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Lunedì, 03 Febbraio 2014 13:47

Maria Theotokos: Madre di Dio

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La figura di Maria sembra essere sempre più al centro di una polemica vecchia di secoli. Per molti evangelici, Maria è diventata un vero e proprio idolo polemico anche a causa di una certa tradizione misogina. La quale ha bisogno di vedere nella madre di Gesù una piccola donna che non lo capiva, e che spesso e volentieri veniva  ignorata o disconosciuta. L’avversione per Maria è una costante della propaganda pentecostale che accusa i cattolici di esagerare il ruolo della Madre a discapito del Figlio. E, in effetti, è questa l’impressione che si potrebbe avere a prima vista: che con un po’ di buona volontà, si potrebbe raggiungere l’unità fra i cristiani guardando solo a Cristo. Nulla di più falso, il problema di Maria è essenzialmente cristologico.

Anche storicamente, il «problema» Maria è nato da una discussione sulla natura di Cristo. Per i primi cristiani era naturale tributare un onore particolare a Maria, perché la sua figura era al centro del mistero dell’Incarnazione: una creatura che dà alla luce il Creatore (usando la famosa espressione di san Bernardo). Quando è sorto il problema? Quando qualcuno ha provato a mettere in discussione quel mistero della fede cristiana, non si è potuto evitare di coinvolgere anche Maria. Ovvero quando Nestorio si convinse che non c’era stata una vera e propria Incarnazione, per cui Gesù non era Dio ma un uomo che conteneva il Verbo. Quasi come se ci fossero non solo due nature (quella umana e quella divina) ma anche due persone (Gesù e Cristo) congiunte in qualche modo. Di conseguenza, se Gesù non è Dio, Maria non è Madre di Dio.

In netta opposizione ai nestoriani, c’erano i monofisiti che invece esageravano in senso inverso. Essi infatti accentuavano la divinità di Cristo, quasi come se la natura umana ne fosse stata assorbita. In queste dispute cristologiche, la Chiesa non poteva sottrarsi dal dare un giudizio perché si andava a intaccare il nucleo fondamentale della fede cristiana. La Chiesa Universale rispose con due importanti concili (accettati anche dalle chiese protestanti storiche) che hanno segnato profondamente la storia del Cristianesimo.


Il Concilio di Efeso (431)



Il concilio ecumenico del 431 riaffermò la fede nell’Uomo-Dio, condannando le teorie nestoriane. Può essere utile andare a rileggere i canoni conciliari:

1. Se qualcuno non confessa che l’Emmanuele è Dio nel vero senso della parola, e che perciò la santa Vergine è di Dio perché ha generato secondo la carne, il Verbo fatto carne (40), sia anatema. 2. Se qualcuno non confessa che il Verbo del Padre assunto in unità di sostanza l’umana carne, che egli è un solo Cristo con la propria carne, cioè lo stesso che è Dio e uomo insieme, sia anatema. […] 5. Se qualcuno osa dire che il Cristo è un uomo portatore di Dio, e non piuttosto Dio secondo verità, come Figlio unico per natura, inquantoché il verbo si fece carne (41) e partecipò a nostra somiglianza della carne e del sangue (42), sia anatema 8. Se qualcuno dice che l’unico Signore Gesù Cristo è stato glorificato dallo Spirito, nel senso che egli si sarebbe servito della sua potenza come di una forza estranea, e che avrebbe ricevuto da lui di potere agire contro gli spiriti immondi, e di potere compiere le sue divine meraviglie in mezzo agli uomini, sia anatema.


Si tratta di dodici anatemi in cui, come potete vedere, Maria viene citata solo una volta. Appunto perché il problema di fondo è di natura cristologia, la legittimità o meno del titolo di Theotokos (Madre di Dio) è solo la spia di una dottrina eterodossa. Non è che si vuole esaltare Maria, è che la sua figura è così legata al Figlio che non si può levare qualcosa a lei senza diminuire anche Lui. Questo si vede anche nella bellissima Formula di unione del 433:

