamila diplomati Rhema che in seguito possono anche ricevere licenza e ordinazione ministeriale. È utile saperlo perché se un vostro parente o amico finisce in una chiesa che magari non è nella lista del Cesnur ma ha un pastore Rhema, potete capire subito che il vostro congiunto subirà un bombardamento continuo sul tema ricchezza. Come accennavo prima, queste indicazioni non devono alimentare una falsa sicurezza. Infatti il vangelo della prosperità, magari camuffato o rimodulato, è generalmente diffuso in molte chiese pentecostali.
 
 
 
Le Adi e la decima

 
Come abbiamo visto, quello della decima è un cardine del vangelo della prosperità. Ma cosa ne pensano le Adi in merito? Ufficialmente nulla, come sempre, ma sembra che la tendenza generale sia quella di imporla. Non a caso è uno degli argomenti di tutti i delusi che lasciano le Adi. Molte di queste testimonianze denunciano da parte delle chiese Adi una continua richiesta di soldi, con culti e prediche interamente dedicate all’argomento del “dare” (sempre alla chiesa, mai ai poveri). Alcune chiese Adi si spingono al punto di non concedere nemmeno l’anonimato, imponendo di compilare un foglio con nome, cognome e importo. Ovvero una modalità che sembra essere tipica delle chiese della prosperità vere e proprie, che dà al pastore un potere ancora più assoluto.
 
Quelle che ho riportato sono però testimonianze di fuoriusciti che, in quanto tali, potrebbero essere portati ad esagerare. Sarebbe ingiusto prendere le loro parole per oro colato, senza vagliarle, ma in effetti basta farsi un giro sul web per rendersi conto che dicono la verità. È tristemente famoso il video di Tommaso Grazioso, predicatore Adi e venditore di “risvegli”. Secondo lui, infatti, il primo passo del “risveglio” è la decima, senza la quale non c’è benedizione di Dio. Tanto che c’è addirittura la mistica del “sacchetto” che passa per la raccolta, in cui Dio ha nascosto il “risveglio”. Come vedete, i passi tipici del vangelo della prosperità ci sono tutti (Malachia, vedova al Tempio ecc..), solo che qui non si promette ricchezza materiale ma spirituale. E questo predicatore sembra che sia anche un pezzo grosso delle Adi. 

Inoltre, in un articolo di un periodico delle Adi tutto incentrato sulla decima di Malachia come diritto di Dio: si legge che chi non lo riconosce è un ladro e “difficilmente” (per usare un eufemismo) può ottenere la benedizione divina: infatti “la disobbedienza spalanca le porte della maledizione”. Nel sito di un’altra chiesa leggiamo, invece, che la decima era un obbligo della Legge, a cui il cristiano non è quindi più obbligato. Ma visto che la Grazia è “sovrabbondata”, se prima si dava la decima adesso si dovrebbe dare molto di più… per questo la chiesa, nella sua generosità, si accontenta della decima che però deve essere periodicamente accompagnata da una “bella offerta”. Per chi obbedisce è garantito un raddoppio dello stipendio (come sarebbe accaduto a questo John Wesley).
 
Anche in un altro sito Adi (ma non credo sia ufficiale) si ammette candidamente che la decima non è comandata per i cristiani, non presentando il Nuovo Testamento nessun “sistema legalistico” di questo tipo. Però – alla faccia della Sola Scriptura – le chiese la pretendono lo stesso come “minimo raccomandato”, anche se in molte la decima viene messa “eccessivamente in risalto”. Secondo questo sito, infatti, si tratta di un obbligo ma non di un imperativo categorico. Una decima potremmo dire “dal volto umano” che è lasciata alla coscienza del fedele e alle sue possibilità. Bisogna però mettere in evidenza come in teoria la decima resta comunque il “minimo raccomandato”, espressione che non si può comprendere davvero senza tenere conto del contesto. Infatti le chiese evangeliche sono spesso molto numerose, fino a contare centinaia – quando non migliaia – di persone. Questo pone forti problemi di ordine pratico, visto che la gestione di questi soldi non è per niente trasparente nonostante la grande entità degli introiti. Poniamo il caso di una chiesa con 500 fedeli, fingiamo che ognuno guadagni mille euro al mese. Questo vuol dire che nelle disponibilità del pastore entrano ogni mese 50mila euro. Una cifra da capogiro, e abbiamo giocato al ribasso calcolando una media di stipendio molto bassa. Le cose non cambiano di molto se pensiamo ad una chiesa più piccola, magari con 250 persone. In questo caso l’importo totale diventa di 25mila euro. Sono calcoli astratti, certo, ma rendono bene l’idea dell’insaziabile avidità denunciata dai fuoriusciti.
 
 
Considerazioni pratiche e teologiche

 

Indubbiamente, l’Antico Testamento presenta la ricchezza come una benedizione divina (basti pensare a Giacobbe e ad altri personaggi) ma certo non nei termini posti dal vangelo della prosperità. La ricchezza non è mai presentata come un indice preciso del grado di benedizione, l’accento è piuttosto sulla Provvidenza. Nel libro dei Proverbi si legge “non darmi né povertà né ricchezza; ma fammi avere il cibo necessario perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: «Chi è il Signore?»” (Prov 30, 89). Quindi c’è anche un punto di vista critico della “pancia piena” come rischio di ingratitudine. Del resto non tutti i personaggi biblici eccellono in ricchezze come, per esempio, i profeti quali Giovanni Battista che viveva nel deserto (Mc 3, 4). Anche l’apostolo delle genti afferma di alternare povertà e ricchezza (Filippesi 4, 12), fino a definirsi sostanzialmente un povero (2Corinzi 6, 10) senza che questo volesse dire minimamente una minore benedizione da parte di Dio. Anche san Pietro non sembra farsi problemi del fatto di essere sprovvisto di oro e di argento (Atti 3,6) e nella parabola del ricco epulone (Lc 16, 1931) è il povero Lazzaro che si salva. Sempre san Paolo, infine, mette in guardia dall’avarizia (Ef. 5, 5) e da quelli che vogliono usare la religione come fonte di guadagno. Senza però per questo cadere nell’eccesso opposto, visto che Paolo non si sente certo imbarazzato quando è nell’abbondanza (Filippesi 4, 18) per il sostegno ricevuto, nè quando deve amministrarla (2 Co. 8, 1821).

 

Cosa dire invece del surrogato di questo “vangelo” presente nelle Adi? È significativo il fatto che pur sapendo che la decima non è un obbligo per il cristiano, la pretendono lo stesso) lo stesso (come noto, la Sola Scripturaè sempre per gli altri). Non a caso, i pochi passi citati sono tutti dell’Antico Testamento. Infatti Gesù e gli apostoli non hanno mai chiesto la decima, ma solo libere offerte. E libere per davvero, senza minacce o promesse di facili arricchimenti.  Senza nessun sistema legalistico ma secondo le possibilità e la coscienza di ciascuno (Atti 11,29; 2 Corinzi 9, 7). È vero che gli Atti presentano una comunità cristiana dove tutto è in comune (Atti 4, 34) ma è qualcosa che non ha il sapore della costrizione. Non è sistema imposto dall’alto ma il prodotto di un vivo senso di fraternità, anche perché aveva lo scopo di sostenere i bisognosi della comunità in modo che a nessuno mancasse il necessario. Tanto che Pietro fa notare ad Anania l’insensatezza del suo gesto proprio facendogli notare che la vendita dei suoi beni era stata una sua scelta, e che comunque il ricavato sarebbe rimasto sempre a sua disposizione (Atti 5, 16). 

Tutt’altro spirito da quello delle chiese evangeliche, quindi. Le quali, accusando ingiustamente la Chiesa di non fare abbastanza per i poveri, rischiano davvero di creare ulteriore povertà. Ovviamente ognuno può fare quello che vuol con i suoi soldi ed è normale che una chiesa chieda il sostegno dei propri fedeli, il problema sta però nel come lo si chiede – o meglio – si impone. Come abbiamo visto, nelle chiese in cui si pratica la decima devono girare molti soldi, ma che fine fanno?

 

Tommaso Grazioso dice, giustamente, che per il cristiano è importante il “dare”, ma stranamente a beneficiarne non sono mai i poveri. È significativo il fatto che siano praticamente esclusi tutti quei passi in cui si parla di carità per i poveri, esercitata in modo diretto e senza la mediazione di alcuno. Per intenderci, se piace molto la vedova che versa i suoi ultimi spiccioli al tesoro del Tempio lo stesso non si può dire per Zaccheo che dà la metà dei suoi beni ai poveri (Lc 19, 8) e per il giovane ricco a cui è chiesto di farsi un “tesoro in cielo” (Mt 10, 21) vendendo tutti i suoi beni per i poveri. Citare passi simili sarebbe controproducente per chi vuole far credere che compito primario del cristiano sia quello di svenarsi per la sua chiesa. Né è da credere che quella dei poveri sia la prima preoccupazione dei pastori, visto che loro stessi non ne parlano e nessuno sa precisamente come vengano spesi i soldi. E non è difficile immaginare il perché: se il fedele deve dare alla chiesa decima, offerte e primizie non gli si può chiedere di farsi anche “tesori in cielo”. La chiesa viene prima di tutto, gli esempi di generosità presentati come modello sono soltanto quelli utili allo scopo.

 
 
Conclusioni
 
 

Di fronte a tutto questo, fanno ancora più impressione quegli evangelici che accusano la Chiesa di essere ricca e avida. Avendo addirittura da ridire sulle offerte che si fanno talvolta per i sacramenti e per le messe di suffragio, quando queste sono veramente libere e – almeno teoricamente – non possono essere pretese. È vero che molti preti hanno il malcostume di imporre dei tariffari, ma siamo ben lontani dalla pretesa della decima mensile di tutte le entrate. Sia perché l’entità è infinitamente inferiore sia perché si tratta comunque di una contribuzione occasionale (battesimo, prima comunione e – di solito – il matrimonio si celebrano una volta sola nella vita). Però, mentre si viene tartassati e spogliati dal pastore di turno, ha senza dubbio una forte valenza psicologica convincersi che per i cattolici sia anche peggio perché nella Chiesa tutto sarebbe “a pagamento”. Questo quando essere cattolici è praticamente gratis, mentre in molte chiese (in realtà, come sembra dimostrare Butindaro, praticamente tutte) essere un buon evangelico vuol dire sostenere un importante impegno finanziario e con forti venature simoniache.