Per quanto poi riguarda la Vergine madre di Dio, come noi la concepiamo e ne parliamo e il modo dell’incarnazione dell’unigenito Figlio di Dio, ne faremo necessariamente una breve esposizione, non con l’intenzione di fare un’aggiunta, ma per assicurarvi, così come fin dall’inizio l’abbiamo appresa dalle sacre scritture e dai santi padri, non aggiungendo assolutamente nulla alla fede esposta da essi a Nicea.
Come infatti abbiamo premesso, essa è sufficiente alla piena conoscenza della fede e a respingere ogni eresia. E parleremo non con la presunzione di comprendere ciò che è inaccessibile, ma riconoscendo la nostra insufficienza, ed opponendoci a coloro che ci assalgono quando consideriamo le verità che sono al di sopra dell’uomo.
Noi quindi confessiamo che il nostro signore Gesù figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto uomo, (composto) di anima razionale e di corpo; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, nato, per noi e per la nostra salvezza, alla fine dei tempi dalla vergine Maria secondo l’umanità; che è consustanziale al Padre secondo la divinità, e consustanziale a noi secondo l’umanità, essendo avvenuta l’unione delle due nature. Perciò noi confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore.
Conforme a questo concetto di unione in confusa, noi confessiamo che la vergine santa è madre di Dio, essendosi il Verbo di Dio incarnato e fatto uomo, ed avendo unito a sé fin dallo stesso concepimento, il tempio assunto da essa.


Quindi Maria è Madre di Dio, senza per questo diventare una divinità a sua volta in quanto madre “secondo l’umanità”. Non si tratta di un’aggiunta alla Rivelazione né di una novità, ma della concettualizzazione di una realtà presente nella Scrittura implicitamente e che – se negata – va a demolire il centro della fede cristiana.


Il Concilio di Calcedonia (451)



Questo concilio si espresse, ancora una volta, sulla natura del Cristo. Anche in questi atti conciliari, ci viene testimoniato che chi aveva problemi a credere nell’Uomo-Dio non poteva non rimettere in discussione la maternità di Maria:

Ma poiché quelli che tentano di respingere l’annuncio della verità, con le loro eresie hanno coniato nuove espressioni: alcuni cercando di alterare il mistero dell’economia dell’incarnazione del Signore per noi, e rifiutando l’espressione Theotokos [Madre di Dio] per la Vergine; altri introducendo confusione e mescolanza e immaginando scioccamente che unica sia la natura della carne e della divinità, e sostenendo assurdamente che la natura divina dell’Unigenito per la confusione possa soffrire, per questo il presente, santo, grande e universale Sinodo, volendo impedire ad essi ogni raggiro contro la verità, insegna che il contenuto di questa predicazione e sempre stato identico; e stabilisce prima di tutto che la fede dei 318 santi padri dev’essere intangibile; conferma la dottrina intorno alla natura dello Spirito, trasmessa in tempi posteriori dai padri raccolti insieme nella città regale contro quelli che combattevano lo Spirito santo; quella dottrina che essi dichiararono a tutti, non certo per aggiungere qualche cosa a quanto prima si riteneva, ma per illustrare, con le testimonianze della Scrittura, il loro pensiero sullo Spirito santo, contro coloro che tentavano di negarne la signoria
[…]
Seguendo, quindi, i santi Padri, all’unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio: il signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e del corpo, consustanziale al Padre per la divinità, e consustanziale a noi per l’umanità, simile in tutto a noi, fuorché nel peccato (45), generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza da Maria vergine e madre di Dio, secondo l’umanità, uno e medesimo Cristo signore unigenito;



Gli evangelici e la Theotokos


Di solito, come quando si parla di tradizione, l’evangelico medio diventa subito ostile se si parla di concili. Perché è stato convinto che i concili facciano parte di una storia oscura, in cui qualcuno si è riunito per aggiungere alla fede cristiana credenze pagane o simili, andando oltre la Sacra Scrittura. Quando invece l’istituzione conciliare è di origine biblica (Atti 15) e – come si legge dai documenti – non ha la pretesa di aggiungere alcunché ma solo il desiderio di difendere la fede così come è stata trasmessa dagli apostoli. Stupisce che sia così difficile comprendere, per alcuni, la necessità del ragionamento teologico visto che – per fare un esempio – nella Scrittura non solo non c’è la parola Trinità ma non è mai espresso nemmeno il concetto in maniera esplicita. Eppure molti evangelici alla Trinità ci credono, forse perché non sanno che anche questa verità è di origine conciliare. Mentre tanti altri, cosiddetti unitari, rifiutano la Trinità per coerenza verso il loro (sbagliato) metodo.

Quindi la questione se Maria sia o meno Madre di Dio, è molto interessante perché ci offre anche indicazioni di metodo nell’approccio alla Scrittura. Infatti, l’espressione Theotokos non compare nella Scrittura e non c’è nemmeno il concetto espresso in maniera esplicita. Se però neghiamo a Maria questo titolo, incorriamo inevitabilmente in queste conseguenze teologiche:

1– Se Maria non è Madre di Dio, allora Gesù non è Dio.

2– Se Maria non è Madre di Dio, allora è madre di Gesù che quindi è solo un uomo-contenitore del Verbo.