 

Pubblicato in Pentecostali
Domenica, 16 Febbraio 2014 18:44

Il ritorno di Nestorio

 
madonna in preghiera
 
 
 
 
Si dice spesso che il nestorianesimo sia un fatto prettamente orientale e che oggi se ne trovino tracce solo in Iraq e in India. Informazioni tutto sommato corrette ma ormai da aggiornare. La storia, infatti, ha spesso in riserbo delle sorprese e accade quindi che un focolaio di nestorianesimo si stia sviluppando con forza nella cristianità occidentale. Il veicolo di questo ritorno dell’antica eresia cristologica è il pentecostalismo, almeno nelle sue ultime ondate.

 
Vero Dio e vero Uomo?

 
Come ho già avuto modo di notare, l’incontenibile e talvolta ossessiva avversione di molti evangelici per la figura di Maria nasconde qualcosa di molto più grosso di quella – a sua volta morbosa – paura dell’idolatria. L’appellativo di “Madre di Dio” suona loro come una bestemmia, né può giovargli la spiegazione che Maria lo è solo in quanto madre di Cristo come Dio Incarnato. Per il semplice motivo che molti di loro alla divinità di Cristo non credono proprio. Per quanto può sembrare incredibile, chi frequenta i pentecostali prima o poi si trova di fronte a domande del tipo “ma nella Scrittura dove sta scritto che Cristo è Dio”?
 
Secondo loro infatti “non sta scritto”, anzi è detto tutto il contrario. E quindi vi daranno anche illuminanti prove “bibliche” come il fatto che Dio non può essere tentato (Gc 1, 1314) mentre Cristo lo fu. Oppure che il Figlio di Dio “è senza padre, senza madre, senza genealogia, senza inizio di giorni né fin di vita” (Eb 7, 3), mentre i Vangeli riportano la genealogia di Gesù. Fino a negare l’Incarnazione in quanto il Messia sarebbe stato solo un uomo in cui abitava la deità (Col 2, 9), cosa che spiegherebbe ad un tempo l’assunzione da parte sua di prerogative divine (come il perdono dei peccati) e l’equivoco di chi per questo lo ha scambiato per Dio in persona.  Una vera e propria Incarnazione non sarebbe infatti avvenuta, e comunque non in Maria. Infatti, almeno durante la vita terrena di Cristo, nessuno lo avrebbe mai chiamato Dio ed è inutile spiegare loro che appellativi come “il Signore” e “Figlio di Dio” (cioè della stessa natura di Dio) invece vogliono dire proprio questo. Né serve citare episodi come l’adorazione dei Magi, ignorata o negata proprio come fanno i testimoni di Geova. Il tutto condizionato da una certa confusione che spesso porta a stridenti contraddizioni e a continue oscillazioni tra arianesimo (negazione della divinità di Cristo) e nestorianesimo (negazione dell»unione ipostatica per cui Cristo avrebbe due nature separate). Infatti, non si può più dire che Gesù Cristo sia Dio ma che in Gesù Cristo era presente Dio.
 
 
 
 
 
Un semidio nascosto

 
Infatti non è chiaro se Gesù sia per loro un uomo posseduto dalla divinità o un dio che, assumendo l’umanità, si è liberato della natura divina per poi riprenderla dopo la resurrezione. Una sorta di semidio decaduto che, come Ercole, deve passarne di tutti i colori per tornare all’Olimpo, per cui allo stesso tempo è dio ma non lo è; come se fosse possibile una via di mezzo: avere la natura divina, ma non abbastanza per essere Dio. Come al solito, anche qui ogni evangelico tende a farsi la sua teoria ma una cosa è certa ed è il rifiuto – anche se occultato – della cristologia ortodossa sancita dalla Chiesa universale riunita nel Concilio di Calcedonia. Il nestorianesimo è una base comune su cui sono state innestate fantasie di ogni tipo, come questa divinità che si spegne e si accende a mò di una lampadina, fino a conclusioni quasi ariane. 
 
 
Ma tutto questo non avviene alla luce del sole, ed è facile immaginare il perché. Molti di questi evangelici appartengono alle ADI che, almeno sul loro sito, professano ancora una cristologia ortodossa. Quanto quelle parole siano sincere non saprei dire, potrebbe trattarsi anche qui di uno specchietto per le allodole. Di sicuro le Adi non sembrano affatto interessate a contrastare il ritorno delle eresie cristologiche tra le loro fila. Tra le chiese evangeliche vige spesso un certo relativismo teologico (purchè non si tratti di condannare la Chiesa). Ad ogni modo, almeno per ora, questa nuova forma di nestorianesimo viene tenuta perlopiù segreta, non la troverete mai esposta in un sito evangelico né un pentecostale verrà mai a parlarvi di queste cose. Piuttosto verrà a parlarvi di Maria e di come la avete divinizzata, ma mai a dirvi che Gesù (entità distinta dal Cristo) non è Dio: quando questa sarebbe la cosa più importante da riferire. In quel caso, però, la loro predicazione assumerebbe una chiara connotazione anticristiana che li squalificherebbe a priori. Sanno bene che la predicazione antimariana è un ottimo grimaldello: da un lato va a colpire al cuore la dottrina della Chiesa, mentre dall’altro si può demolire la divinità di Cristo senza nemmeno nominarlo. Inoltre Maria, come figura femminile, è più vulnerabile ad attacchi stereotipati e misogini (del tipo “non capiva; non ascoltava; non credeva” ecc…). Secondo molti evangelici, la “benedetta tra le donne” per tutte le generazioni avrebbe infatti esaurito il suo compito dando alla luce Gesù: cioè le attribuiscono un comportamento che non assumerebbe nemmeno la peggiore delle madri (Is 49, 15).
 
 
 
 
Come scoprire un nestoriano

 
Ma stanare questi nestoriani “nicodemisti” non è difficile, basta incalzarli con domande del tipo “Credi che Gesù sia sempre stato vero uomo e vero Dio, con due nature unite in una sola persona?”. Può essere utile anche riportare le espressioni dei grandi concili cristologici, la chiarezza del Magistero opposta alle loro elucubrazioni impedisce di nascondersi ulteriormente. Anche se, puntualmente (almeno a me è capitato quasi sempre), dopo essere venuti allo scoperto fanno subito marcia indietro lamentando di essere stati fraintesi. Anche se magari hanno affermato di essere proprio d’accordo con Nestorio. 

Tra gli altri, io ho parlato anche con due pastori Adi. Il primo mi ha detto di essersi convinto della consequenzialità tra la divinità di Cristo e il titolo di “Madre di Dio” per Maria, ma riconoscere quest’ultimo vorrebbe dire sconfessare in maniera troppo plateale una secolare tradizione anti-ecclesiastica. Quindi il problema doveva essere nella divinità di Cristo, negata infatti da una lettura “ispirata” della Sacra Scrittura secondo cui – almeno sulla Terra – Gesù sarebbe stato solo vero uomo e non vero Dio. Il secondo pastore, invece, dopo molte reticenze mi ha fatto una domanda molto significativa: “Ma secondo te sulla croce è morto l’uomo o Dio?”. Confermandomi poi che, secondo lui, sulla croce è morto l’uomo Gesù ma non Dio. Non stupisce che questo sia un argomento proprio di Nestorio che non accettava si dicesse che il Figlio di Dio fosse morto sulla croce: neanche specificando che questo gli era avvenuto in quanto uomo. Ed è così che i pentecostali oggi negano in maniera evidente l’unione ipostatica delle due nature, per cui quando le cose vanno male e l’uomo Gesù muore – essendo una sorta di tramite – il dio lo lascia. In questo senso non c’è Incarnazione, e anche quando dicono di crederci ne intendono una puramente virtuale in cui la natura divina si congiunge solo a quella umana ma senza unirsi in una sola persona (unione ipostatica). Infatti non esiste Gesù Cristo, ma un uomo (Gesù) che contiene un dio (Cristo). Non due nature, quindi, ma due persone. Tutta la teologia di Dio che si fa uomo per redimere l’umanità, entrando nella morte e sconfiggendola, sembra diventata del tutto accessoria. Non a caso, molti pentecostali sono allergici a croci e crocifissi e accusano la Chiesa di predicare un «Cristo crocifisso» (1 Cor 23) che secondo loro sarebbe in contraddizione con quello «risorto». E» chiaro che, se Dio non si è davvero fatto uomo, quello della croce non può che essere «scandalo» e «stoltezza». 


 
I nestoriani inconsapevoli

 
Ma il grado di penetrazione di questa nuova forma di nestorianesimo non è uguale per tutti gli evangelici. Ci sono infatti i nestoriani consapevoli (li si può facilmente individuare anche perché di solito sono quelli più arrabbiati contro l’ingombrante figura di Maria) e quelli inconsapevoli. In questi ultimi ci sono diversi gradi di inconsapevolezza, ma tutti sono portatori (talvolta sani) di questo germe. Ci sono infatti evangelici che credono davvero alla cristologia calcedonese, ma si sentono così legati alla predicazione antimariana che all’occorrenza diventano nestoriani. Nell’illusione che si tratti di posizioni conciliabili tra loro, probabilmente anche perché non vengono del tutto comprese. In pratica sono nestoriani quando si parla di Maria, ma sono calcedonesi per quanto riguarda Gesù (è il caso, di solito, dei butindariani). Con una tale ambiguità, non è difficile immaginare che col tempo molti finiscano per passare dalla premessa di Nestorio (Maria madre di Cristo e non di Dio) alla tesi vera e propria (negazione della divinità di Cristo, secondo le declinazioni che ciascuno preferisce). Finendo poi per fare ancora un altro passo: Maria madre di Gesù (cioè dell’uomo) e non di Cristo (Dio). E sembra che il progetto sia proprio questo: non predicare apertamente il nestorianesimo ma seminarlo nelle sue premesse, così che ognuno ci possa arrivare da solo e credere che sia una rivelazione divina. Alla quale necessariamente arriveranno anche gli altri ma che – per il momento – è meglio non scandalizzare.


Conclusioni


 
Questa strategia è, almeno per l’ultimo pentecostalismo, sistematica e non occasionale. Infatti ci sono molti concetti teologici che i pentecostali condividono solo apparentemente ma ai quali — in realtà — attribuiscono significati completamente diversi da quelli della Tradizione cristiana. Se può capitare che un nestoriano sia convinto di credere a Cristo come vero Dio e vero Uomo in una sola persona, allora può anche dire di credere alla Trinità ma negando che sia composta da tre Persone distinte (usando cioè argomenti tipici degli unitariani per negare la Trinità). Infatti anche quella dell’unitarianesimo inconsapevole è una realtà molta diffusa, perché è importante mantenere l’apparenza di una predicazione cristiana alternativa. Invece predicare apertamente contro la divinità di Cristo e la Trinità accosterebbe i pentecostali a realtà protestanti ormai del tutto estranee al Cristianesimo come quella dei testimoni di Geova.
 