Entrambe le conseguenze, sono inaccettabili alla luce della Scrittura. Se Gesù non è Dio, infatti, tutta la fede cristiana si poggia sul nulla. La seconda posizione, invece, può sembrare astrusa ma è quella che più spesso viene fuori. Perché gli evangelici, con questa continuata polemica anti–Theotokos, hanno finito con l’assimilare un nestorianesimo strisciante. Io personalmente ne ho interrogati molti, e ho avuto sempre imbarazzate – e imbarazzanti – posizioni nestoriane anche se in versioni diverse. Ci sono quelli che assolutizzano l’espressione paolina di uomo in cui “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Colossesi 2, 9), come se san Paolo volesse dire che Gesù era un semplice uomo che faceva quello che faceva non perché era Dio ma perché la deità abitava in lui. Nel senso che era un uomo – magari particolarmente giusto e ispirato – posseduto da Dio. Capite bene che, in questa dimensione, non c’è più spazio per l’Incarnazione di cui parla – ovviamente – lo stesso Paolo (Filippesi 2, 67). E questo vuol dire, allora, negare la Trinità? Non necessariamente, è possibile fare un ulteriore salto mortale: il Verbo è sceso sulla Terra andando ad abitare in un uomo e quindi annichilendosi del tutto, poi dopo la morte è tornato Dio a tutti gli effetti. Con grande semplicità, si ammette che Dio possa cambiare natura a piacimento

Altri, in maniera meno sofisticata, si rifugiano nel fatto che Maria, per essere Madre di Dio, dovrebbe essere eterna come Dio. Quando, ovviamente, si parla sempre della nascita del Dio incarnato, di una maternità secondo la carne che però non vuol dire madre della natura umana (e cosa vorrebbe dire, poi, essere madre di una natura? Dalle madri non nascono persone?). Spesso, infatti, chi usa l’argomento eternità non si rende nemmeno conto che sta dividendo Cristo in due persone: un Cristo umano che sarebbe figlio di Maria, e un Cristo divino Figlio di Dio. Mentre nelle Scritture si parla di Incarnazione, di Verbo che si fa carne in una persona. Per questo non ci sono versetti che ci mostrano un Gesù dalla personalità dissociata, come se in quella persona abitassero due individui distinti ma sempre e solo come una persona sola: nato da Maria. Infatti anche san Paolo dice che il Figlio di Dio è “nato da donna” (Gal 4,4), non nato in parte da donna, non insediato in una forma umana nata da donna.

Conclusioni 

 

Oggi, come in passato, chi non digerisce l’idea del Verbo incarnato si fa scudo con la figura di Maria. Ovvero, si preferisce non negare la divinità di Cristo apertamente, ma far filtrare queste posizioni eterodosse spostando l’attenzione su Maria. Perché il pretesto della venerazione che i cristiani nutrono, da sempre, per la Madre di Gesù faccia passare sotto silenzio l’attacco al cuore della fede cristiana. Infatti, nessun evangelico se ne va dicendo che Cristo non è Dio ma insiste tantissimo sul problema della Theotokos (come gli hanno insegnato). Così facendo, si rendono involontari portatori di un nestorianesimo di cui non sono consapevoli ma che – paradossalmente – finiscono nella maggior parte dei casi ad assimilare incosciamente. Ma ormai, anche per questo, riconoscerli non è più difficile. Infatti, tutti quelli che se la prendono con Maria nascondono (ripeto, magari senza volerlo) teorie eterodosse sulla divinità di Cristo. Il modo più semplice per farli uscire allo scoperto è chiedere se credono o meno a Cristo come vero Dio e vero Uomo. Se vi danno risposte evasive, del tipo “era un uomo in cui abitava tutta la deità” con ogni probabilità avete colto nel segno. Nella maggior parte dei casi, anche chi vi dà una risposta affermativa poi – se incalzato – mostra che sotto c’è comunque il trucco (come, può essere, per esempio, il credere che solo dopo l’Ascensione Cristo sia diventato vero Dio, oltre che vero Uomo). Tutto questo non può non riportare alla mente gli avvertimenti di san Pietro sulle “interpretazioni personali” (2 Pietro 1,20), anche a causa degli ignoranti che travisano le “cose difficili” (2 Pietro 3,16) e che per giunta pretendono di non avere guide umane: finendo così, inevitabilmente, a rifiutare la guida autorevole della Chiesa in cambio di una veramente “umana” che però ha il “vantaggio” di farti credere che tutte queste dottrine siano frutto della tua libera interpretazione delle Scritture.

 

 

Letto 1085 volte Ultima modifica il Lunedì, 03 Febbraio 2014 15:59
Ettore

Ho una laurea triennale in “Scienze storiche” e mi sto specializzando in storia medievale. Sono da sempre appassionato di apologetica e storia della Chiesa.

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Mons. Luigi Negri


   

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