 
Pubblicato in Pentecostali
Mercoledì, 08 Gennaio 2014 12:36

Pentecostalismo


Pentecostalismo (dalla fine del XIX secolo)


Azura StreetIl pentecostalismo è il fenomeno religioso più sorprendente degli ultimi anni: a livello mondiale è ormai diventato la più grande denominazione protestante attualmente esistente e tutto ciò in poco più di 100 anni! Sulle cifre dei convertiti non c’è concordanza, comunque i dati più prudenti parlano di un numero di adepti a livello mondiale non inferiore a 118 milioni (dati del 2000), mentre la maggioranza degli autori parla di un seguito superiore ai 400 milioni di fedeli (comprendendo per la verità anche i simili movimenti carismatici e neo-carismaticiprotestanti, ponendo così il pentecostalismo al secondo posto al mondo tra le confessioni cristiane, dietro solo alla Chiesa Cattolica.
Precursori del pentecostalismo

Più che parlare dei precursori del pentecostalismo in toto, sarebbe meglio riferirsi ai vari temi, che sono stati precedentemente sviluppati da altri gruppi e in seguito ripresi dal movimento pentecostale:

- Il concetto di santificazione o perfezione cristiana fu sviluppato dal movimento della santità (holiness), da cui deriva buona parte del pentecostalismo delle origini. Il raggiungimento di questo stato di santificazione o di perfezione si ottiene mediante il battesimo dello Spirito Santo, un concetto già espresso dal fondatore del metodismo John Wesley, che credeva che il cristiano dovesse cercare di ottenere la santificazione in questa vita mediante la totale liberazione dal peccato. Detto concetto fu ripreso da un movimento, che ebbe una certa influenza sul pentecostalismo: la Higher Life o movimento di Keswick, popolare in Inghilterra dopo il 1875, la quale ebbe un ruolo attivo nell’inquadramento dottrinale dato dalle chiese holiness americane alla «santificazione pentecostale», la santificazione cioè in cui venivano stressate le condizioni simili a quelle provate dagli apostoli durante la Pentecoste. Un ulteriore movimento holiness che influenzò il pentecostalismo fu la Christian and Missionary Alliance (Alleanza cristiana e missionaria), abbreviata in C&MA, fondata dal predicatore presbiteriano canadese Albert Benjamin Simpson (18431919) nel 1887. In particolare la dichiarazione di fede del C&MA riassunta nello slogan: «Cristo nostro Salvatore, Cristo nostro Santificatore, Cristo nostro Guaritore e Cristo nostro Re che verrà», sintesi del credo del suo Vangelo quadruplice (FourFold Gospel), influenzò diverse formazioni pentecostali, tra cui le Assemblee di Dio e l’International Church of the Foursquare Gospel, alla diffusione dei quali Simpson ha contribuito addestrando molti dei loro pastori e missionari.

- Le guarigioni e i fenomeni carismatici, come le profezie e l’estasi, non sono stati infrequenti nella storia del Cristianesimo come testimoniano i seguenti esempi:

- Il movimento dei montanisti del II secolo, basato sull’attività delle due profetesse Massimilla e Priscilla, illuminate dallo Spirito Santo e dotate di capacità profetiche.

- All’inizio del XVIII secolo, i convulsionari (fanatici giansenisti), i camisardi e i profeti ugonotti perseguitati in Francia, presso i quali si erano registrati fenomeni di profezie ed estasi.

-  A Londra nel 1827, la chiesa presbiteriana in Regent Square, dove operavaEdward Irving, fondatore della Chiesa Cattolica Apostolica, e dove si ebbero fenomeni carismatici, come la glossolalia (il dono di parlare lingue sconosciute: vedi sotto) e le guarigioni improvvise.

- John Alexander Dowie (18471907) un predicatore e guaritore scozzese creò nel 1896 la Christian Catholic Church (Chiesa cattolica cristiana), poi Zion Catholic Apostolic Church (Chiesa cattolica apostolica di Zion), fondando nel 1901 un’omonima città nell’Illinois, Zion City, abitata da 6.000 suoi fedeli convinti a credere in una guarigione ottenuta mediante la fede. Quasi 500 predicatori di Zion [tra cui il predicatore pentecostale John Graham Lake (18701935) diffusore del movimento in Sud Africa], dopo il fallimento dell’esperimento di Dowie [che influenzò anche Kate Booth (figlia del fondatore dell’Esercito della Salvezza)], andarono ad ingrossare le fila dei movimenti pentecostali.

- La glossolalia è il parlare lingue sconosciute: un dono dello Spirito Santo, secondo quanto riporta San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi (cap. 12, 13, 14), ma è ben diversa dalla xenoglossia — il parlare lingue straniere comprensibili — dono ricevuto dagli Apostoli durante la Pentecoste, come citata negli Atti degli Apostoli (2,112). Questo fenomeno era presente, a parte nella Chiesa Cattolica Apostolica di Irving, in altre confessioni religiose americane come i mormoni e gli shakers, oltre che, occasionalmente, durante i revival tenuti da famosi predicatori, come l’americano Dwight Lyman Moody (18371899).

- Il premillenialismo, la dottrina secondo la quale l’avvento di Gesù Cristo sulla Terra avrebbe iniziato un periodo di mille anni prima del Giudizio Finale, era caratteristico di almeno tre confessioni religiose dell’800: il già citato Irving, gli avventisti e Fratelli di Plymouth fondati da John Nelson Darby, ideatore della dottrina del dispensazionalismo.

- L’antinomia o anti-denominazionalismo era un fenomeno di protesta nei confronti delle chiese consolidate e, paradossalmente, nei confronti di quelle stesse denominazioni religiose, che erano dapprima nate come movimenti di protesta e poi finite per dotarsi di una struttura simile a quella delle chiese, obiettivi originari della loro contestazione! Il fenomeno di scissione dalla propria chiesa madre si definiva anche come-outism (fuoriuscita), e fu frequente nelle chiese della santità negli anni ’80 del XIX secolo, continuando anche presso le confessioni pentecostali e formando le cosiddette «ondate» (waves) o cicli di rinnovamento.


Nascita del pentecostalismo

Per la nascita del pentecostalismo, gli storici pongono particolare attenzione sui seguenti tre episodi avvenuti tra il 1901 ed il 1908, due in Stati Uniti ed uno in Galles:

A) Charles Fox Parham e Apostolic Faith (Fede apostolica)Il primo episodio accadde a Topeka, nel Kansas, dove il predicatore holiness Charles Fox Parham (18731929) (considerato da molti come il padre del pentecostalismo) aveva impiantato la sua scuola religiosa, denominata Bethel Bible College. Ebbene il 1° gennaio 1901 [ma la data, scelta ovviamente per il suo forte connotato simbolico (una nuova religione per il nuovo secolo!), potrebbe non essere esattamente quella] la studentessa Agnes N. Ozman (18701937) si mise a parlare una lingua sconosciuta, per i pentecostali un segno evidente del battesimo dello Spirito Santo. In un primo momento l’episodio fu scambiato per xenoglossia e si pensò che la Ozman parlasse cinese, ma successivamente la cosa fu chiarita: si trattava, infatti, di un episodio di glossolalia (il parlare una lingua sconosciuta). Tuttavia l’evento non ebbe una particolare rilevanza nazionale, anzi Parham, in seguito a ripetute critiche, dovette perfino chiudere la scuola e il suo seguito, denominata Apostolic Faith (Fede apostolica), divenne una «banda» — un gruppo religioso itinerante — organizzatrice di revival in Kansas, Oklahoma e Missouri. Eppure la diffusione del pentecostalismo sarebbe stata ben poca cosa se egli non avesse deciso nel 1906 di estendere le proprie attività in Texas, permettendo ad alcuni fedeli di colore, tra cui William Joseph Seymour (18701922), fondatore della leggendaria missione di Azusa Street a Los Angeles, di parteciparvi. Il gruppo di Parham, che morì nel 1929, è tuttora operativo sebbene sia una realtà minore nella galassia pentecostale.

B) William Joseph Seymour e la missione di 312 Azusa Street, Los AngelesIl vero diffusore delle idee pentecostali fu proprio quel predicatore itinerante di colore William Joseph Seymour (un ex cameriere cieco da un occhio) che aveva partecipato al meeting texano di Parham e che da quest’ultimo e da altri tanti predicatori holiness bianchi aveva ricevuto solo ostilità e insulti [Alma White (18671946), fondatrice di una chiesa della santità denominata Pillar of Fire (Pilastro di fuoco) lo definì «un fachiro e un vagabondo»]. Seymour non si perse d’animo e impiantò la sua missione pentecostale, denominata Apostolic Faith Gospel Mission (Missione del Vangelo della fede apostolica) in un vecchio edificio della zona industriale di Los Angeles, che aveva precedentemente ospitato una chiesa dell’African Methodist Episcopal Church, al numero 312 di Azusa Street. Seymour ricevette il dono della glossolalia il 12 aprile 1906 e da quel momento la missione di Azusa Street divenne il riferimento pentecostale per riunioni — tre volte al giorno per sette giorni alla settimana — frequentati da migliaia e migliaia di persone sia bianche che nere, sia donne che uomini, che affermarono di essere stati battezzati dallo Spirito Santo attraverso i segni visibili di guarigioni miracolose e di fenomeni di glossolalia.
Oltre a questo fu particolarmente efficace la predicazione sui temi del premillenarismo, sostenuta dal disastroso terremoto di San Francisco del 1908, che rinforzò, nei fedeli della missione, la convinzione dell’imminenza della fine del mondo. Moltissimi leader dei movimenti holiness andarono a visitare la missione di Azusa Street e la novità spezzò l’unità del movimento tra quelle chiese come la Church of God in Christ (Chiesa di Dio in Cristo), la International Pentecostal Holiness Church (Chiesa pentecostale internazionale della Santità) e la Church of God (Cleveland, Tennessee) [Chiesa di Dio (Cleveland, Tennessee)], che decisero di aderire al pentecostalismo, pur mantenendo le originali caratteristiche di santificazione, e quelle, come ad esempio la Chiesa del Nazareno, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa di Dio (Anderson, Indiana), che rigettarono in toto la glossolalia.
Inoltre la chiesa di Seymour fu visitata anche da fedeli europei, come l’anglo-norvegese Thomas Ball Barratt (18621940) figura chiave per la diffusione del pentecostalismo in Europa, anche se esiste in ogni caso un’origine del pentecostalismo tutta europea e che scaturì in Galles (vedi sotto).
Tuttavia anche la figura di Seymour, come quella di Parham, non si affermò mai come riferimento assoluto per il mondo pentecostale, che già dalle prime mosse si confermò essere molto refrattaria alle «chiese madri», preferendo invece lo sviluppo di un network di chiese, movimenti, gruppi spontanei, tutti uniti su due punti (glossolalia e premillenarismo) ma ben divisi su altri temi teologici.

C) Evan Roberts ed il pentecostalismo galleseIl terzo episodio dunque, come accennato, avvenne in Galles nel 1904, dove un minatore, pastore metodista mancato, Evan Roberts (18781951) fu protagonista di una serie di revival pentecostali di gran successo (entro la fine del 1904 c’erano già 32.000 convertiti), caratterizzata da glossolalia, anche se diversi testimoni affermarono che i battezzati dallo Spirito Santo parlassero in realtà il poco conosciuto gallese letterario o classico (in tal caso sarebbe stato un caso di xenoglossia). Roberts, tuttavia, fu aspramente criticato perfino da altri evangelici pur interessati a questi revival, come la scrittrice Jessie Penn-Lewis (18611927) che affermò nel suo libro The Awakening in Wales (Lo Risveglio in Galles) del 1905 la discendenza diretta di questo fenomeno dal movimento di Keswick. Roberts decise quindi di non organizzarne più, ritirandosi in un rigoroso silenzio che mantenne fino alla sua morte nel 1951.
Nonostante gli scambi culturali tra pentecostali americani e gallesi, questi ultimi mantennero una propria originalità: per esempio non furono mai tenacemente antinomiani come i colleghi americani e si dotarono di una struttura ben articolata a livello britannico. Per esempio, nel 1908 William Oliver Hutchinson (18641928) fondò a Bournemouth, nel Sud dell’Inghilterra, l’Apostolic Faith Church (Chiesa della fede apostolica), ma senza collegamenti con le quasi omonime denominazioni di Parham e Seymour.
Tra i membri della Chiesa furono i fratelli gallesi Williams: Daniel Powell (18821947) — convertito durante il revival gallese direttamente da Evan Roberts — e William Jones (18911945), che, insoddisfatti per il governo della chiesa troppo «inglese», tagliarono i ponti nel 1916 con la Chiesa madre di Bournemouth per formare una chiesa totalmente gallese (all’inizio la dichiarazione di fede era stata stampata solo in lingua gallese), denominata Apostolic Church (Chiesa Apostolica).
In seguito furono accettate assemblee di pentecostali dalla Scozia e dall’Inghilterra e un capillare lavoro missionario ha portato la chiesa in tutto il mondo, compreso l’Italia, dove l’Apostolic Church opera dal 1927 come Chiesa Apostolica in Italia.

Le «ondate» di rinnovamento pentecostale
Come precedentemente accennato, il movimento pentecostale è sempre stato caratterizzato da una tendenza all’antinomia o all’anti-denominazionalismo come fenomeno di protesta nei confronti delle chiese consolidate e, paradossalmente, nei confronti di quelle stesse denominazioni pentecostali precedentemente fondate e che, nel corso della propria crescita e consolidamento, diventano più complesse, creando inevitabilmente una nuova ondata (wave) di protesta e la creazione di nuovi gruppi anti-denominazionali finché anch’essi cadono nello stesso errore, e via di questo passo. Gli storici del pentecostalismo identificano perlomeno tre ondate, come segue:

- La prima ondata è quella degli inizi sopradescritti del pentecostalismo, denominato Movimento Classico Pentecostale (Classical Pentecostal Movement) e che man mano s’istituzionalizzò prendendo spunto dal proprio background religioso. Infatti si possono notare:

- Gruppi di ispirazione metodista holiness (che considerano cruciali le tre esperienze nella vita cristiana: la giustificazione per fede, la santificazione e il battesimo dello Spirito Santo): si segnalano le chiese a maggioranza di fedeli bianchi come la Fire-Baptized Holiness Church (Chiesa della Santità battezzata col fuoco), confluita poi nella Pentecostal Holiness Church (Chiesa pentecostale della Santità), e la Church of God (Cleveland, Tennessee) [Chiesa di Dio (Cleveland, Tennessee)], o quelle per fedeli di colore, come la Church of God in Christ (Chiesa di Dio in Cristo), la più grande chiesa pentecostale in USA con 5,5 milioni di fedeli. Un curioso apparentamento della Church of God (Cleveland, Tennessee) — da cui è stato espulso — fu quello della bizzarra Church of God with Signs Following (Chiesa di Dio che segue i segni), fondata nel 1909 da George Went Hensley (18801955), e soprannominata Chiesa degli Snake Handlers (Maneggiatori di serpenti) a causa della pericolosa usanza dei loro fedeli di dimostrare la pienezza del battesimo dello Spirito Santo, maneggiando serpenti velenosissimi, infilando le mani nel fuoco o bevendo veleni mortali.
— Gruppi di ispirazione battista o presbiteriana (che rifiutano la santificazione immediata come terza esperienza spirituale, oltre alla giustificazione per fede e il battesimo dello Spirito Santo), come le Assemblee di Dio (Assemblies of God), il più grande gruppo pentecostale al mondo con circa 35 milioni di fedeli o l’International Church of the FourSquare Gospel (Chiesa internazionale del Vangelo Quadrangolare).

- Gruppi d’ispirazione modalista generati dallo strappo del pastore delle Assemblee di Dio, Robert Edward McAlister (18801953), il quale sostenne che il battesimo andava fatto soltanto nel nome di Gesù, e non nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, perché queste ultime erano manifestazioni, o modi di essere, di una sola persona, vale a dire Gesù Cristo. La dottrina era simile — ma non uguale — al modalismo, eresia del II secolo scaturita dalle affermazioni di Noeto e Prassea, che credevano che le tre Persone fossero modi di agire di Dio Padre. Questo concetto fu riassunto nella denominazione di movimento oneness(dell’unità), sebbene gli avversari li chiamassero unitariani, un errore di valutazione clamoroso perché i pentecostali oneness esaltavano, al contrario dell’unitarismo, la divinità di Gesù. Nel 1916 le Assemblee di Dio votarono una mozione in senso trinitario, che portò all’espulsione della corrente oneness, guidata allora da Frank J. Ewart (18761947). Da questa corrente sono scaturiti le odierne Pentecostal Assemblies of the World (Assemblee pentecostali nel mondo), circa 500.000 fedeli, principalmente di colore, in USA, e United Pentecostal Church International (Chiesa pentecostale unita internazionale), con circa 550.000 fedeli, principalmente bianchi, in USA.


-La seconda ondata, in omaggio alla già descritta tendenza all’antinomia o all’anti-denominazionalismo, comprende:

- Le cosiddette chiese pentecostali libere, quelle in pratica che hanno deciso spontaneamente di non entrare in una delle denominazioni più grandi e che organizzano quindi la propria gestione su una base congregazionalista.
I predicatori-guaritori indipendenti e spesso itineranti, come William Marrion Branham (19091965), Oral Roberts (n. 1918), Gordon J. Lindsey (19061973), Paul Cain (n. 1929), Jimmy Swaggert (n. 1935) e Jim Bakker (n. 1939), che hanno fatto spesso un largo uso della televisione come potente mezzo di propaganda.

- Il movimento della Seconda Pioggia (Latter Rain Movement), termine tratto da un passo del libro di Gioele (2,23) nella Bibbia: dopo la Seconda Guerra Mondiale, esso si sviluppò in Canada facendo riferimento all’imminenza della fine del mondo e all’imposizione delle mani come mezzo preferito (rispetto alla manifestazione spontanea) per ricevere il battesimo dello Spirito Santo. Aderirono al movimento varie congregazioni pentecostali (tra cui l’Elim Fellowship presente anche in Italia), i quali confluirono in seguito nel gruppo denominato Full Gospel Assemblies (Assemblee del Pieno Vangelo), che proclama «tutto» il Vangelo, anche quelle parti che fanno riferimento all’esorcismo, alle profezie e alle guarigioni.

Il risveglio carismatico, di cui si tratta a parte.

- La terza ondata (nota proprio con questo nome in inglese: Third Wave), sviluppatasi negli anni ’80, comprende i neo-carismatici (di cui si tratta a parte), un gruppo di chiese indipendenti e autoctone (in Africa, Asia e America Latina) che non possono essere classificate né come pentecostali né come carismatiche: in particolare ci si riferisce alle chiese che fanno parte della New Apostolic Reformation (La Nuova Riforma Apostolica), e cioè le African Initiated Churches (AIC) (Chiese Iniziate Africane), il Chinese House Church Movement (Movimento Cinese delle Chiese Domestiche), le chiese della gente comune (grass-roots churches) in America Latina etc.


Il pentecostalismo ha avuto una notevole presa nei paesi in via di sviluppo (Asia, Africa, America Latina), come del resto anche i movimenti carismatici, con molti dei quali le chiese pentecostali USA si sono associate (38 denominazioni o associazioni diverse) nelle Pentecostal/Charismatic Churches of North America (Chiese pentecostali e carismatiche del Nord America).

Nei paesi in via di sviluppo il movimento si è diffuso come missioni di denominazioni statunitensi, più o meno legati alle dottrine della Casamadre, o come movimenti totalmente autoctoni. Per fare un esempio si può citare l’esponenziale sviluppo che hanno avuto le chiese pentecostali e carismatiche in Brasile (alcuni affermano che i pentecostali e carismatici brasiliani abbiano la potenzialità di superare prima o poi i cattolici come maggiore gruppo cristiano brasiliano): le più grandi denominazioni sono la Assembleias de Deus do Brasil («filiale» brasiliana delle Assemblies of God) con 14 milioni di fedeli, la chiesa carismatica autoctona Igreja Universal do Reino de Deus (IURD) (Chiesa universale del Regno di Dio) con 6 milioni di seguaci e la denominazione pentecostale autoctona Congregação Cristã (Congregazione di Cristo) con 3,2 milioni di aderenti.

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Mons. Luigi Negri


   

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